Il governo vuole risarcire 6 torturati di Bolzaneto

6 aprile 2017

Ieri il governo italiano ha riconosciuto i propri torti nei confronti di 6 cittadini per quanto subito nella caserma di Bolzaneto il 21 e 22 luglio 2001, ai margini del G8 di Genova, e gli verserà 45 mila euro ciascuno per danni morali e materiali e spese processuali. Lo rende noto la Corte europea dei diritti umani in due decisioni in cui “prende atto della risoluzione amichevole tra le parti” e stabilisce di chiudere questi casi.

Il governo italiano risarcisce i danni fisici e morali ha raggiunto a 6 dei 65 cittadini (tra italiani e stranieri) che hanno fatto ricorso alla Corte europea dei diritti umani. Lo stato propone di versare ai ricorrenti 45 mila euro ciascuno per danni fisici e morali (provocate dalle forze del disordine) e materiali, per le spese processuali. In cambio i ricorrenti “rinunciano a ogni altra rivendicazione nei confronti dell’Italia per i fatti all’origine del loro ricorso”…..

Ma ritorniamo indietro nel tempo per ricordare quei giorni di dittatura militare attuati a Genova con la militarizzazione, la violenza e l’arroganza, con la repressione inflitta dagli sbirri diretti dai loro boia (i servizi segreti) che uccidono a sangue freddo il giovane Carlo Giuliani, suscitando la rabbia e la ribellione del movimento antifascista – anticapitalista….

 

G8: STRATEGIE DI COLPO DI STATO PER LA SICUREZZA EUROPEA

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Cos’è accaduto a Genova durante il vertice dei G8 del 2001? Cosa c’è di misterioso, d’irrisolto in una manifestazione di piazza di ampie dimensioni, attaccata e dispersa dalle forze dell’ordine? Il governo di centrosinistra fece la riforma dell’arma dei carabinieri (legge 78/2000), concedendole più poteri e autonomia (stato di polizia – dittatura militare), accentuando le rivalità tra polizia e carabinieri (e quindi anche l’escalation militare e “durista”). Il ministro della giustizia era Oliviero Diliberto. La risposta sta proprio in ciò che a Genova è accaduto; l’oggetto misterioso, è quindi la gestione dell’ordine pubblico in Italia, degenerazioni comprese, nel 1° anno del XXI secolo…

Ma è possibile che sia bastato che facesse la sua comparsa un movimento d’opposizione, trasversale, non organizzato, non parlamentare, con ramificazioni internazionali, fondamentalmente caratterizzato dal pacifismo, ma forte e radicato, perché la gestione dell’ordine pubblico in Italia tornasse a mostrare il volto di sempre, il volto della repressione più dura, becera e sfrenata della strategia della tensione? E’ bastato che un nuovo movimento invadesse le piazze perché i corpi dello stato tornassero a sparare, a caricare, a malmenare, a torturare e a uccidere, violando il diritto costituzionale di manifestare il proprio dissenso.

La stagione del 1968 vide bloccare con gli scontri nelle piazze, ma soprattutto con le bombe e le stragi, la crescita e la maturazione di un movimento studentesco e la sua possibile alleanza con un solido movimento operaio impegnato in un autunno di rivendicazioni non solo salariali. Nove anni dopo, un nuovo movimento, del tutto diverso dal precedente, subì la stessa fine: il movimento del ’77, l’ultimo tentativo d’aggregazione politica giovanile di massa in Italia, fu sconfitto con l’identico sistema: la repressione più indiscriminata, ancora una volta con la polizia e i carabinieri chiamati a tenere le piazze con le armi e ad aprire il fuoco. I metodi polizieschi (nonostante la riforma della polizia del 1981 e il supposto processo democratico che ha investito l’insieme delle forze dell’ordine) sono rimasti fascisti. E così un altro movimento ha dovuto confrontarsi con qualcosa che gli preesisteva.

