F. Mastrogiovanni: morire di TSO…

Francesco Mastrogiovanni: morire di TSO…

Oggi è l‘anniversario dell’assassinio impunito di Francesco Mastrogiovanni, maestro anarchico molto amato dai suoi bambini, caduto vittima della violenza disumana chiamata “psichiatria”, con le sue strutture “protette”, i medici specializzati e tutto il personale che lavora per la tutela e la cura dei pazienti ricoverati…

Purtroppo, casi come questo, si moltiplicano e spesso rimangono senza nome: entrare in un reparto di “igiene mentale”, significa non avere più diritti e nemmeno dignità, significa non essere più considerato un essere umano!

Materiale di approfondimento:

https://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2012/09/28/news/cosi-hanno-ucciso-mastrogiovanni-1.46861

https://www.iene.mediaset.it/2018/news/tso-morto-franco-mastrogiovanni-cassazione-nessuno-in-prigione-video_138048.shtml

https://www.ottopagine.it/sa/cronaca/197447/caso-mastrogiovanni-la-cassazione-conferma-la-condanna.shtml

http://www.tgmaddalena.it/uno-psichiatra-stecca-nel-coro-ci-racconta-87-ore-il-film-sullassassinio-di-francesco-mastrogiovanni-morto-di-tso/

https://www.nursetimes.org/caso-mastrogiovanni-le-scuse-di-un-infermiere-abbiamo-commesso-una-barbarie/76060

http://www.giustiziaperfranco.it/index.php

https://it-it.facebook.com/pages/category/Community/Gruppo-Anarchico-Francesco-Mastrogiovanni-di-Napoli-FAI-160134531233493/

https://www.popoffquotidiano.it/2015/08/09/basta-morti-in-tso/

https://www.cronachedellacampania.it/2018/11/mori-nel-centro-di-igiene-mentale-chiesto-il-processo-per-sette-medici/

https://www.bergamonews.it/2019/09/01/rogo-in-psichiatria-proteste-fuori-dallospedale-lunedi-i-funerali-della-giovane/323106/

https://napolimonitor.it/quel-passato-che-non-passa-mai-antonia-elena-e-le-storie-di-ieri/

https://ricercatorisenzapadroni.noblogs.org/post/2020/06/11/alice-libera-lettera-di-denuncia-di-un-padre-che-chiede-giustizia-per-la-figlia/

https://www.recnews.it/2020/06/23/prospettive-di-riforma-del-tso-al-via-la-teleconferenza/

La psichiatria è uno strumento corrotto del controllo sociale.

Cultura dal basso contro i poteri forti, violenti, repressivi, assassini e impuniti

Rsp (individualità Anarchiche)

Alice libera! Lettera di denuncia di un padre che chiede giustizia per la figlia

Riceviamo e pubblichiamo:

LETTERA di DENUNCIA di un PADRE CHE CHIEDE GIUSTIZIA per la FIGLIA

Raccogliamo la lettera di denuncia di un padre che chiede giustizia per sua figlia. Ci sembra importante raccontare questa storia di abusi che va avanti da troppo tempo. È necessario attenzionare maggiormente ciò che avviene all’interno di alcune strutture psichiatriche private convenzionate, che in Italia sono più di 3.500, spesso veri e propri luoghi di reclusione in cui è difficile entrare e verificare quali pratiche e terapie vengano attuate.

Ci preme sottolineare inoltre come il ruolo degli Amministratori di Sostegno diventa sempre più invasivo e determinante per la vita di persone vittime della psichiatria che di fatto non hanno commesso alcun reato. Vi chiediamo di pubblicare la storia di Antonio e sua figlia sui vostri canali e sui vostri siti, di inoltrarla il più possibile nella speranza che altri si uniscono alla sua battaglia per la liberazione di Alice.

Collettivo Antipsichiatrico Antonino Artaud

http://artaudpisa.blogspot.com/

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I manicomi nascono per speculare sulle disgrazie della povera gente; è solo negli anni ’60 /’70 che il livello dell’utenza cambia, cominciano a internare anche i dissidenti politici con un livello culturale molto più ampio di quello del poveraccio che non aveva potuto studiare e, attraverso analisi sociali fatte da questi dissidenti, saltano fuori le condizioni disumane che vivevano le persone all’interno di questi lager. Da li nascono molte associazioni antipsichiatriche che contribuirono a evidenziare le tante ingiustizie nascoste, fino alle torture fisiche e psichiche subite dagli utenti.

Dopo dante lotte culturali, il movimento antipsichiatrico riesce ad ottenere nel 1978, la legge per la chiusura del business dei manicomi.

Ma facciamo un po’ di Storia:

I manicomi si espandono per rinchiudere il forte disagio sociale, causato sopratutto dalle guerre, che creavano ulteriore povertà, fame, miseria, ai margini della “società”.

A venire rinchiusi nei manicomi erano in prevalenza povera gente e i soldati, che venivano rinchiusi perché traumatizzati per gli orrori e le tante ingiustizie sociali, viste e subite (nonnismo) durante le guerre geopolitiche per il potere politico, economico, militare.

Ma facciamo un excursus sulle guerre avvenute in Italia:

In Italia tra il 1494 e il 1559, ci furono guerre causate dall’espansionismo delle grandi monarchie europee, per l’egemonia della penisola. La guerra fu scatenata inizialmente dai sovrani francesi, ma poi si aggiunsero anche la Spagna e il Sacro Romano Impero.

Nel periodo compreso tra la discesa di Carlo VIII (1494) e la pace di Cateau-Cambrésis (1559) gli stati italiani, con l’eccezione di Venezia, perdono la propria autonomia politica ed entrano nella sfera d’influenza spagnola. Con la pace di Cateau-Cambrésis si concludono le cosiddette guerre d’Italia e vengono regolati gli equilibri europei fino allo scoppio nel 1618 della guerra dei Trent’anni (1618 e il 1648). La pace è stata importante, anche se l’accordo rappresentava il definitivo consolidamento del dominio spagnolo in Italia, che influenzerà per più di 150 anni la storia italiana.

Al termine delle guerre, la Spagna si affermò come la principale potenza continentale, ponendo gran parte della penisola italiana sotto la sua dominazione diretta (Napoli, Milano e Stato dei Presidi) o indiretta. Seppero mantenere una certa autonomia il Ducato di Savoia (legato alla Francia) e la Repubblica di Venezia.

Il Papato, pur autonomo, risultava perlopiù legato alla Spagna dalla comune politica di far prevalere in Europa la Controriforma cattolica.

Con questi accordi vennero regolati gli equilibri europei fino alla pace di Vestfalia del 1648.

Queste guerre per l’egemonia della monarchia Europea sull’Italia, crearono ulteriore condizioni sociali di miseria e sfruttamento dell’essere umano che non aveva più neanche i mezzi per sopravvivere….

Ma la voglia di conquista del potere delle classi borghesi, non finisce qua:

Nel 1848-1866 ci furono 3 guerre per l’indipendenza italiana, che ebbero come esito l’estensione territoriale del regno di Sardegna e la proclamazione del regno d’Italia. Tali eventi furono gli episodi cardine del Risorgimento e furono il punto di arrivo della politica del regno di Sardegna, guidato dal primo ministro conte di Cavour (imposto dai Savoia). L’unità d’Italia (che era contro l’Austria), era stata sostenuta dallo Stato sabaudo e politicamente dall’Inghilterra liberale e dall’alleanza con l’Impero francese retto da Napoleone III prima e con la Prussia di Otto von Bismarck dopo.

Poi ci fu la 1 e la 2 guerra mondiale (1915 – 1945) che crearono ulteriore povertà sia economica che culturale nei ceti sociali più svantaggiati.

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Nel periodo fascista (1920) cambia la tipologia di utenza, vengono rinchiusi nei manicomi anche gli antifascisti. Anche negli anni ’60/ ’70 durante le contestazioni degli operai e degli studenti, gli utenti all’interno dei manicomi aumentarono di numero…

In molti paesi Europei, i prigionieri politici vengono confinati in istituzioni psichiatriche e sottoposti ad abusi. La diagnosi di disturbo mentale serviva per la repressione e il controllo dei dissidenti, consentendo in tal modo allo Stato di tenere rinchiuse le persone contro la loro volontà, subendo terapie indirizzate verso la conformità ideologica, a vantaggio solo delle multinazionali del farmaco (psicofarmaci).

Gli utenti rinchiusi nei manicomi, venivano legati ai letti, imbottiti di medicine, e spesso, con gli elettrodi applicati ai loro genitali per ‘educarli e domarli’….

Antonia Bernardini, la storia della donna che morì “legata come Cristo in croce” nel manicomio giudiziario di Pozzuoli

Il Parlamento italiano il 13/5/1978 varò una radicale riforma dell’assistenza psichiatrica.

Nel 1961 Franco Basaglia prendeva servizio come direttore nel manicomio di Gorizia.

Diciassette anni prima Basaglia aveva subìto a Venezia, in quanto antifascista, il carcere e ne aveva serbato un ricordo di profondo orrore.

Egli lottò per istituire la legge 180, passata alla Storia come “legge Basaglia”, la legge che chiuse i manicomi. Si istituirono i teams territoriali. Si sviluppò il lavoro di team, si introdusse il concetto per cui l’istituzione pubblica, destinata al controllo, si trasformasse in un servizio concreto a disposizione del disagio sociale della gente comune.

La legge 180, poi integrata nella riforma sanitaria 833 del 23 dicembre 1978, si articola su tre paradigmi chiave:

• Ciò a sottolineare da un lato il prevalere del carattere sanitario ben più che di quello repressivo della misura di limitazione di libertà del soggetto, dall’altro a prevenire il rischio dell’abuso politico della psichiatria. Il Sindaco, quale autorità politica cittadina che risponde al proprio elettorato, difficilmente fungerà da corpo separato; il ruolo della Magistratura viene confinato in quello di un controllo “ex post” di legittimità, nella figura del Giudice Tutelare.

• Il passaggio della crisi dal manicomio all’ospedale civile. Viene vietato da subito il ricovero di nuovi pazienti nei vecchi manicomi. Si rende obbligatoria l’apertura di nuovi reparti, meglio: “servizi” negli ospedali civili.

Il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura, non fu voluta da Franco Basaglia. Rappresentò tuttavia un compromesso, che fra l’altro ebbe il vantaggio di accontentare solo i sindacati dei medici e degli infermieri. Questi si vedevano aumentare i parametri contrattuali e quindi gli stipendi e insieme videro aumentare prestigio e potere….

La chiusura graduale ma definitiva del manicomio e la riconversione delle risorse (business) da esso rappresentate, investiti nei servizi alternativi territoriali.

Ma facciamo un po di storia:

Nel Medioevo le persone che manifestavano comportamenti ritenuti “bizzarri – non omologati”, venivano affidati agli esponenti della Chiesa, i quali li rinchiusero e abusarono di potere sopratutto nei confronti della donna (che allora era considerata inferiore all’uomo), prima di mandarla al rogo, con l’accusa di peccatrice, anche se non aveva fatto nient’altro che pensare.

Nell’Età Classica (490-479) il problema delle guerre, con le sue conseguenze sociali (traumi), perse il carattere mistico-religioso e l’utente iniziò ad essere considerato da un punto di vista sociale, “folle”, ritenuto una minaccia per la società benpensante…

Proprio in quel periodo, sorsero moltissime case di internamento, volte a rinchiudere una varietà di persone rifiutate dalla società: persone con traumi cerebrali, poveri, vagabondi, mendicanti, criminali, dissidenti politici, persone nulla facenti, tutte rinchiuse in un’unica struttura. Una delle prime case sorte allo scopo fu l’Hopital General di Parigi, fondato nel 1656. Qui le persone non venivano rinchiuse per essere curate, ma per finire i propri giorni lontano dalla società. Una volta entrate in questi luoghi, le persone venivano spogliate della loro dignità e trattate senza rispetto. Vivevano in condizioni disumane ed erano costrette a subire punizioni corporali.

Questa idea di allontanare dalla società chiunque fosse considerato pericoloso, si verificò in seguito alla Riforma attuata da Martin Lutero (1483 – 1546); al contrario del Medioevo, in cui le persone povere e i vagabondi venivano lasciati vivere nella società, in quanto la povertà era vista dai ceti più avvantaggiati, come mezzo per manifestare la propria fede (aiutando le persone povere ci si poteva guadagnare la salvezza in Paradiso), con la negazione delle opere di Lutero, la povertà perse questo significato e si trasformò in colpa attribuibile alla persona….

Presto, le case di internamento si diffusero in tutta Europa e divennero uno strumento di potere enorme, attraverso il quale si decideva, senza utilizzare alcun criterio logico, sulla vita delle persone e su chi dovesse essere rinchiuso.

Un cambiamento radicale nell’elaborazione di diverse concezioni della mente e del suo funzionamento, si ebbe tra la fine dell’’800 e i primi anni del ‘900, anni in cui nacque la psicoanalisi. Ad essa si deve il merito di aver posto l’attenzione sulla necessità di capire il sintomo più che di reprimerlo attraverso metodi di cura brutali. Questo modo di curare la malattia ha sicuramente rappresentato un’importante rottura con l’ideologia repressiva basata sul business che sosteneva la prassi manicomiale, che considerava la malattia come qualcosa di organico e che aveva condotto a ritenere ogni approfondimento psicologico, perfettamente inutile.

Il manicomio restava sempre e comunque luogo di controllo e di ordine.

Basaglia fu il medico che mosse una critica radicale nei confronti dei manicomi; nel 1961 divenne direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia ed è lì che iniziò a rendersi conto delle condizioni disumane in cui versavano le persone recluse nei manicomi. Così iniziò ad introdurre piccole modifiche, partendo dal considerare i pazienti come esseri umani, come persone dotate di una propria identità e dignità, non come numeri, come un business qualsiasi…

Secondo lui, la malattia doveva essere posta in relazione alla società attuale, una società alienante, la società dei consumi; per questo era importante creare, all’interno di essa, servizi assistenziali per chi subiva la condizione sociale del boom economico: di chi aveva troppo e di chi invece non aveva niente, bisognava costruire dei punti di riferimento culturali e sociali per tutti, senza distinzioni di ceto o etnia….

Dopo l’approvazione della Legge Basaglia, il problema in Italia, restò però sul come fare; la legge scatenò immediatamente numerose polemiche, soprattutto da parte dei direttori dei manicomi (che non volevano perdere il business) che vedevano minacciato il loro potere, dei sindacati che difendevano gli interessi di chi lavorava nei manicomi….

L’archivistica manicomiale, nel nostro paese, ha ricevuto un grande impulso a partire dalla legge 180. La chiusura degli ospedali psichiatrici, avviata a partire dal 1978, ha messo infatti in primo piano l’urgenza di salvare, custodire e inventariare gli archivi dell’istituzione manicomiale, mettendoli perciò a disposizione, sia dei singoli studiosi, sia dell’intera comunità scientifica.

I documenti di archivio nascono dalla necessità di capire come operava il personale all’interno dei manicomi.

Per analizzare il ruolo professionale dello psichiatra: la pratica psichiatrica sembra esaurirsi nella compilazione automatica della scheda e nella diagnosi che porta al ricovero (prassi – prigione – condanna a morte). La scheda prestampata intrappola dunque il soggetto nel discorso psichiatrico che si articola intorno a ciò che Foucault definisce “interrogatorio”, non una semplice raccolta di notizie anamnestiche, ma la modalità attraverso cui la posizione del medico psichiatra viene riconosciuta e istituita, nel momento in cui il soggetto acquisisce lo status di malato. Povertà, pubblico scandalo, pericolosità o eccessiva sensibilità, sono elementi che possono sostenere la motivazione del ricovero. Essi evidenziano la notevole portata strategica che il riferimento ai valori sociali assume nell’intervento psichiatrico.

Dal momento in cui oltrepassa il muro dell’internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale, viene immesso in uno spazio che, originariamente nato per curarlo, si rivela un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, il luogo della sua oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita della individualità e della libertà, nel manicomio il malato non trova che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell’internamento. L’assenza di ogni progetto, la perdita del futuro, l’essere costantemente in balia degli altri, l’aver scandita la propria giornata su tempi dettati da esigenze organizzative che non possono tener conto delle particolari esigenze di ognuno.

A giustificarne la presenza all’interno delle cartelle cliniche è l’esigenza scientifica e la necessità di sorvegliare i folli (le disgrazie sociali per poi specularci), i cui scritti costituirebbero un’ulteriore prova di verità della diagnosi e proprio per questa ragione sarebbero stati incorporati nel dispositivo manicomiale che si configura come istituzione totale caratterizzata dal fatto di assorbire e regolare l’intera esistenza di coloro che vi entrano a far parte e di esaurire in sé tutta la loro esperienza sociale.

In Italia il cosiddetto «grande internamento manicomiale» può essere individuato in un periodo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Ed è nel corso di questi decenni che viene edificato un consistente numero di manicomi su tutto il territorio nazionale. Questo periodo coincide con la nascita di un Paese moderno «così come siamo abituati a pensarlo oggi». Un «Paese moderno» nel quale, accanto alle campagne, cominciavano a svilupparsi grandi agglomerati urbani capaci di accogliere famiglie sempre più numerose, in cui compaiono «infrastrutture potenziate» anche dal sistema manicomiale, concepito per «assistere la follia», ma usato soprattutto per mantenere l’ordine pubblico e la tutela della moralità, secondo i canoni dei ricchi benpensanti ….

