Brasile, sanguinosa rivolta nel carcere di Manaus

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04 gennaio 2017

Cinquantasei morti squartati, mutilati e decapitati: è questo l’orribile bilancio della ribellione avvenuta nel Complesso Penitenciário Anísio Jobim in Brasile. Le notizie e le immagini che circolano in rete nei social, hanno colpito il mondo intero. Secondo il Segretario per la Sicurezza Pubblica non si è trattato di una ribellione vera e propria, ma di un problema legato alla guerra tra gang per il controllo del traffico di droga del territorio di Manaus

In ogni caso, il carcere si trovava già in una situazione di precarietà ben oltre i limiti del rispetto dei diritti dei prigionieri. La struttura, che al momento della ribellione ospitava 1.828 detenuti, ne dovrebbe ospitare non più di 592, dunque un tasso di sovraffollamento di oltre il 300%!!!

Molte organizzazioni internazionali e lo stesso Parlamento brasiliano riconoscono e denunciano che numerose prigioni brasiliane sono di fatto delle vere e proprie polveriere di miseria, che possono esplodere da un momento all’altro, luoghi disumani e sovraffollati, dove l’unica legge è quella del più forte…. Nel 2016 il relatore speciale delle Nazioni Unite, Juan E. Mendez, ha presentato un rapporto nel quale denunciava pratiche di torture come un problema cronico e ricorrente nelle prigioni brasiliane caratterizzate da situazioni “crudeli, disumane e degradanti” a causa del sovraffollamento….

 

06/01/2017

Brasile, rivolta in un carcere di Manaus: 50 morti

Ancora orrore e sangue nelle galere brasiliane: almeno 33 detenuti sono stati brutalmente assassinati la notte scorsa nel Penitenziario agricolo di Monte Cristo (Pamc), il maggior carcere dello stato di Roraima, nel nord del Paese, appena 5 giorni dopo la strage avvenuta nella prigione Anisio Jobim di Manaus, in Amazzonia, e costata la vita a 56 reclusi (altri quattro sono stati uccisi nella stessa occasione in una vicina struttura, totalizzando 60 vittime complessive).

Secondo le autorità locali, stavolta l’eccidio potrebbe essere stato provocato dalla gang Primeiro Comando da Capital (Pcc) per vendicarsi del massacro di suoi membri avvenuto tra domenica e lunedì scorsi proprio nel carcere della capitale amazzonica Manaus.

Come nella mattanza precedente, anche in questo caso la maggior parte delle vittime sono state decapitate, hanno avuto il cuore strappato dal petto o il corpo smembrato, secondo quanto hanno riferito gli agenti giunti sul posto.

In base alle prime informazioni non si tratterebbe dell’ennesima sommossa, ma di un blitz compiuto da alcuni reclusi nei confronti di altri, forse di fazioni rivali.

Non è del resto la prima volta negli ultimi mesi che il maggior carcere dello stato al confine col Venezuela registra violenti incidenti al suo interno: lo scorso ottobre una rivolta causata da una rissa tra il Pcc e un’altra feroce organizzazione criminale, il Comando Vermelho, si è conclusa con dieci morti. E tre dei cadaveri avevano la testa mozzata, mentre gli altri sette erano carbonizzati. Tutte le vittime appartenevano al Comando Vermelho, che domina sul 10% del penitenziario, controllato per il restante 90% dal Primeiro Comando da Capital. Fino allo scorso giugno le due gang erano alleate nel comando del narcotraffico alla frontiera col Paraguay.

 

Il massacro di Carandiru: strage del 2/10/1992 a San Paolo

https://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Carandiru

 

La prigione è una fabbrica che trasforma gli uomini in animali. Le probabilità che uno esca peggiore di quando ci è entrato sono altissime.
Edward Bunker

 

Rsp (individualità Anarchiche)

STEFANO CUCCHI: DIGOS INFAME E BOIA!!!

4 ottobre 2016

Depositate le conclusioni dei consulenti nominati dal gip nell’inchiesta bis che vede indagati i carabinieri. Quella di Stefano Cucchi fu una “morte improvvisa ed inaspettata per epilessia in un uomo con patologia epilettica di durata pluriennale, in trattamento con farmaci anti-epilettici”. E’ l’ipotesi “dotata di maggiore forza ed attendibilità” adottata dai periti incaricati dal gip di Roma dell’esame tecnico-scientifico per accertare la natura, l’entità e l’effettiva portata delle lesioni patite da Stefano Cucchi, morto a 32 anni il 22/10/2009 all’ospedale Pertini di Roma, una settimana dopo l’arresto per detenzione di droga. Questa nuova inchiesta coinvolge i 5 carabinieri che la sera dell’arresto ebbero in consegna Cucchi: sono indagati Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco per lesioni personali aggravate e abuso d’autorità, e Vincenzo Nicolardi e Roberto Mandolini per falsa testimonianza. Nicolardi risponde anche di false informazioni al pm. I consulenti del giudice aggiungono che le lesioni “non possono essere considerate correlabili causalmente o concausalmente, direttamente o indirettamente anche in modo non esclusivo, con l’evento morte“. L’atto istruttorio (che si compone di 250 pagine) è stato oggi depositato dal collegio nominato in sede d’incidente probatorio dal gip Elvira Tamburelli. E’ composto dai professori Francesco Introna (Istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari) e Franco Dammacco (Clinico medico emerito dell’Università di Bari), e dai dottori Cosma Andreula (neuroradiologo Anthea Hospital di Bari) e Vincenzo D’Angelo (neurochirurgo della Casa “Sollievo della sofferenza” di San Giovanni Rotondo).

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Ma a rispondere, anche nel merito, è la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi che dice che, secondo la relazione dei medici, non solo la perizia riconosce le fratture, ma che l’epilessia è “priva di riscontri oggettivi“. “Il perito Introna – aggiunge la Cucchi – tenta di scrivere la sentenza finale del processo per i responsabili del violentissimo pestaggio a mio fratello”. Eppure, secondo Ilaria, “dopo aver riconosciuto tutte le evidenze cliniche da sempre dai nostri medici legali evidenziate, riconosce il ruolo del globo vescicale come causa di morte in conseguenza delle fratture. A pagina 195 descrive compiutamente ‘un’intensa stimolazione vagale produce brachicardia giunzionale’, che ovviamente è conseguenza delle fratture, e poi della morte”. Seppure i periti indicano l’epilessia come possibile causa prevalente, sottolineano anche “di poter concludere che allo stato attuale non è possibile formulare alcuna causa di morte, stante la riscontrata carenza documentale”. “Tutte le cause prospettate in atti non trovano, a nostro avviso, pieno soddisfacimento per poter giustificare la morte del sig. Stefano Cucchi”, aggiungono i periti. Il 18 ottobre (2016) ci sarà l’udienza dell’incidente probatorio davanti al gip, nel corso della quale periti e consulenti si confronteranno in aula. Benché, in base alla ricostruzione dei fatti, i dati raccolti “non consentono di formulare certezze sulla(e) causa(e) di morte”, per i periti guidati dal professor Introna, due sarebbero le ipotesi prospettabili: una riconducibile all’epilessia e l’altra alla frattura alla vertebra sacrale. La prima, per i periti più attendibile, “è rappresentata da una morte improvvisa ed inaspettata per epilessia” per la quale “la tossicodipendenza di vecchia data può aver svolto un ruolo causale favorente per le interferenze con gli stessi farmaci antiepilettici, alterandone l’efficacia e abbassando la soglia epilettogena”. E, “analogamente, concausa favorente può essere considerata la condizione di severa inanizione” che avrebbe avuto Cucchi. La seconda ipotesi “è correlata con la recente frattura traumatica di S4 associata a lesione delle radici posteriori del nervo sacrale“. Queste due ipotesi, per i periti sarebbero “entrambe possibili“, ma “la prima, a nostro avviso, dotata di maggiore forza ed attendibilità nei confronti della seconda”.

Processo Cucchi; la sentenza di primo grado

Secondo Ilaria Cucchi “Il perito Introna dice in buona sostanza che coloro che lo hanno violentemente pestato rompendogli la schiena in più punti non sono responsabili della sua morte per il fatto che il terribile globo vescicale che ha fermato il suo cuore non si sarebbe formato se non ci fosse stata la responsabilità degli infermieri“. Invece, aggiunge la sorella di Stefano, “gli unici dati oggettivi scientifici che la perizia riconosce sono: il riconoscimento della duplice frattura della colonna e del globo vescicale che ha fermato il cuore. Con una perizia così ora sappiamo che finalmente abbiamo ottime possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale. Con buona pace dei medici e degli infermieri che vengono continuamente assolti”.

Ma la Cucchi insiste mettendo in contraddizione le due ipotesi proposte dal collegio dei periti. Da una parte l’epilessia “che se in un primo momento viene ritenuta forse più probabile, nelle conclusioni la definisce ‘priva di riscontri oggettivi”. Dall’altra parte “riconosce il ruolo del globo vescicale come causa di morte in conseguenza delle fratture. A pagina 195 descrive compiutamente ‘un’intensa stimolazione vagale produce brachicardia giunzionale‘, che ovviamente è conseguenza delle fratture, e poi della morte”.

Il legale: “Chiederemo l’archiviazione”. Eugenio Pini, avvocato di uno dei carabinieri indagati, ha annunciato che chiederà l’archiviazione. “Premesso l’estraneità del mio assistito e degli altri appartenenti all’arma alle lesioni che Stefano Cucchi aveva e delle quali s’ignorano le cause, quanto da noi sostenuto in sede d’incidente probatorio è stato confortato e confermato alla perizia disposta dal gip”. Secondo Franco Maccari, segretario generale del Coisp, un sindacato di polizia, tutto questo significa che “Cucchi non è morto per un presunto pestaggio” e questo conferma, dice Maccari, “la vergognosa montatura mediatico-giudiziaria che per anni è servita a gettare fango su tutte le forze dell’ordine”. Per questo “aspettiamo le scuse da parte di tutti coloro – familiari, giornalisti, politici e quant’altro – che hanno sposato ad occhi chiusi la tesi dell’uccisione dell’uomo”.

Una richiesta alla quale si unisce anche Donato Capece, il segretario del Sappe: “Noi riteniamo, una volta di più, che tutti coloro che formularono, mediaticamente e politicamente, accuse false e affrettate contro appartenenti al corpo di polizia penitenziaria, senza peraltro avere alcuna prova che pure non poteva esserci, debbano farsi un serio esame di coscienza e avere la dignità di domandare scusa”.

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E’ l’ennesimo capitolo giudiziario di una storia che – intrecciata al dibattito politico – ha innumerevoli e diversi rivoli. Uno ha vissuto un altro sviluppo proprio ieri, quando il procuratore generale della Corte di Cassazione aveva proposto ricorso contro l’assoluzione di Claudio Marchiandi, funzionario del Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria che nel maggio scorso era stato assolto in appello. In primo grado il funzionario aveva chiesto di essere giudicato col rito abbreviato per difendersi dalle accuse di falso, favoreggiamento e abuso d’ufficio. La Procura gli contesta di avere concorso alla falsa rappresentazione delle reali condizioni di Cucchi per consentire il suo ricovero in ospedale, di avere abusato del suo ufficio redigendo personalmente in ospedale in orario extra-lavorativo la richiesta di disponibilità del posto letto e di avere aiutato gli agenti della Penitenziaria a eludere le investigazioni.

In primo grado Marchiandi fu condannato a due anni di reclusione in primo grado, e poi assolto in appello; successivamente, però, la Cassazione ritenne esistenti vizi in alcuni passaggi della sentenza assolutoria e dispose un nuovo processo che si concluse con la conferma dell’assoluzione. Adesso, la procura generale di Roma ha deciso per una nuova impugnativa. Dieci pagine di ricorso per sostenere la richiesta di annullamento della sentenza impugnata con rinvio a un’altra sezione della Corte d’appello.

Poi c’è il processo principale, quello ai 5 medici che ebbero in cura Cucchi. Sono stati tutti assolti in appello nel luglio scorso. I giudici anche in quel caso erano stati chiamati a rivalutare il caso dopo che lo avevano già rinviato una prima volta alla Corte d’appello.

Inizialmente la storia processuale vide l’iniziale iscrizione nel registro degli indagati di 12 persone: sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria. Le accuse andavano a vario titolo dall’abbandono d’incapace all’abuso d’ufficio, dal favoreggiamento al falso, fino alle lesioni e all’abuso di autorità. La tesi accusatoria fu che Cucchi era stato “pestato” nelle celle del tribunale, in ospedale erano state ignorate le sue richieste e addirittura era stato abbandonato e lasciato morire di fame e sete. Da lì si arrivò a un processo lungo e impegnativo, con decine di consulenze, una maxi-perizia, l’audizione di quasi 150 testimoni. E dopo due anni la sentenza: condanna solo dei medici, ma per omicidio colposo; assoluzione di infermieri e agenti della penitenziaria. Il passaggio successivo fu il processo d’appello, con un’altra verità: medici tutti assolti “perché il fatto non sussiste” con la formula che richiama la vecchia insufficienza di prove. Ma la storia fu riaperta dalla Cassazione che decise di cancellare parzialmente quella sentenza, ritenendo non convincenti le motivazioni dell’assoluzione dei 5 medici. Da qui un nuovo processo d’appello, finito in estate appunto. E, come detto, anche in quel caso finì con tutti gli imputati mandati assolti.

 

 

Ci si dica pure che siamo dei “senza patria”:

può anche darsi che sia così. Ad ogni modo

se una patria noi dovessimo sceglierci,

sceglieremmo sempre la patria degli oppressi,

e non quella degli oppressori.

E. Malatesta

 

Rsp (individualità Anarchiche)

Trump, massone discepolo del conte di Cagliostro, del P2ista Licio Gelli e di Berluska (il pedofilo)

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E’ arrivato il 45º presidente degli Stati Uniti:

the scempio must go on….

Trump ha sfidato alle elezioni 2016 Hillary Clinton (altra guerrafondaia), per il potere geopolitico economico, militare degli Usa, e ha vinto.

10 novembre 2016

A gennaio sarà ufficialmente presidente degli Usa. Ma già 16 anni fa, i Simpson avevano predetto che Donald Trump si sarebbe insediato alla Casa Bianca. Nell’episodio dell’undicesima serie, ‘Bart to the future’, trasmessa nel 2000, a Bart viene data l’occasione di vedere cosa succederà a lui e alla sua famiglia da lì a 30 anni. E così scopre che la sorella Lisa è diventata presidente succedendo proprio al magnate. “Come sapete, abbiamo ereditato la crisi di bilancio dal presidente Trump”, dice Lisa al suo staff. Quando lo scorso mese, in piena campagna elettorale, venne chiesto al creatore della serie, Matt Groening, di commentare l’episodio, lui rispose: “Avevamo predetto che sarebbe stato presidente già nel 2000, ma era ovviamente la persona più assurda al quale potevamo pensare in quel periodo. Ed è ancora così. Va oltre la satira”. Ora però è una realtà.

Homer is dragged away by security guards from a Trump rally in a separate animation released in July.

 

Le opinioni dei Paesi membri della Nato sulle elezioni di Trump:

Russia. Il governo russo è pronto a “un dialogo costruttivo per la cooperazione” col futuro presidente americano Donald Trump ma non sente “nessuna euforia”: lo ha dichiarato il vice ministro degli Esteri russo Serghiei Riabkov. “Non vorrei – ha detto Riabkov – che il nostro pubblico avesse l’impressione che siamo pieni di rosee speranze. Bisogna dire che le posizioni dichiarate dai rappresentanti della campagna di Trump e dalle persone che lo circondano nei confronti della Russia, sono state abbastanza dure, negli Usa durante la campagna elettorale, si è formato difatti un consenso dei due partiti su base antirussa”. Riferendosi alle relazioni tra Usa e Russia coi vari presidenti americani, il vice ministro ha sottolineato che “ci sono stati dei periodi in cui si partiva bene, con buona comprensione, e poi la situazione si trasformava in crisi”.

Durante la campagna elettorale per le presidenziali americane, “ci sono stati dei contatti” tra la Russia e i membri del team di Donald Trump, ha aggiunto il vice ministro russo, secondo quanto riferisce Interfax. Rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se questi contatti si intensificheranno dopo la vittoria di Trump, Riabkov ha risposto: “Si tratta di questioni di lavoro, e la successione delle azioni dipenderà dai temi che affronteremo. Naturalmente continuiamo questo lavoro anche dopo le elezioni”.

BRUXELLES: “Ci aspettiamo da Trump che faccia chiarezza sulle sue intenzioni” su questioni come ad esempio la politica commerciale globale e quella sul clima. Così il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker stamani ad un’iniziativa a Berlino. “Tutto questo deve essere chiarito nei prossimi mesi, senza dover inviare agli Usa una lista di richieste. Dobbiamo avere chiarezza sulle intenzioni del partner strategico più importante al mondo”.

MESSICO. “Ovviamente il Messico non pagherà per il suo maledetto muro“: molto dura la prima reazione dell’ex presidente messicano Vicente Fox dopo l’elezione alla Casa Bianca di Donald Trump, che ha fatto della costruzione di un muro sulla frontiera fra gli Usa e il suo vicino meridionale un leitmotiv della sua campagna elettorale. Fox, uno dei leader del Partito di Azione Nazionale (Pan, opposizione di destra), ha detto che Trump è “un uomo d’affari mediocre” che “non capisce la differenza fra condurre un’impresa e governare un paese come gli Stati Uniti”. “Se gli venisse veramente in mente di costruire il suo muro, scoprirà che noi messicani siamo come i nostri peperoncini: piccoli, ma piccanti”, ha sottolineato l’ex presidente.