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Nel pomeriggio di venerdì 20 luglio 2001, quando ormai da ore polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno preso il controllo della piazza, abbandonandosi a cariche indiscriminate contro cortei in grandissima parte formati da pacifisti (donne, anziani e bambini compresi), avviene il fatto più cruento che farà del vertice del G8 organizzato in Italia, il 1° a dover contare (ufficialmente) una vittima. La tragedia avviene in piazza Alimonda. Uno spezzone di uno dei tanti cortei massacrati dalle cariche decide di organizzare un minimo di risposta attiva in funzione di autodifesa. Tra gli scontri e i manifestanti finisce un gippone dell’arma che termina la sua corsa contro un muro. L’attacco dei dimostranti è cruento. I tre carabinieri, lanciano dalla jeep un estintore che viene raccolto da Carlo Giuliani, 20 anni, romano di nascita, figlio di un sindacalista della CGIL, da tempo a Genova. Dal finestrino posteriore del gippone ormai intrappolato spunta una pistola. La impugna Mario Placanica, carabiniere di leva, 20 anni. Anziché sparare in aria, Placanica secondo la versione ufficiale, apre il fuoco contro Giuliani, colpendolo alla testa: Carlo muore sul colpo, mentre il suo corpo viene per 2 volte travolto dal Defender che si allontana dal luogo della tragedia. Placanica afferma esplicitamente di essere un capro espiatorio usato per coprire qualcuno, e di non avere ucciso lui Carlo Giuliani. “Quella mattina del 20 ci hanno posizionato vicino la “Fiera” insieme ad alcuni poliziotti. Ci sono state delle cariche sul lungomare, ma solo di alleggerimento. Abbiamo partecipato alle cariche in cui venne dato alle fiamme il blindato dei carabinieri. In quella situazione mi è stato affidato il compito di sparare i lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Però dopo un po’ il maggiore Cappello mi ha preso il lanciagranate perché diceva che non ero capace. Io stavo sparando a “parabola”, così come mi è stato insegnato, e invece lui ha iniziato a sparare ad altezza d’uomo, colpendo in faccia le persone. Cose allucinanti. Sul Defender, c’eravamo io, Filippo Cavataio, l’autista del defender, e Raffone, un ausiliario seduto dietro insieme a me. Accanto avevamo un’altra camionetta con a bordo il colonnello Truglio, [allora tenente colonnello e comandante dei Ccir compagnia di contenimento e intervento risolutivo, creata ad hoc per il G8 e poi sciolta, oggi colonnello dei cc]. Il responsabile del nostro mezzo era il maggiore Cappello. C’era anche il plotone dei carabinieri davanti a noi che ci faceva da scudo. I carabinieri sono scappati, ci hanno superato, noi abbiamo fatto retromarcia e siamo rimasti incastrati contro un cassonetto. Dopo i 2 spari, sul Defender è salito un altro carabiniere che si chiama Rando di Messina e ha messo lo scudo sul vetro che avevano rotto. Davanti è salito un maresciallo dei Tuscania di cui non ricordo il nome. E siamo partiti. Ho saputo della morte di Carlo Giuliani alle 23 quando sono venuti in ospedale, mi hanno comunicato la notizia. Mi hanno fatto dimettere, mi hanno fatto firmare la cartella e mi hanno portato in caserma. Lì mi hanno detto che avevo ucciso un manifestante. I colleghi hanno fatto festa, mi hanno regalato un basco dei Tuscania, ”benvenuto tra gli assassini” mi hanno detto. I colleghi erano contenti di quello che era capitato, dicevano morte sua vita mia”. Ma perché alcuni militari hanno “lavorato” sul corpo di Giuliani? Perché gli hanno fracassato la testa con una pietra? Sulle prime, un funzionario di polizia cerca di addebitare l’orrenda uccisione ad un sasso lanciato dai dimostranti. E’ una tragica menzogna. I cc Mario Placanica e Filippo Cavataio, vengono incriminati per omicidio volontario, ma il 7/5/’03, il giudice della rep. Franz, ha deciso l’archiviazione ritenendo i 2 non colpevoli: Placanica ha sparato per legittima difesa e Cavataio, che alla guida del defender passò 2 volte sul corpo di Carlo, non ha alcuna responsabilità della morte di quest’ultimo. L’epilogo è sempre lo stesso: lo stato che dopo aver predisposto la trappola di Genova, aveva armato e ordinato di sparare su chi si sarebbe opposto alla politica e all’economia incarnata dal G8. L’archiviazione dell’omicidio di Carlo è stata un’ ingiustizia sociale, perché ha evidenziato ancora una volta il potere e le protezioni delle forze dell’ordine, che hanno potuto sperimentare la licenza di uccidere e la loro immunità (legge 78/2000 stato di polizia-dittatura militare).