Questo aspetto si irrobustisce negli anni del fascismo quando, con la stretta repressiva attuata dal regime, si ampliano i contorni che circoscrivono i concetti di marginalità e devianze. I manicomi, di riflesso, accentuano la loro dimensione di controllo, affiancandosi allo Stato per contribuire a plasmare uomini e donne chiamati ad assolvere una serie di compiti che rispecchiano il clima economico e sociale dei “tempi nuovi”…

I manicomi conoscono uno sviluppo sostanziale e registrano per tutto il ventennio un aumento costante dei ricoverati, riconosciuti come «vittime di violenza carnale o dei traumi di guerra»…

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Lo Stato italiano investe ogni ora due milioni e mezzo di euro in spese militari, di cui mezzo milione solo per comprare nuove bombe e missili, cacciabombardieri, navi da guerra e carri armati.

Ogni anno si spendono almeno 23 miliardi di euro per le forze armate, di cui cinque solo per comprare nuovi armamenti.

Intanto le condizioni sociali peggiorano e i diritti delle persone vengono tolti, attraverso grandi riforme come quella del lavoro che ha eliminato lo statuto dei lavoratori. Pazzesco!!

Oggi sappiamo che i manicomi non esistono più, ma l’argomento della psichiatria rimane sempre un tabù, un argomento da evitare, da non affrontare…

Ecco perchè è importante dare la parola a chi subisce la prepotenza e la repressione statale, non a chi risolve, ancora oggi, le problematiche sociali con l’internamento, la ghettizzazione e l’annientamento, così funziona ai giorni d’oggi la psichiatria…

https://www.archeologiafilosofica.it/wp-content/uploads/2016/06/Michel-Foucault-Storia-della-follia-nell-eta-Classica.pdf

 

Per poter veramente affrontare la “malattia”, dovremmo poterla incontrare fuori dalle istituzioni, intendendo con ciò non soltanto fuori dall’istituzione psichiatrica, ma fuori da ogni altra istituzione la cui funzione è quella di etichettare, codificare e fissare in ruoli congelati coloro che vi appartengono.

Franco Basaglia

 

Si va in manicomio per imparare a morire.

Alda Merini (poetessa 1931 – 2009)

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

A proposito di TERRORISMO DI STATO…

Il 9 gennaio i mass media scrivono che Gilberto Cavallini (nato a Milano nel 1952), ex terrorista dei Nar, è stato condannato all’ergastolo nel processo sulla Strage della stazione di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980, 40 anni fa ….

Strage di Bologna. Nuovo imputato, il nero che parlava con “i piani alti”

Secondo la procura di Bologna Cavallini fornì supporto logistico agli esecutori materiali della Strage di Bologna. Fu lui a ospitare Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini (già condannati in via definitiva quali esecutori materiali dell’attentato) a Villorba di Treviso prima della strage. Sempre lui, per l’accusa, si occupò dei documenti falsi e del trasporto a Bologna, fornendo un’auto.

Cavallini dopo la sentenza di ergastolo dichiara ai mass media: “Io sono pentito di quello che ho fatto, di quello che non ho fatto non mi posso pentire. Dico anche a nome dei miei compagni di gruppo che non abbiamo da chiedere perdono a nessuno per quanto successo il 2 agosto 1980”.

Cavallini non si pente perché, (secondo la sua logica), in quel caso, come negli altri casi, ha “solamente” eseguito un ordine militare prestabilito… Infatti faceva parte di quei tanti gruppuscoli sia di destra che di sinistra usati (comprati), addestrati e sovvenzionati dalla P2, per essere attivati nei vari periodi storici, nel portare avanti, a tutti i costi, il piano militare politico sovranazionale, anticomunista (inizio Guerra fredda: 1949 – Patto Atlantico).

Il fatto che i NAR furono gli esecutori e non i mandanti, non li rende meno responsabili della strage di Stato a Bologna (eccidio, strage di innocenti: previsto dalla Strategia della tensione).

D’altronde Cavallini era uno dei tanti mediocri di allora, che andava allo stadio per scannarsi con gli avversari del balun e dove sicuramente li hanno usati già allora, per ‘testare’ ferocia e limitatezza culturale…

Dalla vita mediocre dello stadio, Cavallini si politicizza e si iscrive a Giovane Italia dell’Msi, dove pensato bene di usarlo anche loro come soldatino, come l’ultimo gradino, addestrato per scannare e perseguitare i “rossi” e inserirli nel piano militare chiamato “patto Atlantico anticomunista”. Insomma, Cavallini usato come tanti giovani antifascisti (partigiani bianchi: repubblichini – cattoliberalfascisti, insieme ai partigiani rossi) che, come prevede la logica militare, erano divisi in gerarchie militari non comunicanti tra loro e molti non avevano le idee chiare, a causa del lavaggio al cervello che gli facevano fin da giovani e dal loro basso livello culturale (esecutori – ultimo gradino)…. Soldatini ammaestrati e usati unicamente per destabilizzare e stabilizzare la dittatura del potere militare sovranazionale, previsto dal Patto Atlantico anticomunista firmato anche dall’Italia nel 1949 (inizio guerra fredda).

Ma ricordiamoci cosa successe quel 2 agosto del 1980 a Bologna, dove esplode una bomba alla stazione, con 85 morti e 200 feriti innocenti.

Per quell’eccidio verranno condannati come esecutori Fioravanti, Mambro e Ciavardini tutti amici di Cavallini.

Cavallini aveva molte cose in comune con gli altri dei Nar, per esempio era molto amico di Fioravanti, i due avevano la stessa mentalità ed erano entrambi delusi dall’ambiente dei vecchi fascisti, da fascisti diventano partigiani bianchi antifascisti… affascinati entrambi dalla figura di Che Guevara e della lotta armata (a proposito di contraddizioni della storia…).

A Padova, il 30 marzo 1980, Cavallini, Fioravanti e la Mambro assaltano i locali del distretto militare di via Cesarotti e si portano via 4 mitragliatrici, 5 fucili automatici, pistole e proiettili. Prima di darsi alla fuga, sul muro della caserma la Mambro firma la rapina con la sigla BR per depistare le indagini (strategia della tensione – false flag).

Per la strage alla stazione di Bologna furono condannati non solo gli esecutori ma anche i mandanti, con l’ex capo della loggia massonica P2 Licio Gelli (Propaganda2: loggia massonica formata da alti gradi delle forze militari, marina, esercito, aeronautica, e dirigenti delle forze del disordine Ps – Cc, insieme agli ufficiali del SISMI (servizi segreti) Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, e il faccendiere Francesco Pazienza, un collaboratore del SISMI) ….

Ma per capire meglio come questi poteri militari abbiano usato la mafia e questi infiniti gruppuscoli, sovvenzionati (con soldi pubblici tolti a sanità, scuola ecc.), e addestrati dalla NATO, vi consigliamo di vedere il video proposto dalla trasmissione televisiva ‘Atlantide’, che spiega molto bene le dinamiche delle infiltrazioni, dei vari servizi segreti, in questi gruppuscoli e i vari patti occulti con lo stato, a partire dal 1945, fino al patto stato – mafia del 1993, col presidente Berluskoni (iscritto alla P2, numero di tessera 1618),per farsi eleggere lui, dopo la caduta del potere cattofascista di Andreotti, dimesso per i troppi scandali dove fu coinvolto.

http://www.televideoteca.it/atlantide-presenta-padrini-e-pentiti/15-gennaio-2020-533341

https://www.la7.it/atlantide/rivedila7/atlantide-presenta-padrini-e-pentiti-15012020-16-01-2020-302271

E’ interessante il video, sopratutto perché viene intervistato il Pm Di Matteo, il magistrato che ha portato avanti le varie inchieste fatte da Falcone e Borsellino. Di Matteo (foto sotto), ci spiega che Falcone e Borsellino, quando fecero arrestare Totò Riina (ultimo gradino) e tanti altri, si rendono presto conto che dietro ai mafiosi, spesso analfabeti, si celavano delle “menti raffinatissime”, come le definì Giovanni Falcone (servizi segreti). E quando capiscono che dietro alla mafia c’era un livello più alto (Falcone stava indagando su Gladio…), cominciano a pensare che le stesse forze dell’ordine, che dovevano difenderli, un giorno o l’altro li potrebbero tradire !!… E così fu….

A proposito di massomafia (termine coniato da Falcone quando definì i vari livelli culturali della mafia):

Il 7 gennaio i mass media scrivono che è stato concluso il filone di inchiesta sulla ‘ndrangheta in Piemonte che riguarda l’ex assessore regionale Roberto Rosso arrestato il 20 dicembre con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso.

Gli indagati, a vario titolo e per episodi diversi, sono in tutto 11…

Non abbiamo approfondito tanto il problema dei vari gruppi sovvenzionati dallo stato per destabilizzare anche l’Italia, perché lo avevamo già analizzato bene nelle ricerche sulla banda della Uno Bianca, che vi riproponiamo di leggere.

Permesso premio per lo sbirro assassino Alberto Savi della ‘Banda della Uno bianca’

Qui vi elenchiamo i vari stati che fanno parte della Nato attualmente:

Albania, Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lettonia

Lituania, Lussemburgo, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Rep. Ceca, Romania,

Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Turchia, Ungheria.

Elenco Stati fondatori del Patto Atlantico del 1949 “stay-behind”:

Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti.

Con la guerra fredda inizia la contrapposizione economica, politica, ideologica e militare che venne a crearsi intorno al 1947, tra le due potenze principali emerse vincitrici dalla II guerra mondiale: Stati Uniti d’America e Unione Sovietica.

Ma le contraddizioni e gli abusi di potere, in questo strano Paese continuano:

Il 17 gennaio i mass media scrivono che il Commissario dell’ASL di Torino, dott. Carlo Picco, ha approvato il servizio di vigilanza armata in tutti i Pronto Soccorso aziendali (cattolici: Maria Vittoria, Martini, Oftalmico e San Giovanni Bosco ecc…) . “Oltre alla vigilanza” (dichiara Picco ai mass media), “stiamo potenziando anche i servizi di video-sorveglianza” (magna magna).

La pistola Taser era già stata sperimentata dalle forze dell’ordine (sia pubbliche che private) dal 5 settembre 2018 fino al 5 giugno 2019, in dodici città Italiane: Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia, Brindisi, Genova.

E’ già stato previsto che il Budget per queste pistole sarà di 8,5 milioni all’anno e verranno distribuite così: 1.600 alla polizia, 2.262 ai carabinieri e 256 alla guardia di finanza.

Puntualizziamo che, quel mediocre psicopatico di Salvini, che era ministro dell’Interno del precedente esecutivo, è stato un convinto sostenitore a più riprese del ricorso alla pistola elettrica (che ci renda i 48 milioni di euro rubati dalla lega, invece di fare la morale per imporci poi solo repressione….). La norma è stata introdotta su sua proposta e i risultati della sperimentazione sono stati diffusi quando lui era al Viminale…

Gli agenti delle forze dell’ordine, che già normalmente, da secoli, abusano di potere sulla povera gente e su chi li difende, grazie a ministri ‘illuminati’ (verrebbe da dire fulminati, viste le scosse elettriche in questione…), si ritrovano in mano, non ‘solo’ il manganello, ma anche 2 pistole!! Gli sbirri, che già erano psicopatici e frustrati a causa del nonnismo militare che devono subire in caserma, si ritrovano come in un film, western, demenziale e, purtroppo, drammatico, due pistole vere: una d’ordinanza coi proiettili di piombo (anche quelli di gomma non sono certo innocui), e quella Taser, la pistola elettrica resa celebre dall’uso, ormai esagerato e inopportuno (abuso di potere), della polizia statunitense.,Un taser negli Stati Uniti può costare tra 294 e 1.200 dollari.

Nel 2017 l’Onu ha classificato il taser come arma di tortura, e Amnesty International ha denunciato centinaia di morti a causa dell’utilizzo della pistola elettrica.

Ma non è finito qua il magna magna: Il giro d’affari che ruota attorno ai taser è milionario. La Axon Enterprise, unica azienda produttrice di questa pistola elettrica, ha una capitalizzazione di mercato di circa 4 miliardi di dollari. Secondo gli ultimi dati diffusi (che sono quelli relativi al 2016), la divisione di Axon che produce pistole elettriche vale il 76% delle entrate totali. Il 24% rimanente, invece, arriva dal nuovo business messo in piedi sempre da Axon, quello relativo alle microtelecamere da installare su pattuglie e divise dei poliziotti.

I taser, nel 2016, hanno portato nelle tasche di Axon 268 milioni di dollari.

Oggi queste pistole sono usate in 107 Paesi in tutto il Mondo (tra questi Stati Uniti, Canada, Australia, Brasile, Nuova Zelanda, Kenya, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Repubblica Ceca e Finlandia).

Ma, verrebbe da dire, le strade delle contraddizioni sono infinite: anche il Vaticano vuole sperimentare la Pistola Taser dandola in dotazione alle loro guardie private (crociati – braccio armato, quelli che hanno incentivato, già nel 1100, le guerre di religione, per scannarsi tra religioni diverse (guerra tra poveri), per incentivare interessi molto più redditizi e meno teologici…).

Il Vaticano non si ricorda più della morte improvvisa di Papa Luciani (Giovanni Paolo I), nella notte del 28 settembre 1978,dopo soli 33 giorni di pontificato? Fu un evento contraddittorio e scioccante per la chiesa cattolica.

papa luciani

Papa Luciani dopo lo scandalo dello Ior, saltato fuori nel 1978 (Ior: banca mondiale secolare del Vaticana che serve per accumulare i soldi guadagnati con gli utenti, appunto i poveri – speculazioni economiche – business plan…), aveva osato dire ai mass media prima di morire, che dopo la vergogna dello scandalo della banca del Vaticano, voleva cambiare l’amministrazione dello Ior, perciò un potere arcaico, occulto e repressivo al disopra di lui, ha deciso di eliminarlo perché non faceva comodo ai loro giochi sporchi, geopolitici – militari …

https://ricercatorisenzapadroni.noblogs.org/post/2018/09/23/gli-abusi-di-potere-degli-sbirri-aldrovandi-foresta-di-hambach-g8-genova/

https://www.informazioneconsapevole.com/2011/07/g8-strategie-di-colpo-di-stato-per-la.html

 

Non vogliamo morire inutilmente.

Fate che la nostra morte annunzi

un mondo senza classi dominanti

che soffocano le aspirazioni di libertà.

(N. Sacco e B. Vanzetti)

 

Solidarietà a tutte le compagne e i compagni colpiti dalla feroce repressione sbirresca

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

Militanti NOTAV arrestati come fossero gladiatori terroristi assassini della ‘Uno bianca’!!!

Noi, ricercatori senza padroni, non potevamo non puntualizzare la contraddizione avvenuta durante le festività di natale, una contraddizione tutta italiana che non preoccupa affatto l’italiano banale e mediocre: se da una parte veniva arrestata il 30 dicembre Nicoletta Dosio militante No Tav di 73 anni, come se fosse una pericolosa terrorista, dall’altra veniva allegramente concesso il permesso di uscire dal carcere a Roberto Savi ex sbirro appartenente alla ‘banda della uno bianca’….

Ma andiamo ad analizzare i particolari: Nicoletta, nativa della Val Susa è una signora come tante lì in valle, che difendeva con tutte le sue forze il suo territorio da una militarizzazione pianificata. E’dagli anni ’60 che ci rompono i coglioni per organizzarci, attraverso la P2, i nuclei clandestini dello stato – Gladio – Rosa dei Venti, Organizzazione Osoppo, Mar, Falange armata ecc.: colpi di stato, stragi di stato, o mega infrastrutture costosissime, inutili e devastanti, per poi imporci la logica della dittatura militare (Patto Alantico – False flag – Stay behind).

Gli unici che ci guadagnano su questi mega business militari geopolitici (fin dai tempi dell’unita d’Italia) è sempre stata la massomafia, quel livello di classe sociale che ci spiegavano Falcone e Borsellino, un livello che non era mai stato indagato da nessuno prima di loro, perciò furono uccisi, da quel livello di classe sociale che usa l’ignoranza della mafia per i loro sporchi affari, per poi imporci la dittatura militare del Patto Alantico ….

Nicoletta è stata arrestata per aver partecipato (come tanti altri compagni in quei giorni) nel 2012 a una manifestazione alla barriera di Avigliana sull’autostrada del Frejus. Nicoletta non ha chiesto misure alternative, anzi ha dichiarato ai mass media, a testa alta: “Non mi pento di nulla. Non ho paura e sarei pronta a occupare di nuovo la strada. Vengano pure”, “ Una grande opera inutile detta legge nel nostro territorio”. Solidarietà a Nicoletta è stata espressa anche dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris: “meriterebbe una medaglia in un Paese normale”. A novembre invece, 11 persone tra Anarchici e militanti del centro sociale Askatasuna, sono state raggiunte anche loro dalla repressione sbirresca che invece di contrastare la ma$$omafia (compresa quella militare), se la prende con chi, la logica del potere e della sopraffazione l’ha sempre combattuta. Sono stati raggiunti da ordini di carcerazione, sempre per essersi ribellati allo strapotere massomafioso e militare, e aver difeso il territorio dalle speculazioni mafiose . ….

Ma adesso andiamo ad analizzare chi è quello psicopatico di Aberto Savi, il più giovane dei fratelli Savi, che ha usufruito di un permesso premio, per trascorrere qualche giorno a casa coi suoi familiari.

I fratelli Savi appartenevano alla ‘banda della Uno Bianca’, tra 1987 e l’autunno del 1994 fecero 24 morti e oltre 100 feriti.

