G7: TERRORISTA è LO STATO!

Il 20 settembre i mass media annunciano che gli apparati di intelligence (servizi segreti – P2) e dell’antiterrorismo dichiarano che per il vertice del G7 di industria, scienza e lavoro, programmata a Torino la settimana prossima, c’è “massima attenzione”: si stanno addestrando e stanno controllando “situazione e contesto” 24 ore su 24, (terrorismo psicologico) sui gruppi anarchici e antagonisti….

I servizi dichiarano inoltre che al vertice del G7, a proteggere la Reggia ci saranno migliaia di poliziotti, carabinieri e finanzieri….

Chissà cosa ci combinano gli sbirri (i veri terroristi), complici delle stragi di stato (strategia della tensione) avvenute negli anni ‘60 e ‘70. Documenti desegretati dalla commissione stragi alla fine degli anni ‘90…..

Gli sbirri vengono perfino pagati per addestrarsi, infatti sempre il 20 settembre, i mass media scrivono che a Torino gli sbirri (polizia e carabinieri) hanno simulato una pagliacciata che ha visto impegnati 30 uomini delle squadre speciali e altrettanti dei reparti territoriali (e noi paghiamo…). Inscenando l’irruzione di 4 terroristi armati in un centro commerciale del Torinese, l’esercitazione chiamata Obiettivo del ‘Livex’ è quello di verificare le modalità, i tempi di attivazione e il coordinamento di tutte le strutture coinvolte. L’addestramento si è svolto in orario notturno al centro commerciale Le Gru di Grugliasco, alle porte di Torino. La direzione dell’ipermercato ha messo a disposizione l’intero complesso e la control room SECURITY per consentire alle forze dell’ordine di affrontare i finti terroristi, giunti nel parcheggio a bordo di un furgone….

Ma cosa è il G7? Dal 1998 al 2014 si chiamava G8 perché ne faceva parte anche la Russia. Il G7 è un potere sovranazionale (massoneria) formato dai ministri dell’economia delle sette nazioni più (pre)potenti del mondo. Sono anche definite dal Fondo Monetario Internazionale come le 7 maggiori economie avanzate. Esso è nato nel 1975 (ma formalizzato nel 1986), quando il Canada aderì al Gruppo dei 6 (Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti). Anche il rappresentante dell’UE e il presidente del FMI sono sempre presenti ai vari vertici. Attualmente al potere sovranazionale del G7 fanno parte: Stati Uniti, Italia, Giappone, Francia, Regno Unito, Canada, Germania….

Chi controlla il controllore? diceva già allora Shakespeare….

Per capire meglio le malefatte della massomafia vi consigliamo di andare a vedere il nostro sito.

https://ricercatorisenzapadroni.noblogs.org/post/category/notav/

 

Sole e Baleno vivono e lottano insieme a noi, le nostre idee non cambieranno mai!

 

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

Cosa è la musica tekno?

Gestiva un laboratorio di droga per i rave party d'Italia e d'Europa: arrestato 25enne nel Varesotto

Tekno music o Free Tekno è la musica Techno, suonata nelle discoteche, nei party e nei rave. La differenza è piuttosto funzionale, ma con una distinzione tra musica mainstream (Techno) eseguita nelle discoteche con ingresso a pagamento, ed underground (Tekno), musica sempre da discoteca, ma gratuita e autoprodotta. Questa musica banale che non trasmette input, è caratterizzata da suoni “campionizzati” ovvero un suono qualsiasi (es. uno schiocco di dita) sintetizzato su una scala ritmica che va da c0 a c9 (le varie tonalità). La tekno underground è conosciuta per le feste gratuite, organizzate all’aperto, con musica da discoteca, dove si cerca anche di fare cultura con design, pittura, mostre e manifestazioni New Age…. Il consumo di stupefacenti, principalmente psichedelici, empatogeni e stimolanti è ’motivata’ dai tempi lunghi (nonstop), le droghe come l’eroina invece, sono generalmente inadatte, anche se è stata rilanciata sul mercato a basso costo e molti giovani hanno ricominciato a farne uso. La Tekno rimbomba nel cervello e rincoglionisce (alla faccia delle relazioni umane…) con 150 sino arrivare ai 200 BPM kAsSa BaSsO mantenuta in ripetizione con loop drum n bass jungle tribal con varie pause vocali.

Nascita della musica elettronica

Verso la fine degli anni ‘80 la musica elettronica cominciò a prendere piede in alcune discoteche Italiane; nel giugno del 1990 venne organizzata nella discoteca “Doing”, nei pressi di Aprilia, “The Rose Rave”, evento con migliaia di giovani che pochi giorni dopo costò la chiusura del locale da parte delle autorità. A settembre dello stesso anno, nel Mugello, fu la volta del “World Beat Dance Festival”, grande raduno dedicato alla nascente musica House/Elettronica che radunò circa 4000 giovani da tutta Italia che entreranno gratuitamente (un buon piano di Marketing per formare un movimento di massa formato da cani e porci discotecari). Gli organizzatori dei party nelle discoteche, per evitare la chiusura dei locali (siccome ogni tanto scappava il morto a causa delle paste) si inventarono i Rave party in capannoni e fabbriche abbandonate nelle periferie soprattutto di Roma e Bologna, occupando per 3 giorni con musica da spazzatura (che non trasmette nessun messaggio culturale), a beneficio di pochi furbetti che avevano già esperimentato il business all’oratorio, o che avevano imparato il linguaggio di massa dei centri sociali ….

Verso la metà degli anni ‘90 Roma era l’epicentro di questa ‘ideologia’ che associava la musica elettronica, via via sempre più sofisticata, ad eventi illegali al massimo di 3 giorni (poi, ognuno a casa sua) organizzati in aree industriali abbandonate e capannoni di amianto nella periferia. Nello stesso periodo in Inghilterra venne approvato il Criminal Justice Act che spinse molti giovani appartenenti a varie “tribe” a spostarsi dal Regno Unito arrivando anche fino a Roma: Spiral Tribe e Mutoidi furono i primi ad arrivare nella capitale; questo incontro tra realtà musicalmente, socialmente e politicamente diverse, in poco tempo, anche dopo diverse diatribe, portò alla nascita della cultura frivola dei “Rave” in Italia (nata per declassare la cultura dei movimenti di lotta). Era meglio la musica punk, hardcore, ska o reggae, dove con strumenti musicali ‘da battaglia’, potevi esprimerti e sfogare la tua rabbia contro le ingiustizie sociali.

La musica ska punk nasce negli anni ‘70 nelle periferie di Londra, popolate da un buon numero di immigrati giamaicani. Questo incontro tra diverse culture portò inevitabilmente alla nascita del genere ska punk. Questo genere ibrido trae i ritmi dello ska giamaicano, o meglio la variante britannica sviluppata in seguito, nei tardi anni ‘70, il 2 Tone ska, fondendolo o alternandolo con le dure sonorità del punk hardcore. I primi accenni di ska punk possono risalire alla fine degli anni ‘70 nel Regno Unito, nel pieno periodo 2 tone ska, ovvero un’evoluzione stilistica del primo ska, che includeva elementi punk rock e generalmente rock. Alcune delle prime punk band britanniche, come i Clash appunto, a un certo periodo della loro carriera sperimentarono nuove contaminazioni includendo ska e reggae.

Anche la musica Rap ha superato di molto la musica sintetica dei rave. Il Rap è musica alternativa perché offre la possibilità al giovane di esprimere il suo stato d’animo e la sua rabbia, e di condividere dei messaggi coi suoi coetanei, in un periodo storico dove la socializzazione è diventata opzionale, l’importante è che consumi….

Il Rap è un genere musicale a cui possono accedere tutti, anche chi non ha avuto la possibilità di imparare uno strumento musicale, infatti basta una base musicale prodotta anche col computer, per cantarci sopra le tue incertezze sul mondo di oggi, la tua rabbia contro le ingiustizie sociali, per dimostrare anche il tuo livello culturale, insomma un modo per esprimersi molto importante per i giovani, per sentirsi vivo, unico e sicuro di se stesso, in un contesto sociale dove se non sei omologato vieni isolato, un mondo duro e crudo da affrontare con molto coraggio, dove perfino la solidarietà può nascondere solo un fottuto business per pochi ipocriti….

Ma facciamo un po’ di storia per capire meglio il problema

Piano Chaos – concerti di massa: da Woodstock ai rave party – tecno ….

L’operazione CHAOS era il nome in codice di un piano della CIA elaborato alla fine degli anni ’60 dal generale americano William Westmoreland sotto l’amministrazione Johnson. E’ stata una tipica operazione False flag (falsa bandiera). Base di quest’operazione era, come dice il nome, creare il caos (con le stragi di stato), in modo che l’opinione pubblica richiedesse al governo più controlli e repressione (stato di polizia – dittatura militare). L’operazione raggiunse il suo momento culminante al festival di Woodstock, che si svolse a Bethel, una piccola città rurale nello stato di New York, dal 15 al 18 agosto 1969, all’apice della diffusione della cultura hippie (la piccola borghesia new age scappata dall’oratorio), per usare come cavie mezzo milione di persone, di giovani che erano venuti a questo mega raduno, ignari dell’operazione militare, vittime inconsce di quello che c’era dietro, vennero isolate, immerse nel sudiciume, ingozzate di droghe psichedeliche e tenute ‘sveglie’ per tre giorni interi. La sicurezza per il concerto era stata affidata ad un hippie addestrato nella distribuzione in massa di LSD (oggi ci sono altri tipi di droghe pesanti di moda come mdma, ketamina, crac, speed). Ancora una volta, l’iniziativa sarebbe partita dalle reti dei Servizi segreti Atlantici (anticomunisti). Woodstock fu una trovata di Artie Kornfeld, il direttore della Contemporary Projects Division, una sezione della Capitol Record. Il finanziamento originale proveniva da uno degli eredi di una grande compagnia farmaceutica con sede in Pennsylvania, un certo John Roberts, e da altri due partners. La droga psichedelica LSD era stata sintetizzata per la prima volta da un’altra prestigiosa casa farmaceutica situata in Svizzera: i Laboratori Sandoz. Così iniziarono anche le infiltrazioni nei movimenti rivoluzionari con lo scopo di egemonizzarli e strumentalizzarli, per attribuirgli la colpa di atti estremi (stragi di stato organizzati dai servizi segreti) e quindi diminuire il consenso verso le organizzazioni di lotta Anarchiche e comuniste.

<B>Morto a 102 anni Albert Hofmann<br>scoprì Lsd e ne descrisse gli effetti</B>

Ma non è finita qua: Il Manuale da Campo 30-31 dell’esercito Usa redatto il 18/3/1970 dal gen. Westmoreland, sviluppa i concetti dell’op. CHAOS, così come le appendici FM 30-31 A e FM 30-31 B, dove si trovano descritte le operazioni False flag: “Possono esserci momenti in cui governi ospiti mostrano passività o indecisione di fronte alla sovversione comunista, e, secondo l’interpretazione dei servizi segreti Nato, non reagiscono con sufficiente efficacia (…). I servizi segreti dell’esercito Nato ( Patto Atlantico anticomunista) devono avere i mezzi per lanciare operazioni speciali che convincano i governi ospiti e l’opinione pubblica della realtà del pericolo insurrezionale. Allo scopo di raggiungere questo obiettivo, i servizi devono formare gruppi d’azione speciale tra gli elementi più radicali (…). Nel caso in cui non sia possibile infiltrare i ribelli, può essere utile strumentalizzarli per i propri fini organizzativi. Per raggiungere gli scopi descritti sopra, è utile diffondere droghe pesanti, allo scopo di annientare e manipolare le menti della massa eterogenea. Queste operazioni speciali devono rimanere rigorosamente segrete. Solamente le persone che agiscono contro l’insurrezione rivoluzionaria conosceranno il coinvolgimento dell’esercito Nato negli affari di un paese alleato”. Il 1967 segnò una significante intensificazione nell’aperta guerra culturale contro la gioventù americana. Quell’anno vide l’inizio dei concerti di massa dal vivo. Nei due anni successivi, oltre quattro milioni di giovani si recarono a quasi una dozzina di questi festival, divenendo vittime inconsapevoli del progetto Caos – Mk ultra, dalla quale poi è stata realizzata l’operazione denominata Blue Moon su larga scala, per la sperimentazione di sostanze stupefacenti. Negli anni ‘90 invece ci fu la moda e quindi la diffusione delle ‘droghe da discoteca’ (associazione di sostanze psicoattive, stimolanti e allucinogene come ecstasy, anfetamina, Ketamina) e l’allargamento del mercato della cocaina e il suo uso elitario, fino ad arrivare al consumo diffuso del crack per i poveri. Droghe allucinogene sintetiche che distruggono la mente come il PCP, l’STP e l’LSD (già pubblicizzata dai Beatles), vennero liberamente distribuite durante questi concerti. Questi milioni di partecipanti sarebbero poi tornati nei loro paesi e città per divenire i messaggeri e i promotori della nuova cultura della droga. Una canzone intitolata San Francisco, che aveva venduto qualcosa come 5 milioni di dischi, invitava la gioventù americana a recarsi a San Francisco, «with flowers in their hair» («con i fiori tra i capelli»). Esso divenne il grido di guerra di decine di migliaia di giovani che invasero San Francisco nell’estate del 1968 per unirsi al neonato movimento borghese «hippie». Alcuni di questi giovani divennero facili prede per lo psicopatico Charles Manson….

Dopo i mega concerti all’aperto, negli anni ’70 si diffusero velocemente anche in Italia le discoteche, dove la mafia si conquistò il nuovo business del divertimento di massa, che gestirà fino ai giorni d’oggi: nel gennaio 2014 ad esempio, ci sono stati 10 arresti, eseguiti nei confronti di appartenenti alla cosca Barbaro-Papalia operante nell’hinterland milanese. Il gruppo criminale, originario della Locride, forniva protezione ad alcuni locali della movida milanese attraverso una “sorta di estorsione-tangente” dal cui pagamento gli imprenditori hanno tratto anche “un cospicuo vantaggio”. Tra i “servizi” forniti quello del recupero crediti e dello spaccio. “Sono gli imprenditori a cercare i clan, non più viceversa”.

I rave party invece, nascono come alternativa alla discoteca (cultura di massa), ma il contesto sociale rimane sempre uguale: mediocre, eterogeneo e facilmente omologabile….

Sono sempre raduni di massa, organizzati spesso dai soliti borghesi ambiziosi (teorici), dove si ingrassa perfino lo sbirro infiltrato e la mafia…

La musica tekno, creata dai computer, privata dei testi, serve a egemonizzare le menti da manipolare dall’alto. In questo contesto non riesci a contraddistinguerti dalla massa mediocre, e quindi diventi un burattino in mano a menti ciniche e spietate…

Roberto Cavallaro il 7gennaio 2010 al processo per la strage di Brescia, riferì agli organi inquirenti che, nel 1972, mentre si trovava in addestramento in Francia, apprese dell’esistenza di una operazione segreta della CIA in Italia, denominata Blue Moon, con l’obiettivo della diffusione delle droghe pesanti a base di oppiacei tra i giovani delle principali città italiane e per sviluppare disgregazione sociale, con l’obiettivo di diffondere il consumo di droga negli ambienti sociali vicini all’area della contestazione studentesca. L’operazione Blue Moon “era condotta in Italia dai servizi Nato (patto atlantico anticomunista), utilizzando uomini e strutture che facevano capo alle rappresentanze ufficiali di quei paesi in Italia.”

Ma chi era Roberto Cavallaro?

Cavallaro dopo aver vissuto l’esperienza del ‘68 francese, per un qualche periodo era stato attivista sindacale, prima nella CISL (cattolici fascisti) e poi nella CISNAL. Nel 1972, per un breve periodo collaborò con l’MSI, per passare poi a posizioni più radicali, fondando (con altri) un’organizzazione di picchiatori della “Milano bene”, che aveva un certo seguito soprattutto all’università Cattolica, il Gruppo Alfa. Cavallaro fu arrestato nel 1973, per aver partecipato a quello che lui chiamava colpo dello stato, agli ordini di un “organizzazione” che tirava le fila della Rosa dei venti e di tanti altri gruppi eversivi di ogni colore, utilizzati prima di tutto come leve di provocazione (il disordine crea la necessità di riportare ordine). L'”organizzazione” Rosa dei venti era organizzata dal ‘Supersid’ e sarebbe nata contestualmente all’aborto del colpo di stato chiamato Piano Solo (fatto solo dai carabinieri nel 1964), ed avrebbe avuto una sorta di battesimo del fuoco nella controguerriglia in Alto Adige…..

Perché come diceva un vecchio brigatista, Alberto Franceschini: a 20 anni è facile cadere nelle trappole perché conosci solo metà della mela ….

Meditate mediocri meditate …..

Contro la schiavitù delle droghe pesanti e i loro ideatori: mafia, servizi segreti, fascisti, ps e cc…

 

La ragione non è la virtù delle maggioranze,

ma dell’intelligenza sviluppata attraverso l’uso della libertà

R. Mella

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

Il 7 settembre i mass media annunciano che Forza Nuova il 28 ottobre organizzerà ‘La marcia su Roma contro lo ius soli e l’immigrazione. “Una manifestazione patriottica, non filo-fascista o nostalgica”, dice quella merda esaltata di Roberto Fiore, leader di Fn, movimento di estrema destra. “Vogliamo sfilare nel centro di Roma, il ministero degli Interni sbaglierebbe a vietarla, a rispondere a un movimento di popolo, a una rivoluzione in atto, la marcia non è contro il ministro dell’Interno Minniti. Una data simbolica: 95 anni fa ci fu la marcia su Roma che portò al governo Mussolini. Ora Forza Nuova ci riprova. La marcia vìola la Costituzione antifascista…

A proposito di ambiguità: la marcia su Roma, chiamata dai fasci rivoluzione, fu una manifestazione armata organizzata dal Partito Nazionale Fascista (PNF), guidato da Benito Mussolini. Il 28/10/1922, 25.000 camicie nere si diressero sulla capitale. La manifestazione eversiva si concluse con successo quando, il 30 ottobre, il re Vittorio Emanuele III decise di incaricare Mussolini di formare un nuovo governo.