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Di lacrimogeni a Genova, secondo la magistratura, ne sono stati sparati 6200 nel giro di 24 ore. In termini tecnici, la sostanza irritante prodotta dall’inaccessibile stabilimento SIMAD dell’Aquila, è il gas GS, considerata “arma chimica” dal protocollo di Ginevra che ne proibisce l’uso in tempo di guerra. Un articolo della rivista Journal of Chromatography dimostra che il GS, se portato ad una temperatura tra i 300 e i 900 gradi, dà origine a 20 sostanze organiche, di cui solo 8 sono conosciute. Le spese fatte per l’allegorica organizzazione sono: £200 miliardi spesi per i lavori di abbellimento della città; 5 le navi e 5 i traghetti che ospiteranno delegazioni straniere, giornalisti e forze dell’ordine nel porto di Genova; 2411 le camere d’albergo prenotate per gli ospiti; 42 miliardi di lire spesi per l’organizzazione del summit; 18000 gli agenti di polizia, cc, finanzieri e militari previsti. Ora, noi comuni mortali ci riflettiamo sopra e ci domandiamo: ma non era meglio spendere quei soldi pubblici per i cittadini meno abbienti, o per il diritto di spazi e opportunità ai giovani che hanno bisogno di esprimersi e realizzarsi?

Martedì 23/10/’07, i pm di Genova Anna Canepa e Andrea Canciani hanno chiesto per 25 manifestanti accusati di tutto quello che è successo durante le giornate contro il G8, 225 anni di carcere per devastazione e saccheggio,(art. 419 del codice penale): è un reato che non era stato più contestato dall’immediato dopoguerra e che è stato rispolverato dalla procura di Genova per i fatti del G8 del 2001, dopo un tentativo fallito, a Torino, alla manifestazione per la morte di Baleno del 4/4/’98. Il cosiddetto processo ai 25 è stato costruito in questi anni su 350 ore di filmati e 15.000 fotografie, senza evidenziare nessun sopruso, e la scelta fatta dalla procura, è quella di usare un reato desueto che il codice penale ha previsto per situazioni postbelliche, e non certo per scontri di piazza.

Le giornate di Genova non sono state solo caccia all’uomo, cariche sconsiderate, militarizzazione della citta. Sono state anche il teatro prescelto per scontri di potere militare europei, all’interno delle stesse forze dell’ordine. In materia di ordine pubblico i carabinieri non possono fare nulla senza l’autorizzazione del funzionario di polizia Gianni De Gennaro che ne accompagna i contingenti. Fini sostituisce il ministro degli interni Scajola, e si trovava nella caserma di San Giuliano, il centro di controllo dei cc, nonché (con Bolzaneto) carcere temporaneo per gli arrestati, a testimonianza del rapporto privilegiato dell’arma con la destra italiana. Una polizia che giunge al G8 con De Gennaro (oggi presidente di Finmeccanica), desideroso di dimostrare la propria lealtà anche ai nuovi padroni del centrodestra (era stato nominato nel maggio 2000 dal centrosinistra). Ai testimoni delle forze dell’ordine giunti in aula è stato più volte chiesto il riconoscimento di coloro che menavano mazzate contro i manifestanti: a Guido Ruggeri, il comandante dell’ex battaglione Tuscania, transitato nel 2002 dalle dipendenze della brigata Folgore alla II brigata mobile dei carabinieri, vengono mostrate scene di pestaggi. Il tentativo è scaricarsi sui colleghi: “Sono poliziotti”, dice in aula, “non personale del Tuscania. Eravamo riconoscibili per il cerotto arancione dietro al casco e per lo stemma verde sul petto”. Infine, di fronte all’ennesimo video, non può che ammettere: “Riconosco un militare del Tuscania».

