SANTIAGO MALDONADO

dittatura militare in Argentina (P2 – anticomunismo atlantico)

 

il 30 novembre i mass media scrivono che si è chiuso in Argentina il più grande processo della sua storia con la condanna di 48 dei 54 ex militari e civili accusati di crimini contro l’umanità commessi durante la dittatura tra il 1976 ed il 1983, che ha provocato 30mila morti. L’ex capitano della marina argentina Alfredo Astiz, oggi 67enne, noto come l’angelo della morte, era un agente sotto copertura del regime, e in quegli anni si infiltrò in gruppi di attivisti, compresa l’associazione delle Madri di Plaza de Mayo, che chiedevano la verità sui loro figli scomparsi. Astiz e l’ex ufficiale di marina Jorge Acosta sono due dei 54 imputati del maxi processo su circa 800 casi di violazioni dei diritti umani alla ex scuola navale Esma, nota come uno dei principali luoghi di tortura del regime. Entrambi erano già stati condannati all’ergastolo in processi precedenti. In totale sono state 29 le condanne al carcere a vita, mentre a 19 imputati sono state comminate pene tra gli otto e i 25 anni di carcere.

In Argentina c’è ancora la dittatura militare al soldo delle multinazionali (vecchio vizio…)

Il 21/10/2017 i mass media scrivono che è stato ritrovato il corpo dell’attivista Santiago Maldonado.

Santiago Maldonado aveva 28 anni e l’ultima volta che era stato visto dai suoi amici fu il 1 agosto scorso in Patagonia, mentre veniva arrestato dalla polizia paramilitare intervenuta per reprimere e disperdere una marcia di protesta del gruppo indigeno Mapuche. I Mapuche rivendicano da anni le terre acquistate da Luciano Benetton, proprietario di 900.000 ettari di terreno in Patagonia. Il cadavere di Santiago è stato ritrovato in un fiume nel Sud dell’Argentina e la sua famiglia lo ha riconosciuto il 21 ottobre, a due giorni dalle elezioni politiche. In un Paese segnato dalla repressione della dittatura militare (1976-1983) e da oltre 30.000 desaparesidos, la scomparsa del giovane ha suscitato una grossa preoccupazione. Il governo di Macri aveva inizialmente cercato di addebitare agli attivisti Mapuche la scomparsa di Maldonado: il ministro per la Sicurezza, Patricia Bullrich, è stato quello più preso di mira dall’opinione pubblica per aver subito cercato di accusare i manifestanti della scomparsa e poi per aver consentito che le indagini venissero affidate alla stessa forza di sicurezza intervenuta durante la protesta. Il politico destroide Mauricio Macri è figlio di un imprenditore edile di origine calabrese emigrato in Argentina nel 1948. Nel 2003 ha fondato il partito di destra Compromesso per il Cambiamento, partito entrato a far parte nel 2005 della coalizione Proposta Repubblicana (PRO) da lui guidata. Il 24/6/2004 è stato eletto capo del governo della città di Buenos Aires, per poi essere riconfermato nel 2011. La sua rivale politica è l’ex presidente dell’Argentina Cristina Fernández de Kirchner leader del Fronte per la Vittoria e sostenuta dal partito del peronismo di sinistra e da una coalizione di centro-sinistra. il 22/11/2015, Mauricio Macri (Viola) vince il ballottaggio, diventando il 57° Presidente dell’Argentina….

Ci sono stati tanti Desaparecidos: nei primi anni del franchismo in Spagna, in Paraguay, in Brasile, in Nicaragua, nell’Iraq di Saddam Hussein, nella Libia di Gheddafi e in molti altri paesi; recentemente il fenomeno è ricomparso in maniera massiccia nell’Egitto di al-Sisi….

Ma facciamo un po’ di Storia

L’origine dell’operazione Golpista argentina (faceva parte del Piano Condor), va ricercata in un incontro, avvenuto nel febbraio 1974, tra alcuni elementi di spicco delle polizie segrete di Cile, Bolivia, Argentina, Uruguay e Paraguay con Manuel Contreras, capo della DINA (i servizi segreti di Pinochet), a Santiago del Cile. Ma fu durante la “Decima conferenza degli eserciti americani” del 3 settembre 1973, che il generale brasiliano Breno Borges Fortes propose di estendere le partnership e le collaborazioni tra i vari servizi segreti al fine di combattere il comunismo (Patto Atlantico anticomunista 1949). L’operazione fu facilitata da una serie di colpi di stato tra gli anni ‘50 e ‘70:

Nel 1954 il Generale Alfredo Stroessner sale al potere in Paraguay e costituisce una dittatura.

Nel 1964 le forze armate brasiliane rovesciano il governo democratico di João Goulart.

Il 21/4/1967 ci fu in Grecia un colpo di stato (dittatura dei colonnelli). Il colpo di stato del 1967, ed i seguenti 7 anni di dittatura militare, furono la conseguenza dell’anomala situazione politica sviluppatasi nel dopoguerra. Secondo gli accordi di Jalta, l’influenza politica nella penisola spettava per il 70% al Regno Unito (in accordo con gli Stati Uniti) e per il restante 30% ai sovietici (mentre nelle restanti nazioni europee c’era una chiara dominanza dell’una o dell’altra parte). Stalin considerava la Grecia di esclusiva pertinenza occidentale e non fornì alle formazioni comuniste il supporto che queste speravano, mentre il Regno Unito, dopo l’intervento militare in favore del governo greco nel periodo della guerra civile, si disimpegnò dall’area lasciandola, di fatto, sotto l’influenza statunitense.

Nel 1971 il Generale Hugo Banzer prende il potere (dittatura militare) in Bolivia dopo vari colpi di stato.

Nel 1973 le Forze leali al Generale Augusto Pinochet organizzano un golpe, (assediano il palazzo presidenziale in Cile) e rovesciano il governo di Salvador Allende.

Nel 1976 una giunta militare capeggiata dal Generale Jorge Rafael Videla sale al potere in Argentina e costituisce la dittatura….

Le dittature ricevettero massicci aiuti dalla Nato Atlantica, in termini di risorse economiche, addestramento e forniture militari, di preparazione e organizzazione dell’Intelligence. Si appoggiarono anche alle formazioni di estrema destra, che in tutti i casi contribuirono a portarle al potere, e nei momenti di crisi si organizzarono in squadroni armati (Squadroni della morte), per assassinare oppositori politici e militanti di sinistra. Tra le più famigerate organizzazioni repressive di destra vi furono la Tripla A argentina e l’organizzazione Patria y Libertad cilena, entrambe finanziate dai servizi segreti anticomunisti atlantici. Nel frattempo, alla fine del 1974, le organizzazioni Movimento di Sinistra Rivoluzionaria (MIR, Cile), l’Esercito Rivoluzionario del Popolo (ERP, Argentina), Tupamaros (Uruguay), e l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN, boliviano), a loro volta avevano formato la Junta de Coordinación Revolucionaria (J.C.R.).

Il 17/5/2013 i mass media annunciano che Jorge Rafael Videla il dittatore più crudele della storia di Buenos Aires è morto. Il dittatore cattofascista è morto nel carcere di Marcos Paz, all’età di 87 anni. A dare la notizia del decesso è stata l’attivista di ultradestra e moglie di un membro della giunta militare, Cecilia Pando. A Buenos Aires erano le 6.30 e nella sua cella c’era sempre quell’unico mobile prescelto: una libreria piena di testi di storia e di religione. Accanto al tavolo aveva un grande crocifisso di legno. Nora Cortiñas, cofondatrice delle madri di Plaza de Mayo poco dopo rilascia un’intervista al quotidiano argentino Clarín: «Non c’è niente da festeggiare: è morto e si è portato con sé i segreti più importanti di un’epoca tragica». Quella dei 30 mila desaparecidos.

Ma chi è Stato Videla? Videla nasce il 2 agosto del 1925 a Mercedes, in una famiglia di militari di alto rango e di politici di prestigio, aveva cominciato la sua carriera militare a diciotto anni. Nel 1975 Isabel, la vedova di Juan Domingo Perón alla guida del Paese, lo aveva nominato capo dell’esercito. Fu allora che le Forze armate presero in mano il potere: l’Argentina si stava ribellando alla crisi economica che creò l’inflazione e la miseria. Perfino all’interno del movimento peronista erano nate profonde spaccature. Il 24/3/1976 i golpisti spodestavano così la Perón, scioglievano i partiti politici, chiudevano il Parlamento. Cominciava il cosiddetto Processo di riorganizzazione nazionale. Cominciò così la dittatura militare, che governò il potere per 7 anni. Cinque dei quali con Videla al comando. Col regime, che godette dell’appoggio del potere del Paese, sparivano 30mila persone. Molte, dopo essere state torturate, vennero gettate dai “voli della morte” al Río de la Plata o in mare. Altri furono fucilati. Migliaia andarono in esilio o vennero sequestrati, torturati e dopo liberati. Senza contare i circa 500 bambini, nati durante la prigionia, che furono sottratti alle loro madri e affidati ai militari o a persone legate al regime. Solo nel 1983 si tentò di far luce sul potere esercitato dalla junta militar, autorizzando le prime indagini contro i golpisti. L’ex dittatore Videla venne condannato per la prima volta all’ergastolo nel 1985, per aver capeggiato il golpe. Nel 1990 però l’allora presidente Carlos Menem concesse l’indulto a Videla e agli altri militari condannati. Solo qualche anno dopo, in Spagna, il giudice Baltasar Garzón ha riaperto le indagini contro il generale, già accusato di crimini contro l’umanità. Nel 2003, con Néstor Kirchner alla presidenza dell’Argentina, l’indulto di Menem è stato dichiarato incostituzionale e nel 2010 l’ex dittatore è stato condannato un’altra volta all’ergastolo per i crimini commessi. Lui però non si è mai sentito colpevole. Anzi, qualche giorno prima di morire, aveva perfino esortato la popolazione argentina di disfarsi del «regime neo-comunista» della Kirchner. Nel 2013 l’avvocato Giancarlo Maniga è stato legale di parte civile nel processo sui casi di 6 desaparecidos di origine italiana, che si è concluso a Roma nel 2004 con la condanna all’ergastolo dei generali Guillermo Suàrez Mason e Santiago Omar Riveros e di altri ufficiali argentini. Maniga ha seguito anche le sorti di tre cittadini di origine italiana nell’ambito del processo Esma, con cui sono stati condannati all’ergastolo, tra gli altri, l’ex capitano di corvetta Alfredo Astiz e il “Tigre” Jorge Acosta, uno dei più efferati torturatori dei tempi della dittatura. L’avvocato conosce a fondo quell’epoca oscura: ha ascoltato le testimonianze di decine di familiari di desaparecidos ma anche di studenti, sindacalisti, professori universitari, persone comuni sopravvissute alla crudeltà dei centri clandestini. Maniga nel 2013 dichiara ai mass media: “In quel momento storico drammatico, la Chiesa argentina ha brillato per la sua assenza, un’assenza così marcata da sconfinare nella complicità”. “A Buenos Aires, ma anche a Rosario o Cordoba, ogni giorno spariva qualcuno. La Chiesa non poteva non sapere”. “Tanto più che vi sono testimonianze secondo cui ai desaparecidos, prima di venire lanciati in mare dai famigerati voli della morte, veniva data l’estrema unzione da sacerdoti convocati ad hoc”. Quello che alcuni definiscono un silenzio prudente si traduce, nei ricordi dell’avvocato in colpevole omertà. Sino al mea culpa in occasione del 30° anniversario del golpe, quando papa Francesco, allora arcivescovo di Buenos Aires, incoraggiò la Chiesa a pubblicare un documento in cui ammetteva in parte le proprie responsabilità. Secondo Maniga non è sufficiente. Della maggioranza dei desaparecidos non si seppe mai nulla e solo dopo la caduta del regime militare e il ritorno alla democrazia, con la pubblicazione del rapporto Nunca más (Mai più), che permise la ricostruzione di una parte degli avvenimenti e della sorte di un certo numero di “scomparsi”, fu possibile conoscere che molti di loro furono detenuti in campi di concentramento e in centri di detenzione clandestini, torturati e infine assassinati segretamente, con l’occultamento delle salme in fosse comuni o gettati nell’Oceano Atlantico o nel Rio de la Plata con i cosiddetti voli della morte. La sparizione forzata è un fenomeno che si è verificato anche in altri paesi e in altri momenti storici, facendo del termine spagnolo una parola mantello d’uso comune. Tale fenomeno è stato riconosciuto come crimine contro l’umanità dall’articolo 7 dello Statuto di Roma del 17/7/1998. Un episodio tristemente famoso fu quello che iniziò nel settembre 1976 e che passò alla storia come notte delle matite spezzate, un’operazione di repressione organizzata contro i movimenti studenteschi delle scuole superiori; il pretesto furono le manifestazioni per la concessione, e successivamente contro l’abolizione, del boleto estundiantil, un tesserino studentesco che consentiva sconti sui libri di testo e sui trasporti. Un grande numero di studenti, per la maggior parte minorenni, fu sequestrato, sottoposto a torture e almeno 238 di loro furono uccisi. Un altro fenomeno fu quello delle donne arrestate mentre si trovavano in stato interessante oppure rimaste incinte a seguito delle violenze subite nei centri di detenzione: molte donne partorirono mentre erano detenute, molte di esse furono uccise, e i loro figli illegalmente affidati in adozione a famiglie di militari o poliziotti. La denuncia e la scoperta degli orrori avvenuti in Argentina durante il regime militare si deve in grande parte all’azione delle Madri di Plaza de Mayo, madri dei giovani desaparecidos che con una protesta pacifica, sfidando il regime, riuscirono a far conoscere alla opinione pubblica il dramma che stava avvenendo nel loro Paese.

Anche l’Italia ha rischiato una dittatura militare con colpi di stato e stragi fatti dai liberal conservatori (cattofascisti):

Nel 1964 ci fu Il Piano Solo (fatto solo dai carabinieri), un colpo di Stato ideato dal capo dell’Arma dei Carabinieri, il generale Giovanni De Lorenzo, durante la crisi del primo governo di centrosinista di Moro.

7-8 dicembre 1970 ci fu il Golpe Borghese, un colpo di stato organizzato dal principe nero Junio Valerio Borghese, sotto la sigla Fronte Nazionale (Italia), in stretto rapporto con Avanguardia Nazionale.

Nel 1973 ci fu un colpo di stato chiamato Rosa dei Venti (organizzazione segreta italiana di stampo neofascista, collegata con ambienti militari) nel 1973 successivo al golpe denominato “Golpe Borghese”, che aveva annoverato nelle sue file esponenti di primo piano come Junio Valerio Borghese, Stefano Delle Chiaie e altri membri e simpatizzanti della destra eversiva italiana, oltre ad alti membri delle forze armate e dei servizi segreti atlantici.

Stragi di stato avvenute in Italia con la complicità dei servizi segreti e delle forze dell’ordine:

Milano 12 dicembre 1969: Strage di piazza Fontana

Brescia 28 maggio 1974: Strage di piazza della Loggia

2 agosto 1980 Stage di Bologna

27 giugno 1980 :Strage di Ustica

L’allegoria del ’68 era finita: gli spiriti “rivoluzionar e la voglia di cambiare” che l’avevano incitato, no. In tutto l’Occidente, si veniva a creare uno scenario più libero, un’aria più cattosinistroide di quella che, fino a quel momento, aveva impregnato i diversi paesi (cattofascisti). In Italia, gli anni ‘70, sono ricordati come gli anni di piombo: quel periodo storico è stato attraversato da un disegno più grande, atto a destabilizzare il Paese e spingere la popolazione a richiedere una guida liberal – conservatrice, lontana dagli spettri della sinistra (seppur cattolica). I soldati del terrorismo nero e quello della guardia rossa appaiono, oggi, come mere pedine sulla scacchiera geopolitica dei potenti (potere militare). Tra questi, oltre alla mafia e alla politica, c’era la massoneria piduista (servizi segreti P2). L’ uomo chiave del potere criminale era Licio Gelli, capo della P2, vicino a Cosa Nostra e all’eversione nera, da cui pure attingevano gli americani per rinfocolare le proprie fila all’interno dell’unità Stay behind di Trapani, la famigerata Gladio Atlantica, ufficialmente nata per “ostacolare l’avanzata comunistain tutto il mondo. Gelli fu accusato di aver rubato venti tonnellate d’oro nel 1942, durante l’occupazione fascista della Jugoslavia, e che Gelli stesso le avrebbe trasferite in Argentina. L’Italia durante la guerra fredda diventò un paese di frontiera tra l’Ovest e l’Est, in un brulichio di spie, affaristi e politicanti, avevano trasformato il Venerabile Gelli in un uomo capace di infilarsi ovunque, dai partiti ai servizi segreti. Licio Gelli era il capo della loggia massonica P2, una loggia formata principalmente dagli alti gradi delle forze militari (marina, aereonautica, esercito, cc, ps) ed era amico del dittatore generale e presidente argentino Roberto Eduardo Viola e l’ammiraglio Emilio Massera, durante il periodo della dittatura. Gelli ricevette pure un passaporto diplomatico dell’Argentina. Massera pochi giorni dopo il golpe, il 28/3/1976, scrisse a Gelli per esprimere «la sua sincera allegria per come tutto si fosse sviluppato secondo i piani prestabiliti» e augurargli «un governo forte e fermo sulle sue posizioni e nei suoi propositi che sappia soffocare l’insurrezione dei dilaganti movimenti di sinistra». I rapporti con i militari continueranno anche dopo il ritorno della democrazia in Argentina, nel 1983. Il filo, non invisibile, che legava la P2 al regime dittatoriale instaurato in Argentina, era soprannominato “El Negro”. L’ammiraglio Emilio Eduardo Massera, comandante della marina militare argentina e componente della giunta Videla, era un membro della P2 tramite la quale molti imprenditori italiani fecero affari miliardari nel Paese sudamericano. Al governo argentino, l’Italia avrebbe inoltre venduto armi ed offerto sostegno politico. Il Sud America, chiamato “il cortile dell’America” per la sua vicinanza agli Stati Uniti, è una zona di grande interesse economico e politico (fin dai tempi del colonialismo) nel quale ancora oggi non possono prendere piede movimenti che vanno contro gli interessi americani, come era successo ad esempio a Cuba.

In una situazione di crisi energetica internazionale il capitalismo globale trama e occulta, per sottomettere, spesso attraverso la dittatura militare, i paesi più poveri, depredando senza scrupoli le risorse primarie (schiavitù – sfruttamento). Il capitalismo cerca di darsi delle risposte su come affrontare la crisi economica ed energetica e fondano il 23 giugno 1973 su iniziativa di David Rockefeller presidente della Chase Manhattan Bank, e altri dirigenti e notabili, tra cui Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski fondano la Commissione Trilaterale, mentre in ambito globale cercano di mettere in atto dei piani per evitare l’avanzamento della sinistra in America latina e in Italia con strategie diverse. E’ in questo contesto che si inserisce il lavoro sporco e occulto della P2: gli affari che porta avanti la loggia (non solo affari economici ma anche politici) in Italia, finanzieranno la strategia della tensione (colpo di stato – stragi –genocidi), mentre in Argentina iniziano a creare situazioni di destabilizzazione e di caos in modo tale che si renda necessario un colpo di stato…

 

Sotto le false sembianze di amministratore

della cosa pubblica, di difensore della legge,

di protettore dell’ordine, lo Stato non è invece

che il gendarme preposto alla sorveglianza

di istituzioni stabilite per mezzo della violenza,

sistematicamente organizzata.