EUROPA. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e quello della Commissione Jean Claude Juncker si sono congratulati con Donald Trump in una lettera congiunta. “Oggi – scrivono – è più importante che mai rafforzare le relazioni transatlantiche. Non dovremmo risparmiare alcuno sforzo per assicurare che i legami tra noi restino forti e duraturi”. Nella missiva, Tusk e Juncker hanno anche invitato Trump a visitare l’Europa per un summit Ue-Usa appena possibile.

FRANCIA. “Dopo il Brexit, dopo l’elezione di Trump, l’Europa non si deve piegare. L’Europa deve essere più solidale e più attiva e più offensiva. Non dobbiamo abbassare la testa, serve un’Europa più solidale, non dobbiamo chiuderci su noi stessi. In questo mondo di incertezze la Francia e l’Europa hanno oggi il compito di rassicurare”: lo ha detto il ministro degli Esteri francese, Jean Marc Ayrault, intervistato in diretta su France 2. “Gli Usa -ha aggiunto- sono i nostri alleati. Vogliamo continuare a lavorare con loro. Se i risultati saranno confermati ci congratuleremo con Donald Trump”. “Questa elezione americana apre un periodo di incertezza. Va affrontata con lucidità e chiarezza”: lo ha detto il presidente francese, Francois Hollande, commentando la vittoria di Donald Trump alla Casa Bianca. Bisogna essere “vigili e sinceri” col partner Usa, ha precisato Hollande, congratulandosi “com’è naturale che sia” col candidato repubblicano. “Quello che è successo questa notte non è la fine del mondo, è la fine di un mondo”: lo ha detto la leader Marine Le Pen del Front National (fondato nel 1974 da ex membri di estrema destra ON / ordine nuovo), dopo la vittoria di Donald Trump in Usa. “La sua elezione è una buona notizia per il nostro Paese. I suoi impegni saranno benefici per la Francia”, ha continuato.

GERMANIA. Germania e gli Usa sono legati da “valori” comuni e la Germania offre a Donald Trump una “stretta collaborazione“: lo ha detto a Berlino la cancelliera Angela Merkel congratulandosi per la sua elezione. Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier ha detto che sebbene le elezioni americane sono andate “diversamente” da quanto molti avrebbero desiderato “dobbiamo accettare” l’elezione di Donald Trump.

ISRAELE. Donald Trump “è un amico sincero dello stato di Israele. Agiremo insieme per portare avanti la sicurezza, la stabilità e la pace nella nostra regione”. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu che si è felicitato col presidente eletto. “Il forte legame tra Usa e Israele -ha aggiunto- si basa su interessi geopolitici militari ed economici. Sono sicuro che Trump ed io -ha concluso- continueremo a rafforzare l’alleanza speciale tra i due paesi e la eleveremo a nuove vette”.

EGITTO. Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi si è congratulato con Donald Trump per la vittoria. Lo rende noto la presidenza del Cairo. Sisi ha “augurato a Trump successo nel suo lavoro e ha auspicato una nuova era nei rapporti tra i due Paesi con un rafforzamento delle relazioni di cooperazione a tutti i livelli tra l’Egitto e gli Stati Uniti” ma anche della “pace e della stabilità nella regione mediorientale alla luce delle grandi sfide che sta affrontando”.

TURCHIA. “Il popolo americano ha fatto la sua scelta e con questa scelta negli Stati Uniti inizia una nuova stagione. Auguro un futuro felice agli Stati Uniti, interpretando favorevolmente la scelta del popolo

americano”. Così il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sull’elezione di Donald Trump.

COREA DEL SUD. La presidente sudcoreana Park Geun-hye ha sollecitato un rapido avvio della cooperazione con la nuova amministrazione Usa rimarcando la necessità di lavorare a stretto contatto di fronte alla crescente minaccia nucleare e sui missili della Corea del Nord. Nella riunione del Consiglio sulla sicurezza nazionale, Park ha sollecitato tutto il governo a “fare il massimo” per assicurare che sotto l’amministrazione Trump Seul e Washington lavorino insieme in modo “deciso” perché Pyongyang rinunci ai suoi piani attraverso “pesanti sanzioni”.

GRAN BRETAGNA. Gran Bretagna e Stati Uniti rimarranno “partner stretti e vicini”. Lo ha detto la premier britannica Theresa May congratulandosi con Donald Trump per l’elezione. May si augura di parlare della “relazione speciale” fra i due Paesi “nella prima occasione possibile”.

IRAN. “Il risultato delle elezioni negli Stati Uniti non ha alcun effetto sulle politiche della Repubblica islamica dell’Iran”. Lo ha detto il presidente iraniano, Hassan Rohani, nel corso di una riunione di gabinetto riportata nel sito ufficiale della presidenza. Per Rohani, “il risultato dell’elezione indica instabilità all’interno degli Usa e sarà necessario un lungo tempo per la rimozione di questi problemi e differenze interni”.

SERBIA.Che magnifica notizia. La democrazia è ancora viva“. Così il premier conservatore ungherese Viktor Orban ha commentato la vittoria di Donald Trump nelle presidenziali Usa, con un messaggio su Facebook riferito dai media serbi.

CINA. Il presidente cinese Xi Jinping ha inviato un messaggio di congratulazioni al neo presidente Usa Donald Trump affermando di voler lavorare con lui nel rispetto del “win-win principle“, vale a dire di una collaborazione vantaggiosa per entrambe le parti. E’ quanto riportano i media ufficiali, in merito alla prima reazione della massima leadership di Pechino alla vittoria di Trump alle presidenziali americane.

 

Ma chi è questo Trump con la faccia da pappone?

Donald Trump (razzista, sessista, depravato e senza scrupoli) è un imprenditore, politico e personaggio televisivo statunitense, nasce a New York nel 1946.

Figlio di immigrati tedeschi, il padre era un imprenditore immobiliare sposato con Mary Anne Macleod, arrivata negli Stati Uniti dalla Scozia. È il quarto di cinque figli: a 13 anni viene trasferito dalla The Kew-Forest School all’Accademia militare di New York, 7 anni dopo, lascia la prestigiosa Fordham University per finire gli studi alla Wharton School of the University of Pennsylvania, dove nel 1968 si laurea in real estate immobiliare. La parabola della sua famiglia è quella del sogno americano. Il padre, Fred, cerca fortuna nei supermercati poi l’immobiliare. Riuscirà a farla costruendo, affittando e vendendo abitazioni. I metodi sono quelli dello spregiudicato imprenditore che opera in un mercato, a New York e sulla East Coast, dove vigono pochi scrupoli. Sarà soggetto a varie indagini per corruzione e per discriminazione razziale. Donald, il figlio, negli anni dell’università inizia a lavorare col padre nell’azienda immobiliare di famiglia, la Elizabeth Trump & Son, della quale prende il controllo nel 1971 cambiandone il nome in The Trump Organization. Due anni dopo ne diventa presidente ritrovandosi a gestire più di 14mila appartamenti sparsi in tutta New York. Nel 1978 Trump conclude il primo grande affare acquistando una quota del Grand Hyatt Hotel di Manhattan e 5 anni dopo anche la Trump Tower, con i suoi 58 piani, è uno dei suoi successi. L’edificio però è travolto dall’accusa di aver ingaggiato per i lavori circa 200 operai polacchi che lavoravano in nero con paghe da fame e antiinfortunistica zero….

Trump diventa il simbolo dell’America degli yuppies, idolatrato dagli aspiranti milionari impiegati a Wall Street e corteggiato da riviste, cinema e televisione, che spesso lo vedono in copertina, o ospite per brevi apparizioni. Il libro del 1987 The Art of the Deal, in cui offre i suoi consigli per il successo, diventa un bestseller e ne conferma lo status di massima personalità tra i nuovi ricchi statunitensi. Nel 1984 Trump decide di competere con la mafia imprenditoriale, investe nel business dei casinò e apre il primo ad Atlantic City, nel New Jersey ….

Nel 1996 inizia a collaborare con la tv nazionale NBC, acquistando la Miss Universe Organization, che si occupa dei concorsi di bellezza Miss America, Miss USA e Miss Teen USA. Gli anni Duemila vedono Trump toccare un nuovo picco di popolarità quando, a partire dal 2004, il magnate diventa protagonista del reality show della NBC The Apprentice, programma che vede un gruppo di concorrenti impegnati in una serie di prove imprenditoriali per ottenere un posto di lavoro presso la Trump Organization.

La sua affiliazione ai due maggiori partiti sembra piuttosto ondivaga: negli anni ‘80 si dichiara sostenitore dei Repubblicani di Ronald Reagan (arrivato alla politica dopo una carriera da attore), per poi stringere rapporti d’amicizia personale con Bill Clinton (marito di Hillary) e infine schierarsi apertamente contro Barack Obama, di cui mette in dubbio addirittura l’effettiva nascita nel territorio degli Stati Uniti.

Nel giugno 2015 invece Donald Trump, dopo i suoi precedenti exploit come magnate dell’edilizia e celebrità televisiva, decide di annunciare ufficialmente, dalla sua Trump Tower, l’intenzione di candidarsi per la carica più ambita del paese, quella di presidente degli Stati Uniti. Nei suoi comizi Tramp fa proselitismo e trascina le folle parlando di divieto di immigrazione per i musulmani negli Stati Uniti, isolazionismo politico ed economico, sostegno al possesso di armi per i comuni cittadini, supporto al presidente russo Putin, contrasto all’avanzata cinese, maggiore potere alle forze dell’ordine, stop all’arrivo dei rifugiati e addirittura la proposta di costruire un muro che divida il paese dal Messico per evitare l’immigrazione irregolare….

Secondo la rivista statunitense di economia e finanza Forbes, Trump possiede un patrimonio di circa quattro miliardi di dollari, cifra che lo rende la 405esima persona più ricca del mondo.

Nel luglio del 2016 Tramp diventa il candidato ufficiale del partito repubblicano per la corsa alla Casa Bianca contro la democratica Hillary Clinton.

Il suo insediamento alla Casa Bianca come 45º presidente è previsto per il 20/1/2017, alla scadenza del secondo mandato di Barack Obama.

11 Novembre 2016

Ku Klux Klan donald trump

Il Ku Klux Klan organizzerà il 3 dicembre in North Carolina una ‘parata per la vittoria’ di Donald Trump. Lo ha annunciato il gruppo razzista suprematista sul suo sito internet senza precisare la città in cui si svolgerà la manifestazione. Subito dopo la vittoria di Trump, un ex leader dei cavalieri del Ku Klux Klan, David Duke, aveva rivendicato su Twitter il contributo del gruppo nell’elezione del tycoon. “Non sbagliate, la nostra gente ha svolto un ruolo ENORME!”, aveva twittato: “Il suo non è un piano di marketing elettorale, ma un consiglio politico” per gente come lui. “Questo Paese ha bisogno di sorvegliare le frontiere per difendere il retaggio, garantire la sopravvivenza degli americani bianchi e proteggere il patrimonio”, ha scritto Duke. Ma chi è David Duke e perché è considerato così pericoloso? Duke è il massimo leader del Ku Klux Klan, un’organizzazione estremista statunitense che considera la razza bianca superiore alle altre.

 

Ma quali sono le origini del Ku Klux Klan?

Il Ku Klux Klan è il nome di diverse organizzazioni segrete esistenti negli Stati Uniti d’America a partire dall’Ottocento, con finalità politiche e terroristiche, con contenuti razzisti che propugnano la superiorità della razza bianca….

Nasce nel 1865 come confraternita di ex militari dell’esercito degli Stati Confederati d’America…

Il KKK controllava i governi dell’Indiana, Oklahoma e Oregon oltre ai parlamentari democratici del Sud. Inoltre, rivendicava di aver reso possibile l’elezione del presidente Warren Harding alla Casa Bianca. Al massimo della sua espansione, negli anni venti, il Ku Klux Klan, superava il numero di 4.000.000 di membri e contava molti politici nelle sue file.

 

http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2016/09/23/afroamericano-ucciso-video-moglie-urla-disarmato.html

 

L’ordine ottenuto tramite la sottomissione

e conservato con il terrore non è certo

una garanzia di sicurezza.

E. Goldman

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

 

Tina Anselmi desegretò documenti riguardanti la Resistenza e la P2

1 novembre 2016: i mass media annunciano la morte di Tina Anselmi, prima donna ad aver ricoperto la carica di ministro della repubblica. Tina Anselmi, eletta più volte parlamentare della Democrazia Cristiana, aveva 89 anni. Ma chi era Tina Anselmi?

Nasce nel 1927 nel Veneto in una famiglia cattolica: il padre è un aiuto farmacista di idee socialiste, fu per questo perseguitato dai fascisti.

Il 26/9/’44 decide di prender parte alla Resistenza e diventa staffetta della brigata Cesare Battisti al comando di Gino Sartor, quindi passa al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà e s’iscrive alla DC. Il Corpo volontari della libertà (in acronimo CVL) è stato fondato nel 1944 ed era una struttura di coordinamento generale della Resistenza italiana durante la II guerra mondiale, ufficialmente riconosciuta sia dagli alleati Nato che dal governo Badoglio II.

Nei Corpi volontari della libertà i gruppi partigiani erano eterogenei, c’erano i partigiani bianchi di estrazione cattolica, i partigiani azzurri di tendenze liberali e di sentimenti monarchici ed infine i partigiani rossi di fede comunista (Togliatti – Stalin). Tutti volevano abbattere il regime fascista.

Mentre i partigiani bianchi/azzurri avevano come obiettivo quello di un’Italia atlantica e filo americana i partigiani rossi avevano come finalità quella di instaurare, a guerra conclusa, la dittatura del proletariato e di fare dell’Italia uno Stato satellite della Russia sovietica da cui il Partito comunista prendeva ordini (e denari) tramite Togliatti, stretto collaboratore di Stalin.

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Nel primo dopoguerra, appena ebbe inizio la Guerra fredda e divenne concreto il pericolo di un attacco degli eserciti del Patto di Varsavia, la brigata Osoppo fu inserita legalmente nelle Forze armate italiane. Fu dotata di vertici militari e fatta confluire nelle strutture segrete della Nato.

La Stay Behind – Gladio italiana, era costituita da 5 unità di pronto impiego in regioni di particolare interesse strategico, denominate: “Stella Alpina” nel Friuli, “Stella Marina” nella zona di Trieste, “Rododendro” nel Trentino Alto Adige, “Azalea” nel Veneto e “Ginestra” nella zona dei laghi lombardi.

La struttura, alle dipendenze dell’Ufficio R del Sifar, era articolata in 40 nuclei, dei quali 6 informativi, 10 di sabotaggio, 6 di propaganda, 6 di evasione e fuga, 12 di guerriglia. Inoltre erano state costituite 5 unità di guerriglia di pronto impiego in regioni di particolare interesse. A seguito degli accordi Italia-Usa, nel corso del 1959 la Cia provvide anche a inviare i materiali di carattere operativo da interrare nelle zone sensibili (i cosiddetti depositi Nasco). A partire dal 1963 ebbe inizio la posa dei contenitori. In totale, i depositi Nasco sono stati 139. Gli americani dotarono la struttura anche di un aereo Dakota C47, nome in codice “Argo-16“, fornito per le operazioni di trasporto….

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Centro e quartier generale dell’esercito clandestino di Gladio, fu la base militare sarda di Capo Marrargiu, che divenne il Centro Addestramento Guastatori (Gag). La costruzione della “base” iniziò attorno al 1954. Furono innanzitutto acquisiti i permessi necessari, poi si procedette alla costituzione di una società a responsabilità limitata, la “Torre Marina“, costituita pubblicamente presso il notaio De Martino, che ebbe come soci il generale Musco, allora direttore dei Servizi, il colonnello Santini, capo del Sios-Aeronautica, e il colonnello Fettarappa, dirigente dell’Ufficio R del Sifar. Per consentire di derogare alle norme di legge, che vietavano agli ufficiali di possedere quote azionarie e di costituire società, fu necessaria un’autorizzazione speciale del ministro della Difesa Paolo Emilio Taviani (partigiano bianco).

Per la realizzazione del Centro, la Cia destinò trecento milioni di lire. Il colonnello Renzo Rocca ebbe il compito di sovrintendere alla costruzione della nuova base stay behind italiana. Il Centro fu dotato, oltre delle strutture per l’ospitalità, anche di bunker sotterranei, apparati di radiotrasmissione a lunga distanza, poligoni di tiro, zone per i corsi sull’uso degli esplosivi, aule per le lezioni di carattere ideologico (destra bianca e sinistra cristiana), attrezzature subacquee per l’addestramento di uomini-rana, un piccolo porto, due piste d’atterraggio per aeroplani e una per gli elicotteri. Presso la scuola sarda si tennero corsi di preparazione alle tecniche della “guerra non ortodossa“, su temi quali sabotaggio, guerriglia, infiltrazione (nuclei clandestini dello stato infiltrati nei movimenti di lotta), esfiltrazione e occultamento e riesumazione di depositi Nasco. In pratica si trattava di imparare tecniche di sabotaggio, di guerra a bassa intensità, di favorire l’introduzione clandestina di gruppi di reparti speciali alleati sul territorio occupato, di favorire l’uscita senza rischi dal territorio occupato di persone di rilevanza: politici, scienziati, spie, oltre agli elementi dei gruppi entrati clandestinamente.

Controllavano le reti Stay behind italiane (Gladio), contattarono e protessero giovani neofascisti che furono poi coinvolti in una serie di operazioni terroristiche (stragi di stato), di cui furono falsamente accusati anarchici per screditare la sinistra.