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Amnesty International nel suo rapporto parla di “violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste nella più recente storia d’Europa”. Nel rapporto si afferma che a Genova furono sparati almeno 15 colpi di pistola. Sul raid notturno compiuto dalle forze dell’ordine nei locali di una scuola, utilizzata come dormitorio per i manifestanti e segreteria del Genoa social forum, le accuse contro gli agenti comprendono l’abuso di autorità, e la fabbricazione di prove false che schiacciano Massimiliano Di Bernardini, vicequestore aggiunto della squadra mobile presente alla scuola Diaz. Il pm contesta a Bernardini di aver prodotto prove false e illegali introducendo 2 molotov all’interno della Diaz. La mattina del 16/1/’07 nel corso di un udienza del processo, il presidente Gabrio Barone, dopo aver constatato la sparizione delle molotov, ha dato l’incarico alla procura di rintracciarle negli uffici giudiziari. L’episodio della (falsa) coltellata ricevuta da Massimo Nuocera dai manifestanti della Diaz, risulterebbe per il pm un’iniziativa dell’ispettore Maurizio Panzeri, che avvallò il racconto del collega falsificando le prove. Le 93 persone arrestate nel corso del raid all’interno della scuola dichiararono di non aver opposto resistenza, come invece sostenuto dalla polizia, e di essere state sottoposte a percosse deliberate e gratuite. Almeno 82 di esse vennero ferite; 31 furono trasferite in ospedale, 3 in condizioni critiche. Alcuni di essi ricevono cure mediche ancora oggi. Amnesty International ha ripetutamente sollecitato l’Italia a recepire il Codice di etica della ps, adottato dal consiglio d’Europa nel settembre 2001, e ad assicurare che i suoi pubblici ufficiali siano obbligati a mostrare in maniera evidente alcune forme di identificazione individuale, come un numero di matricola, al fine di evitare il ripetersi di situazioni violente e impunite. Amnesty ha notato con preoccupazione che gli agenti sotto processo, non sono stati sospesi dal servizio e, in alcuni casi, sono stati addirittura promossi…. La maggior parte delle persone arrestate nel corso dei raid venne trasferita nel centro di detenzione temporanea di Bolzaneto. Vi transitarono oltre 200 persone, molte delle quali furono private dei fondamentali diritti riconosciuti a livello internazionale ai detenuti, tra cui il diritto di avere accesso agli avvocati e all’assistenza consolare e quello di informare i familiari sulla propria situazione. Nel corso di un’udienza preliminare, i pm hanno illustrato in modo efficace le prove degli abusi verbali e fisici subiti dai detenuti. Hanno descritto, tra l’altro, come i detenuti fossero stati presi a schiaffi, calci, pugni e sputi; sottoposti a minacce, compresa quella di stupro, e ad insulti anche di natura oscena e sessuale; obbligati a rimanere allineati e in piedi per ore a cantare faccetta nera, a gambe divaricate contro un muro; privati di cibo e acqua per lunghi periodi; soggetti a perquisizioni corporali effettuate in modo volutamente degradante, con uomini costretti ad assumere posizioni umilianti e donne forzate a denudarsi di fronte ad agenti di sesso maschile. I pubblici ministeri hanno citato singoli casi di abuso: una ragazza la cui testa è stata spinta in un gabinetto, un ragazzo obbligato a camminare a quattro zampe e ad abbaiare, il pestaggio di un detenuto non in grado di rimanere in piedi per ore poiché aveva un arto artificiale. La pubblica accusa ha chiesto l’incriminazione di 15 agenti di polizia, 11 carabinieri, 16 agenti di custodia e 5 membri del personale medico per vari reati tra cui abuso di autorità, coercizione, minacce e lesioni fisiche, accusandoli di aver torturato i detenuti con trattamenti crudeli, inumani e degradanti in violazione dell’art.3 della Convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali. Amnesty sottolinea che per prevenire la tortura e i maltrattamenti, è fondamentale che i tribunali siano pronti a infliggere pene severe nei confronti di chi ordina, condona o perpetra la tortura, dissuadendo questi ultimi dal reiterare i propri crimini, chiarendo ad altri che i maltrattamenti non saranno più tollerati. Amnesty deplora che a 17 anni dalla ratifica della Convenzione dell’Onu contro la tortura e nonostante ripetuti solleciti da parte di organismi intergovernativi, tra cui il Comitato dell’Onu contro la tortura e il Comitato sui diritti umani, l’Italia non abbia ancora introdotto nel codice penale il reato di tortura, così come previsto nella Convenzione dell’Onu contro la tortura.

Sulla scena della macelleria messicana è presente la punta di lancia del viminale, i funzionari della digos di Genova, uomini della digos di Roma e Napoli, uomini del reparto mobile di Vincenzo Canterini, il dirigente dello Sco Franco Gratteri, il suo vice Gilberto Caldarozzi, l’allora direttore dell’ Ucigos Arnaldo La Barbera, Andreassi, Fiorentino, Luperi, Murgolo, Colucci, e il vicequestore Pietro Troiani, arrivato da Roma per essere accorpato alla logistica del reparto mobile, per fare l’ufficiale di collegamento tra la questura e i reparti celere sul terreno, rimasto finora nell’ombra.

