Storia del potere economico del Vaticano incrementato dagli imperatori dalla destra e dalla sinistra (I parte)

 

Storicamente, il cristianesimo nasce dal messianismo ebraico del 1° secolo, ovvero dall’attesa della liberazione, nazionale e religiosa, annunciata nell’Antico Testamento. Da qui le prime persecuzioni da parte delle autorità imperiali, che ritennero i cristiani sobillatori dell’ordine costituito e non propugnatori di una particolare fede religiosa. Il libro degli Atti degli apostoli dice che i primi ad essere chiamati “cristiani” furono i discepoli di Gesù che si riunivano nella città di Antiochia e che vi si rifugiarono dopo le prime persecuzioni in terra d’Israele, pochi anni dopo la morte di Gesù. Inizialmente il messaggio di Gesù aveva attecchito fra i poveri d’Israele, ma non furono pochi i romani appartenenti alle classi elevate, come Paolo di Tarso ebreo con cittadinanza romana, che si convertirono alla nuova religione. Con la predicazione di Paolo si formarono, quindi, anche comunità di “gentili”, cioè di persone di origine non ebraica, prevalentemente di cultura greca e in taluni casi anche con incarichi nell’amministrazione romana. I primi cristiani, pertanto, non erano solo poveri o emarginati. La diffusione del Cristianesimo nel II e III secolo si può collocare all’interno di una più vasta diffusione nell’Impero Romano e di altre religioni originarie della parte orientale dell’impero, quali ad esempio i culti di Iside o di Mithra. Nel corso nel III secolo il governo centrale era stato scosso da guerre intestine, invasioni barbariche e da una grave crisi economica, e religione cattolica aveva fatto breccia sotterraneamente anche nella classe dirigente. La forza sulla quale la Chiesa cattolica fondava la propria autonomia era basata sull’organizzazione economica e finanziaria, che si alimentava delle elargizioni e soprattutto delle eredità in punto di morte da parte dei fedeli peccatori (suggestionati) che, per evitare l’inferno si comperavano il paradiso. La Chiesa cristiana, quindi, non fu mai povera: il suo patrimonio comprendeva beni mobili e soprattutto immobili (terre e fattorie), ed era gestita efficacemente, in forme talvolta spregiudicate, attraverso vere e proprie “banche cristiane”. Nel frattempo il monoteismo cattolico stava insidiando ovunque la vecchia cultura politeista (adorazione di più divinità). In quest’epoca di guerre e militarizzazione la cultura pagana era numerosa, nei vasti territori imperiali. Tutti adesso erano “romani”, ma la romanità e la classicità erano già in declino. Nei circoli politici e intellettuali, come nelle comunità religiose, si parlava di “potere unico“, ovvero di monarchia, di regno, di unità. Così come si aspirava all’unificazione civile dell’impero, si ricercava quindi anche l’unificazione della sfera intellettuale e della sfera divina. Alla fine del III secolo, quindi, la società intera fu pervasa da uno spirito religioso talmente forte che i vecchi culti, si trasformarono e si unificarono anch’essi, rispondendo alla sfida monoteista. Ma, proprio quando il monoteismo divenne un fenomeno di massa, gli imperatori, in particolare Diocleziano (imperatore romano che governò dal 20 novembre 284 al 1º maggio 305), perseguitarono i cristiani.

Nel 325 invece Costantino, per assumere il controllo dell’impero, fece il primo concordato con la Chiesa Cattolica, facendola divenire religione privilegiata dell’impero, Teodosio I (378-395) rafforzò il monopolio religioso della chiesa; nel 781 Carlo Magno fece un altro concordato, gettando le basi del potere temporale dei papi e dello Stato della Chiesa. Nel 1122 si fece il concordato di Worms, tra papa Callisto II e l’imperatore Enrico V, che pose termine alla lotta sulle investiture dei vescovi, durata 60 anni, sulle quali imperatori e papi guadagnavano perché abituati a vendere le cariche. Nel 1801 fece un concordato Napoleone I, nel 1853 Napoleone III, nel 1855 ne fece uno Francesco Giuseppe d’Austria, nel 1929 fu la volta di Benito Mussolini, nel 1933 di Adolf Hitler, nel 1940 di Salazar, nel 1953 di Francisco Franco. Lo scopo di questi concordati era il rafforzamento dei regimi assoluti liberali, in cambio di privilegi concessi alla Chiesa.