Ma chi sono quelle merde di Forza nuova?

Forza Nuova è stata fondata nel 1997 da Roberto Fiore e Massimo Morsello, capi e teorici del nazifascismo. Dal 2008 è presente con proprie sedi in tutte le regioni d’Italia. Nel periodo 2003-2006 ha collaborato col cartello di Alternativa Sociale guidato da Alessandra Mussolini, stringendo collaborazioni anche con la Casa delle Libertà. Forza Nuova si formò inizialmente all’interno della Fiamma Tricolore come un suo movimento di base, per poi iniziare l’iter che lo ha portato ad essere partito….

Roberto Fiore fu uno dei fondatori di Terza Posizione; venne condannato dalla magistratura italiana per il reato di associazione sovversiva e banda armata nel 1985. Cofondatore del movimento fu il cantautore Massimo Morsello, il quale sempre nel 1985 fu ritenuto membro dei NAR e venne anch’egli condannato per i medesimi reati. Nel 1986 grazie all’amicizia con Nick Griffin, Fiore e Morsello riescono a fondare l’agenzia Meeting Point, collegata con l’italiana Easy London (presente con 15 filiali in Italia) che conta circa 1300 appartamenti in Inghilterra, tra cui una catena di ristoranti, negozi con merce rigorosamente made in Italy, una casa discografica, un’agenzia che organizza concerti e alcune scuole di lingua (organizzate militarmente, proprio come la scuola Hyperion fondata da Duccio Berio)…. Tra il Novembre 2012 e il Novembre 2013 i frequentatori del circolo di Forza Nuova in via Lidia a Roma si sono resi responsabili di 50 o più aggressioni razziste, a danno di cittadini bengalesi, scelti come vittime, perché ritenuti dagli aggressori immigrati inermi e restii a denunce. Forza Nuova nasce come Club di ultras croati. Successivamente, un ex giardiniere del Pentagono e imbianchino della Casa Bianca, Roberto Fiore fonda il gruppo di estrema destra anche in Italia nel 1992.

Roberto Fiore e Massimo Morsello sono stati condannati per appartenenza ai Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) ma per 20 anni si sono nascosti a Londra per sfuggire alla giustizia italiana, secondo il Guardian, sono agenti del servizio segreto Mi6, l’equivalente britannico della Cia. I due sono stati condannati nel 1985 per associazione sovversiva alla fine del processo per l’attentato alla stazione di Bologna (1980) in cui persero la vita 85 persone. Secondo il Guardian, Fiore e Morsello arrivarono in Gran Bretagna dal Libano, dove erano stati reclutati nei primi anni ’80 dal Mi6. I britannici in quei momenti di guerra civile avevano disperato bisogno di informatori nelle file dei gruppi terroristici (per manovrarli) mediorientali dove agivano estremisti europei di varie tendenze. Le richieste di estradizione da parte italiana per Fiore e Morsello non furono mai esaudite né da Margaret Thacher, che pure aveva promesso una lotta senza quartiere al terrorismo, né dal suo successore John Major. I teorici del nazifascismo Fiore e Morsello, dopo i primi periodi a Londra si sono legati con un gruppo di giovani intellettuali del Fronte nazionale (Nf) britannico, e hanno dato vita a Terza posizione Internazionale nella quale Fiore è ancora coinvolto. Recentemente Fiore ha rivelato di aver riavuto il suo passaporto dal ministero degli Esteri britannico. I due neofascisti rappresentano uno dei tanti punti oscuri che hanno circondato le indagini per il processo della strage di Bologna. Il processo, ricordiamo, è terminato con la condanna all’ergastolo dei galoppini: Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.

Ma andiamo più sullo specifico: Il 26/8/1980 la Procura della Repubblica di Bologna arresta 28 militanti di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Si tratta di: Roberto Fiore e Massimo Morsello (futuri fondatori di Forza Nuova), Gabriele Adinolfi, Francesca Mambro, Elio Giallombardo, Amedeo De Francisci, Massimiliano Fachini, Roberto Rinani, Giuseppe Valerio Fioravanti, Claudio Mutti, Mario Corsi, Paolo Pizzonia, Ulderico Sica, Francesco Bianco, Alessandro Pucci, Marcello Iannilli, Paolo Signorelli, PierLuigi Scarano, Francesco Furlotti, Aldo Semerari, Guido Zappavigna, GianLuigi Napoli, Fabio De Felice, Maurizio Neri. Interrogati nelle città di Ferrara, Roma, Padova e Parma, tutti saranno scarcerati nel 1981. La sentenza definitiva della Corte di Cassazione arrivò il 23/11/1995 e vennero condannati all’ergastolo, quali esecutori dell’attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. L’ex capo della P2 Licio Gelli, l’ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini. Il 9 giugno 2000 la Corte d’Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: 9 anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e 4 anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. In un’altra sentenza, pronunciata nel 2004, vennero descritti fatti e documenti che provavano come nell’ambiente del terrorismo di destra si conoscesse già prima del 2 agosto il progetto dell’attentato. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007. Ma non è finita qua: il 27/6/1980, 35 giorni prima della strage della stazione, sempre dal capoluogo emiliano era partito l’aereo DC9 Itavia per Palermo, misteriosamente abbattuto al largo di Ustica provocando la morte di 81 persone. Nonostante le versioni ufficiali abbiano mantenuto separati i due episodi, esiste tuttavia, secondo alcuni, la possibilità che servizi segreti come CIA e Mossad abbiano meccanizzato l’episodio di Bologna al fine di mettere sotto pressione il governo italiano e il suo filoarabismo ben espresso dal “lodo Moro”, in quanto considerato controproducente agli interessi atlantici. Da qui la protezione del colonnello Gheddafi nell’attacco subìto nei cieli di Ustica il 27 giugno di quella stessa estate….

I mass media hanno annunciato che Roberto Fiore, dal 1° settembre è alla ricerca ufficiale di tre precise tipologie di cittadini disposte a partecipare a “passeggiate (ronde) della sicurezza da svolgersi in tutte le città italiane. Tassisti, tifosi di calcio e pugili cercasi per ronde in tutte le città italiane. Insomma cercano picchiatori senza cervello (bassa manovalanza della politica) per fare i lavori sporchi …..

Ma andiamo ad analizzare quando nascono i gruppi extraparlamentari di estrema destra e i loro intrighi per detenere il potere politico economico, militare

Il partito da cui hanno origine tutti i gruppi extraparlamentari di destra attivi negli anni ‘70 è il Movimento Sociale Italiano (MSI), da cui si distaccano Fronte Universitario d’Azione, Centro Studi Ordine Nuovo e Fronte Nazionale. Fondato a Roma nel 1950 da giovani universitari aderenti alle sezioni giovanili del MSI, il Fronte Universitario d’Azione Nazionale (FUAN) è un movimento politico studentesco; spesso in contrasto con la linea ufficiale di partito, agli inizi degli anni ‘70 se ne allontana, assumendo posizioni più radicali ed extraparlamentari. È questo il caso della sezione romana (detta FUAN Caravella), il cui presidente, Giulio Caradonna, nella “battaglia di Valle Giulia” del 1968, guida l’assalto alla facoltà di lettere occupata. Nel 1956, l’elezione a segretario del MSI di Arturo Michelini, sostenitore di una politica orientata verso alleanze col Partito Nazionale Monarchico e la Democrazia Cristiana, è la causa scatenante del distacco dal partito della frazione più radicale, guidata da Pino Rauti. Nasce così il Centro Studi Ordine Nuovo, movimento culturale di estrema destra. Col cambio di vertice del MSI, che nel 1969 elegge segretario Giorgio Almirante, Rauti scioglie il Centro studi per rientrare nel partito, creando così un’ulteriore scissione.

Rauti sotto la guida di Clemente Graziani fonda il Movimento Politico Ordine Nuovo, che sarà spesso collegato alle organizzazioni armate di destra e verrà sospettato di aver avuto un ruolo negli avvenimenti della “strategia della tensione”. Nel 1973, infatti, 30 dei suoi dirigenti vengono condannati per ricostituzione del Partito Nazionale Fascista e viene decretato lo scioglimento dell’organizzazione….

Molti dei suoi membri, inoltre, anni più tardi verranno indagati per terrorismo, primo fra tutti Pierluigi Concutelli, condannato nel 1976 per l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio. Sempre dal Centro Studi Ordine Nuovo si distacca, nel 1960, anche Avanguardia Nazionale, organizzazione politica nazional-rivoluzionaria di estrema destra fondata da Stefano delle Chiaie, che riunisce gli aderenti insoddisfatti della politica di Rauti. Il movimento sarà sciolto nel 1965, ma nel ‘70, in concomitanza col rientro parziale di Ordine Nuovo nel MSI, verrà ricostituito, soprattutto a seguito della partecipazione in blocco degli ex membri alle rivolte studentesche sessantottine. Avanguardia Nazionale teorizzava ipotesi golpistiche e negli anni ‘90 viene infatti indagato per la Strage di Gioia Tauro, per la quale tutti gli accusati sono stati scagionati (impuniti). Ultimo a distaccarsi dal MSI, nel 1968, è l’ex comandante della X Flottiglia Mas, militante della Repubblica di Salò, Junio Valerio Borghese, che fonda il movimento Fronte Nazionale. È sotto questa sigla che il “principe nero” organizza, la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, un colpo di stato (noto appunto come Golpe Borghese). Il (tentato) golpe prevedeva l’occupazione del Ministero dell’Interno, del Ministero della Difesa, delle sedi RAI e dei mezzi di telecomunicazione (radio e telefoni), la deportazione degli oppositori presenti nel Parlamento, il rapimento del capo dello stato Giuseppe Saragat

Ma chi era Aldo Semerari?

Nasce in Puglia nel 1923. Negli anni ‘70, parallelamente alla sua attività medico-forense, ricoprì un ruolo di cerniera tra formazioni dell’eversione di destra, degli ambienti della criminalità organizzata e di frange estremiste degli apparati di sicurezza, con l’obiettivo di far compiere atti di violenza, strumentali all’eversione e alla destabilizzazione dell’ordine democratico (strategia della tensione). Professore ordinario di medicina criminologica all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Semerari era solito dormire su un letto in metallo nero, sormontato da una bandiera con la svastica e protetto dai suoi dobermann, cui impartiva solo ordini in tedesco. Fin dai primi anni ‘50 fu un convintissimo militante della corrente stalinista del Partito Comunista Italiano prima di convertirsi d’improvviso, a partire dai primi anni ‘60, alla destra post-fascista, suggestionato dall’universo dei movimenti politici extraparlamentari come il Movimento Rivoluzionario Popolare, Ordine nuovo e Costruiamo l’azione, l’organizzazione d’ispirazione neofascista nata da un’idea dell’ideologo Paolo Signorelli e di cui Semerari diviene uno dei principali artefici. Semerari era un collaboratore del Sismi, il servizio segreto d’informazione militare, infatti Semerari (sopranominato il Professore nero), grazie alle raccomandazioni del Gran maestro Gamberini, si iscrisse poi alla Loggia P2 (loggia massonica segreta formata da alti gradi militari delle forze armate). Nel 1978, organizzò anche una serie di riunioni politiche nella villa del professor Fabio De Felice a Poggio Catino, con alcuni componenti della banda della Magliana a cui Semerari illustrò la sua strategia eversiva basata sulla collaborazione fattiva tra estremismo di destra e malavita comune: bombe e attentati ad obbiettivi precisi in cambio di perizie e consulenze tecniche al fine di ammorbidire le sentenze in caso di arresti e detenzioni. Semerari, grazie alle sue conoscenze altolocate, custodiva molte informazioni legate agli anni di piombo e della strategia della tensione, segreti che, se rivelati, avrebbero avuto effetti quantomeno devastanti per la repubblica democristiana cattosinistroide….

Il 1 aprile 1982, Aldo Semerari lo trovarono morto su una Fiat 128, parcheggiata proprio di fronte all’abitazione del camorrista Vincenzo Casillo, «braccio destro» del boss Raffaele Cutolo.

Ucciso dalla camorra per il suo doppio gioco e per le alleanze coi servizi segreti…

Dalla sua parte, per il suo ricettario, passarono un po’ tutti. Da Luciano Liggio alle agguerrite batterie della Banda della Magliana di Nicolino Selis, Franco Giuseppucci “il Fornaretto”, Marcello Colafigli. Da Alessandro D’Ortenzi “zanzarone”, al clan dei Marsigliesi fino al boia di Albenga, Luciano Luberti. Fior di mafiosi al suo cospetto diventavano agnelli. Lui studiava e poi sentenziava: matto. Per un insano di mente non c’è posto in galera. Bussarono al suo studio romano camorristi e mafiosi pagandolo profumatamente per i suoi servizi. C’erano anche i “neri” come Paolo Signorelli o Fabio De Felice teorici, come il professore, di una comune prospettiva rivoluzionaria per camicie nere e bolscevichi. Passò per le sue mani anche un giovane Pier Paolo Pasolini e Semerari fu utile a bollarlo (discriminarlo) come un omosessuale. Precedente necessario per la messinscena dell’Idroscalo. Aldo Semerari ha ricoperto lo stesso ruolo che ebbe Corrado Simioni e Giovanni Senzani coi gruppi extraparlamentari di estrema sinistra. Teniamo presente che Senzani era un Criminologo e docente e fu consulente del ministero di Grazia e Giustizia (ecco l’ambiguità) ed ebbe incarichi universitari a Firenze e Siena dove fece proselitismo…..

La vita di Aldo Semerari, le vicende legate alla sua scomparsa e il processo per il suo omicidio sono stati approfonditi da Corrado De Rosa nel libro “La mente nera“.

la mente nera recensione

Il 28/10/2015 Duccio Berio viene ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta. L’uomo fondatore della scuola Hyperion ha detto che il suo gruppo si dedicava alla vita comunitaria e si teneva ben lontano da quelli che avevano scelto la lotta armata. Non c’entra niente col caso Moro e tutto il resto, non aveva neanche sedi a Roma (Hyperion: scuole fondate a Roma nel 1978) via Nicotera e viale Angelico, lui personalmente non ha mai conosciuto Tony Negri, né Franco Piperno. Scalzone sì. “Mio padre del Mossad come dice Alberto Franceschini? Se lo è inventato, era piuttosto un massone: 33° grado” (P2). La scuola di lingue Hyperion è stata fondata a Parigi nel 1976 da Duccio Berio, Vanni Mulinaris e Corrado Simioni. Berio davanti alla commissione si è dimostrato molto disponibile a rispondere alle domande e ha voluto apparire come un uomo lontano dalla politica e dalla militanza, impegnato nella attività ricreative del suo gruppo, che si finanziava facendo pulizie nelle case e alla sua professione di rappresentante nell’industria della gomma. Eppure l’audizione è stata più importante di quanto lasciano apparire le spiegazioni minimaliste di Berio: ad esempio, è interessante un suo lontano ricordo, quando venne avvicinato da un agente del Sid (“un certo Ballini”) che gli propose, già nel 1972, di fare l’infiltrato (per manovrarle) all’interno delle Br che andavano organizzandosi….

Ma quando la commissione chiese a Duccio Berio se conosceva Giovanni Senzani lui rispose: “Giovanni Senzani? Mi pare fosse un estremista di destra”. Il senatore Gotor ha chiesto assicurazioni sulla verbalizzazione di quelle parole….

senzani

Durante gli anni ‘70 molti teorici borghesi dell’estrema sinistra italiana, trovarono rifugio in Francia, ricevendo il riconoscimento di rifugiati politici. Il riconoscimento di questo status da parte delle autorità francesi, di fatto, li sottraeva dalle indagini e bloccava ogni richiesta di estradizione. Secondo le dichiarazioni del brigatista Alberto Franceschini nella sua audizione in Commissione, i tre fondatori di Hyperion erano in contraddizione con l’impostazione dei leader storici delle Brigate Rosse, in quanto il gruppo della scuola parigina (soprannominato “Superclan”, ovvero “superclandestino”) è apparso subito molto ambiguo e si divisero (dopo l’attentato in Grecia del 2/9/1970 organizzato dal Superclan, dove morì la zia di Carlo Giuliani. Carlo Giuliani Ricordiamo è stato ucciso da uno sbirro che gli ha sparato una pallottola in testa, durante le cariche repressive del G8 di Genova nel 2001. I vertici di Hyperion avrebbero mantenuto un legame speciale, invece, con Moretti che faceva parte anche lui del Superclan. Questo legame si sarebbe rafforzato nel 1974, dopo la cattura dei capi brigatisti Curcio e Franceschini, a seguito della quale Moretti rimase l’unico tra i capi storici brigatisti in libertà.

Hyperion in realtà era un punto d’incontro tra i servizi segreti di Yalta (guerra fredda), necessario nella logica di conservazione degli equilibri derivanti dagli accordi di Yalta. All’interno dei servizi segreti di Yalta, facevano parte però anche gli Stati Uniti (Franklin Delano Roosevelt) e il Regno Unito (Winston Churchill) che facevano parte anche della Nato anticomunista (ecco l’enigma)…. Proprio la politica di apertura al PCI attuata da Moro, poteva considerarsi una minaccia per gli equilibri del patto Atlantico anticomunista…..

