Gli sbirri, anche all’estero si rivelano violenti, psicopatici, depravati, sleali, infidi e corrotti

La mafia è nello stato e negli apparati di polizia e carabinieri

Repressione e violenza sbirresca in Francia

Francia, giovane stuprato durante un'operazione di polizia. Le Pen: "Difendo agenti"

Nella testimonianza fatta dal letto d’ospedale, Théo ha rievocato la violenza e i colpi in testa coi manganelli, gli insulti e le vessazioni che ha subito il 2 febbraio 2017 da parte della polizia fascista, raccontando in particolare di un agente che l’avrebbe violentato col manganello, procurandogli una ferita nel retto. Il giovane si è soffermato soprattutto sull’agente che l’ha ferito “volontariamente”. Una ferita profonda, che l’ha costretto a una operazione d’urgenza. “Mi hanno messo dei gas lacrimogeni in testa, nella bocca, mi hanno preso la testa a manganellate – ha continuato il 22enne – Ma avevo talmente male alle natiche che quel dolore, in confronto, mi sembrava effimero (…) non riuscivo a camminare, credevo che sarei morto”.

Sotto accusa, per la vicenda, quattro poliziotti, che sono stati incriminati e sospesi dal servizio. Uno di loro è anche accusato di stupro.

Marine Le Pen condanna le “sommosse” nella banlieue di Aulnay-Sous-Bois seguite al fermo, violentissimo, del giovane Théo da parte di quattro agenti e afferma che il suo “principio di base” è “sostenere la polizia”. La leader del Front National è intervenuta in tv dopo aver visitato nel pomeriggio diversi commissariati dell’hinterland parigino.

Risultati immagini per Théo corteo

Il 7 febbraio circa 500 persone hanno partecipato alla marcia di Aulnay-sous-Bois, banlieue (i quartieri più poveri della Francia) a nord di Parigi, per manifestare la loro solidarietà a Théo.

 

Il vecchio vizietto degli sbirri…

Risultati immagini per Andrea Santonastaso corruzione

In Italia il 6 febbraio 2017 un poliziotto e due funzionari del ministero dell’Interno, tra cui il viceprefetto Andrea Santonastaso, sono stati arrestati a Savona con l’accusa di corruzione. Avrebbero accettato denaro e regali in cambio di agevolazioni per varie pratiche: rilascio di permessi di soggiorno, cambio di cognome, riduzione dei giorni di sospensione della patente. Santonastaso è l’attuale commissario prefettizio al Comune di Borghetto Santo Spirito. Santonastaso, 64 anni, viceprefetto, ha ricoperto varie volte l’incarico di commissario prefettizio nei Comuni: nel 1993 a Rosta (Torino), nel ‘94 a Celle Ligure, dal ‘97 al ‘99 ad Albenga, dal 2012 al 2013 a Carcare, nel 2016 a Spotorno, tutti Comuni del Savonese. Oltre al poliziotto e ai due funzionari, sono state arrestate altre tre persone: un marocchino, un albanese e una italiana. Il poliziotto, accusato anche di concorso in favoreggiamento della prostituzione, e il marocchino sono stati sottoposti a custodia cautelare in carcere, mentre i due funzionari del Ministero dell’Interno sono agli arresti domiciliari, come l’italiana, accusata di sfruttamento della prostituzione, e l’albanese. Secondo gli investigatori, “il poliziotto e i due funzionari del ministero avrebbero sistematicamente abusato delle loro funzioni agevolando pratiche in cambio di denaro, ma anche di regalie come vestiti, schede telefoniche, cene, assunzioni di amici, visite mediche, spese gratis nei negozi.

Risultati immagini per Cosimo Tropeano e Donato Melella

Il giorno dopo invece, (7 febbraio) vengono arrestati altri sbirri (da secoli al soldo dei servizi segreti e della massomafia). 7 anni di carcere per Cosimo Tropeano e Donato Melella, due poliziotti arrestati nel dicembre 2015 per aver spartito con una banda di nomadi il bottino di una serie di furti ai danni di passeggeri alla stazione Centrale di Milano. I due, accusati di concussione e ricettazione, secondo l’accusa, avrebbero anche chiesto denaro a donne nomadi con la minaccia di togliere loro i figli.

Ma ricordiamoci anche che nel 2015 i mass media annunciano l’ arrestato di tre poliziotti tra le sedici persone finite in manette a Caserta per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, allo spaccio di droga, all’usura, alla truffa, al falso, alla corruzione, alla concussione e all’abuso d’ufficio. Tra le accuse contestate agli agenti, quella di peculato per aver utilizzato l’auto di servizio per attività non istituzionali avendo “scortato” la vettura del cantante Gigi D’Alessio per consentirgli di giungere in tempo ad una manifestazione artistica. I tre avrebbero fatto sesso con alcune prostitute nelle auto di pattuglia e nei locali del commissariato di Marcianise…

I poliziotti consegnavano le dosi di cocaina ad un ristretto gruppo di clienti prevalentemente imprenditori e professionisti, provvedendo al recupero dei crediti derivanti dall’acquisto delle dosi ed al riciclaggio dei proventi, in parte versati sul suo conto corrente. In altre circostanze i poliziotti infidi, glissavano sull’attività di spaccio per ottenere notizie confidenziali che permettevano loro di portare a termine operazioni di polizia giudiziaria per accreditarsi nei confronti dei superiori….

L’Italia ha da sempre una cultura mafiosa (la logica del furbetto), che specula anche sulle disgrazie della povera gente. Perfino la cultura dell’accoglienza, puzza lontano un miglio di speculazione….

Gli interessi dell’accoglienza…

Risultati immagini per Gli interessi dell’accoglienza

Gli interessi della milionaria torta sull’accoglienza, se li spartiscono soprattutto le organizzazioni cattoliche di destra e di sinistra definite no profit, tutte intente a speculare sulle rette, guadagnando ulteriori soldi anche sul lavoro e lo sfruttamento degli utenti svenduti come manodopera a basso costo….

Secondo gli ultimi dati forniti dal ministro dell’Interno, a giugno 2016 erano 78 mila i migranti “ospitati” (rinchiusi) nei centri italiani, tra strutture temporanee (48 mila), sistema di accoglienza per richiedenti asilo (20 mila) e centri governativi (10 mila). Per la loro carcerazione e “assistenza”, lo stato eroga ai centri convenzionati una somma media giornaliera di circa 35 euro al giorno a migrante e 45 euro per i minori. Stando alle cifre dichiarate dal ministero, dunque, la spesa massima quotidiana per l’accoglienza è di due milioni e 730mila euro, circa 82 milioni al mese, oltre 980 milioni l’anno.

In Italia si è usato per anni incarcerare la povera gente, fuggita da guerre, dove anche l’esercito italiano partecipa, sbarcata sul nostro territorio nei centri di accoglienza, veri e propri lager della disperazione. Gli unici a guadagnare una fetta consistente della torta sono gli apparati militari, pagati per il controllo sociale e la schedatura dei migranti. Agli apparati militari, lo stato ha riconosciuto un compenso extra pari a una percentuale dell’indennità di partecipazione ad attività belliche, e sulle varie organizzazioni umanitarie, le quali hanno speculato brutalmente sui finanziamenti statali, spendendo solo una parte modesta di quanto ricevevano per “soccorrere” i nuovi arrivati.

Risultati immagini per 29 giugno coop sociale onlus

Rinchiudere nei centri chi arriva sulle nostre coste, rende fino 980 milioni. Sono ancora tanti quelli che speculano sulla pelle dei profughi.

Purtroppo le verifiche, soprattutto nei casi dell’accoglienza straordinaria sono troppo poche. Ci sono centri riempiti all’inverosimile, dove gli standard sono totalmente inadeguati ma nessuno se ne preoccupa. C’è chi si mette in questo giro solo per speculare, perché in questo momento è un guadagno che fa gola a tanti.

Bisogna chiudere il rubinetto dal quale, da troppi anni, si attaccano senza ritegno sedicenti volontari, onlus, associazioni sociali e coop cattoliche no profit, tutte legate a doppio filo al centrosinistra e al centrodestra dipende da chi comanda in politica in quel periodo…

Organizzazioni impegnate a “mungere”, in nome dell’assistenzialismo sociale speculando, sfruttando e rinchiudo gli “utenti” in lager fatiscenti, senza dargli nessuna possibilità di riscattarsi, di costruirsi un futuro. Intanto la mafia e gli sbirri si nascondono e si ingrassano, facendosi proteggere dal sistema ormai collaudato della Mafia Capitale (massomafia come la chiamava il giudice Falcone).

Ma facciamo un esempio concreto come la cooperativa sociale no profit chiamata “29 giugno”. Nel primo decennio di vita i ricavi aumentano in modo abbastanza graduale. Nel 2007 c’è il primo salto di qualità, con una crescita superiore al 25%, ma è nel 2011 che la cooperativa, diventata ormai un imponente gruppo di imprese, spicca veramente il volo, passando da 26 a 36 milioni di euro e arrivando nel 2013 al raddoppio sul 2010. E l’insediamento a Roma della giunta di centrodestra guidata da Gianni Alemanno, nel 2008, ha spinto la corsa di Buzzi. “Mentre dal 1987 al 2003, risultano registrati appalti di modeste entità aggiudicati presso diversi comuni del Lazio, di cui solo alcuni assegnati dal comune di Roma o sue partecipate, dopo il 2005 si ha invece la crescita progressiva del fatturato proveniente dall’amministrazione capitolina, indipendentemente dal cambiamento della relativa guida politica. L’apice si tocca nel settembre 2008 con un appalto alla Cooperativa 29 giugno da oltre 1,2 milioni di euro”.

Risultati immagini per mafia capitale 29 giugno coop sociale onlus

Nel 1985 Buzzi fondò la cooperativa 29 giugno, iscritta alla Lega delle Cooperative. Nel 2000 fonda la coop. Formula Ambiente di Cesena (raccolta e trattamento rifiuti), dove è stato presidente per molti anni. Ad alcuni dipendenti, prima di lasciare l’incarico, ha rubato denaro riguardo retribuzioni, tfr, ferie, etc.

Il 3 dicembre 2014 viene arrestato nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale, insieme a Massimo Carminati, considerato il capo dell’organizzazione, a Pierina Chiaravalle e ad altri 35 presunti componenti del sodalizio criminale. Tra gli ulteriori 100 indagati figura anche l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. Secondo l’accusa Buzzi avrebbe usato la cooperativa 29 giugno per distrarre ingenti quantità di denaro a beneficio suo e dei suoi sodali. Successivamente viene trasferito in un carcere della Sardegna per incompatibilità ambientale. Il 12 gennaio 2015 i pm della Procura di Roma chiedono per lui e altri 10 indagati la sorveglianza speciale, obbligo di soggiorno e confisca dei beni.

Da una nuova ordinanza del 4 giugno seguente emerge che Buzzi avrebbe portato voti all’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno in vista delle Elezioni europee del 2014 con l’aiuto della ‘Ndrina Mancuso.

Nel 2015 vengono indagati 11 consiglieri delle circoscrizioni di Roma Capitale o nelle amministrazioni di alcuni comuni limitrofi, che lavorano o lavoravano nella galassia del ras delle cooperative: tutti appartenenti al centrodestra: 7 militano tra le file azzurre, uno ne La Destra, poi un ex Pdl e due eletti in liste civiche della medesima area. Le assunzioni, scrivono gli inquirenti, erano “richieste da Luca Gramazio e Giovanni Quarzo“. Consiglieri nei municipi di Roma e dipendenti delle cooperative controllate da Salvatore Buzzi. Tutti ricoprono o ricoprivano un ruolo nelle istituzioni di Roma Capitale e al contempo lavorano o lavoravano nella galassia del ras delle cooperative, braccio operativo del sodalizio criminale che fa capo a Massimo Carminati e si è spartita fino a dicembre gli appalti in Campidoglio e in Regione. Una rete di consiglieri legati da un rapporto lavorativo al sodalizio. Nell’ordinanza di custodia cautelare alla base della seconda ondata di arresti a inizio giugno, si legge che Nicola Paride Alampi è stato assunto dal 01.12.2014 al 30.11.2015 presso la soc. coop. 29 Giugno Servizi. Però è anche consigliere del XII municipio, esponente de La destra di Francesco Storace, cui è approdato proveniente dalle file del Pdl (dopo 10 anni di militanza in Alleanza Nazionale“, rivendica orgoglioso nel proprio curriculum). Lo stesso municipio in cui si dedica alla politica attiva Antonio Aumenta, capogruppo di Forza Italia, anch’egli proveniente dalle file di AN, “assunto – scrivono gli inquirenti – dal 01.12.2014 al 30.11.2015 presso la soc. coop. 29 Giugno Servizi”. A Roma Sud c’è Paolo Rendina, presidente del circolo di Forza Italia della Magliana, “assunto dal 20/05/2014 al 30/09/2014 presso la 29 Giugno”….

 

I migranti schiacciati da ‘ndrangheta emiliana e interessi della curia

 

Chi dice “Stato” dice necessariamente “Guerra”.

La lotta per la preponderanza, che è la base

dell’organizzazione economica borghese,

è anche la base dell’organizzazione politica.

P. Kropotkin

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

QUANTI EURO VALE UN FIGLIO UCCISO IN UN TSO?

Risultati immagini per andrea soldi

Il 19 gennaio 2017 il Comune di Torino e l’Asl hanno proposto un risarcimento 400 mila euro alla famiglia di Andrea Soldi, il torinese di 45 anni affetto da schizofrenia morto nell’agosto del 2015 durante un ricovero forzato (Tso). La proposta (duecentomila euro per ciascun ente) è stata formalizzata 2 giorni fa, durante l’ udienza preliminare che vedeva tre agenti della polizia municipale e un medico accusati di omicidio colposo.

Secondo la procura, il tentativo di ricovero aveva causato la morte di Soldi. In udienza, anche l’Associazione per la lotta alle malattie mentali ha chiesto di costituirsi parte civile, ma i difensori dei quattro imputati si sono opposti, per motivi formali.

Le difese degli imputati potranno incominciare a fare le proprie richieste. Una su tutte: una perizia medico-legale per chiarire le cause della morte di Andrea Soldi. La procura aveva già ordinato un’autopsia, alla quale avevano partecipato anche consulenti della difesa. Ma gli avvocati non la ritengono soddisfacente.

Nonostante le condizioni disumane che troppo spesso si evidenziano nei manicomi e nei reparti psichiatrici, a Roma è stato inaugurata un’altra struttura – carcere, per “risolvere” le condizioni sociali e di miseria che la crisi economica ha peggiorato ulteriormente.

Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha inaugurato il 10/1/2017 il reparto di Psichiatria del Policlinico Tor Vergata di Roma. Questo, lager – carcere è costato un milione di euro! Alla faccia di noi disoccupati che non possiamo neanche permetterci di andare fuori di testa, altrimenti ci rinchiudono!!! Tutti soldi rubati alla cultura e sottratti alla crescita sociale, altroché psicofarmaci ….