I parenti delle vittime della Uno Bianca si dichiarano totalmente contrari al provvedimento. Per loro parla Rosanna Zecchi, presidentessa dell’associazione dei famigliari delle vittime: “La nostra è una battaglia contro i mulini a vento, più diciamo che non riusciremo mai a perdonare i killer della Uno Bianca e più li fanno uscire. Sono convinta che non sono pentiti”. “Capisco che chi ha rubato un pezzo di pane possa usufruire di permessi per uscire o di altri benefici in carcere (ha aggiunto Zecchi) ma per gli assassini non dovrebbe essere così, questo non è possibile. Già è uscito Marino Occhipinti, che è definitivamente libero, ora prima o poi lo faranno tutti. Ma la giustizia dov’è?”.

La maggior parte dei componenti della banda armata della Uno Bianca erano membri della polizia di stato, con tendenze di estrema destra….

Nella lunga vicenda della banda della Uno bianca la presenza della Falange armata è stata asfissiante. La falange armata non predilige un particolare evento criminoso ma, di volta in volta, chiama i mass media per attribuirsi la paternità anche di delitti di mafia, come avvenuto dopo l’assassinio di Salvo Lima o dopo la strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e tre uomini della scorta….

Secondo la tesi contenuta nel libro L’Italia della Uno Bianca, di Giovanni Spinosa, uno dei magistrati che si è dedicato per anni alla ricerca di una verità in cui i fatti trovassero una loro collocazione nel quadro generale della ‘strategia della tensione’ (Patto Atlantico Anticomunista – destabilizzare per stabilizzare il potere mafioso cattolico di destra Andreottiano)….

Tra gennaio ed agosto del 1991 la banda della Uno Bianca effettuò i colpì più eclatanti, ognuno dei quali venne scandito dalle telefonate alle agenzie stampa della Falange Armata, la sigla che ha rivendicato circa 400 episodi di cronaca criminale e mafiosa tra la primavera del 1990 ed il marzo del ’94 (nel periodo Berluskoniano ricomincia la strategia della tensione per evitare che la sinistra vada al potere politico), con comunicati deliranti che veicolavano messaggi di minaccia verso stranieri, operatori penitenziari, giornalisti (in particolare chi si occupava sulle pagine dell’Espresso e di Repubblica delle inchieste su Gladio). Ben 221 delle 500 comunicazioni attribuite alla Falange Armata riguardarono episodi o vicende legate alla Uno Bianca (paramilitari?).

L’ambasciatore Francesco Paolo Fulci, all’epoca (tra il 1991 ed il ’93) a capo del CESIS, l’organismo di controllo sui servizi segreti che tra il 1977 ed il 2007 aveva la funzione di garantire l’unità della direzione politica dei servizi,e che rispondeva direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri, arrivò ad ipotizzare un collegamento tra la Falange Armata e il reparto OSSI (Operatori Speciali Servizio Italiano) della 7a divisione del SISMI, al cui settore dipendeva la struttura Gladio ed il GOS (Gruppo Operativo Speciale). Gli OSSI era un reparto altamente addestrato per compiti di guerra non ortodossa e guerra psicologica….

L’operazione criminale che ha terrorizzato l’Italia. La storia segreta della Falange Armata - Librerie.coop

Seguendo per logica dell’ipotesi di Fulci, la Falange Armata sarebbe stata quindi un’operazione coperta, sviluppata per volontà delle istituzioni, con finalità di terrorismo psicologico e, considerate le modalità adottate, avrebbe operato per confondere l’opinione pubblica e gli inquirenti, spingendoli su false piste investigative, nel quadro di un programma di destabilizzazione e stabilizzazione dell’assetto politico istituzionale del paese (false flag – dittatura militare).

Roberto Savi, il capo della banda, nato a Forlì nel 1954, era entrato in polizia nel 1976 e negli anni in cui la banda della Uno Bianca faceva da gruppo sovversivo, era diventato assistente capo presso la centrale radio della Squadra Mobile di Bologna, un ruolo strategico che gli consentiva di controllare tutti i movimenti delle pattuglie….

Collezionista di armi in dotazione alla NATO, ed esperto di esplosivi, Roberto Savi è stato militante del Fronte della Gioventù e sindacalista della Cisnal di Rimini (nel 1973, all’età di 19 anni) quando questa aveva come leader Nestore Crocesi, un neofascista implicato nell’inchiesta sulla Strage di Piazza Fontana, braccio destro dell’avvocato missino Pasquarella, referente di Caradonna e Romualdi, il quale a sua volta era stato collegato al movimento fondato dal partigiano bianco Edgardo Sogno e Luigi Cavallo, Pace e Libertà…

Nel 1973 l’anticomunista Cavallaro, diventato dirigente della Cisnal, fu arrestato ed ammise al giudice Tamburino di essere membro dell’organizzazione Rosa dei Venti (conosciuta anche come Organizzazione X), in collegamento col SID, il servizio segreto italiano, ed in possesso del nulla osta sicurezza Cosmic della NATO, il permesso rilasciato solo ed esclusivamente dai vertici dell’alleanza atlantica e dei servizi segreti militari….

Tanti compagni Anarchici, come Sole e Baleno, si sono battuti per difendere il territorio dalle devastazioni ambientali, ma ci hanno voluto annientare con le loro leggi repressive, che non difendono certo il diritto a manifestare liberamente la propria opinione! Hanno saputo inporci solo la militarizzazione coi loro interessi e giochetti sporchi massomafiosi, altro che etica e Morale…

Il diritto al sapere deve essere garantito a tutti, per evitare, appunto, che chi sa, domini chi non sa!!

Ricordiamoci che è stata la Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia, in carica dal 2/7/1987 al 22/4/1992, a togliere il segreto di stato militare… E li ne abbiamo viste delle belle!! oltre ad aver la conferma della dichiarazione di Pinelli che la strage di Piazza Fontana fu una strage organizzata e finanziata dallo Stato!!!

L’ambiguità della storia d’Italia, deve rimanere sempre un tabù, così non possiamo permetterci di scoprire le tante contraddizioni e i paradossi che hanno contraddistinto il secolo scorso fino ai giorni di oggi: dobbiamo ancora aprire il dibattito sulle ambiguità dei partigiani bianchi sopratutto sulle loro formazioni militari e paramilitari…

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Tra la fine degli anni ’60 e ’70 c’è stata una forte recrudescenza della violenza politica che vide la moltiplicazione a destra (che confluiscono a volte con obiettivi cattolici di sinistra – partigiani bianchi – Dossetti e La Pira) di gruppi armati eversivi con obiettivi, metodi e motivazioni tra loro differenti e talvolta anche contrapposti. Accanto ad organizzazioni essenzialmente nazional-rivoluzionarie, interessate ad abbattere il sistema e a sovvertire l’ordinamento democratico dello stato repubblicano per mezzo della lotta armata (su tutti i Nuclei Armati Rivoluzionari), presero forma anche altri movimenti (in primo luogo Ordine Nuovo, Avanguardia nazionale, Ordine nero), che intesero perseguire il medesimo obbiettivo sovversivo attraverso uno strategico compromesso coi lati più oscuri del potere costituito, l’utilizzo di elementi appartenenti ai servizi segreti deviati e della massoneria e attuato spesso con la manovalanza di gruppi terroristici neofascisti o di membri della criminalità organizzata in quella che venne poi conosciuta come strategia della tensione: un disegno eversivo “basato principalmente su una serie preordinata e ben congegnata di atti terroristici, volti a creare in Italia uno stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, tali da far giustificare o addirittura auspicare svolte di tipo autoritario – dittatura militare, o quantomeno a lanciare avvertimenti ai governi di sinistra, al fine di ottenere leggi speciali o di attuare colpi di stato in funzione di svolte dittatoriali anticomuniste (Patto Atlantico anticomunista firmato anche dal repubblichino cattoliberal fascista e partigiano Bianco Edgardo Sogno – Golpe Bianco – 1964…) .

 

Sole e Baleno vivono e lottano insieme a Noi le nostre idee di ingiustizia sociale non cambieranno Mai !!!

Solidarietà a Nicoletta e a tutti i compagni ingiustamente reclusi

 

https://ricercatorisenzapadroni.noblogs.org/post/2018/05/05/paolo-vi-e-la-lotta-armata/

https://ricercatorisenzapadroni.noblogs.org/post/2019/07/26/sole-e-baleno-come-pinelli-uccisi-dallo-stato-per-coprire-intrecci-p2isti-massomafiosi/

 

Noi, che paghiamo un duro prezzo per ogni soffio

di aria pura e fresca, dobbiamo stare in guardia

contro la tendenza a incatenare il futuro.

(Emma Goldman)

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

Un mese prima del G8 2001, è uccisa in caserma Serena Mollicone

Omicidio di Serena Mollicone, giallo sul corpo riesumato: spariti alcuni organi

Il 30 luglio 2019 i mass media scrivono che sono stati chiesti 5 rinvii a giudizio per l’omicidio di Serena Mollicone, la tredicenne di Arce (Frosinone) ritrovata morta nei primi giorni di giugno in un boschetto a pochi chilometri dal suo paese. Lo ha reso noto il procuratore di Cassino, Luciano d’Emmanuele. La richiesta è stata depositata nei confronti dell’ex maresciallo dei carabinieri di Arce Franco Mottola, la moglie Anna e il figlio Marco, e il maresciallo Vincenzo Quatrale per concorso in omicidio. Per Quatrale, anche lui carabiniere, si ipotizza anche l’istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, mentre per l’appuntato Francesco Suprano, militare dell’Arma, solo il reato di favoreggiamento.

La diciottenne Serena Mollicone scomparve da Arce l’1/6/2001 e il suo corpo senza vita, con le mani e i piedi legati e la testa stretta in un sacchetto di plastica, venne poi trovato in un boschetto ad Anitrella, una frazione del vicino Monte San Giovanni Campano, il 3. Due anni dopo, con le accuse di omicidio e occultamento di cadavere, venne arrestato Carmine Belli, un carrozziere di Rocca d’Arce, poi assolto dopo aver trascorso da innocente quasi un anno e mezzo in carcere.

Le indagini hanno ripreso vigore nel 2008 quando, prima di essere interrogato, il brigadiere Santino Tuzi si tolse la vita. Gli investigatori si convinsero a quel punto che il militare si fosse tolto la vita perché terrorizzato dal dover parlare di quanto realmente accaduto nella caserma dell’Arma di Arce.

Alla luce dei nuovi accertamenti compiuti, il sostituto procuratore Siravo si è convinta che la diciottenne il giorno della sua scomparsa si fosse recata proprio presso la caserma dei carabinieri, che abbia avuto una discussione con Marco Mottola e che lì, in un alloggio in disuso di cui aveva disponibilità la famiglia dell’allora comandante, la giovane sia stata aggredita. Avrebbe battuto con violenza la testa contro una porta e, credendola morta, sarebbe stata portata nel boschetto. Vedendo in quel momento che respirava ancora, sarebbe poi stata soffocata e sarebbero iniziati i depistaggi. Un delitto che avrebbe avuto come protagonisti i Mottola, coperti dagli altri due carabinieri.

In base a quanto trapelato dai risultati della nuova perizia medico legale, le lesioni al capo sarebbero “compatibili” con l’urto su una porta sequestrata in un alloggio della caserma dei carabinieri di Arce.

Serena sarebbe andata nella caserma di Arce per denunciare lo spaccio di droga accusando in particolare Marco, il figlio del maresciallo Mottola, e lì avrebbe trovato la morte.

Mottola, Mottola… Non sarà parente del tristemente noto Spartaco? No, quello è Mortola, cerchiamo notizie su di lui…

Il 4 giugno 2011 i mass media scrivono che:

Spartaco Mortola, ex dirigente della Digos di Genova durante il G8 del 2001, dopo essere stato condannato a tre anni e otto mesi e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici per l’irruzione alla scuola Diaz, ha ottenuto la promozione a questore.

Mortola è stato condannato a 3 anni e 8 mesi in appello per le violenze alla scuola Diaz e a 1 anno e 2 mesi per induzione alla falsa testimonianza, quando indusse l’ex questore di Genova a cambiare la propria versione dei fatti al processo, escludendo il coinvolgimento dell’allora capo della polizia Gianni De Gennaro… Mortola, tra le altre condanne, è stato giudicato colpevole anche per le falsità sostenute sul ritrovamento delle bottiglie molotov alla Diaz, fondamentali per giustificare l’irruzione e sostenere che fosse la base operativa dei black bloc. Il processo ha dimostrato che furono portate da agenti che le avevano sequestrate in piazza.

Lo Spartaco della scuola Diaz aveva già ottenuto una promozione, uno scatto di carriera, dopo il 2001, diventando il vice questore di Torino. Ha lasciato poi la città sotto la Mole non solamente per dedicarsi a Roma al corso di formazione propedeutico alla promozione a dirigente superiore, ma anche in seguito alle polemiche e al polverone alzatosi dopo lo scontro durissimo a Coldimosso fra forze dell’ordine e movimento No Tav.

Indagine "Aemilia": i principali indagati

Ricordiamoci anche che il 18 luglio i mass media scrivono che sono state pubblicate le 3.200 pagine della sentenza del processo Aemilia, che si è concluso a Reggio Emilia a ottobre con 118 condanne per 1.200 anni di carcere. Il risultato: Una ‘ndrangheta che per fare sempre più affari al nord e conquistare nuovi spazi nell’economia ha cambiato veste, “ha vestito un abito nuovo”, “presentabile”, di fatto imprenditoriale, pur rimanendo fedele alla sua “consolidata fama criminale”. E’ questa la descrizione della cosca emiliana che emerge con maggior forza dalle inchieste. I giudici per spiegare meglio il problema hanno deciso di scegliere alcune citazioni, alcune frasi emblematiche del pentito Antonio Valerio: “Signor presidente, a Reggio Emilia siete tutti, nessuno escluso, sotto uno stato di assedio e assoggettamento ‘ndranghetistico che non ha eguali nella storia reggiana, nemmeno i terroristi erano arrivati a tanto”, disse in udienza l’11 ottobre 2018….

Mammassantissima : https://www.youtube.com/watch?v=JEPnIIa_0Kk

https://www.youtube.com/watch?v=I7oWGC9VI04

https://www.youtube.com/watch?v=MzptTi0XqmM

https://www.youtube.com/watch?v=uwCCNGvy32w

Le inchieste di Gianluigi Nuzzi – L’alleanza tra imprese e ‘ndrangheta https://www.youtube.com/watch?v=zyeh66jZG88

 

I nostri nemici organizzano le loro forze mediante

la potenza del denaro e l’autorità dello Stato.

noi non possiamo organizzare le nostre, se non

mediante la convinzione, la passione.

(M. A. Bakunin)

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

Stazione Bologna 2 agosto 1980: STRAGE DI STATO!

Alle 10 e 25, 23 chili di tritolo esplodono nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria. Le lancette del grande orologio, ancora oggi, segnano quel tempo e quella stagione di morte e misteri. Un boato, sentito in ogni angolo della città, squarcia l’aria. Crolla l’ala sinistra dell’edificio: della sala d’aspetto di seconda classe, del ristorante, degli uffici del primo piano non resta più nulla. Una valanga di macerie si abbatte anche sul treno Ancona-Basilea, fermo sul primo binario. Pochi interminabili istanti: uomini, donne e bambini restano schiacciati. La polvere e il sangue si mischiano allo stupore, alla disperazione e alla rabbia. Tanta rabbia per quell’attentato così mostruoso e vile che prende di mira turisti, pendolari, ferrovieri. Perché nessuno anche in quei primi istanti ha mai dubitato sulla matrice terroristica della strage: l’odore dell’esplosivo era inconfondibile. Cominciò quel giorno una delle indagini più difficili della storia giudiziaria italiana. Un iter che ha portato a 5 gradi di giudizio, alla condanna all’ergastolo degli ex Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, e a quella a trent’anni di Luigi Ciavardini.

Con un corollario di smentite, depistaggi e disinformazione. Resta la verità giudiziaria della pista neofascista e la strategia della tensione ma rimangono senza nomi i mandanti. I responsabili dei depistaggi, invece, come stabilito dai processi, sono Licio Gelli, P2, e gli ex 007 del Sismi Francesco Pazienza, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte.

bologna05

Arrivare ai mandanti è possibile. Basta volerlo, occorre che ci sia la volontà di farlo. E questa volontà adesso c’è”. Per il 39° anno Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione familiari delle vittime, sale sul palco antistante la stazione centrale di Bologna per l’anniversario della strage che il 2 agosto 1980 fece 85 morti e 200 feriti. “Dal 1981 (dice) anno in cui feriti e parenti delle vittime si sono uniti in associazione non abbiamo mai smesso di perseguire giustizia e verità: non ci fermammo allora e non ci fermeremo. Per noi e per tutti”. Ricorda che “dopo anni di ostacoli e difficoltà di ogni tipo la prima vittoria giudiziaria è arrivata con la condanna definitiva dei depistatori, i dirigenti del Sismi il generale Musumeci e il colonnello Belmonte, il faccendiere Pazienza e il gran maestro della loggia P2 Licio Gelli, e degli esecutori materiali, Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini. Questi sono solo alcuni dei nomi dei colpevoli. Il quadro non è ancora completo, soprattutto mancano i nomi dei mandanti e degli ispiratori politici e per questo, a 39 anni da quel terribile giorno, andiamo avanti e andremo avanti fino a quando la giustizia non li avrà identificati e condannati”.

Lo scorso 28 maggio è stato revocato il proscioglimento dell’ex primula nera di Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini (foto sotto). La procura generale aveva chiesto la revoca del proscioglimento anche per un fotogramma che compare in un filmato amatoriale Super 8 girato da un turista tedesco in cui si notava una “spiccata somiglianza” fra una persona immortalata quella mattina nei pressi del primo binario poco dopo l’esplosione e Bellini. Ed è anche per questo che i familiari delle vittime hanno rivolto un appello a chiunque possa avere immagini di quel giorno da consegnare a chi non ha smesso di indagare. “C’è un impegno comune del Senato della Repubblica e dalla Camera dei deputati che mira a portare avanti il processo di declassificazione e digitalizzazione dei documenti delle commissioni di inchiesta. Ed è significativo che proprio nella giornata di oggi si tenga sul tema un tavolo tecnico fra le due amministrazioni per individuare i prossimi passi, con l’obiettivo di realizzare un portale unico parlamentare in cui rendere disponibili atti precedentemente classificati o comunque non direttamente accessibili al pubblico” annunciano i presidenti del Senato, Elisabetta Casellati, e della Camera, Roberto Fico.