Il Superclan (super-clandestini) fu un’organizzazione terroristica clandestina costituitasi ad opera di Corrado Simioni e dai nuclei di Sinistra Proletaria (progenitrice delle Br) tra il 1970 e il ‘71. La rottura tra Simioni e Sinistra Proletaria avrebbe dato vita a due fazioni: alle Brigate Rosse (ad opera di Renato Curcio, Mara Cagol ed Alberto Franceschini) e dall’altra parte invece il Superclan da parte di Corrado Simioni, Vanni Mulinaris, Duccio Berio ed altri. Gli stessi componenti del Superclan sarebbero tra i nuclei direttivi ed operativi della scuola di lingue Hyperion di Parigi che in realtà era un centro di coordinamento e di influenza di gruppi rivoluzionari di sinistra europei e medio-orientali infiltrati (per essere manovrati) dai servizi segreti occidentali….

La storia è dura e cruda e non dà spazio alla filosofia, ma bisogna avere il coraggio di affrontarla, per evitare che i giovani di oggi che credono ancora nella lotta di classe e nell’eliminazione delle ingiustizie sociali, non cadano nel solito tranello geopolitico militare pianificato dai servizi segreti, attraverso le infiltrazioni nei gruppi extraparlamentari, per evitargli di affrontare le tante contraddizioni avvenute anche negli anni ‘70 durante la lotta di classe…

 

 

Tutti i governi, sedicenti lavoratori, promisero di smantellare le fortezze erette dalla tirannia per tenere in soggezione il popolo; ma, una volta insediati, lungi dallo smantellarle, le fortificarono, per continuare a servirsene contro il popolo.

C. Cafiero

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

 

I prezzi dei biglietti ferrotranviari, senza soffermarci sulla qualità del servizio, sono troppo alti, in un Paese col 10% di disoccupati e sempre più famiglie sotto la soglia della povertà. Eppure per cercare lavoro ci si deve spostare, a volte non basta la bici. Può capitare che non si abbia nemmeno i soldi del biglietto, e qui lesto, interviene il controllore, l’essere senza cuore e con poco cervello, il cui scopo è di scovare il furfante e, senza sentir ragioni, multarlo salatamente o interrompere prepotentemente il suo viaggio.

Non è certo così che saneranno i debiti accumulati in decenni di appalti truccati nel settore dei trasporti pubblici…

Il 24 luglio c’è stato uno sciopero di quattro ore (dalle 9 alle 13) dei dipendenti Trenord per chiedere più sicurezza sui treni e nelle stazioni. Tutto dopo il presunto accoltellamento alla mano di un controllore avvenuto il 19 luglio, che ha dato il via (logica militare) al business del terrorismo psicologico, quindi alla prassi che prevede più sicurezza: tornelli nelle stazioni, telecamere a bordo treno e presenza di militari, queste sono state le richieste proposte dai sindacati (corrotti e venduti), durante il tavolo organizzato anche dagli apparati militari (magna magna) in prefettura. I sindacati rappresentanti delle forze del disordine erano: Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl, Faisa Cisal, Fast e Orsa. Alla riunione erano presenti anche il presidente della Regione, Roberto Maroni, e la presidente di Trenord, Cinzia Farise’

 

A proposito di fascismo e ignoranza    

Il 27 di luglio invece, i mass media hanno pubblicato l’articolo dove il procuratore della Repubblica di Lodi Domenico Chiaro dichiara che il capotreno che mercoledì 19 luglio aveva denunciato di essere stato accoltellato da un uomo di colore sul Regionale Trenord delle 7 da Piacenza a Milano Greco Pirelli, si era inventato tutto. L’uomo è stato accusato di calunnia e simulazione di reato. Il capotreno si sarebbe giustificato spiegando di aver indicato come suo aggressore un ghanese di 25 anni col quale aveva avuto un alterco il giorno prima. Per questo, ha simulato l’aggressione dando la colpa all’africano, ma la procura sta cercando riscontri a questo alterco che potrebbe non essere mai accaduto. Lo psicopatico fascista Davide Feltri, il 45enne controllore ha ammesso durante l’interrogatorio di essersi accoltellato da solo

Risultati immagini per Davide Feltri il 45enne controllore

Ad aumentare le disuguaglianze e a creare la guerra tra poveri contro altri poveri, a Bolzano il 1 agosto, si è messa anche la Caritas, sostituendo tutti i cassonetti per gli indumenti usati, con nuovi contenitori. I nuovi cassonetti, sono dotati di un dispositivo che rende impossibile rubare i vestiti. In questo modo la Caritas, che specula anche sui vestiti usati dati per i poveri (i quali, per il potere cattolico, da secoli sono sempre stati utenti, su cui speculare, nascondendo tutto dietro la pietà cattolica, fino ad ingrassarsi talmente tanto da dover costituire la banca mondiale del Vaticano, lo Ior (vedi: Crac Ambrosiano)…. Invece di vergognarsi, esibiscono la loro arroganza investendo sui cassonetti, prendendosela con la povera gente che non può più comprarsi nemmeno i vestiti, infatti non è la prima volta che qualche zingarella muore ghigliottinata da questi cassonetti killer ….

Il paradosso e l’ipocrisia borghese cattofascista non vorrebbe che la povera gente si organizzi e riesca sempre a “strolicare” qualcosa per sopravvivere senza fermarsi mai, viaggiando su treni obsoleti, dove i dirigenti massoni non investono più, i fondi pubblici sono stati dirottati verso i treni superlussuosi e supercostosi della Tav, devastando inutilmente intere valli e pianure. Si viaggia senza soldi, scontrandoci spesso con la repressione violenta e fascista dei controllori (ancora prima del 19 luglio scorso, c’erano sui vagoni, i guardiani bastardi della regione Lombardia con tanto di pistola e cartellino), pagati per rompere i coglioni a chi se la passa (economicamente) peggio di loro, in condizioni dove la filosofia non è contemplata, non è accessibile….

 

Maroni, Maroni, hai rotto i coglioni!! diceva uno slogan, già 20 anni fa!

Roberto Maroni da giovane, ha militato in un gruppo marxista-leninista di Varese e nel movimento extraparlamentare d’estrema sinistra Democrazia Proletaria…

Prima di fare carriera politica, lavorava nell’ufficio legale del Banco Ambrosiano guidato da Roberto Calvi, poi è diventato manager legale della multinazionale statunitense Avon cosmetici e consulente per la Mythos. Nel 1994/’95 diventa ministro dell’Interno nel I governo del P2 Berlusconi.

Proprio in quel periodo fu accusato di aver firmato il decreto Biondi per l’abolizione della custodia cautelare, che ha suscitato numerose polemiche perché è servita a far uscire di prigione i corrotti di Tangentopoli e a proteggere certe categorie economiche privilegiate (massomafia)….

Il decreto fu firmato da Maroni stesso, oltre che dal Ministro di grazia e giustizia Alfredo Biondi.

Il 12/8/1996 sempre Maroni il pulitino, è stato imputato a Verona come capo delle camicie verdi, insieme ad altri 44 leghisti, con le accuse di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello stato e creazione di strutture paramilitari occulte. Ma i primi due reati sono stati ampiamente ridimensionati dalla Legge 24 febbraio 2006, n. 85 varata dal centrodestra allo scadere della legislatura. Restava in piedi solo il terzo, ma anche da questo Maroni ottiene il non luogo a procedere nel dicembre 2009, e comunque il divieto di associazioni di carattere militare previsto dal Decreto Legislativo 14 febbraio 1948, n. 43 è stato poi abrogato dal Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (art. 2268, c. 1, punto 297).

Il 7 maggio 2008 il P2 Silvio Berlusconi gli riaffida l’incarico di Ministro dell’interno. La sua proposta di prendere le impronte digitali a chi non fosse in grado di documentare la propria identità, con particolare attenzione ai bambini rom, viene definita come un atto xenofobo e razzista, che costringe i bambini a pagare la condizione di miseria sociale e culturale imposte dall’alto ….

Maroni ha avuto anche delle onorificenze massoniche (umma umma): il 3 ottobre 2008 è diventato Cavaliere dell’Ordine Piano e il 16 ottobre 2015 è diventato Cavaliere dell’Ordine di San Giorgio (Casa Imperiale d’Austria)…

Ricordiamoci che i fasci sono stati usati come paramilitari, pagati dai servizi segreti per eseguire le stragi di stato avvenute negli anni ‘60/’70 (12/12/1969 strage di PIAZZA FONTANA, 22/7/1970 strage di GIOIA TAURO, PIAZZA DELLA LOGGIA, 28/5/1974, L’ITALICUS 4/8/1974, LA STRAGE ALLA STAZIONE di Bologna 2/8/1980, ecc…), stragi gestite e organizzate dalle forze militari (Gladio: Nuclei clandestini dello stato) i quali pianificarono e attuarono in Italia il piano militare atlantico della strategia della tensione…..

Non è che vogliono ricreare lo stesso clima di terrorismo psicologico di allora, per imporci un governo conservatore, liberale, democristiano, cattofascista, centro destra, dittatura militare? Esattamente come hanno fatto negli anni ‘70 coi vari colpi di stato (Piano Solo 1964, Golpe Borghese 1970, Colpo di stato Rosa dei Venti 1973, Golpe bianco 1974) ….

Piani militari Atlantici portati avanti anche con la complicità di Yalta!! Servizi segreti italiani ed internazionali che con la complicità di strutture armate occulte e della destra estrema e golpista, formata da lobby segrete e da gruppi di dominio corrotti e centrali economiche preoccupate del cambiamento sociale (le contestazioni per i propri diritti degli operai e degli studenti, figli di operai) ….

Ricordiamoci innanzitutto che cosa era la Strategia della tensione (terrorismo psicologico)!!

La strategia della tensione fu programmata al convegno organizzato dal 3 al 5 maggio 1965 all’Istituto di studi militari Alberto Pollio a Roma all’hotel Parco dei Principi. Al convegno si riunirono personaggi ambigui come Ivan Matteo lombardo, ex-ministro socialdemocratico del governo nato dalle elezioni del 1948 e Ciano Accame, redattore del settimanale neofascista ‘Il borghese’ e responsabile del movimento pacciardiano (partigiani bianchi) ‘Nuova Repubblica’, assieme agli altri che famosi diverranno di lì a pochi anni. Tra questi Guido Giannettini, Stefano delle Chiaie e Mario Merlino fascista infiltrato e fondatore del circolo 22 marzo di Roma. II tema di dibattito dell’istituto ‘Pollio’ finanziato dai servizi segreti tramite il generale Viaggiani, capo del Sifar, non era per nulla rassicurante: la guerra controrivoluzionaria (nascita di Gladio e dei suoi Nuclei clandestini dello stato)….

Chi controlla il controllore? Diceva Shakespeare !!!!

 

 

La libertà che noi vogliamo,

per noi e per gli altri, non è la libertà assoluta,

astratta, metafisica, che in pratica si traduce

fatalmente in oppressione del debole;

ma è la libertà reale, la libertà possibile,

che è la comunanza cosciente degli interessi,

la solidarietà volontaria.

E. Malatesta

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

Lionetti, da Venezia a Torino: ecco chi è il nuovo capo della digos

Il 4 agosto la digos di Torino ha eseguito 7 misure di custodia cautelare: 5 arresti e 2 divieti di dimora contro gli squatter anarchici, con l’accusa che lo scorso 6 aprile dopo una accesa discussione verbale, avrebbero aggredito alcuni agenti. Quel giorno invece, a usare la violenza e le umiliazioni furono alcuni agenti del commissariato Dora Vanchiglia, i quali con la sopraffazione della violenza e le umiliazioni, cercano di sottomettere gli abitanti del quartiere. Una repressione cinica che risale ancora al periodo di Sole e Baleno (uccisi dalla repressione fascista dello stato), la stessa violenza repressiva portata avanti già allora da quel mafioso, esoso del Pm Rinaudo. Ma per capire meglio chi è Rinaudo vi consigliamo di andare a vedere l’inchiesta pubblicata sul sito del movimento No Tav che mette in luce il fitto intreccio (da sempre denunciato dagli stessi No Tav) che lega Rinaudo alle mafie imprenditoriali assetate dei profitti per la costruzione dell’alta velocità in Val Susa e, più in generale, a tutto il “sistema grandi-opere” che in Italia conta una serie di tanto famosi quanto infelici esempi. http://www.notav.info/senza-categoria/strane-amicizie-del-pm-rinaudo/…..

Il giorno prima degli arresti degli squatter anarchici di Torino, c’è stato l’arresto a Firenze di altri 8 squatter (Gli squatter sono giovani molto spesso laureati che subiscono il risultato della nuova riforma del lavoro ‘no future’ e che occupano case vecchie e abbandonate per abitarle, si ribella al sistema che li vuole ignoranti e mansueti), incolpati di aver lanciato una bomba carta contro la caserma fascista dei carabinieri di Rovezzano (Firenze) a capodanno dove si ferì lievemente anche uno sbirro. Cinque sono i fermati per l’episodio dell’1 gennaio in cui una bomba carta scoppiò anche alla libreria di casapound ‘Il Bargello’……

Ma qui in Italia siamo mediocri e bigotti, nella Storia anche traditori (i partigiani bianchi alla fine della resistenza sono andati a difendere il patto Atlantico), non ci ricordiamo mai della storia passata e recente, così rimaniamo ad osservare passivi, perché non abbiamo le capacità di analizzare gli eventi sociali e non ci preoccupiamo troppo per la ricostruzione di queste associazioni fasciste istituzionalizzate e anticostituzionali, finalizzate all’incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi economici, razziali, etnici o religiosi.…

Ieri ad esempio (4 agosto) sui giornali è apparsa la notizia che il pm Piero Basilone, in accordo col responsabile del pool antiterrorismo e antieversione Alberto Nobili, ha chiesto l’archiviazione della posizione di 10 militanti di Lealtà e Azione e di CasaPound, tra cui il leader Gianluca Iannone, indagati per manifestazione fascista e manifestazione non autorizzata, avvenuta il 29 aprile al Campo X nel cimitero di Musocco (Milano) in cui sono stati fatti saluti romani da circa un migliaio di esponenti di estrema destra schierati accanto alle tombe dei caduti della Repubblica di Salò non è affiorato l’intento “di raccogliere adesioni ad un progetto di ricostruzione del disciolto partito fascista” bensì una “finalità meramente commemorativa”. Del ventennio fascista però ….

Ricordiamo agli Italiani mediocri, che l’apologia del fascismo è un reato previsto dall’art. 4 della legge 20 giugno 1952, n. 645 (contenente “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale [comma primo] della Costituzione”), anche detta Legge Scelba. La legge n. 645/1952 sanziona chiunque promuova od organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche.

Un’altra notizia sempre del 3 agosto è quella che alla Gallerie degli Uffizi di Firenze si è celebrata anche quest’anno la ‘notte della memoria’ per ricordare la notte tra il 3 e 4 agosto del 1944 quando i ponti sull’Arno e edifici del centro medievale (torri, case, botteghe) vennero minati e rasi al suolo dalle truppe tedesche in ritirata. …..

Insomma: brutti tempi!! E gli sbirri stanno cercando un capro espiatorio da incolpare per nascondere i loro piani geopolitici perversi, come successe anche negli anni ‘70 (Piano militare della strategia della tensione, fatto di colpi di stato militari e stragi di civili) che attuarono contro le proteste di operai e studenti che manifestavano per la giustizia sociale e per far cessare le guerre coloniali. Pinelli prima di essere ucciso disse che la Strage di piazza Fontana era stata fatta dallo stato e dai suoi servizi segreti per incolpare gli anarchici ecco perché fu ucciso e buttato dalla finestra, perché allora il piano militare della strategia della tensione era Top secret…. Pinelli puntualizzò anche che un anarchico non poteva aver fatto una strage di civili, perché un anarchico non uccide gli innocenti, non spara nel mucchio come propone la cultura e la logica militare, quelle sono tattiche militari. “Anarchia non vuol dire bombe, ma eguaglianza nella libertà”. Ma torniamo indietro nel tempo: Pinelli dopo la strage di piazza Fontana, viene arrestato insieme ad altri. Pinelli rimase sequestrato dalle forze del disordine per tre giorni, più di 48 ore, un fermo illegale in quanto non convalidato dal magistrato…..

In questura il compagno Pinelli viene umiliato e torturato per tre giorni dagli sbirri (la stessa violenza che ancora oggi usano); per 3 giorni il P2 Antonino Allegra capo dell’ufficio politico della Questura di Milano (digos) interroga Pinelli insieme al suo leccaculo commissario Luigi Calabresi e i suoi scagnozzi (soldatini con il cervello atrofizzato perché abituati solo ad obbedire), quattro sottufficiali della polizia in forza all’Ufficio Politico, gli agenti Vito Panessa, Giuseppe Caracuta, Carlo Mainardi, Pietro Mucilli, ed un ufficiale dei carabinieri (in realtà era un agente del Sisdi), tenente Savino Lograno. Giuseppe Pinelli dopo 3 giorni di torture precipitò dal quarto piano della questura di Milano pochi minuti dopo la mezzanotte del 15 dicembre 1969. Il questore Marcello Guida dichiarò ai mass media che la morte di Pinelli fu un suicidio. La pietra tombale sulla morte di Pinelli fu posta nell’ottobre 1975 da quel venduto e ipocrita del giudice istruttore Gerardo D’Ambrosio, con la sua famosa sentenza di proscioglimento, unica nella giurisprudenza italiana, dichiarò che non si trattò né di omicidio né di suicidio. Il 15 dicembre Pinelli sarebbe morto ucciso, fu gettato dalla finestra dagli sbirri e dai servizi segreti del Sismi, perché non doveva trapelare che la strage sarebbe stato l’inizio della strategia della tensione atlantica, organizzata dai servizi segreti e dai fasci, i loro soldatini i loro cani da guardia senza cervello. La strage di Piazza Fontana era l’inizio della strategia della tensione, un piano militare perverso (tanti miliardi di euro che ogni anno sprecano, ancora oggi, per fare guerre di potere economico geopolitico), con una strategia terroristica di cui i servizi segreti erano gli artefici, e i fasci gli esecutori. Ma allora i terroristi erano loro!!!! gli sbirri e i loro soldatini leccaculo, ma nel 1969 era ancora top secret (strategia della tensione, documenti desecretati negli anni ‘90 dalla commissione stragi). I giudizi e le accuse (trappole) che coinvolsero Pinelli, sono da subito ritenute in contrasto con le sentenze giudiziarie, che hanno invece affermato l’innocenza di Pinelli già alla fine degli anni ’70, attribuendo la strage al gruppo neofascista Ordine Nuovo, dove alcuni di essi soprattutto i capi soldati e collaboratori dei servizi segreti, i pentiti di ON Carlo Digilio e Maurizio Siciliano, indicarono nell’ordinovista Delfo Zorzi, con alcuni complici, il vero esecutore materiale della strage; tuttavia non furono creduti e Zorzi verrà assolto….