S. Faure

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

4 novembre festa delle forze armate…

Cos’è il Field Manual FM 30-31B imposto dal Pentagono?

All’inizio della II guerra mondiale, gli Stati Uniti (colonialisti) sempre più consci della posizione di assoluta preminenza sul piano civile e politico dello scacchiere internazionale, cominciarono a progettare la costruzione di una sede che potesse ospitare il loro gigantesco corpo diplomatico e militare.

I lavori per la costruzione del Pentagono iniziarono l’11 settembre 1941, al termine di accordi e di trattative segretissime vennero avviati i lavori per la costruzione di una sede che potesse ospitare il gigantesco corpo diplomatico e militare degli Stati Uniti, il più grande apparato burocratico del mondo, sotto l’egida dell’architetto statunitense George Bergstrom. Il 15 gennaio del 1943 l’edificio di forma pentagonale fu inaugurato e aperto ufficialmente ai corpi dirigenti delle forze armate statunitensi. L’importanza dell’edificio è cresciuta sempre di più nel corso degli anni, fino a rappresentare col suo stesso nome l’intero apparato logistico-militare della superpotenza planetaria. All’interno dell’edificio ci sono i vertici dei 5 dipartimenti: Segretario della Difesa (Secretary of Defense), Stato Maggiore Interforze (Joint Staff), Esercito USA: Marina, Aeronautica, Marines.

Il 4/4/1949 venne firmato a Washington il Patto Atlantico (piano militare anticomunista). A esso aderirono anche paesi non geograficamente atlantici (ossia senza sbocchi sull’Oceano Atlantico) come l’Italia, la Grecia, la Turchia ed altri. Una settimana dopo l’ingresso ufficiale della Germania Ovest nella NATO (6 maggio 1955), l’Unione Sovietica ed altre nazioni a regime comunista costituirono a loro volta il patto di Varsavia, sancendo l’inizio del periodo della cosiddetta guerra fredda….

L’Operazione Gladio e la ‘strategia della tensione’ in Italia iniziano nel 1969.

L’Operazione Gladio fu organizzata da ‘fascisti’ all’interno dei servizi di sicurezza occidentali. La loro perversa idea era di uccidere gente innocente e quindi incolpare altri di questo (Giuseppe Pinelli – strage di Piazza Fontana). La Gladio riguardava il mantenimento del potere da parte dell’élite di destra. La ragione era alquanto semplice: costringere l’opinione pubblica a rivolgersi allo stato per chiedere maggiore sicurezza”. Il primo ministro italiano Giulio Andreotti, rivelò l’esistenza di Gladio solo nel 1991 ….

Gestiti da elementi ‘fascisti’ nella NATO ed al Pentagono, le milizie di destra eseguirono azioni terroristiche e di sovversione elettorale in paesi come Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Turchia e Germania Ovest. Gladio era il nome utilizzato in Italia. In Austria il nome era Schwert, in Belgio Sdra 8, in Gran Bretagna Stay Behind, in Francia Glaive, in Grecia Operazione Pergamena, in Olanda, Svezia Sveaborg, in Svizzera P26 ed in Turchia Dipartimento Guerra Speciale.

Un documento del Pentagono, il Field Manual FM 30-31B, espone dettagliatamente i metodi per sferrare attacchi terroristici. Il 2 agosto 1980 rimasero uccise 85 persone nell’attentato alla stazione ferroviaria di   Bologna. Secondo il Senato italiano, dopo la sua inchiesta del 2000, più tardi si scoprì che gli attentatori erano “uomini all’interno delle istituzioni dello stato italiano e uomini collegati alle strutture dei servizi segreti degli Stati Uniti”. Secondo quanto riferito, la bomba di Bologna faceva parte della ‘strategia della tensione’ di Gladio, creare paura per mantenere la popolazione alla mercé di “leader forti” che proteggano la nazione dalla onnipresente minaccia terrorista. L’inizio della ‘strategia della tensione’ in Italia arrivò il 12/12/1969, quando esplose una bomba all’interno della Banca Nazionale dell’ Agricoltura, in Piazza Fontana a Milano. 16 persone rimasero uccise e 58 ferite.

Il Pentagono vuole comprare elicotteri russi per l'Afghanistan nonostante il Congresso

“Gladio era il nome dato alla sezione italiana di una rete con l’innocuo nome ufficiale di Commissione di coordinamento alleata, istituita con l’assistenza britannica negli anni ’50, operata dai servizi segreti ed in parte finanziata dalla CIA statunitense”.Spaventata dalla ‘apertura a sinistra’ sotto il premierato democristiano di   Aldo Moro e dal successo alle elezioni dei comunisti, che alle elezioni del 1963 ottennero il 25% dei voti, la destra italiana cominciò a fare piani per aprire la strada all’impianto di un governo di ‘salute pubblica’ composto da democristiani di destra, alti dirigenti e militari. “Il generale Giovanni de Lorenzo, comandante dei carabinieri e capo dei servizi segreti italiani, assieme ad altri venti ufficiali superiori dell’esercito e con la conoscenza e l’intesa col presidente Antonio Segni, stesero un piano per un colpo di stato di tipo presidenziale. Il ‘Piano Solo’ doveva concludersi con l’assassinio del premier, Aldo Moro. “Il potere esecutivo doveva essere trasferito al democristiano di destra Cesare Merzagora. Il golpe fu cancellato all’ultimo momento per un compromesso tra i socialisti ed i democristiani di destra. Comunque, il generale de Lorenzo ed i suoi colleghi non erano tipi da arrendersi così facilmente e, sebbene i loro piani in questa occasione furono ostacolati, i congiurati non li abbandonarono”. …

Documenti declassificati nel 1991 del servizio segreto rivelano che Ted Shackley, vice capo della stazione CIA a Roma negli anni ’70, presentò il famigerato Licio Gelli, capo della loggia massonica neo-fascista P2 e per anni fuggiasco in Argentina, al generale Alexander Haig, allora segretario generale di Nixon e più tardi, dal 1974 al ‘79, comandante supremo della NATO. La P2 era un governo ombra di destra, pronto a prendere il potere in Italia; comprendeva 4 ministri, tutti i tre capi dell’intelligence, 48 parlamentari, 160 ufficiali, banchieri, industriali, alti diplomatici ed il capo di S.M. dell’esercito. Dopo incontri tra Gelli, alti gradi militari e uomini della CIA all’ambasciata, fu data a Gladio rinnovata approvazione, ed altro denaro da Haig e dall’allora capo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, Henry Kissinger. “La gestione operativa di Gladio venne trasferita dalla NATO al SISMI nel 1980″. “Secondo la commissione parlamentare sul terrorismo, i componenti della bomba che uccise 85 persone alla stazione ferroviaria di Bologna nel 1980 provengono da un arsenale utilizzato da Gladio…

Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 un gruppo di neofascisti, capeggiati dal “principe nero” Junio Valerio Borghese, ex comandante della X MAS, mise in atto un colpo di stato, nome in codice “Tora, Tora“, passato alle cronache come il “Golpe Borghese”. Il tentativo di colpo di stato fallì e ancora oggi per molti aspetti appare velato di “misteri”. Il neo capo del SID, il gen. Vito Miceli, molto legato ad Aldo Moro e nemico dell’on. Giulio Andreotti, tacque di quel tentativo di golpe, prima di tutto con la magistratura. Quando nel 1975 l’inchiesta giudiziaria sul golpe Borghese arriverà alla sua stretta finale, Miceli aveva già lasciato il servizio, a causa delle incriminazioni che lo porteranno ad essere arrestato per altri fatti, ancora oggi non del tutto chiariti, come la creazione della Rosa dei Venti, un’altra struttura militare para-golpista e dello scontro durissimo col capo dell’ufficio D, un fedelissimo di Andreotti, il gen. Gianadelio Maletti. Gli anni della gestione Miceli furono gli anni dello stragismo in Italia: da Peteano, alla strage alla Questura di Milano, dalla strage di Piazza della Loggia a Brescia, all’Italicus. Come era già accaduto a De Lorenzo, anche Miceli finirà la sua carriera in Parlamento: eletto, anche lui, nelle file del MSI-DN di Giorgio Almirante, così come anni dopo capiterà ad un altro capo dei servizi segreti, il gen. Antonio Ramponi, nelle file dell’Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini….

La prima riforma organica dei servizi segreti risale al 1977.

Sempre più vicino all’area di governo, impegnato in una politica improntata al consociativismo, il PCI partecipa direttamente, nella persona del sen. Ugo Pecchioli, alla riforma. Per la prima volta venne introdotta una figura responsabile dell’attività dei servizi segreti di fronte al Parlamento: è il Presidente del Consiglio che si avvale della collaborazione di un consiglio interministeriale, il CESIS, che ha anche un compito di coordinamento. Inoltre i servizi devono rispondere delle loro attività ad un Comitato parlamentare. Una importante novità, introdotta dalla riforma dei servizi segreti, riguarda lo sdoppiamento dei servizi stessi: al SISMI (Servizio d’Informazioni per la Sicurezza Militare) il compito di occuparsi della sicurezza nei confronti dell’esterno, al SISDE (Servizio d’Informazioni per la Sicurezza Democratica) quello di vigilare all’interno. Con in più un’altra differenza: se il SISMI restava completamente affidato a personale militare, il SISDE diventava una struttura civile, affidata alla polizia, nel frattempo trasformata in corpo smilitarizzato. Quindi, a prima vista, una riforma buona nelle intenzioni, ma gli uomini che andranno a far parte del SISMI e del SISDE saranno gli stessi del SIFAR e del SID, il servizio civile, del disciolto e famigerato Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno…

Dal 1978 il SISMI sarà retto dal gen. Giuseppe Santovito, già stretto collaboratore del gen. De Lorenzo. Il SISDE, pur essendo una struttura non militare, finirà proprio per essere assegnata alla direzione di un militare, il generale dei carabinieri Giulio Grassini. Regista di questa inutile riforma fu il ministro dell’Interno on. Francesco Cossiga. Il primo scandalo in cui incapparono i servizi riformati è quello della Loggia P2. I nomi di tutti i comandanti al vertice dei servizi segreti (SISMI, SISDE ed anche del CESIS, l’organo di coordinamento) sono compresi nella famosa lista della Loggia P2 del Maestro Venerabile Licio Gelli, scoperta nella villa del Gelli a Castiglion Fibocchi il 17/3/1981 dai magistrati milanesi che indagano su Michele Sindona. Di certo oggi sappiamo che entrambi i servizi segreti furono coinvolti fino al collo nel caso Moro, in quei 55 giorni che trascorsero fra il sequestro del presidente della DC da parte di un commando delle Brigate rosse e l’uccisione dell’uomo politico (16 marzo-9 maggio 1978). Nei 55 giorni del sequestro di Aldo Moro accaddero un’incredibile serie di stranezze, misteri, coincidenze, buchi nelle indagini, che ebbero l’effetto di agevolare il compito dei brigatisti, al punto da far pensare che il sequestro Moro fosse stato ispirato, e in qualche modo teleguidato, da qualcuno che nulla aveva a che fare con i brigatisti “veri”. Era ministro dell’Interno sempre l’on. Cossiga, che la mattina del rapimento di Moro stava andando in Parlamento dove doveva nascere un governo con l’appoggio esterno del Partito comunista, il primo importante passo verso l’ingresso del PCI di Berlinguer nella maggioranza….

Qualche settimana prima, Aldo Moro era uscito sconvolto da un colloquio avuto negli USA con Henry Kissinger, allora segretario di stato. “Mi ha intimato di non fare il governo con l’appoggio dei comunisti”, dirà ai suoi collaboratori Moro. Sarà il piduista Miceli che si recherà in USA a prendere ordini per il rilascio di Moro. Dopo essere stato incriminato e assolto per avere coperto il golpe Borghese, accusato dal rapporto Pike di avere avuto 500 milioni per eseguire operazioni segrete in Italia, nell’aprile 1978 fece un viaggio segreto negli Usa e si incontrò con politici americani. Negli incontri egli chiese di mettere in atto dispositivi della Nato per evitare che l’Italia finisse nell’orbita di Mosca. Miceli poté lanciare il proprio proclama negli ambienti del congresso Usa introdotto da una lobby denominata ‘Americans for democratic Italy’ capeggiata da due italoamericani, Philip Guarino e Marcello Nisi che forniva appoggi economici al partito repubblicano di reagan e Bush. Philip Guarino presentò Miceli agli esponenti repubblicani riuniti il 7 aprile 1978 in una sala del Capital hill club di Washington, il club dei deputati repubblicani nei pressi del congresso. In Usa Miceli incontrò uomini della Cia come l’ex direttore William Colby e Ray Cline ex direttore del servizio informazioni del Dipartimento di stato, poi alto funzionario della Cia e nel 1978 direttore dell’Institute for international and strategic studies, che compie ricerche per il Pentagono e i servizi di spionaggio Usa di cui fa parte Henry Kissinger. Questo istituto è stato promotore di una campagna di pressione su Kennedy perché impedisse che in Italia vi fosse un’apertura nei confronti del Pci. Al processo contro Miceli, uno dei golpisti, Amos Spiazzi, dirà: “Confermo che in Italia esistevano agli ordini di Miceli oltre 500 cellule attivabili sparse per la penisola, generali e colonnelli che frequentavano terroristi e bombardieri; e non si può negare che Miceli avesse creato il Supersid di tutto rispetto”. Durante il rapimento Moro venne costituito un comitato di crisi presso il ministero dell’Interno, comitato che risulterà composto tutto da aderenti alla P2 (Gelli operava con un proprio ufficio presso la Marina Militare. Gladio era mobilitata). Tra gli esperti, chiamati da Cossiga per il comitato di crisi nei giorni del sequestro, c’era Steve Pieczenick, del dipartimento di stato Usa. Cossiga lodò il consulente americano. Non disse nulla, però, della attività svolta da Pieczenick, che in un documento, di cui esiste copia presso l’ambasciata americana di Roma, così si esprimeva: “E’ essenziale dimostrare che nessun uomo è indispensabile alla vita della Nazione”. Sembra, insomma, che Piecznick fosse interessato più alla svalutazione di Moro nella politica italiana che alla sua liberazione. Un altro consulente di Cossiga, Franco Ferracuti, criminologo, piduista e collaboratore della CIA, con la sua perizia convinse gli Italiani che il Moro che scriveva dal carcere brigatista era “fuori di sé” e che, quindi, non andavano presi in considerazione i suoi scritti, contenenti, invece, preziose indicazioni sulla sua prigionia…..

Negli anni ‘70 i dirigenti del SID (mutamento del nome del servizio segreto da SIFAR a SID, dopo lo scandalo del “piano Solo”), esplicarono soprattutto azioni per proteggere eversori di destra e sospetti autori di stragi. Gli ufficiali del SISMI, che ne costituirono le strutture occulte, nel 1978-‘81 spaziarono dalla trattativa trilaterale con Br e camorra per la liberazione di Cirillo, al depistaggio dei giudici impegnati nelle indagini sulla strage del 2 agosto alla stazione di Bologna, dalla operazione “Billygate” al peculato. La P2 era un’articolazione del SUPERSISMI. La Loggia P2 era un vero e proprio servizio segreto atlantico, una sede di raccordo e di incontro tra tutte le strutture parallele che gestivano il potere reale in Italia. Nelle liste della P2, rinvenute il 17/3/1981 nella villa di Gelli di Castiglion Fibocchi, risultavano iscritti numerosi nomi di dirigenti dei servizi segreti: Miceli, Maletti, La Bruna, D’Amato, Fanelli, Viezzer. Vi risultavano anche Giuseppe Santovito, Grassini e Walter Pelosi, capo del CESIS dal maggio 1978.

Secondo la commissione parlamentare d’inchiesta, l’elenco completo degli iscritti alla P2 era all’incirca di 2500 nomi; ne mancano 1650. Solo la magistratura ha avuto il coraggio di punire gli appartenenti alla P2.

L’assoluzione più sconcertante è stata quella dei militari, voluta dal ministro della Difesa Lagorio, socialista e iscritto alla massoneria. Tra i 962 iscritti c’è anche l’ex presidente del consiglio dal 2001 al 2006, l’on. Cav. Silvio Berlusconi. Berlusconi risulta iscritto alla loggia P2, con la tessera numero 1816, codice e.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, il 26/1/1978. Per molti iscritti la data di iniziazione era immediatamente precedente o successiva al passaggio nei servizi segreti. Nel 1962-‘64 il generale De Lorenzo e il SIFAR predisposero principalmente un’attività di schedatura dei cittadini e di preparazione di un possibile colpo di stato….. L’attività della P2 negli anni ’70 era frenetica.

C’era la pratica costante della raccomandazione e c’erano gli affari, e gli affari intrecciati col potere che lo alimentavano. Degli affari citiamo i più noti: l’ Eni-Petronim, il banco Ambrosiano, il crak della Banca Privata di Sindona, la scalata al “Corriere della Sera”, tutti collegati a scandali e cadaveri come quello di Calvi, penzolante sotto un ponte di Londra o quello di Ambrosoli, liquidatore della banca Privata di Michele Sindona. A volte gli uomini della P2 si servirono delle organizzazioni criminali: mafia, camorra, ‘ndrangheta, banda della magliana, banda dei marsigliesi. I nomi degli iscritti alla P2 ritornano con ossessiva puntualità in tutte le indagini sui misteri d’Italia: la strage sul treno Italicus, il caso Moro, la strage della stazione di Bologna, il delitto Mattarella, il traffico di armi e droga, solo per citarne alcuni. I giudici milanesi, come quelli di Palmi, che indagavano sulle nuove logge coperte, scoprirono che attraverso la P2 passavano molti dei misteri e degli scandali italiani di quegli anni, e furono costretti a suddividere in capitoli il materiale raccolto: la P2 e lo scandalo Eni; la P2 e il Banco Ambrosiano; la P2 e lo scandalo dei petroli; la P2 e la magistratura; la P2 e la Rizzoli; la P2 e i segreti di stato; la P2 e i finanziamenti all’eversione nera; la P2 e le stragi; la P2 e il sequestro Moro; la P2 e il caso Pecorelli; Strage del treno Italicus; ;strage di Bologna; strage di Ustica; strage di Piazza Fontana; strage del rapido 904; omicidio Calvi; omicidio Pecorelli; omicidio Olof Palme; omicidio Semerari; colpo di stato militare in Argentina; colpo di stato di Junio Valerio Borghese; colpo di stato della Rosa dei Venti; caso dei dossier illegali del SIFAR; operazione Minareto; falso rapimento Sindona; tentativo di depistaggio durante il rapimento Moro; rapimento Bulgari; rapimento Ortolani; fuga di Herbert Kappler; crack Sindona; crack Banco Ambrosiano; crack Finabank; scandali finanziari legati allo IOR; caso Rizzoli-Corriere della Sera; caso SIPRA-Rizzoli; scandalo dei Petroli; finanziamenti FIAT alla massoneria. Un altro gigantesco capitolo fu aperto dall’inchiesta del giudice Carlo Palermo sul traffico di armi, che coinvolgeva molti piduisti e da cui trasparivano forti legami con la criminalità organizzata e col traffico di droga. Un intreccio solido quello che traspare dalle inchieste giudiziarie su mafia e massoneria.