Ma cosa è stata la strategia della tensione?

La strategia della tensione si basa su una serie preordinata di atti terroristici, volti a diffondere nella popolazione uno stato di tensione e di paura, tali da far giustificare o auspicare svolte politiche di stampo autoritario; può anche essere attuata sotto forma di tattica militare che consiste nel commettere attentati dinamitardi e attribuirne la paternità ad altri.

Questo periodo è stato caratterizzato dalla commistione di un terrorismo neofascista molto violento e da un mai chiarito terrorismo di Stato sostenuto da alcuni settori militari e politici che intendevano attuare un colpo di Stato in funzione anticomunista, specialmente dopo il movimento del Sessantotto e l’autunno caldo.

Il movente principale della strategia della tensione sarebbe stato quello di destabilizzare la situazione politica italiana. In tale ottica, tra i moventi di tale strategia, soprattutto in Italia e nel quadro della guerra fredda, sarebbe stato quello di influire sul sistema politico democratico, rendendo instabile la democrazia e bloccare il progressivo spostamento dell’asse politico e governativo verso le forze di estrema sinistra, che all’indomani del Sessantotto e dell’Autunno caldo avevano migliorato le loro condizioni e rafforzato il loro ruolo nella società italiana. Vi sono molte ipotesi che portarono a sospettare un ruolo del SID in tale strategia per via di alcuni legami emersi con gruppi neofascisti: infatti, secondo alcuni storici, tali attentati terroristici avevano lo scopo di seminare il terrore tra la popolazione, in modo da legittimare l’instaurazione di un governo di tipo autoritario o addirittura colpi di stato da parte di forze politiche, o comunque organizzate, generalmente gravitanti nell’area dell’estrema destra. Sempre secondo alcuni storici e le risultanze giudiziarie, tale strategia golpistica trae origine ideologica fin dalla metà degli anni sessanta, in particolare dal cosiddetto “Piano Solo” (il fallito colpo di stato del 1964 fatto solo dai carabinieri) e dal Convegno dell’hotel Parco dei Principi organizzato dall’Istituto di studi militari Alberto Pollio nel maggio 1965 (decisero la strategia stragista atlantica anticomunista) avente come tema la “guerra rivoluzionaria” anticomunista, in cui intervennero personalità del mondo imprenditoriale, alti ufficiali dell’esercito, giornalisti, politici ed esponenti neofascisti (tra cui Pino Rauti, Stefano Delle Chiaie e Mario Merlino).

Stragi organizzate dagli apparati militari dello stato Atlantico anticomunista …

Il 25 aprile 1969 scoppia una bomba al padiglione FIAT della Fiera di Milano, provocando diversi feriti gravi, ma nessun morto, e un’altra bomba viene ritrovata all’Ufficio Cambi della Stazione Centrale. Qualche mese dopo, il 9 agosto vengono fatte scoppiare 8 bombe su diversi treni, che provocano 12 feriti.

Il 12 dicembre 1969 una bomba esplose all’interno della sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano, provocando 17 vittime e 88 feriti; nello stesso giorno viene trovata una seconda bomba inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala, mentre altre tre bombe esplosero a Roma, una nel passaggio sotterraneo che collega l’entrata di via Veneto della Banca Nazionale del Lavoro con quella di via di San Basilio (13 feriti) e altre due nei pressi dell’Altare della Patria (4 feriti).

Il 22 luglio 1970 un treno deraglia sui binari sabotati precedentemente da una bomba nei pressi della stazione di Gioia Tauro, uccidendo sei persone e ferendone una sessantina.

Il 31 maggio 1972, una Fiat 500 imbottita di esplosivo esplose nei pressi di Peteano, frazione di Sagrado, in provincia di Gorizia, uccidendo tre carabinieri e ferendone altri due.

Il 17 maggio 1973, Gianfranco Bertoli lanciò una bomba a mano sulla folla durante una cerimonia davanti la Questura di Milano, provocando 4 vittime e una quarantina di feriti.

Il 28 maggio 1974, durante una manifestazione sindacale in Piazza della Loggia a Brescia, una bomba nascosta in un cestino portarifiuti uccise 8 persone mentre un centinaio rimasero ferite.

Il 4 agosto 1974 una bomba esplose su una carrozza del treno Italicus all’uscita della Grande galleria dell’Appennino, nei pressi di San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, provocando 12 vittime e 105 feriti.

Il 2 agosto 1980 una bomba esplose nella sala d’aspetto della stazione di Bologna, uccidendo 85 persone e provocando circa 200 feriti.

Il 23 dicembre 1984 una bomba esplose su una carrozza del Rapido 904, ancora presso la Grande galleria dell’Appennino a San Benedetto Val di Sambro, in cui 17 persone persero la vita e oltre 260 rimasero ferite.

Talvolta sono stati considerati parte di una strategia della tensione o affini ad essa, anche la strage di Alcamo Marina e l’omicidio di Giorgiana Masi. I giudici Vittorio Occorsio e Mario Amato, che indagavano sui rapporti tra neofascismo e stragismo, vennero invece assassinati da due militanti di estrema destra.

Dopo la strage di piazza Fontana alcuni movimenti radicali, in particolare dell’estrema sinistra, adottarono gli slogan «strage di stato» o «terrorismo di stato» per indicare la loro convinzione che vi fosse la partecipazione nascosta (o il benestare) di settori dello Stato in azioni terroristiche ai danni del ‘proprio popolo’: tale teoria sarebbe consistita nella divisione, manipolazione e controllo dell’opinione pubblica mediante l’uso di paura, propaganda, disinformazione, manovre psicologiche, agenti provocatori e attentati terroristici compiuti mediante l’utilizzo della tecnica del False flag (cioè congegnati in modo tale da farli apparire ideati ed eseguiti da membri di organizzazioni dell’estrema sinistra o gruppi anarchici), nei quali era coinvolto un coacervo di forze e soggetti tra loro differenti (gruppi terroristici della destra neofascista, logge coperte della massoneria, parti deviate dei servizi segreti, nonché strutture e organizzazioni segrete, come ad esempio Rosa dei venti, e, talvolta, formazioni paramilitari, finanziate e addestrate direttamente dalla CIA, come Gladio, un’organizzazione stay behind nata inizialmente per contrastare le azioni di spionaggio ed un eventuale attacco delle forze del Patto di Varsavia e dell’Unione Sovietica ai paesi della NATO).

Il 14/11/1974, il Corriere della Sera pubblicò l’articolo Cos’è questo golpe? Io so, scritto dall’intellettuale e scrittore Pier Paolo Pasolini, in cui accusava la Democrazia Cristiana e gli altri partiti suoi alleati nel governo di essere i veri mandanti delle stragi, a partire da piazza Fontana:

«Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero».

(Pier Paolo Pasolini, Corriere della Sera, 14 novembre 1974.)

Poi rincarò la dose, e fece i nomi di importanti politici, circa due mesi prima il suo omicidio:

Giulio Andreotti, Amintore Fanfani e Mariano Rumor al convegno "La D.C. nella sua storia: le correnti"

«Andreotti, Fanfani, Rumor (foto sopra), e almeno una dozzina di altri potenti democristiani, dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati. E quivi accusati di una quantità sterminata di reati: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, collaborazione con la Cia, uso illegale di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna. (almeno in quanto colpevole incapacità di colpirne gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell’Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani, responsabilità dell’esplosione “selvaggia” della cultura di massa e dei mass-media, corresponsabilità della stupidità delittuosa della televisione. Senza un simile processo penale, è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro paese. È chiaro infatti che la rispettabilità di alcuni democristiani (Moro, Zaccagnini) o la moralità dei comunisti non servono a nulla.»

(Pier Paolo Pasolini, Processare la Dc.)

l giornalista Roberto Scardova, assieme a Paolo Bolognesi (presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980 e deputato del Partito Democratico), ipotizza un’unica strategia anticomunista internazionale, attuata in Grecia con la dittatura dei colonnelli, in Italia con la strategia della tensione, comprendente falsi golpe di avvertimento e reali stragi, di cui Bologna fu il culmine, e in America Latina coi colpi di Stato (Cile, dittatura argentina) dell’operazione Condor, con mandanti originari uomini dei servizi segreti anglo-americani, importanti politici italiani e stranieri. La strategia della tensione sarebbe partita da prima della fine della II guerra mondiale con la costituzione, in ambito fascista, della struttura parastatale denominata Noto servizio o «Anello», il cui capo durante la Repubblica, secondo quanto detto anche da Licio Gelli, sarebbe stato Giulio Andreotti. Lo stragismo avrebbe quindi da sempre usato manovalanza neofascista, neonazista, criminali comuni e mafiosi e avrebbe goduto di finanziamenti esterni provenienti dall’estero (sia dalla NATO, sia dal petrolio della Libia di Gheddafi, in affari segreti coi governi di Andreotti e con l’ENI di Eugenio Cefis) e da faccendieri italiani. Bolognesi e Scardova aggiungono all’elenco dei fatti anche gli omicidi di Pier Paolo Pasolini, Mauro De Mauro ed Enrico Mattei, oltre alla morte di Giangiacomo Feltrinelli, alcuni aspetti del caso Moro e le bombe mafiose del 1992-’93. In particolare, secondo alcuni, Michele Sindona avrebbe finanziato la strategia della tensione dal 1969 al ’74 (il periodo di maggior interesse degli Stati Uniti), mentre tra i successivi finanziatori, tra gli altri, ci sarebbero stati, in un doppio gioco internazionale dell’Italia tra NATO e paesi non allineati, tra CIA e FPLP, lo stesso Mu’ammar Gheddafi (anche azionista di minoranza della FIAT per via del petrolio, e forse coinvolto in un traffico d’armi tra la Libia e la penisola di cui faceva parte anche l’anticomunista Organizzazione Gladio, e la cui ascesa venne favorita di nascosto anche dai servizi segreti italiani) ma anche il citato Licio Gelli.Il raìs libico avrebbe anche, con Gelli, finanziato indirettamente le varie “leghe” indipendentiste e alcuni movimenti di estrema destra dal tono apparentemente anti-imperialista (come Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, i principali gruppi coinvolti, coi NAR, nelle bombe stragiste dirette dai servizi deviati), presso cui godeva di grande rispetto, così come aveva fatto anche con l’IRA e Settembre Nero. Alex Boschetti e Anna Ciammitti nel loro libro La strage di Bologna che analizza la strage del 2 agosto 1980 e tutti i riscontri delle indagini, compresi i depistaggi attuati da Licio Gelli, considerano i NAR un punto di snodo nella strategia della tensione insieme con la P2 e la CIA per attuare uno spostamento dell’Italia verso destra con un golpe strisciante aiutato da gran parte dei rappresentanti di governo e servizi segreti (in buona parte iscritti alla loggia coperta P2).

Fu ipotizzato il coinvolgimento della P2 nella Strage dell’Italicus. Alla detta loggia viene inoltre attribuita impronta “atlantica”. Destabilizzare per stabilizzare, quindi una presa violenta del Paese così com’era teorizzato dal manuale trovato nella valigetta di Gelli “Field Manual” di provenienza CIA che forse finanziò e favorì tale situazione con l’operazione CHAOS per non permettere l’accesso al governo dei comunisti in Italia, sarebbe stato cioè un coinvolgimento dei servizi segreti italiani, uno dei cui direttori, Vito Miceli, fu arrestato nel 1974.

Secondo il cosiddetto “Memoriale Moro”, scritto dall’On. Aldo Moro durante la sua prigionia presso le Brigate Rosse:

«La cosiddetta strategia della tensione ebbe la finalità, anche se fortunatamente non conseguì il suo obiettivo, di rimettere l’Italia nei binari della “normalità” dopo le vicende del ’68 ed il cosiddetto Autunno caldo. Si può presumere che Paesi associati a vario titolo alla nostra politica e quindi interessati a un certo indirizzo vi fossero in qualche modo impegnati attraverso i loro servizi d’informazioni. Su significative presenze della Grecia e della Spagna fascista non può esservi dubbio e lo stesso servizio italiano per avvenimenti venuti poi largamente in luce e per altri precedenti […] può essere considerato uno di quegli apparati italiani sui quali grava maggiormente il sospetto di complicità, del resto accennato in una sentenza incidentale del Processo di Catanzaro ed in via di accertamento, finalmente serio, a Catanzaro stessa ed a Milano.

Fautori ne erano in generale coloro che nella nostra storia si trovano periodicamente, e cioè ad ogni buona occasione che si presenti, dalla parte di [chi] respinge le novità scomode e vorrebbe tornare all’antico.

Tra essi erano anche elettori e simpatizzanti della D.C.[…] non soli, ma certo con altri, lamentavano l’insostenibilità economica dell’autunno caldo, la necessità di arretrare nella via delle riforme e magari di dare un giro di vite anche sul terreno politico.»

(Memoriale Moro)

Gian Adelio Maletti

Gian Adelio Maletti (foto sopra), l’ex capo dell’ufficio D del SID (dal 1971 al ’75), ora cittadino sudafricano e con diverse condanne pendenti in Italia (tra cui quelle relative ai depistaggi dei servizi nelle indagini sulla strage di piazza Fontana) il 4 agosto 2000 rilascia un’intervista al quotidiano La Repubblica in cui parla del coinvolgimento della CIA nelle stragi compiute dai gruppi di destra: secondo Maletti non sarebbe stata determinante nella scelta dei tempi e degli obbiettivi, ma avrebbe fornito ad Ordine Nuovo e ad altri gruppi di destra attrezzature ed esplosivo (tra cui, in base a quanto riferisce Maletti sulle indagini effettuate allora dal SID, anche quello impiegato nella strage di piazza Fontana) con lo scopo di creare un clima favorevole ad un colpo di stato simile a quello avvenuto nel 1967 in Grecia e del fatto che al SID, nonostante questo servizio informasse il governo di quanto scoperto, non fu mai chiesto di intervenire.

Gian Adelio Maletti venne ascoltato il 21/3/2001 dal tribunale di Milano, relativamente ai processi su Piazza Fontana (evento per cui era stato condannato nel 1981 per depistaggio). Sulla forma della sua deposizione vi fu uno scontro tra difesa e accusa. La difesa sosteneva che dovesse deporre come teste, quindi sotto giuramento e quindi obbligato a dire la verità. L’accusa sostenne invece che dovesse deporre come imputato e quindi senza giuramento e senza il conseguente obbligo di dire la verità. La corte sentenziò a favore delle tesi dell’accusa. Il Maletti depose quindi come imputato e quindi senza obbligo di attenersi al vero nella sua deposizione. Maletti dichiarò che esisteva una “regia internazionale” delle stragi relative alla strategia della tensione. Su domanda della difesa dichiarò tuttavia di non avere prove da poter mostrare. In un’intervista concessa dopo la deposizione Maletti confermerà la sua convinzione che gli Stati Uniti avrebbero fatto di tutto per evitare uno spostamento a sinistra dell’Italia e che simili azioni avrebbero potuto essere state attuate anche in altri paesi. La CIA alcuni mesi dopo respingerà esplicitamente le accuse. Franco Freda ha smentito le tesi di Maletti, affermando l’autonomia ideologica ed operativa di Ordine Nuovo. Altri, senza rinnegare queste ricostruzioni, legano la strategia della tensione alle direttive atlantiche dei servizi segreti, che lasciavano agire, entro certi limiti, i gruppi neofascisti per evitare una crescita eccessiva di quelli comunisti (teoria degli opposti estremismi), ma i neofascisti avrebbero pianificato e agito secondo le loro ideologie eversive, scegliendo obiettivi e modi autonomamente, pur godendo di protezioni e talvolta essendo reclutati. L’ideologia dei gruppi eversivi avrebbe dettato la metodologia stragista o comunque la loro lotta armata, ed essa non fu ordinata dai mandanti occulti in maniera esplicita e diretta. Il giudice Guido Salvini che indagò su piazza Fontana, l’attentato che inaugurò la strategia ha dichiarato che:

«Anche nei processi conclusosi con sentenze di assoluzione per i singoli imputati è stato comunque ricostruito il vero movente delle bombe: spingere l’allora Presidente del Consiglio, il democristiano Mariano Rumor, a decretare lo stato di emergenza nel Paese, in modo da facilitare l’insediamento di un governo autoritario. […] Erano state seriamente progettate in quegli anni, anche in concomitanza con la strage, delle ipotesi golpiste per frenare le conquiste sindacali e la crescita delle sinistre, viste come il “pericolo comunista”, ma la risposta popolare rese improponibili quei piani. L’on. Rumor fra l’altro non se la sentì di annunciare lo stato di emergenza. Il golpe venne rimandato di un anno, ma i referenti politico-militari favorevoli alla svolta autoritaria, preoccupati per le reazioni della società civile, scaricarono all’ultimo momento i nazifascisti.  

 

Al minimo segno di ribellione, tutto il peso

del governo, della legge e dell’ordine ti cadrà

sulla testa, a cominciare dal manganello

del poliziotto, dal carcere, dalla prigione,

fino alla forca o alla sedia elettrica.