Il controllo sociale è sempre stato un’arma repressiva, in mano alla chiesa e al re e adesso alla repubblica liberale. Poteri che dominano la penisola fin dal medioevo e usano i loro servi (sbirri senza cervello, addestrati ad obbedire e a non pensare) contro chi si ribella alle ingiustizie sociali e non si vuole sottomettere al più forte …….

 

07/04/2015

Arnaldo Cestaro nel 2001, dopo la notte alla Diaz (archivio)

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia sulla base del ricorso presentato a Strasburgo da Arnaldo Cestaro, una delle vittime della perquisizione alla scuola Diaz avvenuta il 21 luglio 2001, alla conclusione del G8 di Genova. Nel ricorso, l’uomo, che all’epoca dei fatti aveva 62 anni, afferma che quella notte fu brutalmente picchiato dalle forze dell’ordine tanto da dover essere operato, e da subire ancora oggi ripercussioni per alcune delle percosse subite. Cestaro, rappresentato dall’avvocato Nicolò Paoletti, sostiene che le persone colpevoli di quanto ha subito sarebbero dovute essere punite adeguatamente ma che questo non è mai accaduto perché le leggi italiane non prevedono il reato di tortura o reati altrettanto gravi. La Corte europea dei diritti umani gli ha dato ragione. Non solo, ha riconosciuto che il trattamento che gli è stato inflitto deve essere considerato come “tortura”. Nella sentenza i giudici sono andati oltre, sostenendo che se i responsabili non sono mai stati puniti, è soprattutto a causa dell’inadeguatezza delle leggi italiane, che quindi devono essere cambiate. Inoltre la Corte ritiene che la mancanza di determinati reati non permette allo stato di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze e torture da parte delle forze dell’ordine……

 

Non sono i delitti punibili dalla legge quelli a cui bisogna imputare i peggiori mali del mondo. Sono i torti legalizzati, i crimini che godono di impunità, giustificati e protetti dalle leggi e dai governi.

A.Berkman

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

 

 

Moro e Andreotti: due poteri opposti all’interno della DC

Con Aldo Moro alla Camera nel 1976

Il 16 marzo 1978 le BR rapirono a Roma il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, uno dei maggiori sostenitori del compromesso storico tra la Dc e il Pci. Mentre rapivano Moro, il presidente del Consiglio incaricato, l’adepto piduista Giulio Andreotti, stava tentando di far nascere il primo governo, coi voti diretti del Pc, ormai trasformato in centro sinistra…..

Il fronte politico si divise allora tra i fautori della trattativa con le BR (centrosinistra laico cattosinistroide – Psi), e i sostenitori della fermezza (i democristiani andreottiani di centrodestra, insieme ai comunisti di Berlinguer). Il risultato di quegli accordi portò all’omicidio di Moro, il cui cadavere fu fatto ritrovare in via Caetani, a metà strada tra le sedi della DC e del PCI (compromesso storico tra Dc e Pc). Con la fine della Seconda guerra mondiale, tantissimi Stati ottennero l’indipendenza dai loro Paesi colonizzatori. La Nato era ufficialmente ostili al colonialismo, ma era interessata al business della modernizzazione( bum economico) dei nuovi regimi, osteggiando il nazionalismo, in quanto questo avrebbe precluso loro interessi economici e favorito il comunismo. La Nato era osteggiata dai Paesi non allineati in quanto rappresentava il nuovo imperialismo figlio dell’Ottocento.

Sorta sulle basi dell’Unione Europea Occidentale (UEO), l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, dopo la fine della Guerra fredda, inglobò anche i Paesi europei della ex sfera sovietica (dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia la maggior parte di quei Paesi è entrata a far parte, nel tempo, dell’Organizzazione con sede in Boulevard Leopold III a Bruxelles).