Flash mob a Termini

Oggi i tempi sono duri, qua si sta tornando alla sopravvivenza, il 70% delle persone è o sta andando in miseria, compresa la piccola e media borghesia, così ce li troviamo in mezzo ai coglioni, questi altezzosi spregiudicati. Sembra di essere ritornati ai tempi di mussolini, dove i poveri si facevano la guerra tra di loro, perché alla fame. Quei poveri che allora erano ancora analfabeti, non avevano nessun accesso alla cultura. Gli stessi poveri che poi votarono mussolini perché costruì le case popolari, un business che ricorda le più recenti ‘casette di berlusconi’, fatte con materiale scadente e con soldi pubblici, ma questo alla povera gente non glielo avevano detto. Stiamo tornando al periodo fascista quando comandava quello psicopatico di Mussolini che per nascondere la crisi economica incentiva le guerre di religione (come successe nel 1100), con l’eccidio degli ebrei e degli zingari. Teniamo presente che la maggior parte delle persone uccise nelle camere a gas era povera gente, l’alta borghesia avendo i soldi era scappata all’estero.

Sono brutti tempi se si pensa che ci stanno ancora rifilando la destra conservatrice al parlamento, alle elezioni comunali di giugno di quest’anno (dove si dividono il potere la destra e la sinistra), ha vinto la destra che passa da 6 a 17 capoluoghi: Frosinone, Alessandria, Asti, Como, Lodi, Monza, Verona, Genova, La Spezia, Piacenza, Pistoia, Rieti, L’Aquila, Catanzaro, Oristano, Gorizia, Mantova. Alle Elezioni amministrative italiane del 2017 Casapound ottiene una media nazionale del 2%, e in particolare entra nei consigli comunali, con un seggio, a Lucca con il 4,92% (in una lista che complessivamente ha raggiunto il 7,84%) e a Todi con il 4,81% dei consensi. Casapound, una associazione anticostituzionale, entra in politica, non è di buon auspicio, visto che è un movimento fascista extraparlamentare che come i nuclei clandestini dello stato nati nel 1966, sono stati pagati ed addestrati per destabilizzare la politica di sinistra, e a infiltrarsi nei movimenti sia anarchici che di sinistra extraparlamentare…

Ma facciamo un po di storia: Casapound si costituì nel giugno 2008 come associazione di promozione sociale (no profit). La crescita di CasaPound si instaura soprattutto in quel periodo di forte crisi economica attraversato dall’Italia. CasaPound si pubblicizza rappresentandosi come un movimento con una diversa interpretazione del fascismo volta a superare la dicotomia destra-sinistra (omologazione – infiltrazioni)… Il 26/12/2003 nel rione Esquilino di Roma i fasci di CasaPound occupano il primo centro sociale di ispirazione fascista. Un gruppo di giovani facente riferimento all’area ONC/OSA (acronimo di “Occupazioni Non Conformi e Occupazioni a Scopo Abitativo”) e provenienti dall’esperienza precedente di CasaMontag alle porte di Roma. L’edificio, un ex-palazzo governativo al nº 8 di via Napoleone III, è diventato in seguito la sede nazionale del movimento e dell’associazione CasaPound Italia. Nel 2006 CasaPound si dotò di una sua organizzazione studentesca, denominata Blocco Studentesco e inoltre decise di entrare nel partito Movimento Sociale – Fiamma Tricolore. Nel 2011 fonda anche una associazione (prendono i soldi dai comuni) di Protezione Civile nota come ‘La Salamandra’. Alle Elezioni amministrative italiane del 2015, CasaPound riesce a far eleggere per la prima volta un consigliere con una propria lista in un comune capoluogo di provincia (Bolzano). Alle successive Elezioni amministrative italiane del 2016 CasaPound aumenta i consensi a Roma, Bolzano (6,70% e tre consiglieri eletti) e Latina, avendo inoltre propri esponenti eletti come consiglieri di maggioranza in comuni capoluogo (Grosseto e Isernia). Annualmente CasaPound Italia (l’associazione anticostituzionale) organizza una festa nazionale chiamata Direzione Rivoluzione che prevede una serie di dibattiti politico-culturali con la partecipazione di politici, giornalisti e scrittori con concerti. Inizialmente si teneva a Roma, presso lo spazio occupato dal movimento chiamato Area19, successivamente è diventata itinerante svolgendosi ogni anno in una regione diversa. Una caratteristica di questo movimento, sarebbe quello di voler proporre una diversa interpretazione del fascismo volta a superare la dicotomia destra-sinistra le stesse cose che dicono quelli come il FUAN-Caravella del 1968 e il successivo movimento Terza Posizione, tra i cui fondatori vi era Gabriele Adinolfi, in seguito vicino a CasaPound. Non è che casa Pound prende il posto (feci) dei Nar? ma per approfondire l’analisi vi consigliamo di andare a rivedere una nostra analisi recente:

12/12/1969: terrorista è lo stato

Sono le false sembianze di amministratore

della cosa pubblica, di difensore della legge,

di protettore dell’ordine, lo stato non è invece

che il gendarme proposto alla sorveglianza

di istituzioni stabilite per mezzo della violenza,

sistematicamente organizzata.

S. Faure

 

Solidarietà agli squatter anarchici di Torino e di Firenze colpiti dalla repressione fascista – sbirresca ….

 

Pinelli vive e lotta insieme a noi.

Le nostre idee non cambieranno mai!

 

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Rsp (individualità Anarchiche)

 

Gabrielli sul G8 di Genova: ammissione di responsabilità piena di omissioni…

Da sin. Alessandro Pansa, Franco Gabrielli, Angelino Alfano

19 luglio 2017

Il capo della polizia, Franco Gabrielli dopo dieci anni dalla sua instaurazione come prefetto e dopo le sentenze di condanna definitive per la Diaz e Bolzaneto, fa delle dichiarazioni ai mass media su quello che è successo al G8 di Genova del 2001 e sulla morte di Carlo Giuliani. Franco Gabrielli viene nominato prefetto il 16/12/2006 ed è stato direttore del SISDE (nel 1990 furono indagati i vertici dei servizi segreti per appartenenza alla loggia massonica P2) , il servizio segreto civile italiano da quella data a ottobre 2007, quando l’agenzia è stata sostituita dall’AISI, che ha continuato a guidare fino al 15/6/2008. Nell’anno accademico 2008-2009 è stato docente di Analisi criminale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università dell’Aquila (terrorismo psicologico). In una lunga intervista ai mass media dichiara: “A Genova morì un ragazzo. Ed era la prima volta dopo gli anni della notte della Repubblica che si tornava ad essere uccisi in piazza. A Genova, un’infinità di persone, incolpevoli, subirono violenze fisiche e psicologiche che hanno segnato le loro vite. Se fossi stato Gianni De Gennaro mi sarei assunto le mie responsabilità senza se e senza ma. Mi sarei dimesso. Per il bene della Polizia. Per il G8 di Genova (continua Gabrielli) abbiamo assistito a condanne esemplari per la Diaz e a condanne modeste per Bolzaneto, dove l’assenza di una norma che configurasse il reato di tortura e l’improvviso evaporare della catena di comando e di responsabilità che aveva posto le premesse per cui una caserma del reparto mobile della polizia si trasformasse in un ‘garage Olimpo’ ha fatto sì che oggi si continui a parlare di Diaz e pochi ricordino Bolzaneto”. Lorenzo Guadagnucci, giornalista vittima delle torture avvenute all’interno della scuola Diaz nel G8 di Genova nel 2001 prova a dire la sua. Guadagnucci che da anni porta avanti una strenua lotta per avere giustizia, risponde così all’intervista, pubblicata oggi sui mass media , in cui il capo della polizia Franco Gabrielli ammette le responsabilità della polizia per i fatti del G8 di Genova.

«Gabrielli fa qualche ammissione di responsabilità, ma è anche un’intervista piena di omissioni» dice Guadagnucci. «L’unica novità positiva è il giudizio che lui dà sulla gestione di De Gennaro: Gabrielli oggi dice che Gianni De Gennaro avrebbe dovuto dimettersi. E questo è ciò che tutti noi chiedevamo già 16 anni fa. De Gennaro non ha fatto il bene delle forze dell’ordine con le sue scelte, peraltro assecondate dal potere politico, e così, con questa affermazione, Gabrielli chiude finalmente “l’era De Gennaro” della malapolizia. Il punto sul quale non sono assolutamente d’accordo (continua Guadagnucci), è quando Gabrielli dice che siamo in una fase ulteriore rispetto a quando la polizia ha fatto le proprie scuse per quanto accaduto. Ma queste scuse non ci sono mai state: Gabrielli, come tanti altri, fa riferimento a una frase del 2012 in cui Manganelli, al momento delle condanne definitive per la Diaz, ha detto che “era arrivato il momento delle scuse”. Ma questo non vuol dire scusarsi, anche in italiano dire “è il momento delle scuse” non significa scusarsi». Per che cosa si chiede scusa? Per le violenze dentro alla scuola Diaz o per le falsità che hanno accompagnato le violenze alla scuola Diaz? Per l’ostacolo alla giustizia che è stato attuato per 10 anni nei tribunali di Genova o per i mancati provvedimenti disciplinari verso i responsabili dei fatti? Ci sono tanti motivi per cui chiedere scusa». Ed è importante specificare anche a chi si chiede scusa. «Immagino si chieda scusa a chi era dall’altra parte dei manganelli, a chi ha subito violenze fisiche, ma sarebbe interessante sapere se si chiede scusa anche a tutti i cittadini italiani per aver esercitato una funzione pubblica in maniera immorale, oltre che illegale…..

Tutto questo non c’è stato, non è mai avvenuto, al contrato di quanto dice Gabrielli. «Non siamo assolutamente nella fase che Gabrielli sembra voler indicare: non è ancora arrivato il momento di mettere il punto su quanto accaduto al G8 di Genova, siamo lontanissimi dal mettere un punto (afferma Guadagnucci) Non è accettabile dire che ci siano state delle condanne esemplari per i fatti della Diaz e delle condanne modeste per i fatto di Bolzaneto: non è così, non c’è stata nessuna condanna esemplare. Gabrielli parla di condanne esemplari, ma quali sono state? Ci sono state condanne massime a 5 anni, mentre la maggioranza sono state inferiori e alcune addirittura sono coperte dalla prescrizione. Nel 2015 l’Italia è stata condannata dalla Corte europea di Strasburgo e il mese scorso è stata condannata anche per la lieve entità delle pene inflitte per i fatti della Diaz e di Bolzaneto: 5 anni, di cui 3 coperti dall’indulto non sono assolutamente una pena esemplare. E dato che a Bolzaneto va tutto in prescrizione, non si può parlare di ‘condanne modeste’: questa è impunità».

Il 6 luglio i mass media annunciano che è stato approvato il testo di legge con l’articolo 613-bis che introduce il delitto di tortura, suscitando molte critiche. «Le dichiarazioni di Gabrielli sono colpevolmente tardive» dice Guadagnucci. «Se è vero che la polizia di Stato è disposta a confrontarsi, come è scritto in un passaggio dell’intervista, ad accettare una buona legge sulla tortura, allora Gabrielli avrebbe dovuto fare queste dichiarazioni prima che questa legge sulla tortura venisse approvata. Quella che è passata infatti è una legge truffa, e se queste dichiarazioni fossero state fatte in precedenza, magari il Parlamento avrebbe approvato una buona legge sulla tortura, al contrario di questa che la tortura nemmeno la punisce. Basti infatti pensare alla lettera che i magistrati che si sono occupati dei processi della Diaz e di Bolzaneto hanno scritto alla presidente della Camera, Laura Boldrini, prima che la legge fosse approvata, spiegando che questa legge, scritta così, non avrebbe potuto essere applicata in questi due processi. La legge sulla tortura in Italia è stata voluta dopo i fatti del G8 di Genova ed è un paradosso enorme che questa legge non avrebbe potuto essere applicata in questi due casi. Questa legge è una truffa!»….

La sentenza (della Cassazione sulle violenze del G8 a Genova) è estremamente importante perché sancisce anche sul piano giudiziario quello che ormai è ampiamente documentato sul piano storico e se il lavoro svolto dai pubblici ministeri, in particolare dal dottor Enrico Zucca è servito per appurare la verità, questa sentenza anche se parzialmente costituisce giustizia. Perché parzialmente? Perché da un lato abbiamo che tutti i responsabili individuati devono immediatamente essere allontanati dalla Polizia, dalle Forze dell’ ordine. Parzialmente perché nessuno di costoro passerà neanche solo un giorno in carcere.

Rimane aperta anche un’altra questione, a picchiare, a produrre violenza nella Diaz sono state centinaia e centinaia di poliziotti, la stragrande maggioranza di costoro, cioè di manovali della violenza non sono stati individuati perché avevano il volto coperto col casco e con un bavaglio, nessuno di costoro è stato quindi condannato e qui si apre anche la questione sulla formazione che avviene dentro la Polizia: come viene sviluppato l’arruolamento, quali sono le forme di educazione che vengono proposte dentro la Polizia? C’è una gravissima responsabilità del centro-destra, c’è la responsabilità di Gianfranco Fini, di cui nessuno oggi discute. Mentre avvenivano quei fatti a Genova Fini era nella caserma centrale dei carabinieri e non si capisce perché. C’è la responsabilità di tutta la destra che ha gestito quei fatti durante e dopo, ma non solo, una parte del centro-sinistra fino all’ultimo istante ha cercato di salvare i massimi dirigenti della Polizia. …

Ma andiamo ad analizzare quel periodo storico attraverso un volantino fatto allora dai Rsp ….

G8: STRATEGIE DI COLPO DI STATO PER LA SICUREZZA EUROPEA

Cos’è accaduto a Genova durante il vertice dei G8 del 2001? Cosa c’è d’irrisolto in una manifestazione di piazza di ampie dimensioni, attaccata e dispersa dalle forze dell’ordine? Il governo di centrosinistra fece la riforma dell’arma dei carabinieri (legge 78/2000), concedendole più poteri e autonomia (stato di polizia – dittatura militare), accentuando le competizioni e le rivalità tra polizia e carabinieri (e quindi anche l’escalation militare “durista”). Il ministro della giustizia era Oliviero Diliberto (Diliberto è stato accusato da Marco Rizzo di aver intrattenuto frequentazioni con Giancarlo Elia Valori, già iscritto ed espulso dalla P2, e indicato dalle inchieste di De Magistris come capo della “massoneria contemporanea”. La risposta sta proprio in ciò che a Genova è accaduto; l’oggetto misterioso, è quindi la gestione dell’ordine pubblico in Italia, degenerazioni comprese, nel 1° anno del XXI secolo…

Ma è possibile che sia bastato che facesse la sua comparsa un movimento d’opposizione, trasversale, non organizzato, non parlamentare, con ramificazioni internazionali, fondamentalmente caratterizzato dal pacifismo, ma forte e radicato, perché la gestione dell’ordine pubblico in Italia tornasse a mostrare il volto di sempre, il volto della repressione più dura, becera e sfrenata della strategia della tensione? E’ bastato che un nuovo movimento invadesse le piazze perché i corpi dello stato tornassero a sparare, a caricare, a malmenare, a torturare e a uccidere, violando il diritto costituzionale di manifestare il proprio dissenso.

La stagione del 1968 vide bloccare con gli scontri nelle piazze, ma soprattutto con le bombe e le stragi di stato (strategia della tensione), la crescita e la maturazione di un movimento studentesco e la sua possibile alleanza con un solido movimento operaio impegnato in un autunno di rivendicazioni non solo salariali. Nove anni dopo, un nuovo movimento, del tutto diverso dal precedente, subì la stessa fine: il movimento del ’77, l’ultimo tentativo d’aggregazione politica giovanile di massa in Italia, fu sconfitto con l’identico sistema: con le infiltrazioni dei movimenti extraparlamentari, con la repressione più indiscriminata, ancora una volta con la polizia e i carabinieri chiamati a tenere le piazze con le armi e ad aprire il fuoco. I metodi polizieschi (nonostante la riforma della polizia del 1981 e il supposto processo democratico che ha investito l’insieme delle forze dell’ordine) sono rimasti fascisti. E così un altro movimento ha dovuto confrontarsi con qualcosa che gli preesisteva.