(A. Berkman)

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

I fasci fomentano la guerra tra poveri che rientra nel piano militare ‘strategia della tensione’

I fasci fomentano la guerra tra poveri che rientra nel piano militare ‘strategia della tensione’…

La foto sopra (bambini sinti, rom, ebrei) testimonia il risultato dell’odio razziale contro i più deboli e i più poveri

A Roma nel pomeriggio del 2 aprile c’è stata una manifestazione  nel quartiere di Torre Maura (periferia est tra il Campidoglio e i Castelli), per l’arrivo di alcune famiglie rom in una struttura di accoglienza. Tra i manifestanti c’è CasaPound, che ha iniziato ad allestire un blocco stradale insieme a  una trentina di residenti.  A causa della manifestazione con insulti violenti dei fasci, le famiglie rom sono state trasferite dal Centro d’accoglienza di via Toraldo a Torre Angela. Durante la serata in via dei Codirossoni via dell’Usignolo, via delle Cince, via delle Alzavole, restano in strada 200 fascisti davanti al centro di accoglienza per far mandare via 77 rom (33 minori)…

Durante la manifestazione dei fasci (fomentano la guerra tra poveri facendo leva sulla miseria, una tattica militare già usata nella storia per imporci la dittatura militare  – Stato di polizia), c’è stato un ragazzo di 15 anni residente a Torre Maura, che ha sfidato i fasci a testa alta, facendo scuola ai rappresentanti  (mercenari) di Casapound.

Si chiama Simone il ragazzino che, da solo, ha ripreso criticandolo quell’infido e arrogante di Mauro Antonini, uno dei leader romani di CasaPound, e ora il suo bellissimo e semplice discorso sta spopolando su un video sui social. Il giovane rivolto verso l’esponente di CasaPound: “Quello che sta facendo lei è una leva sulla rabbia del quartiere mio per i suoi interessi. A me non sta bene che bisogna sempre andare contro una minoranza. Secondo me nessuno deve essere lasciato indietro: né italiani, né rom né africani. State a fa’ leva sulla rabbia della gente per racimolare voti. “Sta cosa di anda’ sempre contro le minoranze a me nun me sta bene”. E’ di ieri 5 marzo la notizia dei mass media che scrivono che è stato svuotato il centro di accoglienza di via dei Codirossoni a Torre Maura, teatro di violente proteste anti-nomadi nei giorni scorsi. Complessivamente sono stati una sessantina circa i nomadi portati via martedì pomeriggio durante la manifestazione violenta dei fasci. Forza Nuova aveva annunciato una fiaccolata in programma per la sera.

Ma la cosa più assurda, è che nessuno però ha protestato quando hanno scoperto il business e le speculazioni di Buzzi e Carminati su i campi nomadi e i centri di accoglienza da loro gestiti grazie agli agganci con la Curia e la politica sia di sinistra che di destra, nessuno ha protestato per la grande ingiustizia sociale subita dai poveri in generale, che oltre a trovare finti buonisti che ci speculano sulle loro disgrazie (milioni di euro), chissà perché, rimangono sempre poveri  e la loro condizione sociale non cambia mai. A fare profitti sulle disgrazie della povera gente sono sempre i soliti, sia che vengano dalla chiesa, dallo stato, o da tutti e due, sono sempre stati, da secoli, individui disumani, senza scrupoli, ambiziosi  e pure attaccati ai soldi (spilorci) e che magari si sono studiati pure l’etica e la morale…

Puntualizziamo che il metodo Buzzi – Carminati non è un caso isolato, purtroppo tutti i servizi caritatevoli, sia dello stato che del clero, sono sempre stati servizi offerti (da secoli) per speculare avidamente sull’ultimo degli ultimi per poi prendere anche la gloria (come nel caso della banca mondiale del Vaticano Ior che, invece di distribuire i soldi ai poveri, ha accumulato, ingrassandosi  col malaffare)….

Ma andiamo ad analizzare il metodo per fare business delle cooperative sociali….

Mafia Capitale, gip: “Alemanno chiese aiuto a Buzzi per elezioni 2014”. E lui chiamò “mafiosi” e “‘ndranghetisti”

Salvatore Buzzi, braccio destro di Carminati (militante dei Nar), era stato condannato nell’ 85 (a 25 anni), a 24 anni di carcere  per omicidio del suo ex socio impiegato di banca che gli riciclava gli assegni rubati. Poi uscito di galera nel ‘91, s’inventa di essere imprenditore per gestire i campi nomadi, e crea la cooperativa «29 Giugno», che fa parte del consorzio Eriches. Una onlus che controlla direttamente 13 cooperative e che al 31/12/2013 ha dichiarato un fatturato di 51 milioni di euro e 1200 dipendenti. Buzzi (braccio operativo di Carminati), ha avuto un passato di vicinanza con l’estrema sinistra, ma da buon democristiano (destra o sinistra basta che se magna), non ha esitato un momento ad allearsi col nero Massimo Carminati per macinare milioni di euro attraverso gare d’appalto truccate e fatture gonfiate. Il campo Rom della gestione criminale è quello a Castel Romano. Ospita 1400 nomadi e dà lavoro a 986 dipendenti di cui il 32% «lavoratori svantaggiati». Il giro d’affari intorno a Castel Romano viaggiava su due binari. Il primo è relativo alle fatture gonfiate in modo che da un iniziale investimento di 1 milione e 200 mila euro (versati a metà da Buzzi e Carminati), il guadagno finale per la gestione del campo inizialmente raddoppia e poi sfiora i 5 milioni di euro!

Nel 2012 i mass media scrivevano che stavano arrivando una  serie di convenzioni con Roma capitale e col governo per la gestione dei rifugiati. E’ quel business che per Buzzi vale più del traffico di stupefacenti, che a Roma è stato in buona parte preso in mano dal gruppo finito all’interno dell’inchiesta su Mafia Capitale. L’atto notarile viene firmato nell’ottobre del 2012 con l’espressa autorizzazione del cancelliere del Vicariato di Roma. Il compratore è questa volta la cooperativa Domus caritatis. L’arciconfraternita cede il business alla cooperativa che ottiene la gestione di diversi asili per minori stranieri, la gestione del centro polifunzionale da 400 posti per rifugiati e richiedenti asilo di via Boccea (con relativi ampliamenti che aggiungono ulteriori 600 posti), il servizio di prima accoglienza per richiedenti asilo a Fiumicino, più una lunga serie di altri servizi convenzionati. Un’attività che mostrava all’epoca un attivo e che quindi non costava nulla al vicariato romano: il tutto era finanziato dal comune di Roma e dai fondi per l’emergenza rifugiati. Il pacchetto nel 2012 passa dunque alla Domus Caritatis, cooperativa che gravita nell’area di Comunione e liberazione….

Il campo rom  è stato inaugurato nel novembre 2012 con tanto di strette di mano da parte dell’allora sindaco Alemanno... Buzzi tramite un’agenzia immobiliare a lui riconducibile, acquista i terreni intorno al campo rom iniziale. Così incassa pure l’affitto del terreno da parte del Comune. E al capitolo campo rom, si aggiunge quello per «la somministrazione dei pasti al centro profughi».

Ma in tutta questa sozza situazione cosa c’entra il Vaticano con Mafia capitale?

Nell’inchiesta del procuratore Giuseppe Pignatone, ci sarebbe un affaire che lega un albergo per pellegrini all’Eur, venduto a una coop ciellina vicina al ras di Mafia Capitale, Carminati e Salvatore Buzzi.

Era il 2 dicembre del 2014, quando i mass media scrivono che tra le mille pagine dell’ordinanza di custodia cautelare di Mafia Capitale, appare il nome dell’Arciconfraternita del SS. Sacramento e San Trifone.

confraternita

L’arciconfraternita romana, legata al vicariato di Roma, appare tra le pagine relative all’inchiesta che ha portato alla luce il sistema di Mafia Capitale incentrato per lo più sul “business dei profughi”, settore  del quale si è occupata l’Arciconfraternita che aveva allestito un centro di assistenza per profughi, appunto, ma anche per minori in difficoltà e anziani lasciati soli. Ma tra le attività dell’arciconfraternita c’era anche un Albergo nella zona dell’Eur, un tre stelle destinato ad essere una “casa di ferie”; ma in realtà era proprio un Hotel di lusso, con camere da 80 euro a sera e con tutti gli accessori che si trovano in strutture ricettive di medio-alto livello. Nel 2010 il vescovo ausiliario della Capitale, Agostino Vallini, ha fatto commissionare  l’Hotel per disporne successivamente la vendita. Ma è proprio qui che le cose si complicano perché  la cessione avviene per pochi soldi e l’albergo viene ceduto alla Società FT 2000 S.r.l. avente per soci Tiziano Zuccolo e Francesco Ferrara, imprenditori di CL, due nomi ben conosciuti dagli inquirenti che indagano su Mafia Capitale. Ad aggravare la posizione dell’Arciconfraternita, è il fatto che sia Zuccolo che Ferrara sono stati in passato entrambi amministratori dell’Arciconfraternita stessa, tanto che è stato Ferrara a firmare, per conto della struttura ecclesiale, l’atto di affitto per la cifra, decisamente fuori mercato, di 2 mila euro al mese che poi ha portato alla cessione definitiva della struttura (albergo di lusso) nel 2012 per un importo di 464 mila euro ai padrini  Buzzi & Carminati. Ancora una volta si evidenza un sistema di affari e intrecci loschi insito nella capitale che non risparmia nemmeno enti ecclesiali, quegli enti legati al Vaticano, già sotto accusa per le vicende del Crac Ambrosiano (1986), per la morte di papa Luciani (1978) e per Vatileaks 1 (2012) e Vatileaks 2 ……

 Il 1 febbraio 2017 i mass media scrivono che il collaboratore Luca Odevaine (nella foto a sinistra), ex vicecapo di gabinetto vicario del sindaco Veltroni, ha dichiarato al processo che “prendeva  5000 euro al mese da Buzzi”  da fine 2011 al novembre del 2014. Luca Odevaine dichiara anche di aver preso soldi anche dalla cooperativa La Cascina. Luca Odevaine prendeva soldi da Salvatore Buzzi (5mila euro mensili) e soldi dalla cooperativa ‘La Cascina’ (10mila euro al mese che potevano arrivare anche a 20mila). Per anni, Luca Odevaine, ha intascato fior di tangenti mettendo a frutto il suo lavoro di componente del Tavolo di coordinamento sugli immigrati del Viminale (struttura creata nell’estate del 2014 ma informalmente esistente due anni prima) e di presidente della Fondazione IntegraAzione, che curava e coordinava eventi politici, religiosi e sociali. Luca Odevaine dichiara inoltre che lui svolgeva da trait d’union tra le due cooperative, il ministero degli Interni e i funzionari della Prefettura… Odevaine è stato poi interpellato sui soldi ricevuti dai vertici della Cascina, per agevolare l’assegnazione dell’appalto per la gestione del Cara di Mineo, dopo aver concordato con loro il contenuto del bando di gara. “Anche in questo caso (ha spiegato Odevaine ) ricevevo soldi per il mio lavoro di raccordo col Ministero dell’Interno”. Luca Odevaine dichiara anche che, con la giunta Alemanno sì stabili un accordo per cui, ad ogni consigliere comunale vennero dati 400mila euro da spendere per eventi culturali. Ha spiegato poi Odevaine che  Alemanno  mise nuove figure in base ad appartenenze politiche nei posti chiave dell’amministrazione: Gianmario Nardi, che era stato allontanato da Veltroni perché troppo vicino a imprenditori che facevano manifestazioni pro suolo pubblico, fu nominato vicecapo gabinetto. Marra (a umma umma) fu spostato al Patrimonio. Dichiarò inoltre Odevaine:”Alemanno mi disse che per tutto il periodo della mia permanenza al Comune, le due sue persone di fiducia a cui avrei dovuto far riferimento erano Riccardo Mancini (ex amministratore delegato di Eur Spa e  Manager, e uomo di fiducia dell’ex sindaco Gianni Alemanno) e l’onorevole Vincenzo Piso (protagonisti della destra giovanile romana degli anni ‘70), che negli anni ‘80 avevano  finanziato la sua campagna elettorale…

Nessuno però ha manifestato o protestato, quando gli sbirri assassini di Bologna della “banda della Uno bianca”, hanno rapinato o, addirittura, hanno sparato in mezzo al mucchio in un campo Nomadi: nessuno si è indignato!! Facciamo sempre la parte degli italiani mediocri, sempre pronti a scagliarsi contro i più deboli. Ora, come fossimo in uno stadio del balun, cantiamo in coro: la nostra forza è l’ignoranza, Italia alè! Italia alè!!

 

Il monte dei misteri

http://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Il-monte-dei-misteri-c1d0dc82-11c4-4501-b7a7-174ece7bb666.html

 

I criminali della uno bianca

 

Se veramente la parola delitto avesse un significato,

nessun delitto sarebbe maggiore di quello che

la società compie col lasciar sussistere la miseria.

L. Molinari

 

Cultura dal baso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

Solidarietà ai compagni Anarchici di Trento: Le contraddizioni del codice Rocco e della legge Scelba.

Solidarietà ai compagni Anarchici di Trento: Le contraddizioni del codice Rocco e della legge Scelba.

Nel 2018 secondo l’Istat in Italia lo stato ha speso 100 milioni al giorno per guerre e  armi e per mantenere gli apparati repressivi (servizi segreti)…

Il 19 febbraio alle 4 del mattino la digos (con tutti quei soldi che ci costano quelle merde in borghese amici e leccaculi di logge militari piduiste e massomafiose) ha rotto i coglioni perquisendo coi soliti metodi repressivi di intimazione e  violenza gli spazi e le case di compagni e compagne fra Trento, Bolzano, Rovereto. Sono 7 i compagni Anarchici arrestati: 6 con misure cautelari in carcere e 1 con misure cautelari ai domiciliari. I reati contestati sono 270 bis e 280 bis. I compagni Anarchici trentini erano stati messi sotto controllo già da quando avevano aperto (occupato) spazi anarchici di socialità e cultura (a Trento non erano abituati alle occupazioni di spazi culturali…).

L’associazione sovversiva (270 c.p.) del codice Rocco segna ancora oggi lo sviluppo della repressione contro i movimenti anarchici e di sinistra in Italia….

La politica corrotta (centrodestra e centrosinistra) detiene attraverso lo stato cattoliberalfascista, il potere militare ed economico. La classe sociale dominate cattoliberalfascista, stretta nella morsa della crisi, è incapace di trovare altre vie, se non quella autoritaria e repressiva, per risolvere le contraddizioni reali esistenti e contenere il malcontento diffuso….

Ma facciamo un po’ di storia:

Buona parte della legislazione penale italiana risale quasi per intero al periodo fascista, quando il guardasigilli Alfredo Rocco (foto sopra), stende il codice che porta il suo nome e che sintetizza la produzione normativa degli anni ‘30 in materia penale, comprendendo, all’epoca, anche il codice di procedura penale e la riforma

dell’ordinamento penitenziario. L’articolo 270 c.p. entra in vigore l’1/7/1931 con la seguente formulazione: “Chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni (non fasciste) dirette a stabilire violentemente la dittatura di una classe sociale sulle altre, ovvero a sopprimere violentemente una classe sociale o, comunque, a sovvertire violentemente gli ordinamenti economico-sociali costituiti dallo Stato fascista, è punito con la reclusione da 5 a 12 anni.  Quest’articolo già allora mirava a contrastare il  movimento e le sue diverse componenti, comuniste, socialiste, anarchiche,  togliendo di fatto  la possibilità di organizzarsi dal basso per lottare contro lo stato fascista e il suo sistema borghese Piduista massomafioso….

La rivoluzione fascista, secondo Alfredo Rocco, è stata una rivoluzione conservatrice, essendo consistita in un ritorno delle tradizionali forme autoritarie  e gerarchiche. Il codice Rocco si affiancava e assorbiva tutti i precedenti provvedimenti adottati dal regime mussoliniano, comunemente denominati “Leggi speciali” emanati nel novembre 1926, per colpire l’opposizione politica. Infatti, subito dopo l’attentato Zamboni a Mussolini, il regime fascista promulgò il Testo unico di Pubblica Sicurezza (codice Rocco) il quale insieme ad altre leggi, come quella del 25 novembre 1926 (n. 2008) che istituì il Tribunale Speciale, contribuì a disegnare dal punto di vista legislativo l’architettura dello Stato totalitario fascista.