 

Esistono nella nostra società forze potenti che temono il risveglio della gente. La psichiatria è un mezzo per farla riaddormentare. Quelli di noi che sono svegli o che stanno cominciando a svegliarsi devono guardare con molto sospetto gli psichiatri e criticare radicalmente la pratica psichiatrica. Dobbiamo esigere che si instauri una psichiatria autentica: non una psichiatria del conformismo sociale, ma una psicologia della liberazione personale e della libertà esistenziale.

A. Esterson

 

 

Cultura dal basso, contro i poteri forti e tutte le forme di repressione che ci vogliono imporre…

Rsp (individualità Anarchiche)

Stefano Cucchi: sbirri fascisti, sbirri assassini!

Risultati immagini per abusi di potere forze dell'ordine

17 gennaio 2017

La procura di Roma ha chiuso l’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano torturato e ucciso dalle forze del disordine nell’ottobre del 2009.

Stefano Cucchi fu picchiato dai tre carabinieri che lo avevano arrestato con “schiaffi, pugni e calci”…..

Lo scrivono il procuratore della repubblica Giuseppe Pignatone ed il sostituto Giovanni Musarò nell’avviso di chiusura indagine. Le botte, per l’accusa, provocarono “una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale” che “unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte”. L’attacco epilettico del quale è stato vittima Stefano Cucchi nei giorni di detenzione dopo il suo arresto, citato in una perizia fatta in incidente probatorio, non figura tra le cause che ne hanno causato il decesso.

L’accusa di omicidio preterintenzionale è contestata ad Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, carabinieri in servizio, all’epoca dei fatti, presso il Comando Stazione di Roma Appia, che procedettero all’arresto di Cucchi in flagranza di reato per detenzione di droga. Tedesco è accusato anche di falso. A Roberto Mandolini, comandante Interinale della stessa stazione di Roma Appia sono attribuiti i reati di calunnia e falso. Accusa di calunnia anche per lo stesso Tedesco, e per Vincenzo Nicolardi, anch’egli militare dell’Arma.

Ai tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale, viene contestata anche l’accusa di abuso di autorità: è quanto emerge nell’avviso di chiusura dell’indagine, che prelude al rinvio a giudizio, per aver sottoposto Stefano Cucchi “a misure di rigore non consentite dalla legge” con l’aggravante di “aver commesso il fatto per futili motivi“.

La sorella Ilaria Cucchi dopo lunghi 7 anni di iter burocratico, alla fine del processo dichiara: “Finalmente si parla della verità” – “Oggi penso a mio fratello, con gli occhi pieni di lacrime, penso a quanto glielo dovevo”. “Oggi viene ristabilita la verità su quanto accadde. Mi sento di dire a tutti che non bisogna mai smettere di crederci, bisogna avere fiducia nella giustizia e andare avanti fino in fondo”. Finalmente, ha aggiunto Ilaria Cucchi, “si parlerà della verità, non ci sarà un processo a Stefano: si parlerà di omicidio, di quello che è stato fatto a mio fratello e di tutto ciò che è successo da quel giorno in poi”.

Grazie all’attivismo della sorella Ilaria Cucchi, il caso di Stefano ha avuto una grande visibilità mediatica, risultata in un notevole impatto sull’opinione pubblica italiana, facendo tra l’altro emergere altri casi analoghi di persone morte in carcere a causa degli abusi di potere e della violenza fascista delle forze dell’ordine, senza che la causa del decesso sia stata ancora accertata (26 casi nel solo 2009).

 

Al minimo segno di ribellione, tutto il peso

del governo, della legge e dell’ordine ti cadrà

sulla testa, a cominciare dal manganello

del poliziotto, dal carcere, dalla prigione,

fino alla forca o alla sedia elettrica.

A. Berkman

 

Rsp (individualità Anarchiche)

Brasile, sanguinosa rivolta nel carcere di Manaus

Risultati immagini per rivolta carcere brasile

04 gennaio 2017

Cinquantasei morti squartati, mutilati e decapitati: è questo l’orribile bilancio della ribellione avvenuta nel Complesso Penitenciário Anísio Jobim in Brasile. Le notizie e le immagini che circolano in rete nei social, hanno colpito il mondo intero. Secondo il Segretario per la Sicurezza Pubblica non si è trattato di una ribellione vera e propria, ma di un problema legato alla guerra tra gang per il controllo del traffico di droga del territorio di Manaus

In ogni caso, il carcere si trovava già in una situazione di precarietà ben oltre i limiti del rispetto dei diritti dei prigionieri. La struttura, che al momento della ribellione ospitava 1.828 detenuti, ne dovrebbe ospitare non più di 592, dunque un tasso di sovraffollamento di oltre il 300%!!!

Molte organizzazioni internazionali e lo stesso Parlamento brasiliano riconoscono e denunciano che numerose prigioni brasiliane sono di fatto delle vere e proprie polveriere di miseria, che possono esplodere da un momento all’altro, luoghi disumani e sovraffollati, dove l’unica legge è quella del più forte…. Nel 2016 il relatore speciale delle Nazioni Unite, Juan E. Mendez, ha presentato un rapporto nel quale denunciava pratiche di torture come un problema cronico e ricorrente nelle prigioni brasiliane caratterizzate da situazioni “crudeli, disumane e degradanti” a causa del sovraffollamento….

 

06/01/2017

Brasile, rivolta in un carcere di Manaus: 50 morti

Ancora orrore e sangue nelle galere brasiliane: almeno 33 detenuti sono stati brutalmente assassinati la notte scorsa nel Penitenziario agricolo di Monte Cristo (Pamc), il maggior carcere dello stato di Roraima, nel nord del Paese, appena 5 giorni dopo la strage avvenuta nella prigione Anisio Jobim di Manaus, in Amazzonia, e costata la vita a 56 reclusi (altri quattro sono stati uccisi nella stessa occasione in una vicina struttura, totalizzando 60 vittime complessive).

Secondo le autorità locali, stavolta l’eccidio potrebbe essere stato provocato dalla gang Primeiro Comando da Capital (Pcc) per vendicarsi del massacro di suoi membri avvenuto tra domenica e lunedì scorsi proprio nel carcere della capitale amazzonica Manaus.

Come nella mattanza precedente, anche in questo caso la maggior parte delle vittime sono state decapitate, hanno avuto il cuore strappato dal petto o il corpo smembrato, secondo quanto hanno riferito gli agenti giunti sul posto.

In base alle prime informazioni non si tratterebbe dell’ennesima sommossa, ma di un blitz compiuto da alcuni reclusi nei confronti di altri, forse di fazioni rivali.

Non è del resto la prima volta negli ultimi mesi che il maggior carcere dello stato al confine col Venezuela registra violenti incidenti al suo interno: lo scorso ottobre una rivolta causata da una rissa tra il Pcc e un’altra feroce organizzazione criminale, il Comando Vermelho, si è conclusa con dieci morti. E tre dei cadaveri avevano la testa mozzata, mentre gli altri sette erano carbonizzati. Tutte le vittime appartenevano al Comando Vermelho, che domina sul 10% del penitenziario, controllato per il restante 90% dal Primeiro Comando da Capital. Fino allo scorso giugno le due gang erano alleate nel comando del narcotraffico alla frontiera col Paraguay.

 

Il massacro di Carandiru: strage del 2/10/1992 a San Paolo

https://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Carandiru

 

La prigione è una fabbrica che trasforma gli uomini in animali. Le probabilità che uno esca peggiore di quando ci è entrato sono altissime.
Edward Bunker

 

Rsp (individualità Anarchiche)

STEFANO CUCCHI: DIGOS INFAME E BOIA!!!

4 ottobre 2016

Depositate le conclusioni dei consulenti nominati dal gip nell’inchiesta bis che vede indagati i carabinieri. Quella di Stefano Cucchi fu una “morte improvvisa ed inaspettata per epilessia in un uomo con patologia epilettica di durata pluriennale, in trattamento con farmaci anti-epilettici”. E’ l’ipotesi “dotata di maggiore forza ed attendibilità” adottata dai periti incaricati dal gip di Roma dell’esame tecnico-scientifico per accertare la natura, l’entità e l’effettiva portata delle lesioni patite da Stefano Cucchi, morto a 32 anni il 22/10/2009 all’ospedale Pertini di Roma, una settimana dopo l’arresto per detenzione di droga. Questa nuova inchiesta coinvolge i 5 carabinieri che la sera dell’arresto ebbero in consegna Cucchi: sono indagati Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco per lesioni personali aggravate e abuso d’autorità, e Vincenzo Nicolardi e Roberto Mandolini per falsa testimonianza. Nicolardi risponde anche di false informazioni al pm. I consulenti del giudice aggiungono che le lesioni “non possono essere considerate correlabili causalmente o concausalmente, direttamente o indirettamente anche in modo non esclusivo, con l’evento morte“. L’atto istruttorio (che si compone di 250 pagine) è stato oggi depositato dal collegio nominato in sede d’incidente probatorio dal gip Elvira Tamburelli. E’ composto dai professori Francesco Introna (Istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari) e Franco Dammacco (Clinico medico emerito dell’Università di Bari), e dai dottori Cosma Andreula (neuroradiologo Anthea Hospital di Bari) e Vincenzo D’Angelo (neurochirurgo della Casa “Sollievo della sofferenza” di San Giovanni Rotondo).

Immagine correlata

Ma a rispondere, anche nel merito, è la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi che dice che, secondo la relazione dei medici, non solo la perizia riconosce le fratture, ma che l’epilessia è “priva di riscontri oggettivi“. “Il perito Introna – aggiunge la Cucchi – tenta di scrivere la sentenza finale del processo per i responsabili del violentissimo pestaggio a mio fratello”. Eppure, secondo Ilaria, “dopo aver riconosciuto tutte le evidenze cliniche da sempre dai nostri medici legali evidenziate, riconosce il ruolo del globo vescicale come causa di morte in conseguenza delle fratture. A pagina 195 descrive compiutamente ‘un’intensa stimolazione vagale produce brachicardia giunzionale’, che ovviamente è conseguenza delle fratture, e poi della morte”. Seppure i periti indicano l’epilessia come possibile causa prevalente, sottolineano anche “di poter concludere che allo stato attuale non è possibile formulare alcuna causa di morte, stante la riscontrata carenza documentale”. “Tutte le cause prospettate in atti non trovano, a nostro avviso, pieno soddisfacimento per poter giustificare la morte del sig. Stefano Cucchi”, aggiungono i periti. Il 18 ottobre (2016) ci sarà l’udienza dell’incidente probatorio davanti al gip, nel corso della quale periti e consulenti si confronteranno in aula. Benché, in base alla ricostruzione dei fatti, i dati raccolti “non consentono di formulare certezze sulla(e) causa(e) di morte”, per i periti guidati dal professor Introna, due sarebbero le ipotesi prospettabili: una riconducibile all’epilessia e l’altra alla frattura alla vertebra sacrale. La prima, per i periti più attendibile, “è rappresentata da una morte improvvisa ed inaspettata per epilessia” per la quale “la tossicodipendenza di vecchia data può aver svolto un ruolo causale favorente per le interferenze con gli stessi farmaci antiepilettici, alterandone l’efficacia e abbassando la soglia epilettogena”. E, “analogamente, concausa favorente può essere considerata la condizione di severa inanizione” che avrebbe avuto Cucchi. La seconda ipotesi “è correlata con la recente frattura traumatica di S4 associata a lesione delle radici posteriori del nervo sacrale“. Queste due ipotesi, per i periti sarebbero “entrambe possibili“, ma “la prima, a nostro avviso, dotata di maggiore forza ed attendibilità nei confronti della seconda”.

Processo Cucchi; la sentenza di primo grado

Secondo Ilaria Cucchi “Il perito Introna dice in buona sostanza che coloro che lo hanno violentemente pestato rompendogli la schiena in più punti non sono responsabili della sua morte per il fatto che il terribile globo vescicale che ha fermato il suo cuore non si sarebbe formato se non ci fosse stata la responsabilità degli infermieri“. Invece, aggiunge la sorella di Stefano, “gli unici dati oggettivi scientifici che la perizia riconosce sono: il riconoscimento della duplice frattura della colonna e del globo vescicale che ha fermato il cuore. Con una perizia così ora sappiamo che finalmente abbiamo ottime possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale. Con buona pace dei medici e degli infermieri che vengono continuamente assolti”.

Ma la Cucchi insiste mettendo in contraddizione le due ipotesi proposte dal collegio dei periti. Da una parte l’epilessia “che se in un primo momento viene ritenuta forse più probabile, nelle conclusioni la definisce ‘priva di riscontri oggettivi”. Dall’altra parte “riconosce il ruolo del globo vescicale come causa di morte in conseguenza delle fratture. A pagina 195 descrive compiutamente ‘un’intensa stimolazione vagale produce brachicardia giunzionale‘, che ovviamente è conseguenza delle fratture, e poi della morte”.

Il legale: “Chiederemo l’archiviazione”. Eugenio Pini, avvocato di uno dei carabinieri indagati, ha annunciato che chiederà l’archiviazione. “Premesso l’estraneità del mio assistito e degli altri appartenenti all’arma alle lesioni che Stefano Cucchi aveva e delle quali s’ignorano le cause, quanto da noi sostenuto in sede d’incidente probatorio è stato confortato e confermato alla perizia disposta dal gip”. Secondo Franco Maccari, segretario generale del Coisp, un sindacato di polizia, tutto questo significa che “Cucchi non è morto per un presunto pestaggio” e questo conferma, dice Maccari, “la vergognosa montatura mediatico-giudiziaria che per anni è servita a gettare fango su tutte le forze dell’ordine”. Per questo “aspettiamo le scuse da parte di tutti coloro – familiari, giornalisti, politici e quant’altro – che hanno sposato ad occhi chiusi la tesi dell’uccisione dell’uomo”.

Una richiesta alla quale si unisce anche Donato Capece, il segretario del Sappe: “Noi riteniamo, una volta di più, che tutti coloro che formularono, mediaticamente e politicamente, accuse false e affrettate contro appartenenti al corpo di polizia penitenziaria, senza peraltro avere alcuna prova che pure non poteva esserci, debbano farsi un serio esame di coscienza e avere la dignità di domandare scusa”.

Risultati immagini per cucchi bonini

E’ l’ennesimo capitolo giudiziario di una storia che – intrecciata al dibattito politico – ha innumerevoli e diversi rivoli. Uno ha vissuto un altro sviluppo proprio ieri, quando il procuratore generale della Corte di Cassazione aveva proposto ricorso contro l’assoluzione di Claudio Marchiandi, funzionario del Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria che nel maggio scorso era stato assolto in appello. In primo grado il funzionario aveva chiesto di essere giudicato col rito abbreviato per difendersi dalle accuse di falso, favoreggiamento e abuso d’ufficio. La Procura gli contesta di avere concorso alla falsa rappresentazione delle reali condizioni di Cucchi per consentire il suo ricovero in ospedale, di avere abusato del suo ufficio redigendo personalmente in ospedale in orario extra-lavorativo la richiesta di disponibilità del posto letto e di avere aiutato gli agenti della Penitenziaria a eludere le investigazioni.