A questo punto facciamo un po’ di storia per evidenziare i genocidi e le tante bastardate fatte dal clero per impossessarsi del potere assoluto, il potere terreno: Nel 391 d.C. I cristiani bruciano ad Alessandria una delle più grandi biblioteche del mondo, la quale custodiva oltre settecentomila pergamene. Nel 1099 d.C. I crociati cristiani prendono Gerusalemme e massacrano ebrei e musulmani. Nelle strade c’erano teste, mani e piedi ammucchiati, e come risultato delle crociate milioni di persone furono uccise. Nel 1208 d.C. Il Papa Innocenzio ordina una crociata contro i catari francesi. Più di centomila furono uccisi a Béziers dagli uomini di Arnaud. Nel 1231 d.C. Il Papa Gregorio IX istituisce l’Inquisizione. Agli inquisitori viene data licenza di perpetrare con ogni mezzo l’orrore e la crudeltà. Le vittime vengono unte di lardo o grasso e poi lentamente arrostite vive. Forni costruiti per uccidere la gente, resi poi famosi dalla Germania nazista, furono usati per la prima volta durante l’Inquisizione cristiana nell’Europa dell’Est. Le macabre torture utilizzate su centinaia di migliaia di non cristiani furono così ripugnanti e orribili. Nel 1377 d.C. L’esercito del Papa discese sulla città italiana di Cesena. Il massacro continuò senza sosta per 3 giorni e 3 notti, a partire dal 3 febbraio. Le piazze traboccavano sangue. Le donne venivano violentate, sui bambini veniva messo un riscatto, e inestimabili opere d’arte furono distrutte. Più di tremila persone furono macellate. Nel 1497 d.C. La Chiesa diede inizio a un enorme rogo a Firenze. Le opere di poeti latini e italiani, manoscritti illuminati, ornamenti femminili, strumenti musicali e dipinti furono tutti bruciati. Nel 1500 d.C. la caccia alle streghe prosegue a pieno regime. I membri del clero riferiscono con orgoglio il numero di quante ne hanno uccise. Il prelato luterano Benedict Carpzov si vantava di aver ucciso oltre ventimila delle orribili «seguaci del diavolo». Secondo le stime degli storici, più di nove milioni di persone furono giustiziate dopo il 1484, soprattutto donne. Tutto ciò è brutale tanto quanto quello che avvenne durante l’olocausto nazista del XX secolo. 1572 d.C. Più di diecimila protestanti vengono massacrati in Francia nel giorno di san Bartolomeo.

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Papa Gregorio XIII scrisse: «Ci rallegriamo che il mondo sia stato liberato».

L’olocausto del periodo nazi-fascista ha avuto un periodo nero, soprattutto per i gerarchi della Chiesa di allora. I soprusi e le tante ingiustizie giustificate e incentivate da Papa Pio XXII, che ha appoggiato la politica di Hitler e non ha mosso un dito per impedire agli oltre sei milioni di ebrei di essere uccisi. Con tutte queste guerre di religione il Vaticano aveva accumulato potere e ricchezze: Lingotti e monete d’oro, banconote di ogni valuta, proprietà immobiliari, il Vaticano fa le feci del re, accumula e si arricchisce alla faccia dei poveri e dei lavoratori schiavi. Tantissime sono le ricchezza ammucchiate nei secoli da preti, vescovi e cardinali, e la ricchezza oggi ha assunto proporzioni bibliche….

Nel 1848 erano nate le moderne Costituzioni europee, il Vaticano era contrario, sempre convinto che solo i regimi assoluti erano congeniali alla chiesa e rimpiangeva il medioevo. Appena realizzata l’Unità d’Italia, a Roma la nobiltà papale era immersa nelle speculazioni edilizie, però il Papa si lamentava con la diplomazia europea per l’esproprio di territori subìto e affermava che il potere temporale dei papi e lo Stato della Chiesa era ciò che rimaneva dell’impero romano d’occidente, regalato al papa da Costantino. Nel 1867, dopo l’unità d’Italia, furono aboliti gli enti ecclesiastici e furono soppresse le esenzioni tributarie per gli ordini monastici, con esproprio dei beni delle congregazioni a vantaggio di Stato e Comuni, con il ricavato, lo Stato creò un fondo per il culto, cioè la congrua per i preti…