Risultati immagini per Piano Solo” fatto solo dai carabinieri

Gladio entra indirettamente anche nella vicenda del cosiddetto “Piano Solo” fatto solo dai carabinieri. Questo fu un piano predisposto dal generale massone De Lorenzo, capo del Sifar, che elaborò un progetto di golpe nel 1964, da attuarsi nel caso in cui il Governo di centro sinistra (presieduto da Aldo Moro) non ridimensionasse le sue istanze riformiste. Il Piano Solo prevedeva, oltre l’occupazione di obiettivi strategici nelle principali città italiane, anche l’arresto di oltre 700 dirigenti comunisti e socialisti, sindacalisti, intellettuali di sinistra ed esponenti della sinistra Dc da deportare poi in Sardegna, proprio nella base di Capo Marrangiu. Sulla vicenda il governo pose il segreto di stato. La Gladio organizzò anche la “strage alla questura di Milano“. L’ esecutore della strage fu Gianfranco Bertoli che risultava però stipendiato dal Sifar e legato al gruppo di destra Pace e Libertà, organizzazione fondata dal partigiano bianco Edgardo Sogno…..

Nel ‘45 Tina Anselmi si laurea in Lettere all’Università cattolica di Milano e trova lavoro alla CISL come dirigente del sindacato dei tessili (dal 1945 al ‘48) e del sindacato degli insegnanti elementari (dal 1948 al ‘55). Nel 1950 aiutò a fondare la CGIL ….

Nel 1959 entra nel consiglio nazionale dello Scudo crociato, ed è deputata dal 1968 al ‘92.

Ha fatto parte del partito democristiano di centrodestra nei governo di Andreotti: IV e V (dal ‘47 al ‘50), e del governo di Andreotti III (26/7/1960 – 21/2/’62, 23/2/’66 – 24/6/’68, 29/7/’76 – 11/3/’78). Nel 1981, nel corso della VIII legislatura, è nominata presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia massonica P2, col compito di de secretare i documenti militari (segreto di stato – Top secret) che riguardava il periodo storico della resistenza partigiana; il lavoro terminò nel 1985.

Ma chi era Licio Gelli?

Era il solito borghese, arrivista, ambiguo e senza scrupoli che faceva l’imprenditore e il faccendiere, maestro venerabile della loggia massonica segreta P2 (una costola del Grande Oriente d’Italia) formata da alte gerarchie militari. Nel corso degli anni, Gelli è stato indagato in numerose inchieste che riguardavano la “strategia della tensione”: inchieste sulla P2, sul crac del Banco ambrosiano di Roberto Calvi, sull’assassinio del giudice Vittorio Occorsio, sull’omicidio del giornalista di «Op» Mino Pecorelli, sugli attentati di destra ai treni in Toscana, sulla strage di Bologna, su quella dell’Italicus. …

Durante l’ultimo conflitto mondiale, Gelli aveva avuto contatti, fin dal 1942, coi servizi segreti inglesi, poi, a partire dagli ultimi mesi del 1944, con il Cic (Counter Intelligence Corps) della V armata americana. Forte di tali rapporti, aveva fatto il doppio gioco: vicino ai giovani fascisti repubblichini toscani (tra i quali il futuro senatore missino Giorgio Pisanò), in stretto collegamento col comando tedesco, ma al tempo stesso collaborava con la Resistenza antifascista ….

Licio Gelli fu arruolato nel dopoguerra (come tanti altri fascisti e nazisti) nell’esercito invisibile che gli “alleati” avevano approntato, dopo la vittoria contro Hitler e Mussolini, per combattere la nuova guerra, la «guerra non ortodossa» contro il comunismo….

Entrato nella massoneria aveva contribuito a selezionare, dentro l’esercito, gli ufficiali anticomunisti disposti ad avventure golpiste. Nel colpo di stato del dicembre 1970, aveva il compito di entrare al Quirinale e trarre in arresto il presidente della rep. Giuseppe Saragat.

Dopo il 1974, la strategia della guerra segreta contro il comunismo cambia: basta con la contrapposizione diretta, coi progetti stragisti o apertamente golpisti, sostituiti da un più flessibile programma di occupazione, attraverso uomini fidati, di tutti gli ambiti della società, di tutti i centri di potere. La massoneria gli fornisce le strutture e le coperture necessarie a organizzare questo club del doppio Stato. Decolla così la loggia massonica P2 di Licio Gelli, circolo dell’autoritarismo atlantico. Il capo occulto della Loggia P2 sarebbe stato l’onorevole democristiano cattofascista Giulio Andreotti, meglio conosciuto come “il gobbo malefico”…

[Nella foto: Gelli (al centro) con Andreotti (a destra) all’inaugurazione dello stabilimento Permaflex di Frosinone]

Fu avanzata dalla Commissione Anselmi l’ipotesi che la lista trovata a Villa Wanda non fosse l’elenco completo degli aderenti, e che molti altri importanti personaggi iscritti alla P2 siano riusciti a non restare coinvolti nelle indagini successive alla scoperta della lista. I documenti trovati, testimoniavano dell’esistenza di un’organizzazione che mirava a prendere il possesso delle leve del potere in Italia. Il “piano di rinascita democratica” (un elaborato studio di fattibilità) sequestrato qualche mese dopo alla figlia di Gelli, conteneva un piano geopolitico economico militare che prevedeva la penetrazione di esponenti della loggia P2 nei settori chiave dello stato italiano, indicazioni per l’avvio di opere di selezionato proselitismo e, opportunamente, anche un preventivo dei costi per l’acquisizione delle funzioni vitali del potere: «La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini ambiziosi, senza scrupoli e ben selezionati, di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo». A chiare lettere si indicavano come fini primari il riordino dello stato in senso istituzionalistico, il ripristino di un’impostazione selettiva (classista) dei percorsi sociali, insomma una svolta autoritaria. La scalata della P2 ai media italiani, iniziò dall’obiettivo più ambito: il Corriere della Sera, il quotidiano nazionale più diffuso. Per questa operazione Licio Gelli fu coadiuvato dal suo braccio destro Umberto Ortolani, dal banchiere Roberto Calvi, dall’imprenditore Eugenio Cefis e dalle casse dello IOR, l’Istituto opere religiose del vaticano.

Il 17/10/1981 a villa Vanda, vennero trovate le famose liste degli affiliati alla loggia massonica P2: parlamentari, generali dei carabinieri, generali della guardia di finanza, generali dell’esercito italiano, generali dell’aeronautica militare, ammiragli, vari magistrati e funzionari pubblici, i direttori e molti funzionari dei vari servizi segreti, diversi giornalisti ed imprenditori, militari e forze dell’ordine, uomini politici, dirigenti ministeriali, 49 banche, industriali, medici, docenti universitari, commercialisti, avvocati, dirigenti industriali, imprenditori, magistrati, liberi professionisti, i presidenti di Società private, Società pubbliche (dirigenti), segretari politici, associazioni varie, dirigenti RAI, Enti assistenziali e ospedalieri, diplomatici, Compagnie aeree, dirigenti comunali, società pubbliche (presidenti), architetti, funzionari regionali , antiquari, compagnie di assicurazione, dirigenti editoriali, alberghi (direttori), consulenti finanziari, editori, notai, scrittori, provveditori agli studi, sindacalisti, commercianti. La loggia massonica P2 si era radicata in 16 delle 20 regioni italiane: Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna, Umbria.

Anche nel caso Moro, la presenza di Gladio sembra impressionante. La mattina della strage, il colonnello del Sismi Camillo Guglielmi, istruttore presso la base Gladio di Capo Marrargiu, si trovò a passare proprio nel momento in cui il presidente Moro stava per essere rapito dai brigatisti. Anche la stampante modello Ab Dick 360 T (matricola n° 938508) utilizzata dalle Br per i loro comunicati durante il sequestro Moro, sembra provenisse dall’ufficio del Raggruppamento Unità Speciali (Rus), ovvero l’ufficio che provvedeva all’addestramento dei gladiatori. Moro parlò di Gladio ai suoi carcerieri, (durante il suo “processo” da parte delle Br) e lo scrisse anche nel memorandum…

Per questo la vicenda legata al memoriale che racchiude le rivelazioni dello statista è molto contorta, con smarrimenti di carte e ritrovamenti casuali, sino alla morte del generale Dalla Chiesa (ufficialmente ucciso dalla mafia), che entrò in possesso di quelle carte….

Anche la morte della giornalista Graziella De Palo e del redattore Italo Toni sembra essere un omicidio eseguito da Gladio. I due reporter, rapiti il 2/9/1980 in Libano e poi uccisi, stavano svolgendo un’inchiesta giornalistica su un presunto traffico internazionale di armi tra l’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e l’Italia e sui campi di addestramento palestinesi situati nel sud del Libano. Le inchieste condotte sulla morte dei due giornalisti, furono depistate da parte dei servizi segreti italiani. Il generale piduista Giuseppe Santovito, direttore del Sismi, e il piduista colonnello Stefano Giovannone, capocentro dei Servizi a Beirut dal 1972 al 1981, risulteranno entrambi legati a Gladio. Precisiamo che i direttori del Sid erano: il generale P2 Vito Miceli, filo arabo, mentre il generale Piduista Maletti era legato invece ai servizi israeliani e americani…

La struttura Gladio fu ufficialmente sciolta nel novembre del 1990.

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Dunque in Italia si fronteggiavano due “Gladio”: la Gladio bianca, sovvenzionata dalla Nato, e la Gladio rossa, braccio armato del Pc, sovvenzionata dalla Russia . Entrambe queste strutture, erano costituite solo dai vertici di coordinamento militare e da un livello superiore (ed estero) di “regia”. La loro base poggiava sulle varie strutture paramilitari di centrodestra (Gladio bianca) e di sinistra (Gladio rossa). Facevano quindi capo a Gladio strutture come la “Brigata Osoppo“, “MAR“, ma anche “Ordine Nuovo” e “Avanguardia Nazionale“.

Pian piano, le strutture “bianche” si sciolsero e confluirono nelle strutture più radicali e militariste di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. Queste erano in stretto legame col SID che garantiva, da un lato la copertura del legame fra queste strutture di estrema destra e Gladio, dall’altro lato, col segreto militare, il fatto che queste stesse strutture fossero parte integrante della struttura militare della NATO.

Già dagli anni ‘60 la P2 di Gelli era molto attiva. Con la sua rete di iscritti soprattutto nelle forze armate e nei servizi segreti, era nelle condizioni di garantire già tutta la copertura necessaria. La P2 costituiva il raccordo fra le istituzioni e le bande armate. Le stragi fino al 1969, dovevano servire affinché, nel dicembre del 1969, Mariano Rumor dichiarasse lo ‘stato di emergenza’ (stato di polizia – dittatura militare), che ne consentisse l’instaurazione anche in Italia.

Il depistaggio compiuto dai Servizi segreti e più in generale dagli apparati di sicurezza nei confronti della magistratura riguardano soprattutto i fatti che si sono verificati dal 1969 al ‘74. I Servizi volevano impedire che i giudici scoprissero l’esistenza di Gladio, coperta dal segreto atlantico, e di quella vasta rete di organizzazioni paramilitari clandestine legate agli apparati politici.

Il capo del SID, il piduista Miceli, nel 1974 viene interrogato dal giudice tamburino e dichiara, con una inquietante lungimiranza: “Ora non sentirete più parlare di terrorismo nero, ora sentirete parlare soltanto di terrorismo rosso”. La prima talpa infiltrata all’interno delle Br fu Marco Pisetta; poi ci fu Francesco Marra paracadutista addestratosi in Toscana e in Sardegna all’uso delle armi e specializzato nella pratica delle “gambizzazioni”. Per sua stessa ammissione, Marra si era infiltrato nelle Br per conto del brigadiere Atzori, braccio destro del generale dei carabinieri Francesco Delfino. I carabinieri fecero infiltrare all’interno delle Br Silvano Girotto “Frate Mitra”, un ex francescano con dei trascorsi di guerrigliero in Bolivia ma che tra le forze extraparlamentari (Lotta Continua in primis) godeva di una fama di tutto rispetto, e che riuscì a far catturare l’8/9/’74 i due capi storici delle Brigate Rosse: Alberto Franceschini e Renato Curcio.

L’8 giugno 1974 prima dell’arresto, Franceschini e Curcio erano entrati negli uffici milanesi del P2ista Edgardo Sogno impadronendosi di centinaia di lettere e elenchi di nomi di politici, diplomatici, militari, magistrati, ufficiali di polizia e dei carabinieri (tutta la rete delle adesioni al cosiddetto “Golpe bianco” preparato dall’ex partigiano liberale con l’appoggio della Nato)…..

Ma non finisce qua: Andreotti, presidente del Consiglio, e Cossiga, ministro dell’Interno, avevano istituito, la mattina del 16/3/1978, un “comitato di crisi” per la gestione del sequestro Moro. Esso era composto da uomini della P2, ostili a Moro e al ‘Compromesso storico’ e controllati da Licio Gelli. Del comitato di crisi facevano parte: Federico Umberto D’Amato (tessera P2 n 554), capo dell’Ufficio affari riservati del Viminale, il generale Giuseppe Santovito, (tessera P2 1630), capo del Sismi, vertice di Gladio controllato da Andreotti e da Cossiga, il generale Giulio Grassini, (tessera P2 1620), capo del Sisde, il generale Raffaele Giudice, (tessera P2 n 535) comandante della Guardia di Finanza, il prefetto Walter Pelosi, capo del Cesis, tessera n 754), Giovanni Torrisi, capo di stato maggiore della marina militare (tessera P2 n 631), Franco Ferracuti (tessera 2137), agente della CIA; Pietro Musumeci, vice capo del Sismi (tessera 487); tutti affiliati alla Loggia di Licio Gelli. La scelta di questi personaggi, coinvolti in trame parallele, venne decisa da Andreotti di concerto con Cossiga.

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Alziamo il livello culturale per evitare che “chi sa domina chi non sa”. 

Alberto Franceschini ce l’ha confermato facendosi 20 anni di galera per niente, trasmettendoci però, soprattutto alle nuove generazioni, un messaggio: a 20 anni è facile essere impulsivi e utopisti, più difficile è non essere manovrati, perché si conosce solo “la metà della mela”……

 

L’individuo scevro di pregiudizi,

l’essere umano che ragiona e opera secondo

la mente ed il cuore gli suggeriscono,

non sente il bisogno di avere

dei pastori, dei capitani, dei direttori.

(P. Gori)

 

Cultura dal basso contro i poteri forti e le loro guerre segrete

Rsp (individualità Anarchiche)

No Tav: stato di polizia – stato d’assedio

140 anni di carcere per i compagni No Tav che si sono ribellati alle ingiustizie sociali

No Tav: dalla mediazione al compromesso, risultato 140 anni di carcere per i compagni che coraggiosamente hanno difeso la val Susa da uno stato di polizia (dittatura militare) insediatosi apposta per difendere gli interessi (gare d’appalto miliardarie) e le speculazioni della massomafia (stato-mafia). Le linee ferroviarie al centro delle proteste No Tav sono state contestate principalmente per via del costo eccessivo rispetto alla loro utilità. Questi treni ad alta velocità sono stati costruiti senza tener conto nemmeno dell’impatto ambientale e dei danni sulla salute umana. Gli abitanti della valle, sono riusciti ad organizzarsi per protestare contro la militarizzazione, hanno cominciato a ribellarsi contro questa ingiustizia e contro queste invasioni, senza chiedere il consenso degli abitanti, imposte da un sistema capitalistico sempre più ingordo, spregiudicato e sempre più avaro nei confronti del più debole, che da secoli, paga le conseguenze socioeconomiche e salutari, di un sistema perverso che guarda solo il profitto a tutti i costi. Il treno ad alta velocità è stata una finanziaria europea sbagliata, che ha ingrassato solo i soliti ”furbetti del quartierino” cioè ne hanno beneficiato solo i componenti della borghesia massomafiosa (imprenditori, commercialisti, notai, banchieri, magistrati, sindaci, politici, sbirri, capi mafia, mammasantissima) …..

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12 ottobre 2016: Sono 47 le condanne chieste dal procuratore generale del Piemonte, Francesco Saluzzo, al maxi processo per gli scontri in Valle di Susa del 2011. Gli imputati erano 53, ma 5 posizioni sono state stralciate e verranno giudicate in un processo separato. La somma complessiva delle condanne chieste supera i 140 anni di carcere. L’accusa ha anche chiesto la condanna di quegli imputati che in primo grado erano stati assolti. “Nessuno di loro ha preso le distanze dai fatti del 27/6/2011, durante lo sgombero del presidio No Tav alla Maddalena di Chiomonte, (dove gli sbirri usarono la violenza su donne, anziani e giovani), e del 3 luglio 2011, quando attivisti giunti da tutta Italia difesero la valle dall’invasione e dalle recinzioni militari appena installate, gli sbirri sparando contro i manifestanti lacrimogeni al Gs ritenuti pericolosi dalla convenzione di Ginevra nel 1993. Ma vengono usati abitualmente dalle polizie di tutto il mondo per attaccare i manifestanti che protestano…

Due giorni prima delle condanne ai no Tav, la massomafia aveva incrementato ulteriormente il guadagno sul business dell’alta velocità… come dire: dopo la condanna ingiusta, pure la beffa !!!!

 

 

Il tunnel esplorativo della futura Torino-Lione diventa galleria d’arte

10 ottobre 2016

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Telt, la società incaricata di costruire e gestire la nuova linea ferroviaria ad alta velocità, ha promosso nella galleria di Chiomonte, in valle di Susa, l’allestimento di murales realizzati da artisti italiani e francesi. ‘Tunnel Art Work’ è stata inaugurata oggi alla presenza del presidente della società Hubert du Mesnil, del direttore generale Mario Virano, dell’assessore alla Cultura del Piemonte, Antonella Parigi e del curatore del progetto, Luca Beatrice. Le opere sono dell’artista milanese Simone Fugazzotto, 33 anni, di Laurina Paperina, trentaseienne trentina, e del francese Ludo, 40 anni. Le visite, gratuite, possono essere prenotate presso Telt.