Inesplorata resta la questione delle coperture assicurate a Gelli dai politici, a cominciare da Andreotti, suo grande amico, poi da Cossiga, da Fanfani, da Craxi, da Forlani e da molti altri. William Colby, che fu capo della CIA dal 1973 al 1976, riferendosi al 1948 scrive:

“La possibilità di una presa del potere comunista in Italia come risultato elettorale aveva preoccupato molto gli ambienti politici di Washington prima delle elezioni italiane del 1948. Anzi, era stata soprattutto questa paura a portare alla creazione dell’Office of Policy Coordination, che dava alla CIA la possibilità di intraprendere operazioni politiche, propagandistiche e paramilitari segrete”. Una struttura occulta, parallela al Servizio Segreto Militare, emersero in sede giudiziaria intorno alla metà degli anni ‘70. Sarà Andreotti il 26/2/1991, a comunicare ufficialmente alla Commissione stragi, l’esistenza di Gladio.

Nel 2005 Davanti alle telecamere di NEXT, l’approfondimento quotidiano di Rainews24 curato da Piero Di Pasquale, l’ex vicepresidente del CSM ed ex vicesegretario della DC Giovanni Galloni confida un ricordo degli anni di piombo che suggerisce paragoni con la vicenda del rapimento dell’imam della moschea milanese da parte della CIA. “Non posso dimenticare un discorso con Moro poche settimane prima del suo rapimento: si discuteva delle BR, delle difficoltà di trovare i covi. E Moro mi disse: ‘La mia preoccupazione è questa: che io so per certa la notizia che i servizi segreti sia americani che israeliani hanno infiltrati nelle BR ma noi non siamo stati avvertiti di questo, sennò i covi li avremmo trovati’ “.

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Non sono i delitti punibili dalla legge quelli a cui

bisogna imputare i peggiori mali del mondo.

Sono i torti legalizzati, i crimini che godono

di impunità, giustificati e protetti

dalle leggi e dal governo.

A. Berkman

 

Pinelli è vivo e lotta insieme a noi,

le nostre idee non cambieranno mai!

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

 

Il 28 ottobre i fascisti escono dalle fogne (parlamento) per ricordare la marcia fascista su Roma (1922).

A Roma il 14 ottobre hanno sfilato i politici fascisti del Movimento Nazionale per la Sovranità e la loro bassa manovalanza (movimenti extraparlamentari). Quelle merde, con la scusa di essere entrati in politica si organizzano anche i cortei, per fare propaganda razzista xenofoba contro gli emigrati. Ma se i fasci sono anticostituzionali, chi gli ha dato il permesso di fare la loro pagliacciata allegorica? Chi ha fatto entrare in politica queste merde massone di piazza del Gesù (loggia massonica di destra)?

Ad aprire il corteo c’era il presidente del Movimento Francesco Storace e il segretario Gianni Alemanno, che hanno detto: “Siamo 20mila”. In piazza c’erano anche i rappresentanti parlamentari di Fi e Lega.

Ma chi sono quelle merdine altolocate di Storace e Alemanno?

Sia il fascistone Alemanno e il suo socio Storace sono stati allievi (adepti) del liberale cattofascista Pino Rauti.

Ma chi è Pino Rauti? (destra? Sinistra? “False flag”!!)….

Intestazione-strada-a-Pino-Rauti-losservazione-di-Noi-con-Salvini

Rauti da giovane si arruolò come volontario nella RSI (RSI fu un regime dittatoriale voluto dalla Germania nazista e guidato da Benito Mussolini) e fu inquadrato nella Guardia Nazionale Repubblicana. Rauti entrò in politica per la prima volta nel 1952 partecipando al III Congresso missino a L’Aquila con la corrente evoliana. Nel 1953 Graziani costituì con Pino Rauti, Paolo Andriani e Paolo Signorelli il Centro Studi Ordine Nuovo, un laboratorio di idee cattofasciste che si rifaceva agli insegnamenti di Evola, (una componente interna del Movimento Sociale Italiano). Al congresso nazionale missino di Milano del novembre 1956 ON si allea con la “sinistra” di Almirante e Massi, perdendo di misura sui moderati di Michelini che è confermato segretario. Tutto il gruppo di Ordine Nuovo esce allora dal partito. Nel ’59 un’ulteriore scissione produrrà il secondo gruppo della destra radicale degli anni ’60: Avanguardia Nazionale, con a capo Stefano Delle Chiaie. ON e AN, pur mantenendo rapporti col vertice e con singoli dirigenti del MSI, conducono una politica autonoma dal partito di riferimento, fino al ’60 impegnato a sostenere governi democristiani e dopo a cercare di contrastare il centro-sinistra. Da un lato ON e AN indottrinano giovani, spronandoli alla rivoluzione nazionalsocialista, quindi aizzandoli alle risse, ai pestaggi, in un contesto xenofobo, discriminante razzista. Dall’altro Rauti, Delle Chiaie e Mario Merlino (ON e AN) e altri dirigenti dei due movimenti si inseriscono nelle alte gerarchie militari (P2), negli ambienti dei servizi segreti e della rete CIA-Stay Behind-Gladio. False flag…..

Teniamo presente che Rauti partecipò nel maggio del 1965 al convegno organizzato dall’istituto di studi militari Alberto Pollio. Un convegno finalizzato per attuare e pianificare la strategia della tensione (colpi di stato – stragi) anche in Italia, (patto Atlantico anticomunista – Stay Beind). L’evento fu organizzato a Roma all’Hotel Parco dei Principi e viene finanziato dallo Stato Maggiore dell’esercito e cioè dall’Ufficio REI del SIFAR diretto dal colonnello Renzo Rocca. Si trattava di un raduno fra fascisti, alte cariche dello stato militare e imprenditori: Rauti presenta una relazione su “La tattica della penetrazione comunista in Italia”…..

Nel 1969, quando Giorgio Almirante assunse la guida del partito alla morte di Arturo Michelini, Rauti e quasi tutti i dirigenti del “Centro studi ON” rientrarono nel MSI; il 21 dicembre Graziani coi pochi dirigenti dissidenti, tra i quali Elio Massagrande, fondò un movimento politico extraparlamentare chiamato Ordine Nuovo. Il movimento pubblicò il periodico Ordine Nuovo Azione e divenne l’organizzazione più consistente della destra extraparlamentare, giungendo ad annoverare circa diecimila iscritti. Ordine Nuovo scelse come proprio simbolo l’ascia bipenne e come proprio motto il motto delle SS: “Il mio onore si chiama fedeltà” (cane da guardia che obbedisce). La canzone La vandeana, una antica ballata controrivoluzionaria, il cui ritornello è “Spade della Vandea, falci (o asce) della boscaglia, baroni e contadini siam pronti alla battaglia”, diventerà l’inno di Ordine Nuovo in piena coerenza con l’insegnamento evoliano di difesa della Francia monarchica e pregiacobina.

Il primo congresso nazionale del movimento extraparlamentare ON si tenne a Lucca nell’ottobre 1970. Il nuovo movimento avvia i corsi di formazione quadri. I corsi per la formazione ideologica duravano due mesi e erano suddivisi in 8 sezioni: rivoluzione tradizionale e sovversione, le due razze, impeto della vera cultura, orientamenti, la guerra santa, la contrapposizione di Oriente ed Occidente, rivolta contro il mondo moderno, la plutocrazia come forza sovversiva. Opere consigliate: quelle di Julius Evola e René Guénon. I corsi per la formazione politica duravano sempre due mesi e erano suddivisi in 5 sezioni: la guerra rivoluzionaria, le tecniche della guerra rivoluzionaria, la propaganda, l’organizzazione e la scelta dei temi di lotta. Volumi consigliati: la guerra rivoluzionaria di Clemente Graziani, Tecniche della guerra rivoluzionaria di Guido Giannettini e Mein Kampf di Adolf Hitler. La linea politica del movimento è quella tradizionale conservatrice liberale, anche se con l’esempio della Cina di Mao, si omologano e si aggregano molti gruppi giovanili, non solo comunisti, ma anche correnti nazimaoiste e frediane. Nel 1974 gli ordinovisti, legandosi ad altri estremisti neofascisti, si predispongono alla lotta armata organizzando il proprio movimento in modo clandestino, sull’esempio delle OAS. In questo periodo avvengono gli attentati di Ordine Nero, le stragi di Brescia e dell’Italicus, gli attentati di Savona e numerosi altri. Il 19 luglio 1976 Concutelli esegue l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio (che in quel momento sta indagando sui sequestri di persona e sulla P2) che era stato il PM al processo ad Ordine Nuovo nel 1973. Le indagini porteranno nel 1977 all’individuazione e all’arresto di numerosi ex ordinovisti, Concutelli incluso. L’omicidio di Occorsio segna il periodo di unificazione con Avanguardia Nazionale. Numerosi militanti (diventati famosi) hanno partecipato alla lotta armata di estrema destra (ad esempio Augusto Cauchi, Massimo Batani, Viincenzo Vinciguerra, Carlo Digilio, Carlo Maria Maggi, Marcello Soffiati, Concutelli, Delfo Zorzi, Sergio Calore, Marco Affatigato, Mauro Tomei), con un ruolo importante nella “strategia della tensione” ( colpi di stato – stragi). Rauti riuscì a fare massa perché si discostò totalmente dalla tradizione fascista, ricercando nuovi orizzonti di omologazione, di infiltrazioni, e scelse come autori di riferimento Corneliu Codreanu, Giuseppe Tucci, Pio Filippani Ronconi e René Guénon e cominciando a immaginare, contrapposta alla dicotomia USA-URSS, una “Europa Nazione”. In breve tempo l’influenza culturale di Ordine Nuovo, con la sua visione eroica e aristocratica di impostazione evoliana esercitò una forte influenza sui giovani militanti di destra rimasti nel MSI che non rinunciarono a richiederne la partecipazione ufficiale ai Convegni del movimento giovanile come quello di Perugia del gennaio 1967 organizzato dal FUAN….

Nel frattempo, le piazze italiane furono dominate dal movimento del ‘68 (operai e studenti che si ribellavano al contesto autoritario cattofascista che incombeva ovunque, nelle scuole, nelle fabbriche, nelle famiglie ecc…

Logica conseguenza sarà la strategia della tensione, iniziata proprio nella seconda metà degli anni ’60, fatta di bombe, infiltrazioni nei partiti di sinistra, golpe militari, costruzioni di falsi indizi (morte di Pinelli), schedature di uomini politici, ecc. Nel ’64 l’Italia aveva corso il rischio di un colpo di stato attuato dai carabinieri del generale De Lorenzo (Piano Solo), col consenso del capo di stato, Antonio Segni. Ma la strategia della tensione fu qualcosa di molto più lungo, sottile e mostruoso: 19 stragi impunite, centinaia di morti e feriti innocenti, un ventennio di repubblica liberale cattofascista. Il vero momento di inizio della strategia della tensione è sicuramente la strage di piazza Fontana, il 12/12/’69, organizzata col chiaro fine di attribuirne la colpa agli Anarchici, e quindi di creare un clima di tensione, appunto, e di indotto desiderio di ordine, disciplina, repressione, di destra militare, ecc. Così è stato per il golpe dell’8 dicembre ’70, per le bombe del ’73/’74, per la strage di Bologna (e quella di Ustica) dell’80, per la strage di Natale dell’84. Anche le bombe del ’93 contro monumenti e passanti rientrano nella strategia delle stragi.

Negli anni ’70 le formazioni di estrema destra quindi divengono esplicitamente terroristiche e clandestine: Ordine Nero, una nuova Avanguardia Nazionale, quindi i NAR, Terza Posizione e Costruiamo l’azione. I NAR, in particolare, costituiti da militanti del FUAN (organizzazione giovanile del MSI) romano nel ’77-’78 e guidati dal borghese viziato Valerio Fioravanti. Il 4 marzo 1972 il giudice Stiz di Treviso, emette un mandato di cattura contro Rauti per gli attentati ai treni dell’8 e 9 agosto 1969. Successivamente l’incriminazione si estenderà agli attentati del 12 dicembre (tra cui la strage di Piazza Fontana), per cui fu anche incarcerato alcuni giorni, venendo rilasciato il 24/4/’72, prima di essere eletto deputato. Nel 1974, con la rivoluzione dei garofani in Portogallo, viene scoperta l’organizzazione eversiva internazionale fascista Aginter Press, con la quale ha stretti rapporti anche Rauti attraverso l’agenzia Oltremare per la quale lavora.

Rauti indagato è stato ben protetto dai politici conservatori repubblichini, infatti per ripulirlo dalle inchieste lo riciclano (1972), come deputato alla Camera nelle file del MSI nella circoscrizione del Lazio, dove verrà sempre rieletto al potere fino alle elezioni del 1992.

Dopo la forte avanzata elettorale del 1972 il MSI nelle elezioni successive del 1976 subì un arretramento. Rauti che già alcuni mesi prima delle elezioni aveva cominciato a considerare conclusa l’esperienza della “Destra Nazionale”, fortemente voluta da Almirante, si spostò su posizioni di sinistra seguito da tutto il gruppo che proveniva da Ordine Nuovo rappresentando in sostanza l’unica corrente di opposizione interna nel MSI. Fautore di una svolta movimentista, divenne animatore della “sinistra” del MSI-DN, seguito in questo soprattutto dal movimento giovanile. La lotta contro il comunismo secondo Rauti, avrebbe dovuto quindi spostarsi dai vecchi motivi nazionalisti a posizioni alternative di destra, contendendo l’elettorato alla sinistra sui temi sociali. Alle elezioni europee del 1989 il MSI subì un calo elettorale e Fini perse il supporto di alcuni suoi grandi elettori. Al XVI Congresso di Rimini del 1990, coalizzandosi con la componente di Domenico Mennitti, Rauti vinse su Fini nello scontro per la segreteria. Rauti per motivi di salute delegò come segretario Mennitti.  Dopo il congresso di Fiuggi del 1995, che trasforma il Movimento Sociale in Alleanza Nazionale, Rauti fondò insieme con gli ex senatori Giorgio Pisanò e Cesare Biglia e all’ex deputato Tommaso Staiti di Cuddia il Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Per alcuni anni il Msft, fu l’unico partito che riuscì a coagulare tutta la destra rimasta dichiaratamente fascista in un movimento ben strutturato con percentuali non insignificanti risultando determinante per la vittoria del centro-destra di Berlusconi alle elezioni regionali del 2000 in Abruzzo e in Calabria. Alla guida del MSFT, Rauti si candidò a sindaco di Roma alle elezioni amministrative del 1997. Alle elezioni politiche italiane del 2001 con tutta una serie di desistenze, Rauti ottenne la rielezione del senatore Luigi Caruso nel collegio di Avola, che si presentò questa volta, sempre come rappresentante della Fiamma Tricolore, nella lista della Casa delle Libertà, risultando vincitore nel collegio uninominale con la percentuale di circa il 42% dei voti validi. Nell’ottobre 2003 Rauti è stato espulso da Fiamma Tricolore e ha fondato, nel 2004, il Movimento Idea Sociale. Il MIS di Rauti ha partecipato alle elezioni europee del 2004 raccogliendo lo 0,1% dei consensi, ma alle elezioni regionali del 2005 trovò un accordo con la Casa delle Libertà ottenendo lo 0,5% di media nazionale. Il Movimento Idea Sociale è rimasto nell’orbita della Casa delle Libertà fino ai primi mesi del 2006. Nel 2008 il suo MIS partecipa alle elezioni politiche nazionali sotto il simbolo del partito di Roberto Fiore (Forza Nuova) avendo siglato un accordo elettorale, e mantenendo in piedi il Patto d’Azione. Al secondo turno delle elezioni comunali di Roma Rauti esprime il suo appoggio al candidato del PDL Gianni Alemanno, suo genero, che fu poi eletto sindaco della città….

Successivamente Pino Rauti fu inquisito per la strage di Piazza della Loggia a Brescia e in merito il 15/5/2008 è stato rinviato a giudizio. Assolto “per non aver commesso il fatto”, il 16/11/2010 con la sentenza numero 2 della Corte d’Assise di Brescia ai sensi dell’articolo 530, comma 2 del codice di procedura penale. Nelle richieste del pm Roberto Di Martino, per quanto concerne la posizione di Pino Rauti, il pm fascistone, chiede l’assoluzione, affermando che la sua è una “responsabilità morale (teorica), ma la sua posizione non è equiparabile a quella degli altri imputati dal punto di vista processuale (esecutori). La sua posizione è quella del predicatore di idee praticate da altri ma non ci sono situazioni di responsabilità oggettiva. La conclusione è che Rauti va assolto perché non ha commesso il fatto”.

Il 22 dicembre 2014, la procura distrettuale antimafia dell’Aquila ha indagato 14 persone che facevano parte di Avanguardia ordinovista, gruppo che si richiamava agli ideali di Ordine Nuovo e progettava azioni violente nei confronti di obiettivi istituzionali. Tra gli indagati: Stefano Manni, ex carabiniere residente a Montesilvano e indicato come possibile leader del gruppo eversivo e il 93enne Rutilio Sermonti, intellettuale di estrema destra ed ideologo del gruppo, aveva redatto anche un documento denominato “Statuto della Repubblica dell’Italia Unita” che rappresenta una nuova Costituzione della Repubblica nella quale viene tracciato il nuovo ordine costituzionale della nazione esplicitamente ispirato all’epoca fascista». Tra i reati contestati all’organizzazione, l’associazione con finalità di terrorismo, di eversione dell’ordine democratico e finalizzata all’incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici o religiosi.

File:Ignazio La Russa in divisa da paracadutista.jpg

Il 20 ottobre quelli di Forza Nuova, annunciano ai mass media che rinunciano alla manifestazione del 28 ottobre, (anniversario della Marcia su Roma fascista del 1922). Anche se nel pomeriggio i promotori si sono presentati dai loro camerati in questura, per concordare – mediare, le nuove modalità di svolgimento dell’iniziativa. Il 28 ottobre, quindi, non si terrà nessun evento. Forza Nuova ha presentato preavviso per un’altra data. “Non abbiamo ancora sciolto la riserva sul 28 ottobre (precisa il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore). C’é un importante appello firmato da La Russa (parlamentare di Fratelli d’Italia) e dal generale Bertolini con cui si chiede di tenere il corteo il 28 ottobre”…..

Non è che il potere internazionale e militare della P2 golpista e stragista (loggia massonica militare), si è rafforzato con l’Unione Europea? Un Europa che sta andando a destra!!!!

 

Ne’ destra, ne’ sinistra. Anarchia senza gerarchia!! ….

No alla logica militare! Eliminiamo i servi della P2!

Chi sa domina chi non sa e noi questo lo vogliamo evitare …..

Ne’ dio ne’ stato ne’ servi ne’ padroni, ma occupazioni e autogestione !!!!!

Lasciateci passare, a Noi sognatori e utopisti!! Lasciateci mettere in discussione il mondo e poterlo anche cambiare!! perché No?

Cultura e giustizia sociale per tutti quelli che stanno tribolando – sopravvivendo.

La nostra patria è il mondo intero la nostra legge è la libertà! Anarchia l’unica via….

 

Sotto le false sembianze di amministratore della cosa pubblica,

di difensore della legge, di protettore dell’ordine,

lo Stato non è invece che il gendarme preposto alla sorveglianza di istituzioni

stabilite per mezzo della violenza, sistematicamente organizzata.

(S. Faure)

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

G7: TERRORISTA è LO STATO!