Le spedizioni punitive delle squadracce fasciste

La repressione è sempre stata uno strumento dello stato autoritario, usato da secoli contro chi si ribellava al sistema militare dittatoriale, la repressione colpiva chi si ribellava a questi avvoltoi che, pur di accumulare capitale diventano avari e senza scrupoli, lasciando milioni di persone che per necessità e per la propria dignità hanno imparato ad organizzarsi e a ribellarsi, nella miseria. L’articolo 270 del codice penale, è sempre stato usato (ancora oggi) come repressione preventiva per sciogliere e controllare i movimenti Anarchici e i movimenti di sinistra…

L’essenza dell’art. 270 è caratterizzata dalla sua natura preventiva. La sua formulazione, infatti, manca chiaramente di un riferimento alla possibilità concreta che si determini l’azione, così com’è privo di un riferimento alla struttura stessa organizzativa dell’associazione, soffermandosi piuttosto a una scansione di ruoli individuali, come il promotore, l’organizzatore, il semplice partecipante.  Ciò che contava per lo stato cattofascista era “spegnerle sul nascere”, a prescindere dalla reale pericolosità del fatto in sé. Si può quindi affermare che l’art. 270 aveva un doppio carattere preventivo: puniva da un lato il “solo” fatto associativo, e dall’altro il “solo” fine dell’associazione (un pericolo presunto) anziché il pericolo concreto per le istituzioni. Esso ha rappresentato la punta di diamante dell’attacco politico all’antifascismo. Nell’immediato dopoguerra ci furono alcune sentenze della Corte di Cassazione che ritennero l’art. 270 c.p. abrogato con la legge del 27/2/1944 che, appunto, aveva decretato l’abrogazione di tutte le norme emanate a tutela delle istituzioni e degli organi politici creati dal fascismo. Ma così non fu…  Con la “legislazione dell’emergenza” degli anni ‘70 e ’80 la borghesia italiana cattoliberalfascista, dopo gli anni della ricostruzione e del boom economico (solo per la borghesia), col riaffacciarsi di una nuova crisi economica agli inizi degli anni ‘70 l’apparato democratico cristiano ci impose l’art. 270 bis (si rifaceva al codice Rocco), aumentava le pene di carcere per gli antifascisti, lasciando inalterata la sua natura preventiva anticomunistaPer sconfiggere il comunismo, il potere cattoliberalfascista andreottiano firmò il patto anticomunista atlantico (strategia della tensione), un piano militare che prevedeva colpi di stato:

Il Piano Solo: colpo di Stato ideato nel 1964 da Giovanni de Lorenzo, comandante generale dell’arma dei carabinieri; il  golpe Borghese 1970: organizzato da Junio Valerio Borghese, fondatore del Fronte Nazionale e in stretto rapporto con Avanguardia Nazionale; colpo di stato Rosa dei Venti 1973: la Rosa dei venti era un’organizzazione paragonabile a Gladio, una sorta di filiale locale di un servizio di intelligence NATO operante parallelamente (e su un piano superiore) rispetto ai servizi ufficialmente riconosciuti. Roberto Cavallaro fu un collaboratore e attivista dell’organizzazione  del Sid chiamata Rosa dei Venti  e partecipò al  colpo di stato anticomunista. Cavallaro (un tipo molto ambiguo) dopo aver vissuto l’esperienza del ‘68 francese, fu anche attivista sindacale, prima nella CISL e poi nella CISNAL. Nel 1972, dopo un breve idillio con l’MSI, era passato a posizioni radicali, fondando un’organizzazione di picchiatori della “Milano bene”, che aveva un certo seguito soprattutto all’università  “Cattolica”, il Gruppo Alfa. Fino al momento dell’arresto (novembre 1973) Cavallaro era agli ordini di un’ “organizzazione” che tirava le fila della Rosa dei venti e di tanti altri gruppi eversivi di ogni colore, utilizzati prima di tutto come leve di provocazione (il disordine crea la necessità di riportare ordine – destabilizzare per stabilizzare). La stampa chiamò l’organizzazione militare “Supersid”, o “Sid parallelo”, nato dopo il colpo di stato del Piano Solo e usato anche per attuare e incentivare il terrorismo in Alto Adige. Nel 1974 ci fu il golpe bianco, un colpo di stato promosso da ex partigiani antifascisti e anticomunisti come  il monarchico partigiano bianco (conte) Edgardo Sogno (PLI) e il suo socio repubblicano Randolfo Pacciardi. Oltre ai colpi di stato per evitare che la sinistra prendesse il potere politico economico militare questi esseri ignobili hanno fatto eccidi e stragi per incolpare i movimenti Anarchici e di sinistra (piano militare false flag). Ma per capire meglio facciamo l’elenco delle stragi di stato attuate dal governo andreottiano cattoliberalfascista dove d’accordo con la Nato, addestravano e sovvenzionavano i gruppi di estrema destra come braccio armato per eseguire i loro piani militari anticomunisti (Patto Atlantico), il piano militare prevedeva anche le  infiltrazioni nei movimenti Anarchici e di sinistra (false flag –  Blu Moon) attuato apposta per reprimere il movimento operaio e studentesco del ‘68 e del 1970….

Stragi di stato:

Palermo, strage di Portella della Ginestra 1 maggio 1947: causò 11 morti e 27 feriti.

Milano 12 dicembre 1969, strage di piazza Fontana: causò 17 morti e 88 feriti.

Calabria, Gioia Tauro 22 luglio 1970: causò 6 morti e più di 70 feriti.

Milano 17 maggio 1973, strage davanti la questura di Milano: causò 4 moti e 52 feriti. La strage fu eseguita da Gianfranco Bertoli (infame) collaboratore dei carabinieri e dei servizi segreti…

 Brescia 28 maggio 1974 strage di Piazza della Loggia: causò 8 morti e più di cento feriti.

San Benedetto Val di Sambro (BO), strage del treno Italicus  4 agosto 1974: causò 12 morti e 105 feriti.

Strage alla stazione di Bologna 2 agosto 1980: causò 85 morti e 200 feriti.

Prato località Vernio, 23 dicembre 1984 strage del Rapido 904: causò 16 morti e 267 feriti.

Specifichiamo che i documenti sulle stragi di stato sono stati desegretati dalla commissione stragi alla fine degli anni ‘90, anche se Pinelli fu ucciso (torturato in caserma per 3 giorni e ucciso dagli sbirri infami) perché quando fu arrestato ingiustamente si ostinava a dichiarare che la strage era una strage di stato!!  Già allora gli Anarchici facevano approfondite analisi geopolitiche, economiche e militari….

I giudici Vittorio Occorsio (Roma, 10/7/1976) e Mario Amato (Roma 23/6/’80), vennero  uccisi da due militanti di estrema destra perché  stavano indagando sui rapporti tra servizi segreti e neofascisti esecutori delle stragi di stato. Ricordiamoci anche le Dichiarazioni del Tribunale di Savona fatte nel 1990: ufficio del giudice per le indagini preliminari, Decreto di archiviazione procedimento penale 2276/90 R.G. pag. 23 a 25:  «Dal 1969 al 1975 si contano 4.584 attentati, l’83% dei quali di chiara impronta della destra eversiva (cui si addebitano ben 113 morti, di cui 50 vittime delle stragi e 351 feriti), la protezione dei servizi segreti verso i movimenti eversivi appare sempre più plateale.»…

Gli episodi che vedrebbero coinvolti gli 8 Anarchici arrestati, non sono altro che azioni dirette contro il capitalismo militare (atti dimostrativi, atti simbolici che fisicamente non danneggiano nessuno), servono per evidenziare (gravi) problematiche sociali economiche che ci sono dietro a questi enti istituzionalizzati….  Non sono stragisti al soldo dello stato, ma semplicemente giovani utopisti come noi che vogliono cambiare  questo sistema capitalistico perverso che da secoli crea schiavitù e disuguaglianze sociali, sopprimendo  chiunque si ribelli alle leggi cattofasciste…

Le azioni dirette dei compagni Anarchici non sono state stragi di stato (colpire nel mucchio) in cui sono uccisi civili inermi, ma atti dimostrativi per evidenziare le contraddizioni  del capitalismo al servizio del potere geopolitico economico militare.

Dopo il decennio 1968-‘78 col suo strascico di stragi di stato, di violenze arbitrarie delle forze del disordine e la nascita del terrorismo organizzato sia di destra, che della sinistra cattolica, si attua un inasprimento delle pene per i “reati associativi e d’opinione”, fino ad arrivare alla stagione della legislazione “emergenziale” che nel 1979-’80, portò al Decreto Cossiga (art. 270 bis) che  aumenta le pene rispetto alla precedente legislatura (1930), ma rimane inalterata la sua natura preventiva anticomunista. In questo modo diventa facile in tempi di crisi politica e sociale, applicare a ogni forma di protesta l’etichetta di “terrorismo”.

Nel 2005 lo stato ci impone il decreto Pisanu (decreto legge 27/7/2005 n. 155), che procede nella stessa direzione di controllo sociale e politico, fino al punto che le intercettazioni investigative a carattere preventivo non si limitano a quanti sono sottoposti ad indagini, ma a chiunque frequenti determinati ambienti. Il quadro complessivo del provvedimento penale, sposta il baricentro dell’attività giudiziaria sulla prevenzione, che fa abbondante uso di schedature di massa di cittadini.

Ma c’è ancora una contraddizione in tutto questo: in Italia per reprimere i movimenti Anarchici e di Sinistra siamo ancora fermi al codice Rocco (non è ancora stato soppresso il codice penale fascista), che non tiene conto della legge Scelba, approvata nel 1952 che condanna il reato di apologia del fascismo, una norma della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista. Nello stesso quadro si inserisce la legge Mancino del 1993, che punisce i reati di odio e discriminazione razziale e punisce esplicitamente la “esaltazione di esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo”. Nel 2017 in Parlamento è stata presentata una proposta di legge a firma Emanuele Fiano (Pd) per introdurre il reato di propaganda del regime fascista e nazi-fascista, ma l’approvazione si è arenata…

Ma perché non è mai stata attuata la legge Scelba?

Mario Scelba era un partigiano bianco antifascista e anticomunista ed era amico di don Luigi Sturzo (partigiano bianco); sarà lui, dopo lo sbarco alleato in Sicilia, a scrivere il primo documento programmatico della Democrazia cristiana Andreottiana cattoliberalfascista. Nel dicembre 1945 Scelba grazie alle sue conoscenze cattoliche diventa anche ministro delle Poste e telecomunicazioni nel primo governo De Gasperi. Eletto nel 1946 deputato all’Assemblea Costituente nel collegio di Catania, fu nominato ministro dell’Interno da De Gasperi il 2/2/1947. È in questa veste che Scelba riorganizza la macchina repressiva dello stato, in chiave tanto antifascista (è del 1952 la sua legge contro l’apologia di fascismo) che anticomunista. Non fu lui a creare il reparto della celere, ma sotto la sua guida i reparti mobili della polizia crebbero perfezionando l’equipaggiamento (furono dotati di mitragliatrici pesanti e addirittura di mortai) e distinguendosi come braccio armato dello stato cattolico democratico liberal fascista. Fu sempre Scelba che ricostituì il casellario politico centrale (controllo sociale). Le feroci repressioni degli scioperi dell’immediato dopoguerra, furono tutte eseguite secondo sue precise disposizioni. Ancora oggi vigila la cultura autoritaria, xenofoba, razzista e sessista (governo cattosinistroide  P2-  Berlusconi –  Salvini e il suo seguito), che esalta il  fascismo in Italia e nel mondo, un modo di pensare perverso e conservatore che ancora oggi nei periodi di crisi economica si ricicla per reprimere chi si ribella allo stato borghese autoritario militare. La liberazione dal nazifascismo non è finita il 25 aprile del 1945. Nel frattempo sono nate altre forme di dittatura in tutto il mondo: il fascismo in Italia, il nazismo in Germania, il franchismo in Spagna, il regime di Videla in Argentina e quello di Pinochet in Cile. Questo è stato il risultato di un processo di esaltazione di disvalori presenti in tutte le società, che in momenti di forte disagio sociale ed economico, prendono il sopravvento.

Ancora oggi nonostante siano passati più di settant’anni dopo la morte di Mussolini, migliaia di italiani aderiscono a gruppi di matrice fascista (alla faccia della legge Scelba): Forza nuova ha 13 mila iscritti, come scrive Lorenzo Tondo su The Guardian, e su Facebook più di 249 mila fan; nel 2015, secondo un’indagine di Left, Casapound ne contava 2000 e oggi ha 265 mila fan. Il 20/10/2018 i mass media scrivono che la I sezione penale della Corte di Cassazione ha sostenuto che il saluto romano non costituisce reato se ha scopo commemorativo, dovendo essere considerato in tal caso come una libera manifestazione del pensiero. La sentenza della prima sezione penale della Corte di Cassazione, n. 8108/2018, è intervenuta sul controverso tema della liceità del saluto romano, confermando l’assoluzione di due soggetti, militanti di estrema destra, imputati del reato di concorso in “manifestazioni fasciste” previsto all’art. 5 della legge “Scelba” (l. n. 645 del 1952). Ma ricordiamo i fatti: Il 29 aprile 2014 gli imputati avevano partecipato ad una pubblica commemorazione organizzata dal Partito “Fratelli d’Italia” nella quale venivano ricordate le organizzazioni del disciolto partito fascista, con l’esposizione anche di uno striscione con disegnate numerose croci celtiche e frasi inneggianti ai loro camerati. In concorso con altri soggetti non identificati, i due imputati partecipavano alla chiamata del partito cattofascista (partigiani bianchi anticomunisti) di “Fratelli d’Italia” facendo il saluto romano. Questa sentenza di cassazione arriva solo alcuni mesi dopo che la proposta di legge, che vede come primo firmatario Emanuele Fiano (deputato del Pd nella precedente legislatura), è stata approvata in prima lettura alla Camera coi voti contrari delle destre e del M5S che la definiscono “liberticida” e incostituzionale. I firmatari della proposta vorrebbero l’introduzione nel codice penale dell’art. 293-bis concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista e l’inasprimento delle pene per chi usa strumenti telematici o informatici a tal fine. Lo scopo della legge, secondo i suoi sostenitori, è di ampliare lo spettro di condotte individuali punibili, comprendendo il saluto romano, la produzione, la vendita e la diffusione di gadget raffiguranti immagini, persone o simboli che chiaramente richiamano il nazifascismo.  A settembre 2017 il disegno di legge è stato trasmesso in Senato senza ulteriori sviluppi. Sono 155 gli episodi di violenza o intimidazione commessi in Italia dal 2014 ad oggi da neofascisti o simpatizzanti di estrema destra. Anche testate come l’Espresso o Panorama hanno stilato una lista delle aggressioni di stampo fascista avvenute nel nostro paese negli ultimi anni. Nonostante i numeri siano preoccupanti, solo pochi tra questi episodi sono finiti sulle prime pagine dei quotidiani e nei titoli d’apertura dei telegiornali nazionali…

Ma il colmo dei colmi avviene il  3 agosto 2018, quando i mass media scrivono che è dal 1997 che Forza Nuova chiede di abrogare le legge Scelba, col consenso del ministro Fontana. Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, dichiara ai mass media: “Siamo pronti a sostenere Fontana e ad aderire ad un vasto fronte trasversale che dia vita ad un moto di libertà utile a condurre all’abrogazione della legge Mancino e della legge Scelba”…

Il 20 febbraio i mass media scrivono che, tra i tanti messaggi di ringraziamento alle forze dell’ordine dopo l’operazione militare Renata, che ha portato in carcere con l’accusa di terrorismo 7 anarchici trentini, c’è anche quello del (corrotto) Partito Democratico di Trento che, pur specificando che occorre attendere per trarre le dovute conclusioni dalla vicenda, sottolinea come la prevenzione di azioni violente sia compito della politica, oggi più che mai….

Ricordiamoci che i fascisti del 2000, sono entrati anche nella Regione Lombardia, la quale gli sovvenziona anche  i progetti (?) coi soldi europei…

 

https://ricercatorisenzapadroni.noblogs.org/post/2018/12/15/sfiducia-nuovi-debiti-antiche-schiavitu-effetti-speciali-e-contributi-economici-agli-oratori/

 

 

Egin – Non toccate la mia terra

https://www.youtube.com/watch?v=06bp7MGEKwQ

 

Il potere politico aspira sempre all’uniformità.

Nel suo stupido desiderio di ordinare e

controllare tutti gli eventi sociali secondo

un principio definito, tende sempre a ridurre entro

una unica forma tutte le attività umane.

R. Rocker

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

Solidarietà ai compagni che hanno resistito e sono stati arrestati nello sgombero dell’Asilo occupato a Torino

Giovedì  7 febbraio gli sbirri si sono presentati  alla mattina presto  in tenuta antisommossa per sgomberare i compagni dell’Asilo occupato di Torino. Lo sgombero è stato violento e i ragazzi hanno cercato di difendersi e difendere il posto, occupato dal 1995, per creare (già allora)  socialità integrazione e cultura in territori periferici dove esiste solo il nulla e la sopravvivenza come contesto sociale. Gli sbirri naturalmente, servi del potere militare ed economico, hanno eseguito l’ordine dato da quella merda infame razzista  (vestito da sbirro)  di Salvini, che vuole creare la guerra tra poveri (da buon mediocre ignorante) peggiorando la situazione col decreto Salvini ….

I compagni invece, con il loro impegno per rivitalizzare il quartiere, hanno sempre cercato di contrastare la guerra tra poveri creando spazi di socializzazione e integrazione tra i vari quartieri, per evitare i risultati atroci imposti dalla destra (alla faccia della costituzione) che ora rispecchia quell’integralista cattofascista di Salvini, che è  ancora più pericoloso ( perché ambizioso e ignorante) perché si sente dio in terra ora che lo hanno messo come ministro degli interni al comando delle forze dell’ordine e a quelle  militari…

Solidarietà ai compagni arrestati  durante la manifestazione che protestavano contro lo sgombero violento degli sbirri e  in solidarietà ai compagni arrestati…

 

Ricordiamo che la repressione contro i movimenti antifascisti si sta allargando!

Protesta case Aler

A Milano il 5 febbraio  gli sbirri hanno sgomberato per la seconda volta lo stabile dell’Aler nel quartiere Giambellino, a Milano. Già il 13 dicembre i militari avevano posto i sigilli alla struttura arrestando 9 compagni accusati di associazione a delinquere finalizzata all’occupazione abusiva di immobili di proprietà pubblica e resistenza a pubblico ufficiale….