Nel pomeriggio di venerdì 20 luglio 2001, quando ormai da ore polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno preso il controllo della piazza, abbandonandosi a cariche indiscriminate contro cortei in grandissima parte formati da pacifisti (donne, anziani e bambini compresi), avviene il fatto più cruento che farà del vertice del G8 organizzato in Italia, il 1° a dover contare (ufficialmente) una vittima. La tragedia avviene in piazza Alimonda. Uno spezzone di uno dei tanti cortei massacrati dalle cariche decide di organizzare un minimo di risposta attiva in funzione di autodifesa. Tra gli scontri e i manifestanti finisce un gippone dell’arma che termina la sua corsa contro un muro. L’attacco dei dimostranti è cruento. I tre carabinieri, lanciano dalla jeep un estintore che viene raccolto da Carlo Giuliani, 20 anni, romano di nascita, figlio di un sindacalista della CGIL. Dal finestrino posteriore del gippone ormai intrappolato spunta una pistola. La impugna Mario Placanica, carabiniere di leva, 20 anni. Anziché sparare in aria, Placanica secondo la versione ufficiale, apre il fuoco contro Giuliani, colpendolo alla testa: Carlo muore sul colpo, mentre il suo corpo viene per 2 volte travolto dal Defender che si allontana dal luogo della tragedia. Placanica afferma esplicitamente di essere un capro espiatorio usato per coprire qualcuno, e di non avere ucciso lui Carlo Giuliani. “Quella mattina del 20 ci hanno posizionato vicino la ‘Fiera’ insieme ad alcuni poliziotti. Ci sono state delle cariche sul lungomare, ma solo di alleggerimento. Abbiamo partecipato alle cariche in cui venne dato alle fiamme il blindato dei carabinieri. In quella situazione mi è stato affidato il compito di sparare i lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Però dopo un po’ il maggiore Cappello mi ha preso il lanciagranate perché diceva che non ero capace. Io stavo sparando a “parabola”, così come mi è stato insegnato, e invece lui ha iniziato a sparare ad altezza d’uomo, colpendo in faccia le persone. Cose allucinanti. Sul Defender, c’eravamo io, Filippo Cavataio, l’autista del defender, e Raffone, un ausiliario seduto dietro insieme a me. Accanto avevamo un’altra camionetta con a bordo il colonnello Truglio, (allora tenente colonnello e comandante dei Ccir compagnia di contenimento e intervento risolutivo, creata ad hoc per il G8 e poi sciolta, oggi colonnello dei cc). Il responsabile del nostro mezzo era il maggiore Cappello. C’era anche il plotone dei carabinieri davanti a noi che ci faceva da scudo. I carabinieri sono scappati, ci hanno superato, noi abbiamo fatto retromarcia e siamo rimasti incastrati contro un cassonetto. Dopo i 2 spari, sul Defender è salito un altro carabiniere che si chiama Rando di Messina e ha messo lo scudo sul vetro che avevano rotto. Davanti è salito un maresciallo dei Tuscania di cui non ricordo il nome. E siamo partiti. Ho saputo della morte di Carlo Giuliani alle 23 quando sono venuti in ospedale, mi hanno comunicato la notizia. Mi hanno fatto dimettere, mi hanno fatto firmare la cartella e mi hanno portato in caserma. Lì mi hanno detto che avevo ucciso un manifestante. I colleghi hanno fatto festa, mi hanno regalato un basco dei Tuscania, ‘benvenuto tra gli assassini’ mi hanno detto. I colleghi erano contenti di quello che era capitato, dicevano morte sua vita mia“.

Ma perché alcuni militari hanno “lavorato” sul corpo di Giuliani? Perché gli hanno fracassato la testa con una pietra? Sulle prime, un funzionario di polizia cerca di addebitare l’orrenda uccisione ad un sasso lanciato dai dimostranti. E’ una tragica menzogna…. I cc Mario Placanica e Filippo Cavataio, vengono incriminati per omicidio volontario, ma il 7/5/’03, il giudice della rep. Franz, ha deciso l’archiviazione ritenendo i 2 non colpevoli: Placanica ha sparato per legittima difesa e Cavataio, che alla guida del defender passò 2 volte sul corpo di Carlo, non ha alcuna responsabilità della morte di quest’ultimo. L’epilogo è sempre lo stesso: lo stato che dopo aver predisposto la trappola di Genova, aveva armato e ordinato di sparare su chi si sarebbe opposto alla politica e all’economia incarnata dal G8. L’archiviazione dell’omicidio di Carlo è stata un’ ingiustizia sociale, perché ha evidenziato ancora una volta il potere e le protezioni piduiste delle forze dell’ordine, che hanno potuto sperimentare la licenza di uccidere e la loro immunità (legge 78/2000 stato di polizia-dittatura militare).

polizia lacrimogeni

Di lacrimogeni a Genova, secondo la magistratura, ne sono stati sparati 6200 nel giro di 24 ore. In termini tecnici, la sostanza irritante prodotta dall’inaccessibile stabilimento SIMAD dell’Aquila, è il gas GS, considerata “arma chimica” dal protocollo di Ginevra che ne proibisce l’uso in tempo di guerra. Un articolo della rivista Journal of Chromatography dimostra che il GS, se portato ad una temperatura tra i 300 e i 900 gradi, dà origine a 20 sostanze organiche, di cui solo 8 sono conosciute. Le spese fatte per l’allegorica organizzazione Gel G8 di Genova del 2001 sono: £200 miliardi spesi per i lavori di abbellimento della città; 5 le navi e 5 i traghetti che ospiteranno delegazioni straniere, giornalisti e forze dell’ordine nel porto di Genova; 2411 le camere d’albergo prenotate per gli ospiti; 42 miliardi di lire spesi per l’organizzazione del summit; 18000 gli agenti di polizia, cc, finanzieri e militari previsti. Ora, noi comuni mortali ci riflettiamo sopra e ci domandiamo: ma non era meglio spendere quei soldi pubblici per i cittadini meno abbienti, per la scuola o per la sanità pubblica? Invece di sperperarli per i soliti papponi massoni (o meglio) P2 massomafiosi, pensiamo anche alla carenza di spazi e di opportunità per i giovani che hanno diritto di esprimersi e realizzarsi….

Le giornate di Genova non sono state solo caccia all’uomo, cariche sconsiderate, militarizzazione della citta. Sono state anche il teatro prescelto per scontri di potere militare europei, all’interno delle stesse forze dell’ordine. In materia di ordine pubblico i carabinieri non possono fare nulla senza l’autorizzazione del funzionario di polizia Gianni De Gennaro che ne accompagna i contingenti. Fini sostituisce il ministro degli interni Scajola, e si trovava nella caserma di San Giuliano, il centro di controllo dei cc, nonché (con Bolzaneto) carcere temporaneo per gli arrestati, a testimonianza del rapporto privilegiato dell’arma con la destra italiana. Una polizia che giunge al G8 con De Gennaro (presidente di Finmeccanica), desideroso di dimostrare la propria lealtà anche ai nuovi padroni del centrodestra (era stato nominato nel maggio 2000 dal centrosinistra…). Ai testimoni delle forze dell’ordine giunti in aula è stato più volte chiesto il riconoscimento di coloro che menavano mazzate contro i manifestanti: a Guido Ruggeri, il comandante dell’ex battaglione Tuscania, transitato nel 2002 dalle dipendenze della brigata Folgore alla II brigata mobile dei carabinieri, vengono mostrate scene di pestaggi. Il tentativo è scaricarsi sui colleghi: “Sono poliziotti”, dice in aula, “non personale del Tuscania. Eravamo riconoscibili per il cerotto arancione dietro al casco e per lo stemma verde sul petto”. Infine, di fronte all’ennesimo video, non può che ammettere: “Riconosco un militare del Tuscania».

Amnesty International nel suo rapporto parla di “violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste nella più recente storia d’Europa”. Nel rapporto si afferma che a Genova furono sparati almeno 15 colpi di pistola. Sul raid notturno compiuto dalle forze dell’ordine nei locali di una scuola, utilizzata come dormitorio per i manifestanti e segreteria del Genoa social forum, le accuse contro gli agenti comprendono l’abuso di autorità, e la fabbricazione di prove false che schiacciano Massimiliano Di Bernardini, vicequestore aggiunto della squadra mobile presente alla scuola Diaz. Il pm contesta a Bernardini di aver prodotto prove false e illegali introducendo 2 molotov all’interno della Diaz. La mattina del 16/1/’07 nel corso di un udienza del processo, il presidente Gabrio Barone, dopo aver constatato la sparizione delle molotov, ha dato l’incarico alla procura di rintracciarle negli uffici giudiziari. L’episodio della (falsa) coltellata ricevuta da Massimo Nuocera dai manifestanti della Diaz, risulterebbe per il pm un’iniziativa dell’ispettore Maurizio Panzeri, che avvallò il racconto del collega falsificando le prove. Le 93 persone arrestate nel corso del raid all’interno della scuola dichiararono di non aver opposto resistenza, come invece sostenuto dalla polizia, e di essere state sottoposte a percosse deliberate e gratuite. Almeno 82 di esse vennero ferite; 31 furono trasferite in ospedale, 3 in condizioni critiche. Alcuni di essi ricevono cure mediche ancora oggi. Amnesty International ha ripetutamente sollecitato l’Italia a recepire il Codice di etica della ps, adottato dal consiglio d’Europa nel settembre 2001, e ad assicurare che i suoi pubblici ufficiali siano obbligati a mostrare in maniera evidente alcune forme di identificazione individuale, come un numero di matricola, al fine di evitare il ripetersi di situazioni violente e impunite. Amnesty ha notato con preoccupazione che gli agenti sotto processo, non sono stati sospesi dal servizio e, in alcuni casi, sono stati addirittura promossi! La maggior parte delle persone arrestate nel corso dei raid venne trasferita nel centro di detenzione temporanea di Bolzaneto. Vi transitarono oltre 200 persone, molte delle quali furono private dei fondamentali diritti riconosciuti a livello internazionale ai detenuti, tra cui il diritto di avere accesso agli avvocati e all’assistenza consolare e quello di informare i familiari sulla propria situazione. Nel corso di un’udienza preliminare, i pm hanno illustrato in modo efficace le prove degli abusi verbali e fisici subiti dai detenuti. Hanno descritto, tra l’altro, come i detenuti fossero stati presi a schiaffi, calci, pugni e sputi; sottoposti a minacce, compresa quella di stupro, e ad insulti anche di natura oscena e sessuale; obbligati a rimanere allineati e in piedi per ore a cantare faccetta nera, a gambe divaricate contro un muro; privati di cibo e acqua per lunghi periodi; soggetti a perquisizioni corporali effettuate in modo volutamente degradante, con uomini costretti ad assumere posizioni umilianti e donne forzate a denudarsi di fronte ad agenti di sesso maschile. I pubblici ministeri hanno citato singoli casi di abuso: una ragazza la cui testa è stata spinta in un gabinetto, un ragazzo obbligato a camminare a quattro zampe e ad abbaiare, il pestaggio di un detenuto non in grado di rimanere in piedi per ore poiché aveva un arto artificiale. La pubblica accusa ha chiesto l’incriminazione di 15 agenti di polizia, 11 carabinieri, 16 agenti di custodia e 5 membri del personale medico per vari reati tra cui abuso di autorità, coercizione, minacce e lesioni fisiche, accusandoli di aver torturato i detenuti con trattamenti crudeli, inumani e degradanti in violazione dell’art.3 della Convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali. Amnesty sottolinea che per prevenire la tortura e i maltrattamenti, è fondamentale che i tribunali siano pronti a infliggere pene severe nei confronti di chi ordina, condona o perpetra la tortura, dissuadendo questi ultimi dal reiterare i propri crimini, chiarendo ad altri che i maltrattamenti non saranno più tollerati. Amnesty deplora che a 17 anni dalla ratifica della Convenzione dell’Onu contro la tortura e nonostante ripetuti solleciti da parte di organismi intergovernativi, tra cui il Comitato dell’Onu contro la tortura e il Comitato sui diritti umani, l’Italia non abbia ancora introdotto nel codice penale il reato di tortura, così come previsto nella Convenzione dell’Onu contro la tortura.

Sulla scena della macelleria messicana è presente la punta di lancia del viminale coi suoi servizi segreti piduisti: quel giorno c’erano funzionari della digos di Genova, uomini della digos di Roma e Napoli, uomini del reparto mobile di Vincenzo Canterini, il dirigente dello Sco Franco Gratteri, il suo vice Gilberto Caldarozzi, l’allora direttore dell’ Ucigos Arnaldo La Barbera, Andreassi, Fiorentino, Luperi, Murgolo, Colucci, e il vicequestore Pietro Troiani, arrivato da Roma per essere accorpato alla logistica del reparto mobile, per fare l’ufficiale di collegamento tra la questura e i reparti celere sul terreno, rimasto finora nell’ombra…..

Il controllo sociale è sempre stato un’arma repressiva, in mano alla chiesa e al re e adesso alla repubblica liberale. Poteri che dominano la penisola fin dal medioevo e usano i loro servi (sbirri gabellotti, senza cervello, addestrati ad obbedire e a non pensare) contro chi si ribella alle ingiustizie sociali e non si vuole sottomettere al più forte…..

Carlo Giuliani 11 anni dopo.

Le (contro) verità di Vittorio Agnoletto….https://www.youtube.com/watch?v=R81LMPlNfcs

Non sono i delitti punibili dalla legge quelli a cui bisogna imputare i peggiori mali del mondo. Sono i torti legalizzati, i crimini che godono di impunità, giustificati e protetti dalle leggi e dai governi.

A.Berkman

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

 

Massomafia: la cassazione revoca la condanna allo 007/P2 Bruno Contrada

Il Grande Oriente d'Italia denuncia l'Antimafia: "Illegittima l'acquisizione degli elenchi dei massoni"

Bruno Contrada, ex poliziotto a Palermo, venne arrestato con l’accusa di concorso in associazione mafiosa il 24/12/1992. In primo grado fu condannato a 10 anni, ma la sentenza fu ribaltata in appello e il funzionario venne assolto. L’ennesimo colpo di scena ci fu in Cassazione, quando l’assoluzione venne annullata con rinvio e il processo tornò alla corte d’appello di Palermo che, il 25/2/2006, confermò la condanna a 10 anni. La sentenza divenne definitiva nel 2007. Il funzionario tornò in cella fino al 2012.

Nel 2015 la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, quasi per occultare chi c’era dietro Contrada, condannò l’Italia a risarcire il poliziotto, con un cavillo, ritenendo che Contrada non dovesse essere né processato né condannato perché all’epoca dei fatti a lui contestati (gli anni ‘80) il reato di concorso in associazione mafiosa non era ancora stato approvato. Oggi la Cassazione ha ascoltato Giordano l’avvocato di Contrada e la condanna è stata revocata…. Cosi Contrada il massomafioso P2ista rimane con la fedina penale pulita e inoltre gli hanno pagato tutti gli arretrati pensionistici che erano stati bloccati a causa dei reati di mafia e di corruzione.

Ma chi è l’ex poliziotto e agente dei servizi segreti del Sisde Bruno Contrada?

E’ stato condannato per aver instaurato rapporti tra servizi segreti italiani e criminalità organizzata, culminati nella strage di via d’Amelio dove morì in un attentato il giudice Paolo Borsellino che in quel periodo indagava sui collegamenti tra mafia e stato e la cosiddetta “zona grigia” tra legalità e illegalità.

Nel 1992, viene arrestato, con mandato di cattura richiesto dal procuratore Gian Carlo Caselli, perché accusato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso (estensione giurisprudenziale dell’art. 416 bis Codice penale) sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia tra i quali: Gaspare Mutolo, Tommaso Buscetta, Giuseppe Marchese, Salvatore Cancemi.

Il giudice Antonino Caponnetto disse che quando Contrada venne interrogato sull’omicidio Mattarella gli rimase impresso un gesto di Falcone: “una volta che Contrada ebbe terminato, entrambi ci alzammo per stringergli la mano. Poi Falcone la fissò per qualche istante e la pulì vistosamente sui pantaloni. Era un chiaro segno di ribrezzo”. L’allora capo della polizia Vincenzo Parisi si prodigò invece per difendere Contrada il P2 mafioso. Antonino Caponnetto giudicò incauta la posizione assunta da Parisi. Luciano Violante, nel frattempo divenuto presidente della Commissione parlamentare Antimafia, parlò in proposito di “caratteristica strutturale” circa il rapporto di Cosa nostra col potere.

Secondo Mutolo, la mafia era un’organizzazione dalla spiccata natura anticomunista, che aveva servito la causa atlantica sia portando voti alla Democrazia Cristiana, sia contrastando con ogni mezzo le iniziative delle formazioni progressiste (l’esempio più famoso nella strage di Portella della Ginestra). Questa attitudine aveva come contropartita una sorta di tacita pax mafiosa: per anni, lo stato aveva evitato di combattere efficacemente contro quell’organizzazione criminale. A metà degli anni ‘70 qualcosa era cambiato, poiché la politica sembrava aver accantonato i progetti di colpo di stato. Nel mutato scenario, si osava attaccare i vertici mafiosi avvalendosi dello strumento giuridico dell’associazione per delinquere. L’incriminazione per tale reato, in pratica, esponeva i boss al rischio di essere coinvolti nella responsabilità per ogni scandalo geopolitico come le stragi di stato.

Mutolo sostiene di aver appreso da Rosario Riccobono che Contrada “era ormai passato a disposizione della mafia”. Dalla medesima fonte, Mutolo sapeva che il primo mafioso di rango a stabilire un rapporto di amicizia con Contrada sarebbe stato Stefano Bontate, avvalendosi dei buoni uffici prestati dal conte Arturo Cassina, una sorta di vicino di casa per il mafioso, nonché confratello del funzionario SISDE presso l’Ordine del Santo Sepolcro (loggia massonica di orientamento cattolico, il Gran Maestro dell’Ordine è il cardinale Edwin Frederick O’Brien). L’Ordine del Santo Sepolcro confermò l’appartenenza dei due soggetti. In tutto il P2ista Contrada, su 10 anni di carcere previsti, ne ha scontati 4 in carcere e 4 ai domiciliari mentre i restanti 2 gli sono stati condonati per buona condotta.