Il 20 settembre i mass media annunciano che gli apparati di intelligence (servizi segreti – P2) e dell’antiterrorismo dichiarano che per il vertice del G7 di industria, scienza e lavoro, programmata a Torino la settimana prossima, c’è “massima attenzione”: si stanno addestrando e stanno controllando “situazione e contesto” 24 ore su 24, (terrorismo psicologico) sui gruppi anarchici e antagonisti….

I servizi dichiarano inoltre che al vertice del G7, a proteggere la Reggia ci saranno migliaia di poliziotti, carabinieri e finanzieri….

Chissà cosa ci combinano gli sbirri (i veri terroristi), complici delle stragi di stato (strategia della tensione) avvenute negli anni ‘60 e ‘70. Documenti desegretati dalla commissione stragi alla fine degli anni ‘90…..

Gli sbirri vengono perfino pagati per addestrarsi, infatti sempre il 20 settembre, i mass media scrivono che a Torino gli sbirri (polizia e carabinieri) hanno simulato una pagliacciata che ha visto impegnati 30 uomini delle squadre speciali e altrettanti dei reparti territoriali (e noi paghiamo…). Inscenando l’irruzione di 4 terroristi armati in un centro commerciale del Torinese, l’esercitazione chiamata Obiettivo del ‘Livex’ è quello di verificare le modalità, i tempi di attivazione e il coordinamento di tutte le strutture coinvolte. L’addestramento si è svolto in orario notturno al centro commerciale Le Gru di Grugliasco, alle porte di Torino. La direzione dell’ipermercato ha messo a disposizione l’intero complesso e la control room SECURITY per consentire alle forze dell’ordine di affrontare i finti terroristi, giunti nel parcheggio a bordo di un furgone….

Ma cosa è il G7? Dal 1998 al 2014 si chiamava G8 perché ne faceva parte anche la Russia. Il G7 è un potere sovranazionale (massoneria) formato dai ministri dell’economia delle sette nazioni più (pre)potenti del mondo. Sono anche definite dal Fondo Monetario Internazionale come le 7 maggiori economie avanzate. Esso è nato nel 1975 (ma formalizzato nel 1986), quando il Canada aderì al Gruppo dei 6 (Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti). Anche il rappresentante dell’UE e il presidente del FMI sono sempre presenti ai vari vertici. Attualmente al potere sovranazionale del G7 fanno parte: Stati Uniti, Italia, Giappone, Francia, Regno Unito, Canada, Germania….

Chi controlla il controllore? diceva già allora Shakespeare….

Per capire meglio le malefatte della massomafia vi consigliamo di andare a vedere il nostro sito.

https://ricercatorisenzapadroni.noblogs.org/post/category/notav/

 

Sole e Baleno vivono e lottano insieme a noi, le nostre idee non cambieranno mai!

 

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

Cosa è la musica tekno?

Gestiva un laboratorio di droga per i rave party d'Italia e d'Europa: arrestato 25enne nel Varesotto

Tekno music o Free Tekno è la musica Techno, suonata nelle discoteche, nei party e nei rave. La differenza è piuttosto funzionale, ma con una distinzione tra musica mainstream (Techno) eseguita nelle discoteche con ingresso a pagamento, ed underground (Tekno), musica sempre da discoteca, ma gratuita e autoprodotta. Questa musica banale che non trasmette input, è caratterizzata da suoni “campionizzati” ovvero un suono qualsiasi (es. uno schiocco di dita) sintetizzato su una scala ritmica che va da c0 a c9 (le varie tonalità). La tekno underground è conosciuta per le feste gratuite, organizzate all’aperto, con musica da discoteca, dove si cerca anche di fare cultura con design, pittura, mostre e manifestazioni New Age…. Il consumo di stupefacenti, principalmente psichedelici, empatogeni e stimolanti è ’motivata’ dai tempi lunghi (nonstop), le droghe come l’eroina invece, sono generalmente inadatte, anche se è stata rilanciata sul mercato a basso costo e molti giovani hanno ricominciato a farne uso. La Tekno rimbomba nel cervello e rincoglionisce (alla faccia delle relazioni umane…) con 150 sino arrivare ai 200 BPM kAsSa BaSsO mantenuta in ripetizione con loop drum n bass jungle tribal con varie pause vocali.

Nascita della musica elettronica

Verso la fine degli anni ‘80 la musica elettronica cominciò a prendere piede in alcune discoteche Italiane; nel giugno del 1990 venne organizzata nella discoteca “Doing”, nei pressi di Aprilia, “The Rose Rave”, evento con migliaia di giovani che pochi giorni dopo costò la chiusura del locale da parte delle autorità. A settembre dello stesso anno, nel Mugello, fu la volta del “World Beat Dance Festival”, grande raduno dedicato alla nascente musica House/Elettronica che radunò circa 4000 giovani da tutta Italia che entreranno gratuitamente (un buon piano di Marketing per formare un movimento di massa formato da cani e porci discotecari). Gli organizzatori dei party nelle discoteche, per evitare la chiusura dei locali (siccome ogni tanto scappava il morto a causa delle paste) si inventarono i Rave party in capannoni e fabbriche abbandonate nelle periferie soprattutto di Roma e Bologna, occupando per 3 giorni con musica da spazzatura (che non trasmette nessun messaggio culturale), a beneficio di pochi furbetti che avevano già esperimentato il business all’oratorio, o che avevano imparato il linguaggio di massa dei centri sociali ….

Verso la metà degli anni ‘90 Roma era l’epicentro di questa ‘ideologia’ che associava la musica elettronica, via via sempre più sofisticata, ad eventi illegali al massimo di 3 giorni (poi, ognuno a casa sua) organizzati in aree industriali abbandonate e capannoni di amianto nella periferia. Nello stesso periodo in Inghilterra venne approvato il Criminal Justice Act che spinse molti giovani appartenenti a varie “tribe” a spostarsi dal Regno Unito arrivando anche fino a Roma: Spiral Tribe e Mutoidi furono i primi ad arrivare nella capitale; questo incontro tra realtà musicalmente, socialmente e politicamente diverse, in poco tempo, anche dopo diverse diatribe, portò alla nascita della cultura frivola dei “Rave” in Italia (nata per declassare la cultura dei movimenti di lotta). Era meglio la musica punk, hardcore, ska o reggae, dove con strumenti musicali ‘da battaglia’, potevi esprimerti e sfogare la tua rabbia contro le ingiustizie sociali.

La musica ska punk nasce negli anni ‘70 nelle periferie di Londra, popolate da un buon numero di immigrati giamaicani. Questo incontro tra diverse culture portò inevitabilmente alla nascita del genere ska punk. Questo genere ibrido trae i ritmi dello ska giamaicano, o meglio la variante britannica sviluppata in seguito, nei tardi anni ‘70, il 2 Tone ska, fondendolo o alternandolo con le dure sonorità del punk hardcore. I primi accenni di ska punk possono risalire alla fine degli anni ‘70 nel Regno Unito, nel pieno periodo 2 tone ska, ovvero un’evoluzione stilistica del primo ska, che includeva elementi punk rock e generalmente rock. Alcune delle prime punk band britanniche, come i Clash appunto, a un certo periodo della loro carriera sperimentarono nuove contaminazioni includendo ska e reggae.

Anche la musica Rap ha superato di molto la musica sintetica dei rave. Il Rap è musica alternativa perché offre la possibilità al giovane di esprimere il suo stato d’animo e la sua rabbia, e di condividere dei messaggi coi suoi coetanei, in un periodo storico dove la socializzazione è diventata opzionale, l’importante è che consumi….

Il Rap è un genere musicale a cui possono accedere tutti, anche chi non ha avuto la possibilità di imparare uno strumento musicale, infatti basta una base musicale prodotta anche col computer, per cantarci sopra le tue incertezze sul mondo di oggi, la tua rabbia contro le ingiustizie sociali, per dimostrare anche il tuo livello culturale, insomma un modo per esprimersi molto importante per i giovani, per sentirsi vivo, unico e sicuro di se stesso, in un contesto sociale dove se non sei omologato vieni isolato, un mondo duro e crudo da affrontare con molto coraggio, dove perfino la solidarietà può nascondere solo un fottuto business per pochi ipocriti….

Ma facciamo un po’ di storia per capire meglio il problema

Piano Chaos – concerti di massa: da Woodstock ai rave party – tecno ….

L’operazione CHAOS era il nome in codice di un piano della CIA elaborato alla fine degli anni ’60 dal generale americano William Westmoreland sotto l’amministrazione Johnson. E’ stata una tipica operazione False flag (falsa bandiera). Base di quest’operazione era, come dice il nome, creare il caos (con le stragi di stato), in modo che l’opinione pubblica richiedesse al governo più controlli e repressione (stato di polizia – dittatura militare). L’operazione raggiunse il suo momento culminante al festival di Woodstock, che si svolse a Bethel, una piccola città rurale nello stato di New York, dal 15 al 18 agosto 1969, all’apice della diffusione della cultura hippie (la piccola borghesia new age scappata dall’oratorio), per usare come cavie mezzo milione di persone, di giovani che erano venuti a questo mega raduno, ignari dell’operazione militare, vittime inconsce di quello che c’era dietro, vennero isolate, immerse nel sudiciume, ingozzate di droghe psichedeliche e tenute ‘sveglie’ per tre giorni interi. La sicurezza per il concerto era stata affidata ad un hippie addestrato nella distribuzione in massa di LSD (oggi ci sono altri tipi di droghe pesanti di moda come mdma, ketamina, crac, speed). Ancora una volta, l’iniziativa sarebbe partita dalle reti dei Servizi segreti Atlantici (anticomunisti). Woodstock fu una trovata di Artie Kornfeld, il direttore della Contemporary Projects Division, una sezione della Capitol Record. Il finanziamento originale proveniva da uno degli eredi di una grande compagnia farmaceutica con sede in Pennsylvania, un certo John Roberts, e da altri due partners. La droga psichedelica LSD era stata sintetizzata per la prima volta da un’altra prestigiosa casa farmaceutica situata in Svizzera: i Laboratori Sandoz. Così iniziarono anche le infiltrazioni nei movimenti rivoluzionari con lo scopo di egemonizzarli e strumentalizzarli, per attribuirgli la colpa di atti estremi (stragi di stato organizzati dai servizi segreti) e quindi diminuire il consenso verso le organizzazioni di lotta Anarchiche e comuniste.

<B>Morto a 102 anni Albert Hofmann<br>scoprì Lsd e ne descrisse gli effetti</B>

Ma non è finita qua: Il Manuale da Campo 30-31 dell’esercito Usa redatto il 18/3/1970 dal gen. Westmoreland, sviluppa i concetti dell’op. CHAOS, così come le appendici FM 30-31 A e FM 30-31 B, dove si trovano descritte le operazioni False flag: “Possono esserci momenti in cui governi ospiti mostrano passività o indecisione di fronte alla sovversione comunista, e, secondo l’interpretazione dei servizi segreti Nato, non reagiscono con sufficiente efficacia (…). I servizi segreti dell’esercito Nato ( Patto Atlantico anticomunista) devono avere i mezzi per lanciare operazioni speciali che convincano i governi ospiti e l’opinione pubblica della realtà del pericolo insurrezionale. Allo scopo di raggiungere questo obiettivo, i servizi devono formare gruppi d’azione speciale tra gli elementi più radicali (…). Nel caso in cui non sia possibile infiltrare i ribelli, può essere utile strumentalizzarli per i propri fini organizzativi. Per raggiungere gli scopi descritti sopra, è utile diffondere droghe pesanti, allo scopo di annientare e manipolare le menti della massa eterogenea. Queste operazioni speciali devono rimanere rigorosamente segrete. Solamente le persone che agiscono contro l’insurrezione rivoluzionaria conosceranno il coinvolgimento dell’esercito Nato negli affari di un paese alleato”. Il 1967 segnò una significante intensificazione nell’aperta guerra culturale contro la gioventù americana. Quell’anno vide l’inizio dei concerti di massa dal vivo. Nei due anni successivi, oltre quattro milioni di giovani si recarono a quasi una dozzina di questi festival, divenendo vittime inconsapevoli del progetto Caos – Mk ultra, dalla quale poi è stata realizzata l’operazione denominata Blue Moon su larga scala, per la sperimentazione di sostanze stupefacenti. Negli anni ‘90 invece ci fu la moda e quindi la diffusione delle ‘droghe da discoteca’ (associazione di sostanze psicoattive, stimolanti e allucinogene come ecstasy, anfetamina, Ketamina) e l’allargamento del mercato della cocaina e il suo uso elitario, fino ad arrivare al consumo diffuso del crack per i poveri. Droghe allucinogene sintetiche che distruggono la mente come il PCP, l’STP e l’LSD (già pubblicizzata dai Beatles), vennero liberamente distribuite durante questi concerti. Questi milioni di partecipanti sarebbero poi tornati nei loro paesi e città per divenire i messaggeri e i promotori della nuova cultura della droga. Una canzone intitolata San Francisco, che aveva venduto qualcosa come 5 milioni di dischi, invitava la gioventù americana a recarsi a San Francisco, «with flowers in their hair» («con i fiori tra i capelli»). Esso divenne il grido di guerra di decine di migliaia di giovani che invasero San Francisco nell’estate del 1968 per unirsi al neonato movimento borghese «hippie». Alcuni di questi giovani divennero facili prede per lo psicopatico Charles Manson….

Dopo i mega concerti all’aperto, negli anni ’70 si diffusero velocemente anche in Italia le discoteche, dove la mafia si conquistò il nuovo business del divertimento di massa, che gestirà fino ai giorni d’oggi: nel gennaio 2014 ad esempio, ci sono stati 10 arresti, eseguiti nei confronti di appartenenti alla cosca Barbaro-Papalia operante nell’hinterland milanese. Il gruppo criminale, originario della Locride, forniva protezione ad alcuni locali della movida milanese attraverso una “sorta di estorsione-tangente” dal cui pagamento gli imprenditori hanno tratto anche “un cospicuo vantaggio”. Tra i “servizi” forniti quello del recupero crediti e dello spaccio. “Sono gli imprenditori a cercare i clan, non più viceversa”.

I rave party invece, nascono come alternativa alla discoteca (cultura di massa), ma il contesto sociale rimane sempre uguale: mediocre, eterogeneo e facilmente omologabile….

Sono sempre raduni di massa, organizzati spesso dai soliti borghesi ambiziosi (teorici), dove si ingrassa perfino lo sbirro infiltrato e la mafia…

La musica tekno, creata dai computer, privata dei testi, serve a egemonizzare le menti da manipolare dall’alto. In questo contesto non riesci a contraddistinguerti dalla massa mediocre, e quindi diventi un burattino in mano a menti ciniche e spietate…

Roberto Cavallaro il 7gennaio 2010 al processo per la strage di Brescia, riferì agli organi inquirenti che, nel 1972, mentre si trovava in addestramento in Francia, apprese dell’esistenza di una operazione segreta della CIA in Italia, denominata Blue Moon, con l’obiettivo della diffusione delle droghe pesanti a base di oppiacei tra i giovani delle principali città italiane e per sviluppare disgregazione sociale, con l’obiettivo di diffondere il consumo di droga negli ambienti sociali vicini all’area della contestazione studentesca. L’operazione Blue Moon “era condotta in Italia dai servizi Nato (patto atlantico anticomunista), utilizzando uomini e strutture che facevano capo alle rappresentanze ufficiali di quei paesi in Italia.”

Ma chi era Roberto Cavallaro?

Cavallaro dopo aver vissuto l’esperienza del ‘68 francese, per un qualche periodo era stato attivista sindacale, prima nella CISL (cattolici fascisti) e poi nella CISNAL. Nel 1972, per un breve periodo collaborò con l’MSI, per passare poi a posizioni più radicali, fondando (con altri) un’organizzazione di picchiatori della “Milano bene”, che aveva un certo seguito soprattutto all’università Cattolica, il Gruppo Alfa. Cavallaro fu arrestato nel 1973, per aver partecipato a quello che lui chiamava colpo dello stato, agli ordini di un “organizzazione” che tirava le fila della Rosa dei venti e di tanti altri gruppi eversivi di ogni colore, utilizzati prima di tutto come leve di provocazione (il disordine crea la necessità di riportare ordine). L'”organizzazione” Rosa dei venti era organizzata dal ‘Supersid’ e sarebbe nata contestualmente all’aborto del colpo di stato chiamato Piano Solo (fatto solo dai carabinieri nel 1964), ed avrebbe avuto una sorta di battesimo del fuoco nella controguerriglia in Alto Adige…..

Perché come diceva un vecchio brigatista, Alberto Franceschini: a 20 anni è facile cadere nelle trappole perché conosci solo metà della mela ….

Meditate mediocri meditate …..

Contro la schiavitù delle droghe pesanti e i loro ideatori: mafia, servizi segreti, fascisti, ps e cc…

 

La ragione non è la virtù delle maggioranze,

ma dell’intelligenza sviluppata attraverso l’uso della libertà

R. Mella

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

Il 7 settembre i mass media annunciano che Forza Nuova il 28 ottobre organizzerà ‘La marcia su Roma contro lo ius soli e l’immigrazione. “Una manifestazione patriottica, non filo-fascista o nostalgica”, dice quella merda esaltata di Roberto Fiore, leader di Fn, movimento di estrema destra. “Vogliamo sfilare nel centro di Roma, il ministero degli Interni sbaglierebbe a vietarla, a rispondere a un movimento di popolo, a una rivoluzione in atto, la marcia non è contro il ministro dell’Interno Minniti. Una data simbolica: 95 anni fa ci fu la marcia su Roma che portò al governo Mussolini. Ora Forza Nuova ci riprova. La marcia vìola la Costituzione antifascista…

A proposito di ambiguità: la marcia su Roma, chiamata dai fasci rivoluzione, fu una manifestazione armata organizzata dal Partito Nazionale Fascista (PNF), guidato da Benito Mussolini. Il 28/10/1922, 25.000 camicie nere si diressero sulla capitale. La manifestazione eversiva si concluse con successo quando, il 30 ottobre, il re Vittorio Emanuele III decise di incaricare Mussolini di formare un nuovo governo.

Ma chi sono quelle merde di Forza nuova?

Forza Nuova è stata fondata nel 1997 da Roberto Fiore e Massimo Morsello, capi e teorici del nazifascismo. Dal 2008 è presente con proprie sedi in tutte le regioni d’Italia. Nel periodo 2003-2006 ha collaborato col cartello di Alternativa Sociale guidato da Alessandra Mussolini, stringendo collaborazioni anche con la Casa delle Libertà. Forza Nuova si formò inizialmente all’interno della Fiamma Tricolore come un suo movimento di base, per poi iniziare l’iter che lo ha portato ad essere partito….

Roberto Fiore fu uno dei fondatori di Terza Posizione; venne condannato dalla magistratura italiana per il reato di associazione sovversiva e banda armata nel 1985. Cofondatore del movimento fu il cantautore Massimo Morsello, il quale sempre nel 1985 fu ritenuto membro dei NAR e venne anch’egli condannato per i medesimi reati. Nel 1986 grazie all’amicizia con Nick Griffin, Fiore e Morsello riescono a fondare l’agenzia Meeting Point, collegata con l’italiana Easy London (presente con 15 filiali in Italia) che conta circa 1300 appartamenti in Inghilterra, tra cui una catena di ristoranti, negozi con merce rigorosamente made in Italy, una casa discografica, un’agenzia che organizza concerti e alcune scuole di lingua (organizzate militarmente, proprio come la scuola Hyperion fondata da Duccio Berio)…. Tra il Novembre 2012 e il Novembre 2013 i frequentatori del circolo di Forza Nuova in via Lidia a Roma si sono resi responsabili di 50 o più aggressioni razziste, a danno di cittadini bengalesi, scelti come vittime, perché ritenuti dagli aggressori immigrati inermi e restii a denunce. Forza Nuova nasce come Club di ultras croati. Successivamente, un ex giardiniere del Pentagono e imbianchino della Casa Bianca, Roberto Fiore fonda il gruppo di estrema destra anche in Italia nel 1992.