Il ministro dell’Interno Kossiga, adepto della P2 anticomunista, naturalmente si era rifiutato di trattare con le BR per la liberazione del suo nemico. L’ambiguo liberal cattofascista democristiano di centrodestra Francesco Cossiga, fu Ministro dell’interno nei governi Moro V, Andreotti III e Andreotti IV dal 1976 al 1978, quando dovette dimettersi in seguito all’uccisione di Aldo Moro… Cossiga da giovane faceva parte della F.U.C.I. – azione cattolica , una federazione di gruppi di studenti universitari cattolici, che provenivano dall’alta e media borghesia. Anche il presidente della Repubblica Leone non fece abbastanza per salvare Moro; perché non aveva tempo, era impegnato a coprire gli altarini, infatti in quel periodo era stato accusato per lo scandalo Lockheed, che in quegli anni stava portando a svariate inchieste giudiziarie….

Il compromesso storico fu approvato dall’area di centrosinistra della DC che aveva come riferimento il presidente del partito Aldo Moro – Dossetti, e il segretario Benigno Zaccagnini, ma non ebbe mai il consenso dall’ala destra (centrodestra) della DC, rappresentata da Giulio Andreotti. Anche se un compromesso minimo si raggiunse mediante l’appoggio esterno assicurato dal PCI al governo monocolore di Solidarietà Nazionale, costituito da Andreotti nel 1976……

Quindi il 16 marzo 1978 il presidente della DC Aldo Moro fu rapito, e il 9 maggio fu ucciso. In quei 55 giorni accadde di tutto, al vertice del ministero dell’Interno si insediò un Comitato di iscritti alla Loggia P2. La loggia massonica P2 è una loggia occulta formata dai vertici delle 4 principali organizzazioni militari dello stato (servizi segreti): marina, esercito, aeronautica, Cc e Ps, ed era gestita dal massone liberale Licio Gelli, partigiano bianco, antifascista repubblichino monarchico.

Il piano Solo (attuato nel ‘64 dai carabinieri), fu un colpo di stato militare organizzato dai democristiani di centrodestra per fermare la salita del centrosinistra fondata da Aldo Moro (Andreotti fece parte durante la resistenza, della brigata Osoppo che dal ‘46 al ‘56 cambiò nome, si fece chiamare “Organizzazione O” (struttura paramilitare segreta anticomunista, formata da ex partigiani bianchi, antesignana della P2, la cosiddetta Gladio atlantica, organizzazione paramilitare formata da servizi segreti, fondata nel ‘56 e attiva fino al ‘90). Alla P2 sono legati altri tre grandi misteri degli Anni di Piombo: la morte di papa Luciani avvenuta perché il papa aveva deciso (dopo lo scandalo sullo Ior fra i quali spiccano “l’affare Sindona” e il crac del Banco Ambrosiano) di cambiare l’amministrazione piduista dello Ior, poi la P2 fu indagata anche per la morte di Giorgio Ambrosoli, assassinato nel ‘79 da un sicario di Michele Sindona, sulla cui Banca Privata Italiana, Ambrosoli stava indagando da commissario. E quindi l’avvelenamento in carcere dello stesso Sindona, avvenuto nel 1986. Un complesso intreccio che ha toccato di volta in volta mafia, servizi segreti deviati, alta finanza, Ior. E in mezzo a tutto questo intreccio sporco c’è sempre dietro il partito democristiano di centrodestra di Giulio Andreotti. Come nella tragedia di Aldo Moro, suo compagno di partito (e avversario perché aveva fondato il centrosinistra dossettiano all’interno della Dc cattofascista). Qualcuno lo accusò di aver usato l’intransigenza contro le Brigate Rosse per disfarsi di un pericoloso rivale interno….

Ma torniamo indietro nel tempo, soffermandoci sulla divisione degli antifascisti nel 1947

[La stessa divisione, con le stesse problematiche, avvenne nel 1974 tra il movimento brigatista di Curcio e Franceschini, contro il movimento cattolico brigatista di Simioni – Moretti, ma questa analisi verrà approfondito nella 2 parte del testo].