Ma andiamo a vedere che cos’è stato il SISDE…

Il SISDE è stato un servizio segreto italiano attivo fino alla riforma dell’intelligence italiana del 2007. Fu coinvolto negli scandali politici degli anni ’80, il primo dei quali fu quello della loggia massonica segreta P2 (loggia occulta formata da: parlamentari, ministri dell’allora governo, segretari di partito, generali dei carabinieri, generali della guardia di finanza, generali dell’esercito italiano, dell’aeronautica militare, ammiragli, e vari magistrati e funzionari pubblici, direttori e molti funzionari dei vari servizi segreti, giornalisti ed imprenditori). Il Sisde dopo lo scandalo della P2 viene soppresso con la Riforma dell’intelligence italiana del 2007 e cambia nome: AISI e AISE

Verso il 1958, la crisi del centrismo determinò tensioni politico-sociali che resero plausibile per alcuni ambienti governativi la prospettazione di un tentativo di forzare in senso conservatore (dittatura militare -stato di polizia) il naturale evolversi del quadro istituzionale. La carica di Ministro dell’interno in quel tempo era Fernando Tambroni, che aveva raggiunto il grado di centurione nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Egli determinò nel 1958 l’avvicendamento alla Divisione affari riservati di Domenico De Nozza, già questore di Trieste, al posto del noto Barletta. Anche in virtù delle esperienze vissute a fianco degli americani in quel periodo, De Nozza (con altri collaboratori che si era portato al seguito dalla polizia civile triestina) impresse un intenso impulso innovativo all’intelligence interna cui era stato preposto. Fu creato nella capitale un “ufficio psicologico” occulto che sostanzialmente svolgeva attività di ricatto nei confronti dei politici di sinistra, emulato da una rete di uffici clandestini, camuffati da imprese commerciali, dislocati in ciascun capoluogo di regione, che avevano scopi informativi e perfino controinformativi in relazione alle sedi ed agli esponenti del PCI ed altre formazioni di sinistra. Per almeno due anni gli uomini degli “affari riservati” operarono come un servizio parallelo e prendendo ordini più da Washington che da Roma. Questo, fu il preludio della vasta e sistematica opera di schedatura posta dal SIFAR del generale Giovanni De Lorenzo.

Nel 1965 divenne capo di stato maggiore della difesa il generale Giuseppe Aloia. Questi era fautore della costituzione di un numero ristretto di militari che, in caso di crisi locali, forti di un “substrato ideologico”, potessero svolgere un’efficace azione anticomunista. Sul piano organizzativo, ciò presupponeva la promozione di uno specifico addestramento anti-guerriglia e la fondazione di scuole per la guerra psicologica. Sul piano culturale, il movimento di Aloja affondava le radici nella produzione di autori neofascisti quali Guido Giannettini, Pino Rauti, Eggardo Beltrametti, Gianfranco Finaldi ed Enrico de Boccard, che vagheggiavano dottrine naziste e le prodezze dell’OAS. Operativamente, in quegli anni nacquero i “corsi di ardimento” presso la scuola di fanteria dell’esercito italiano in Cesano (Roma), col contributo dell’Agenzia “D” di Rauti e Giannettini: “migliaia di uomini particolarmente addestrati contro la guerra ‘sovversiva’ per fronteggiare esigenze particolari.” De Lorenzo piaceva anche alla sinistra, poiché rappresentava comunque una forma di “meno peggio”.

Nel maggio 1965 l’istituto di storia militare ‘Alberto Pollio’ organizzò un convegno con la partecipazione degli intellettuali reazionari, presso l’hotel “Parco dei Principi” di Roma, un convegno (dal titolo: “La guerra rivoluzionaria“), considerato il momento fondativo dottrinale della strategia della tensione (stragi di stato). Uno degli interventi più significativi fu quello svolto da Giano Accame, che propose di fare dei colpi di stato simili a quelli avvenuti anni dopo come il golpe dei colonnelli in Grecia. Il convegno fu incentivato e sponsorizzato da Ivan Matteo Lombardo di Confindustria (uomo politico, ma anche dirigente Squibb) e Vittorio De Biase (per Edison). Il famoso ufficio REI del colonnello Rocca stipulò contemporaneamente copiosi abbonamenti alla pubblicazione “Agenzia «D»“, facente capo a Rauti e Giannettini.

Field Manual sono protocolli segreti aggiunti al trattato NATO. Malgrado la parziale rimozione del vincolo di segretezza su tali documenti, si tratta di documenti largamente impliciti, che fondavano la loro efficacia in gran parte sulla personalità dei direttori dei Servizi segreti: essi pertanto, verosimilmente, venivano affiliati dagli americani ben prima della loro nomina alle posizioni apicali degli apparati (la cosiddetta “doppia dipendenza” o “doppia lealtà”). La questione era esposta piuttosto esplicitamente nel controverso (gli ambienti ufficiali USA hanno generalmente tentato di negarne l’esistenza) Supplement B to US Army Field Manual 30-31. Del documento, noto anche come “Piano Westmoreland“, venne scoperta una copia in una valigia della figlia di Licio Gelli (perquisizione a Fiumicino, 4/7/1981) dove c’era tutto l’elenco degli iscritti alla P2 tra i quali spiccavano anche i nomi dei tre direttori del SISMI (Luigi Ramponi, Cesare Pucci e Sergio Siracusa) che erano stati, addetti militari a Washington. Negli anni ‘70, l’Ufficio centrale per la sicurezza (UCSI) impediva a cittadini italiani l’accesso agli incarichi dei servizi segreti (ritenuti potenzialmente pericolosi per la sicurezza nazionale) anche solo perché questi cittadini non erano politicamente schierati verso posizioni “atlantiche”. Un altro clamoroso scandalo, in quegli anni, fu quello dell’esistenza di “Gladio“, una rete anticomunista di tipo stay-behind, sostenuta dalla NATO, implicata nella “strategia della tensione“ e che aprirono gli ‘anni di piombo’ ….

Negli anni 2000, il SISMI divenne ancora oggetto di una controversia nazionale, per il caso Abu Omar, ovvero il sequestro di Hassan Mustafa Osama Nasr (meglio noto come Abu Omar), a Milano nel 2003.

A margine dell’inchiesta giudiziaria sulla deportazione di Abu Omar, vennero alla luce un’operazione clandestinamente condotta dal SISMI in danno di Romano Prodi e Telecom Italia (scandalo Telecom-Sismi), giunta agli onori delle cronache nel 2006. Sempre nel 2006 il SISMI fu coinvolto nello scandalo Nigergate, in cui agenti dell’intelligence militare italiana inviarono al presidente USA George W. Bush falsi documenti, poi utilizzati come principale pretesto per l’invasione dell’Iraq. Infine, una perquisizione coordinata dall’autorità giudiziaria nella sede principale del SISMI, nell’agosto 2007, scoprì documenti dimostranti come tale agenzia avesse spiato, dal 2001 al 2006, vari magistrati europei che il SISMI giudicava portatori di “potenziale destabilizzante”. Erano oggetto di tale sorveglianza l’associazione Magistrats Européens pour la Démocratie et les Libertés, come pure 3 giudici francesi, tra cui Anne Crenier, già presidente dell’associazione di categoria Syndicat de la magistrature, moglie del suo collega italiano Mario Vaudano, operante nell'”European Anti-fraud Office” (OLAF). A seguito di questi scandali, Niccolò Pollari si dimise nel novembre del 2006.

Sono ormai stati accertati depistaggio di indagini, o di relazioni con ambienti e/o attività illegali dei servizi segreti. I vari depistaggi riguardano anche le inchieste giudiziarie per gli attentati dinamitardi di Trento, di piazza Fontana, di Brescia e dell’Italicus. L’azione di disturbo verso gli inquirenti è stata praticata sia attraverso atteggiamenti di sostanziale intimidazione, sia mediante divulgazioni di copioso materiale istruttorio, al fine di obbligare la magistratura a trascurare piste genuine, spesso preludio di ritrattazioni di “supertestimoni”: la conclusione quasi inevitabile era il proscioglimento “per insufficienza di prove“, secondo una formula processuale oggi non più contemplata dal codice di procedura penale. Da atti processuali risulta altresì la collaborazione tra SIFAR e Ordine Nuovo, un’organizzazione sorretta dai servizi di sicurezza della NATO. Per quanto riguarda il caso Moro, Ferdinando Imposimato ha sostenuto che vi fosse uno stretto legame tra la banda della Magliana ed il SISMI, e in particolare tra Antonio Chichiarelli, autore del falso comunicato brigatista n°7 che depistò le ricerche al lago della Duchessa, e Giuseppe Santovito, piduista e primo direttore di quel servizio informazioni militare.

 

Chi dice “Stato” dice necessariamente “Guerra”.

La lotta per la preponderanza, che è la base

dell’organizzazione economica borghese,

è anche la base dell’organizzazione politica.

P. Kropotkin

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

Il vecchi vizio degli sbirri corrotti e razzisti, l’uso sistematico della violenza sui più deboli, quelli che non sono mai strati tutelati da nessuno, e quindi hanno dovuto sempre subire le bastardate degli sbirri, si, gli sbirri!!!! Che difendono il malaffare della massomafia e dei suoi compari (mafia) e poi, per giustificare i milioni di euro spesi per le forze del disordine (debiti), fanno finta di lavorare e firmano verbali, andando ad arrestare l’ultimo gradino (pesciolini), quelli che vivono di espedienti. Da buoni codardi infami fascisti, gli sbirri preferiscono il gioco più facile e quindi vanno a rompere i coglioni alla povera gente che sopravvive, non ai vertici, che creano le ingiustizie sociali cioè la massomafia (P2) …..

 

Ieri 14/6/2017 i mass media hanno pubblicato l’articolo sull’arresto di 8 carabinieri  per lesioni e falso dalla procura di Massa Carrara.

Decimata la stazioni dei carabinieri di Aulla, che ha tutto il personale indagato, una ventina di carabinieri. Il maresciallo comandante di stazione è stato sospeso dal servizio e allontanato dalla provincia. Inoltre, un brigadiere di Aulla è stato arrestato in carcere e altri 5 militari della stessa stazione, con vari gradi, sono stati colpiti o dagli arresti domiciliari (sono 3) o, come il loro comandante, dal divieto di dimora (altri 2). L’ottava misura cautelare, un altro divieto di dimora nella provincia apuana, è scattata per un militare della stazione di Albiano Magra.

I carabinieri raggiunti da misura cautelare prestavano servizio nelle caserme di Aulla e di Albiano Magra.

Le accuse nei confronti degli arrestati sono quelle di falso e lesioni, per pestaggi avvenuti in caserma.

“Sembrerebbe trattarsi, purtroppo, di una condotta diffusa, sia in caserma che fuori” spiega il procuratore Giubilaro. Quindi i militari avrebbero falsificato i verbali relativi ai pestaggi accertati e subiti sia da italiani/e che da extracomunitarie/i . ” Sotto la lente della procura anche alcune presunte ‘sparizioni’ di droga sequestrata. Tra gli indagati ci sono un maresciallo, un brigadiere, alcuni appuntati e militari semplici.

Avellino – Luca Abete picchiato (20 contro 1) e arrestato dalla polizia (18.10.16)

https://www.youtube.com/watch?v=Yh_swRUjOcA

 

 

Nel combattere l’autorità, gli Anarchici

han dovuto attaccare tutte le istituzioni

di cui il potere s’è creato difensore,

e di cui ha voluto dimostrare la necessità

per legittimare la propria esistenza.

J. Grave

 

 

Cultura dal basso contro i poteri forti e i loro servi assassini

Rsp (individualità Anarchiche)

 

Mattarella, i golpe e la “forza della verità”…

Un mese fa, l’8/5/2017 quell’ipocrita del presidente Sergio Mattarella è andato al Parco della Memoria in Argentina al monumento che ricorda le migliaia di vittime assassinate dalle giunte militari argentine e ha risposto a un gruppo di madri di Plaza de Mayo: “Dovete avere fiducia perché la forza della verità non si ferma“. Le madri di Plaza de Mayo lo facevano partecipe delle loro preoccupazioni su un rallentamento nella ricerca della verità storica. In una sentenza subito definita “del 2×1”, la Corte Suprema ha stabilito che i militari accusati di delitti contro i diritti umani, e che sono in carcere, possono contare i giorni di prigionia. Per le ‘madres’ e ‘nonne’ della Plaza de Mayo la sentenza è molto grave, in quanto potrebbe di fatto spianare la strada all’immunità di decine e decine di militari colpevoli di atroci violenze, torture e massacri.

Ma chi è Sergio Mattarella?

Fece la sua carriera politica nella Democrazia Cristiana cattosinistroide e nel luglio del 1989, con la formazione del governo Andreotti VI, fu nominato Ministro della pubblica istruzione…..

Ma ricordiamoci che cosa è stato il golpe del 1976 in Argentina:

Dal 1976 al 1983 la giunta militare guidata da Jorge Videla teneva l’Argentina nel pugno di ferro della repressione (stato di polizia – dittatura militare): libertà civili sospese, arresti, torture e omicidi di ogni persona sospettata di essere in qualche modo contro il regime. Almeno 30mila persone scompaiono nel nulla, per la maggior parte ragazzi legati ad associazioni studentesche, sindacati, partiti non allineati. Vengono rapiti, messi in centri di detenzione, torturati e nella maggior parte dei casi uccisi. Sono i desaparecidos. Quando le madri di questi ragazzi si recarono alla polizia o addirittura al ministero degli Interni per chiedere informazioni, il nome dei figli non compare da nessuna parte, nessun registro, sono scomparsi nel nulla. Ma le madri sapevano già allora che dietro alle scomparse dei loro figli, c’era il regime militare cattofascista. Molte forze sociali e politiche argentine consideravano con favore l’assunzione del potere dei militari, forti appoggi alle forze armate giunsero dalla borghesia industriale e finanziaria, dalle alte gerarchie della chiesa cattolica ma anche da alcuni politici ed esponenti sindacali….

Il colpo di stato delle forze armate avvenne nella notte del 24/3/’76 e non incontrò alcuna opposizione. Quel giorno venne diramato un comunicato in cui una giunta militare formata dai tre capi di stato maggiore, generale Jorge Rafael Videla, per l’esercito, ammiraglio Emilio Eduardo Massera per la marina, e Orlando Ramón Agosti per la forza aerea, dichiarava di aver assunto il potere. Accanto alla giunta furono costituiti un governo, il cosiddetto PEN e una commissione di consulenza legislativa (CAL, Comision de Asesoramiento Legislativo). Il 29/3/’76 il generale Videla divenne il presidente del PEN e quindi divenne la massima autorità del nuovo regime autoritario argentino. Le forze armate assunsero un ruolo dominante all’interno delle nuove strutture del regime; la CAL fu formata da 9 militari scelti in parti uguali dalle tre armi; tutti i ministri del PEN furono membri delle forze armate.

Caratteristiche fondamentali del sistema di potere del regime militare furono l’estesa militarizzazione delle cariche pubbliche e soprattutto la rivalità tra le tre forze armate e tra i più ambiziosi e influenti alti ufficiali. La nomina di militari ai vertici delle istituzioni pubbliche riguardò oltre ai ministeri e alla Corte suprema, anche le telecomunicazioni, sindacati, mutue, organizzazioni industriali, imprese statali, organismi ad hoc come l’ente preposto all’organizzazione dei Mondiali di calcio previsti nel 1978, tutte le province; le cariche vennero spartite equamente tra le tre forze armate. Il Partito Comunista, allineato a Mosca, appoggiò il governo militare argentino. L’atteggiamento omertoso della giunta militare argentina non impedì tuttavia il progressivo trapelare delle notizie in merito alla repressione delle proteste e della inspiegabile scomparsa di ulteriori oppositori o dissidenti, così come furono progressivamente identificate le responsabilità non soltanto “passive”, ossia il non opporsi politicamente al regime, ma anche “attive” di paesi stranieri, quali principalmente gli Stati Uniti e la Francia, con la materiale partecipazione, attraverso l’attività di intelligence, di istruzione e di finanziamento del golpe. Tale attività fu condotta dai servizi segreti della Nato, in quella che, in merito all’area centro e sud americana, fu denominata Operazione Condor.

Ricapitolando: In l’Argentina (come in tutta l’America latina) ci fu una dittatura brutale, sotto Videla, i dissidenti vennero torturati e uccisi; spesso fatti precipitare ancora vivi da aerei. Legati, lanciati in acqua, affinché morissero affogati senza possibilità di salvezza. Fu uno sterminio. Che però contò su complicità non solo negli Usa, che vedevano nel golpe la realizzazione dei propri desideri e piani, non solo nella Chiesa cattolica che riconosceva nel generale (cattolico praticante, tra l’altro) la soluzione al dilagare del comunismo, ma anche nell’Italia, che tacque totalmente o quasi quanto avveniva oltreoceano. I media stessi, relegarono il golpe argentino a una notizia di poco conto, come se non vi vivessero migliaia di italiani migrati, come se quello stesso stravolgimento non potesse avere conseguenze mondiali.