Le opere d’arte si trovano a 2.000 metri di profondità nel tunnel, che a fine lavori sarà lungo 7,5 chilometri, e sui due vagoni del convoglio utilizzato per il trasporto del personale e dei visitatori all’interno della galleria.

Ma torniamo indietro nel tempo proponendo un volantino fatto da noi (Rsp) alla fine degli anni ‘90, per evitare di dimenticare tutta la merda che c’è dietro gli interessi sull’alta velocità, che ancora oggi esiste, e ci sguazza ancora in questo contesto sociale di grande crisi economica, si arricchisce sempre di più con soldi sporchi mentre noi poveracci stiamo andando in miseria:

Meditate mediocri, meditate …..

 

I 100 km che dal capoluogo piemontese giungono al confine francese di Modane sono stati teatro dei ricatti mafiosi dei clan calabresi insediati a Bardonecchia, dei traffici d’armi dell’armeria Brown Bess di Susa, delle azioni a fine anni ’70, dei terroristi di Prima Linea, delle attività non sempre limpide degli uomini dei servizi insediati da Dalla Chiesa per reprimere lo stesso terrorismo e poi rimasti in valle sull’orlo di una imbarazzante disoccupazione….

Baita Clarea

Al centro delle inchieste anche la Sitaf, la società che ha costruito l’autostrada per Modane, era intenzionata ad entrare anche negli appalti sull’alta velocità, mafiosi, agenti dei servizi disoccupati, ufficiali dei carabinieri, tutto quello che non dice l’inchiesta-farsa sulla pista anarchica che nasconde una valle di misteri, intrighi, ricatti che ha prodotto da sola, più indagini dell’intera provincia di Torino. Una valle crocevia, non solo in senso geografico.

La stessa procura di Torino ,è stata sommersa da esposti, accuse e trattazioni. La sigla degli “ecoterroristi” compare per la prima volta a firmare 2 attentati compiuti fuori dalla valle, a Settimo Torinese e a Rondissone, tra la fine dell’ 89 e l’inizio dell’ 90. Due attentati ai tralicci Enel che trasportano in Italia energia prodotta da Superphoenix, il surgeneratore nucleare francese di Creis Malville, vicino a Lione. Il primo dei due attentati fallisce, il secondo raggiunge l’obiettivo. Azioni attribuite a spezzoni deviati dei servizi segreti impegnati a combattere per conto terzi una guerra commerciale sulla approvvigionamento dell’energia. Il verminaio della Val Susa comincia ad essere scoperchiato invece 17/6/’93 con l’arresto dei titolari dell’armeria Brown Bess di Susa, Luisa Duodero e il figlio, Andrea Torta.

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I due sono accusati di traffico d’armi per aver fatto sparire 397 pistole. Finite a chi ? con quale complicità? Il 12/12/1994, il processo si chiude con la condanna dei due armieri e, nella requisitoria finale, il Pm avanza il sospetto che i due abbiano gestito il traffico grazie alla complicità di pubblici ufficiali. I responsabili dei carabinieri nella zona, avevano infatti reso dichiarazioni evasive al processo. La svolta dell’inchiesta arriva nel marzo ’95 con una serie di esposti presentati in procura dall’ex maresciallo dei carabinieri di Susa, Germano Tessari, già uomo dei servizi antiterrorismo di Dalla Chiesa. Tessari suggerisce ai magistrati di interrogare un altro personaggio legato ai servizi, Franco Fuschi, fino ad allora sconosciuto alle cronache. Forse per rendere il “favore” all’ex amico Tessari, Fuschi si rivela più collaborativo del previsto e inizia una fluviale serie di rivelazioni e auto accuse. Alcune di queste, saranno ritenute inverosimili e archiviate come casi di millantato credito (l’asserita partecipazione di Fuschi all’attentato di Piazza Fontana e addirittura all’omicidio Calvi). Sono invece ritenuti credibili i racconti dell’ex agente dei servizi su 11 omicidi compiuti da lui stesso nel torinese e mai scoperti. Inoltre, La procura approfondisce con lo stesso Fuschi l’inchiesta sul traffico d’armi e sui misteriosi ritrovamenti di pistole e di esplosivi avvenuti in Valle negli ultimi anni. Com’era prevedibile, Fuschi coinvolge pesantemente nelle sue rivelazioni l’oramai ex amico Tessari, accusandolo di aver organizzato, insieme ai servizi segreti un traffico d’armi dell’armeria. Germano Tessari è stato maresciallo del cc di Susa fin dal ’90.

Nel corso della sua lunga permanenza da sbirro si è occupato, oltre che di Prima linea, anche di vicende minori, è stato lui ad esempio, ad arrestare nel ’81 Silvano Pellissero, uno dei frequentatori dei centri sociali accusati degli attentati contro l’alta velocità. Pellissero viene arrestato col padre, in seguito all’esplosione nel pollaio di casa a Bussoleno, di un rudimentale ordigno. Nella stessa abitazione vengono trovati fucili e pistole ma una perizia del tribunale sosterrà che si trattava di vecchie armi in disuso, Pellissero otterrà la condizionale. Terminata nel’90 la carriera di maresciallo, Tessari si dedica alla politica e viene eletto nello stesso anno assessore ai servizi sociali di Susa e consigliere provinciale nelle liste del PSDI. Nel ’92, si alza in consiglio provinciale per una circostanziata denuncia contro la corruzione alla Sitaf (la vicenda porterà successivamente al processo e alla condanne di due funzionari della società). Nel ’94 lascia il consiglio provinciale tentando di farsi candidare dai progressisti alle elezioni politiche. All’inizio del ’95 vengono ritrovati 100 candelotti di dinamite all’interno di una galleria in costruzione dell’autostrada Torino-Bardonecchia. Altri Ritrovamenti di esplosivi sono effettuati nelle settimane seguenti.

Nel marzo del ’95 la Sitaf assume Tessari, che pure aveva pesantemente attaccato la società solo tre anni prima, come responsabile della sicurezza per tutelarsi dai rischi di attentato. Effettivamente i ritrovamenti cessano ma nel dicembre del ’96, nel ambito delle nuove indagini sull’armeria di Susa, sono perquisiti l’ufficio e L’abitazione di Tessari, dove l’ex maresciallo custodiva apparecchiature di intercettazione ambientale…..

L’ex carabiniere dei servizi ha continuato a lavorare nel settore? Ma le rivelazioni del loquace Fuschi riguardano anche altri esponenti dei servizi. ln particolare i 2 agenti del SISDE Dante Caramellino e Raffaele Guccione: “Con loro, (ha detto Fuschi ai magistrati), ci mettevamo d’accordo.

Una volta hanno messo un po’ di armi in un furgone a Rivoli per poi farcele ritrovare, naturalmente al termine di una brillante operazione”. Iniziativa da agenti disoccupati o un mezzo per effettuare nuovi ricatti? Forse non lo sapremo mai, perché l’inchiesta è stata archiviata per scadenza dei termini. Il 19/4/’96, mentre viene interrogato in procura, Fuschi si fa accompagnare in bagno e si spara alla tempia. Sopravvivrà ma da quel giorno la storia delle sue rivelazioni diventa di dominio pubblico. Pochi mesi dopo, in questo scenario di intrighi e ricatti, comincia la serie dei 13 attentati contro l’alta velocità che si apre il 23/8/’96 e si chiude il 10/11/’97. Solo 3 di questi attentati sono firmati dal Gruppo “Lupi Grigi, Val Susa libera“. I pm Maurizio Laudi e Marcello Tatangelo, fanno arrestare dai cc dei ros gli anarchici Silvano Pellissero, Edoardo Massari e la sua compagna Maria Soledad Rosas.

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Silvano viene arrestato poco dopo aver casualmente scoperto la presenza sulla vettura di una microspia. Edoardo (Baleno) e Soledad vengono arrestati dopo un assedio di qualche ora, all’interno della Casa occupata di Collegno, che viene perquisita e sgomberata. A detta dei carabinieri e della stampa viene scoperto un arsenale: un bengala usato, spacciato per “pipe-bomb” e alcune bottiglie di carburante fatte passare per molotov. Per gli squatter e gli autonomi torinesi, l’affronto meschino, fatto dallo stato non è altro che l’ennesima provocazione a danno dei posti occupati. La protesta si concentra sugli occupanti arrestati, sugli sgomberi e sulla violenza della polizia. “Squatting” significa occupare stabili vuoti per viverci, il che è per molti una necessità.

Gli Squatter nascono come movimento in Italia negli anni’80 e si caratterizzano dalle lotte sulle problematiche sociali e ambientali del proprio territorio. Sempre alla ricerca di giustizia sociale, e della libertà a tutti i costi, all’interno di un mondo di merda gerarchico che non funziona, ignora i troppi soprusi, e non rappresenta chi rifiuta di adattarsi a questo sistema capitalistico perverso. Il 28 marzo Edoardo Massari viene trovato morto impiccato nella sua cella del carcere delle vallette a Torino, dopo un pressante interrogatorio (terrorismo psicofisico). Si tratta del solito omicidio occulto, o è l’estrema ribellione contro la segregazione della propria vita, vissuta in ogni momento fuori e contro la logica imposta dal meccanismo lavora-produci mangia-consuma-caga-crepa? Baleno si è trovato di fronte a quella morte quotidiana che è il carcere, che si presenta come una cancrena che ti mangia l’anima a poco a poco. II ministro dell’interno e il capo della polizia insieme al prefetto dl Torino si contattano, preoccupati per le conseguenze che questa morte potrebbe avere, cioè la ribellione degli squatter. Silvano, rinchiuso nel carcere di Cuneo, inizia lo sciopero della fame. A Soledad, dopo la morte del compagno, vengono concessi gli arresti domiciliari in comunità, ma dopo l’esperienza del carcere (torture psicofisiche), i magistrati decidono di mandarla in una comunità-business, l’11/7/’98 si toglie la vita…..

Uno striscione degli squat riassume la sete di giustizia che ancora oggi non si è placata: “Sole e Baleno suicidati dallo stato“. Dei 13 attentati, 2 sono contro le centraline elettriche delle gallerie autostradali della Sitaf. Gli altri attentati non riguardano l’alta velocità ma ripetitori Mediaset o Omnitel.

I magistrati della procura affermano che non esiste prova che i 3 arrestati siano stati coinvolti direttamente nelle 13 azioni al centro dell’inchiesta, infatti sono stati accusati per altri 3 attentati minori. Quale dunque il filo che legherebbe i tre ai gruppi che hanno rivendicato le azioni in val Susa? E’ solo il volantino inneggiante ai “lupi grigi” ritrovato in casa Pellissero? O il vecchio vizio dei servizi segreti che, per coprire le loro porcherie massomafiose, incastrano il “solito ragazzotto ingenuo di campagna”…..

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Per approfondimenti sul malaffare che emerge dietro l’alta velocità, vi consigliamo di leggere questi siti:

25 agosto 2015: Graziano Delrio incontra i sindaci favorevoli al TAV

http://www.notavtorino.org/documenti-05/diario-14-04-1999.pdf

http://www.globalist.it/news/articolo/207315/tav-e-salerno-reggio-monorchio-jr-in-manette-lunardi-jr-indagato.html

 

Gli spiriti liberi non sono fatti per essere domati, hanno bisogno di restare liberi finché non trovano qualcuno di altrettanto selvaggio con cui correre !!!

 

Rsp (individualità Anarchiche)

Intrecci sporchi tra forze dell’ordine e massomafia…

Poliziotti arrestati a Milano con l’accusa di associazione per delinquere e spaccio di stupefacenti

7 novembre 2013

Tre poliziotti sono stati arrestati a Milano con le accuse di associazione per delinquere, peculato e detenzione e spaccio di stupefacenti perché avrebbero messo in atto una serie di blitz fuori dalle regole portando via soldi e droga ad alcuni immigrati. I tre sono agenti della Polfer di Lambrate.

Oggi i tre sono finiti in carcere su ordine del gip di Milano Manuela Scudieri, che ha accolto le richieste di custodia cautelare del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e del pm Paolo Filippini che hanno coordinato le indagini. Secondo l’accusa, i 5 poliziotti (gli altri due sono indagati) avrebbero per oltre un anno effettuato blitz senza verbalizzare alcunché o scrivendo il falso negli atti.

A casa di uno degli agenti, Ezio O., nel corso delle perquisizioni era stata trovata una ”busta trasparente” di cellophane ”contenente della polvere di colore bianco, presumibilmente della sostanza stupefacente”. Poi ancora una busta con sostanza ”tipo cocaina” per circa ”6,6 grammi”. Dentro una ”cassaforte”, invece, oltre un centinaio di ”cartucce per fucile” e più di 40mila euro in contanti. Nell’abitazione di un altro agente, Clodomiro P., invece, i carabinieri avevano trovato dentro una scatola in un giubbotto tanti gioielli in oro, tra cui, ad esempio, un ”pendaglio verosimilmente in oro giallo raffigurante un continente africano”. E gli sono stati sequestrati 2.300 euro, anche in banconote da 500 euro. L’avvocato Piazza, tra ottobre e novembre 2012, aveva presentato in Procura un esposto nel quale parlava di un marocchino ”fermato, ammanettato e perquisito”, assieme a un connazionale, e a cui sarebbero stati sottratti seimila euro.

Dei tre poliziotti arrestati oggi a Milano, due sono finiti in carcere e un altro è stato messo agli arresti domiciliari. In particolare, la custodia cautelare in carcere è stata disposta per Ezio Orsini e per Clodomiro Poletti, mentre i domiciliari sono stati disposti per Gianluca D’Acunto. Altri due agenti della Polfer di Lambrate, invece, sono indagati a piede libero.

Il sospetto è che la droga sequestrata senza verbalizzazioni venisse usata dagli agenti…..

Ma non è finita qua !!!

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Anche nell’ottobre 2015 sono stati arrestati tre poliziotti tra le 16 persone finite in manette a Caserta per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, allo spaccio di droga, all’usura, alla truffa, al falso, alla corruzione, alla concussione e all’abuso d’ufficio. Tra le accuse contestate agli agenti, quella di peculato per aver utilizzato l’auto di servizio per attività non istituzionali avendo “scortato” la vettura del cantante Gigi D’Alessio per consentirgli di giungere in tempo ad una manifestazione artistica. I tre avrebbero fatto sesso a pagamento nelle auto di pattuglia e nei locali del commissariato di Marcianise.

Le 16 persone arrestate sono inserite in due organizzazioni criminali attive nei territori di Marcianise, Caserta e dei comuni limitrofi, legati al clan Belforte. Le indagini hanno scoperto un sistema di vendita itinerante, organizzato da un pregiudicato, il quale utilizzava come base logistica dello spaccio, un negozio di articoli sportivi di Marcianise. Lo scambio avveniva in luoghi preventivamente concordati e talvolta anche all’interno del negozio, allo scopo di sfuggire alle forze dell’ordine.

L’altro gruppo criminale si avvaleva di una fitta rete di pusher per lo spaccio, che acquistava sulla piazza napoletana rifornendosi da un pregiudicato legato da vincoli di parentela al clan dei Tolomelli, egemone nel quartiere Sanità di Napoli. I due sodalizi criminali, godevano delle connivenze e della complicità di tre poliziotti in servizio presso il Commissariato di Marcianise che “orientando” le indagini su gruppi criminali concorrenti, fornivano una sostanziale copertura.

Uno dei poliziotti è risultato in organico alla prima organizzazione consegnando le dosi di cocaina ad un ristretto gruppo di clienti prevalentemente imprenditori e professionisti, provvedendo al recupero dei crediti derivanti dall’acquisto delle dosi ed al riciclaggio dei proventi, in parte versati sul suo conto corrente, e alla monetizzazione di assegni che il pregiudicato a capo del gruppo riceveva a garanzia delle attività usurarie per le quali è indagato. In altre circostanza i poliziotti glissavano sull’attività di spaccio del secondo gruppo per ottenere notizie confidenziali che permettevano loro di portare a termine operazioni di polizia giudiziaria per accreditarsi nei confronti dei superiori.

 

Poliziotti si sostituiscono alla mafia e chiedono il pizzo agli imprenditori….

 Palermo 12 Ottobre 2016

Tre agenti della Polizia Stradale sono stati arrestati con l’accusa di corruzione, concussione e falso.

Ad accusare gli agenti è stato un imprenditore. I poliziotti avrebbero preteso per mesi da alcuni commercianti e imprenditori somme di denaro minacciando le vittime che, se non avessero pagato, avrebbero subito multe e controlli continui.

Le vittime hanno deciso di denunciare tutto. È così scattata l’inchiesta della sezione reati contro la pubblica amministrazione della Mobile, diretta da Silvia Como. I tre sono agli arresti domiciliari.

I poliziotti arrestati dalla squadra mobile sono Nicolino Di Biagio, Giuseppe Sparacino e Francesco Paolo Minà. Titolare dell’inchiesta è il pm di Palermo Pierangelo Padova. Le vittime erano piccoli imprenditori e commercianti e due di loro hanno denunciato le vessazioni.

I tre poliziotti per cancellare i verbali o ridurne l’importo ricevevano regali e soldi.

 

Sono 13 i poliziotti arrestati e momentaneamente sospesi dal servizio a Noli

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14 ottobre 2016

In provincia di Napoli per quello che riguarda la cronaca, non si parla solo di Camorra e della recente guerra in atto nelle periferie della città. Il Ministero degli Interni ora dovrà giustificare un evento grave, ovvero l’arresto di 13 poliziotti della sezione di Polizia Stradale, che minacciavano gli automobilisti al fine di estorcere denaro.