In primo grado Marchiandi fu condannato a due anni di reclusione in primo grado, e poi assolto in appello; successivamente, però, la Cassazione ritenne esistenti vizi in alcuni passaggi della sentenza assolutoria e dispose un nuovo processo che si concluse con la conferma dell’assoluzione. Adesso, la procura generale di Roma ha deciso per una nuova impugnativa. Dieci pagine di ricorso per sostenere la richiesta di annullamento della sentenza impugnata con rinvio a un’altra sezione della Corte d’appello.

Poi c’è il processo principale, quello ai 5 medici che ebbero in cura Cucchi. Sono stati tutti assolti in appello nel luglio scorso. I giudici anche in quel caso erano stati chiamati a rivalutare il caso dopo che lo avevano già rinviato una prima volta alla Corte d’appello.

Inizialmente la storia processuale vide l’iniziale iscrizione nel registro degli indagati di 12 persone: sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria. Le accuse andavano a vario titolo dall’abbandono d’incapace all’abuso d’ufficio, dal favoreggiamento al falso, fino alle lesioni e all’abuso di autorità. La tesi accusatoria fu che Cucchi era stato “pestato” nelle celle del tribunale, in ospedale erano state ignorate le sue richieste e addirittura era stato abbandonato e lasciato morire di fame e sete. Da lì si arrivò a un processo lungo e impegnativo, con decine di consulenze, una maxi-perizia, l’audizione di quasi 150 testimoni. E dopo due anni la sentenza: condanna solo dei medici, ma per omicidio colposo; assoluzione di infermieri e agenti della penitenziaria. Il passaggio successivo fu il processo d’appello, con un’altra verità: medici tutti assolti “perché il fatto non sussiste” con la formula che richiama la vecchia insufficienza di prove. Ma la storia fu riaperta dalla Cassazione che decise di cancellare parzialmente quella sentenza, ritenendo non convincenti le motivazioni dell’assoluzione dei 5 medici. Da qui un nuovo processo d’appello, finito in estate appunto. E, come detto, anche in quel caso finì con tutti gli imputati mandati assolti.

 

 

Ci si dica pure che siamo dei “senza patria”:

può anche darsi che sia così. Ad ogni modo

se una patria noi dovessimo sceglierci,

sceglieremmo sempre la patria degli oppressi,

e non quella degli oppressori.

E. Malatesta

 

Rsp (individualità Anarchiche)

Trump, massone discepolo del conte di Cagliostro, del P2ista Licio Gelli e di Berluska (il pedofilo)

Risultati immagini per cagliostroRisultati immagini per trump cagliostro

 

E’ arrivato il 45º presidente degli Stati Uniti:

the scempio must go on….

Trump ha sfidato alle elezioni 2016 Hillary Clinton (altra guerrafondaia), per il potere geopolitico economico, militare degli Usa, e ha vinto.

10 novembre 2016

A gennaio sarà ufficialmente presidente degli Usa. Ma già 16 anni fa, i Simpson avevano predetto che Donald Trump si sarebbe insediato alla Casa Bianca. Nell’episodio dell’undicesima serie, ‘Bart to the future’, trasmessa nel 2000, a Bart viene data l’occasione di vedere cosa succederà a lui e alla sua famiglia da lì a 30 anni. E così scopre che la sorella Lisa è diventata presidente succedendo proprio al magnate. “Come sapete, abbiamo ereditato la crisi di bilancio dal presidente Trump”, dice Lisa al suo staff. Quando lo scorso mese, in piena campagna elettorale, venne chiesto al creatore della serie, Matt Groening, di commentare l’episodio, lui rispose: “Avevamo predetto che sarebbe stato presidente già nel 2000, ma era ovviamente la persona più assurda al quale potevamo pensare in quel periodo. Ed è ancora così. Va oltre la satira”. Ora però è una realtà.

Homer is dragged away by security guards from a Trump rally in a separate animation released in July.

 

Le opinioni dei Paesi membri della Nato sulle elezioni di Trump:

Russia. Il governo russo è pronto a “un dialogo costruttivo per la cooperazione” col futuro presidente americano Donald Trump ma non sente “nessuna euforia”: lo ha dichiarato il vice ministro degli Esteri russo Serghiei Riabkov. “Non vorrei – ha detto Riabkov – che il nostro pubblico avesse l’impressione che siamo pieni di rosee speranze. Bisogna dire che le posizioni dichiarate dai rappresentanti della campagna di Trump e dalle persone che lo circondano nei confronti della Russia, sono state abbastanza dure, negli Usa durante la campagna elettorale, si è formato difatti un consenso dei due partiti su base antirussa”. Riferendosi alle relazioni tra Usa e Russia coi vari presidenti americani, il vice ministro ha sottolineato che “ci sono stati dei periodi in cui si partiva bene, con buona comprensione, e poi la situazione si trasformava in crisi”.

Durante la campagna elettorale per le presidenziali americane, “ci sono stati dei contatti” tra la Russia e i membri del team di Donald Trump, ha aggiunto il vice ministro russo, secondo quanto riferisce Interfax. Rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se questi contatti si intensificheranno dopo la vittoria di Trump, Riabkov ha risposto: “Si tratta di questioni di lavoro, e la successione delle azioni dipenderà dai temi che affronteremo. Naturalmente continuiamo questo lavoro anche dopo le elezioni”.

BRUXELLES: “Ci aspettiamo da Trump che faccia chiarezza sulle sue intenzioni” su questioni come ad esempio la politica commerciale globale e quella sul clima. Così il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker stamani ad un’iniziativa a Berlino. “Tutto questo deve essere chiarito nei prossimi mesi, senza dover inviare agli Usa una lista di richieste. Dobbiamo avere chiarezza sulle intenzioni del partner strategico più importante al mondo”.

MESSICO. “Ovviamente il Messico non pagherà per il suo maledetto muro“: molto dura la prima reazione dell’ex presidente messicano Vicente Fox dopo l’elezione alla Casa Bianca di Donald Trump, che ha fatto della costruzione di un muro sulla frontiera fra gli Usa e il suo vicino meridionale un leitmotiv della sua campagna elettorale. Fox, uno dei leader del Partito di Azione Nazionale (Pan, opposizione di destra), ha detto che Trump è “un uomo d’affari mediocre” che “non capisce la differenza fra condurre un’impresa e governare un paese come gli Stati Uniti”. “Se gli venisse veramente in mente di costruire il suo muro, scoprirà che noi messicani siamo come i nostri peperoncini: piccoli, ma piccanti”, ha sottolineato l’ex presidente.

EUROPA. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e quello della Commissione Jean Claude Juncker si sono congratulati con Donald Trump in una lettera congiunta. “Oggi – scrivono – è più importante che mai rafforzare le relazioni transatlantiche. Non dovremmo risparmiare alcuno sforzo per assicurare che i legami tra noi restino forti e duraturi”. Nella missiva, Tusk e Juncker hanno anche invitato Trump a visitare l’Europa per un summit Ue-Usa appena possibile.

FRANCIA. “Dopo il Brexit, dopo l’elezione di Trump, l’Europa non si deve piegare. L’Europa deve essere più solidale e più attiva e più offensiva. Non dobbiamo abbassare la testa, serve un’Europa più solidale, non dobbiamo chiuderci su noi stessi. In questo mondo di incertezze la Francia e l’Europa hanno oggi il compito di rassicurare”: lo ha detto il ministro degli Esteri francese, Jean Marc Ayrault, intervistato in diretta su France 2. “Gli Usa -ha aggiunto- sono i nostri alleati. Vogliamo continuare a lavorare con loro. Se i risultati saranno confermati ci congratuleremo con Donald Trump”. “Questa elezione americana apre un periodo di incertezza. Va affrontata con lucidità e chiarezza”: lo ha detto il presidente francese, Francois Hollande, commentando la vittoria di Donald Trump alla Casa Bianca. Bisogna essere “vigili e sinceri” col partner Usa, ha precisato Hollande, congratulandosi “com’è naturale che sia” col candidato repubblicano. “Quello che è successo questa notte non è la fine del mondo, è la fine di un mondo”: lo ha detto la leader Marine Le Pen del Front National (fondato nel 1974 da ex membri di estrema destra ON / ordine nuovo), dopo la vittoria di Donald Trump in Usa. “La sua elezione è una buona notizia per il nostro Paese. I suoi impegni saranno benefici per la Francia”, ha continuato.

GERMANIA. Germania e gli Usa sono legati da “valori” comuni e la Germania offre a Donald Trump una “stretta collaborazione“: lo ha detto a Berlino la cancelliera Angela Merkel congratulandosi per la sua elezione. Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier ha detto che sebbene le elezioni americane sono andate “diversamente” da quanto molti avrebbero desiderato “dobbiamo accettare” l’elezione di Donald Trump.

ISRAELE. Donald Trump “è un amico sincero dello stato di Israele. Agiremo insieme per portare avanti la sicurezza, la stabilità e la pace nella nostra regione”. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu che si è felicitato col presidente eletto. “Il forte legame tra Usa e Israele -ha aggiunto- si basa su interessi geopolitici militari ed economici. Sono sicuro che Trump ed io -ha concluso- continueremo a rafforzare l’alleanza speciale tra i due paesi e la eleveremo a nuove vette”.

EGITTO. Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi si è congratulato con Donald Trump per la vittoria. Lo rende noto la presidenza del Cairo. Sisi ha “augurato a Trump successo nel suo lavoro e ha auspicato una nuova era nei rapporti tra i due Paesi con un rafforzamento delle relazioni di cooperazione a tutti i livelli tra l’Egitto e gli Stati Uniti” ma anche della “pace e della stabilità nella regione mediorientale alla luce delle grandi sfide che sta affrontando”.

TURCHIA. “Il popolo americano ha fatto la sua scelta e con questa scelta negli Stati Uniti inizia una nuova stagione. Auguro un futuro felice agli Stati Uniti, interpretando favorevolmente la scelta del popolo

americano”. Così il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sull’elezione di Donald Trump.

COREA DEL SUD. La presidente sudcoreana Park Geun-hye ha sollecitato un rapido avvio della cooperazione con la nuova amministrazione Usa rimarcando la necessità di lavorare a stretto contatto di fronte alla crescente minaccia nucleare e sui missili della Corea del Nord. Nella riunione del Consiglio sulla sicurezza nazionale, Park ha sollecitato tutto il governo a “fare il massimo” per assicurare che sotto l’amministrazione Trump Seul e Washington lavorino insieme in modo “deciso” perché Pyongyang rinunci ai suoi piani attraverso “pesanti sanzioni”.

GRAN BRETAGNA. Gran Bretagna e Stati Uniti rimarranno “partner stretti e vicini”. Lo ha detto la premier britannica Theresa May congratulandosi con Donald Trump per l’elezione. May si augura di parlare della “relazione speciale” fra i due Paesi “nella prima occasione possibile”.

IRAN. “Il risultato delle elezioni negli Stati Uniti non ha alcun effetto sulle politiche della Repubblica islamica dell’Iran”. Lo ha detto il presidente iraniano, Hassan Rohani, nel corso di una riunione di gabinetto riportata nel sito ufficiale della presidenza. Per Rohani, “il risultato dell’elezione indica instabilità all’interno degli Usa e sarà necessario un lungo tempo per la rimozione di questi problemi e differenze interni”.

SERBIA.Che magnifica notizia. La democrazia è ancora viva“. Così il premier conservatore ungherese Viktor Orban ha commentato la vittoria di Donald Trump nelle presidenziali Usa, con un messaggio su Facebook riferito dai media serbi.

CINA. Il presidente cinese Xi Jinping ha inviato un messaggio di congratulazioni al neo presidente Usa Donald Trump affermando di voler lavorare con lui nel rispetto del “win-win principle“, vale a dire di una collaborazione vantaggiosa per entrambe le parti. E’ quanto riportano i media ufficiali, in merito alla prima reazione della massima leadership di Pechino alla vittoria di Trump alle presidenziali americane.

 

Ma chi è questo Trump con la faccia da pappone?

Donald Trump (razzista, sessista, depravato e senza scrupoli) è un imprenditore, politico e personaggio televisivo statunitense, nasce a New York nel 1946.

Figlio di immigrati tedeschi, il padre era un imprenditore immobiliare sposato con Mary Anne Macleod, arrivata negli Stati Uniti dalla Scozia. È il quarto di cinque figli: a 13 anni viene trasferito dalla The Kew-Forest School all’Accademia militare di New York, 7 anni dopo, lascia la prestigiosa Fordham University per finire gli studi alla Wharton School of the University of Pennsylvania, dove nel 1968 si laurea in real estate immobiliare. La parabola della sua famiglia è quella del sogno americano. Il padre, Fred, cerca fortuna nei supermercati poi l’immobiliare. Riuscirà a farla costruendo, affittando e vendendo abitazioni. I metodi sono quelli dello spregiudicato imprenditore che opera in un mercato, a New York e sulla East Coast, dove vigono pochi scrupoli. Sarà soggetto a varie indagini per corruzione e per discriminazione razziale. Donald, il figlio, negli anni dell’università inizia a lavorare col padre nell’azienda immobiliare di famiglia, la Elizabeth Trump & Son, della quale prende il controllo nel 1971 cambiandone il nome in The Trump Organization. Due anni dopo ne diventa presidente ritrovandosi a gestire più di 14mila appartamenti sparsi in tutta New York. Nel 1978 Trump conclude il primo grande affare acquistando una quota del Grand Hyatt Hotel di Manhattan e 5 anni dopo anche la Trump Tower, con i suoi 58 piani, è uno dei suoi successi. L’edificio però è travolto dall’accusa di aver ingaggiato per i lavori circa 200 operai polacchi che lavoravano in nero con paghe da fame e antiinfortunistica zero….

Trump diventa il simbolo dell’America degli yuppies, idolatrato dagli aspiranti milionari impiegati a Wall Street e corteggiato da riviste, cinema e televisione, che spesso lo vedono in copertina, o ospite per brevi apparizioni. Il libro del 1987 The Art of the Deal, in cui offre i suoi consigli per il successo, diventa un bestseller e ne conferma lo status di massima personalità tra i nuovi ricchi statunitensi. Nel 1984 Trump decide di competere con la mafia imprenditoriale, investe nel business dei casinò e apre il primo ad Atlantic City, nel New Jersey ….

Nel 1996 inizia a collaborare con la tv nazionale NBC, acquistando la Miss Universe Organization, che si occupa dei concorsi di bellezza Miss America, Miss USA e Miss Teen USA. Gli anni Duemila vedono Trump toccare un nuovo picco di popolarità quando, a partire dal 2004, il magnate diventa protagonista del reality show della NBC The Apprentice, programma che vede un gruppo di concorrenti impegnati in una serie di prove imprenditoriali per ottenere un posto di lavoro presso la Trump Organization.

La sua affiliazione ai due maggiori partiti sembra piuttosto ondivaga: negli anni ‘80 si dichiara sostenitore dei Repubblicani di Ronald Reagan (arrivato alla politica dopo una carriera da attore), per poi stringere rapporti d’amicizia personale con Bill Clinton (marito di Hillary) e infine schierarsi apertamente contro Barack Obama, di cui mette in dubbio addirittura l’effettiva nascita nel territorio degli Stati Uniti.