A 39 años del duro golpe en Argentina (Nunca Mas)

Non sorprende però, che nel colpo di stato ci abbiano sguazzato anche persone con interessi economici, come grandi aziende e società italiane che avevano investito e speculato in Argentina (Fiat, Pirelli, Eni, Magneti Marelli, Techint, Banco di Napoli, Bnl, il Banco ambrosiano di Calvi, il Corriere della sera …), come la loggia massonica militare denominata P2 che con Buenos Aires, aveva sempre mantenuto strettissimi rapporti. Nel ’72, infatti, il Gran Maestro Licio Gelli era riuscito, tramite Giancarlo Elia Valori (manager del magna magna e dirigente di aziende italiane), a incontrare il presidente Juan Domingo Peron che nel ’73 aderì alla P2. Nel ‘74, di contro, il Venerabile piduista venne nominato dipendente dell’Ambasciata Argentina a Roma senza nemmeno godere della cittadinanza sudamericana, che gli fu assegnata poi nello stesso anno. Inoltre, come rivelano i parlamentari argentini, a Gelli furono messi a disposizione 4 passaporti diplomatici, di cui uno rilasciato direttamente dall’Esma di Massera, anch’egli iscritto alla loggia massonica e solito giocare a tennis con il nunzio apostolico Pio Laghi (cardinale e arcivescovo cattolico italiano e diplomatico della Santa Sede, in Argentina tra il 1974 e il 1980. Durante gli anni della dittatura Pio Laghi ricopri il ruolo di nunzio apostolico, rappresentante della religione e cultura cattolica. Ma non solo: tra coloro che, in quegli anni, si iscrissero alla P2, vi furono anche Celestino Rodrigo, Lopez Rega e Raul Lastiri; quest’ultimo, nello specifico, divenne capo di governo ad interim al posto di Héctor José Cámpora, prima dell’insediamento di Juan Peron, tra il luglio e l’ottobre del ’73. Egli sposò in terze nozze Isabel, la quale, dopo la sua morte, gli succedette al potere. “Isabelita” si trovò improvvisamente a fare i conti con una situazione ingovernabile. Subì così non poco l’influenza del suo segretario personale Rega, il quale, tra l’altro, utilizzò fondi pubblici per il finanziamento di un gruppo armato, conosciuto col nome di Alianza Anticomunista Argentina, la famigerata e temuta tripla A. Tale formazione paramilitare, sotto la sua direzione, avviò azioni di vessazioni delle personalità della sinistra argentina, che si tradussero in attentati, sequestri di persona, torture e assassini. Intanto, l’atteggiamento del governo divenne sempre più repressivo, mentre l’economia precipitò. Nel ’76, vi fu una riunione tra la presidente e i rappresentanti delle tre armate: Videla, Massera e Agosti. Ad essa partecipò persino Gelli. In tale occasione, si invitava la Peron a dimettersi, al suo rifiuto, si procedette col golpe, del quale il Gran Maestro si complimentò successivamente in uno scambio epistolare con il militare Suarez Mason per essere stato condotto “secondo i piani stabiliti”. “Sicuramente non si può pensare che Licio Gelli coordinasse tutto da solo”, ha però spiegato il sociologo dell’Univeristà di Roma Claudio Tognonato, fuggito dall’Argentina durante la dittatura e intervistato da Francesca Mondin. “La loggia P2 è vincolata innanzitutto al potere mafioso ed ha tutta una rete trasversale di connivenze legate anche ai servizi segreti atlantici e non solo (Russia?). “Ci sono diversi personaggi di primo ordine della P2”, ha aggiunto, “ad esempio Umberto Ortolani” (vero fondatore della loggia) “che prima di acquistare potere in Italia si fanno forti in America Latina. Il caso Ortolani è esemplare perché a fine anni ’60 crea un giornale in Brasile, uno in Uruguay e un altro in Argentina. A partire da questa posizione, diventa in Italia il capo della stampa estera e quindi acquista un potere di rilievo anche in Italia.”

I politici argentini che oggi richiedono verità, comunque, si sono spinti anche oltre e hanno riconosciuto, nei rapporti tra Argentina e Italia di quegli anni, interessi che si concretizzarono in tre macro aree: traffico di droga/armi, energia e banche. Tanto più che, rivelano i parlamentari, nel 1980, le vendite complessive di armi tra Italia e Argentina superarono di sei volte quelle del 1969, mentre le operazioni commerciali furono gestite da banche controllate dalla P2 italiana.

Ma ricordiamoci che anche in Italia abbiamo dovuto subire diversi colpi di stato, che rientravano nella logica militare anticomunista atlantica (strategia della tensione): piano militare che prevedeva colpi di stato, infiltrazioni nei movimenti extraparlamentari di destra e di sinistra, stragi di stato come quella di piazza fontana, avvenuta il 12/12/1969 e che portò alla uccisione del compagno anarchico Giuseppe Pinelli, torturato e ucciso all’interno della questura di Milano, per incolparlo (capro espiatorio) della strage, fatta invece dal governo democristiano cattoliberalfascista, per reprimere gli anarchici e i movimenti di sinistra. Il 22/7/1970 ci fu la strage di stato di Gioia Tauro. Il 31/5/’72 ci fu la strage di stato di PETEANO. Il 28/5/’74 ci fu a Brescia la strage di stato avvenuta in Piazza della Loggia. Il 4 Agosto 1974 ci fu la strage di stato avvenuta sul treno Italicus in provincia di Bologna. Il 2 Agosto 1980 c’è stata la strage di stato alla stazione di Bologna. Il 23 Dicembre 1984 c’è stata la strage di stato, sul treno rapido n. 904 …

Brescia, 42 anni fa la strage di piazza della Loggia. Mattarella: "La giustizia completi il suo corso"

Ma ritorniamo ai colpi di stato tentati dai cattofascisti liberali chiamati anche golpisti bianchi (partigiani bianchi), per destabilizzare il Governo quando ‘andava a sinistra’ …

25 marzo 1964, Il Piano Solo, fu un colpo di stato ideato dal capo dell’arma dei carabinieri, il generale Giovanni De Lorenzo, durante la crisi del primo governo Moro…

7 e l’8 dicembre 1970, Il golpe Borghese fu un colpo di Stato (chiamato Tora Tora) organizzato dal principe nero Junio Valerio Borghese e dal suo galoppino Stefano Delle Chiaie con altri membri e simpatizzanti della destra eversiva italiana, oltre ad alti membri delle forze armate e dei servizi segreti, sotto la sigla del Fronte Nazionale, in stretto rapporto con Avanguardia Nazionale. Borghese era stato il comandante della Xª Flottiglia MAS fin dal 1º maggio 1943 e dopo l’8 settembre 1943 col suo reparto aveva aderito alla Repubblica Sociale Italiana.

Nel 1973 ci fu il colpo di stato organizzato dalla Rosa dei Venti, un’organizzazione segreta italiana di stampo neofascista, collegata con ambienti militari…

Il magistrato Tamburino ordinò, il 31/10/1974, gli arresti di numerosi personaggi, tra politici, imprenditori e ufficiali, quali finanziatori del gruppo terroristico occulto denominato “Rosa dei Venti”, fino all’arresto per falso ideologico del generale Vito Miceli, capo del Servizio Informazioni Difesa (ex SIFAR). L’inchiesta del magistrato Tamburino portò alla ribalta altri tre nomi di un certo spessore militare: generale Francesco Nardella, (comandante dell’Ufficio guerra psicologica di FTASE Verona), il suo successore tenente colonnello Angelo Dominioni e il tenente colonnello Amos Spiazzi,(vicecomandante del secondo gruppo artiglieria da campagna e comandante del relativo «Ufficio I») .

Anche l’ambiguo liberale Roberto Cavallaro viene arrestato per aver partecipato al colpo di stato della “Rosa dei Venti” e iniziò a collaborare poi con i giudici di Padova. Cavallaro dopo aver vissuto l’esperienza del ‘68 francese insieme a Toni Negri, (Negri da giovane faceva parte dei GIAC – Gioventù Italiana Azione Cattolica e nel 1969 è tra i fondatori di Potere Operaio), per un certo periodo era stato anche attivista sindacale, prima nella CISL e poi nella CISNAL. Nel 1972, collaborò per un breve periodo con l’MSI, poi passò a posizioni più radicali, fondando (con altri) un’organizzazione di picchiatori (Azione cattolica) della “Milano bene”, che aveva un certo seguito soprattutto all’università Cattolica, il Gruppo Alfa. Cavallaro dichiarò di far parte dell’ organizzazione paramilitare “Rosa dei venti” che si serviva di tanti altri gruppi eversivi di ogni colore e li utilizzava prima di tutto come leve di provocazione (il loro motto: il disordine crea la necessità di riportare ordine). L'”organizzazione” chiamata anche Supersid” o “Sid parallelosarebbe nata dopo il colpo di stato del Piano Solo ed avrebbe avuto una sorta di battesimo del fuoco nella controguerriglia in Alto Adige….

Tra la documentazione sequestrata dal Pm Luciano Violante a casa di Cavallo, nel 1974, fu ritrovata una fotocopia di una lettera sequestrata dalle Brigate Rosse durante un’irruzione nel centro Don Sturzo di Torino, destò più di una perplessità, considerato che Cavallo a Milano aveva la sua centrale operativa a via Gallarate 131, nello stesso stabile in cui vivevano i suoceri del brigatista Mario Moretti.

Mario Moretti, all’inizio degli anni ’70, era andato a vivere con la moglie Amelia, da cui in seguito divorzierà, in via delle Ande 15, ed anche in questo caso, curiosamente, si trovò a vivere a pochi metri di distanza dal capo della Digos di Milano, il dott. Antonino Allegra, che abitava al n. 16 della stessa strada, mentre al n. 5 abitava Roberto Dotti. La circostanza era molto più che casuale, perché Dotti è stato uno dei più importanti collaboratori di Edgardo Sogno, ed era stato in contatto con le BR….

Infatti su richiesta dell’ambiguo Simioni, Mara Cagol nella primavera del 1970 andò alla Terrazza Martini di Milano e consegnò le schede dei questionari che il collettivo aveva effettuato tra i giovani militanti che si erano avvicinati all’organizzazione brigatista (alcuni dei quali entrarono poi in clandestinità), nelle mani di Roberto Dotti, il direttore della Terrazza Martini, il bar all’ultimo piano del grattacielo di piazza Diaz dove si ritrovava la Milano bene, la Milano del malaffare, l’élite militare, quella politica e imprenditoriale della Milano da bere (massomafia – il magna magna). Dotti veniva da Torino, dove era impiegato della Martini & Rossi che lo mandò, appunto, a Milano, a dirigere la più prestigiosa delle Terrazze del gruppo. Ma Dotti aveva una lunga storia alle spalle. Comunista, nel dopoguerra era diventato capo dell’ufficio quadri del Pci torinese. Dotti poi dovette scappare in Cecoslovacchia perché venne sospettato per l’assassinio del dirigente Fiat Erio Codecà avvenuto 16/4/1952. Codecà fu ucciso da partigiani comunisti che disapprovavano la politica moderata di Togliatti. Quando tornò dalla Cecoslovacchia, Dotti era un uomo bruciato per il partito comunista e quindi cominciò a collaborare con Pace e libertà un’organizzazione anticomunista fondata nell’ottobre 1953 dal conte Edgardo Sogno e incentivata dal presidente del consiglio Scelba (democristiano cattofascista, aderì al Partito Popolare di Don Sturzo) e dal ministero della difesa guidato da Randolfo Pacciardi (presidenzialista, conservatore cattosinistroide) e finanziata coi fondi riservati dei servizi segreti di Yalta e da alcuni rappresentanti dei servizi atlantici e dalla Fiat.

Dopo il convegno di Pecorile del 1970 a Reggio Emilia, le Br si dividono: da una parte il gruppo di Curcio, Franceschini e la Cagol, i quali non si fidavano più del leader doppiogiochista altoborghese Corrado Simioni, dall’altra invece il gruppo di Corrado Simioni, (Vanni Mulinaris, Duccio Berio, Mario Moretti, Prospero Gallinari e Innocente Salvoni, la cui moglie, Françoise Tuscher, era segretaria dell’Hyperion, nonché nipote dell’Abbé Pierre) che decide di allontanarsi dal movimento per formare una struttura chiusa e sicura, super-clandestina chiamata Superclan. Nel 1976 l’ambiguo Simioni fondò a Parigi insieme a Duccio Berio e Vanni Mulinaris la scuola di lingue Hyperion, che celava una ‘stanza di compensazione’ dei servizi segreti di Yalta (Yalta: Febbraio 1945, i governi fondatori sono: Stati Uniti d’America, Regno Unito e Unione Sovietica).

sognoreagan

Il 2 maggio 1974 le Br compirono un’incursione negli uffici milanesi di Edgardo Sogno (nella foto con Reagan…), impadronendosi di centinaia di lettere e elenchi di nomi di politici, diplomatici, militari, magistrati, ufficiali di polizia e dei carabinieri (insomma tutta la rete delle adesioni al cosiddetto “Golpe bianco” preparato dall’ex partigiano liberale con l’appoggio dei servizi segreti di Yala e della Nato, di cui lui stesso ha ammesso di essere stato il promotore nel suo libro di memorie postumo ‘Testamento di un anticomunista’. I brigatisti si accorsero subito che il materiale che avevano sottratto era ‘esplosivo’ e lo volevano raccogliere in un documento da rendere pubblico. L’infiltrato “Frate mitra” però tese una trappola a Curcio e Franceschini e li fece arrestare a Pinarolo l’8 Giugno 1974. Franceschini e Curcio il giorno dell’arresto avevano tutto il malloppo con loro, e così anche quella documentazione preziosa sottratta alla sede di Edgardo Sogno, finì in mano ai carabinieri… Qualche anno dopo, al processo di Torino i fondatori delle Br Curcio e Franceschini chiesero al presidente Barbaro di rendere noto il contenuto del fascicolo che si trovava nella macchina quando li arrestarono e lui rispose imbarazzato: “Non si trova più” […] “Qualcuno deve averlo trafugato dagli archivi giudiziari”. Il Comitato di resistenza democratica, che era situato in via Guicciardini, era l’ufficio milanese del partigiano bianco Edgardo Sogno il quale stava dunque lavorando per organizzare un colpo di stato che avrebbe dovuto scattare nell’agosto del 1974. I brigatisti che il 2 maggio di quell’anno assaltano la sede di Sogno non sapevano niente, tantomeno che i progetti di golpe erano ad uno stadio avanzato. Portano dunque via tutti i documenti che trovano negli uffici, tra cui i materiali di un convegno sulla “riforma dello Stato” tenuto a Firenze e un elenco di duemila nomi di amici e sostenitori di Sogno. Sarebbe dunque interessante invece sapere qualcosa di più su quella sparizione…. Anche in questo caso, l’intervento dell’infiltrato Girotto, oltre ad arrestare Franceschini e Curcio, servì a recuperare delle carte decisamente “imbarazzanti” per lo stato. L’arresto di Pinerolo da parte dei carabinieri scattò in quanto essi sapevano della enorme pericolosità delle carte cadute in mano alle Br e dunque dovevano recuperarle usando qualsiasi mezzo ….

Ma chi era “Frate Mitra”?

Girotto era un ex francescano con dei trascorsi di guerrigliero in Bolivia ma che tra le forze extraparlamentari italiane (Lotta Continua in primis) godeva di una fama di tutto rispetto, e che riuscì a far catturare in un sol colpo due dei capi storici delle Brigate Rosse del calibro di Alberto Franceschini e Renato Curcio. Frate mitra appena rientrato in Italia cercò subito di entrare in contatto con le Br e si fece precedere da alcune lettere dei dirigenti del Partito Comunista di Cuba in cui si attestava di essere addestrato alla guerriglia e vantò rapporti anche coi Tupamaros. Dopo alcuni tentennamenti i brigatisti si fecero convincere ad incontrare Girotto, e durante il 3° incontro scattò a Pinerolo la trappola dei carabinieri. Ma pur conoscendo ora e luogo dell’appuntamento quel doppiogiochista di Moretti arrivò con un’ora di ritardo, quando ormai i capi delle Br eravamo già stati arrestati». Dopo l’arresto di Curcio e Franceschini, il loro posto lo presero i fedeli soldatini di corrado Simioni (alto borghese leccaculo di Toni Negri), Moretti e Gallinari

 

E’ possibile una società anarchica?

L’unica cosa che si può dire,

basandoci sulla testimonianza della storia umana,

è che nessun tipo di società è impossibile.

C. Ward

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

Il governo vuole risarcire 6 torturati di Bolzaneto

6 aprile 2017

Ieri il governo italiano ha riconosciuto i propri torti nei confronti di 6 cittadini per quanto subito nella caserma di Bolzaneto il 21 e 22 luglio 2001, ai margini del G8 di Genova, e gli verserà 45 mila euro ciascuno per danni morali e materiali e spese processuali. Lo rende noto la Corte europea dei diritti umani in due decisioni in cui “prende atto della risoluzione amichevole tra le parti” e stabilisce di chiudere questi casi.

Il governo italiano risarcisce i danni fisici e morali ha raggiunto a 6 dei 65 cittadini (tra italiani e stranieri) che hanno fatto ricorso alla Corte europea dei diritti umani. Lo stato propone di versare ai ricorrenti 45 mila euro ciascuno per danni fisici e morali (provocate dalle forze del disordine) e materiali, per le spese processuali. In cambio i ricorrenti “rinunciano a ogni altra rivendicazione nei confronti dell’Italia per i fatti all’origine del loro ricorso”…..

Ma ritorniamo indietro nel tempo per ricordare quei giorni di dittatura militare attuati a Genova con la militarizzazione, la violenza e l’arroganza, con la repressione inflitta dagli sbirri diretti dai loro boia (i servizi segreti) che uccidono a sangue freddo il giovane Carlo Giuliani, suscitando la rabbia e la ribellione del movimento antifascista – anticapitalista….