Nel 1871 ci fu in Italia la Legge delle guarentigie (garanzie legali) che regolò unilateralmente i rapporti con la Chiesa, questa legge riconosceva l’autorità religiosa del Papa, gli concedeva un assegno annuale e l’uso, ma non la proprietà, di Vaticano, Laterano e Castel Gandolfo, inoltre fissò l’assegno mensile o congrua per i membri del clero. La Legge delle guarentigie rimase in vigore per 58 anni, fino al Concordato del 1929 con Mussolini, al Vaticano fu riconosciuta l’extraterritorialità e una rendita annua, il Papa si proclamava prigioniero e si chiuse dentro le mura vaticane; Pio IX (1846-1878) era contro le dottrine moderne e col non expedit, rimasto in vigore fino al 1904, impedì ai cattolici di partecipare alle elezioni. La Legge delle guarentigie del 13/5/1871 ebbe risonanza mondiale. Il Papa, senza sovranità territoriale, era dichiarato esente dalla giurisdizione penale italiana. Quanta cura-Il Sillabo del 1864, emanata da Pio IX. Con l’Opera dei congressi nacque un partito extraparlamentare del Papa ( Alè, se magna…) che animò casse di risparmio, banche popolari, cooperative e associazioni cattoliche, quando Leone XIII (1878-1903) morì, era ancora in piedi il non expedit e l’aspirazione del papa al potere temporale.

Nel 1882 l’Italia all’inizio aderì alla Triplice alleanza. Francesco Crispi apparteneva alla sinistra liberale, e anche lui si adattò alla Legge delle guarentigie. Con l’elezione di Leone XIII (1878-1903), cessò il diritto di veto degli stati nell’elezione dal Papa, ma nel 1887 cominciò il disgelo, e il Papa auspicò la concordia tra Italia (Stato) e Santa Sede.

Nel 1891 Leone XIII pubblicò l’enciclica Rerum novarum, che delineava una terza via tra capitalismo e socialismo, cioè l’interclassismo (rifiuto del la lotta di classe, favorendo la finta convivenza armonica) o la solidarietà di classe cattolica (lotta armata – teologia della liberazione). Però non poteva ignorare che il divorzio toglieva clienti ai tribunali rotali. Per compiacere la Chiesa, il Parlamento non approvò la legge sul divorzio, Sonnino e Giolitti votarono contro perché volevano usare i cattolici contro i socialisti; dal 1904 deputati cattolici cominciarono ad entrare in Parlamento, però solo come rappresentanza indiretta, cioè senza un loro partito. Alla vigilia della conciliazione tra Stato e Chiesa, Civiltà Cattolica affermava che ormai solo due istituzioni si opponevano alle idee sovversive: la Chiesa e gli eserciti, cioè la Chiesa e l’autorità. Si stava preparando il terreno per il fascismo e infatti furono proprio i gesuiti a mediare con Mussolini: il clima favorevole sarebbe nato con la crisi politica ed economica succeduta alla I guerra mondiale. L’anticlericalismo univa la borghesia liberale coi socialisti, per il resto, i conservatori erano vicini ai cattolici, coi quali spesso cercavano l’accordo. Anche questo fatto, dopo la guerra, spianò la strada al fascismo. Nel 1913 il conte cattolico Vincenzo Gentiloni, presidente dell’Unione elettorale cattolica, promise il voto dei cattolici a chi avesse combattuto il divorzio, difeso la scuola cattolica, l’insegnamento della religione e gli interessi della chiesa, poi creò l’Unione popolare cattolica, un partito extraparlamentare. Incredibilmente, il patto fu firmato anche da diversi massoni. Nel 1914-1922 c’era Papa Benedetto XV, il governo era preoccupato che la Chiesa, con la guerra, volesse internazionalizzare la questione romana. Il Kaiser aveva promesso al Papa, in caso di vittoria, la città di Roma ed un corridoio fino al mare, perciò l’Italia, al termine della guerra, si oppose alla presenza di un rappresentante del Papa alla conferenza della pace. Nel 1922 ci fu l’avvento del fascismo, sponsorizzato da Chiesa e alta borghesia, con l’acquiescenza della monarchia. All’inizio i popolari entrarono nel governo coi fascisti; nel 1923, al congresso del Partito Popolare, si contrapponevano una destra filofascista e una sinistra antifascista (come la dC di Moro e di Andreotti) , Don Sturzo mediò a favore dell’unità, De Gasperi era a favore della partecipazione dei popolari al governo coi fascisti, Mussolini voleva l’allontanamento di Don Sturzo dal Partito Popolare; poi però, d’accordo col Vaticano, scacciò i cattolici dal governo (non expedit) e il partito popolare fu sciolto. la Santa Sede guardava con simpatia al regime fascista; dopo l’omicidio Matteotti, i popolari per riottenere fiducia della massa elettorale, parteciparono all’astensione dai lavori parlamentari, nel frattempo però la Chiesa aiutava il regime a instaurarsi. Col regime fascista, il vescovo ritornò ad essere autorità cittadina al quale le autorità civili rendevano omaggio (baciavano le mani), poi il ministro della pubblica istruzione, Gentile, propose di rendere obbligatorio l’insegnamento della religione nelle scuole, di aiutare economicamente le chiese e le congregazioni religiose e rimise al loro posto i crocefissi, prima rimossi dalle scuole. Civiltà Cattolica (rivista dei gesuiti) condannava la lotta di classe e difendeva il regime; il fascismo, per le sue riforme, s’ispirò alla Chiesa: da essa prese l’idea dello Stato corporativo, che doveva far cessare la lotta di classe. Infatti, la Chiesa aveva sostenuto le imprese coloniali italiane di Libia ed Etiopia e si doveva ripulire la coscienza.