Nel giugno 2015 invece Donald Trump, dopo i suoi precedenti exploit come magnate dell’edilizia e celebrità televisiva, decide di annunciare ufficialmente, dalla sua Trump Tower, l’intenzione di candidarsi per la carica più ambita del paese, quella di presidente degli Stati Uniti. Nei suoi comizi Tramp fa proselitismo e trascina le folle parlando di divieto di immigrazione per i musulmani negli Stati Uniti, isolazionismo politico ed economico, sostegno al possesso di armi per i comuni cittadini, supporto al presidente russo Putin, contrasto all’avanzata cinese, maggiore potere alle forze dell’ordine, stop all’arrivo dei rifugiati e addirittura la proposta di costruire un muro che divida il paese dal Messico per evitare l’immigrazione irregolare….

Secondo la rivista statunitense di economia e finanza Forbes, Trump possiede un patrimonio di circa quattro miliardi di dollari, cifra che lo rende la 405esima persona più ricca del mondo.

Nel luglio del 2016 Tramp diventa il candidato ufficiale del partito repubblicano per la corsa alla Casa Bianca contro la democratica Hillary Clinton.

Il suo insediamento alla Casa Bianca come 45º presidente è previsto per il 20/1/2017, alla scadenza del secondo mandato di Barack Obama.

11 Novembre 2016

Ku Klux Klan donald trump

Il Ku Klux Klan organizzerà il 3 dicembre in North Carolina una ‘parata per la vittoria’ di Donald Trump. Lo ha annunciato il gruppo razzista suprematista sul suo sito internet senza precisare la città in cui si svolgerà la manifestazione. Subito dopo la vittoria di Trump, un ex leader dei cavalieri del Ku Klux Klan, David Duke, aveva rivendicato su Twitter il contributo del gruppo nell’elezione del tycoon. “Non sbagliate, la nostra gente ha svolto un ruolo ENORME!”, aveva twittato: “Il suo non è un piano di marketing elettorale, ma un consiglio politico” per gente come lui. “Questo Paese ha bisogno di sorvegliare le frontiere per difendere il retaggio, garantire la sopravvivenza degli americani bianchi e proteggere il patrimonio”, ha scritto Duke. Ma chi è David Duke e perché è considerato così pericoloso? Duke è il massimo leader del Ku Klux Klan, un’organizzazione estremista statunitense che considera la razza bianca superiore alle altre.

 

Ma quali sono le origini del Ku Klux Klan?

Il Ku Klux Klan è il nome di diverse organizzazioni segrete esistenti negli Stati Uniti d’America a partire dall’Ottocento, con finalità politiche e terroristiche, con contenuti razzisti che propugnano la superiorità della razza bianca….

Nasce nel 1865 come confraternita di ex militari dell’esercito degli Stati Confederati d’America…

Il KKK controllava i governi dell’Indiana, Oklahoma e Oregon oltre ai parlamentari democratici del Sud. Inoltre, rivendicava di aver reso possibile l’elezione del presidente Warren Harding alla Casa Bianca. Al massimo della sua espansione, negli anni venti, il Ku Klux Klan, superava il numero di 4.000.000 di membri e contava molti politici nelle sue file.

 

http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2016/09/23/afroamericano-ucciso-video-moglie-urla-disarmato.html

 

L’ordine ottenuto tramite la sottomissione

e conservato con il terrore non è certo

una garanzia di sicurezza.

E. Goldman

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

 

Tina Anselmi desegretò documenti riguardanti la Resistenza e la P2

1 novembre 2016: i mass media annunciano la morte di Tina Anselmi, prima donna ad aver ricoperto la carica di ministro della repubblica. Tina Anselmi, eletta più volte parlamentare della Democrazia Cristiana, aveva 89 anni. Ma chi era Tina Anselmi?

Nasce nel 1927 nel Veneto in una famiglia cattolica: il padre è un aiuto farmacista di idee socialiste, fu per questo perseguitato dai fascisti.

Il 26/9/’44 decide di prender parte alla Resistenza e diventa staffetta della brigata Cesare Battisti al comando di Gino Sartor, quindi passa al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà e s’iscrive alla DC. Il Corpo volontari della libertà (in acronimo CVL) è stato fondato nel 1944 ed era una struttura di coordinamento generale della Resistenza italiana durante la II guerra mondiale, ufficialmente riconosciuta sia dagli alleati Nato che dal governo Badoglio II.

Nei Corpi volontari della libertà i gruppi partigiani erano eterogenei, c’erano i partigiani bianchi di estrazione cattolica, i partigiani azzurri di tendenze liberali e di sentimenti monarchici ed infine i partigiani rossi di fede comunista (Togliatti – Stalin). Tutti volevano abbattere il regime fascista.

Mentre i partigiani bianchi/azzurri avevano come obiettivo quello di un’Italia atlantica e filo americana i partigiani rossi avevano come finalità quella di instaurare, a guerra conclusa, la dittatura del proletariato e di fare dell’Italia uno Stato satellite della Russia sovietica da cui il Partito comunista prendeva ordini (e denari) tramite Togliatti, stretto collaboratore di Stalin.

Risultati immagini per tina anselmi partigiana

Nel primo dopoguerra, appena ebbe inizio la Guerra fredda e divenne concreto il pericolo di un attacco degli eserciti del Patto di Varsavia, la brigata Osoppo fu inserita legalmente nelle Forze armate italiane. Fu dotata di vertici militari e fatta confluire nelle strutture segrete della Nato.

La Stay Behind – Gladio italiana, era costituita da 5 unità di pronto impiego in regioni di particolare interesse strategico, denominate: “Stella Alpina” nel Friuli, “Stella Marina” nella zona di Trieste, “Rododendro” nel Trentino Alto Adige, “Azalea” nel Veneto e “Ginestra” nella zona dei laghi lombardi.

La struttura, alle dipendenze dell’Ufficio R del Sifar, era articolata in 40 nuclei, dei quali 6 informativi, 10 di sabotaggio, 6 di propaganda, 6 di evasione e fuga, 12 di guerriglia. Inoltre erano state costituite 5 unità di guerriglia di pronto impiego in regioni di particolare interesse. A seguito degli accordi Italia-Usa, nel corso del 1959 la Cia provvide anche a inviare i materiali di carattere operativo da interrare nelle zone sensibili (i cosiddetti depositi Nasco). A partire dal 1963 ebbe inizio la posa dei contenitori. In totale, i depositi Nasco sono stati 139. Gli americani dotarono la struttura anche di un aereo Dakota C47, nome in codice “Argo-16“, fornito per le operazioni di trasporto….

Risultati immagini per base militare sarda di Capo Marrargiu

Centro e quartier generale dell’esercito clandestino di Gladio, fu la base militare sarda di Capo Marrargiu, che divenne il Centro Addestramento Guastatori (Gag). La costruzione della “base” iniziò attorno al 1954. Furono innanzitutto acquisiti i permessi necessari, poi si procedette alla costituzione di una società a responsabilità limitata, la “Torre Marina“, costituita pubblicamente presso il notaio De Martino, che ebbe come soci il generale Musco, allora direttore dei Servizi, il colonnello Santini, capo del Sios-Aeronautica, e il colonnello Fettarappa, dirigente dell’Ufficio R del Sifar. Per consentire di derogare alle norme di legge, che vietavano agli ufficiali di possedere quote azionarie e di costituire società, fu necessaria un’autorizzazione speciale del ministro della Difesa Paolo Emilio Taviani (partigiano bianco).

Per la realizzazione del Centro, la Cia destinò trecento milioni di lire. Il colonnello Renzo Rocca ebbe il compito di sovrintendere alla costruzione della nuova base stay behind italiana. Il Centro fu dotato, oltre delle strutture per l’ospitalità, anche di bunker sotterranei, apparati di radiotrasmissione a lunga distanza, poligoni di tiro, zone per i corsi sull’uso degli esplosivi, aule per le lezioni di carattere ideologico (destra bianca e sinistra cristiana), attrezzature subacquee per l’addestramento di uomini-rana, un piccolo porto, due piste d’atterraggio per aeroplani e una per gli elicotteri. Presso la scuola sarda si tennero corsi di preparazione alle tecniche della “guerra non ortodossa“, su temi quali sabotaggio, guerriglia, infiltrazione (nuclei clandestini dello stato infiltrati nei movimenti di lotta), esfiltrazione e occultamento e riesumazione di depositi Nasco. In pratica si trattava di imparare tecniche di sabotaggio, di guerra a bassa intensità, di favorire l’introduzione clandestina di gruppi di reparti speciali alleati sul territorio occupato, di favorire l’uscita senza rischi dal territorio occupato di persone di rilevanza: politici, scienziati, spie, oltre agli elementi dei gruppi entrati clandestinamente.

Controllavano le reti Stay behind italiane (Gladio), contattarono e protessero giovani neofascisti che furono poi coinvolti in una serie di operazioni terroristiche (stragi di stato), di cui furono falsamente accusati anarchici per screditare la sinistra.

Risultati immagini per Piano Solo” fatto solo dai carabinieri

Gladio entra indirettamente anche nella vicenda del cosiddetto “Piano Solo” fatto solo dai carabinieri. Questo fu un piano predisposto dal generale massone De Lorenzo, capo del Sifar, che elaborò un progetto di golpe nel 1964, da attuarsi nel caso in cui il Governo di centro sinistra (presieduto da Aldo Moro) non ridimensionasse le sue istanze riformiste. Il Piano Solo prevedeva, oltre l’occupazione di obiettivi strategici nelle principali città italiane, anche l’arresto di oltre 700 dirigenti comunisti e socialisti, sindacalisti, intellettuali di sinistra ed esponenti della sinistra Dc da deportare poi in Sardegna, proprio nella base di Capo Marrangiu. Sulla vicenda il governo pose il segreto di stato. La Gladio organizzò anche la “strage alla questura di Milano“. L’ esecutore della strage fu Gianfranco Bertoli che risultava però stipendiato dal Sifar e legato al gruppo di destra Pace e Libertà, organizzazione fondata dal partigiano bianco Edgardo Sogno…..

Nel ‘45 Tina Anselmi si laurea in Lettere all’Università cattolica di Milano e trova lavoro alla CISL come dirigente del sindacato dei tessili (dal 1945 al ‘48) e del sindacato degli insegnanti elementari (dal 1948 al ‘55). Nel 1950 aiutò a fondare la CGIL ….

Nel 1959 entra nel consiglio nazionale dello Scudo crociato, ed è deputata dal 1968 al ‘92.

Ha fatto parte del partito democristiano di centrodestra nei governo di Andreotti: IV e V (dal ‘47 al ‘50), e del governo di Andreotti III (26/7/1960 – 21/2/’62, 23/2/’66 – 24/6/’68, 29/7/’76 – 11/3/’78). Nel 1981, nel corso della VIII legislatura, è nominata presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia massonica P2, col compito di de secretare i documenti militari (segreto di stato – Top secret) che riguardava il periodo storico della resistenza partigiana; il lavoro terminò nel 1985.

Ma chi era Licio Gelli?

Era il solito borghese, arrivista, ambiguo e senza scrupoli che faceva l’imprenditore e il faccendiere, maestro venerabile della loggia massonica segreta P2 (una costola del Grande Oriente d’Italia) formata da alte gerarchie militari. Nel corso degli anni, Gelli è stato indagato in numerose inchieste che riguardavano la “strategia della tensione”: inchieste sulla P2, sul crac del Banco ambrosiano di Roberto Calvi, sull’assassinio del giudice Vittorio Occorsio, sull’omicidio del giornalista di «Op» Mino Pecorelli, sugli attentati di destra ai treni in Toscana, sulla strage di Bologna, su quella dell’Italicus. …

Durante l’ultimo conflitto mondiale, Gelli aveva avuto contatti, fin dal 1942, coi servizi segreti inglesi, poi, a partire dagli ultimi mesi del 1944, con il Cic (Counter Intelligence Corps) della V armata americana. Forte di tali rapporti, aveva fatto il doppio gioco: vicino ai giovani fascisti repubblichini toscani (tra i quali il futuro senatore missino Giorgio Pisanò), in stretto collegamento col comando tedesco, ma al tempo stesso collaborava con la Resistenza antifascista ….

Licio Gelli fu arruolato nel dopoguerra (come tanti altri fascisti e nazisti) nell’esercito invisibile che gli “alleati” avevano approntato, dopo la vittoria contro Hitler e Mussolini, per combattere la nuova guerra, la «guerra non ortodossa» contro il comunismo….

Entrato nella massoneria aveva contribuito a selezionare, dentro l’esercito, gli ufficiali anticomunisti disposti ad avventure golpiste. Nel colpo di stato del dicembre 1970, aveva il compito di entrare al Quirinale e trarre in arresto il presidente della rep. Giuseppe Saragat.

Dopo il 1974, la strategia della guerra segreta contro il comunismo cambia: basta con la contrapposizione diretta, coi progetti stragisti o apertamente golpisti, sostituiti da un più flessibile programma di occupazione, attraverso uomini fidati, di tutti gli ambiti della società, di tutti i centri di potere. La massoneria gli fornisce le strutture e le coperture necessarie a organizzare questo club del doppio Stato. Decolla così la loggia massonica P2 di Licio Gelli, circolo dell’autoritarismo atlantico. Il capo occulto della Loggia P2 sarebbe stato l’onorevole democristiano cattofascista Giulio Andreotti, meglio conosciuto come “il gobbo malefico”…

[Nella foto: Gelli (al centro) con Andreotti (a destra) all’inaugurazione dello stabilimento Permaflex di Frosinone]

Fu avanzata dalla Commissione Anselmi l’ipotesi che la lista trovata a Villa Wanda non fosse l’elenco completo degli aderenti, e che molti altri importanti personaggi iscritti alla P2 siano riusciti a non restare coinvolti nelle indagini successive alla scoperta della lista. I documenti trovati, testimoniavano dell’esistenza di un’organizzazione che mirava a prendere il possesso delle leve del potere in Italia. Il “piano di rinascita democratica” (un elaborato studio di fattibilità) sequestrato qualche mese dopo alla figlia di Gelli, conteneva un piano geopolitico economico militare che prevedeva la penetrazione di esponenti della loggia P2 nei settori chiave dello stato italiano, indicazioni per l’avvio di opere di selezionato proselitismo e, opportunamente, anche un preventivo dei costi per l’acquisizione delle funzioni vitali del potere: «La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini ambiziosi, senza scrupoli e ben selezionati, di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo». A chiare lettere si indicavano come fini primari il riordino dello stato in senso istituzionalistico, il ripristino di un’impostazione selettiva (classista) dei percorsi sociali, insomma una svolta autoritaria. La scalata della P2 ai media italiani, iniziò dall’obiettivo più ambito: il Corriere della Sera, il quotidiano nazionale più diffuso. Per questa operazione Licio Gelli fu coadiuvato dal suo braccio destro Umberto Ortolani, dal banchiere Roberto Calvi, dall’imprenditore Eugenio Cefis e dalle casse dello IOR, l’Istituto opere religiose del vaticano.