 

G8: STRATEGIE DI COLPO DI STATO PER LA SICUREZZA EUROPEA

Risultati immagini per anticapitalista G8

Cos’è accaduto a Genova durante il vertice dei G8 del 2001? Cosa c’è di misterioso, d’irrisolto in una manifestazione di piazza di ampie dimensioni, attaccata e dispersa dalle forze dell’ordine? Il governo di centrosinistra fece la riforma dell’arma dei carabinieri (legge 78/2000), concedendole più poteri e autonomia (stato di polizia – dittatura militare), accentuando le rivalità tra polizia e carabinieri (e quindi anche l’escalation militare e “durista”). Il ministro della giustizia era Oliviero Diliberto. La risposta sta proprio in ciò che a Genova è accaduto; l’oggetto misterioso, è quindi la gestione dell’ordine pubblico in Italia, degenerazioni comprese, nel 1° anno del XXI secolo…

Ma è possibile che sia bastato che facesse la sua comparsa un movimento d’opposizione, trasversale, non organizzato, non parlamentare, con ramificazioni internazionali, fondamentalmente caratterizzato dal pacifismo, ma forte e radicato, perché la gestione dell’ordine pubblico in Italia tornasse a mostrare il volto di sempre, il volto della repressione più dura, becera e sfrenata della strategia della tensione? E’ bastato che un nuovo movimento invadesse le piazze perché i corpi dello stato tornassero a sparare, a caricare, a malmenare, a torturare e a uccidere, violando il diritto costituzionale di manifestare il proprio dissenso.

La stagione del 1968 vide bloccare con gli scontri nelle piazze, ma soprattutto con le bombe e le stragi, la crescita e la maturazione di un movimento studentesco e la sua possibile alleanza con un solido movimento operaio impegnato in un autunno di rivendicazioni non solo salariali. Nove anni dopo, un nuovo movimento, del tutto diverso dal precedente, subì la stessa fine: il movimento del ’77, l’ultimo tentativo d’aggregazione politica giovanile di massa in Italia, fu sconfitto con l’identico sistema: la repressione più indiscriminata, ancora una volta con la polizia e i carabinieri chiamati a tenere le piazze con le armi e ad aprire il fuoco. I metodi polizieschi (nonostante la riforma della polizia del 1981 e il supposto processo democratico che ha investito l’insieme delle forze dell’ordine) sono rimasti fascisti. E così un altro movimento ha dovuto confrontarsi con qualcosa che gli preesisteva.

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Nel pomeriggio di venerdì 20 luglio 2001, quando ormai da ore polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno preso il controllo della piazza, abbandonandosi a cariche indiscriminate contro cortei in grandissima parte formati da pacifisti (donne, anziani e bambini compresi), avviene il fatto più cruento che farà del vertice del G8 organizzato in Italia, il 1° a dover contare (ufficialmente) una vittima. La tragedia avviene in piazza Alimonda. Uno spezzone di uno dei tanti cortei massacrati dalle cariche decide di organizzare un minimo di risposta attiva in funzione di autodifesa. Tra gli scontri e i manifestanti finisce un gippone dell’arma che termina la sua corsa contro un muro. L’attacco dei dimostranti è cruento. I tre carabinieri, lanciano dalla jeep un estintore che viene raccolto da Carlo Giuliani, 20 anni, romano di nascita, figlio di un sindacalista della CGIL, da tempo a Genova. Dal finestrino posteriore del gippone ormai intrappolato spunta una pistola. La impugna Mario Placanica, carabiniere di leva, 20 anni. Anziché sparare in aria, Placanica secondo la versione ufficiale, apre il fuoco contro Giuliani, colpendolo alla testa: Carlo muore sul colpo, mentre il suo corpo viene per 2 volte travolto dal Defender che si allontana dal luogo della tragedia. Placanica afferma esplicitamente di essere un capro espiatorio usato per coprire qualcuno, e di non avere ucciso lui Carlo Giuliani. “Quella mattina del 20 ci hanno posizionato vicino la “Fiera” insieme ad alcuni poliziotti. Ci sono state delle cariche sul lungomare, ma solo di alleggerimento. Abbiamo partecipato alle cariche in cui venne dato alle fiamme il blindato dei carabinieri. In quella situazione mi è stato affidato il compito di sparare i lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Però dopo un po’ il maggiore Cappello mi ha preso il lanciagranate perché diceva che non ero capace. Io stavo sparando a “parabola”, così come mi è stato insegnato, e invece lui ha iniziato a sparare ad altezza d’uomo, colpendo in faccia le persone. Cose allucinanti. Sul Defender, c’eravamo io, Filippo Cavataio, l’autista del defender, e Raffone, un ausiliario seduto dietro insieme a me. Accanto avevamo un’altra camionetta con a bordo il colonnello Truglio, [allora tenente colonnello e comandante dei Ccir compagnia di contenimento e intervento risolutivo, creata ad hoc per il G8 e poi sciolta, oggi colonnello dei cc]. Il responsabile del nostro mezzo era il maggiore Cappello. C’era anche il plotone dei carabinieri davanti a noi che ci faceva da scudo. I carabinieri sono scappati, ci hanno superato, noi abbiamo fatto retromarcia e siamo rimasti incastrati contro un cassonetto. Dopo i 2 spari, sul Defender è salito un altro carabiniere che si chiama Rando di Messina e ha messo lo scudo sul vetro che avevano rotto. Davanti è salito un maresciallo dei Tuscania di cui non ricordo il nome. E siamo partiti. Ho saputo della morte di Carlo Giuliani alle 23 quando sono venuti in ospedale, mi hanno comunicato la notizia. Mi hanno fatto dimettere, mi hanno fatto firmare la cartella e mi hanno portato in caserma. Lì mi hanno detto che avevo ucciso un manifestante. I colleghi hanno fatto festa, mi hanno regalato un basco dei Tuscania, ”benvenuto tra gli assassini” mi hanno detto. I colleghi erano contenti di quello che era capitato, dicevano morte sua vita mia”. Ma perché alcuni militari hanno “lavorato” sul corpo di Giuliani? Perché gli hanno fracassato la testa con una pietra? Sulle prime, un funzionario di polizia cerca di addebitare l’orrenda uccisione ad un sasso lanciato dai dimostranti. E’ una tragica menzogna. I cc Mario Placanica e Filippo Cavataio, vengono incriminati per omicidio volontario, ma il 7/5/’03, il giudice della rep. Franz, ha deciso l’archiviazione ritenendo i 2 non colpevoli: Placanica ha sparato per legittima difesa e Cavataio, che alla guida del defender passò 2 volte sul corpo di Carlo, non ha alcuna responsabilità della morte di quest’ultimo. L’epilogo è sempre lo stesso: lo stato che dopo aver predisposto la trappola di Genova, aveva armato e ordinato di sparare su chi si sarebbe opposto alla politica e all’economia incarnata dal G8. L’archiviazione dell’omicidio di Carlo è stata un’ ingiustizia sociale, perché ha evidenziato ancora una volta il potere e le protezioni delle forze dell’ordine, che hanno potuto sperimentare la licenza di uccidere e la loro immunità (legge 78/2000 stato di polizia-dittatura militare).

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Di lacrimogeni a Genova, secondo la magistratura, ne sono stati sparati 6200 nel giro di 24 ore. In termini tecnici, la sostanza irritante prodotta dall’inaccessibile stabilimento SIMAD dell’Aquila, è il gas GS, considerata “arma chimica” dal protocollo di Ginevra che ne proibisce l’uso in tempo di guerra. Un articolo della rivista Journal of Chromatography dimostra che il GS, se portato ad una temperatura tra i 300 e i 900 gradi, dà origine a 20 sostanze organiche, di cui solo 8 sono conosciute. Le spese fatte per l’allegorica organizzazione sono: £200 miliardi spesi per i lavori di abbellimento della città; 5 le navi e 5 i traghetti che ospiteranno delegazioni straniere, giornalisti e forze dell’ordine nel porto di Genova; 2411 le camere d’albergo prenotate per gli ospiti; 42 miliardi di lire spesi per l’organizzazione del summit; 18000 gli agenti di polizia, cc, finanzieri e militari previsti. Ora, noi comuni mortali ci riflettiamo sopra e ci domandiamo: ma non era meglio spendere quei soldi pubblici per i cittadini meno abbienti, o per il diritto di spazi e opportunità ai giovani che hanno bisogno di esprimersi e realizzarsi?

Martedì 23/10/’07, i pm di Genova Anna Canepa e Andrea Canciani hanno chiesto per 25 manifestanti accusati di tutto quello che è successo durante le giornate contro il G8, 225 anni di carcere per devastazione e saccheggio,(art. 419 del codice penale): è un reato che non era stato più contestato dall’immediato dopoguerra e che è stato rispolverato dalla procura di Genova per i fatti del G8 del 2001, dopo un tentativo fallito, a Torino, alla manifestazione per la morte di Baleno del 4/4/’98. Il cosiddetto processo ai 25 è stato costruito in questi anni su 350 ore di filmati e 15.000 fotografie, senza evidenziare nessun sopruso, e la scelta fatta dalla procura, è quella di usare un reato desueto che il codice penale ha previsto per situazioni postbelliche, e non certo per scontri di piazza.

Le giornate di Genova non sono state solo caccia all’uomo, cariche sconsiderate, militarizzazione della citta. Sono state anche il teatro prescelto per scontri di potere militare europei, all’interno delle stesse forze dell’ordine. In materia di ordine pubblico i carabinieri non possono fare nulla senza l’autorizzazione del funzionario di polizia Gianni De Gennaro che ne accompagna i contingenti. Fini sostituisce il ministro degli interni Scajola, e si trovava nella caserma di San Giuliano, il centro di controllo dei cc, nonché (con Bolzaneto) carcere temporaneo per gli arrestati, a testimonianza del rapporto privilegiato dell’arma con la destra italiana. Una polizia che giunge al G8 con De Gennaro (oggi presidente di Finmeccanica), desideroso di dimostrare la propria lealtà anche ai nuovi padroni del centrodestra (era stato nominato nel maggio 2000 dal centrosinistra). Ai testimoni delle forze dell’ordine giunti in aula è stato più volte chiesto il riconoscimento di coloro che menavano mazzate contro i manifestanti: a Guido Ruggeri, il comandante dell’ex battaglione Tuscania, transitato nel 2002 dalle dipendenze della brigata Folgore alla II brigata mobile dei carabinieri, vengono mostrate scene di pestaggi. Il tentativo è scaricarsi sui colleghi: “Sono poliziotti”, dice in aula, “non personale del Tuscania. Eravamo riconoscibili per il cerotto arancione dietro al casco e per lo stemma verde sul petto”. Infine, di fronte all’ennesimo video, non può che ammettere: “Riconosco un militare del Tuscania».

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Amnesty International nel suo rapporto parla di “violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste nella più recente storia d’Europa”. Nel rapporto si afferma che a Genova furono sparati almeno 15 colpi di pistola. Sul raid notturno compiuto dalle forze dell’ordine nei locali di una scuola, utilizzata come dormitorio per i manifestanti e segreteria del Genoa social forum, le accuse contro gli agenti comprendono l’abuso di autorità, e la fabbricazione di prove false che schiacciano Massimiliano Di Bernardini, vicequestore aggiunto della squadra mobile presente alla scuola Diaz. Il pm contesta a Bernardini di aver prodotto prove false e illegali introducendo 2 molotov all’interno della Diaz. La mattina del 16/1/’07 nel corso di un udienza del processo, il presidente Gabrio Barone, dopo aver constatato la sparizione delle molotov, ha dato l’incarico alla procura di rintracciarle negli uffici giudiziari. L’episodio della (falsa) coltellata ricevuta da Massimo Nuocera dai manifestanti della Diaz, risulterebbe per il pm un’iniziativa dell’ispettore Maurizio Panzeri, che avvallò il racconto del collega falsificando le prove. Le 93 persone arrestate nel corso del raid all’interno della scuola dichiararono di non aver opposto resistenza, come invece sostenuto dalla polizia, e di essere state sottoposte a percosse deliberate e gratuite. Almeno 82 di esse vennero ferite; 31 furono trasferite in ospedale, 3 in condizioni critiche. Alcuni di essi ricevono cure mediche ancora oggi. Amnesty International ha ripetutamente sollecitato l’Italia a recepire il Codice di etica della ps, adottato dal consiglio d’Europa nel settembre 2001, e ad assicurare che i suoi pubblici ufficiali siano obbligati a mostrare in maniera evidente alcune forme di identificazione individuale, come un numero di matricola, al fine di evitare il ripetersi di situazioni violente e impunite. Amnesty ha notato con preoccupazione che gli agenti sotto processo, non sono stati sospesi dal servizio e, in alcuni casi, sono stati addirittura promossi…. La maggior parte delle persone arrestate nel corso dei raid venne trasferita nel centro di detenzione temporanea di Bolzaneto. Vi transitarono oltre 200 persone, molte delle quali furono private dei fondamentali diritti riconosciuti a livello internazionale ai detenuti, tra cui il diritto di avere accesso agli avvocati e all’assistenza consolare e quello di informare i familiari sulla propria situazione. Nel corso di un’udienza preliminare, i pm hanno illustrato in modo efficace le prove degli abusi verbali e fisici subiti dai detenuti. Hanno descritto, tra l’altro, come i detenuti fossero stati presi a schiaffi, calci, pugni e sputi; sottoposti a minacce, compresa quella di stupro, e ad insulti anche di natura oscena e sessuale; obbligati a rimanere allineati e in piedi per ore a cantare faccetta nera, a gambe divaricate contro un muro; privati di cibo e acqua per lunghi periodi; soggetti a perquisizioni corporali effettuate in modo volutamente degradante, con uomini costretti ad assumere posizioni umilianti e donne forzate a denudarsi di fronte ad agenti di sesso maschile. I pubblici ministeri hanno citato singoli casi di abuso: una ragazza la cui testa è stata spinta in un gabinetto, un ragazzo obbligato a camminare a quattro zampe e ad abbaiare, il pestaggio di un detenuto non in grado di rimanere in piedi per ore poiché aveva un arto artificiale. La pubblica accusa ha chiesto l’incriminazione di 15 agenti di polizia, 11 carabinieri, 16 agenti di custodia e 5 membri del personale medico per vari reati tra cui abuso di autorità, coercizione, minacce e lesioni fisiche, accusandoli di aver torturato i detenuti con trattamenti crudeli, inumani e degradanti in violazione dell’art.3 della Convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali. Amnesty sottolinea che per prevenire la tortura e i maltrattamenti, è fondamentale che i tribunali siano pronti a infliggere pene severe nei confronti di chi ordina, condona o perpetra la tortura, dissuadendo questi ultimi dal reiterare i propri crimini, chiarendo ad altri che i maltrattamenti non saranno più tollerati. Amnesty deplora che a 17 anni dalla ratifica della Convenzione dell’Onu contro la tortura e nonostante ripetuti solleciti da parte di organismi intergovernativi, tra cui il Comitato dell’Onu contro la tortura e il Comitato sui diritti umani, l’Italia non abbia ancora introdotto nel codice penale il reato di tortura, così come previsto nella Convenzione dell’Onu contro la tortura.

Sulla scena della macelleria messicana è presente la punta di lancia del viminale, i funzionari della digos di Genova, uomini della digos di Roma e Napoli, uomini del reparto mobile di Vincenzo Canterini, il dirigente dello Sco Franco Gratteri, il suo vice Gilberto Caldarozzi, l’allora direttore dell’ Ucigos Arnaldo La Barbera, Andreassi, Fiorentino, Luperi, Murgolo, Colucci, e il vicequestore Pietro Troiani, arrivato da Roma per essere accorpato alla logistica del reparto mobile, per fare l’ufficiale di collegamento tra la questura e i reparti celere sul terreno, rimasto finora nell’ombra.

Il controllo sociale è sempre stato un’arma repressiva, in mano alla chiesa e al re e adesso alla repubblica liberale. Poteri che dominano la penisola fin dal medioevo e usano i loro servi (sbirri senza cervello, addestrati ad obbedire e a non pensare) contro chi si ribella alle ingiustizie sociali e non si vuole sottomettere al più forte …….

 

07/04/2015

Arnaldo Cestaro nel 2001, dopo la notte alla Diaz (archivio)

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia sulla base del ricorso presentato a Strasburgo da Arnaldo Cestaro, una delle vittime della perquisizione alla scuola Diaz avvenuta il 21 luglio 2001, alla conclusione del G8 di Genova. Nel ricorso, l’uomo, che all’epoca dei fatti aveva 62 anni, afferma che quella notte fu brutalmente picchiato dalle forze dell’ordine tanto da dover essere operato, e da subire ancora oggi ripercussioni per alcune delle percosse subite. Cestaro, rappresentato dall’avvocato Nicolò Paoletti, sostiene che le persone colpevoli di quanto ha subito sarebbero dovute essere punite adeguatamente ma che questo non è mai accaduto perché le leggi italiane non prevedono il reato di tortura o reati altrettanto gravi. La Corte europea dei diritti umani gli ha dato ragione. Non solo, ha riconosciuto che il trattamento che gli è stato inflitto deve essere considerato come “tortura”. Nella sentenza i giudici sono andati oltre, sostenendo che se i responsabili non sono mai stati puniti, è soprattutto a causa dell’inadeguatezza delle leggi italiane, che quindi devono essere cambiate. Inoltre la Corte ritiene che la mancanza di determinati reati non permette allo stato di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze e torture da parte delle forze dell’ordine……

 

Non sono i delitti punibili dalla legge quelli a cui bisogna imputare i peggiori mali del mondo. Sono i torti legalizzati, i crimini che godono di impunità, giustificati e protetti dalle leggi e dai governi.

A.Berkman

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

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