Le indagini, partite a seguito di una denuncia per estorsione presentata da un imprenditore del Nolano, hanno fatto sì che la Procura delegasse le indagini del caso agli stessi colleghi dei presunti rei.

Le indagini, hanno portato a l’arresto di ben 13 poliziotti accusati a vario titolo, sia agenti che sottufficiali, di concussione, falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali, false dichiarazioni, danneggiamento e altro. Tra i vari episodi che incastrano i poliziotti, risalta all’occhio, un presunto inseguimento con tanto di sparatoria, inscenato dagli agenti al fine di richiedere un riconoscimento per l’operazione di servizio.

 

Ma le malefatte degli sbirri mafiosi continuano ad aumentare!! Gli sbirri cocainomani, vengono assolti perfino quando uccidono e torturano le persone indifese ….

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ROMA, 4 ottobre 2016

Le fratture e il globo vescicalesono la causa di morte di Stefano Cucchi, da noi sempre sostenuta in questi anni, che a differenza dell’epilessia ha elementi oggettivi e riscontrati dagli stessi periti”.

Così in un post su Facebook Ilaria Cucchi che, dopo la perizia nel processo bis, si dice fiduciosa che “avremo un processo per omicidio”. La perizia invece, occulta la verità, puntando sull’epilessia come possibile causa prevalente nel decesso del geometra romano….

Stefano Cucchi morì il 22 ottobre 2009 durante la custodia cautelare.

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In questo omicidio di stato, furono coinvolti alcuni agenti di polizia penitenziaria, alcuni medici del carcere di Regina Coeli, e alcuni carabinieri. Le indagini preliminari sostennero che a causare la morte sarebbero stati i traumi conseguenti alle percosse, il digiuno (con conseguente ipoglicemia), la mancata assistenza medica, i danni al fegato e l’emorragia alla vescica che impediva la minzione del giovane (alla morte aveva una vescica che conteneva ben 1.400 cc di urina, con risalita del fondo vescicale e compressione delle strutture addominali e toraciche). Inoltre determinante fu l’ipoglicemia in cui i medici lo avevano lasciato, tale condizione si sarebbe potuta scongiurare mediante l’assunzione di un semplice cucchiaio di zucchero. Sempre stando alle indagini, gli agenti di polizia penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Dominici avrebbero gettato il ragazzo per terra procurandogli le lesioni toraciche, infierendo poi con calci e pugni. Cucchi pesava solamente 37 chilogrammi. Oltre agli agenti di polizia penitenziaria, vengono indagati i medici Aldo Fierro, Stefania Corbi e Rosita Caponnetti che non avrebbero curato il giovane e che lo avrebbero lasciato morire di inedia.

La giustizia naturalmente sta sempre dalla parte del più forte e del più bastardo.

Il 13 Ottobre 2016 la Procura generale di Milano e i legali di parte civile hanno presentato ricorso in Cassazione contro le assoluzioni dei 4 poliziotti che erano imputati per omicidio preterintenzionale nel processo con al centro la morte di Michele Ferrulli, manovale di 51 anni deceduto per arresto cardiaco il 30 giugno 2011, mentre gli uomini delle volanti lo stavano ammanettando a terra.

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La Corte d’Appello di Milano aveva confermato le assoluzioni del primo grado, mentre il sostituto pg di Milano Tiziano Masini aveva chiesto di ribaltare il verdetto del Tribunale e di condannare i poliziotti a pene comprese tra i 16 mesi e i 7 anni e 8 mesi di carcere. Masini aveva sostenuto, in sostanza, che i 4 agenti avevano messo in atto contro Ferrulli “un arresto illegale e arbitrario“, chiarendo che ad un “oltraggio a pubblico ufficiale, per cui non è previsto il provvedimento, non possono seguire addirittura violenze”. E aveva parlato, infatti, di “botte” e “percosse”. “Quello che più fa male dopo tutti questi anni -ha spiegato Domenica Ferrulli, figlia di Michele e parte civile- è che ancora oggi si vorrebbe far passare mio padre per un delinquente, forse pensando che ciò possa essere una giustificazione a quanto è successo”. “Sono indignata, scoraggiata, delusa, costernata, provata, ma non demotivata, non mi fermerò….. “.

 

Intanto la massomafia ci sguazza a fare affari sporchi e redditizi con gli sbirri, pagati come burattini o cani da guardia ……

 

Sono 116 gli indagati nella maxinchiesta su Mafia Capitale per i quali la Procura di Roma ha chiesto al gip l’archiviazione…..

6 ottobre 2016

Tra le persone su cui i pm di piazzale Clodio non hanno trovato elementi per proseguire le indagini figurano politici, imprenditori, professionisti e personaggi già al centro di altre inchieste giudiziarie…..

Oltre al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti (corruzione e turbativa d’asta), la Procura ha chiesto di archiviare la posizione di Vincenzo Piso, parlamentare, ex PdL ora gruppo Misto a cui era contestato il finanziamento illecito. Molti i politici nella richiesta di archiviazione: il presidente del Consiglio Regionale, Daniele Leodori (turbativa d’asta), l’ex consigliere comunale con delega per lo sport nella giunta Alemanno, Alessandro Cochi (turbativa d’asta) e l’ex braccio destro di Alemanno, Riccardo Mancini (associazione mafiosa) e il capo della segreteria di Alemanno, Antonio Lucarelli (associazione mafiosa). Tra gli imprenditori il costruttore Luca Parnasi (corruzione), Presente anche Gennaro Mokbel (riciclaggio), già condannato in primo grado per il caso Tis-Fastweb. Chiesta l’archiviazione per Ernesto Diotallevi (associazione mafiosa). Stessa richiesta per i penalisti Paolo Dell’Anno, Domenico Leto e Michelangelo Curti, finiti nel registro degli indagati per associazione mafiosa….

 

11 ottobre 2016

Il tribunale di Torino ha condannato a 6 anni Salvatore Ligresti e a 5 anni e 8 mesi la figlia Jonella nel processo torinese in cui erano accusati di falso in bilancio e aggiotaggio informativo. Condannati anche l’ex revisore di Fondiaria Sai Riccardo Ottaviani (2 anni e 6 mesi) e l’ad di Fonsai Fauso Marchionni (5 anni e 3 mesi). Assolti invece Antonio Talarico, ex vicepresidente della Compagnia, e l’ex revisore Ambrogio Virgilio.

 

12 ottobre 2016

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Si parla di “tangenti” versate a “qualcuno” da “cooperative” di un “consorzio” in cambio di lavori da parte di Nolostand nel provvedimento con cui martedì la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano ha commissariato per sei mesi il settore relativo all’allestimento di stand di Fiera Milano spa in quanto avrebbe agevolato imprenditori ritenuti in odore di mafia e cioè Giuseppe Nastasi e Liborio Pace, titolare di fatto e ‘braccio operativo’ del Consorzio Dominus, arrestati a luglio in un’altra indagine.

Nel decreto notificato martedì dalla Gdf viene citato un interrogatorio reso lo scorso 26 settembre come testimone ai pm da Mauro Giardini, ex fornitore di Fiera Milano e della controllata Nolostand spa, già in amministrazione giudiziaria dalla scorsa estate anche lei, in sostanza, per aver commissionato lavori al Consorzio di Nastasi e Pace consentendo a Cosa nostra di infiltrarsi nei gangli della società quotata in Borsa.

Ma torniamo indietro col tempo: Il 6 luglio 2016 furono arrestate 11 persone, tra cui un avvocato, sono state arrestati per reati tributari, riciclaggio e associazione per delinquere, con l’aggravante della finalità mafiosa. Agli arrestati erano riconducibili alcune aziende a cui erano stati affidati appalti per l’Expo.

Al centro dell’inchiesta c’è il consorzio di cooperative Dominus Scarl specializzato nell’allestimento di stand, il quale ha lavorato per la Fiera di Milano dalla quale ha ricevuto in subappalto l’incarico di realizzare alcuni padiglioni per Expo tra cui quello della Francia e Guinea equatoriale.

Secondo le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Sara Ombra, le società del consorzio erano intestate a prestanomi di Giuseppe Nastasi il principale indagato, arrestato con il suo collaboratore Liborio Pace e l’avvocato del Foro di Caltanissetta, Danilo Tipo, ex presidente della Camera penale della città siciliana.

Le società coinvolte ricorrevano a un sistema di fatture false per creare fondi neri. Il denaro era poi riciclato in Sicilia dove gli indagati avevano legami con la famiglia di Cosa Nostra dei Pietraperzia.

Nel decreto si segnala che “i soggetti indagati (…) per reati di associazione di stampo mafioso e riciclaggio, avevano avuto, e hanno nell’attualità, contatti continuativi con dirigenti ed organi apicali di Nolostand” ….

 

L’autorità corrompe chi la possiede

e degrada chi ne è vittima

A. Berkman

 

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16 marzo 1978 – I lati oscuri del rapimento Moro …..

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23 /9/2016

“La Regione Lazio digitalizza sul suo archivio un importante contributo sulla storia della Repubblica”. Lo scrive su Twitter il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti…..

Ci sono stati e ci sono, molti lati oscuri nel rapimento di Aldo Moro: troppe contraddizioni e situazioni a dir poco ambigue, come del resto, tutta la storia dell’Italia “post fascista” …..

Aldo Moro fu uno dei fondatori della Democrazia cristiana di centro destra (1948), guidò diversi governi di centro-sinistra (1963-‘68), promuovendo la “strategia dell’attenzione” verso il Partito comunista (1974-‘76).

Il 16 marzo 1978 Moro fu rapito in via Fani a Roma, proprio nello stesso giorno in cui il governo guidato da Giulio Andreotti (partigiano bianco, piduista liberale – cattofascista) stava per essere presentato in parlamento per ottenere la fiducia…..

Di fronte al drammatico evento, cui seguì da parte delle BR la richiesta di rilascio di brigatisti prigionieri e di un riconoscimento politico, organi di stampa e mondo politico si divisero tra fautori e avversari della trattativa, con netta prevalenza dei secondi…..

Ma i più contradditori della lotta armata (di classe?) erano i leaders, personaggi ambiziosi che provenivano dall’alta borghesia, per loro era naturale collaborare anche coi servizi segreti antifacisti di Yalta, usando la base operaia per i loro porci comodi di arrivismo intellettuale piccolo borghese ……

A Reggio Emilia negli anni ‘70 si formò il gruppo dell’ appartamento, un Collettivo politico operai-studenti (Alberto Franceschini, Prospero Gallinari, Roberto Ognibene, Fabrizio Pelli, Lauro Azzolini e Franco Bonisoli, Ivan Maletti, Attilio Casaletti, Loris Tonino Paroli, Prospero Gallinari), il cui leader era l’intellettuale altoborghese e doppiogiochista Corrado Corghi, fondatore, nei primi anni ‘60 di Azione cattolica e segretario regionale della Dc.

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Corghi era l’animatore dei cattolici del dissenso, amico personale di Che Guevara e Fidel Castro, ben introdotto in Vaticano di cui era addirittura l’ambasciatore itinerante in Sud America”. In quell’appartamento di Reggio Emilia si riunivano: maoisti, anarchici, comunisti, socialisti e cattolici del dissenso (sotto il nome ‘One Way’ si celavano: Maurizio Ferrari, Arialdo Lintramir, Giorgio Semerari, Giulia Archer, Sandro D’alessandro, il ciellino Franco Troiano, Roberto Ognibene e i leader, i fratelli Folloni, uno dei quali, Guido, sarebbe diventato direttore dell’Avvenire, Senatore democristiano e nel 1998 ministro nel governo di Massimo D’Alema).

Nell’organizzazione Br si aggiunsero anche i militanti dell’Università cattolica di Trento, tra cui Corrado Simioni (fondatore dei centri Rousseau di Milano), Renato Curcio e Margherita Cagol, e quelli del gruppo di operai e impiegati delle fabbriche milanesi Pirelli e Sit-Siemens come Mario Moretti….

Nell’autunno del 1969, Simioni (amico di Toni Negri che cominciò la militanza negli anni ’50 nella Gioventù Italiana Azione Cattolica e nel 1958 entrò nel Partito Socialista), partecipa al convegno di Chiavari, organizzato dal CPM sotto l’ala protettrice della Curia, il dibattito si svolge presso la sala Marchesani e i convegnisti alloggeranno nell’albergo ‘Stella Maris’, l’uno e l’altra di proprietà della Curia. Ma i rapporti di Corrado Simioni con personaggi di sicura fede atlantica e molto addentro ad attività anticomuniste, non si fermano solo ai soggetti precedentemente descritti. Un ruolo nella nascita di Hyperion sarebbe stato svolto anche da padre Felix Andrew Morlion il domenicano belga, fondatore della Pro Deo e della rete spionistica al servizio del Vaticano e degli americani.

A Berna Simioni otteneva, dai suoi contatti, soldi per realizzare gli obiettivi prefissati (infiltrare e manovrare i movimenti di sinistra).

Sia Gallinari che Moretti sono entrati nelle Br attraverso la mediazione di Corrado Simioni, fondatore della scuola di lingue “Hyperion“, punto d’incrocio tra servizi segreti dell’Ovest e dell’Est e permeabile all’influenza israeliana.

Dopo il convegno del 1970 a Reggio Emilia (Pecorile?), le Br si dividono: da una parte Curcio, Franceschini e la Cagol, i quali non si fidavano più dell’ leader vile e borghese Corrado Simioni, dall’altra invece il gruppo di Corrado Simioni che decide di allontanarsi dal movimento per formare una struttura chiusa e sicura, super-clandestina chiamata Superclan e si trasferiscono a Parigi, dove fondano dapprima le associazioni culturali internazionali Agorà e Kiron, e poi la scuola di lingue Hyperion (stanza di compensazione dei servizi segreti di Yalta).

Sono loro, gli uomini di Simioni, che decidono di fondare il Superclan, una nuova struttura super clandestina, con la volontà di egemonizzare e coordinare le varie organizzazioni terroristiche su scala internazionale: Corrado Simioni, Vanni Mulinaris, Maurizio Ferrari, Duccio Berio, Mario Moretti, Prospero Gallinari e Innocente Salvoni, la cui moglie, Françoise Tuscher, era segretaria dell’Hyperion, nonché nipote dell’Abbé Pierre.

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L’ambizioso leader borghese Simioni, da giovane aveva iniziato a militare nel PSI con Bettino Craxi a cui era molto legato, in quel partito era conosciuto per il suo viscerale anticomunismo. Si occupò di attività culturali promosse dall’United States Information Service (Usis). Si trasferì per un paio d’anni a Monaco, dicendo che stava studiando teologia, invece lavorava per Europa libera, una radio legata alla CIA, che trasmetteva nei Paesi dell’Est. Simioni ha militato in Falce e martello, uno dei gruppi nati prima della contestazione studentesca del’68, poi è diventato marxista-leninista. In seguito sarà tra i fondatori del CPM poi di Sinistra proletaria.

Corrado Simioni (fondatore della scuola di lingue Hyperion), schedava i suoi compagni per conto di Roberto Dotti, il braccio destro del repubblichino monarchico Edgardo Sogno……

Dopo Simioni si infiltra anche Giovanni Senzani, l’ultimo capo delle Br, quello che ideò il rapimento Moro… Era un Criminologo altoborghese, docente, fu consulente del ministero di Grazia e Giustizia ed ebbe incarichi universitari a Firenze e Siena. Visse per anni una doppia vita, lavorando per il ministero e operando ai vertici delle Brigate Rosse. A Roma, negli anni ’70 abitava in un appartamento che condivideva con un informatore dei servizi segreti.

Ma le infiltrazioni all’interno delle Br non finiscono coi loro capi: la prima talpa di cui si hanno notizie certe fu Marco Pisetta; già compagno di Renato Curcio e di Mara Cagol.

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Poi c’era Francesco Marra “Rocco”, paracadutista addestrato in Toscana e in Sardegna all’uso delle armi e con una sorta di specializzazione nella pratica delle “gambizzazioni” (della quale faranno ampio ricorso le Br) prima di entrare nelle Brigate Rosse; in seguito, a differenza di Pisetta, la doppia identità di Marra non è venuta alla luce, ed il suo nome è rimasto fuori da tutti i processi, stranamente coperto anche dal brigatista Alfredo Bonavita dopo il suo pentimento. Per sua stessa ammissione, Marra si era infiltrato nelle Br per conto del brigadiere Atzori, braccio destro del generale dei carabinieri Francesco Delfino. Tra gli avvenimenti “strani” della vita delle Br è impossibile non menzionare anche l’infiltrazione da parte dei carabinieri di Silvano Girotto sopranominato Frate Mitra, la terza infiltrazione all’interno del gruppo e chissà quanti ancora ce ne erano, di infiltrati ….

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Dopo aver analizzato l’ambiguità dei capi supremi delle Br, andiamo ad analizzare le problematiche geopolitiche di quel periodo storico, quando l’Italia dei compromessi rapisce Moro:

Dopo la fine della II Guerra Mondiale e l’avvento della Guerra Fredda, l’Italia era diventata una colonia della Nato (1949 Paesi fondatori: Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo Norvegia, Paesi Bassi Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti).

Anche l’Unione Sovietica era interessata allo Stivale e difatti le maggiori formazioni politiche del periodo dipendevano perlopiù da una o dall’altra parte in gioco: la DC e buona parte dell’élite della destra conservatrice era sostenuta e finanziata dagli USA , il PCI e buona parte dell’élite della sinistra progressista e radicale dall’URSS.

La “strategia della tensione – stragi di stato” è stata considerata come il tentativo (riuscito) di mantenere l’Italia sotto l’orbita della Nato rafforzandone la dipendenza e bloccando una possibile rivoluzione comunista.