Il 17/10/1981 a villa Vanda, vennero trovate le famose liste degli affiliati alla loggia massonica P2: parlamentari, generali dei carabinieri, generali della guardia di finanza, generali dell’esercito italiano, generali dell’aeronautica militare, ammiragli, vari magistrati e funzionari pubblici, i direttori e molti funzionari dei vari servizi segreti, diversi giornalisti ed imprenditori, militari e forze dell’ordine, uomini politici, dirigenti ministeriali, 49 banche, industriali, medici, docenti universitari, commercialisti, avvocati, dirigenti industriali, imprenditori, magistrati, liberi professionisti, i presidenti di Società private, Società pubbliche (dirigenti), segretari politici, associazioni varie, dirigenti RAI, Enti assistenziali e ospedalieri, diplomatici, Compagnie aeree, dirigenti comunali, società pubbliche (presidenti), architetti, funzionari regionali , antiquari, compagnie di assicurazione, dirigenti editoriali, alberghi (direttori), consulenti finanziari, editori, notai, scrittori, provveditori agli studi, sindacalisti, commercianti. La loggia massonica P2 si era radicata in 16 delle 20 regioni italiane: Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna, Umbria.

Anche nel caso Moro, la presenza di Gladio sembra impressionante. La mattina della strage, il colonnello del Sismi Camillo Guglielmi, istruttore presso la base Gladio di Capo Marrargiu, si trovò a passare proprio nel momento in cui il presidente Moro stava per essere rapito dai brigatisti. Anche la stampante modello Ab Dick 360 T (matricola n° 938508) utilizzata dalle Br per i loro comunicati durante il sequestro Moro, sembra provenisse dall’ufficio del Raggruppamento Unità Speciali (Rus), ovvero l’ufficio che provvedeva all’addestramento dei gladiatori. Moro parlò di Gladio ai suoi carcerieri, (durante il suo “processo” da parte delle Br) e lo scrisse anche nel memorandum…

Per questo la vicenda legata al memoriale che racchiude le rivelazioni dello statista è molto contorta, con smarrimenti di carte e ritrovamenti casuali, sino alla morte del generale Dalla Chiesa (ufficialmente ucciso dalla mafia), che entrò in possesso di quelle carte….

Anche la morte della giornalista Graziella De Palo e del redattore Italo Toni sembra essere un omicidio eseguito da Gladio. I due reporter, rapiti il 2/9/1980 in Libano e poi uccisi, stavano svolgendo un’inchiesta giornalistica su un presunto traffico internazionale di armi tra l’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e l’Italia e sui campi di addestramento palestinesi situati nel sud del Libano. Le inchieste condotte sulla morte dei due giornalisti, furono depistate da parte dei servizi segreti italiani. Il generale piduista Giuseppe Santovito, direttore del Sismi, e il piduista colonnello Stefano Giovannone, capocentro dei Servizi a Beirut dal 1972 al 1981, risulteranno entrambi legati a Gladio. Precisiamo che i direttori del Sid erano: il generale P2 Vito Miceli, filo arabo, mentre il generale Piduista Maletti era legato invece ai servizi israeliani e americani…

La struttura Gladio fu ufficialmente sciolta nel novembre del 1990.

Risultati immagini per moro e gladio

Dunque in Italia si fronteggiavano due “Gladio”: la Gladio bianca, sovvenzionata dalla Nato, e la Gladio rossa, braccio armato del Pc, sovvenzionata dalla Russia . Entrambe queste strutture, erano costituite solo dai vertici di coordinamento militare e da un livello superiore (ed estero) di “regia”. La loro base poggiava sulle varie strutture paramilitari di centrodestra (Gladio bianca) e di sinistra (Gladio rossa). Facevano quindi capo a Gladio strutture come la “Brigata Osoppo“, “MAR“, ma anche “Ordine Nuovo” e “Avanguardia Nazionale“.

Pian piano, le strutture “bianche” si sciolsero e confluirono nelle strutture più radicali e militariste di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. Queste erano in stretto legame col SID che garantiva, da un lato la copertura del legame fra queste strutture di estrema destra e Gladio, dall’altro lato, col segreto militare, il fatto che queste stesse strutture fossero parte integrante della struttura militare della NATO.

Già dagli anni ‘60 la P2 di Gelli era molto attiva. Con la sua rete di iscritti soprattutto nelle forze armate e nei servizi segreti, era nelle condizioni di garantire già tutta la copertura necessaria. La P2 costituiva il raccordo fra le istituzioni e le bande armate. Le stragi fino al 1969, dovevano servire affinché, nel dicembre del 1969, Mariano Rumor dichiarasse lo ‘stato di emergenza’ (stato di polizia – dittatura militare), che ne consentisse l’instaurazione anche in Italia.

Il depistaggio compiuto dai Servizi segreti e più in generale dagli apparati di sicurezza nei confronti della magistratura riguardano soprattutto i fatti che si sono verificati dal 1969 al ‘74. I Servizi volevano impedire che i giudici scoprissero l’esistenza di Gladio, coperta dal segreto atlantico, e di quella vasta rete di organizzazioni paramilitari clandestine legate agli apparati politici.

Il capo del SID, il piduista Miceli, nel 1974 viene interrogato dal giudice tamburino e dichiara, con una inquietante lungimiranza: “Ora non sentirete più parlare di terrorismo nero, ora sentirete parlare soltanto di terrorismo rosso”. La prima talpa infiltrata all’interno delle Br fu Marco Pisetta; poi ci fu Francesco Marra paracadutista addestratosi in Toscana e in Sardegna all’uso delle armi e specializzato nella pratica delle “gambizzazioni”. Per sua stessa ammissione, Marra si era infiltrato nelle Br per conto del brigadiere Atzori, braccio destro del generale dei carabinieri Francesco Delfino. I carabinieri fecero infiltrare all’interno delle Br Silvano Girotto “Frate Mitra”, un ex francescano con dei trascorsi di guerrigliero in Bolivia ma che tra le forze extraparlamentari (Lotta Continua in primis) godeva di una fama di tutto rispetto, e che riuscì a far catturare l’8/9/’74 i due capi storici delle Brigate Rosse: Alberto Franceschini e Renato Curcio.

L’8 giugno 1974 prima dell’arresto, Franceschini e Curcio erano entrati negli uffici milanesi del P2ista Edgardo Sogno impadronendosi di centinaia di lettere e elenchi di nomi di politici, diplomatici, militari, magistrati, ufficiali di polizia e dei carabinieri (tutta la rete delle adesioni al cosiddetto “Golpe bianco” preparato dall’ex partigiano liberale con l’appoggio della Nato)…..

Ma non finisce qua: Andreotti, presidente del Consiglio, e Cossiga, ministro dell’Interno, avevano istituito, la mattina del 16/3/1978, un “comitato di crisi” per la gestione del sequestro Moro. Esso era composto da uomini della P2, ostili a Moro e al ‘Compromesso storico’ e controllati da Licio Gelli. Del comitato di crisi facevano parte: Federico Umberto D’Amato (tessera P2 n 554), capo dell’Ufficio affari riservati del Viminale, il generale Giuseppe Santovito, (tessera P2 1630), capo del Sismi, vertice di Gladio controllato da Andreotti e da Cossiga, il generale Giulio Grassini, (tessera P2 1620), capo del Sisde, il generale Raffaele Giudice, (tessera P2 n 535) comandante della Guardia di Finanza, il prefetto Walter Pelosi, capo del Cesis, tessera n 754), Giovanni Torrisi, capo di stato maggiore della marina militare (tessera P2 n 631), Franco Ferracuti (tessera 2137), agente della CIA; Pietro Musumeci, vice capo del Sismi (tessera 487); tutti affiliati alla Loggia di Licio Gelli. La scelta di questi personaggi, coinvolti in trame parallele, venne decisa da Andreotti di concerto con Cossiga.

Risultati immagini per arresto Alberto Franceschini

Alziamo il livello culturale per evitare che “chi sa domina chi non sa”. 

Alberto Franceschini ce l’ha confermato facendosi 20 anni di galera per niente, trasmettendoci però, soprattutto alle nuove generazioni, un messaggio: a 20 anni è facile essere impulsivi e utopisti, più difficile è non essere manovrati, perché si conosce solo “la metà della mela”……

 

L’individuo scevro di pregiudizi,

l’essere umano che ragiona e opera secondo

la mente ed il cuore gli suggeriscono,

non sente il bisogno di avere

dei pastori, dei capitani, dei direttori.

(P. Gori)

 

Cultura dal basso contro i poteri forti e le loro guerre segrete

Rsp (individualità Anarchiche)

No Tav: stato di polizia – stato d’assedio

140 anni di carcere per i compagni No Tav che si sono ribellati alle ingiustizie sociali

No Tav: dalla mediazione al compromesso, risultato 140 anni di carcere per i compagni che coraggiosamente hanno difeso la val Susa da uno stato di polizia (dittatura militare) insediatosi apposta per difendere gli interessi (gare d’appalto miliardarie) e le speculazioni della massomafia (stato-mafia). Le linee ferroviarie al centro delle proteste No Tav sono state contestate principalmente per via del costo eccessivo rispetto alla loro utilità. Questi treni ad alta velocità sono stati costruiti senza tener conto nemmeno dell’impatto ambientale e dei danni sulla salute umana. Gli abitanti della valle, sono riusciti ad organizzarsi per protestare contro la militarizzazione, hanno cominciato a ribellarsi contro questa ingiustizia e contro queste invasioni, senza chiedere il consenso degli abitanti, imposte da un sistema capitalistico sempre più ingordo, spregiudicato e sempre più avaro nei confronti del più debole, che da secoli, paga le conseguenze socioeconomiche e salutari, di un sistema perverso che guarda solo il profitto a tutti i costi. Il treno ad alta velocità è stata una finanziaria europea sbagliata, che ha ingrassato solo i soliti ”furbetti del quartierino” cioè ne hanno beneficiato solo i componenti della borghesia massomafiosa (imprenditori, commercialisti, notai, banchieri, magistrati, sindaci, politici, sbirri, capi mafia, mammasantissima) …..

Risultati immagini per 140 anni di carcere per i compagni No Tav

12 ottobre 2016: Sono 47 le condanne chieste dal procuratore generale del Piemonte, Francesco Saluzzo, al maxi processo per gli scontri in Valle di Susa del 2011. Gli imputati erano 53, ma 5 posizioni sono state stralciate e verranno giudicate in un processo separato. La somma complessiva delle condanne chieste supera i 140 anni di carcere. L’accusa ha anche chiesto la condanna di quegli imputati che in primo grado erano stati assolti. “Nessuno di loro ha preso le distanze dai fatti del 27/6/2011, durante lo sgombero del presidio No Tav alla Maddalena di Chiomonte, (dove gli sbirri usarono la violenza su donne, anziani e giovani), e del 3 luglio 2011, quando attivisti giunti da tutta Italia difesero la valle dall’invasione e dalle recinzioni militari appena installate, gli sbirri sparando contro i manifestanti lacrimogeni al Gs ritenuti pericolosi dalla convenzione di Ginevra nel 1993. Ma vengono usati abitualmente dalle polizie di tutto il mondo per attaccare i manifestanti che protestano…

Due giorni prima delle condanne ai no Tav, la massomafia aveva incrementato ulteriormente il guadagno sul business dell’alta velocità… come dire: dopo la condanna ingiusta, pure la beffa !!!!

 

 

Il tunnel esplorativo della futura Torino-Lione diventa galleria d’arte

10 ottobre 2016

Risultati immagini per Il tunnel esplorativo della futura Torino-Lione diventa galleria d'arte

Telt, la società incaricata di costruire e gestire la nuova linea ferroviaria ad alta velocità, ha promosso nella galleria di Chiomonte, in valle di Susa, l’allestimento di murales realizzati da artisti italiani e francesi. ‘Tunnel Art Work’ è stata inaugurata oggi alla presenza del presidente della società Hubert du Mesnil, del direttore generale Mario Virano, dell’assessore alla Cultura del Piemonte, Antonella Parigi e del curatore del progetto, Luca Beatrice. Le opere sono dell’artista milanese Simone Fugazzotto, 33 anni, di Laurina Paperina, trentaseienne trentina, e del francese Ludo, 40 anni. Le visite, gratuite, possono essere prenotate presso Telt.

Le opere d’arte si trovano a 2.000 metri di profondità nel tunnel, che a fine lavori sarà lungo 7,5 chilometri, e sui due vagoni del convoglio utilizzato per il trasporto del personale e dei visitatori all’interno della galleria.

Ma torniamo indietro nel tempo proponendo un volantino fatto da noi (Rsp) alla fine degli anni ‘90, per evitare di dimenticare tutta la merda che c’è dietro gli interessi sull’alta velocità, che ancora oggi esiste, e ci sguazza ancora in questo contesto sociale di grande crisi economica, si arricchisce sempre di più con soldi sporchi mentre noi poveracci stiamo andando in miseria:

Meditate mediocri, meditate …..

 

I 100 km che dal capoluogo piemontese giungono al confine francese di Modane sono stati teatro dei ricatti mafiosi dei clan calabresi insediati a Bardonecchia, dei traffici d’armi dell’armeria Brown Bess di Susa, delle azioni a fine anni ’70, dei terroristi di Prima Linea, delle attività non sempre limpide degli uomini dei servizi insediati da Dalla Chiesa per reprimere lo stesso terrorismo e poi rimasti in valle sull’orlo di una imbarazzante disoccupazione….

Baita Clarea

Al centro delle inchieste anche la Sitaf, la società che ha costruito l’autostrada per Modane, era intenzionata ad entrare anche negli appalti sull’alta velocità, mafiosi, agenti dei servizi disoccupati, ufficiali dei carabinieri, tutto quello che non dice l’inchiesta-farsa sulla pista anarchica che nasconde una valle di misteri, intrighi, ricatti che ha prodotto da sola, più indagini dell’intera provincia di Torino. Una valle crocevia, non solo in senso geografico.

La stessa procura di Torino ,è stata sommersa da esposti, accuse e trattazioni. La sigla degli “ecoterroristi” compare per la prima volta a firmare 2 attentati compiuti fuori dalla valle, a Settimo Torinese e a Rondissone, tra la fine dell’ 89 e l’inizio dell’ 90. Due attentati ai tralicci Enel che trasportano in Italia energia prodotta da Superphoenix, il surgeneratore nucleare francese di Creis Malville, vicino a Lione. Il primo dei due attentati fallisce, il secondo raggiunge l’obiettivo. Azioni attribuite a spezzoni deviati dei servizi segreti impegnati a combattere per conto terzi una guerra commerciale sulla approvvigionamento dell’energia. Il verminaio della Val Susa comincia ad essere scoperchiato invece 17/6/’93 con l’arresto dei titolari dell’armeria Brown Bess di Susa, Luisa Duodero e il figlio, Andrea Torta.