I tempi erano maturi per la riconciliazione, occorreva solo un governo forte come quello di Mussolini, sostenuto dalla Chiesa, per un Concordato. All’interno del fascismo, il nazionalista cattolico Luigi Federzoni, seguendo i desideri della Chiesa, da tempo premeva per un concordato, era un agente vaticano alla testa della pattuglia clerico-fascista. La Chiesa ha sempre chiesto privilegi allo Stato, come le esenzioni fiscali. Il concordato del 1929, abbandonando le posizioni della Legge delle guarentigie, definì il cattolicesimo religione di Stato, cioè si era ritornati, in questo campo, allo Statuto Albertino del 1848. La chiesa si stava riprendendo lo Stato (l’operazione sarebbe stata conclusa nel 1945 coi governi democristiani, con Berlusconi e poi, con quelli successivi). Era cioè un ritorno al passato, dopo la bufera laica del Risorgimento e la Legge delle guarentigie. In cambio, la Chiesa pregava per la prosperità dello Stato e del Re d’Italia, e i vescovi giuravano fedeltà allo Stato. Erano queste le uniche obbligazioni del Vaticano: un vero affare. Coi Patti Lateranensi – o Concordato del 1929 al Vaticano erano riconosciuti indennizzi, parte in contanti e parte in titoli, e l’esenzione dalle tasse a dai dazi d’importazione. Il fascismo volle l’insegnamento religioso, perché vedeva la religione come instrumentum regni, ma anche perché fu sponsorizzato dalla Chiesa. Nel 1924 Antonio Gramsci aveva accusato il Vaticano di rappresentare la più grande forza reazionaria esistente in Italia. L’11/2/1929 fu firmato il concordato, che cominciava con le parole “Nel nome della santissima trinità”. Riconosceva lo Stato del Vaticano e le festività religiose, e il Papa ricevette 750 milioni di lire in contanti e un miliardo in titoli. La chiesa chiamò Mussolini Uomo della Provvidenza. Ma i contrasti tra Chiesa e fascismo nacquero sul tema a chi spettasse l’educazione dei giovani, cioè al regime o all’Azione Cattolica; quando cadde il regime fascista, dall’Azione Cattolica e dalla Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) vennero i nuovi dirigenti dello Stato. Durante il fascismo si affermò anche un movimento neo-guelfo, i cui membri finirono anche davanti al tribunale speciale fascista, che voleva, come Gioberti, una repubblica clericale federale presieduta dal Papa. Il Concordato del 1939 stipulato dal regime fascista e la successiva revisione craxiana del 1984, restituivano alla Chiesa, con tante scuse, sovranità territoriale, indipendenza, donazioni risarcitorie, privilegi economici e agevolazioni fiscali. Come se questo non fosse bastato, nell’Italia della I e II Repubblica i vari governi succedutisi, di centrodestra e di centrosinistra, per guadagnarsi la benevolenza cattolica e papale, hanno gareggiato (a chi leccava di più il culo) per offrire ulteriori benefici finanziari ed edilizi, concessioni, ed esenzioni al Vaticano. Caduto il fascismo, il Concordato fu richiamato all’art. 7 della Costituzione repubblicana del 1948. Palmiro Togliatti, dopo la II Guerra Mondiale, cercò l’alleanza politica dei cattolici, per inserire il concordato nella Costituzione. Togliatti e Dossetti si espressero a favore dei patti lateranensi e il suo inserimento nella Costituzione, però, mentre l’art. 8 della Costituzione dichiarava l’eguaglianza delle religioni, l’art. 7 dichiarava che la religione cattolica era la sola religione dello Stato. L’art. 7 affermava anche che le modificazione consensuali dei patti non implicavano la revisione della Costituzione, l’inserimento in costituzione di quest’articolo fu votato da democristiani e comunisti. Approvata la costituzione, i comunisti non servivano più ai cattolici e quindi furono espulsi dal governo di coalizione, e nel 1949 la Chiesa vietò l’iscrizione al Partito comunista, scomunicando i comunisti.