Aldo Moro si opponeva sia all’ala considerata più “conservatrice” e filo-atlantica del Paese (vertici del Vaticano, militari e buona parte della DC), sia a quella cosiddetta “progressista”, tendente all’estrema sinistra e filo-sovietica.

Moro da una parte era accusato di essere in combutta coi “comunisti” in quanto era favorevole ad un’alleanza con una buona parte della sinistra, dall’altra veniva considerato di “destra” in quanto rifiutava di consegnare tutto il Paese in mano alla sinistra ed era antisovietico….

Nel 1977 Moro dopo una lezione all’istituto di scienze politiche dell’università ” La Sapienza ” di Roma in cui insegnava, disse agli affezionati studenti che gli chiedevano del suo futuro incarico come presidente del consiglio:

“Ma voi che davvero credete che non sappia che farò la fine di Kennedy?”

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Sono circa le 9 del mattino del 16 marzo 1978. La Fiat 130 dell’On. Moro e l’Alfetta di scorta che percorrono via Trionfale svoltano in via Fani. Fanno pochi metri quando all’altezza dell’incrocio con via Stresa le due auto vengono bloccate da una Fiat 128 ( guidata dall’ ambiguo Mario Moretti) con targa diplomatica che provoca un tamponamento…

Negli istanti successivi i terroristi esplodono un numero impressionante di colpi. Furono rinvenuti 39 colpi ricoperti da una vernice protettiva che viene impiegata per assicurare una lunga conservazione al materiale. Inoltre questi bossoli non recano l’indicazione della data di fabbricazione”. Vi è scritto GFL, Giulio Fiocchi di Lecco e il calibro però non viene indicato. Il fatto che non venga indicata la data di fabbricazione, è il tipico modo di operare delle ditte che fabbricano questi prodotti per la fornitura a forze statali militari non convenzionali… E quando verranno scoperti i depositi “Nasco” della struttura paramilitare segreta della Nato “Gladio”, si riscontreranno le stesse caratteristiche nelle munizioni di quei depositi”. In questo inferno di fuoco vengono colpiti tutti gli uomini della scorta di Aldo Moro, ma il presidente della DC resta miracolosamente illeso.

Tre uomini della scorta, feriti ma ancora vivi, ricevono il colpo di grazia. Perché? Cosa non dovevano dire?

Perché i componenti del commando di via Fani indossavano delle divise dell’aviazione civile, sicuramente poco adatte a passare inosservati? Forse perché alcuni componenti del commando, magari i tiratori scelti, era sconosciuti ai brigatisti e la divisa serviva ad identificarli?…

Ma non è finita: alle ore 9 in via Stresa, a circa 200 metri da dove avviene la strage c’è il colonnello del Sismi Camillo Guglielmi.

“Il colonnello Guglielmi, in forza al servizio segreto militare, era uno stretto collaboratore del generale piduista Giuseppe Santovito, ed era stato istruttore presso la base di “Gladio” di Capo Marrargiu, dove aveva insegnato ai “gladiatori” le tecniche dell’imboscata… L’inspiegata presenza “a pochi metri da via Fani” del colonnello Guglielmi al momento della strage è stata rivelata molti anni dopo, nel 1991, da un ex agente del Sismi addestratosi a capo Marrargiu, Pierluigi Ravasio.

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Ad agevolare la fuga del commando un improvviso black-out interrompe le comunicazioni telefoniche della zona. L’allora direttore generale della Sip Michele Principe, era iscritto alla P2.

Dopo il rapimento Di Moro Cossiga decide di istituire dei comitati per gestire la crisi. Non vi furono decreti di nomina, solo chiamate e partecipazioni informali, cooptazioni fatte senza renderne conto a nessuno. Unico dato certo e documentato è che le riunioni dei “Comitati di crisi” nominati da Cossiga per la liberazione di Moro, pullulavano di “fratelli massoni” che avevano giurato fedeltà alla P2 di Licio Gelli.

L’operato delle forze di polizia dipendenti dal Viminale e dei servizi segreti (affidati da Cossiga e Andreotti ed affiliati alla Loggia massonica segreta P2) è stato caratterizzato da una lunga sequela di errori e conniventi inerzie, tali non solo da rendere dubbia l’effettiva volontà dello stato di salvare la vita dell’onorevole Moro arrestando i sequestratori, ma perfino da indurre a sospettare complicità e convergenze di intenti con i terroristi. Tutto il comitato di crisi che avrebbe dovuto liberare Moro era formato dai piduisti: Giulio Grassini, capo del Sisde (tessera P2 numero 1620); Giuseppe Santovito, capo del Sismi (tessera 1630); Walter Pelosi, capo del Cesis (tessera numero 754 Roma), il generale Raffaele Giudice, comandante generale della Guardia di Finanza (tessera 535); il generale Donato Lo Prete, guardia di Finanza (tessera numero 1600), l’ammiraglio Giuseppe Torrisi, Capo di Stato Maggiore della Marina (tessera numero 631 Roma); il colonnello Giuseppe Siracusano (tessera numero 1607), il prefetto Mario Semprini (tessera numero 1637); lo psichiatra Franco Ferracuti (tessera n. 2137) agente della Cia e consulente personale del senatore Francesco Cossiga; il colonnello Pietro Musumeci dell’arma dei carabinieri, vice capo del Sismi e piduista; ed il dottor Stefano Silvestri dello IAI, Istituto Affari Internazionali….

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Ma l’enigma non finisce qua: alcuni macchinari presenti nella tipografia utilizzata dai brigatisti per la stampa dei comunicati (da quasi un anno prima del rapimento), erano gestiti dai brigatisti Enrico Triaca e da Mario Moretti. I macchinari, si scoprì dopo, erano stati precedentemente di proprietà dello stato: si trattava di una stampatrice AB-DIK260T, che era di proprietà del Raggruppamento Unità Speciali dell’Esercito (facente parte del SISMI) e che, seppur con un pochi anni di vita ed un elevato valore, era stata venduta come rottame ferroso, e di una fotocopiatrice AB-DIK 675, precedentemente di proprietà del Ministero dei trasporti, acquistata nel 1969 e che, dopo alcuni cambi di proprietario, era stata venduta a Enrico Triaca.

Anche l’appartamento di Via Gradoli presenta alcune contraddizioni: innanzitutto fu affittato da quella merdina di Moretti, sotto lo pseudonimo di Mario Borghi nel 1975. Inoltre, in quello stabile vivevano anche un confidente della polizia e diversi appartamenti erano intestati ad uomini del SISMI. La palazzina venne perquisita dai carabinieri del colonnello Varisco ma venne saltato l’appartamento dove si presume fosse tenuto prigioniero Moro. Il contratto d’affitto tra Borghi (Moretti) e la controparte (Luciana Bozzi) non venne registrato. La signora Bozzi si scoprirà successivamente essere amica di Giuliana Conforto, il cui padre era nella lista Mitrokhin di agenti del KGB, e nel cui appartamento furono arrestati i brigatisti Morucci e Faranda….

La Nato nel 1956 creò un piano militare anticomunista fondando una rete clandestina internazionale chiamata stay-behind. La Nato quindi era contraria ad un governo aperto ai comunisti come quello a cui puntava Moro.

Moro sul memorandum scritto durante la sua prigionia, forse anche nel tentativo di salvarsi, accennò ai brigatisti l’esistenza della struttura parallela ed ultrasegreta “Gladio“, molti anni prima che divenisse di pubblico dominio (1991), anche se poi i brigatisti non hanno colto l’importanza delle rivelazioni di Moro e quindi persero l’occasione di attaccare il cuore marcio dello stato, eliminando così le tantissime ingiustizie che il potere di uno stato cattofascista liberale, piduista e massomafioso, aveva inflitto fino ad allora a tutti i cittadini poveri (schiavi), influenzando in senso negativo anche la storia d’Italia dal dopoguerra fino agli anni ‘70, con la strategia della tensione – stragi di stato….

La vedova dell’onorevole Moro, Noretta Chiavarelli, ebbe modo di dichiarare al primo processo contro il nucleo storico delle BR (1983), direttamente interrogata dal presidente Severino Santiapichi, che suo marito era inviso agli Stati Uniti fin dal 1964, quando venne varato il Governo di Centro-Sinistra e che più volte fosse stato “ammonito” da esponenti politici d’oltreoceano a non violare la cosiddetta “logica di Yalta” (conferenza di Yalta dal 4 all’11 febbraio 1945 – inizio della guerra fredda).

Con la conferenza di Yalta nel 1945, Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Iosif Stalin, capi rispettivamente dei governi degli Stati Uniti d’America, del Regno Unito e dell’Unione Sovietica si spartiscono il potere economico geopolitico militare del mondo…

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Le “pressioni” della Nato sul marito, secondo la deposizione della signora Moro, s’accentuarono dopo il 1973, quando lo statista creò un’alleanza stretta col PCI che prese il nome di “Compromesso Storico“. Nel settembre del 1974 fu il segretario di stato americano, a margine di una visita di stato negli USA, Henry Kissinger ad ammonire severamente Moro della “pericolosità” di tale legame col PCI. E di nuovo, nel marzo 1976 le minacce si fecero più esplicite.

Ma non è finita, prima del rapimento di Moro, Franceschini e Curcio nel 1974, vanno alla sede dei Comitati di Edgardo Sogno e portano via alcuni elenchi di personaggi piduisti che stavano organizzando un colpo di stato, ideato dal capo dell’arma dei carabinieri, il generale Giovanni De Lorenzo durante la crisi del I governo Moro. I documenti sottratti sparirono quando arrestarono Curcio e Franceschini. Nel 1974 il partigiano Bianco Edgardo Sogno avrebbe organizzato il cosiddetto “golpe bianco“, un piano per rapire il presidente Leone, costringerlo a sciogliere il Parlamento e nominare un governo di tecnici e militari presieduto da Pacciardi. Sempre secondo l’accusa, il piano prevedeva anche campi di concentramento, un tribunale speciale, la sospensione dell’immunità parlamentare e lo scioglimenti del Msi e dei gruppi extraparlamentari di destra e di sinistra. Sul presunto golpe apre un’inchiesta l’allora giudice istruttore torinese Luciano Violante che chiede al Sid i documenti su Sogno, che però saranno quasi tutti coperti da segreto di stato. Il 12/9/1978 Sogno, con Cavallo, Randolfo Pacciardi, Remo Orlandini e altri vengono prosciolto perché il fatto non sussiste. Tra il 1975 e il 1976 Sogno, con Licio Gelli, Carmelo Spagnuolo, Anna Bonomi Bolchini e altri, furono i firmatari degli ”affidavit” a favore di Michele Sindona, dichiarazioni giurate rilasciate all’ambasciata Usa e rivolte alla magistratura americana, che sostenevano che Sindona era perseguitato dalla giustizia italiana perché anticomunista e prendevano posizione contro la sua estradizione in Italia per il crack della “Banca privata italiana“. Nel 1981 il suo nome compare negli elenchi dei presunti iscritti alla P2 trovati negli uffici della Gio.Le. di Gelli a Castiglion Fibocchi. Edgardo Sogno (partigiano bianco, monarchico, cattofascista, liberale) riprende l’attività politica nel 1986, intervenendo al congresso del Pli, che nel 1988 esorta a “favorire in ogni modo il successo del progetto politico di Craxi, verso un sistema bipolare in cui dialogano e si avvicendano al governo due schieramenti, uno riformista-innovatore, l’altro tradizionalista e moderato. Nel 1997, in un’ intervista dichiara che se la secessione di cui parla Bossi divenisse realtà, chiamerebbe a raccolta gli uomini della Resistenza, tutti, senza distinzione alcuna in una situazione del genere. A gennaio di quell’anno il piduista Berlusconi dichiara che “Edgardo Sogno è uno degli uomini che in Italia merita maggior rispetto e considerazione”….

 

Non appena aspirazioni e le idee contrarie

incominciano a penetrare nelle masse, tutto il sistema

del liberalismo borghese crolla come un castello di carte.

La sua umanità si trasforma in furore;

il suo rispetto dei diritti del prossimo,

il suo culto della libertà, cede il posto alla feroce repressione,

il liberalismo politico scompare e, non trovando in se stesso

né i mezzi né la forza necessarie per reprimere le masse,

fa largo alla dittatura militare.

M. A. Bakunin

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

 

Rsp (individualità Anarchiche)

 

I servizi segreti e il loro “modus operandi” ….

Martedì 6 settembre la repressione sbirresca, su mandato della Procura di Torino, con l’operazione “Scripta manent“, arresta una decina di anarchici in tutta Italia, per fatti avvenuti anni fa.

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Cosa devono coprire? Cosa ci stanno combinando gli sbirri?

Il movimento anarchico è, da sempre, oggetto di repressione da parte dello stato e dei loro cani da guardia, perché con le loro teorie e azioni, danno fastidio ai poteri forti ….

Come nel caso del compagno Giuseppe Pinelli, che morì il 15 dicembre 1969 precipitando da una finestra della questura di Milano, dove era stato trattenuto per accertamenti in seguito alla esplosione di una bomba in piazza Fontana. Il compagno Pinelli fu torturato, ucciso e usato come capro espiatorio per nascondere una strage di stato preparata e organizzata all’interno di un piano militare chiamato “Strategia della tensione” pianificata al convegno organizzato all’hotel Parco dei Principi di Roma dal 3 al 5 maggio 1965 dall’Istituto di studi militari Alberto Pollio.

Al convegno dove pianificarono anche la strategia della tensione, parteciparono personaggi legati al mondo anticomunista, in particolare militari di alto grado, imprenditori, politici, giornalisti, ed un gruppo di 20 studenti universitari (come bassa manovalanza) invitati (la maggior parte neofascisti). A quel convegno parteciparono l’élite industriale e militare cattofascista e i loro studenti leccaculo (successori dei partigiani bianchi) come: Enrico De Boccard, Eggardo Beltrametti, Vittorio De Biasi, Pino Rauti, Renato Mieli, Marino Bon Valsassina, Carlo De Risio, Giorgio Pisanò, Giano Accame, Gino Ragno, Alfredo Cattabiani, Guido Giannettini, Mario Merlino, Giorgio Torchia, Giuseppe Dall’Ongaro, Vanni Angeli, Fausto Gianfranceschi, Ivan Matteo Lombardo, Vittorio De Biasi , Dorello Ferrari, Osvaldo Roncolini, Pio Filippani Ronconi, Adriano Magi-Braschi, Eggardo Beltrametti…..

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Ora sappiamo che Pinelli aveva ragione quando quel giorno prima di essere ucciso, dichiarò, anche davanti agli sbirri, che la strage di piazza Fontana, era stata fatta dai servizi segreti dello stato, fatta per incolpare gli anarchici e creare allarmismo e repressione (terrorismo psicologico) e per attivare leggi repressive con la scusa dell’antiterrorismo…. e chiedere più sovvenzionamenti per il controllo sociale delle persone comuni, soprattutto quelle che gli danno fastidio perché toccano argomenti scottanti, ancora oggi top secret, nonostante questi documenti sono stati desegretati nel 1991…..

Gli sbirri dovrebbero vergognarsi di fare i santarelli sempre alla caccia del cattivo, visto il loro passato da terroristi di stato, racchiusi in nuclei clandestini, al soldo dello stato e della mafia, si muovevano in un contesto geopolitico sporco e lugubre, come ad esempio i “Nuclei clandestini dello stato”, nati nel 1966 e addestrati per infiltrarsi nei movimenti antagonisti sia di destra che di sinistra e coinvolti poi anche nel piano militare della strategia della tensione – stragi di stato ….

E’ ormai noto anche ai mass media, il coinvolgimento dei servizi segreti nei depistaggi sulle indagini, o di altre discutibili relazioni con ambienti e/o attività illegali, che causarono gravi conseguenze (naufragi) sulle inchieste giudiziarie per gli attentati dinamitardi di Trento, di piazza Fontana, di Brescia e dell’Italicus……

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I depistaggi dei servizi segreti verso gli inquirenti, si dimostravano con atteggiamenti di intimidazione, mediante divulgazioni di copioso materiale istruttorio — al fine di obbligare la magistratura a trascurare piste genuine (con strategie mafiose con ritrattazioni di “supertestimoni): la conclusione quasi inevitabile era il proscioglimento “per insufficienza di prove”…..

Da atti processuali risulta anche che il SIFAR collaborava con Ordine Nuovo, definita come “l’organizzazione che veniva sovvenzionata e sorretta dai servizi di sicurezza della NATO (Paesi fondatori che hanno aderito al patto anticomunista di stay behind e alla pianificazione militare della strategia della tensione: Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti).

Per quanto riguarda il caso Moro, vi fu uno stretto legame tra la banda della Magliana (che veniva usata dai i servizi segreti del SISMI per fare lavori sporchi) e il falso comunicato brigatista n° 7 che depistò le ricerche al lago della Duchessa, dove venne indagato anche Giuseppe Santovito, piduista e primo direttore dei servizi di informazioni militare…..

I servizi segreti italiani sarebbero stati coinvolti anche nell’inchiesta sugli attentati del Velabro e dei Georgofili (bombe del ’92 e ’93) e nell’attentato a Falcone ad Addaura in Sicilia, avvenuto il 21/6/1989 alle 7.30, dove trovarono 58 cartucce di esplosivo, di tipo Brixia B5. Ma non è finita qua, negli anni 2000, il SISMI (servizio segreto Italiano) venne coinvolto anche nel sequestro di Abu Omar, avvenuto a Milano nel 2003….

Nell’inchiesta giudiziaria sulla deportazione di Abu Omar, vennero alla luce un’operazione clandestinamente condotta dal SISMI in danno di Romano Prodi e Telecom Italia (scandalo Telecom-Sismi), giunta agli onori delle cronache nel 2006. Al contempo si delineò la prassi di seminare disinformazione nella stampa italiana mediante informatori prezzolati ed altresì quella del depistaggio della giustizia….