Risultati immagini per armeria brown bess di susa

I due sono accusati di traffico d’armi per aver fatto sparire 397 pistole. Finite a chi ? con quale complicità? Il 12/12/1994, il processo si chiude con la condanna dei due armieri e, nella requisitoria finale, il Pm avanza il sospetto che i due abbiano gestito il traffico grazie alla complicità di pubblici ufficiali. I responsabili dei carabinieri nella zona, avevano infatti reso dichiarazioni evasive al processo. La svolta dell’inchiesta arriva nel marzo ’95 con una serie di esposti presentati in procura dall’ex maresciallo dei carabinieri di Susa, Germano Tessari, già uomo dei servizi antiterrorismo di Dalla Chiesa. Tessari suggerisce ai magistrati di interrogare un altro personaggio legato ai servizi, Franco Fuschi, fino ad allora sconosciuto alle cronache. Forse per rendere il “favore” all’ex amico Tessari, Fuschi si rivela più collaborativo del previsto e inizia una fluviale serie di rivelazioni e auto accuse. Alcune di queste, saranno ritenute inverosimili e archiviate come casi di millantato credito (l’asserita partecipazione di Fuschi all’attentato di Piazza Fontana e addirittura all’omicidio Calvi). Sono invece ritenuti credibili i racconti dell’ex agente dei servizi su 11 omicidi compiuti da lui stesso nel torinese e mai scoperti. Inoltre, La procura approfondisce con lo stesso Fuschi l’inchiesta sul traffico d’armi e sui misteriosi ritrovamenti di pistole e di esplosivi avvenuti in Valle negli ultimi anni. Com’era prevedibile, Fuschi coinvolge pesantemente nelle sue rivelazioni l’oramai ex amico Tessari, accusandolo di aver organizzato, insieme ai servizi segreti un traffico d’armi dell’armeria. Germano Tessari è stato maresciallo del cc di Susa fin dal ’90.

Nel corso della sua lunga permanenza da sbirro si è occupato, oltre che di Prima linea, anche di vicende minori, è stato lui ad esempio, ad arrestare nel ’81 Silvano Pellissero, uno dei frequentatori dei centri sociali accusati degli attentati contro l’alta velocità. Pellissero viene arrestato col padre, in seguito all’esplosione nel pollaio di casa a Bussoleno, di un rudimentale ordigno. Nella stessa abitazione vengono trovati fucili e pistole ma una perizia del tribunale sosterrà che si trattava di vecchie armi in disuso, Pellissero otterrà la condizionale. Terminata nel’90 la carriera di maresciallo, Tessari si dedica alla politica e viene eletto nello stesso anno assessore ai servizi sociali di Susa e consigliere provinciale nelle liste del PSDI. Nel ’92, si alza in consiglio provinciale per una circostanziata denuncia contro la corruzione alla Sitaf (la vicenda porterà successivamente al processo e alla condanne di due funzionari della società). Nel ’94 lascia il consiglio provinciale tentando di farsi candidare dai progressisti alle elezioni politiche. All’inizio del ’95 vengono ritrovati 100 candelotti di dinamite all’interno di una galleria in costruzione dell’autostrada Torino-Bardonecchia. Altri Ritrovamenti di esplosivi sono effettuati nelle settimane seguenti.

Nel marzo del ’95 la Sitaf assume Tessari, che pure aveva pesantemente attaccato la società solo tre anni prima, come responsabile della sicurezza per tutelarsi dai rischi di attentato. Effettivamente i ritrovamenti cessano ma nel dicembre del ’96, nel ambito delle nuove indagini sull’armeria di Susa, sono perquisiti l’ufficio e L’abitazione di Tessari, dove l’ex maresciallo custodiva apparecchiature di intercettazione ambientale…..

L’ex carabiniere dei servizi ha continuato a lavorare nel settore? Ma le rivelazioni del loquace Fuschi riguardano anche altri esponenti dei servizi. ln particolare i 2 agenti del SISDE Dante Caramellino e Raffaele Guccione: “Con loro, (ha detto Fuschi ai magistrati), ci mettevamo d’accordo.

Una volta hanno messo un po’ di armi in un furgone a Rivoli per poi farcele ritrovare, naturalmente al termine di una brillante operazione”. Iniziativa da agenti disoccupati o un mezzo per effettuare nuovi ricatti? Forse non lo sapremo mai, perché l’inchiesta è stata archiviata per scadenza dei termini. Il 19/4/’96, mentre viene interrogato in procura, Fuschi si fa accompagnare in bagno e si spara alla tempia. Sopravvivrà ma da quel giorno la storia delle sue rivelazioni diventa di dominio pubblico. Pochi mesi dopo, in questo scenario di intrighi e ricatti, comincia la serie dei 13 attentati contro l’alta velocità che si apre il 23/8/’96 e si chiude il 10/11/’97. Solo 3 di questi attentati sono firmati dal Gruppo “Lupi Grigi, Val Susa libera“. I pm Maurizio Laudi e Marcello Tatangelo, fanno arrestare dai cc dei ros gli anarchici Silvano Pellissero, Edoardo Massari e la sua compagna Maria Soledad Rosas.

Risultati immagini per funerale edoardo massari

Silvano viene arrestato poco dopo aver casualmente scoperto la presenza sulla vettura di una microspia. Edoardo (Baleno) e Soledad vengono arrestati dopo un assedio di qualche ora, all’interno della Casa occupata di Collegno, che viene perquisita e sgomberata. A detta dei carabinieri e della stampa viene scoperto un arsenale: un bengala usato, spacciato per “pipe-bomb” e alcune bottiglie di carburante fatte passare per molotov. Per gli squatter e gli autonomi torinesi, l’affronto meschino, fatto dallo stato non è altro che l’ennesima provocazione a danno dei posti occupati. La protesta si concentra sugli occupanti arrestati, sugli sgomberi e sulla violenza della polizia. “Squatting” significa occupare stabili vuoti per viverci, il che è per molti una necessità.

Gli Squatter nascono come movimento in Italia negli anni’80 e si caratterizzano dalle lotte sulle problematiche sociali e ambientali del proprio territorio. Sempre alla ricerca di giustizia sociale, e della libertà a tutti i costi, all’interno di un mondo di merda gerarchico che non funziona, ignora i troppi soprusi, e non rappresenta chi rifiuta di adattarsi a questo sistema capitalistico perverso. Il 28 marzo Edoardo Massari viene trovato morto impiccato nella sua cella del carcere delle vallette a Torino, dopo un pressante interrogatorio (terrorismo psicofisico). Si tratta del solito omicidio occulto, o è l’estrema ribellione contro la segregazione della propria vita, vissuta in ogni momento fuori e contro la logica imposta dal meccanismo lavora-produci mangia-consuma-caga-crepa? Baleno si è trovato di fronte a quella morte quotidiana che è il carcere, che si presenta come una cancrena che ti mangia l’anima a poco a poco. II ministro dell’interno e il capo della polizia insieme al prefetto dl Torino si contattano, preoccupati per le conseguenze che questa morte potrebbe avere, cioè la ribellione degli squatter. Silvano, rinchiuso nel carcere di Cuneo, inizia lo sciopero della fame. A Soledad, dopo la morte del compagno, vengono concessi gli arresti domiciliari in comunità, ma dopo l’esperienza del carcere (torture psicofisiche), i magistrati decidono di mandarla in una comunità-business, l’11/7/’98 si toglie la vita…..

Uno striscione degli squat riassume la sete di giustizia che ancora oggi non si è placata: “Sole e Baleno suicidati dallo stato“. Dei 13 attentati, 2 sono contro le centraline elettriche delle gallerie autostradali della Sitaf. Gli altri attentati non riguardano l’alta velocità ma ripetitori Mediaset o Omnitel.

I magistrati della procura affermano che non esiste prova che i 3 arrestati siano stati coinvolti direttamente nelle 13 azioni al centro dell’inchiesta, infatti sono stati accusati per altri 3 attentati minori. Quale dunque il filo che legherebbe i tre ai gruppi che hanno rivendicato le azioni in val Susa? E’ solo il volantino inneggiante ai “lupi grigi” ritrovato in casa Pellissero? O il vecchio vizio dei servizi segreti che, per coprire le loro porcherie massomafiose, incastrano il “solito ragazzotto ingenuo di campagna”…..

Risultati immagini per maria soledad rosas

 

Per approfondimenti sul malaffare che emerge dietro l’alta velocità, vi consigliamo di leggere questi siti:

25 agosto 2015: Graziano Delrio incontra i sindaci favorevoli al TAV

http://www.notavtorino.org/documenti-05/diario-14-04-1999.pdf

http://www.globalist.it/news/articolo/207315/tav-e-salerno-reggio-monorchio-jr-in-manette-lunardi-jr-indagato.html

 

Gli spiriti liberi non sono fatti per essere domati, hanno bisogno di restare liberi finché non trovano qualcuno di altrettanto selvaggio con cui correre !!!

 

Rsp (individualità Anarchiche)

Intrecci sporchi tra forze dell’ordine e massomafia…

Poliziotti arrestati a Milano con l’accusa di associazione per delinquere e spaccio di stupefacenti

7 novembre 2013

Tre poliziotti sono stati arrestati a Milano con le accuse di associazione per delinquere, peculato e detenzione e spaccio di stupefacenti perché avrebbero messo in atto una serie di blitz fuori dalle regole portando via soldi e droga ad alcuni immigrati. I tre sono agenti della Polfer di Lambrate.

Oggi i tre sono finiti in carcere su ordine del gip di Milano Manuela Scudieri, che ha accolto le richieste di custodia cautelare del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e del pm Paolo Filippini che hanno coordinato le indagini. Secondo l’accusa, i 5 poliziotti (gli altri due sono indagati) avrebbero per oltre un anno effettuato blitz senza verbalizzare alcunché o scrivendo il falso negli atti.

A casa di uno degli agenti, Ezio O., nel corso delle perquisizioni era stata trovata una ”busta trasparente” di cellophane ”contenente della polvere di colore bianco, presumibilmente della sostanza stupefacente”. Poi ancora una busta con sostanza ”tipo cocaina” per circa ”6,6 grammi”. Dentro una ”cassaforte”, invece, oltre un centinaio di ”cartucce per fucile” e più di 40mila euro in contanti. Nell’abitazione di un altro agente, Clodomiro P., invece, i carabinieri avevano trovato dentro una scatola in un giubbotto tanti gioielli in oro, tra cui, ad esempio, un ”pendaglio verosimilmente in oro giallo raffigurante un continente africano”. E gli sono stati sequestrati 2.300 euro, anche in banconote da 500 euro. L’avvocato Piazza, tra ottobre e novembre 2012, aveva presentato in Procura un esposto nel quale parlava di un marocchino ”fermato, ammanettato e perquisito”, assieme a un connazionale, e a cui sarebbero stati sottratti seimila euro.

Dei tre poliziotti arrestati oggi a Milano, due sono finiti in carcere e un altro è stato messo agli arresti domiciliari. In particolare, la custodia cautelare in carcere è stata disposta per Ezio Orsini e per Clodomiro Poletti, mentre i domiciliari sono stati disposti per Gianluca D’Acunto. Altri due agenti della Polfer di Lambrate, invece, sono indagati a piede libero.

Il sospetto è che la droga sequestrata senza verbalizzazioni venisse usata dagli agenti…..

Ma non è finita qua !!!

Risultati immagini per arrestati tre poliziotti tra le 16 persone finite in manette a Caserta

Anche nell’ottobre 2015 sono stati arrestati tre poliziotti tra le 16 persone finite in manette a Caserta per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, allo spaccio di droga, all’usura, alla truffa, al falso, alla corruzione, alla concussione e all’abuso d’ufficio. Tra le accuse contestate agli agenti, quella di peculato per aver utilizzato l’auto di servizio per attività non istituzionali avendo “scortato” la vettura del cantante Gigi D’Alessio per consentirgli di giungere in tempo ad una manifestazione artistica. I tre avrebbero fatto sesso a pagamento nelle auto di pattuglia e nei locali del commissariato di Marcianise.

Le 16 persone arrestate sono inserite in due organizzazioni criminali attive nei territori di Marcianise, Caserta e dei comuni limitrofi, legati al clan Belforte. Le indagini hanno scoperto un sistema di vendita itinerante, organizzato da un pregiudicato, il quale utilizzava come base logistica dello spaccio, un negozio di articoli sportivi di Marcianise. Lo scambio avveniva in luoghi preventivamente concordati e talvolta anche all’interno del negozio, allo scopo di sfuggire alle forze dell’ordine.

L’altro gruppo criminale si avvaleva di una fitta rete di pusher per lo spaccio, che acquistava sulla piazza napoletana rifornendosi da un pregiudicato legato da vincoli di parentela al clan dei Tolomelli, egemone nel quartiere Sanità di Napoli. I due sodalizi criminali, godevano delle connivenze e della complicità di tre poliziotti in servizio presso il Commissariato di Marcianise che “orientando” le indagini su gruppi criminali concorrenti, fornivano una sostanziale copertura.

Uno dei poliziotti è risultato in organico alla prima organizzazione consegnando le dosi di cocaina ad un ristretto gruppo di clienti prevalentemente imprenditori e professionisti, provvedendo al recupero dei crediti derivanti dall’acquisto delle dosi ed al riciclaggio dei proventi, in parte versati sul suo conto corrente, e alla monetizzazione di assegni che il pregiudicato a capo del gruppo riceveva a garanzia delle attività usurarie per le quali è indagato. In altre circostanza i poliziotti glissavano sull’attività di spaccio del secondo gruppo per ottenere notizie confidenziali che permettevano loro di portare a termine operazioni di polizia giudiziaria per accreditarsi nei confronti dei superiori.

 

Poliziotti si sostituiscono alla mafia e chiedono il pizzo agli imprenditori….

 Palermo 12 Ottobre 2016

Tre agenti della Polizia Stradale sono stati arrestati con l’accusa di corruzione, concussione e falso.

Ad accusare gli agenti è stato un imprenditore. I poliziotti avrebbero preteso per mesi da alcuni commercianti e imprenditori somme di denaro minacciando le vittime che, se non avessero pagato, avrebbero subito multe e controlli continui.

Le vittime hanno deciso di denunciare tutto. È così scattata l’inchiesta della sezione reati contro la pubblica amministrazione della Mobile, diretta da Silvia Como. I tre sono agli arresti domiciliari.

I poliziotti arrestati dalla squadra mobile sono Nicolino Di Biagio, Giuseppe Sparacino e Francesco Paolo Minà. Titolare dell’inchiesta è il pm di Palermo Pierangelo Padova. Le vittime erano piccoli imprenditori e commercianti e due di loro hanno denunciato le vessazioni.

I tre poliziotti per cancellare i verbali o ridurne l’importo ricevevano regali e soldi.

 

Sono 13 i poliziotti arrestati e momentaneamente sospesi dal servizio a Noli

Risultati immagini per Napoli, arrestati 13 agenti e sottufficiali della Polizia Stradale

14 ottobre 2016

In provincia di Napoli per quello che riguarda la cronaca, non si parla solo di Camorra e della recente guerra in atto nelle periferie della città. Il Ministero degli Interni ora dovrà giustificare un evento grave, ovvero l’arresto di 13 poliziotti della sezione di Polizia Stradale, che minacciavano gli automobilisti al fine di estorcere denaro.

Le indagini, partite a seguito di una denuncia per estorsione presentata da un imprenditore del Nolano, hanno fatto sì che la Procura delegasse le indagini del caso agli stessi colleghi dei presunti rei.

Le indagini, hanno portato a l’arresto di ben 13 poliziotti accusati a vario titolo, sia agenti che sottufficiali, di concussione, falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali, false dichiarazioni, danneggiamento e altro. Tra i vari episodi che incastrano i poliziotti, risalta all’occhio, un presunto inseguimento con tanto di sparatoria, inscenato dagli agenti al fine di richiedere un riconoscimento per l’operazione di servizio.