Da sinistra, tre giovanissimi "professorini", deputati all'Assemblea costituente: Giorgio La Pira, Aldo Moro, Giuseppe Dossetti.
Da sinistra, tre giovanissimi “professorini”: Giorgio La Pira, Aldo Moro, Giuseppe Dossetti        

Il riconoscimento della sovranità originaria della Chiesa, contenuta nei patti lateranensi inseriti nella Costituzione, la metteva sullo stesso piano dello Stato, e la rimetteva in posizione privilegiata rispetto alle altre religioni. Nel 1944 era esistito anche un patto d’unità sindacale tra cattolici (partigiani bianchi -repubblichini – liberali) e sinistra (partigiani comunisti); nel Cln comunisti e cattolici avevano cooperato contro il fascismo. Quando nel 1948 il Pci fu espulso dal governo, tornò a vedere nella chiesa la riserva del capitalismo e della reazione. Togliatti (pur di stare al potere) pensava che l’arrendevolezza del partito comunista sul concordato smussasse l’irriducibile avversione della Chiesa per il comunismo, voleva fare del concordato moneta di scambio per far rimanere al potere i comunisti coi cattolici. Nel 1970 in Italia, con una legge, fu ammesso il divorzio civile, naturalmente si ebbero le proteste della Chiesa, che denunciò la violazione del Concordato, e che con un referendum cercò di abrogarla senza riuscirci. L’8per mille fu destinato a vantaggio delle religioni che stipulavano una convenzione con lo Stato e la somma destinata alla Chiesa cattolica era amministrata dai vescovi. Con la revisione del 1984, lo Stato finanzia insegnanti di religione, scuole cattoliche, università cattoliche, paga i cappellani militari, ristruttura e costruisce edifici religiosi, finanzia gli oratori, finanzia le cliniche cattoliche, le comunità “terapeutiche”, e la chiesa ha tariffe postali agevolate; a ciò vanno aggiunte le esenzioni fiscali: in Italia gli enti ecclesiastici sono 59mila e posseggono tanti immobili e terre. Nel 1984 il Vaticano ottenne, con la scusa della revisione, altri privilegi. Inserendosi nelle lotte tra i partiti (i due opposti: destra – sinistra) ottiene sempre di più, e oggi il Vaticano è diventato proprietario di un quarto degli immobili a Roma. E’ dai tempi dell’unità d’Italia che il Vaticano fa speculazioni immobiliari, quando ufficialmente, politici laici e Chiesa non si parlavano ancora: ha continuato a farlo in tempi recenti tramite società ombra e tramite la sua Società Immobiliare, tutti i suoi immobili religiosi godono del regime dell’extraterritorialità. Con gli indennizzi ricevuti col concordato e altre entrare del Vaticano, nacque l’amministrazione delle opere religiose: lo scopo era amministrare il patrimonio Vaticano, che includeva anche una fabbrica di munizioni in cui si riforniva il fascismo; questa amministrazione divenne la banca Ior, amministratrice del denaro degli enti religiosi, e successivamente anche di privati (come per esempio la massomafia), con importanti partecipazioni industriali e bancarie.