Meno sbirri più case popolari: Milano: case sfitte e sgomberi, arresti assurdi e sindaci impuniti, miseria, ignoranza e fascisti al potere…

All’alba del 13 dicembre 2018 a Milano gli sbirri (considerati appunto: servi dei servi), sono andati a sgomberare la povera gente dalle case popolari, non sono andati in quartiere per rompere i coglioni alla mafia o a mammasantissima, o allo sbirro corrotto che abita anche lui nelle case popolari!!   Ma hanno avuto il coraggio di sgomberare proprio chi non riesce più a pagare l’affitto (decreto Salvini), dando per scontato che l’ultimo gradino della scala sociale non sia tutelato e non abbia nessuno che rivendichi i loro diritti fondamentali come: casa, lavoro, assistenza ai malati e, quindi, dignità. Gli sbirri che da secoli ricoprono il ruolo di bastardi (senza cervello perché abituati ad eseguire gli ordini e basta), perché difendono il perbenismo della massomafia: hanno sgomberato con metodi autoritari e militari 8 famiglie indigenti con bambini (non terroristi addestrati dai servizi segreti), che avevano occupato appartamenti sfitti da anni, per sopravvivenza. Durante lo sgombero sono stati denunciati e messi agli arresti domiciliari 9 compagni che facevano parte del “Comitato Abitanti Giambellino Lorenteggio”, collegato al centro sociale «Base di Solidarietà Popolare». Per sgomberare con ferocia quelle famiglie, abitanti in locali che il comune di Milano non ha i soldi per ristrutturare, sono stati impiegati e pagati dallo stato per la bastardata 190 uomini dell’arma, di cui 90 per la cattura e per le perquisizioni; altri 100 fra polizia e carabinieri dei reparti mobili per garantire l’ordine pubblico (un paradosso! Un controsenso!! Un insulto alla miseria!!!).

A firmare gli arresti domiciliari per i compagni, è stata il gip Manuela Cannavale e il pm Piero Basilone, accusandoli ingiustamente del reato di associazione a delinquere per una serie di episodi di occupazione abusiva di alloggi di edilizia pubblica sfitti, e di resistenza a pubblico ufficiale.

Il Comitato Abitanti Giambellino Lorenteggio si difende dichiarando che la loro attività politica, serve come risposta all’emergenza abitativa di 10.000 case vuote non assegnate e 23.000 famiglie in graduatoria ancora in attesa. Gli immobili popolari erano stati occupati nel 2015 per contrastare le speculazioni edilizie, organizzate dal sciur Sala (per queste altre ‘furberie’, lo hanno eletto sindaco di Milano…) e dai suoi servi per il mega business dell’Expo. L’emergenza casa a Milano, non è una questione che nasce oggi, si tratta del risultato di decenni di scelte amministrative e politiche ben precise. La situazione è diventata sempre più critica da quando, con una legge regionale del 1996, l’ex IACP è stata trasformata in ALER, un’azienda vera e propria, con fini di profitto. I problemi a cui ha portato questa direzione sono ben visibili nel fallimento delle sue partecipate (ora tutte in dismissione, e ALER dovrà pagare i debiti), soprattutto l’ASSET srl, una società immobiliare che ALER controllava al 100%, le cui perdite sono dovute a investimenti azzardati di cui poi Aler si è accollata i buchi di bilancio. ALER dunque si ritrova, dopo la malagestione dell’era Formigoni, indebitata fino al collo, sommersa dai costi di manutenzione (da troppo tempo trascurata) dei suoi stabili, senza più poter chiedere prestiti alle banche. Come se non bastasse, le sue stesse case sono state ipotecate in garanzia, e dal 2013 l’azienda è stata commissariata, finendo in dubbie mani (massomafia – mammasantissima)…

Le case popolari dei quartieri popolari di Giambellino Lorenteggio, costruite negli anni ‘20 ed erano conosciute come le case popolari “dei Francesi”, perché destinate agli italiani emigrati in Francia e richiamati contro il loro volere in patria con l’avvento del fascismo.

Le istituzioni o le amministrazioni cittadine se ne fregano di questi territori dormitorio abbandonati. Il comitato quindi è una risorsa sociale per il quartiere perché risponde alle esigenze primarie degli abitanti che sono costretti a sopravvivere in un contesto di degrado sociale fatto di miseria e di mancanza di lavoro e servizi, in questo contesto i compagni, convinti che la filosofia e l’utopia, per realizzarsi si debbano attuare, si sono tirati su le maniche cercando di aiutare a migliorare il quartiere, incentivando la socialità multietnica e in automatico anche l’integrazione tra le culture del Mondo, occupando le case popolari togliendole alle speculazioni varie per darle alla povera gente che ne ha diritto, come dice la costituzione italiana. I compagni organizzavano, attraverso l’autogestione, anche il doposcuola per i bambini (per fargli fare i compiti, per evitare che vengono bocciati) , anche l’aggregazione etnica è gestita ormai dal quartiere, con feste e cene autogestite, con distribuzioni gratuite di cibo e vestiti, per evitare che la povera gente, obbligata a vivere di espedienti per sopravvivere (rubare per mangiare), finiscano in galera anche per solo aver rubato una gallina….

Col progetto massomafioso (business) dell’expo, il sindaco cattosinistroide Sala, conosciuto per essere un pappone spregiudicato senza scrupoli, ha voluto ‘gentrificare’ i quartieri vicini, progettando anche la metropolitana e il teleriscaldamento, alzando così il valore degli immobili, con la conseguenza di aumentare il costo degli affitti, o la vendita delle case agli inquilini, con prezzi superiori ai 100.000 euro per un monolocale, quando la maggior parte degli occupanti sono anziani con pensione minima o famiglie di disoccupati (sottoproletari), ed è ridicolo chiedere o pretendere dei soldi da loro….

Il sindaco di Milano Sala, è stato denunciato nel 2015 per abuso d’ufficio: avrebbe creato un vantaggio a una società, affinché si aggiudicasse in modo illecito la fornitura del verde destinato all’Expo. Un affare stimato in 4,3 milioni di euro (massomafia – umma umma)…

In questi anni anche il Comitato abitanti San Siro è riuscito a resistere a molti sgomberi e a ravvivare la vita di un quartiere in cui anche i negozi, per l’aumento degli affitti ALER, continuano a chiudere, e in cui molti servizi pubblici essenziali mancano. Non sono solo i servizi a mancare o a essere gestiti male dal Comune: le abitazioni stesse versano in condizioni precarie. Magari rifanno la facciata, ma all’interno le strutture rimangono degradate, tanto che a volte ne viene ordinata l’evacuazione per motivi di sicurezza…

Il sindaco Sala coi miliardi arrivati dal business dell’expo (non solo verde ‘gonfiato’ ma, soprattutto cementificazione immotivata di terreni agricoli), ha voluto trasformare Milano in una città vetrina, senza preoccuparsi se questo suo non senso avrebbe causato l’isolamento delle fasce di popolazione più povere, relegate tramite i processi di gentrificazione sempre più ai margini della metropoli. In questi quartieri periferici, il movimento per la casa è qualcosa di più che una lotta per difendere il diritto di avere un tetto sotto cui vivere. In questo periodo di freddo intenso, il telegiornale annuncia quotidianamente la morte di persone ai margini da questa sozza società e costretto a dormire all’aperto, sotto un cartone. E’ questo il destino amaro della povera gente? Ma è giusto che chi possiede tutto debba vivere bene e chi non ha niente sia destinato a tribulare per tutta la vita? Ma perché la chiesa e i ‘timorati di dio’, da secoli si sono arricchiti e ingrassati, speculando sulle disgrazie della povera gente, (dandogli la carità, il famoso panino vuoto…), non hanno mai pagato niente? Anzi, hanno preso pure la gloria, costituendo con le speculazioni fatte sui poveri, una banca Mondiale chiamata Ior!! Ma perché noi, bassa plebe, non abbiamo ancora in mano la cultura? Forse perché la scuola è ancora troppo autoritaria e selettiva per noi. La cultura NON è un diritto per tutti! Vogliono tenerci ignoranti per renderci mansueti, sottomessi e facilmente manovrabili, soprattutto per i giochi sporchi dei partiti, delle multinazionali e dei poteri forti (massomafia).

Secondo la logica perbenista borghese del gip Manuela Cannavale e del pm Piero Basilone, i compagni hanno fatto reati contro la costituzione perché hanno lottato per alleviare, in parte, le sofferenze della povera gente, per non vedere più nessuno morire di freddo nella propria città. E poi parlano di costituzione proprio loro che hanno riciclato i fascisti mettendoli al potere.

A proposito di contraddizioni a Milano: il 17 dicembre dopo 4 giorni dagli sgomberi, i mass media annunciano che i fascisti (alla faccia della costituzione che punisce l’apologia del fascismo, prevista dall’art. 4 della legge Scelba), hanno organizzato un business con la Regione Lombardia, per fare soldi e propaganda, puntando sui turisti. L’associazione i Lupi delle vette (branca escursionistica della formazione neofascista Lealtà Azione) ha organizzato, insieme all’assessore regionale allo Sport Martina Cambiaghi, una pagliacciata escursionistica di propaganda fascista: la scalata dei neofascisti in Regione Lombardia…

Puntualizziamo che, l’ex presidente ciellino cattofascista ambizioso Formigoni (detto il magna tutto senza scrupoli, ma timorato di Dio, che fa le cose sporche si, ma di nascosto e, da buon mediocre è convinto che tanto poi, i PECCATI vengono cancellati con la confessione. La pensava così anche Totò Riina, che era analfabeta!), a marzo di quest’anno è stato sostituito da Attilio Fontana, esponente della Lega Nord, dal 1995 al 1999, il nuovo presidente (padrun) della Regione Lombardia. E’ grazie alle raccomandazioni di Fontana, quel viscido di Stefano Pavesi, (esponente di Lealtà Azione) fu eletto come consigliere insieme alla Lega nel municipio 8…  I vertici di lealtà e azione entrati indisturbati nelle stanze del potere in Regione Lombardia sono: Stefano Del Miglio e Giacomo Pedrazzoli condannati per lesioni gravi e per apologia di fascismo. Perfino il Collegio Regionale Guide Alpine Lombardia fa proselitismo liberal fascista, dichiarando ai mass media che: “L’iniziativa delle due giornate di arrampicate e calate dai piani alti del Palazzo della Regione è stata organizzata dal nostro Collegio in collaborazione con l’Assessorato Sport e Giovani di Regione Lombardia e da nessun altro (vogliono anche la gloria ‘sti sfigati!!). Ma non è finita qua: sempre a Milano il 19 dicembre i mass media scrivono che sul muro del nuovo centro per disabili di via Anfossi a Milano, è apparsa una scritta che inneggiavano ai Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) con accanto una croce celtica. Ecco perché servono i compagni nei quartieri: non solo per dare dignità e diritti alla povera gente, ma per alzarli di livello culturale, per evitare che la propaganda razzista e xenofoba dei fasci, li annienti come esseri umani, creando le condizioni sociali che portano poi alla guerra tra poveri, come ci insegna la Storia. Sti fasci sono ancora ai vertici del potere politico! E pensare che il ventennio è iniziato un secolo fa…

‘Sti fasci se stanno allargando troppo! Mo che famo? Oltre al potere politico, questi hanno in mano pure l’esercito italiano! Non è che ci vogliono ri piombare ai tempi dei gruppi extraparlamentari della destra degli anni ’70, pagati e addestrati dai servizi Atlantici per fare le stragi di stato (piano militare chiamato ‘strategia della tensione’, attuato per annientare i movimenti Anarchici e quelli di sinistra, composto da studenti e operai che protestavano per i loro diritti. Il motto dei fasci era quello di destabilizzare attraverso le stragi, per stabilizzare il potere democristiano liberale cattofascista (Andreotti il gobbo), subordinato al potere sovranazionale Atlantico (anticomunista). Oggi invece dovremmo aggiornare le analisi sui conflitti geopolitici, economici e militari, perché la Nato sta con quel fascista di Putin!!…..

Chi sa domina chi non sa!! ecco perché è importante alzare il livello culturale della povera gente, per fare in modo che anche loro un giorno, arrivino attraverso la conoscenza, a difendersi dalle ingiustizie sociali e a combatterle

Solidarietà ai 9 compagni che sono agli arresti domiciliari solo per aver occupato e aiutato ad occupare le case sfitte.

 

Bisogna pure che la verità venga su dai tuguri

poiché dall’alto non vengono altro che menzogne.

Louise Michel

 

Solidarietà alla compagna antifascista Lavinia

https://ricercatorisenzapadroni.noblogs.org/post/2018/03/11/solidarieta-alla-compagna-lavinia/

Meno armi e sbirri – più case popolari

Meno armi e sbirri – più case popolari

Lega ladrona come Roma ladrona: il solito magna magna della massomafia…

Lega ladrona come Roma ladrona: il solito magna magna della massomafia…

Strage di Via d’Amelio: indagati i servizi segreti

Strage di Via d’Amelio: indagati i servizi segreti

Terrorista è lo stato

12/12/1969: terrorista è lo stato

Nonostante l’aumento della miseria e delle ingiustizie, il governo aumenta le spese militari…

nonostante l’aumento della miseria e delle ingiustizie, il governo aumenta le spese militari

 

Se veramente la parola delitto avesse un significato,

nessun delitto sarebbe maggiore di quello che

la società compie col lasciar sussistere la miseria.

L. Molinari

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

 

Cesare Battisti e i Giochi geopolitici economici e militari che lo perseguitano

Il 14 gennaio i mass media scrivono che è stato arrestato Cesare Battisti a Santa Cruz de La Sierra, in Bolivia. Cesare Battisti faceva parte dell’unico gruppo armato (base) che era formata da proletari e sottoproletari che, come tanti altri, si sono fatti fregare dai loro leader che a differenza della base, erano collusi con gli apparati militari antifascisti di Yalta (1945: Stati Uniti d’America, Regno Unito e Unione Sovietica,  i quali nel 1949 aderirono anche al patto militare Atlantico anticomunista – tranne la Russia. Il Patto Atlantico, fu firmato a Washington il 24 agosto 1949. I paesi fondatori del patto Atlantico anticomunista sono i paesi più ricchi del mondo: Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi , Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti).

Approfondiamo i danni e le malefatte dei servizi segreti prima di arrestare Battisti:

I fascicoli Top secret del Sifar: il piano golpista ‘Solo’; i depistaggi delle stragi; la loggia P2; i fondi neri.

In tutta la storia del dopoguerra le riforme dei nostri servizi segreti sono sempre state segnate da uno scandalo. I primi servizi segreti della Repubblica italiana nascono tra il ’47 e il ’48 con un peccato originale: incorporano dirigenti delle strutture mussoliniane e persino agenti di Salò. Una macchia nera che condizionerà gran parte dell’attività, ma in quel momento pesa soprattutto la pressione Atlantica anticomunista voluta per impedire la vittoria dei comunisti al potere politico. Due sono le strutture previste per combattere le contestazioni antifasciste: il Sifar (Servizio informazioni forze armate che ha caratteristiche militari e dipende direttamente dal ministro e si occupa dell’attività internazionale. L’altro, l’Ufficio affari riservati del Viminale, controlla la situazione interna. Nel giro di pochi anni, però, cominciano a proliferare nuclei paralleli e i primi scandali. Emerge una gigantesca schedatura di cittadini, politici, imprenditori compiuta dal Sifar: 157 mila fascicoli, 34 mila dei quali verranno poi definiti illegali e distrutti. Infine nell’estate 1964 il suo comandante, il generale Giovanni De Lorenzo, avrebbe preparato un colpo di stato affidato solo ai carabinieri da cui il nome di «Piano Solo». Sull’onda di questi due casi, un anno dopo il Sifar venne trasformato in Sid, Servizio informazioni difesa. Ma non c’è stato dibattito parlamentare, né una legge che introduca nuove regole: il personale resta lo stesso…

L’Italia si trova alla vigilia di una stagione terribile. Piazza Fontana apre la strategia della tensione. I processi non hanno ancora chiarito se le protezioni ai bombaroli neofascisti siano state garantite all’interno di una direttiva della Nato, o per un disegno eversivo tutto italiano. Ma di sicuro i vertici del Sid e quelli degli Affari riservati sono coinvolti nei depistaggi svelati dalla magistratura milanese. Il primo colpo a questa struttura dei servizi segreti arriva nel 1981, quando nelle liste della P2 compaiono molti dei dirigenti dei due servizi, ma nessuno si mosse. Lo stesso accade nel ’90 durante il braccio di ferro con le Procure sulla vicenda della rete Stay Behind Gladio. Nessuno si mosse, nemmeno nel ’93, dopo le stragi mafiose e lo scandalo dei fondi neri utilizzati dai vertici del Sisde…

In quegli anni la guerra fredda (la guerra sotterranea tra comunismo e anticomunismo – spionaggio – controspionaggio) aveva attraversato anche l’Italia. L’Italia però, nel 1949 firmò il patto Atlantico anticomunista, costituito da piani militari attuati a tavolino, dove pianificarono anche la strategia della tensione, per annientare gli studenti e gli operai che scendevano in piazza per far valere i loro diritti di giustizia sociale, come il diritto allo studio, il diritto a un  lavoro e a una casa, il diritto insomma di potersi costruire il proprio futuro. La strategia della tensione prevedeva colpi di stato per dissuadere la sinistra a non entrare nel  potere politico (Golpe Borghese 1970, Piano Solo 1964,  colpo di stato Rosa dei Venti 1974, golpe Bianco organizzato dai partigiani Bianchi 1974, ecc..) e stragi di stato (strage piazza Fontana 1969,  strage Piazza della Loggia 1974,  strage alla stazione di Bologna 1980 ecc..), il tutto garantito dall’impunità del piano militare ‘false flag’, che serviva per incolpare gli Anarchici o i comunisti delle stragi, fatte nel mucchio per colpire civili innocenti. Le stragi di stato erano state attuate addestrando la destra extraparlamentare e servivano per terrorizzare l’opinione pubblica (terrorismo psicologico) e imporre la dittatura militare – stato di emergenza – stato di polizia. Poi ci sono stati anche i danni di Togliatti, che per opportunismo borghese nel ‘46 concesse l’amnistia alle gerarchie fasciste (che non si sono mossi dal loro posti di comando), ottenendo una coalizione maggioritaria col Partito popolare (cattolici che erano entrati in politica come sinistroidi infiltrati per ripulire la coscienza del Vaticano, che fino ad allora era sempre stato coi poteri assoluti…). In cambio dei suoi privilegi politici, Togliatti concesse vigliaccamente l’amnistia  alle gerarchie fasciste, ecco perché nonostante la costituzione dica che i fasci sono anticostituzionali, ce li troviamo ancora in mezzo ai coglioni. 