 

Ma le malefatte degli sbirri mafiosi continuano ad aumentare!! Gli sbirri cocainomani, vengono assolti perfino quando uccidono e torturano le persone indifese ….

Risultati immagini per droga poliziotti massoneria

 

ROMA, 4 ottobre 2016

Le fratture e il globo vescicalesono la causa di morte di Stefano Cucchi, da noi sempre sostenuta in questi anni, che a differenza dell’epilessia ha elementi oggettivi e riscontrati dagli stessi periti”.

Così in un post su Facebook Ilaria Cucchi che, dopo la perizia nel processo bis, si dice fiduciosa che “avremo un processo per omicidio”. La perizia invece, occulta la verità, puntando sull’epilessia come possibile causa prevalente nel decesso del geometra romano….

Stefano Cucchi morì il 22 ottobre 2009 durante la custodia cautelare.

Risultati immagini per droga massoneria

In questo omicidio di stato, furono coinvolti alcuni agenti di polizia penitenziaria, alcuni medici del carcere di Regina Coeli, e alcuni carabinieri. Le indagini preliminari sostennero che a causare la morte sarebbero stati i traumi conseguenti alle percosse, il digiuno (con conseguente ipoglicemia), la mancata assistenza medica, i danni al fegato e l’emorragia alla vescica che impediva la minzione del giovane (alla morte aveva una vescica che conteneva ben 1.400 cc di urina, con risalita del fondo vescicale e compressione delle strutture addominali e toraciche). Inoltre determinante fu l’ipoglicemia in cui i medici lo avevano lasciato, tale condizione si sarebbe potuta scongiurare mediante l’assunzione di un semplice cucchiaio di zucchero. Sempre stando alle indagini, gli agenti di polizia penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Dominici avrebbero gettato il ragazzo per terra procurandogli le lesioni toraciche, infierendo poi con calci e pugni. Cucchi pesava solamente 37 chilogrammi. Oltre agli agenti di polizia penitenziaria, vengono indagati i medici Aldo Fierro, Stefania Corbi e Rosita Caponnetti che non avrebbero curato il giovane e che lo avrebbero lasciato morire di inedia.

La giustizia naturalmente sta sempre dalla parte del più forte e del più bastardo.

Il 13 Ottobre 2016 la Procura generale di Milano e i legali di parte civile hanno presentato ricorso in Cassazione contro le assoluzioni dei 4 poliziotti che erano imputati per omicidio preterintenzionale nel processo con al centro la morte di Michele Ferrulli, manovale di 51 anni deceduto per arresto cardiaco il 30 giugno 2011, mentre gli uomini delle volanti lo stavano ammanettando a terra.

Risultati immagini per michele ferrulli

La Corte d’Appello di Milano aveva confermato le assoluzioni del primo grado, mentre il sostituto pg di Milano Tiziano Masini aveva chiesto di ribaltare il verdetto del Tribunale e di condannare i poliziotti a pene comprese tra i 16 mesi e i 7 anni e 8 mesi di carcere. Masini aveva sostenuto, in sostanza, che i 4 agenti avevano messo in atto contro Ferrulli “un arresto illegale e arbitrario“, chiarendo che ad un “oltraggio a pubblico ufficiale, per cui non è previsto il provvedimento, non possono seguire addirittura violenze”. E aveva parlato, infatti, di “botte” e “percosse”. “Quello che più fa male dopo tutti questi anni -ha spiegato Domenica Ferrulli, figlia di Michele e parte civile- è che ancora oggi si vorrebbe far passare mio padre per un delinquente, forse pensando che ciò possa essere una giustificazione a quanto è successo”. “Sono indignata, scoraggiata, delusa, costernata, provata, ma non demotivata, non mi fermerò….. “.

 

Intanto la massomafia ci sguazza a fare affari sporchi e redditizi con gli sbirri, pagati come burattini o cani da guardia ……

 

Sono 116 gli indagati nella maxinchiesta su Mafia Capitale per i quali la Procura di Roma ha chiesto al gip l’archiviazione…..

6 ottobre 2016

Tra le persone su cui i pm di piazzale Clodio non hanno trovato elementi per proseguire le indagini figurano politici, imprenditori, professionisti e personaggi già al centro di altre inchieste giudiziarie…..

Oltre al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti (corruzione e turbativa d’asta), la Procura ha chiesto di archiviare la posizione di Vincenzo Piso, parlamentare, ex PdL ora gruppo Misto a cui era contestato il finanziamento illecito. Molti i politici nella richiesta di archiviazione: il presidente del Consiglio Regionale, Daniele Leodori (turbativa d’asta), l’ex consigliere comunale con delega per lo sport nella giunta Alemanno, Alessandro Cochi (turbativa d’asta) e l’ex braccio destro di Alemanno, Riccardo Mancini (associazione mafiosa) e il capo della segreteria di Alemanno, Antonio Lucarelli (associazione mafiosa). Tra gli imprenditori il costruttore Luca Parnasi (corruzione), Presente anche Gennaro Mokbel (riciclaggio), già condannato in primo grado per il caso Tis-Fastweb. Chiesta l’archiviazione per Ernesto Diotallevi (associazione mafiosa). Stessa richiesta per i penalisti Paolo Dell’Anno, Domenico Leto e Michelangelo Curti, finiti nel registro degli indagati per associazione mafiosa….

 

11 ottobre 2016

Il tribunale di Torino ha condannato a 6 anni Salvatore Ligresti e a 5 anni e 8 mesi la figlia Jonella nel processo torinese in cui erano accusati di falso in bilancio e aggiotaggio informativo. Condannati anche l’ex revisore di Fondiaria Sai Riccardo Ottaviani (2 anni e 6 mesi) e l’ad di Fonsai Fauso Marchionni (5 anni e 3 mesi). Assolti invece Antonio Talarico, ex vicepresidente della Compagnia, e l’ex revisore Ambrogio Virgilio.

 

12 ottobre 2016

Risultati immagini per dominus scarl consorzio

Si parla di “tangenti” versate a “qualcuno” da “cooperative” di un “consorzio” in cambio di lavori da parte di Nolostand nel provvedimento con cui martedì la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano ha commissariato per sei mesi il settore relativo all’allestimento di stand di Fiera Milano spa in quanto avrebbe agevolato imprenditori ritenuti in odore di mafia e cioè Giuseppe Nastasi e Liborio Pace, titolare di fatto e ‘braccio operativo’ del Consorzio Dominus, arrestati a luglio in un’altra indagine.

Nel decreto notificato martedì dalla Gdf viene citato un interrogatorio reso lo scorso 26 settembre come testimone ai pm da Mauro Giardini, ex fornitore di Fiera Milano e della controllata Nolostand spa, già in amministrazione giudiziaria dalla scorsa estate anche lei, in sostanza, per aver commissionato lavori al Consorzio di Nastasi e Pace consentendo a Cosa nostra di infiltrarsi nei gangli della società quotata in Borsa.

Ma torniamo indietro col tempo: Il 6 luglio 2016 furono arrestate 11 persone, tra cui un avvocato, sono state arrestati per reati tributari, riciclaggio e associazione per delinquere, con l’aggravante della finalità mafiosa. Agli arrestati erano riconducibili alcune aziende a cui erano stati affidati appalti per l’Expo.

Al centro dell’inchiesta c’è il consorzio di cooperative Dominus Scarl specializzato nell’allestimento di stand, il quale ha lavorato per la Fiera di Milano dalla quale ha ricevuto in subappalto l’incarico di realizzare alcuni padiglioni per Expo tra cui quello della Francia e Guinea equatoriale.

Secondo le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Sara Ombra, le società del consorzio erano intestate a prestanomi di Giuseppe Nastasi il principale indagato, arrestato con il suo collaboratore Liborio Pace e l’avvocato del Foro di Caltanissetta, Danilo Tipo, ex presidente della Camera penale della città siciliana.

Le società coinvolte ricorrevano a un sistema di fatture false per creare fondi neri. Il denaro era poi riciclato in Sicilia dove gli indagati avevano legami con la famiglia di Cosa Nostra dei Pietraperzia.

Nel decreto si segnala che “i soggetti indagati (…) per reati di associazione di stampo mafioso e riciclaggio, avevano avuto, e hanno nell’attualità, contatti continuativi con dirigenti ed organi apicali di Nolostand” ….

 

L’autorità corrompe chi la possiede

e degrada chi ne è vittima

A. Berkman

 

Rsp (individualità Anarchiche)

 

 

16 marzo 1978 – I lati oscuri del rapimento Moro …..

Risultati immagini per lati oscuri del rapimento Moro

23 /9/2016

“La Regione Lazio digitalizza sul suo archivio un importante contributo sulla storia della Repubblica”. Lo scrive su Twitter il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti…..

Ci sono stati e ci sono, molti lati oscuri nel rapimento di Aldo Moro: troppe contraddizioni e situazioni a dir poco ambigue, come del resto, tutta la storia dell’Italia “post fascista” …..

Aldo Moro fu uno dei fondatori della Democrazia cristiana di centro destra (1948), guidò diversi governi di centro-sinistra (1963-‘68), promuovendo la “strategia dell’attenzione” verso il Partito comunista (1974-‘76).

Il 16 marzo 1978 Moro fu rapito in via Fani a Roma, proprio nello stesso giorno in cui il governo guidato da Giulio Andreotti (partigiano bianco, piduista liberale – cattofascista) stava per essere presentato in parlamento per ottenere la fiducia…..

Di fronte al drammatico evento, cui seguì da parte delle BR la richiesta di rilascio di brigatisti prigionieri e di un riconoscimento politico, organi di stampa e mondo politico si divisero tra fautori e avversari della trattativa, con netta prevalenza dei secondi…..

Ma i più contradditori della lotta armata (di classe?) erano i leaders, personaggi ambiziosi che provenivano dall’alta borghesia, per loro era naturale collaborare anche coi servizi segreti antifacisti di Yalta, usando la base operaia per i loro porci comodi di arrivismo intellettuale piccolo borghese ……

A Reggio Emilia negli anni ‘70 si formò il gruppo dell’ appartamento, un Collettivo politico operai-studenti (Alberto Franceschini, Prospero Gallinari, Roberto Ognibene, Fabrizio Pelli, Lauro Azzolini e Franco Bonisoli, Ivan Maletti, Attilio Casaletti, Loris Tonino Paroli, Prospero Gallinari), il cui leader era l’intellettuale altoborghese e doppiogiochista Corrado Corghi, fondatore, nei primi anni ‘60 di Azione cattolica e segretario regionale della Dc.

Risultati immagini per corrado corghi azione cattolica

Corghi era l’animatore dei cattolici del dissenso, amico personale di Che Guevara e Fidel Castro, ben introdotto in Vaticano di cui era addirittura l’ambasciatore itinerante in Sud America”. In quell’appartamento di Reggio Emilia si riunivano: maoisti, anarchici, comunisti, socialisti e cattolici del dissenso (sotto il nome ‘One Way’ si celavano: Maurizio Ferrari, Arialdo Lintramir, Giorgio Semerari, Giulia Archer, Sandro D’alessandro, il ciellino Franco Troiano, Roberto Ognibene e i leader, i fratelli Folloni, uno dei quali, Guido, sarebbe diventato direttore dell’Avvenire, Senatore democristiano e nel 1998 ministro nel governo di Massimo D’Alema).

Nell’organizzazione Br si aggiunsero anche i militanti dell’Università cattolica di Trento, tra cui Corrado Simioni (fondatore dei centri Rousseau di Milano), Renato Curcio e Margherita Cagol, e quelli del gruppo di operai e impiegati delle fabbriche milanesi Pirelli e Sit-Siemens come Mario Moretti….

Nell’autunno del 1969, Simioni (amico di Toni Negri che cominciò la militanza negli anni ’50 nella Gioventù Italiana Azione Cattolica e nel 1958 entrò nel Partito Socialista), partecipa al convegno di Chiavari, organizzato dal CPM sotto l’ala protettrice della Curia, il dibattito si svolge presso la sala Marchesani e i convegnisti alloggeranno nell’albergo ‘Stella Maris’, l’uno e l’altra di proprietà della Curia. Ma i rapporti di Corrado Simioni con personaggi di sicura fede atlantica e molto addentro ad attività anticomuniste, non si fermano solo ai soggetti precedentemente descritti. Un ruolo nella nascita di Hyperion sarebbe stato svolto anche da padre Felix Andrew Morlion il domenicano belga, fondatore della Pro Deo e della rete spionistica al servizio del Vaticano e degli americani.

A Berna Simioni otteneva, dai suoi contatti, soldi per realizzare gli obiettivi prefissati (infiltrare e manovrare i movimenti di sinistra).

Sia Gallinari che Moretti sono entrati nelle Br attraverso la mediazione di Corrado Simioni, fondatore della scuola di lingue “Hyperion“, punto d’incrocio tra servizi segreti dell’Ovest e dell’Est e permeabile all’influenza israeliana.

Dopo il convegno del 1970 a Reggio Emilia (Pecorile?), le Br si dividono: da una parte Curcio, Franceschini e la Cagol, i quali non si fidavano più dell’ leader vile e borghese Corrado Simioni, dall’altra invece il gruppo di Corrado Simioni che decide di allontanarsi dal movimento per formare una struttura chiusa e sicura, super-clandestina chiamata Superclan e si trasferiscono a Parigi, dove fondano dapprima le associazioni culturali internazionali Agorà e Kiron, e poi la scuola di lingue Hyperion (stanza di compensazione dei servizi segreti di Yalta).

Sono loro, gli uomini di Simioni, che decidono di fondare il Superclan, una nuova struttura super clandestina, con la volontà di egemonizzare e coordinare le varie organizzazioni terroristiche su scala internazionale: Corrado Simioni, Vanni Mulinaris, Maurizio Ferrari, Duccio Berio, Mario Moretti, Prospero Gallinari e Innocente Salvoni, la cui moglie, Françoise Tuscher, era segretaria dell’Hyperion, nonché nipote dell’Abbé Pierre.

Risultati immagini per Corrado Simioni, fondatore della scuola di lingue "Hyperion

L’ambizioso leader borghese Simioni, da giovane aveva iniziato a militare nel PSI con Bettino Craxi a cui era molto legato, in quel partito era conosciuto per il suo viscerale anticomunismo. Si occupò di attività culturali promosse dall’United States Information Service (Usis). Si trasferì per un paio d’anni a Monaco, dicendo che stava studiando teologia, invece lavorava per Europa libera, una radio legata alla CIA, che trasmetteva nei Paesi dell’Est. Simioni ha militato in Falce e martello, uno dei gruppi nati prima della contestazione studentesca del’68, poi è diventato marxista-leninista. In seguito sarà tra i fondatori del CPM poi di Sinistra proletaria.