Roberto Fiore e Massimo Morsello sono stati condannati per appartenenza ai Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) ma per 20 anni si sono nascosti a Londra per sfuggire alla giustizia italiana, secondo il Guardian, sono agenti del servizio segreto Mi6, l’equivalente britannico della Cia. I due sono stati condannati nel 1985 per associazione sovversiva alla fine del processo per l’attentato alla stazione di Bologna (1980) in cui persero la vita 85 persone. Secondo il Guardian, Fiore e Morsello arrivarono in Gran Bretagna dal Libano, dove erano stati reclutati nei primi anni ’80 dal Mi6. I britannici in quei momenti di guerra civile avevano disperato bisogno di informatori nelle file dei gruppi terroristici (per manovrarli) mediorientali dove agivano estremisti europei di varie tendenze. Le richieste di estradizione da parte italiana per Fiore e Morsello non furono mai esaudite né da Margaret Thacher, che pure aveva promesso una lotta senza quartiere al terrorismo, né dal suo successore John Major. I teorici del nazifascismo Fiore e Morsello, dopo i primi periodi a Londra si sono legati con un gruppo di giovani intellettuali del Fronte nazionale (Nf) britannico, e hanno dato vita a Terza posizione Internazionale nella quale Fiore è ancora coinvolto. Recentemente Fiore ha rivelato di aver riavuto il suo passaporto dal ministero degli Esteri britannico. I due neofascisti rappresentano uno dei tanti punti oscuri che hanno circondato le indagini per il processo della strage di Bologna. Il processo, ricordiamo, è terminato con la condanna all’ergastolo dei galoppini: Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.

Ma andiamo più sullo specifico: Il 26/8/1980 la Procura della Repubblica di Bologna arresta 28 militanti di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Si tratta di: Roberto Fiore e Massimo Morsello (futuri fondatori di Forza Nuova), Gabriele Adinolfi, Francesca Mambro, Elio Giallombardo, Amedeo De Francisci, Massimiliano Fachini, Roberto Rinani, Giuseppe Valerio Fioravanti, Claudio Mutti, Mario Corsi, Paolo Pizzonia, Ulderico Sica, Francesco Bianco, Alessandro Pucci, Marcello Iannilli, Paolo Signorelli, PierLuigi Scarano, Francesco Furlotti, Aldo Semerari, Guido Zappavigna, GianLuigi Napoli, Fabio De Felice, Maurizio Neri. Interrogati nelle città di Ferrara, Roma, Padova e Parma, tutti saranno scarcerati nel 1981. La sentenza definitiva della Corte di Cassazione arrivò il 23/11/1995 e vennero condannati all’ergastolo, quali esecutori dell’attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. L’ex capo della P2 Licio Gelli, l’ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini. Il 9 giugno 2000 la Corte d’Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: 9 anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e 4 anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. In un’altra sentenza, pronunciata nel 2004, vennero descritti fatti e documenti che provavano come nell’ambiente del terrorismo di destra si conoscesse già prima del 2 agosto il progetto dell’attentato. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007. Ma non è finita qua: il 27/6/1980, 35 giorni prima della strage della stazione, sempre dal capoluogo emiliano era partito l’aereo DC9 Itavia per Palermo, misteriosamente abbattuto al largo di Ustica provocando la morte di 81 persone. Nonostante le versioni ufficiali abbiano mantenuto separati i due episodi, esiste tuttavia, secondo alcuni, la possibilità che servizi segreti come CIA e Mossad abbiano meccanizzato l’episodio di Bologna al fine di mettere sotto pressione il governo italiano e il suo filoarabismo ben espresso dal “lodo Moro”, in quanto considerato controproducente agli interessi atlantici. Da qui la protezione del colonnello Gheddafi nell’attacco subìto nei cieli di Ustica il 27 giugno di quella stessa estate….

I mass media hanno annunciato che Roberto Fiore, dal 1° settembre è alla ricerca ufficiale di tre precise tipologie di cittadini disposte a partecipare a “passeggiate (ronde) della sicurezza da svolgersi in tutte le città italiane. Tassisti, tifosi di calcio e pugili cercasi per ronde in tutte le città italiane. Insomma cercano picchiatori senza cervello (bassa manovalanza della politica) per fare i lavori sporchi …..

Ma andiamo ad analizzare quando nascono i gruppi extraparlamentari di estrema destra e i loro intrighi per detenere il potere politico economico, militare

Il partito da cui hanno origine tutti i gruppi extraparlamentari di destra attivi negli anni ‘70 è il Movimento Sociale Italiano (MSI), da cui si distaccano Fronte Universitario d’Azione, Centro Studi Ordine Nuovo e Fronte Nazionale. Fondato a Roma nel 1950 da giovani universitari aderenti alle sezioni giovanili del MSI, il Fronte Universitario d’Azione Nazionale (FUAN) è un movimento politico studentesco; spesso in contrasto con la linea ufficiale di partito, agli inizi degli anni ‘70 se ne allontana, assumendo posizioni più radicali ed extraparlamentari. È questo il caso della sezione romana (detta FUAN Caravella), il cui presidente, Giulio Caradonna, nella “battaglia di Valle Giulia” del 1968, guida l’assalto alla facoltà di lettere occupata. Nel 1956, l’elezione a segretario del MSI di Arturo Michelini, sostenitore di una politica orientata verso alleanze col Partito Nazionale Monarchico e la Democrazia Cristiana, è la causa scatenante del distacco dal partito della frazione più radicale, guidata da Pino Rauti. Nasce così il Centro Studi Ordine Nuovo, movimento culturale di estrema destra. Col cambio di vertice del MSI, che nel 1969 elegge segretario Giorgio Almirante, Rauti scioglie il Centro studi per rientrare nel partito, creando così un’ulteriore scissione.

Rauti sotto la guida di Clemente Graziani fonda il Movimento Politico Ordine Nuovo, che sarà spesso collegato alle organizzazioni armate di destra e verrà sospettato di aver avuto un ruolo negli avvenimenti della “strategia della tensione”. Nel 1973, infatti, 30 dei suoi dirigenti vengono condannati per ricostituzione del Partito Nazionale Fascista e viene decretato lo scioglimento dell’organizzazione….

Molti dei suoi membri, inoltre, anni più tardi verranno indagati per terrorismo, primo fra tutti Pierluigi Concutelli, condannato nel 1976 per l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio. Sempre dal Centro Studi Ordine Nuovo si distacca, nel 1960, anche Avanguardia Nazionale, organizzazione politica nazional-rivoluzionaria di estrema destra fondata da Stefano delle Chiaie, che riunisce gli aderenti insoddisfatti della politica di Rauti. Il movimento sarà sciolto nel 1965, ma nel ‘70, in concomitanza col rientro parziale di Ordine Nuovo nel MSI, verrà ricostituito, soprattutto a seguito della partecipazione in blocco degli ex membri alle rivolte studentesche sessantottine. Avanguardia Nazionale teorizzava ipotesi golpistiche e negli anni ‘90 viene infatti indagato per la Strage di Gioia Tauro, per la quale tutti gli accusati sono stati scagionati (impuniti). Ultimo a distaccarsi dal MSI, nel 1968, è l’ex comandante della X Flottiglia Mas, militante della Repubblica di Salò, Junio Valerio Borghese, che fonda il movimento Fronte Nazionale. È sotto questa sigla che il “principe nero” organizza, la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, un colpo di stato (noto appunto come Golpe Borghese). Il (tentato) golpe prevedeva l’occupazione del Ministero dell’Interno, del Ministero della Difesa, delle sedi RAI e dei mezzi di telecomunicazione (radio e telefoni), la deportazione degli oppositori presenti nel Parlamento, il rapimento del capo dello stato Giuseppe Saragat

Ma chi era Aldo Semerari?

Nasce in Puglia nel 1923. Negli anni ‘70, parallelamente alla sua attività medico-forense, ricoprì un ruolo di cerniera tra formazioni dell’eversione di destra, degli ambienti della criminalità organizzata e di frange estremiste degli apparati di sicurezza, con l’obiettivo di far compiere atti di violenza, strumentali all’eversione e alla destabilizzazione dell’ordine democratico (strategia della tensione). Professore ordinario di medicina criminologica all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Semerari era solito dormire su un letto in metallo nero, sormontato da una bandiera con la svastica e protetto dai suoi dobermann, cui impartiva solo ordini in tedesco. Fin dai primi anni ‘50 fu un convintissimo militante della corrente stalinista del Partito Comunista Italiano prima di convertirsi d’improvviso, a partire dai primi anni ‘60, alla destra post-fascista, suggestionato dall’universo dei movimenti politici extraparlamentari come il Movimento Rivoluzionario Popolare, Ordine nuovo e Costruiamo l’azione, l’organizzazione d’ispirazione neofascista nata da un’idea dell’ideologo Paolo Signorelli e di cui Semerari diviene uno dei principali artefici. Semerari era un collaboratore del Sismi, il servizio segreto d’informazione militare, infatti Semerari (sopranominato il Professore nero), grazie alle raccomandazioni del Gran maestro Gamberini, si iscrisse poi alla Loggia P2 (loggia massonica segreta formata da alti gradi militari delle forze armate). Nel 1978, organizzò anche una serie di riunioni politiche nella villa del professor Fabio De Felice a Poggio Catino, con alcuni componenti della banda della Magliana a cui Semerari illustrò la sua strategia eversiva basata sulla collaborazione fattiva tra estremismo di destra e malavita comune: bombe e attentati ad obbiettivi precisi in cambio di perizie e consulenze tecniche al fine di ammorbidire le sentenze in caso di arresti e detenzioni. Semerari, grazie alle sue conoscenze altolocate, custodiva molte informazioni legate agli anni di piombo e della strategia della tensione, segreti che, se rivelati, avrebbero avuto effetti quantomeno devastanti per la repubblica democristiana cattosinistroide….

Il 1 aprile 1982, Aldo Semerari lo trovarono morto su una Fiat 128, parcheggiata proprio di fronte all’abitazione del camorrista Vincenzo Casillo, «braccio destro» del boss Raffaele Cutolo.

Ucciso dalla camorra per il suo doppio gioco e per le alleanze coi servizi segreti…

Dalla sua parte, per il suo ricettario, passarono un po’ tutti. Da Luciano Liggio alle agguerrite batterie della Banda della Magliana di Nicolino Selis, Franco Giuseppucci “il Fornaretto”, Marcello Colafigli. Da Alessandro D’Ortenzi “zanzarone”, al clan dei Marsigliesi fino al boia di Albenga, Luciano Luberti. Fior di mafiosi al suo cospetto diventavano agnelli. Lui studiava e poi sentenziava: matto. Per un insano di mente non c’è posto in galera. Bussarono al suo studio romano camorristi e mafiosi pagandolo profumatamente per i suoi servizi. C’erano anche i “neri” come Paolo Signorelli o Fabio De Felice teorici, come il professore, di una comune prospettiva rivoluzionaria per camicie nere e bolscevichi. Passò per le sue mani anche un giovane Pier Paolo Pasolini e Semerari fu utile a bollarlo (discriminarlo) come un omosessuale. Precedente necessario per la messinscena dell’Idroscalo. Aldo Semerari ha ricoperto lo stesso ruolo che ebbe Corrado Simioni e Giovanni Senzani coi gruppi extraparlamentari di estrema sinistra. Teniamo presente che Senzani era un Criminologo e docente e fu consulente del ministero di Grazia e Giustizia (ecco l’ambiguità) ed ebbe incarichi universitari a Firenze e Siena dove fece proselitismo…..

La vita di Aldo Semerari, le vicende legate alla sua scomparsa e il processo per il suo omicidio sono stati approfonditi da Corrado De Rosa nel libro “La mente nera“.

la mente nera recensione

Il 28/10/2015 Duccio Berio viene ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta. L’uomo fondatore della scuola Hyperion ha detto che il suo gruppo si dedicava alla vita comunitaria e si teneva ben lontano da quelli che avevano scelto la lotta armata. Non c’entra niente col caso Moro e tutto il resto, non aveva neanche sedi a Roma (Hyperion: scuole fondate a Roma nel 1978) via Nicotera e viale Angelico, lui personalmente non ha mai conosciuto Tony Negri, né Franco Piperno. Scalzone sì. “Mio padre del Mossad come dice Alberto Franceschini? Se lo è inventato, era piuttosto un massone: 33° grado” (P2). La scuola di lingue Hyperion è stata fondata a Parigi nel 1976 da Duccio Berio, Vanni Mulinaris e Corrado Simioni. Berio davanti alla commissione si è dimostrato molto disponibile a rispondere alle domande e ha voluto apparire come un uomo lontano dalla politica e dalla militanza, impegnato nella attività ricreative del suo gruppo, che si finanziava facendo pulizie nelle case e alla sua professione di rappresentante nell’industria della gomma. Eppure l’audizione è stata più importante di quanto lasciano apparire le spiegazioni minimaliste di Berio: ad esempio, è interessante un suo lontano ricordo, quando venne avvicinato da un agente del Sid (“un certo Ballini”) che gli propose, già nel 1972, di fare l’infiltrato (per manovrarle) all’interno delle Br che andavano organizzandosi….

Ma quando la commissione chiese a Duccio Berio se conosceva Giovanni Senzani lui rispose: “Giovanni Senzani? Mi pare fosse un estremista di destra”. Il senatore Gotor ha chiesto assicurazioni sulla verbalizzazione di quelle parole….

senzani

Durante gli anni ‘70 molti teorici borghesi dell’estrema sinistra italiana, trovarono rifugio in Francia, ricevendo il riconoscimento di rifugiati politici. Il riconoscimento di questo status da parte delle autorità francesi, di fatto, li sottraeva dalle indagini e bloccava ogni richiesta di estradizione. Secondo le dichiarazioni del brigatista Alberto Franceschini nella sua audizione in Commissione, i tre fondatori di Hyperion erano in contraddizione con l’impostazione dei leader storici delle Brigate Rosse, in quanto il gruppo della scuola parigina (soprannominato “Superclan”, ovvero “superclandestino”) è apparso subito molto ambiguo e si divisero (dopo l’attentato in Grecia del 2/9/1970 organizzato dal Superclan, dove morì la zia di Carlo Giuliani. Carlo Giuliani Ricordiamo è stato ucciso da uno sbirro che gli ha sparato una pallottola in testa, durante le cariche repressive del G8 di Genova nel 2001. I vertici di Hyperion avrebbero mantenuto un legame speciale, invece, con Moretti che faceva parte anche lui del Superclan. Questo legame si sarebbe rafforzato nel 1974, dopo la cattura dei capi brigatisti Curcio e Franceschini, a seguito della quale Moretti rimase l’unico tra i capi storici brigatisti in libertà.

Hyperion in realtà era un punto d’incontro tra i servizi segreti di Yalta (guerra fredda), necessario nella logica di conservazione degli equilibri derivanti dagli accordi di Yalta. All’interno dei servizi segreti di Yalta, facevano parte però anche gli Stati Uniti (Franklin Delano Roosevelt) e il Regno Unito (Winston Churchill) che facevano parte anche della Nato anticomunista (ecco l’enigma)…. Proprio la politica di apertura al PCI attuata da Moro, poteva considerarsi una minaccia per gli equilibri del patto Atlantico anticomunista…..

Il Superclan (super-clandestini) fu un’organizzazione terroristica clandestina costituitasi ad opera di Corrado Simioni e dai nuclei di Sinistra Proletaria (progenitrice delle Br) tra il 1970 e il ‘71. La rottura tra Simioni e Sinistra Proletaria avrebbe dato vita a due fazioni: alle Brigate Rosse (ad opera di Renato Curcio, Mara Cagol ed Alberto Franceschini) e dall’altra parte invece il Superclan da parte di Corrado Simioni, Vanni Mulinaris, Duccio Berio ed altri. Gli stessi componenti del Superclan sarebbero tra i nuclei direttivi ed operativi della scuola di lingue Hyperion di Parigi che in realtà era un centro di coordinamento e di influenza di gruppi rivoluzionari di sinistra europei e medio-orientali infiltrati (per essere manovrati) dai servizi segreti occidentali….

La storia è dura e cruda e non dà spazio alla filosofia, ma bisogna avere il coraggio di affrontarla, per evitare che i giovani di oggi che credono ancora nella lotta di classe e nell’eliminazione delle ingiustizie sociali, non cadano nel solito tranello geopolitico militare pianificato dai servizi segreti, attraverso le infiltrazioni nei gruppi extraparlamentari, per evitargli di affrontare le tante contraddizioni avvenute anche negli anni ‘70 durante la lotta di classe…

 

 

Tutti i governi, sedicenti lavoratori, promisero di smantellare le fortezze erette dalla tirannia per tenere in soggezione il popolo; ma, una volta insediati, lungi dallo smantellarle, le fortificarono, per continuare a servirsene contro il popolo.

C. Cafiero

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

 

I prezzi dei biglietti ferrotranviari, senza soffermarci sulla qualità del servizio, sono troppo alti, in un Paese col 10% di disoccupati e sempre più famiglie sotto la soglia della povertà. Eppure per cercare lavoro ci si deve spostare, a volte non basta la bici. Può capitare che non si abbia nemmeno i soldi del biglietto, e qui lesto, interviene il controllore, l’essere senza cuore e con poco cervello, il cui scopo è di scovare il furfante e, senza sentir ragioni, multarlo salatamente o interrompere prepotentemente il suo viaggio.

Non è certo così che saneranno i debiti accumulati in decenni di appalti truccati nel settore dei trasporti pubblici…

Il 24 luglio c’è stato uno sciopero di quattro ore (dalle 9 alle 13) dei dipendenti Trenord per chiedere più sicurezza sui treni e nelle stazioni. Tutto dopo il presunto accoltellamento alla mano di un controllore avvenuto il 19 luglio, che ha dato il via (logica militare) al business del terrorismo psicologico, quindi alla prassi che prevede più sicurezza: tornelli nelle stazioni, telecamere a bordo treno e presenza di militari, queste sono state le richieste proposte dai sindacati (corrotti e venduti), durante il tavolo organizzato anche dagli apparati militari (magna magna) in prefettura. I sindacati rappresentanti delle forze del disordine erano: Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl, Faisa Cisal, Fast e Orsa. Alla riunione erano presenti anche il presidente della Regione, Roberto Maroni, e la presidente di Trenord, Cinzia Farise’

 

A proposito di fascismo e ignoranza    

Il 27 di luglio invece, i mass media hanno pubblicato l’articolo dove il procuratore della Repubblica di Lodi Domenico Chiaro dichiara che il capotreno che mercoledì 19 luglio aveva denunciato di essere stato accoltellato da un uomo di colore sul Regionale Trenord delle 7 da Piacenza a Milano Greco Pirelli, si era inventato tutto. L’uomo è stato accusato di calunnia e simulazione di reato. Il capotreno si sarebbe giustificato spiegando di aver indicato come suo aggressore un ghanese di 25 anni col quale aveva avuto un alterco il giorno prima. Per questo, ha simulato l’aggressione dando la colpa all’africano, ma la procura sta cercando riscontri a questo alterco che potrebbe non essere mai accaduto. Lo psicopatico fascista Davide Feltri, il 45enne controllore ha ammesso durante l’interrogatorio di essersi accoltellato da solo

Risultati immagini per Davide Feltri il 45enne controllore

Ad aumentare le disuguaglianze e a creare la guerra tra poveri contro altri poveri, a Bolzano il 1 agosto, si è messa anche la Caritas, sostituendo tutti i cassonetti per gli indumenti usati, con nuovi contenitori. I nuovi cassonetti, sono dotati di un dispositivo che rende impossibile rubare i vestiti. In questo modo la Caritas, che specula anche sui vestiti usati dati per i poveri (i quali, per il potere cattolico, da secoli sono sempre stati utenti, su cui speculare, nascondendo tutto dietro la pietà cattolica, fino ad ingrassarsi talmente tanto da dover costituire la banca mondiale del Vaticano, lo Ior (vedi: Crac Ambrosiano)…. Invece di vergognarsi, esibiscono la loro arroganza investendo sui cassonetti, prendendosela con la povera gente che non può più comprarsi nemmeno i vestiti, infatti non è la prima volta che qualche zingarella muore ghigliottinata da questi cassonetti killer ….