Sempre nel 2006 il SISMI fu coinvolto nello scandalo Nigergate, in cui agenti dell’intelligence militare inviarono al presidente USA George W. Bush falsi documenti, poi utilizzati come principale pretesto per l’invasione dell’Iraq. Infine, una perquisizione coordinata dall’autorità giudiziaria nella sede principale del SISMI, nell’agosto 2007, scoprì documenti dimostranti come tale agenzia avesse spiato, dal 2001 al 2006, vari magistrati europei che il SISMI giudicava portatori di “potenziale destabilizzante”. Erano oggetto di tale sorveglianza l’associazione Magistrats Européens pour la Démocratie et les Libertés, come pure tre giudici francesi, tra cui Anne Crenier, già presidente dell’associazione di categoria Syndicat della magistrature, moglie del suo collega italiano Mario Vaudano, operante nell'”European Anti-fraud Office” (OLAF). A seguito di questi scandali, Niccolò Pollari si dimise nel novembre del 2006….

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Son passati secoli da quando si domandava Shakespeare, e ancora oggi noi ci domandiamo: ma con tutti questi controllori poi, chi controlla i controllori e i loro cani rabbiosi?

Stato, impresa, affari e mafia, producono povertà, servi dei servi di un potere sporco e occulto ….

Pezzi di merda, ipocriti, i terroristi siete sempre stati voi!!!

 

Solidarietà alle compagne e ai compagni colpiti dalla repressione sbirresca e giudiziaria del 6 settembre.

 

Tutti i governi, sedicenti liberatori, promisero di

smantellare le fortezze erette dalla tirannia per tenere

in soggezione il popolo;

ma, una volta insediati, lungi dallo smantellarle,

le fortificarono ancora meglio per continuare

a servirsene contro il popolo.

C. Cafiero

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

 

Rsp (individualità Anarchiche)

18 agosto 2016

Due poliziotti arrestati e quattro denunciati nell’ambito di un’inchiesta della procura di Sassari: per corruzione e peculato sono stati posti agli arresti domiciliari Gianluca Serra e Marco Fenu della Sezione Volanti della Questura sassarese. Altri quattro agenti sono indagati. L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal gip Michele Contini su richiesta del sostituto procuratore Giovanni Porcheddu.

Una somma di denaro sparita durante una perquisizione domiciliare effettuata a Sassari nel 2014 sarebbe alla base dell’indagine che ha messo nei guai gli assistenti capo della polizia di stato Serra e Fenu, e dell’ispettore capo Pier Franco Tanca, accusato di falso in atto pubblico e false dichiarazioni al pubblico ministero. Ma l’indagine della Procura di Sassari, coinvolge anche altri quattro poliziotti oltre a Lorenzo Fiori, in carcere per corruzione, Marco Sanna, arrestato per tentata rapina aggravata e lesioni aggravate, e Fabrizio Pistidda, ai domiciliari con le stesse accuse di Sanna. Sarebbero coinvolti in una truffa ai danni di alcune compagnie assicurative.

Esempi di poliziotti come Serra e Fenu, purtroppo ne vediamo tutti i giorni, ma ora ci soffermeremo sui fratelli Savi e la loro banda, sulla loro particolare ferocia, e sui legami che gli hanno permesso di agire indisturbati per troppo tempo, sotto il nome di “Falange Armata”.

La banda della Uno bianca: sbirri mercenari che per 8 anni hanno terrorizzato l’Emilia-Romagna.

Una questura troppo inquinata quella di Bologna….

23 delitti senza movente. Rapine da pochi spiccioli per massacrare benzinai, zingari, extracomunitari, impiegati di banca, semplici testimoni. In attività tra il 1987 e fino all’autunno del 1994, commise 103 azioni delittuose, provocando la morte di 24 persone ed il ferimento di altre 102.

E’ il magistrato Giovanni Spinosa, presidente del tribunale di Teramo, già Pubblico Ministero delle indagini a Bologna sulla ‘banda della Uno Bianca’ che aggiunge un ulteriore pezzo del puzzle, non solo tracciando la storia della banda, ma in particolare analizzando l’origine di quella sigla, “Falange Armata”, che si è riproposta in più fasi nel corso della storia. “La sigla diventa famosa il 27/10/1990, sei mesi dopo l’uccisione di Mormile, quando essa stessa ha rivendicato l’omicidio -ha ricordato-. Da quel giorno la Falange Armata ha firmato le più gravi vicende che hanno insanguinato il nostro paese, comprese le stragi di Capaci e via D’Amelio. I delitti della Uno Bianca sono stati il suo trampolino di lancio quando vengono rivendicati i delitti della fase terroristica della stessa. Una sigla che va ben oltre a quanto dissero i fratelli Savi (soldatini psicopatici, burattini in mano ai servizi segreti). In quell’ottobre del ‘90 si apre un nuovo fronte. Si chiude un primo fronte carcerario per aprirne uno giudiziario, politico e finanziario”. “Sulla Falange armata -ha aggiunto- è importante porsi il problema del rapporto tra il falangista che rivendica e l’autore del delitto. E una chiave viene data dalle rivelazioni di quei pentiti che parlano delle riunioni di Enna in cui si stabilisce la strategia di attacco allo Stato con delitti da rivendicare a nome della Falange Armata. E lo stesso si rileva negli atti giudiziari della Uno bianca. Il terzo dei fratelli Savi, infatti, prospettò di far rivendicare dalla falange armata da un telefonista con accento tedesco certi delitti, come di sicuro lo ebbe la rivendicazione della strage Pilastro, o quello della strage di Capaci”.

Erano 15 agenti segreti super addestrati e sospettati di essere collegati con le bombe del 1993, e le telefonate della Falange Armata che partivano dalle sedi coperte del Sismi. La Falange Armata, l’oscura sigla criminale che nei primi anni ‘90 rivendicava ogni singolo fatto di sangue andato in onda nel Paese: dai delitti della banda della Uno bianca alle stragi mafiose del 1992 e 1993. Ma a più di vent’anni di distanza, emerge un particolare nuovo: quelle chiamate sarebbero state fatte dalle stessa zone in cui all’epoca il Sismi aveva localizzato le sue basi periferiche. A raccontarlo è l’ambasciatore Francesco Paolo Fulci, punta di diamante della diplomazia italiana negli anni ’80, al vertice del Cesis (Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza) tra il 1991 e il ‘93, oggi presidente della Ferrero. “C’era questa storia della Falange Armata e allora incaricai questo analista del Sisde, si chiamava Davide De Luca, gli chiesi di lavorare sulle rivendicazioni”, è l’incipit del racconto di Fulci, che dopo essere stato interrogato dai pm di Palermo Roberto Tartaglia e Nino Di Matteo nell’aprile del 2014, ha deposto al processo sulla Trattativa stato-mafia. “Dopo alcuni giorni De Luca venne da me e mi disse: questa è la mappa dei luoghi da dove partono le telefonate e questa è la mappa delle sedi periferiche del Sismi in Italia, le due cartine coincidevano perfettamente, e in più De Luca mi disse che le chiamate venivano fatte sempre in orario d’ufficio”, racconta Fulci nell’aula bunker del carcere Ucciardone, davanti alla corte d’Assise di Palermo, che ha messo sotto processo politici, boss mafiosi e ufficiali dei carabinieri per il patto segreto tra pezzi dello stato e cosa nostra. Ma perché pezzi del Sismi avrebbero dovuto rivendicare le stragi di mafia? Fulci non lo dice, spiega però di “essersi convinto che tutta questa storia della Falange Armata faceva parte di quelle operazioni psicologiche previste dai manuali di Stay Behind, facevano esercitazioni, creare il panico in mezzo alla gente e creare le condizioni per destabilizzare il Paese” (terrorismo psicologico: destabilizzare per stabilizzare il potere politico, economico, militare, liberal cattofascista).

Nel gergo militare si chiama guerra non convenzionale: una strategia che prevede anche l’inquinamento dei flussi informativi, per aumentare il livello di tensione (strategia della tensione). È a questo che servono le chiamate della Falange nei primi anni ’90, quando le stragi al tritolo sconquassano l’Italia?

Ma ritorniamo ancora a quel 27 ottobre del 1990, quando al centralino dell’Ansa di Bologna arriva una chiamata che rivendica l’omicidio di Umberto Mormile, educatore carcerario del penitenziario milanese di Opera, ucciso sei mesi prima.  “Il terrorismo non è morto, ci conoscerete in seguito” recita una voce al telefono: è la prima rivendicazione della Falange Armata, che arriva due giorni dopo il celebre discorso con cui Giulio Andreotti rivela alla Camera dei Deputati l’esistenza di Gladio, affiliata alla rete Stay Behind, l’organizzazione militare segreta costituita in ottemperanza al Patto Atlantico (strategia della tensione – stragi di stato….). Fulci durante la sua permanenza ai vertici del Cesis non riceve informazioni solo sulle telefonate della Falange, ma scopre anche che dentro la VII divisione del Sismi esiste un servizio speciale coperto composto da 15 agenti segreti super addestrati. “All’interno dei Servizi c’è solo una cellula che si chiama Ossi, che è molto esperta nel fare guerriglia urbana, piazzare polveri, fare attentati”, ha spiegato Fulci nella sua deposizione. Si riferisce agli Operatori Speciali Servizio Italiano, che un documento riservato del Sismi definisce come “personale specificatamente addestrato per svolgere in territorio ostile e in qualsiasi ambiente, attività di carattere tecnico e operativo connesse con la condotta della guerra non ortodossa” (La guerra non ortodossa non ha l’obiettivo di occupare fisicamente un territorio, bensì quello di essere uno strumento tattico volto a conquistare tanto il cuore e le menti dei civili residenti nell’area di operazioni, quanto quello di danneggiare le infrastrutture [civili e militari] delle potenze nemiche, tramite l’ausilio di azioni dirette, sabotaggi o rivolta civile. La guerra non ortodossa non esclude rapimenti, eliminazioni mirate, allestimento e supporto di strutture di resistenza clandestine di combattenti a fini rivoluzionari, contro-insurrezionali o di contro-guerriglia). ….

Nei due anni trascorsi al vertice del Cesis, Fulci riceve minacce di ogni genere, scopre addirittura di essere spiato nella sua stessa abitazione: chiede e ottiene, quindi, di avere tutti i nomi che fanno parte di quel reparto speciale…… “Li copiai su un foglietto che nascosi poi nella mia libreria, dicendo a mia moglie che se fosse successo qualcosa era lì che bisognava cercare: dopo aver lasciato l’incarico ed essere andato a New York alle Nazioni Unite provai a dimenticare quella brutta esperienza”.

E invece pochi mesi dopo avere lasciato l’Italia, Fulci si ricorda di quel foglietto con quei 15 nomi. “Dovete considerare -ha spiegato Fulci- che i servizi devono raccogliere informazioni, non utilizzare esplosivi e bombe, piazzare polveri e cose simili. Siccome avevo letto le notizie di queste bombe a Firenze e a Roma e i giornali facevano cenno ai soliti servizi deviati, mi dissi: questa cosa si può chiarire. Presi il foglietto e lo portai al generale dei carabinieri Luigi Federici spiegandogli: per essere certi che i servizi non c’entrano niente, questi sono i nomi delle persone che sanno maneggiare esplosivi all’interno dei servizi”. Ai 15 nomi, però, Fulci ne aggiunge un altro: quello del colonnello Walter Masina, che però non fa parte della VII divisione e degli Ossi. “Non avrei dovuto farlo ma volevo fargliela pagare, dato che Masina era quello che spiava la mia abitazione”. Cosa succede dopo che Fulci consegna quell’elenco ai carabinieri? “Mi accusarono di avere montato un depistaggio con gli americani”. Mentre la denuncia di Fulci cade nel vuoto, le stragi targate Cosa nostra finiscono all’improvviso, la I Repubblica è ormai crollata sotto il peso di Tangentopoli e parallelamente scompaiono pure le rivendicazioni della Falange. Un silenzio durato fino al dicembre del 2013, quando al carcere di Opera, a Milano, arriva una lettera indirizzata al superboss Totò Riina. C’è scritto: “Riina chiudi la bocca, ricordati che i tuoi familiari sono liberi, al resto ci pensiamo noi”. Sono i mesi in cui il boss corleonese si lascia andare a confidenze e rivelazioni durante l’ora d’aria, mentre la Dia di Palermo registra ogni cosa: un’informazione nota soltanto agli investigatori. Chi è dunque che manda quella lettera? La firma è sempre la stessa: Falange Armata……

La “Falange armata” quindi era una sigla che con le sue rivendicazioni metteva d’accordo tutti: cosche mafiose, cappucci deviati (massomafia), pezzi dei servizi segreti in combutta col peggiore lobbismo politico!!!

Il 7/8/2007 è stata chiusa l´inchiesta della procura di Genova sul DSSA, il Dipartimento di Studi Strategici Antiterrorismo, nato nel 2004 come un servizio segreto parallelo per controllare il terrorismo islamico…. Le procure di Genova e Milano ordinano 25 perquisizioni e l’arresto di Gaetano Saya, Riccardo Sindoca e dell’ispettore milanese Salvatore Costanzo. Il reato contestato: associazione per delinquere finalizzata all’usurpazione di funzioni pubbliche in materia di prevenzione e repressione dei reati.

Il DSSA nato con “finalità di monitoraggio e contrasto del terrorismo” dopo l’attentato dell’11/3/2004 a Madrid, si era rivelato in realtà una non trascurabile congrega di spie, neofascisti, poliziotti, carabinieri, ex-gladiatori e depistatori di professione, ultima creatura in ordine di tempo di un gruppo già attivo da qualche anno sotto la denominazione di “Destra Nazionale”. L’organizzazione, a sentire i promotori, venne fondata al fine di far rivivere il Movimento Sociale-DN di Giorgio Almirante, dopo il “tradimento” di Gianfranco Fini. L’allarme nacque in seguito all’annuncio della costituzione di fantomatici “Reparti di Protezione Nazionale”, con tanto di divisa (basco, camicia e giubbotti grigi, con cinturone nero), pronti ad entrare in azione, in caso di pericolo islamico (incentivando la guerra tra le religioni), a supporto delle Forze armate. Ma ciò che però aveva suscitato maggior inquietudine era che “Destra Nazionale” annoverasse fra i suoi massimi dirigenti ex-poliziotti o poliziotti in servizio presso importanti questure, come Milano, dove lo stesso coordinatore nazionale, Giuseppe Scarano, risultava svolgere attività di ispettore di PS all’interno di un commissariato. Il gruppo in definitiva sembrava fare da sponda politica ad un piccolo sindacato, ancora in formazione, di poliziotti dichiaratamente fascisti: l’”Unione Nazionale Forze di Polizia”.

Il gruppo di sbirri mercenari, aveva assunto come simbolo lo stemma della CIA, qualificando i propri aderenti come ex-agenti segreti, con un passato da “gladiatori”, in rapporti di collaborazione con la NATO ed il Mossad israeliano…….

L’impunito presidente di DN, Gaetano Saya, si vanta ancora oggi della sua appartenenza alla massoneria con il titolo di “Maestro venerabile della Loggia Divulgazione 1”…..

La carriera del DSSA non è stata contrassegnata solo da improbabili progetti o finti incarichi. L’accesso alla banca dati del Viminale, ma anche i rapporti coi vertici degli apparati di sicurezza, il SISMI in primo luogo, si sono dimostrati veritieri, come i contatti con importantissimi uomini politici, tra gli altri, il vice-premier Gianfranco Fini….

Nelle 130 pagine dell’ordinanza di conferma degli arresti domiciliari per Gaetano Saya e Riccardo Sindoca, i due massimi dirigenti del DSSA, emessa il 6/7/2007 dal Gip di Genova Elena Daloiso, si è testualmente scritto che ”la costituzione del Dipartimento studi strategici antiterrorismo (Dssa) è stata comunicata con nota riservata inviata al Presidente del Consiglio, al Ministro degli Interni, al Ministro della Difesa, al Ministro della Giustizia e ad altre autorità”. Qualcosa di più, dunque, di una innocua “banda di pataccari” come il Ministro degli Interni Giuseppe Pisanu ha teso a ridimensionare l’intera faccenda. Ancor prima che scoppiasse lo scandalo, sul primo numero di “News Settimanale”, in edicola il 20/5/2007 in un lungo servizio originato dalla pubblicazione di diversi fotogrammi di un video girato a Baghdad, dove Fabrizio Quattrocchi veniva ritratto nella sua attività non di “bodyguard da discoteca”, ma di “agente contractor” nel corso di “una missione coperta” volta a “combattere i terroristi”, si è presentato il DSSA come “una rete invisibile contro il terrore”, definita nel gergo dei mercenari come “la Dottoressa”, presente in Irak in operazioni ad alto rischio con “mezzi in dotazione alle forze militari presenti in quel teatro” e ”permessi governativi” rilasciati dal “dipartimento della Difesa degli Stati Uniti”.

Sui numeri successivi del settimanale si è anche rivelato come il video in questione fosse stato girato da un agente del DSSA e che Riccardo Sindoca, in due occasioni diverse, si fosse premurato di annunciare in anticipo alla redazione di “News Settimanale”, evidentemente utilizzato come canale privilegiato, la liberazione sia di Giuliana Sgrena che di Clementina Cantoni.