Corrado Simioni (fondatore della scuola di lingue Hyperion), schedava i suoi compagni per conto di Roberto Dotti, il braccio destro del repubblichino monarchico Edgardo Sogno……

Dopo Simioni si infiltra anche Giovanni Senzani, l’ultimo capo delle Br, quello che ideò il rapimento Moro… Era un Criminologo altoborghese, docente, fu consulente del ministero di Grazia e Giustizia ed ebbe incarichi universitari a Firenze e Siena. Visse per anni una doppia vita, lavorando per il ministero e operando ai vertici delle Brigate Rosse. A Roma, negli anni ’70 abitava in un appartamento che condivideva con un informatore dei servizi segreti.

Ma le infiltrazioni all’interno delle Br non finiscono coi loro capi: la prima talpa di cui si hanno notizie certe fu Marco Pisetta; già compagno di Renato Curcio e di Mara Cagol.

Risultati immagini per marco pisetta br

Poi c’era Francesco Marra “Rocco”, paracadutista addestrato in Toscana e in Sardegna all’uso delle armi e con una sorta di specializzazione nella pratica delle “gambizzazioni” (della quale faranno ampio ricorso le Br) prima di entrare nelle Brigate Rosse; in seguito, a differenza di Pisetta, la doppia identità di Marra non è venuta alla luce, ed il suo nome è rimasto fuori da tutti i processi, stranamente coperto anche dal brigatista Alfredo Bonavita dopo il suo pentimento. Per sua stessa ammissione, Marra si era infiltrato nelle Br per conto del brigadiere Atzori, braccio destro del generale dei carabinieri Francesco Delfino. Tra gli avvenimenti “strani” della vita delle Br è impossibile non menzionare anche l’infiltrazione da parte dei carabinieri di Silvano Girotto sopranominato Frate Mitra, la terza infiltrazione all’interno del gruppo e chissà quanti ancora ce ne erano, di infiltrati ….

Risultati immagini per Silvano Girotto Frate Mitra

Dopo aver analizzato l’ambiguità dei capi supremi delle Br, andiamo ad analizzare le problematiche geopolitiche di quel periodo storico, quando l’Italia dei compromessi rapisce Moro:

Dopo la fine della II Guerra Mondiale e l’avvento della Guerra Fredda, l’Italia era diventata una colonia della Nato (1949 Paesi fondatori: Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo Norvegia, Paesi Bassi Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti).

Anche l’Unione Sovietica era interessata allo Stivale e difatti le maggiori formazioni politiche del periodo dipendevano perlopiù da una o dall’altra parte in gioco: la DC e buona parte dell’élite della destra conservatrice era sostenuta e finanziata dagli USA , il PCI e buona parte dell’élite della sinistra progressista e radicale dall’URSS.

La “strategia della tensione – stragi di stato” è stata considerata come il tentativo (riuscito) di mantenere l’Italia sotto l’orbita della Nato rafforzandone la dipendenza e bloccando una possibile rivoluzione comunista.

Aldo Moro si opponeva sia all’ala considerata più “conservatrice” e filo-atlantica del Paese (vertici del Vaticano, militari e buona parte della DC), sia a quella cosiddetta “progressista”, tendente all’estrema sinistra e filo-sovietica.

Moro da una parte era accusato di essere in combutta coi “comunisti” in quanto era favorevole ad un’alleanza con una buona parte della sinistra, dall’altra veniva considerato di “destra” in quanto rifiutava di consegnare tutto il Paese in mano alla sinistra ed era antisovietico….

Nel 1977 Moro dopo una lezione all’istituto di scienze politiche dell’università ” La Sapienza ” di Roma in cui insegnava, disse agli affezionati studenti che gli chiedevano del suo futuro incarico come presidente del consiglio:

“Ma voi che davvero credete che non sappia che farò la fine di Kennedy?”

Risultati immagini per moro come kennedy

Sono circa le 9 del mattino del 16 marzo 1978. La Fiat 130 dell’On. Moro e l’Alfetta di scorta che percorrono via Trionfale svoltano in via Fani. Fanno pochi metri quando all’altezza dell’incrocio con via Stresa le due auto vengono bloccate da una Fiat 128 ( guidata dall’ ambiguo Mario Moretti) con targa diplomatica che provoca un tamponamento…

Negli istanti successivi i terroristi esplodono un numero impressionante di colpi. Furono rinvenuti 39 colpi ricoperti da una vernice protettiva che viene impiegata per assicurare una lunga conservazione al materiale. Inoltre questi bossoli non recano l’indicazione della data di fabbricazione”. Vi è scritto GFL, Giulio Fiocchi di Lecco e il calibro però non viene indicato. Il fatto che non venga indicata la data di fabbricazione, è il tipico modo di operare delle ditte che fabbricano questi prodotti per la fornitura a forze statali militari non convenzionali… E quando verranno scoperti i depositi “Nasco” della struttura paramilitare segreta della Nato “Gladio”, si riscontreranno le stesse caratteristiche nelle munizioni di quei depositi”. In questo inferno di fuoco vengono colpiti tutti gli uomini della scorta di Aldo Moro, ma il presidente della DC resta miracolosamente illeso.

Tre uomini della scorta, feriti ma ancora vivi, ricevono il colpo di grazia. Perché? Cosa non dovevano dire?

Perché i componenti del commando di via Fani indossavano delle divise dell’aviazione civile, sicuramente poco adatte a passare inosservati? Forse perché alcuni componenti del commando, magari i tiratori scelti, era sconosciuti ai brigatisti e la divisa serviva ad identificarli?…

Ma non è finita: alle ore 9 in via Stresa, a circa 200 metri da dove avviene la strage c’è il colonnello del Sismi Camillo Guglielmi.

“Il colonnello Guglielmi, in forza al servizio segreto militare, era uno stretto collaboratore del generale piduista Giuseppe Santovito, ed era stato istruttore presso la base di “Gladio” di Capo Marrargiu, dove aveva insegnato ai “gladiatori” le tecniche dell’imboscata… L’inspiegata presenza “a pochi metri da via Fani” del colonnello Guglielmi al momento della strage è stata rivelata molti anni dopo, nel 1991, da un ex agente del Sismi addestratosi a capo Marrargiu, Pierluigi Ravasio.

Risultati immagini per generale Giuseppe Santovito

Ad agevolare la fuga del commando un improvviso black-out interrompe le comunicazioni telefoniche della zona. L’allora direttore generale della Sip Michele Principe, era iscritto alla P2.

Dopo il rapimento Di Moro Cossiga decide di istituire dei comitati per gestire la crisi. Non vi furono decreti di nomina, solo chiamate e partecipazioni informali, cooptazioni fatte senza renderne conto a nessuno. Unico dato certo e documentato è che le riunioni dei “Comitati di crisi” nominati da Cossiga per la liberazione di Moro, pullulavano di “fratelli massoni” che avevano giurato fedeltà alla P2 di Licio Gelli.

L’operato delle forze di polizia dipendenti dal Viminale e dei servizi segreti (affidati da Cossiga e Andreotti ed affiliati alla Loggia massonica segreta P2) è stato caratterizzato da una lunga sequela di errori e conniventi inerzie, tali non solo da rendere dubbia l’effettiva volontà dello stato di salvare la vita dell’onorevole Moro arrestando i sequestratori, ma perfino da indurre a sospettare complicità e convergenze di intenti con i terroristi. Tutto il comitato di crisi che avrebbe dovuto liberare Moro era formato dai piduisti: Giulio Grassini, capo del Sisde (tessera P2 numero 1620); Giuseppe Santovito, capo del Sismi (tessera 1630); Walter Pelosi, capo del Cesis (tessera numero 754 Roma), il generale Raffaele Giudice, comandante generale della Guardia di Finanza (tessera 535); il generale Donato Lo Prete, guardia di Finanza (tessera numero 1600), l’ammiraglio Giuseppe Torrisi, Capo di Stato Maggiore della Marina (tessera numero 631 Roma); il colonnello Giuseppe Siracusano (tessera numero 1607), il prefetto Mario Semprini (tessera numero 1637); lo psichiatra Franco Ferracuti (tessera n. 2137) agente della Cia e consulente personale del senatore Francesco Cossiga; il colonnello Pietro Musumeci dell’arma dei carabinieri, vice capo del Sismi e piduista; ed il dottor Stefano Silvestri dello IAI, Istituto Affari Internazionali….

Risultati immagini per colonnello Pietro Musumeci

Ma l’enigma non finisce qua: alcuni macchinari presenti nella tipografia utilizzata dai brigatisti per la stampa dei comunicati (da quasi un anno prima del rapimento), erano gestiti dai brigatisti Enrico Triaca e da Mario Moretti. I macchinari, si scoprì dopo, erano stati precedentemente di proprietà dello stato: si trattava di una stampatrice AB-DIK260T, che era di proprietà del Raggruppamento Unità Speciali dell’Esercito (facente parte del SISMI) e che, seppur con un pochi anni di vita ed un elevato valore, era stata venduta come rottame ferroso, e di una fotocopiatrice AB-DIK 675, precedentemente di proprietà del Ministero dei trasporti, acquistata nel 1969 e che, dopo alcuni cambi di proprietario, era stata venduta a Enrico Triaca.

Anche l’appartamento di Via Gradoli presenta alcune contraddizioni: innanzitutto fu affittato da quella merdina di Moretti, sotto lo pseudonimo di Mario Borghi nel 1975. Inoltre, in quello stabile vivevano anche un confidente della polizia e diversi appartamenti erano intestati ad uomini del SISMI. La palazzina venne perquisita dai carabinieri del colonnello Varisco ma venne saltato l’appartamento dove si presume fosse tenuto prigioniero Moro. Il contratto d’affitto tra Borghi (Moretti) e la controparte (Luciana Bozzi) non venne registrato. La signora Bozzi si scoprirà successivamente essere amica di Giuliana Conforto, il cui padre era nella lista Mitrokhin di agenti del KGB, e nel cui appartamento furono arrestati i brigatisti Morucci e Faranda….

La Nato nel 1956 creò un piano militare anticomunista fondando una rete clandestina internazionale chiamata stay-behind. La Nato quindi era contraria ad un governo aperto ai comunisti come quello a cui puntava Moro.

Moro sul memorandum scritto durante la sua prigionia, forse anche nel tentativo di salvarsi, accennò ai brigatisti l’esistenza della struttura parallela ed ultrasegreta “Gladio“, molti anni prima che divenisse di pubblico dominio (1991), anche se poi i brigatisti non hanno colto l’importanza delle rivelazioni di Moro e quindi persero l’occasione di attaccare il cuore marcio dello stato, eliminando così le tantissime ingiustizie che il potere di uno stato cattofascista liberale, piduista e massomafioso, aveva inflitto fino ad allora a tutti i cittadini poveri (schiavi), influenzando in senso negativo anche la storia d’Italia dal dopoguerra fino agli anni ‘70, con la strategia della tensione – stragi di stato….

La vedova dell’onorevole Moro, Noretta Chiavarelli, ebbe modo di dichiarare al primo processo contro il nucleo storico delle BR (1983), direttamente interrogata dal presidente Severino Santiapichi, che suo marito era inviso agli Stati Uniti fin dal 1964, quando venne varato il Governo di Centro-Sinistra e che più volte fosse stato “ammonito” da esponenti politici d’oltreoceano a non violare la cosiddetta “logica di Yalta” (conferenza di Yalta dal 4 all’11 febbraio 1945 – inizio della guerra fredda).

Con la conferenza di Yalta nel 1945, Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Iosif Stalin, capi rispettivamente dei governi degli Stati Uniti d’America, del Regno Unito e dell’Unione Sovietica si spartiscono il potere economico geopolitico militare del mondo…

Risultati immagini per Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Iosif Stalin yalta

Le “pressioni” della Nato sul marito, secondo la deposizione della signora Moro, s’accentuarono dopo il 1973, quando lo statista creò un’alleanza stretta col PCI che prese il nome di “Compromesso Storico“. Nel settembre del 1974 fu il segretario di stato americano, a margine di una visita di stato negli USA, Henry Kissinger ad ammonire severamente Moro della “pericolosità” di tale legame col PCI. E di nuovo, nel marzo 1976 le minacce si fecero più esplicite.

Ma non è finita, prima del rapimento di Moro, Franceschini e Curcio nel 1974, vanno alla sede dei Comitati di Edgardo Sogno e portano via alcuni elenchi di personaggi piduisti che stavano organizzando un colpo di stato, ideato dal capo dell’arma dei carabinieri, il generale Giovanni De Lorenzo durante la crisi del I governo Moro. I documenti sottratti sparirono quando arrestarono Curcio e Franceschini. Nel 1974 il partigiano Bianco Edgardo Sogno avrebbe organizzato il cosiddetto “golpe bianco“, un piano per rapire il presidente Leone, costringerlo a sciogliere il Parlamento e nominare un governo di tecnici e militari presieduto da Pacciardi. Sempre secondo l’accusa, il piano prevedeva anche campi di concentramento, un tribunale speciale, la sospensione dell’immunità parlamentare e lo scioglimenti del Msi e dei gruppi extraparlamentari di destra e di sinistra. Sul presunto golpe apre un’inchiesta l’allora giudice istruttore torinese Luciano Violante che chiede al Sid i documenti su Sogno, che però saranno quasi tutti coperti da segreto di stato. Il 12/9/1978 Sogno, con Cavallo, Randolfo Pacciardi, Remo Orlandini e altri vengono prosciolto perché il fatto non sussiste. Tra il 1975 e il 1976 Sogno, con Licio Gelli, Carmelo Spagnuolo, Anna Bonomi Bolchini e altri, furono i firmatari degli ”affidavit” a favore di Michele Sindona, dichiarazioni giurate rilasciate all’ambasciata Usa e rivolte alla magistratura americana, che sostenevano che Sindona era perseguitato dalla giustizia italiana perché anticomunista e prendevano posizione contro la sua estradizione in Italia per il crack della “Banca privata italiana“. Nel 1981 il suo nome compare negli elenchi dei presunti iscritti alla P2 trovati negli uffici della Gio.Le. di Gelli a Castiglion Fibocchi. Edgardo Sogno (partigiano bianco, monarchico, cattofascista, liberale) riprende l’attività politica nel 1986, intervenendo al congresso del Pli, che nel 1988 esorta a “favorire in ogni modo il successo del progetto politico di Craxi, verso un sistema bipolare in cui dialogano e si avvicendano al governo due schieramenti, uno riformista-innovatore, l’altro tradizionalista e moderato. Nel 1997, in un’ intervista dichiara che se la secessione di cui parla Bossi divenisse realtà, chiamerebbe a raccolta gli uomini della Resistenza, tutti, senza distinzione alcuna in una situazione del genere. A gennaio di quell’anno il piduista Berlusconi dichiara che “Edgardo Sogno è uno degli uomini che in Italia merita maggior rispetto e considerazione”….

 

Non appena aspirazioni e le idee contrarie

incominciano a penetrare nelle masse, tutto il sistema

del liberalismo borghese crolla come un castello di carte.

La sua umanità si trasforma in furore;

il suo rispetto dei diritti del prossimo,

il suo culto della libertà, cede il posto alla feroce repressione,

il liberalismo politico scompare e, non trovando in se stesso

né i mezzi né la forza necessarie per reprimere le masse,

fa largo alla dittatura militare.

M. A. Bakunin

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

 

Rsp (individualità Anarchiche)

 

Pagina successiva »