Il paradosso e l’ipocrisia borghese cattofascista non vorrebbe che la povera gente si organizzi e riesca sempre a “strolicare” qualcosa per sopravvivere senza fermarsi mai, viaggiando su treni obsoleti, dove i dirigenti massoni non investono più, i fondi pubblici sono stati dirottati verso i treni superlussuosi e supercostosi della Tav, devastando inutilmente intere valli e pianure. Si viaggia senza soldi, scontrandoci spesso con la repressione violenta e fascista dei controllori (ancora prima del 19 luglio scorso, c’erano sui vagoni, i guardiani bastardi della regione Lombardia con tanto di pistola e cartellino), pagati per rompere i coglioni a chi se la passa (economicamente) peggio di loro, in condizioni dove la filosofia non è contemplata, non è accessibile….

 

Maroni, Maroni, hai rotto i coglioni!! diceva uno slogan, già 20 anni fa!

Roberto Maroni da giovane, ha militato in un gruppo marxista-leninista di Varese e nel movimento extraparlamentare d’estrema sinistra Democrazia Proletaria…

Prima di fare carriera politica, lavorava nell’ufficio legale del Banco Ambrosiano guidato da Roberto Calvi, poi è diventato manager legale della multinazionale statunitense Avon cosmetici e consulente per la Mythos. Nel 1994/’95 diventa ministro dell’Interno nel I governo del P2 Berlusconi.

Proprio in quel periodo fu accusato di aver firmato il decreto Biondi per l’abolizione della custodia cautelare, che ha suscitato numerose polemiche perché è servita a far uscire di prigione i corrotti di Tangentopoli e a proteggere certe categorie economiche privilegiate (massomafia)….

Il decreto fu firmato da Maroni stesso, oltre che dal Ministro di grazia e giustizia Alfredo Biondi.

Il 12/8/1996 sempre Maroni il pulitino, è stato imputato a Verona come capo delle camicie verdi, insieme ad altri 44 leghisti, con le accuse di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello stato e creazione di strutture paramilitari occulte. Ma i primi due reati sono stati ampiamente ridimensionati dalla Legge 24 febbraio 2006, n. 85 varata dal centrodestra allo scadere della legislatura. Restava in piedi solo il terzo, ma anche da questo Maroni ottiene il non luogo a procedere nel dicembre 2009, e comunque il divieto di associazioni di carattere militare previsto dal Decreto Legislativo 14 febbraio 1948, n. 43 è stato poi abrogato dal Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (art. 2268, c. 1, punto 297).

Il 7 maggio 2008 il P2 Silvio Berlusconi gli riaffida l’incarico di Ministro dell’interno. La sua proposta di prendere le impronte digitali a chi non fosse in grado di documentare la propria identità, con particolare attenzione ai bambini rom, viene definita come un atto xenofobo e razzista, che costringe i bambini a pagare la condizione di miseria sociale e culturale imposte dall’alto ….

Maroni ha avuto anche delle onorificenze massoniche (umma umma): il 3 ottobre 2008 è diventato Cavaliere dell’Ordine Piano e il 16 ottobre 2015 è diventato Cavaliere dell’Ordine di San Giorgio (Casa Imperiale d’Austria)…

Ricordiamoci che i fasci sono stati usati come paramilitari, pagati dai servizi segreti per eseguire le stragi di stato avvenute negli anni ‘60/’70 (12/12/1969 strage di PIAZZA FONTANA, 22/7/1970 strage di GIOIA TAURO, PIAZZA DELLA LOGGIA, 28/5/1974, L’ITALICUS 4/8/1974, LA STRAGE ALLA STAZIONE di Bologna 2/8/1980, ecc…), stragi gestite e organizzate dalle forze militari (Gladio: Nuclei clandestini dello stato) i quali pianificarono e attuarono in Italia il piano militare atlantico della strategia della tensione…..

Non è che vogliono ricreare lo stesso clima di terrorismo psicologico di allora, per imporci un governo conservatore, liberale, democristiano, cattofascista, centro destra, dittatura militare? Esattamente come hanno fatto negli anni ‘70 coi vari colpi di stato (Piano Solo 1964, Golpe Borghese 1970, Colpo di stato Rosa dei Venti 1973, Golpe bianco 1974) ….

Piani militari Atlantici portati avanti anche con la complicità di Yalta!! Servizi segreti italiani ed internazionali che con la complicità di strutture armate occulte e della destra estrema e golpista, formata da lobby segrete e da gruppi di dominio corrotti e centrali economiche preoccupate del cambiamento sociale (le contestazioni per i propri diritti degli operai e degli studenti, figli di operai) ….

Ricordiamoci innanzitutto che cosa era la Strategia della tensione (terrorismo psicologico)!!

La strategia della tensione fu programmata al convegno organizzato dal 3 al 5 maggio 1965 all’Istituto di studi militari Alberto Pollio a Roma all’hotel Parco dei Principi. Al convegno si riunirono personaggi ambigui come Ivan Matteo lombardo, ex-ministro socialdemocratico del governo nato dalle elezioni del 1948 e Ciano Accame, redattore del settimanale neofascista ‘Il borghese’ e responsabile del movimento pacciardiano (partigiani bianchi) ‘Nuova Repubblica’, assieme agli altri che famosi diverranno di lì a pochi anni. Tra questi Guido Giannettini, Stefano delle Chiaie e Mario Merlino fascista infiltrato e fondatore del circolo 22 marzo di Roma. II tema di dibattito dell’istituto ‘Pollio’ finanziato dai servizi segreti tramite il generale Viaggiani, capo del Sifar, non era per nulla rassicurante: la guerra controrivoluzionaria (nascita di Gladio e dei suoi Nuclei clandestini dello stato)….

Chi controlla il controllore? Diceva Shakespeare !!!!

 

 

La libertà che noi vogliamo,

per noi e per gli altri, non è la libertà assoluta,

astratta, metafisica, che in pratica si traduce

fatalmente in oppressione del debole;

ma è la libertà reale, la libertà possibile,

che è la comunanza cosciente degli interessi,

la solidarietà volontaria.

E. Malatesta

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

Lionetti, da Venezia a Torino: ecco chi è il nuovo capo della digos

Il 4 agosto la digos di Torino ha eseguito 7 misure di custodia cautelare: 5 arresti e 2 divieti di dimora contro gli squatter anarchici, con l’accusa che lo scorso 6 aprile dopo una accesa discussione verbale, avrebbero aggredito alcuni agenti. Quel giorno invece, a usare la violenza e le umiliazioni furono alcuni agenti del commissariato Dora Vanchiglia, i quali con la sopraffazione della violenza e le umiliazioni, cercano di sottomettere gli abitanti del quartiere. Una repressione cinica che risale ancora al periodo di Sole e Baleno (uccisi dalla repressione fascista dello stato), la stessa violenza repressiva portata avanti già allora da quel mafioso, esoso del Pm Rinaudo. Ma per capire meglio chi è Rinaudo vi consigliamo di andare a vedere l’inchiesta pubblicata sul sito del movimento No Tav che mette in luce il fitto intreccio (da sempre denunciato dagli stessi No Tav) che lega Rinaudo alle mafie imprenditoriali assetate dei profitti per la costruzione dell’alta velocità in Val Susa e, più in generale, a tutto il “sistema grandi-opere” che in Italia conta una serie di tanto famosi quanto infelici esempi. http://www.notav.info/senza-categoria/strane-amicizie-del-pm-rinaudo/…..

Il giorno prima degli arresti degli squatter anarchici di Torino, c’è stato l’arresto a Firenze di altri 8 squatter (Gli squatter sono giovani molto spesso laureati che subiscono il risultato della nuova riforma del lavoro ‘no future’ e che occupano case vecchie e abbandonate per abitarle, si ribella al sistema che li vuole ignoranti e mansueti), incolpati di aver lanciato una bomba carta contro la caserma fascista dei carabinieri di Rovezzano (Firenze) a capodanno dove si ferì lievemente anche uno sbirro. Cinque sono i fermati per l’episodio dell’1 gennaio in cui una bomba carta scoppiò anche alla libreria di casapound ‘Il Bargello’……

Ma qui in Italia siamo mediocri e bigotti, nella Storia anche traditori (i partigiani bianchi alla fine della resistenza sono andati a difendere il patto Atlantico), non ci ricordiamo mai della storia passata e recente, così rimaniamo ad osservare passivi, perché non abbiamo le capacità di analizzare gli eventi sociali e non ci preoccupiamo troppo per la ricostruzione di queste associazioni fasciste istituzionalizzate e anticostituzionali, finalizzate all’incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi economici, razziali, etnici o religiosi.…

Ieri ad esempio (4 agosto) sui giornali è apparsa la notizia che il pm Piero Basilone, in accordo col responsabile del pool antiterrorismo e antieversione Alberto Nobili, ha chiesto l’archiviazione della posizione di 10 militanti di Lealtà e Azione e di CasaPound, tra cui il leader Gianluca Iannone, indagati per manifestazione fascista e manifestazione non autorizzata, avvenuta il 29 aprile al Campo X nel cimitero di Musocco (Milano) in cui sono stati fatti saluti romani da circa un migliaio di esponenti di estrema destra schierati accanto alle tombe dei caduti della Repubblica di Salò non è affiorato l’intento “di raccogliere adesioni ad un progetto di ricostruzione del disciolto partito fascista” bensì una “finalità meramente commemorativa”. Del ventennio fascista però ….

Ricordiamo agli Italiani mediocri, che l’apologia del fascismo è un reato previsto dall’art. 4 della legge 20 giugno 1952, n. 645 (contenente “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale [comma primo] della Costituzione”), anche detta Legge Scelba. La legge n. 645/1952 sanziona chiunque promuova od organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche.

Un’altra notizia sempre del 3 agosto è quella che alla Gallerie degli Uffizi di Firenze si è celebrata anche quest’anno la ‘notte della memoria’ per ricordare la notte tra il 3 e 4 agosto del 1944 quando i ponti sull’Arno e edifici del centro medievale (torri, case, botteghe) vennero minati e rasi al suolo dalle truppe tedesche in ritirata. …..

Insomma: brutti tempi!! E gli sbirri stanno cercando un capro espiatorio da incolpare per nascondere i loro piani geopolitici perversi, come successe anche negli anni ‘70 (Piano militare della strategia della tensione, fatto di colpi di stato militari e stragi di civili) che attuarono contro le proteste di operai e studenti che manifestavano per la giustizia sociale e per far cessare le guerre coloniali. Pinelli prima di essere ucciso disse che la Strage di piazza Fontana era stata fatta dallo stato e dai suoi servizi segreti per incolpare gli anarchici ecco perché fu ucciso e buttato dalla finestra, perché allora il piano militare della strategia della tensione era Top secret…. Pinelli puntualizzò anche che un anarchico non poteva aver fatto una strage di civili, perché un anarchico non uccide gli innocenti, non spara nel mucchio come propone la cultura e la logica militare, quelle sono tattiche militari. “Anarchia non vuol dire bombe, ma eguaglianza nella libertà”. Ma torniamo indietro nel tempo: Pinelli dopo la strage di piazza Fontana, viene arrestato insieme ad altri. Pinelli rimase sequestrato dalle forze del disordine per tre giorni, più di 48 ore, un fermo illegale in quanto non convalidato dal magistrato…..

In questura il compagno Pinelli viene umiliato e torturato per tre giorni dagli sbirri (la stessa violenza che ancora oggi usano); per 3 giorni il P2 Antonino Allegra capo dell’ufficio politico della Questura di Milano (digos) interroga Pinelli insieme al suo leccaculo commissario Luigi Calabresi e i suoi scagnozzi (soldatini con il cervello atrofizzato perché abituati solo ad obbedire), quattro sottufficiali della polizia in forza all’Ufficio Politico, gli agenti Vito Panessa, Giuseppe Caracuta, Carlo Mainardi, Pietro Mucilli, ed un ufficiale dei carabinieri (in realtà era un agente del Sisdi), tenente Savino Lograno. Giuseppe Pinelli dopo 3 giorni di torture precipitò dal quarto piano della questura di Milano pochi minuti dopo la mezzanotte del 15 dicembre 1969. Il questore Marcello Guida dichiarò ai mass media che la morte di Pinelli fu un suicidio. La pietra tombale sulla morte di Pinelli fu posta nell’ottobre 1975 da quel venduto e ipocrita del giudice istruttore Gerardo D’Ambrosio, con la sua famosa sentenza di proscioglimento, unica nella giurisprudenza italiana, dichiarò che non si trattò né di omicidio né di suicidio. Il 15 dicembre Pinelli sarebbe morto ucciso, fu gettato dalla finestra dagli sbirri e dai servizi segreti del Sismi, perché non doveva trapelare che la strage sarebbe stato l’inizio della strategia della tensione atlantica, organizzata dai servizi segreti e dai fasci, i loro soldatini i loro cani da guardia senza cervello. La strage di Piazza Fontana era l’inizio della strategia della tensione, un piano militare perverso (tanti miliardi di euro che ogni anno sprecano, ancora oggi, per fare guerre di potere economico geopolitico), con una strategia terroristica di cui i servizi segreti erano gli artefici, e i fasci gli esecutori. Ma allora i terroristi erano loro!!!! gli sbirri e i loro soldatini leccaculo, ma nel 1969 era ancora top secret (strategia della tensione, documenti desecretati negli anni ‘90 dalla commissione stragi). I giudizi e le accuse (trappole) che coinvolsero Pinelli, sono da subito ritenute in contrasto con le sentenze giudiziarie, che hanno invece affermato l’innocenza di Pinelli già alla fine degli anni ’70, attribuendo la strage al gruppo neofascista Ordine Nuovo, dove alcuni di essi soprattutto i capi soldati e collaboratori dei servizi segreti, i pentiti di ON Carlo Digilio e Maurizio Siciliano, indicarono nell’ordinovista Delfo Zorzi, con alcuni complici, il vero esecutore materiale della strage; tuttavia non furono creduti e Zorzi verrà assolto….

Flash mob a Termini

Oggi i tempi sono duri, qua si sta tornando alla sopravvivenza, il 70% delle persone è o sta andando in miseria, compresa la piccola e media borghesia, così ce li troviamo in mezzo ai coglioni, questi altezzosi spregiudicati. Sembra di essere ritornati ai tempi di mussolini, dove i poveri si facevano la guerra tra di loro, perché alla fame. Quei poveri che allora erano ancora analfabeti, non avevano nessun accesso alla cultura. Gli stessi poveri che poi votarono mussolini perché costruì le case popolari, un business che ricorda le più recenti ‘casette di berlusconi’, fatte con materiale scadente e con soldi pubblici, ma questo alla povera gente non glielo avevano detto. Stiamo tornando al periodo fascista quando comandava quello psicopatico di Mussolini che per nascondere la crisi economica incentiva le guerre di religione (come successe nel 1100), con l’eccidio degli ebrei e degli zingari. Teniamo presente che la maggior parte delle persone uccise nelle camere a gas era povera gente, l’alta borghesia avendo i soldi era scappata all’estero.

Sono brutti tempi se si pensa che ci stanno ancora rifilando la destra conservatrice al parlamento, alle elezioni comunali di giugno di quest’anno (dove si dividono il potere la destra e la sinistra), ha vinto la destra che passa da 6 a 17 capoluoghi: Frosinone, Alessandria, Asti, Como, Lodi, Monza, Verona, Genova, La Spezia, Piacenza, Pistoia, Rieti, L’Aquila, Catanzaro, Oristano, Gorizia, Mantova. Alle Elezioni amministrative italiane del 2017 Casapound ottiene una media nazionale del 2%, e in particolare entra nei consigli comunali, con un seggio, a Lucca con il 4,92% (in una lista che complessivamente ha raggiunto il 7,84%) e a Todi con il 4,81% dei consensi. Casapound, una associazione anticostituzionale, entra in politica, non è di buon auspicio, visto che è un movimento fascista extraparlamentare che come i nuclei clandestini dello stato nati nel 1966, sono stati pagati ed addestrati per destabilizzare la politica di sinistra, e a infiltrarsi nei movimenti sia anarchici che di sinistra extraparlamentare…

Ma facciamo un po di storia: Casapound si costituì nel giugno 2008 come associazione di promozione sociale (no profit). La crescita di CasaPound si instaura soprattutto in quel periodo di forte crisi economica attraversato dall’Italia. CasaPound si pubblicizza rappresentandosi come un movimento con una diversa interpretazione del fascismo volta a superare la dicotomia destra-sinistra (omologazione – infiltrazioni)… Il 26/12/2003 nel rione Esquilino di Roma i fasci di CasaPound occupano il primo centro sociale di ispirazione fascista. Un gruppo di giovani facente riferimento all’area ONC/OSA (acronimo di “Occupazioni Non Conformi e Occupazioni a Scopo Abitativo”) e provenienti dall’esperienza precedente di CasaMontag alle porte di Roma. L’edificio, un ex-palazzo governativo al nº 8 di via Napoleone III, è diventato in seguito la sede nazionale del movimento e dell’associazione CasaPound Italia. Nel 2006 CasaPound si dotò di una sua organizzazione studentesca, denominata Blocco Studentesco e inoltre decise di entrare nel partito Movimento Sociale – Fiamma Tricolore. Nel 2011 fonda anche una associazione (prendono i soldi dai comuni) di Protezione Civile nota come ‘La Salamandra’. Alle Elezioni amministrative italiane del 2015, CasaPound riesce a far eleggere per la prima volta un consigliere con una propria lista in un comune capoluogo di provincia (Bolzano). Alle successive Elezioni amministrative italiane del 2016 CasaPound aumenta i consensi a Roma, Bolzano (6,70% e tre consiglieri eletti) e Latina, avendo inoltre propri esponenti eletti come consiglieri di maggioranza in comuni capoluogo (Grosseto e Isernia). Annualmente CasaPound Italia (l’associazione anticostituzionale) organizza una festa nazionale chiamata Direzione Rivoluzione che prevede una serie di dibattiti politico-culturali con la partecipazione di politici, giornalisti e scrittori con concerti. Inizialmente si teneva a Roma, presso lo spazio occupato dal movimento chiamato Area19, successivamente è diventata itinerante svolgendosi ogni anno in una regione diversa. Una caratteristica di questo movimento, sarebbe quello di voler proporre una diversa interpretazione del fascismo volta a superare la dicotomia destra-sinistra le stesse cose che dicono quelli come il FUAN-Caravella del 1968 e il successivo movimento Terza Posizione, tra i cui fondatori vi era Gabriele Adinolfi, in seguito vicino a CasaPound. Non è che casa Pound prende il posto (feci) dei Nar? ma per approfondire l’analisi vi consigliamo di andare a rivedere una nostra analisi recente:

12/12/1969: terrorista è lo stato

Sono le false sembianze di amministratore

della cosa pubblica, di difensore della legge,

di protettore dell’ordine, lo stato non è invece

che il gendarme proposto alla sorveglianza

di istituzioni stabilite per mezzo della violenza,

sistematicamente organizzata.