Questo intreccio tra neofascisti e forze militari e dell’ordine non è nuovo. Viene da lontano: dall’immediato dopoguerra e dalle trame della “strategia della tensione”. Ma anche in anni più vicini a noi, ben dopo lo stesso scandalo della Loggia P2 (1991), le cronache si sono dovute interessare a vicende analoghe, quasi tutte ritenute a torto poco credibili, finite nel dimenticatoio o senza significative conclusioni giudiziarie: dalla Falange Armata, attiva nei primi anni ’90 come agenzia minatoria tesa ad alimentare un clima di tensione con lettere, bossoli spediti e telefonate minacciose, promossa da ufficiali della Settima divisione del SISMI, al presunto “golpe”, sullo sfondo di un traffico internazionale di armi, denunciato nel 1993 da Donatella Di Rosa, moglie di un tenente colonnello le cui rivelazioni costrinsero comunque a rivedere la catena di comando dell’esercito italiano troncando la carriera ad altissimi graduati, al “Progetto Arianna” nel 2000, un’organizzazione antidroga clandestina costituita a Latina da appartenenti alle forze dell’ordine, per finire ai recentissimi “Elmetti Bianchi”, una fondazione a carattere internazionale alimentata soprattutto da ex-poliziotti, spuntata a lato del caso Telekom-Serbia, animata in Italia da un neofascista assai conosciuto per i suoi trascorsi in organizzazioni eversive e nella massoneria.

Ma molti si saranno certamente anche dimenticati della cosiddetta “Legione Brenno”, nata in coincidenza con lo scoppio della guerra serbo-croata per difendere la “nuova frontiera dell’occidente minacciata”, venuta alla luce solo nel 1998, seguendo le orme di un sanguinoso conflitto a fuoco con agenti di polizia tre anni prima a Marghera. La “Legione Brenno” si era ispirata ai cavalieri di antichi ordini religioso-militari come i Templari, si scoprì presto essere stata fondata da alcuni ex-carabinieri interessati al business della sicurezza e dell’assoldamento di milizie private nelle guerre in corso. Esattamente come il DSSA….

E’ in corso da tempo una guerra senza esclusioni di colpi all’interno degli apparati di polizia e dei servizi segreti italiani per assicurarsi posizioni di comando, nella prospettiva della costituzione di una sorta di “superpolizia” e di un’unica centrale di intelligence per gestire meglio il business (militare –geopolitico) miliardario che c’è dietro all’anti- terrorismo…. La partita riguarda anche il loro controllo da parte del partito “americano” in Italia. I contrasti tra il SISMI e la CIA legati all’esecuzione di Calipari, al caso del fallito attentato l’autunno scorso all’ambasciata italiana a Beirut e al rapimento a Milano, all’inizio del 2003, dell’egiziano Abu Omar, sono tutte tappe di questo conflitto. Non è da escludere che anche la vicenda del DSSA coi suoi misteri sia parte di questo scontro.

In un’intervista ad agosto 2007 , sempre a “News Settimanale”, Gaetano Saya ha raccontato della presenza di uomini del DSSA all’interno del SISMI, degli appoggi e delle collaborazioni scambiate, ha svelato l’indirizzo di sedi coperte del servizio a Roma, di essere a conoscenza di chi sparò a Giorgiana Masi e a Carlo Giuliani, di quanto realmente accaduto a Calipari, ad Abu Omar e ai sequestrati italiani in Irak. Forse vanterie, forse minacce concrete. Fatto sta, che il silenzio è calato! tutti zitti !!!! muti ….

E noi popolazione civile, senza aureole, trofei o medaglie, siamo ancora qua a raggranellare frammenti di verità, dietro quelle tante ingiustizie sociali che accaddero in quel periodo oscuro e ambiguo dell’Italia nella strategia della tensione, per affrontare le ingiustizie sociali di oggi, con più consapevolezza, che ci aiuta anche a gestire e non essere gestiti dalla nostra rabbia…

 

Sono le false sembianze di amministratore

della cosa pubblica, di difensore della legge,

di presentatore dell’ordine, lo Stato non è invece

che il gendarme proposto alla sorveglianza

di istituzioni stabilite per mezzo della violenza,

sistematicamente organizzata.

S. Faure

 

Cultura dal basso contro i poteri forti e i loro cani feroci

 

Rsp (individualità Anarchiche)

Questa che vi raccontiamo è una storia sporca, circondata da filo spinato, immersa nella nebbia chimica dei lacrimogeni, una storia di violenza, repressione e recinzioni, di gerarchie, interessi personali e persone senza scrupoli, di fascisti, sessisti, sbirri e cocainomani.

7 agosto 2016

Il sovrintendente capo della polizia di stato di Genova, Diego Turra, 52 anni, è morto per un infarto durante una manifestazione organizzata dal movimento No borders che difende i diritti dei migranti e la loro libera circolazione prevista dalla costituzione italiana (trattato di Schengen)…. Il movimento No borders lotta contro la militarizzazione del territorio e contro gli abusi di potere che gli sbirri fascisti sfogano quotidianamente contro la povera gente immigrata, indifesa e senza diritti.

A proposito, quel fetentone del presidente della Regione Ligure Giovanni Toti il giorno dopo l’infartino dello sbirro, ha voluto appesantire di più il problema (terrorismo psicologico-strategia della tensione) dichiarando ai mass media: ” A Ventimiglia servono agenti e pugno duro, basta perdere tempo”. Il presidente forse non sa che sono gli sbirri che si comportano illegalmente abusando di potere, attaccando coi lacrimoceni al Cs, (considerati armi chimiche, a lungo termine danneggiano polmoni, fegato e cuore…) contro gli emigranti che arrivano via mare, ammassati come animali su gommoni precari, che rischiano di morire prima di arrivare alla meta stabilita, mentre le mafie si arricchiscono seguendo le antiche rotte degli schiavisti.

Ci sono delle persone che, non per loro volontà, stanno fuggendo dalle loro terre. Vogliono essere trattate da liberi cittadini del mondo, e non da esseri inferiori da rinchiudere in recinti, schedare e umiliare. Loro vogliono solo oltrepassare le Alpi, non vogliono mica rimanere qua in Italia, perché sanno che siamo ignoranti, razzisti, ipocriti, bastardi, mafiosi e morti di fame, e che stiamo sempre dalla parte del più forte e dei suoi cani da guardia (bestie in divisa che usano la violenza e la sopraffazione), perché come indole siamo dei codardi, adulti rimasti scemi, ancora convinti di lavarci la coscienza andando tutte le domeniche a messa.

Ma gli sbirri senza cervello (perché abituati a obbedire senza pensare), i cani feroci dello stato massomafioso, difendono, militarizzando il territorio (strategia della tensione), una legge insensata che prevede, una volta identificati, che gli immigranti debbano rimanere in quel Paese e non permette loro di transitare da uno stato che non vuole nemmeno essere terra di passaggio per altri paesi più accoglienti.

https://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio

La Storia ci insegna che l’uomo ha dovuto girare il mondo per scappare dalle guerre, dai genocidi e dalla miseria, per cercare fortuna insomma. L’essere umano ha sempre sentito il bisogno di viaggiare anche per sentirsi realizzato e accettato come risorsa umana, alla ricerca di un posto dove valga la pena vivere, senza ingiustizie e senza classi sociali.

Prima di dirgli ‘poverino’ allo sbirro morto, che se avesse lavorato in agricoltura, avrebbe fatto un lavoro molto più utile e dignitoso, andiamo ad analizzare le porcherie che hanno reso tristemente famosa la questura di Genova e i suoi pulotti sbirromafiosi col vizietto della cocaina, rischiando di sminuire le mafiosate del generale Ganzer a Bergamo ….

Nel 2009 sono stati fermati 11 spacciatori: due di loro erano poliziotti. Durante un’indagine della procura di Genova è stato accertato un traffico di due etti di cocaina a settimana. Nel corso dell’inchiesta sono stati segnalati alla prefettura almeno 15 poliziotti in servizio presso la questura di Genova per uso di cocaina…….

I poliziotti indagati e arrestati a febbraio 2009 avevano lavorato a Milano, Asti, Lodi, Novara, Mondovì e Genova, trafficando sempre in cocaina. I magistrati sono sempre più convinti che gli agenti abbiano goduto di una rete di connivenze. Non un complotto da parte di cittadini al di sopra di ogni sospetto. Piuttosto, la semplice condivisione del consumo di droga, pratica che dalle testimonianze raccolte sembra diffusa tra i colleghi degli agenti arrestati.

Massimo Pigozzi per esempio è un agente cocainomane che nel luglio 2008 era stato condannato a tre anni e due mesi per i fatti avvenuti durante il G8 nella caserma di Bolzaneto. Aveva «strappato» la mano di un no global, divaricandogli le dita fino a lacerare pelle e legamenti. Nel 2007 era stato arrestato con un’altra accusa. Insieme ad alcuni suoi colleghi avrebbe violentato tre prostitute straniere nelle guardine della questura genovese. I magistrati decidono di fare intercettazioni sull’utenza dell’agente che abitualmente era di turno con lui. Dall’ascolto delle telefonate emergono riferimenti a festini a base di cocaina. Ad organizzarli è uno spacciatore, Luca Schenone, che rifornisce decine di poliziotti. Due di questi acquirenti, gli agenti Morgan Mele e Stefano Picasso, decidono di mettersi in proprio, organizzando una rete che aveva clienti in molte questure del Nord Ovest…..

I comportamenti illegali di questo gruppo di agenti mostrano una scelta di campo netta. «Venererò quello spacciatore fin che vivrà» dice Mele, consapevole dell’abbruttimento dovuto alla droga. “Non riesci a pisciare, dormire, mangiare e ti innervosisci diventando violento. E non ci vedi, cazzo”. Quando Picasso viene fermato dai carabinieri mentre sta sniffando fuori da una discoteca, decide di prendersi una pausa dal lavoro in questura e simula una malattia, ingannando il medico. Un poliziotto dichiara le sue intenzioni: «Voglio bruciarmi completamente». Il collega lo ammonisce a non portare un amico considerato non adatto: «Non vorrei che morisse lì, e poi ci tocca anche buttarlo nella spazzatura». Medici pronti a dare lastre false per simulare incidenti, armi illegali, depilazioni integrali e ripetute per aggirare i controlli. La sensazione di impunità che permette di fare progetti folli. «Facciamo come i colleghi arrestati a Brescia» dice l’agente Mele. Si riferisce ad una banda di carabinieri e vigili urbani che rapinava extracomunitari. ……

Vi ricordate chi era quello psicopatico cocainomane di Mario Placanica? Il carabiniere ausiliario che durante il G8 di Genova, nel 2001, sparò a Carlo Giuliani uccidendolo (o meglio: per proteggere il capo della polizia de Gennaro si è autoaccusato lui di omicidio), a maggio di quest’anno ha minacciato il suicidio sulla sua pagina Facebook. Scrive Placanica, senza punteggiatura: “Gli zingari mi hanno fatto perdere due macchine una Tiguan ed una Chevrolet la Tiguan mi hanno raggirato gli zingari del quartiere Pistoia di Catanzaro (drogandomi e dicendomi che mi avrebbero dato i soldi o un altra macchina) ed in quel periodo ero indagato e non si è degnata la Procura di Catanzaro farmela riavere, la Chevrolet mi hanno messo sotto pressione gli zingari dell’Aranceto quartiere di Catanzaro assieme ad uno noto alle forze dell’ordine Maurizio Masciari perche avevo un debito di droga di 900euro e minacciato da lui più volte l’ho dovuta vendere ma gli do i soldi, HO PERSO IL LAVORO NEL 2014 PER COLPA DELLA COCAINA, MI SONO DISINTOSSICATO ho riavuto la patente ed ora mi ritrovo senza macchina e non posso portare a scuola il figlio”…..

Dieci anni dopo la condanna in appello contro gli imputati della “macelleria messicana” del G8 di Genova, le vittime dei tre giorni di “sospensione della democrazia” non verranno risarcite …..

Il 5 marzo 2010, da una corte presieduta da Maria Rosaria d’Angelo, con Roberto Settembre giudice a latere, la sentenza aveva confermato tutte le accuse del verdetto di primo grado, dichiarando però il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per 28 imputati, mentre ha confermato la sentenza di primo grado a carico di altri quattro. Tra i primi, spicca l’allora vice-capo della Digos Alessandro Perugini, filmato mentre sferrava una micidiale ginocchiata in faccia un quindicenne già sanguinante e gonfio di botte. Tra quelli per cui la sentenza di primo grado è stata confermata, invece, c’è l’assistente capo Massimo Pigozzi che, afferrata una mano di Giuseppe Azzolina, uno degli arrestati, ne aveva divaricato le dita sino a lacerarla. Richiamandosi alla legge 3/11/1988 n° 498 con cui l’Italia ha fatto propria la convenzione contro la tortura (firmata a N.York il 10/12/1984) il giudice Settembre scrive (contro l’opinione dei difensori degli imputati) che il termine tortura indica “qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti a una persona dolore o sofferenze fisiche o mentali, al fine di ottenere da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei … qualora tali sofferenze siano inflitte da un agente della funzione pubblica o da ogni altra persona che agisca a titolo ufficiale o su sua istigazione o con il suo consenso…”.

Secondo il giudice infatti, rientrano sotto questa categoria gli atti commessi all’interno della caserma di Bolzaneto. Ecco alcuni passaggi delle motivazioni della sentenza, che raccontano ciò che accadde quella notte: “Insulti e percosse all’arrivo degli arrestati”, “l’imposizione di ‘posizioni vessatorie’”, “il passaggio tra due ali di agenti che percuotevano con schiaffi e calci, ingiuriavano e sputavano”, il fatto di costringere gli arrestati a “stare in ginocchio col viso alla parete per 10,18 o 20 ore”, anche se feriti, le “percosse al corpo compresi i genitali, con le mani coperte da pesanti guanti di pelle, o coi manganelli…”, “l’uso di sostanze urticanti nelle celle”, gli “insulti a sfondo sessuale, o razzista o le minacce di percosse o di morte o di stupro” , “la costrizione a pronunciare frasi lesive della propria dignità inni al fascismo, al nazismo e alla dittatura di Pinochet”.

Possibile che gli sbirri siano così ignoranti da non sapere che i lacrimogeni al Cs, dei quali spesso abusano sono, a lungo termine, cancerogeni?

Secondo lo United States Army Center for Health Promotion and Preventive Medicine, il CS rilascia “fumi molto tossici” quando viene scaldato e decomposto, e in particolari concentrazioni è un pericolo immediato per la salute. Coloro i quali sono stati esposti al gas CS riscaldato dovrebbero sottoporsi immediatamente a controlli medici.

Il gas CS fa parte dell’equipaggiamento delle forze di polizia italiane dal 1991, con il DPR n. 359 del 5 ottobre 1991, (Regolamento che stabilisce i criteri per la determinazione dell’armamento in dotazione all’amministrazione della pubblica sicurezza e al personale della polizia di stato che espleta funzioni di polizia), il quale all’articolo 12, comma 2, recita: “gli artifici sfollagente si distinguono in artifici per lancio a mano e artifici per lancio con idoneo dispositivo o con arma lunga. Entrambi sono costituiti da un involucro contenente una miscela di CS o agenti similari, ad effetto neutralizzante reversibile”.

L’uso del CS in guerre internazionali è stato definitivamente vietato nel 1997 con l’entrata in vigore della convenzione sulle armi chimiche di Parigi, firmata nel 1993. Il gas resta comunque legale in diversi stati ad uso esclusivo delle forze di polizia per motivi di ordine pubblico…..

Il gas lacrimogeno CS è stato usato in grandi quantità contro i manifestanti, anche durante il G8 di Genova…..

Nell’ottobre 2010 invece il “Legal Team Italia” denunciò l’eccessivo uso del gas contro la popolazione che manifestava per la chiusura della discarica di Terzigno.

Il Gas Cs è stato usato massicciamente dagli sbirri anche contro il movimento No Tav in Val di Susa, fin dal 1998 quando, tra i vari crimini, lo stato pianificò la morte di due ribelli, due giovani anarchici chiamati Sole e Baleno. La brutale violenza delle forze del disordine durante gli scontri con gli attivisti No TAV che manifestavano contro la devastazione ambientale del proprio territorio, causata dalla costruzione della ferrovia Torino-Lione (business miliardario massomafioso dell’alta velocità) non avevano un senso, se non quello di sperimentare e imporre al territorio una dittatura militare …..

In particolare, nella sola giornata del 3 luglio 2011, furono lanciati in totale dalle forze dell’ordine 4357 lacrimogeni (Polizia solo Reparti Mobili: 2157, Carabinieri 2000: Guardia di Finanza: 200)……

Ma non finisce qua: stiamo analizzando chi erano quelli della Uno bianca e chi erano quelli della Falange armata (sbirri mafiosi appartenenti ai nuclei clandestini dello stato, stay behind, gladio, i veri autori delle stragi di stato).

Noi abbiamo visto coi nostri occhi le violenze e le sopraffazioni, le bastardate degli sbirri contro i più deboli, ed è per questo che noi odiamo da sempre, per sempre, le forze del disordine!!!

Intanto auguriamo a tutti un buon ferragosto! Proviamo per un giorno a fare la vita del michelasso: mangiare, bere e fare un casso; magari leggere un buon libro col proprio amore “mon amour”, per noi Anarchici utopisti e sognatori, (quando siamo tristi) questo è un modo per ricaricarci e non farci trovare impreparati alla prossima lotta…

 

Presidio Permanente No Borders Ventimiglia

https://noborders20miglia.noblogs.org/

 

Bella Ciao – Documentario Censurato dalla RAI sul G8 a Genova

https://www.youtube.com/watch?v=heelKH24q2k

 

La legge, generata dalle maggioranze,

è la causa di tutti i nostri mali e la negazione assoluta

dell’integrità personale e della libertà umana

a beneficio di un gran numero

di imbecilli e di una minoranza di furbi

(R. Mella)

 

Cultura dal basso contro i poteri forti e i loro fottuti servi

 

Rsp (individualità Anarchiche)

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