L’8per mille destinato alla Chiesa cattolica, non è amministrato dall’Ior ma da un istituto centrale per il sostentamento del clero dipendente dalla Cei, il quale riceve anche donazioni di fedeli. Nel 1985 fu creato anche un fondo per la conservazione degli edifici di culto, affidato al ministero dell’interno. Ora però puntualizziamo il vecchio vizio del potere cattolico: Nel 1962 il Vaticano per sfuggire alle tasse sui profitti azionari, spostò fuori dall’Italia i suoi investimenti, o meglio, le sue proprietà italiane furono reintestate, ma rimasero sempre nelle sue mani, fiduciarie estere e paradisi fiscali permettevano questo miracolo. Il piano del Vaticano fu quello di sottrarsi al fisco e di costituirsi un suo polo finanziario cattolico, capace di competere con la finanza laica internazionale. Il Vaticano, il più grande possidente italiano, per speculare sul cambio e per le esportazioni valutarie si servì anche del finanziere Michele Sindona, legato alla massoneria, alla mafia, alla loggia militare P2 di Licio Gelli, al cardinal Montini, divenuto papa Paolo VI, e al cardinal Marcinkus, presidente dell’Ior. Il duo Sindona-Marcinkus si diede alle speculazioni e alle evasioni fiscali, con la collaborazione anche di un cattolico massone come Roberto Calvi, a capo del Banco Ambrosiano, la banca dei preti. Oggi in Italia il vescovo ha un’autorità superiore a quella del prefetto, con l’aiuto del vescovo si può fare carriera; con un provvedimento legislativo successivo alla revisione del concordato, 20.000 insegnanti di religione, scelti dal vescovo e assunti senza concorso, sono divenuti dipendenti fissi dello Stato.

Anche la sinistra e la destra hanno contribuito al potere economico della chiesa: Luigi Berlinguer ha scritto la legge che finanzia le scuole confessionali, Massimo D’Alema ha presenziato alla cerimonia per la beatificazione di Escrivà de Balaguer, Francesco Rutelli ha votato una legge restrittiva sulla fecondazione assistita, Casini è con Comunione e Liberazione, Berlusconi osanna la Chiesa e la destra è tuttora vicina al Vaticano. Nel 2013 risulta che il patrimonio mondiale del Vaticano ha un valore che supera i 2mila miliardi di euro. Ha oltre 1,2 milioni di “dipendenti” e quasi un miliardo e duecento milioni di “cittadini” (base elettorale). Un universo dietro al quale non c’è solo e unicamente il Vaticano, ma una galassia di satelliti fatta di congregazioni, ordini religiosi, confraternite sparse ovunque nel mondo che, direttamente o attraverso decine di migliaia di enti morali, fondazioni e società, possiedono e gestiscono imperi immobiliari immensi. Un patrimonio dove l’elenco dei beni, la maggior parte sicuramente basati sul business del no-profit (un extracomunitario costa 30 euro al giorno, un minore 250 euro al giorno ecc.), ma anche una discreta fetta anche a fini commerciali. Dietro a tutta questa ricchezza, pesa l’eredità di un potere temporale durato per quasi duemila anni (hanno speculato soprattutto sulle disgrazie della povera gente). Se oggi siamo regrediti economicamente, culturalmente e socialmente, è grazie anche all’avarizia della chiesa che da secoli specula e accumula impunemente, senza distribuire il benessere tra la povera gente; non ha pensato di investire le sue ricchezze per eliminare la miseria e le ingiustizie sociali, ma ha incentivato i soprusi e le ingiustizie (ancora oggi in tutto il mondo) per creare business senza scrupoli, e non per ridare dignità a tutti gli esseri umani ….Amen!!

Basta con la pietà cattolica, ribelliamoci a questo concetto mistico di “amore verso il prossimo” che nasconde solo insidie e speculazioni!

 

La paura di Dio è stata sempre il preliminare

mentale della sottomissione volontaria,

che solo è necessario per costruire l’eterno

fondamento di ogni tirannia.

R Rocker

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)