S. Faure

 

Solidarietà agli squatter anarchici di Torino e di Firenze colpiti dalla repressione fascista – sbirresca ….

 

Pinelli vive e lotta insieme a noi.

Le nostre idee non cambieranno mai!

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

 

Gabrielli sul G8 di Genova: ammissione di responsabilità piena di omissioni…

Da sin. Alessandro Pansa, Franco Gabrielli, Angelino Alfano

19 luglio 2017

Il capo della polizia, Franco Gabrielli dopo dieci anni dalla sua instaurazione come prefetto e dopo le sentenze di condanna definitive per la Diaz e Bolzaneto, fa delle dichiarazioni ai mass media su quello che è successo al G8 di Genova del 2001 e sulla morte di Carlo Giuliani. Franco Gabrielli viene nominato prefetto il 16/12/2006 ed è stato direttore del SISDE (nel 1990 furono indagati i vertici dei servizi segreti per appartenenza alla loggia massonica P2) , il servizio segreto civile italiano da quella data a ottobre 2007, quando l’agenzia è stata sostituita dall’AISI, che ha continuato a guidare fino al 15/6/2008. Nell’anno accademico 2008-2009 è stato docente di Analisi criminale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università dell’Aquila (terrorismo psicologico). In una lunga intervista ai mass media dichiara: “A Genova morì un ragazzo. Ed era la prima volta dopo gli anni della notte della Repubblica che si tornava ad essere uccisi in piazza. A Genova, un’infinità di persone, incolpevoli, subirono violenze fisiche e psicologiche che hanno segnato le loro vite. Se fossi stato Gianni De Gennaro mi sarei assunto le mie responsabilità senza se e senza ma. Mi sarei dimesso. Per il bene della Polizia. Per il G8 di Genova (continua Gabrielli) abbiamo assistito a condanne esemplari per la Diaz e a condanne modeste per Bolzaneto, dove l’assenza di una norma che configurasse il reato di tortura e l’improvviso evaporare della catena di comando e di responsabilità che aveva posto le premesse per cui una caserma del reparto mobile della polizia si trasformasse in un ‘garage Olimpo’ ha fatto sì che oggi si continui a parlare di Diaz e pochi ricordino Bolzaneto”. Lorenzo Guadagnucci, giornalista vittima delle torture avvenute all’interno della scuola Diaz nel G8 di Genova nel 2001 prova a dire la sua. Guadagnucci che da anni porta avanti una strenua lotta per avere giustizia, risponde così all’intervista, pubblicata oggi sui mass media , in cui il capo della polizia Franco Gabrielli ammette le responsabilità della polizia per i fatti del G8 di Genova.

«Gabrielli fa qualche ammissione di responsabilità, ma è anche un’intervista piena di omissioni» dice Guadagnucci. «L’unica novità positiva è il giudizio che lui dà sulla gestione di De Gennaro: Gabrielli oggi dice che Gianni De Gennaro avrebbe dovuto dimettersi. E questo è ciò che tutti noi chiedevamo già 16 anni fa. De Gennaro non ha fatto il bene delle forze dell’ordine con le sue scelte, peraltro assecondate dal potere politico, e così, con questa affermazione, Gabrielli chiude finalmente “l’era De Gennaro” della malapolizia. Il punto sul quale non sono assolutamente d’accordo (continua Guadagnucci), è quando Gabrielli dice che siamo in una fase ulteriore rispetto a quando la polizia ha fatto le proprie scuse per quanto accaduto. Ma queste scuse non ci sono mai state: Gabrielli, come tanti altri, fa riferimento a una frase del 2012 in cui Manganelli, al momento delle condanne definitive per la Diaz, ha detto che “era arrivato il momento delle scuse”. Ma questo non vuol dire scusarsi, anche in italiano dire “è il momento delle scuse” non significa scusarsi». Per che cosa si chiede scusa? Per le violenze dentro alla scuola Diaz o per le falsità che hanno accompagnato le violenze alla scuola Diaz? Per l’ostacolo alla giustizia che è stato attuato per 10 anni nei tribunali di Genova o per i mancati provvedimenti disciplinari verso i responsabili dei fatti? Ci sono tanti motivi per cui chiedere scusa». Ed è importante specificare anche a chi si chiede scusa. «Immagino si chieda scusa a chi era dall’altra parte dei manganelli, a chi ha subito violenze fisiche, ma sarebbe interessante sapere se si chiede scusa anche a tutti i cittadini italiani per aver esercitato una funzione pubblica in maniera immorale, oltre che illegale…..

Tutto questo non c’è stato, non è mai avvenuto, al contrato di quanto dice Gabrielli. «Non siamo assolutamente nella fase che Gabrielli sembra voler indicare: non è ancora arrivato il momento di mettere il punto su quanto accaduto al G8 di Genova, siamo lontanissimi dal mettere un punto (afferma Guadagnucci) Non è accettabile dire che ci siano state delle condanne esemplari per i fatti della Diaz e delle condanne modeste per i fatto di Bolzaneto: non è così, non c’è stata nessuna condanna esemplare. Gabrielli parla di condanne esemplari, ma quali sono state? Ci sono state condanne massime a 5 anni, mentre la maggioranza sono state inferiori e alcune addirittura sono coperte dalla prescrizione. Nel 2015 l’Italia è stata condannata dalla Corte europea di Strasburgo e il mese scorso è stata condannata anche per la lieve entità delle pene inflitte per i fatti della Diaz e di Bolzaneto: 5 anni, di cui 3 coperti dall’indulto non sono assolutamente una pena esemplare. E dato che a Bolzaneto va tutto in prescrizione, non si può parlare di ‘condanne modeste’: questa è impunità».

Il 6 luglio i mass media annunciano che è stato approvato il testo di legge con l’articolo 613-bis che introduce il delitto di tortura, suscitando molte critiche. «Le dichiarazioni di Gabrielli sono colpevolmente tardive» dice Guadagnucci. «Se è vero che la polizia di Stato è disposta a confrontarsi, come è scritto in un passaggio dell’intervista, ad accettare una buona legge sulla tortura, allora Gabrielli avrebbe dovuto fare queste dichiarazioni prima che questa legge sulla tortura venisse approvata. Quella che è passata infatti è una legge truffa, e se queste dichiarazioni fossero state fatte in precedenza, magari il Parlamento avrebbe approvato una buona legge sulla tortura, al contrario di questa che la tortura nemmeno la punisce. Basti infatti pensare alla lettera che i magistrati che si sono occupati dei processi della Diaz e di Bolzaneto hanno scritto alla presidente della Camera, Laura Boldrini, prima che la legge fosse approvata, spiegando che questa legge, scritta così, non avrebbe potuto essere applicata in questi due processi. La legge sulla tortura in Italia è stata voluta dopo i fatti del G8 di Genova ed è un paradosso enorme che questa legge non avrebbe potuto essere applicata in questi due casi. Questa legge è una truffa!»….

La sentenza (della Cassazione sulle violenze del G8 a Genova) è estremamente importante perché sancisce anche sul piano giudiziario quello che ormai è ampiamente documentato sul piano storico e se il lavoro svolto dai pubblici ministeri, in particolare dal dottor Enrico Zucca è servito per appurare la verità, questa sentenza anche se parzialmente costituisce giustizia. Perché parzialmente? Perché da un lato abbiamo che tutti i responsabili individuati devono immediatamente essere allontanati dalla Polizia, dalle Forze dell’ ordine. Parzialmente perché nessuno di costoro passerà neanche solo un giorno in carcere.

Rimane aperta anche un’altra questione, a picchiare, a produrre violenza nella Diaz sono state centinaia e centinaia di poliziotti, la stragrande maggioranza di costoro, cioè di manovali della violenza non sono stati individuati perché avevano il volto coperto col casco e con un bavaglio, nessuno di costoro è stato quindi condannato e qui si apre anche la questione sulla formazione che avviene dentro la Polizia: come viene sviluppato l’arruolamento, quali sono le forme di educazione che vengono proposte dentro la Polizia? C’è una gravissima responsabilità del centro-destra, c’è la responsabilità di Gianfranco Fini, di cui nessuno oggi discute. Mentre avvenivano quei fatti a Genova Fini era nella caserma centrale dei carabinieri e non si capisce perché. C’è la responsabilità di tutta la destra che ha gestito quei fatti durante e dopo, ma non solo, una parte del centro-sinistra fino all’ultimo istante ha cercato di salvare i massimi dirigenti della Polizia. …

Ma andiamo ad analizzare quel periodo storico attraverso un volantino fatto allora dai Rsp ….

G8: STRATEGIE DI COLPO DI STATO PER LA SICUREZZA EUROPEA

Cos’è accaduto a Genova durante il vertice dei G8 del 2001? Cosa c’è d’irrisolto in una manifestazione di piazza di ampie dimensioni, attaccata e dispersa dalle forze dell’ordine? Il governo di centrosinistra fece la riforma dell’arma dei carabinieri (legge 78/2000), concedendole più poteri e autonomia (stato di polizia – dittatura militare), accentuando le competizioni e le rivalità tra polizia e carabinieri (e quindi anche l’escalation militare “durista”). Il ministro della giustizia era Oliviero Diliberto (Diliberto è stato accusato da Marco Rizzo di aver intrattenuto frequentazioni con Giancarlo Elia Valori, già iscritto ed espulso dalla P2, e indicato dalle inchieste di De Magistris come capo della “massoneria contemporanea”. La risposta sta proprio in ciò che a Genova è accaduto; l’oggetto misterioso, è quindi la gestione dell’ordine pubblico in Italia, degenerazioni comprese, nel 1° anno del XXI secolo…

Ma è possibile che sia bastato che facesse la sua comparsa un movimento d’opposizione, trasversale, non organizzato, non parlamentare, con ramificazioni internazionali, fondamentalmente caratterizzato dal pacifismo, ma forte e radicato, perché la gestione dell’ordine pubblico in Italia tornasse a mostrare il volto di sempre, il volto della repressione più dura, becera e sfrenata della strategia della tensione? E’ bastato che un nuovo movimento invadesse le piazze perché i corpi dello stato tornassero a sparare, a caricare, a malmenare, a torturare e a uccidere, violando il diritto costituzionale di manifestare il proprio dissenso.

La stagione del 1968 vide bloccare con gli scontri nelle piazze, ma soprattutto con le bombe e le stragi di stato (strategia della tensione), la crescita e la maturazione di un movimento studentesco e la sua possibile alleanza con un solido movimento operaio impegnato in un autunno di rivendicazioni non solo salariali. Nove anni dopo, un nuovo movimento, del tutto diverso dal precedente, subì la stessa fine: il movimento del ’77, l’ultimo tentativo d’aggregazione politica giovanile di massa in Italia, fu sconfitto con l’identico sistema: con le infiltrazioni dei movimenti extraparlamentari, con la repressione più indiscriminata, ancora una volta con la polizia e i carabinieri chiamati a tenere le piazze con le armi e ad aprire il fuoco. I metodi polizieschi (nonostante la riforma della polizia del 1981 e il supposto processo democratico che ha investito l’insieme delle forze dell’ordine) sono rimasti fascisti. E così un altro movimento ha dovuto confrontarsi con qualcosa che gli preesisteva.

Nel pomeriggio di venerdì 20 luglio 2001, quando ormai da ore polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno preso il controllo della piazza, abbandonandosi a cariche indiscriminate contro cortei in grandissima parte formati da pacifisti (donne, anziani e bambini compresi), avviene il fatto più cruento che farà del vertice del G8 organizzato in Italia, il 1° a dover contare (ufficialmente) una vittima. La tragedia avviene in piazza Alimonda. Uno spezzone di uno dei tanti cortei massacrati dalle cariche decide di organizzare un minimo di risposta attiva in funzione di autodifesa. Tra gli scontri e i manifestanti finisce un gippone dell’arma che termina la sua corsa contro un muro. L’attacco dei dimostranti è cruento. I tre carabinieri, lanciano dalla jeep un estintore che viene raccolto da Carlo Giuliani, 20 anni, romano di nascita, figlio di un sindacalista della CGIL. Dal finestrino posteriore del gippone ormai intrappolato spunta una pistola. La impugna Mario Placanica, carabiniere di leva, 20 anni. Anziché sparare in aria, Placanica secondo la versione ufficiale, apre il fuoco contro Giuliani, colpendolo alla testa: Carlo muore sul colpo, mentre il suo corpo viene per 2 volte travolto dal Defender che si allontana dal luogo della tragedia. Placanica afferma esplicitamente di essere un capro espiatorio usato per coprire qualcuno, e di non avere ucciso lui Carlo Giuliani. “Quella mattina del 20 ci hanno posizionato vicino la ‘Fiera’ insieme ad alcuni poliziotti. Ci sono state delle cariche sul lungomare, ma solo di alleggerimento. Abbiamo partecipato alle cariche in cui venne dato alle fiamme il blindato dei carabinieri. In quella situazione mi è stato affidato il compito di sparare i lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Però dopo un po’ il maggiore Cappello mi ha preso il lanciagranate perché diceva che non ero capace. Io stavo sparando a “parabola”, così come mi è stato insegnato, e invece lui ha iniziato a sparare ad altezza d’uomo, colpendo in faccia le persone. Cose allucinanti. Sul Defender, c’eravamo io, Filippo Cavataio, l’autista del defender, e Raffone, un ausiliario seduto dietro insieme a me. Accanto avevamo un’altra camionetta con a bordo il colonnello Truglio, (allora tenente colonnello e comandante dei Ccir compagnia di contenimento e intervento risolutivo, creata ad hoc per il G8 e poi sciolta, oggi colonnello dei cc). Il responsabile del nostro mezzo era il maggiore Cappello. C’era anche il plotone dei carabinieri davanti a noi che ci faceva da scudo. I carabinieri sono scappati, ci hanno superato, noi abbiamo fatto retromarcia e siamo rimasti incastrati contro un cassonetto. Dopo i 2 spari, sul Defender è salito un altro carabiniere che si chiama Rando di Messina e ha messo lo scudo sul vetro che avevano rotto. Davanti è salito un maresciallo dei Tuscania di cui non ricordo il nome. E siamo partiti. Ho saputo della morte di Carlo Giuliani alle 23 quando sono venuti in ospedale, mi hanno comunicato la notizia. Mi hanno fatto dimettere, mi hanno fatto firmare la cartella e mi hanno portato in caserma. Lì mi hanno detto che avevo ucciso un manifestante. I colleghi hanno fatto festa, mi hanno regalato un basco dei Tuscania, ‘benvenuto tra gli assassini’ mi hanno detto. I colleghi erano contenti di quello che era capitato, dicevano morte sua vita mia“.

Ma perché alcuni militari hanno “lavorato” sul corpo di Giuliani? Perché gli hanno fracassato la testa con una pietra? Sulle prime, un funzionario di polizia cerca di addebitare l’orrenda uccisione ad un sasso lanciato dai dimostranti. E’ una tragica menzogna…. I cc Mario Placanica e Filippo Cavataio, vengono incriminati per omicidio volontario, ma il 7/5/’03, il giudice della rep. Franz, ha deciso l’archiviazione ritenendo i 2 non colpevoli: Placanica ha sparato per legittima difesa e Cavataio, che alla guida del defender passò 2 volte sul corpo di Carlo, non ha alcuna responsabilità della morte di quest’ultimo. L’epilogo è sempre lo stesso: lo stato che dopo aver predisposto la trappola di Genova, aveva armato e ordinato di sparare su chi si sarebbe opposto alla politica e all’economia incarnata dal G8. L’archiviazione dell’omicidio di Carlo è stata un’ ingiustizia sociale, perché ha evidenziato ancora una volta il potere e le protezioni piduiste delle forze dell’ordine, che hanno potuto sperimentare la licenza di uccidere e la loro immunità (legge 78/2000 stato di polizia-dittatura militare).

polizia lacrimogeni

Di lacrimogeni a Genova, secondo la magistratura, ne sono stati sparati 6200 nel giro di 24 ore. In termini tecnici, la sostanza irritante prodotta dall’inaccessibile stabilimento SIMAD dell’Aquila, è il gas GS, considerata “arma chimica” dal protocollo di Ginevra che ne proibisce l’uso in tempo di guerra. Un articolo della rivista Journal of Chromatography dimostra che il GS, se portato ad una temperatura tra i 300 e i 900 gradi, dà origine a 20 sostanze organiche, di cui solo 8 sono conosciute. Le spese fatte per l’allegorica organizzazione Gel G8 di Genova del 2001 sono: £200 miliardi spesi per i lavori di abbellimento della città; 5 le navi e 5 i traghetti che ospiteranno delegazioni straniere, giornalisti e forze dell’ordine nel porto di Genova; 2411 le camere d’albergo prenotate per gli ospiti; 42 miliardi di lire spesi per l’organizzazione del summit; 18000 gli agenti di polizia, cc, finanzieri e militari previsti. Ora, noi comuni mortali ci riflettiamo sopra e ci domandiamo: ma non era meglio spendere quei soldi pubblici per i cittadini meno abbienti, per la scuola o per la sanità pubblica? Invece di sperperarli per i soliti papponi massoni (o meglio) P2 massomafiosi, pensiamo anche alla carenza di spazi e di opportunità per i giovani che hanno diritto di esprimersi e realizzarsi….

Le giornate di Genova non sono state solo caccia all’uomo, cariche sconsiderate, militarizzazione della citta. Sono state anche il teatro prescelto per scontri di potere militare europei, all’interno delle stesse forze dell’ordine. In materia di ordine pubblico i carabinieri non possono fare nulla senza l’autorizzazione del funzionario di polizia Gianni De Gennaro che ne accompagna i contingenti. Fini sostituisce il ministro degli interni Scajola, e si trovava nella caserma di San Giuliano, il centro di controllo dei cc, nonché (con Bolzaneto) carcere temporaneo per gli arrestati, a testimonianza del rapporto privilegiato dell’arma con la destra italiana. Una polizia che giunge al G8 con De Gennaro (presidente di Finmeccanica), desideroso di dimostrare la propria lealtà anche ai nuovi padroni del centrodestra (era stato nominato nel maggio 2000 dal centrosinistra…). Ai testimoni delle forze dell’ordine giunti in aula è stato più volte chiesto il riconoscimento di coloro che menavano mazzate contro i manifestanti: a Guido Ruggeri, il comandante dell’ex battaglione Tuscania, transitato nel 2002 dalle dipendenze della brigata Folgore alla II brigata mobile dei carabinieri, vengono mostrate scene di pestaggi. Il tentativo è scaricarsi sui colleghi: “Sono poliziotti”, dice in aula, “non personale del Tuscania. Eravamo riconoscibili per il cerotto arancione dietro al casco e per lo stemma verde sul petto”. Infine, di fronte all’ennesimo video, non può che ammettere: “Riconosco un militare del Tuscania».