Cesare Battisti nasce a Cisterna di Latina in una famiglia contadina e operaia, con tradizioni comuniste. Anche lui come Alberto Franceschini (stessa classe sociale), fece parte della FGCI come prima esperienza militante…

Che cosa sono le BR di [Fasanella, Giovanni, Franceschini, Alberto]

Nel 1968 Battisti si iscrisse al liceo classico, ma già nel 1971 abbandonò la scuola perché troppo repressiva e selettiva e si ritrovò a vivere la vita del quartiere di allora (ghetto), dove la povera gente si organizzava per sopravvivere  con furti e rapine. Battisti già da giovane aveva visto e dovuto subire la violenza e la repressione poliziesca e quindi odiava qualsiasi forma di divisa, infatti nel 1977 fu arrestato mentre svolgeva il servizio militare per aver aggredito un sottufficiale dell’esercito che usava il metodo del nonnismo contro le giovani leve, e rinchiuso nel carcere di Udine, dove entrò in contatto con Arrigo Cavallina, ideologo (leader) dei Proletari Armati per il Comunismo. I leader dirigenti dei Proletari Armati per il Comunismo erano: Sebastiano Masala, Arrigo Cavallina, Luigi Lavazza, Pietro Mutti e Giuseppe Memeo. Il leader Cavallina Arrigo, dopo l’arresto si fece convertire al cattolicesimo dal cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano. Pietro Mutti invece (aderente a Prima Linea) fu il pentito che accusò di rapine e omicidio Battisti. Per la morte del gioielliere Torregiani (1979) scattarono le indagini che portarono a una serie di arresti tra i membri dell’organizzazione. Alcuni dei fermati (detenuti politici) accusarono di aver subìto torture disumane nelle caserme e nelle carceri.

Il 6 giugno 1978 a Udine, viene ucciso Antonio Santoro, maresciallo del Corpo degli agenti di custodia; il delitto, viene rivendicato il giorno dopo dai PAC. Santoro era accusato dai PAC di maltrattamenti ai danni di detenuti. Il 9 aprile 1979 a Milano, fu ucciso Andrea Campagna, agente della DIGOS. Il delitto fu subito rivendicato dai PAC, in cui viene definito «torturatore di proletari».

Pietro Mutti, in cambio di sconti di pena fece arrestare anche Sisinnio Bitti (poi risultato non coinvolto), il quale poi fu anche vittima di violenze da parte della polizia, assieme ad altri membri del Collettivo Politico della Barona, un gruppo legato all’Autonomia Operaia. Tra questi autonomi, Sisinnio Bitti, Umberto Lucarelli, Roberto Villa, Gioacchino Vitrani, Annamaria e Michele Fatone, anche loro  presenteranno esposti all’autorità giudiziaria per aver subìto violenze dalla polizia. Sisinnio Bitti raccontò di aver subìto la tortura dell’acqua. Cesare Battisti sostiene apertamente che Mutti fu torturato: «Mutti era mio amico, ma nessuno può resistere alla tortura compiuta con ferocia. Perché Mutti denunciò me e non un altro? Perché i procuratori gli ordinarono di denunciare me, non di denunciare un altro? Io ero, di tutto questo gruppo, l’unico che scriveva cose che venivano lette in diversi paesi. Io per molto tempo ho fatto dettagliate denunce riguardo alla scomparsa di detenuti politici, alle torture e agli abusi».

Rapporto di Amnesty sulla tortura in Marocco

Amnesty International criticò le modalità dei processi per terrorismo e associazione sovversiva tenuti negli anni ’80, sia quello ai PAC, sia altri (omicidio Tobagi e processo 7 aprile), tenuti dai pubblici ministeri Pietro Calogero e Armando Spataro. Quando Battisti evase dal carcere di Frosinone nel 1981, le forze del disordine fermarono e interrogarono anche i suoi genitori, che avevano problemi di salute (il padre aveva un tumore, la madre era ospedalizzata), furono interrogati anche i fratelli, una sorella e il cognato, furono arrestati brevemente, detenuti in caserma e poi nel carcere di Frosinone e di Latina, interrogati in maniera pesante senza avvocato e poi rilasciati dopo alcune settimane (piano militare terrorismo psicologico – nonnismo militare).

Nel 2004 le autorità francesi volevano concedere l’estradizione di  Battisti in Italia, Battisti si difese dichiarando di nuovo ai mass media che lui era innocente degli omicidi, accusando il pentito Mutti di irregolarità e di aver scaricato su di lui le proprie responsabilità, al fine di ottenere una condanna molto più bassa. Battisti durante un processo in contumacia in  Brasile, racconta in una lettera ai magistrati brasiliani, la sua entrata nei PAC: «In prigione ho incontrato un uomo più anziano, Arrigo Cavallini che  apparteneva ad un gruppo di lotta armata, i Pac. Non mi piaceva la sua personalità fredda e al tempo stesso febbrile ma mi impressionavano la sua cultura e le sue teorie rivoluzionarie anche se non capivo tutto ciò che diceva. Quando sono stato liberato nel 1976, sono tornato alla mia comunità: si era trasformata in un deserto. Alcuni compagni erano morti, morti per mano della polizia nelle manifestazioni. Gli altri erano devastati dalle droghe. A quell’epoca grandi quantità di droga a buon mercato furono distribuite massicciamente in tutte le grandi città per distruggere il movimento di rivolta (piano militare ‘MK ultra’). Immediatamente le consegne vennero sospese e tutti i giovani che erano caduti nella trappola dell’eroina si trasformarono in fantasmi, in perenne stato di “necessità”, preoccupati solo di trovare la droga e non più votati all’azione politica. Amareggiato da questo spettacolo feci il grande errore della mia vita: presi un treno per Milano ed entrai nel gruppo armato dei Pac. Senza comprendere a quel tempo che, anche là, sarei caduto in una trappola fatale.». Già nel 1978 Battisti dichiarò ai mass media che si era distaccato dai PAC (collaborava solo al giornale Senza galere) e che aveva abbandonato la lotta armata perché era rimasto disgustato per l’assassinio di Aldo Moro rivendicato dalle Brigate Rosse.

Molte persone anche tanti Anarchici pensano come Battisti, che la morte di Moro sia stato un gioco sbagliato, anche se era più facile rapire Moro anziché Andreotti, che era difeso dalla loggia massonica P2  un apparato militare Nato. Uccidendo Moro è stato come fare un piacere ai servizi segreti del Patto Atlantico Anticomunista e alla Democrazia cristiana andreottiana, che non avevano gradito che Moro, nel 1964 fondò il centrosinistra all’interno della DC cattoliberlfascista (partigiani bianchi- Edgardo Sogno).   Alla DC andreottiana serviva un martire per ripulire la coscienza dagli scandali emersi in quegli anni (scandalo Enimont 1993, scandalo Ambrosiano 1986, scandalo del doppio Sid 1977, ecc.).

La Dc fu fondata nel 1942 e detenne il potere per 52 anni, sino al 1994. Le elezioni del 1992 videro per la prima volta la DC scendere sotto la soglia del 30% dei voti (29,7%), esplodeva lo scandalo di Mani Pulite, per opera dei giudici guidati da Antonio Di Pietro, che avrebbero decapitato i vertici del partito, soprattutto della destra democristiana. Il processo Enimont fu il principale processo giudiziario della stagione di Mani pulite, svoltosi a Milano tra il ‘93 e il 2000, che vide coinvolti i maggiori esponenti politici della Prima repubblica accusati, insieme ad alcuni imprenditori (tra cui molti del gruppo Ferruzzi, padrona della Montedison), di aver versato e aver intascato una maxi-tangente di circa 150 miliardi di lire: soldi utilizzati per finanziare i partiti in maniera illegale (il cosiddetto finanziamento illecito). Buona parte di quei soldi si scoprì (circa 2/3), passò per conti detenuti presso la banca mondiale del Vaticano Ior, pervenuti sotto forma di titoli di stato. Gli imputati accusati di questo scandalo erano noti esponenti politici, come Renato Altissimo (segretario del PLI ed ex ministro della Sanità), Umberto Bossi, leader della Lega Nord, Bettino Craxi (segretario del PSI e presidente del Consiglio dal 1983 al 1987), Gianni De Michelis (ministro degli esteri dal 1989 al 1992), Arnaldo Forlani (segretario della DC e presidente del Consiglio tra il 1980 e il 1981), Giorgio La Malfa, segretario del PRI, Claudio Martelli (vicesegretario del PSI e ministro della Giustizia tra il 1991 e il 1993), Carlo Vizzini, segretario del PSDI. Lo IOR è stato più volte coinvolto in scandali, finanziari e non, fra i quali spiccano “l’affare Sindona” e il crac del Banco Ambrosiano…

Ma non è finita qua, nel luglio 2005 la stampa italiana denunciò l’esistenza del Dipartimento di Studi Strategici Anti-Terrorismo (DSSA), una polizia parallela creata da Gaetano Saya (nella foto coi paramenti massonici di maestro venerabile della loggia “Divulgazione 1”), leader dei gruppi neofascisti Nuovo MSI e Partito Nazionalista Italiano, e da Riccardo Sindoca. Saya era un ex appartenente dell’Organizzazione Gladio, la stay-behind paramilitare della NATO, coinvolta in alcuni fatti della strategia della tensione in Italia, e vicino a Licio Gelli della loggia P2.

Il pm milanese Alberto Nobili, responsabile dell’Antiterrorismo dichiara che i primi controlli su Battisti sono cominciati lo scorso 16 ottobre su internet, scoprendo che usava  il suo profilo Skype ‘Cesare 1900’. Figuriamoci se quell’avvoltoio del ministro dell’Interno Matteo Salvini non ne approfittava per fare propaganda fascista commentando l’arresto su Facebook: “Ringrazio le Forze dell’Ordine italiane e straniere, la Polizia di Stato, l’Interpol, l’Aise e tutti coloro che hanno lavorato per la cattura del delinquente Cesare Battisti”. Ricordiamo a quella merdina fascista di Salvini che nel luglio del 2017  il tribunale di Genova condanna per truffa ai danni dello stato il fondatore del suo partito Umberto Bossi, e il tesoriere della Lega, Francesco Belsito, oltre a 3 dipendenti del partito e due imprenditori. Il procedimento riguardava i rimborsi elettorali ricevuti dalla Lega tra il 2008 e il 2010, che erano stati utilizzati invece per spese personali. Lo scandalo era nato nei primi mesi del 2012, quando Belsito venne indagato per la sua gestione dei rimborsi elettorali ricevuti dal partito, trasferiti in alcuni casi all’estero dove erano stati investiti in varie attività, tra cui l’acquisto di diamanti. La vicenda aveva portato alle dimissioni di Bossi dalla carica di segretario e alla sua condanna a 2 anni e 6 mesi. L’allora tesoriere del partito, Francesco Belsito, era stato condannato a 4 anni e 10 mesi…

Il 5 aprile 2012 i mass media intervistano Salvatore Genova, l’uomo il cui nome è da trent’anni legato a una grigia vicenda della nostra storia recente: quella delle torture subite da molti terroristi tra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ‘80. Genova dichiara che era anche lui responsabile di quelle torture. “Ho usato le maniere forti con i detenuti, ho usato violenza a persone affidate alla mia custodia. E, inoltre, non ho fatto quello che sarebbe stato giusto fare. Arrestare i miei colleghi che le compivano. Dovevamo arrestarci l’un con l’altro, questo dovevamo fare”. Salvatore Genova nel 1997 aveva iniziato a mandare al ministero informative ed esposti per denunciare i nomi e le loro responsabilità di quello  che accadde davvero in quei giorni drammatici. Ecco il suo racconto: “Questura di Verona, dicembre 1981. Il prefetto Gaspare De Francisci, capo della struttura di intelligence del Viminale (Ucigos) convoca Umberto Improta, Salvatore Genova, Oscar Fioriolli e Luciano De Gregori. È la squadra messa in campo dal ministero dell’Interno (guidato dal democristiano Virginio Rognoni) per cercare di risolvere il caso Dozier.

Il capo dell’Ucigos, De Francisci, ci dice che l’indagine è delicata e importante, dobbiamo fare bella figura. E ci dà il via libera a usare le maniere forti per risolvere il sequestro. Il giorno dopo, a una riunione più allargata, partecipa anche un funzionario che tutti noi conosciamo di nome e di fama e che in quell’occasione ci viene presentato. È Nicola Ciocia, primo dirigente, capo della cosiddetta squadretta dei quattro dell’Ave Maria come li chiamiamo noi. Sono gli specialisti dell’interrogatorio duro delle violenze e delle sevizie, dell’acqua e sale. La squadra è stata costituita all’indomani dell’uccisione di Moro con un compito preciso. Applicare anche ai detenuti politici quello che fanno tutte le squadre mobili. Ciocia, va precisato, non agì di propria iniziativa. La costituzione della squadretta fu decisa a livello ministeriale. Il Professor De Tormentis, era il capo di una speciale squadretta addetta alle sevizie, in particolare alla tecnica del waterboarding (soffocamento con acqua e sale). Tra la fine degli anni ‘70 e i primissimi anni ’80 si muoveva tra questure e caserme d’Italia per estorcere informazioni  ai militanti, alle Brigate rosse.

  • Colpo al cuore

L’11 settembre 2003 i mass media scrivono che sono stati indagati i Ros dei carabinieri: “Da Ros antitroga a veri trafficanti – Bufera sull’arma”. La procura di Milano sospetta che il gruppo di carabinieri importasse e vendesse cocaina e eroina. Il 12 luglio 2012  arriva la sentenza di primo grado (8255/10, i giudici dell’ottava sezione penale di Milano condannano a 14 anni di carcere il generale del Ros Giampaolo Ganzer e  all’interdizione dai pubblici uffici e la sanzione di 65 mila euro. Secondo il tribunale, il comandante del Reparto operativo speciale dell’arma, fiore all’occhiello dei carabinieri, tra il 1991 e il 1997 «non si è fatto scrupolo di accordarsi con pericolosissimi trafficanti ai quali ha dato la possibilità di vendere in Italia decine di chili di droga garantendo loro l’assoluta impunità», dunque «Ganzer ha tradito per interesse lo Stato e tutti i suoi doveri tra cui quello di rispettare e fare rispettare la legge». Tutto questo è Stato possibile perché «all’interno del raggruppamento dei Ros c’era un insieme di ufficiali e sottufficiali che, in combutta con alcuni malavitosi, aveva costituito un’associazione finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso, al fine di fare una rapida carriera». Secondo i giudici inoltre, «Ganzer non ha minimamente esitato a fare ricorso a operazioni basate su un metodo assolutamente contrario alla legge ripromettendosi dalle stesse risultati di immagine straordinari per sé stesso e per il suo reparto». 17 i condannati nel processo, tra cui il narcotrafficante libanese Jean Bou Chaaya (tuttora latitante) e molti carabinieri: il colonnello Mario Obinu (ai servizi segreti) con 7 anni e 10 mesi, 13 anni e mezzo a Gilberto Lovato, 10 anni a Gianfranco Benigni e Rodolfo Arpa, 5 anni e 4 mesi a Vincenzo Rinaldi, 5 anni e 2 mesi a Michele Scalisi, 6 anni e 2 mesi ad Alberto Lazzeri Zanoni, un anno e mezzo a Carlo Fischione e Laureano Palmisano. Eppure, da allora, il generale Ganzer è rimasto in carica indisturbato fino alla pensione e nessun ministro (La Russa allora, Di Paola, Salvini), è stato punito.

Ganzer ha continuato a dirigere i Ros, ad occuparsi di inchieste della portata di Finmeccanica, degli attentatori dell’ad di Ansaldo Roberto Adinolfi, senza contare le presenze ai dibattiti sulla legalità al fianco dell’ex sottosegretario del Pdl Alfredo Mantovano, suo grande difensore. Infine, indisturbato Ganzer ha lasciato il comando del Reparto, non per l’infamante condanna ridotta ma confermata in appello il 13/12/2013 (4 anni e 11 mesi di reclusione), ma “per raggiunti limiti d’età”, è andato in pensione! Quale credibilità mostra di avere uno Stato che consente a un generale dell’Arma, condannato in primo grado e in appello, di continuare a restare al suo posto e di proseguire negli arresti? Poca o nessuna. Una mancanza di credibilità che genera l’ennesima contraddizione istituzionale: un generale condannato che arresta degli indagati….

Il 26 ottobre 2017 la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo condanna l’Italia per violenza e torture sui manifestanti durante il G8 di Genova del 2001!

Già allora Shakespeare si preoccupava dicendo: “Ma con tutti questi controllori, chi controlla poi il controllore visto quello che ci insegna la Storia?

Anche il compagno Pino Pinelli è stato torturato per giorni prima di essere buttato giù dalla finestra della questura di Milano (codice Rocco)…

Solidarietà a tutti i compagni rinchiusi nelle carceri dello stato!

 

E’ lo Stato che distrugge per principio la base

del sentimento sociale, assumendosi la parte del

regolatore di tutte le questioni e cercando di ridurle

tutte a quella formula unica che per i sui sostenitori

è la misura di tutte le cose.

R. Rocker

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

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