Amnesty International nel suo rapporto parla di “violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste nella più recente storia d’Europa”. Nel rapporto si afferma che a Genova furono sparati almeno 15 colpi di pistola. Sul raid notturno compiuto dalle forze dell’ordine nei locali di una scuola, utilizzata come dormitorio per i manifestanti e segreteria del Genoa social forum, le accuse contro gli agenti comprendono l’abuso di autorità, e la fabbricazione di prove false che schiacciano Massimiliano Di Bernardini, vicequestore aggiunto della squadra mobile presente alla scuola Diaz. Il pm contesta a Bernardini di aver prodotto prove false e illegali introducendo 2 molotov all’interno della Diaz. La mattina del 16/1/’07 nel corso di un udienza del processo, il presidente Gabrio Barone, dopo aver constatato la sparizione delle molotov, ha dato l’incarico alla procura di rintracciarle negli uffici giudiziari. L’episodio della (falsa) coltellata ricevuta da Massimo Nuocera dai manifestanti della Diaz, risulterebbe per il pm un’iniziativa dell’ispettore Maurizio Panzeri, che avvallò il racconto del collega falsificando le prove. Le 93 persone arrestate nel corso del raid all’interno della scuola dichiararono di non aver opposto resistenza, come invece sostenuto dalla polizia, e di essere state sottoposte a percosse deliberate e gratuite. Almeno 82 di esse vennero ferite; 31 furono trasferite in ospedale, 3 in condizioni critiche. Alcuni di essi ricevono cure mediche ancora oggi. Amnesty International ha ripetutamente sollecitato l’Italia a recepire il Codice di etica della ps, adottato dal consiglio d’Europa nel settembre 2001, e ad assicurare che i suoi pubblici ufficiali siano obbligati a mostrare in maniera evidente alcune forme di identificazione individuale, come un numero di matricola, al fine di evitare il ripetersi di situazioni violente e impunite. Amnesty ha notato con preoccupazione che gli agenti sotto processo, non sono stati sospesi dal servizio e, in alcuni casi, sono stati addirittura promossi! La maggior parte delle persone arrestate nel corso dei raid venne trasferita nel centro di detenzione temporanea di Bolzaneto. Vi transitarono oltre 200 persone, molte delle quali furono private dei fondamentali diritti riconosciuti a livello internazionale ai detenuti, tra cui il diritto di avere accesso agli avvocati e all’assistenza consolare e quello di informare i familiari sulla propria situazione. Nel corso di un’udienza preliminare, i pm hanno illustrato in modo efficace le prove degli abusi verbali e fisici subiti dai detenuti. Hanno descritto, tra l’altro, come i detenuti fossero stati presi a schiaffi, calci, pugni e sputi; sottoposti a minacce, compresa quella di stupro, e ad insulti anche di natura oscena e sessuale; obbligati a rimanere allineati e in piedi per ore a cantare faccetta nera, a gambe divaricate contro un muro; privati di cibo e acqua per lunghi periodi; soggetti a perquisizioni corporali effettuate in modo volutamente degradante, con uomini costretti ad assumere posizioni umilianti e donne forzate a denudarsi di fronte ad agenti di sesso maschile. I pubblici ministeri hanno citato singoli casi di abuso: una ragazza la cui testa è stata spinta in un gabinetto, un ragazzo obbligato a camminare a quattro zampe e ad abbaiare, il pestaggio di un detenuto non in grado di rimanere in piedi per ore poiché aveva un arto artificiale. La pubblica accusa ha chiesto l’incriminazione di 15 agenti di polizia, 11 carabinieri, 16 agenti di custodia e 5 membri del personale medico per vari reati tra cui abuso di autorità, coercizione, minacce e lesioni fisiche, accusandoli di aver torturato i detenuti con trattamenti crudeli, inumani e degradanti in violazione dell’art.3 della Convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali. Amnesty sottolinea che per prevenire la tortura e i maltrattamenti, è fondamentale che i tribunali siano pronti a infliggere pene severe nei confronti di chi ordina, condona o perpetra la tortura, dissuadendo questi ultimi dal reiterare i propri crimini, chiarendo ad altri che i maltrattamenti non saranno più tollerati. Amnesty deplora che a 17 anni dalla ratifica della Convenzione dell’Onu contro la tortura e nonostante ripetuti solleciti da parte di organismi intergovernativi, tra cui il Comitato dell’Onu contro la tortura e il Comitato sui diritti umani, l’Italia non abbia ancora introdotto nel codice penale il reato di tortura, così come previsto nella Convenzione dell’Onu contro la tortura.

Sulla scena della macelleria messicana è presente la punta di lancia del viminale coi suoi servizi segreti piduisti: quel giorno c’erano funzionari della digos di Genova, uomini della digos di Roma e Napoli, uomini del reparto mobile di Vincenzo Canterini, il dirigente dello Sco Franco Gratteri, il suo vice Gilberto Caldarozzi, l’allora direttore dell’ Ucigos Arnaldo La Barbera, Andreassi, Fiorentino, Luperi, Murgolo, Colucci, e il vicequestore Pietro Troiani, arrivato da Roma per essere accorpato alla logistica del reparto mobile, per fare l’ufficiale di collegamento tra la questura e i reparti celere sul terreno, rimasto finora nell’ombra…..

Il controllo sociale è sempre stato un’arma repressiva, in mano alla chiesa e al re e adesso alla repubblica liberale. Poteri che dominano la penisola fin dal medioevo e usano i loro servi (sbirri gabellotti, senza cervello, addestrati ad obbedire e a non pensare) contro chi si ribella alle ingiustizie sociali e non si vuole sottomettere al più forte…..

Carlo Giuliani 11 anni dopo.

Le (contro) verità di Vittorio Agnoletto….https://www.youtube.com/watch?v=R81LMPlNfcs

Non sono i delitti punibili dalla legge quelli a cui bisogna imputare i peggiori mali del mondo. Sono i torti legalizzati, i crimini che godono di impunità, giustificati e protetti dalle leggi e dai governi.

A.Berkman

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

 

Massomafia: la cassazione revoca la condanna allo 007/P2 Bruno Contrada

Il Grande Oriente d'Italia denuncia l'Antimafia: "Illegittima l'acquisizione degli elenchi dei massoni"

Bruno Contrada, ex poliziotto a Palermo, venne arrestato con l’accusa di concorso in associazione mafiosa il 24/12/1992. In primo grado fu condannato a 10 anni, ma la sentenza fu ribaltata in appello e il funzionario venne assolto. L’ennesimo colpo di scena ci fu in Cassazione, quando l’assoluzione venne annullata con rinvio e il processo tornò alla corte d’appello di Palermo che, il 25/2/2006, confermò la condanna a 10 anni. La sentenza divenne definitiva nel 2007. Il funzionario tornò in cella fino al 2012.

Nel 2015 la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, quasi per occultare chi c’era dietro Contrada, condannò l’Italia a risarcire il poliziotto, con un cavillo, ritenendo che Contrada non dovesse essere né processato né condannato perché all’epoca dei fatti a lui contestati (gli anni ‘80) il reato di concorso in associazione mafiosa non era ancora stato approvato. Oggi la Cassazione ha ascoltato Giordano l’avvocato di Contrada e la condanna è stata revocata…. Cosi Contrada il massomafioso P2ista rimane con la fedina penale pulita e inoltre gli hanno pagato tutti gli arretrati pensionistici che erano stati bloccati a causa dei reati di mafia e di corruzione.

Ma chi è l’ex poliziotto e agente dei servizi segreti del Sisde Bruno Contrada?

E’ stato condannato per aver instaurato rapporti tra servizi segreti italiani e criminalità organizzata, culminati nella strage di via d’Amelio dove morì in un attentato il giudice Paolo Borsellino che in quel periodo indagava sui collegamenti tra mafia e stato e la cosiddetta “zona grigia” tra legalità e illegalità.

Nel 1992, viene arrestato, con mandato di cattura richiesto dal procuratore Gian Carlo Caselli, perché accusato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso (estensione giurisprudenziale dell’art. 416 bis Codice penale) sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia tra i quali: Gaspare Mutolo, Tommaso Buscetta, Giuseppe Marchese, Salvatore Cancemi.

Il giudice Antonino Caponnetto disse che quando Contrada venne interrogato sull’omicidio Mattarella gli rimase impresso un gesto di Falcone: “una volta che Contrada ebbe terminato, entrambi ci alzammo per stringergli la mano. Poi Falcone la fissò per qualche istante e la pulì vistosamente sui pantaloni. Era un chiaro segno di ribrezzo”. L’allora capo della polizia Vincenzo Parisi si prodigò invece per difendere Contrada il P2 mafioso. Antonino Caponnetto giudicò incauta la posizione assunta da Parisi. Luciano Violante, nel frattempo divenuto presidente della Commissione parlamentare Antimafia, parlò in proposito di “caratteristica strutturale” circa il rapporto di Cosa nostra col potere.

Secondo Mutolo, la mafia era un’organizzazione dalla spiccata natura anticomunista, che aveva servito la causa atlantica sia portando voti alla Democrazia Cristiana, sia contrastando con ogni mezzo le iniziative delle formazioni progressiste (l’esempio più famoso nella strage di Portella della Ginestra). Questa attitudine aveva come contropartita una sorta di tacita pax mafiosa: per anni, lo stato aveva evitato di combattere efficacemente contro quell’organizzazione criminale. A metà degli anni ‘70 qualcosa era cambiato, poiché la politica sembrava aver accantonato i progetti di colpo di stato. Nel mutato scenario, si osava attaccare i vertici mafiosi avvalendosi dello strumento giuridico dell’associazione per delinquere. L’incriminazione per tale reato, in pratica, esponeva i boss al rischio di essere coinvolti nella responsabilità per ogni scandalo geopolitico come le stragi di stato.

Mutolo sostiene di aver appreso da Rosario Riccobono che Contrada “era ormai passato a disposizione della mafia”. Dalla medesima fonte, Mutolo sapeva che il primo mafioso di rango a stabilire un rapporto di amicizia con Contrada sarebbe stato Stefano Bontate, avvalendosi dei buoni uffici prestati dal conte Arturo Cassina, una sorta di vicino di casa per il mafioso, nonché confratello del funzionario SISDE presso l’Ordine del Santo Sepolcro (loggia massonica di orientamento cattolico, il Gran Maestro dell’Ordine è il cardinale Edwin Frederick O’Brien). L’Ordine del Santo Sepolcro confermò l’appartenenza dei due soggetti. In tutto il P2ista Contrada, su 10 anni di carcere previsti, ne ha scontati 4 in carcere e 4 ai domiciliari mentre i restanti 2 gli sono stati condonati per buona condotta.

Ma andiamo a vedere che cos’è stato il SISDE…

Il SISDE è stato un servizio segreto italiano attivo fino alla riforma dell’intelligence italiana del 2007. Fu coinvolto negli scandali politici degli anni ’80, il primo dei quali fu quello della loggia massonica segreta P2 (loggia occulta formata da: parlamentari, ministri dell’allora governo, segretari di partito, generali dei carabinieri, generali della guardia di finanza, generali dell’esercito italiano, dell’aeronautica militare, ammiragli, e vari magistrati e funzionari pubblici, direttori e molti funzionari dei vari servizi segreti, giornalisti ed imprenditori). Il Sisde dopo lo scandalo della P2 viene soppresso con la Riforma dell’intelligence italiana del 2007 e cambia nome: AISI e AISE

Verso il 1958, la crisi del centrismo determinò tensioni politico-sociali che resero plausibile per alcuni ambienti governativi la prospettazione di un tentativo di forzare in senso conservatore (dittatura militare -stato di polizia) il naturale evolversi del quadro istituzionale. La carica di Ministro dell’interno in quel tempo era Fernando Tambroni, che aveva raggiunto il grado di centurione nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Egli determinò nel 1958 l’avvicendamento alla Divisione affari riservati di Domenico De Nozza, già questore di Trieste, al posto del noto Barletta. Anche in virtù delle esperienze vissute a fianco degli americani in quel periodo, De Nozza (con altri collaboratori che si era portato al seguito dalla polizia civile triestina) impresse un intenso impulso innovativo all’intelligence interna cui era stato preposto. Fu creato nella capitale un “ufficio psicologico” occulto che sostanzialmente svolgeva attività di ricatto nei confronti dei politici di sinistra, emulato da una rete di uffici clandestini, camuffati da imprese commerciali, dislocati in ciascun capoluogo di regione, che avevano scopi informativi e perfino controinformativi in relazione alle sedi ed agli esponenti del PCI ed altre formazioni di sinistra. Per almeno due anni gli uomini degli “affari riservati” operarono come un servizio parallelo e prendendo ordini più da Washington che da Roma. Questo, fu il preludio della vasta e sistematica opera di schedatura posta dal SIFAR del generale Giovanni De Lorenzo.

Nel 1965 divenne capo di stato maggiore della difesa il generale Giuseppe Aloia. Questi era fautore della costituzione di un numero ristretto di militari che, in caso di crisi locali, forti di un “substrato ideologico”, potessero svolgere un’efficace azione anticomunista. Sul piano organizzativo, ciò presupponeva la promozione di uno specifico addestramento anti-guerriglia e la fondazione di scuole per la guerra psicologica. Sul piano culturale, il movimento di Aloja affondava le radici nella produzione di autori neofascisti quali Guido Giannettini, Pino Rauti, Eggardo Beltrametti, Gianfranco Finaldi ed Enrico de Boccard, che vagheggiavano dottrine naziste e le prodezze dell’OAS. Operativamente, in quegli anni nacquero i “corsi di ardimento” presso la scuola di fanteria dell’esercito italiano in Cesano (Roma), col contributo dell’Agenzia “D” di Rauti e Giannettini: “migliaia di uomini particolarmente addestrati contro la guerra ‘sovversiva’ per fronteggiare esigenze particolari.” De Lorenzo piaceva anche alla sinistra, poiché rappresentava comunque una forma di “meno peggio”.

Nel maggio 1965 l’istituto di storia militare ‘Alberto Pollio’ organizzò un convegno con la partecipazione degli intellettuali reazionari, presso l’hotel “Parco dei Principi” di Roma, un convegno (dal titolo: “La guerra rivoluzionaria“), considerato il momento fondativo dottrinale della strategia della tensione (stragi di stato). Uno degli interventi più significativi fu quello svolto da Giano Accame, che propose di fare dei colpi di stato simili a quelli avvenuti anni dopo come il golpe dei colonnelli in Grecia. Il convegno fu incentivato e sponsorizzato da Ivan Matteo Lombardo di Confindustria (uomo politico, ma anche dirigente Squibb) e Vittorio De Biase (per Edison). Il famoso ufficio REI del colonnello Rocca stipulò contemporaneamente copiosi abbonamenti alla pubblicazione “Agenzia «D»“, facente capo a Rauti e Giannettini.

Field Manual sono protocolli segreti aggiunti al trattato NATO. Malgrado la parziale rimozione del vincolo di segretezza su tali documenti, si tratta di documenti largamente impliciti, che fondavano la loro efficacia in gran parte sulla personalità dei direttori dei Servizi segreti: essi pertanto, verosimilmente, venivano affiliati dagli americani ben prima della loro nomina alle posizioni apicali degli apparati (la cosiddetta “doppia dipendenza” o “doppia lealtà”). La questione era esposta piuttosto esplicitamente nel controverso (gli ambienti ufficiali USA hanno generalmente tentato di negarne l’esistenza) Supplement B to US Army Field Manual 30-31. Del documento, noto anche come “Piano Westmoreland“, venne scoperta una copia in una valigia della figlia di Licio Gelli (perquisizione a Fiumicino, 4/7/1981) dove c’era tutto l’elenco degli iscritti alla P2 tra i quali spiccavano anche i nomi dei tre direttori del SISMI (Luigi Ramponi, Cesare Pucci e Sergio Siracusa) che erano stati, addetti militari a Washington. Negli anni ‘70, l’Ufficio centrale per la sicurezza (UCSI) impediva a cittadini italiani l’accesso agli incarichi dei servizi segreti (ritenuti potenzialmente pericolosi per la sicurezza nazionale) anche solo perché questi cittadini non erano politicamente schierati verso posizioni “atlantiche”. Un altro clamoroso scandalo, in quegli anni, fu quello dell’esistenza di “Gladio“, una rete anticomunista di tipo stay-behind, sostenuta dalla NATO, implicata nella “strategia della tensione“ e che aprirono gli ‘anni di piombo’ ….

Negli anni 2000, il SISMI divenne ancora oggetto di una controversia nazionale, per il caso Abu Omar, ovvero il sequestro di Hassan Mustafa Osama Nasr (meglio noto come Abu Omar), a Milano nel 2003.

A margine dell’inchiesta giudiziaria sulla deportazione di Abu Omar, vennero alla luce un’operazione clandestinamente condotta dal SISMI in danno di Romano Prodi e Telecom Italia (scandalo Telecom-Sismi), giunta agli onori delle cronache nel 2006. Sempre nel 2006 il SISMI fu coinvolto nello scandalo Nigergate, in cui agenti dell’intelligence militare italiana inviarono al presidente USA George W. Bush falsi documenti, poi utilizzati come principale pretesto per l’invasione dell’Iraq. Infine, una perquisizione coordinata dall’autorità giudiziaria nella sede principale del SISMI, nell’agosto 2007, scoprì documenti dimostranti come tale agenzia avesse spiato, dal 2001 al 2006, vari magistrati europei che il SISMI giudicava portatori di “potenziale destabilizzante”. Erano oggetto di tale sorveglianza l’associazione Magistrats Européens pour la Démocratie et les Libertés, come pure 3 giudici francesi, tra cui Anne Crenier, già presidente dell’associazione di categoria Syndicat de la magistrature, moglie del suo collega italiano Mario Vaudano, operante nell'”European Anti-fraud Office” (OLAF). A seguito di questi scandali, Niccolò Pollari si dimise nel novembre del 2006.

Sono ormai stati accertati depistaggio di indagini, o di relazioni con ambienti e/o attività illegali dei servizi segreti. I vari depistaggi riguardano anche le inchieste giudiziarie per gli attentati dinamitardi di Trento, di piazza Fontana, di Brescia e dell’Italicus. L’azione di disturbo verso gli inquirenti è stata praticata sia attraverso atteggiamenti di sostanziale intimidazione, sia mediante divulgazioni di copioso materiale istruttorio, al fine di obbligare la magistratura a trascurare piste genuine, spesso preludio di ritrattazioni di “supertestimoni”: la conclusione quasi inevitabile era il proscioglimento “per insufficienza di prove“, secondo una formula processuale oggi non più contemplata dal codice di procedura penale. Da atti processuali risulta altresì la collaborazione tra SIFAR e Ordine Nuovo, un’organizzazione sorretta dai servizi di sicurezza della NATO. Per quanto riguarda il caso Moro, Ferdinando Imposimato ha sostenuto che vi fosse uno stretto legame tra la banda della Magliana ed il SISMI, e in particolare tra Antonio Chichiarelli, autore del falso comunicato brigatista n°7 che depistò le ricerche al lago della Duchessa, e Giuseppe Santovito, piduista e primo direttore di quel servizio informazioni militare.

 

Chi dice “Stato” dice necessariamente “Guerra”.

La lotta per la preponderanza, che è la base

dell’organizzazione economica borghese,

è anche la base dell’organizzazione politica.

P. Kropotkin

 

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