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Il 9/9/1943, nasce a Roma il Comitato di Liberazione Nazionale(CLN) composto da brigate e divisioni che convivevano con ideologie diverse tra di loro: le Brigate Giustizia e Libertà (del Partito d’Azione), le Brigate Matteotti (socialisti), le cosiddette “formazioni bianche” (di ispirazione monarchica, composte in-gran parte da reparti dell’esercito e carabinieri), e la Brigata Garibaldi (comunisti di Secchia ). Gli alleati della Nato foraggiano le “formazioni antifasciste bianche” ed in particolare la Brigata Osoppo. Il 1° ingresso formale del Pci nel governo avvenne il 21/4/’44, nel gabinetto presieduto dal liberale Badoglio. Nel febbraio ’45, la brigata Osoppo partecipa ad un accordo (bandiere false) con l’organizzazione Franchi (rete spionistica collegata all’Intelligence Service e diretta dal partigiano bianco Edgardo Sogno), e la X MAS (il corpo speciale della RSI, comandato dal ‘principe nero’ Junio Valerlo Borghese) per infiltrare e contrastare le brigate partigiane comuniste, italiane e jugoslave, dopo la sconfitta dell’esercito di occupazione nazista. Il piano prevedeva una “tecnostruttura” a 3 livelli non comunicanti tra loro, e l’infiltrazione dei partigiani bianchi nelle brigate comuniste (partigiani che infiltrano altri partigiani)…

Dalla Brigata antifascista Osoppo nasceranno nel maggio ’45 le formazioni armate anticomuniste: III Corpo Volontari delle libertà, Volontari per la Difesa dei Confini, Gruppi Tricoloristi. Per decenni, Il più forte partito d’opposizione, il partito comunista, era fedele alleato di Mosca, la capitale dell’impero nemico atlantico. Proprio questa anomalia ha determinato una doppiezza nel corpo stesso dello stato: un 1° livello ufficiale regolato secondo i princìpi della democrazia parlamentare e quindi accessibile a tutti e un 2° livello segreto, costituito da Gladio e da un reticolo di strutture iperclandestine, ideato e finalizzato proprio contro una parte politica, la sinistra. Del resto, sul versante opposto, un doppio livello si era formato sin dal dopoguerra anche all’ombra del Pci, con la cosiddetta Gladio rossa, una struttura paramilitare clandestina composta da ex partigiani laici, legata al mito della rivoluzione proletaria. Il 25 aprile 1945 la burocrazia fascista era riabilitata sia come persone, molti dei funzionari erano nuovamente al posto di comando, sia per il giudizio normativo, l’amnistia di Togliatti consegnerà alla storia un’assoluzione piena dei crimini fascisti…

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Togliatti (quello che fece uccidere Secchia perché non voleva democratizzarsi), provò quindi ad affrontare il problema del rapporto tra i comunisti e il potere della Chiesa e, consapevole che la chiesa è la base catalizzatrice delle forze anticomuniste, ritiene che il mondo cattolico sia molto composito e agitato da forze contrastanti, dissidenti, alcune delle quali possono essere utili alla causa della sinistra…

In ogni caso gli sembra errato e controproducente uno scontro poiché comunque il sentimento religioso è ben radicato nelle masse agrarie e anche in quelle operaie…

Le radici della cosiddetta Gladio bianca o destra bianca eversiva, com’è accaduto ed accade per quasi tutte le cose peggiori in Italia, affondano in un complesso sistema di ingerenze esterne (in prevalenza da parte delle superpotenze vincitrici del 2° conflitto mondiale: vaticano, Usa e Urss) nella vita politica, militare, economica e civile del nostro paese. Nel 1948 esistevano nuclei armati di irriducibili di Salò, i quali confluirono nella brigata partigiana “Osoppo”, e che non volevano accettare la nuova situazione nazionale. Questo enigma è rimasto occulto, allo stato latente per tutti gli anni ’50 e gran parte degli anni ‘60, si incendiò con la rivolta studentesca e le lotte operaie, fino a trasformarsi in una sorta di guerra civile a bassa intensità“. Pezzi di questo mondo sotterraneo anticomunista delle istituzioni, si attivarono per imporre al paese una svolta autoritaria. Ma anche il terrorismo rosso, certamente un fenomeno nazionale con radici nella storia della sinistra italiana, così come era accaduto negli anni precedenti con quello nero, fu infiltrato e contaminato dai servizi segreti stranieri, dell’est e dell’ovest. …

Questa fenomenologia esplose durante il sequestro di Aldo Moro, l’interlocutore moderato di Berlinguer (firmò il Trattato anticomunista Nord Atlantico il 4/4/1949, l’adesione al Patto Atlantico anticomunista e fondò il partito democristiano di centrosinistra, all’interno della democrazia cristiana di centrodestra di Andreotti, (compromesso storico tra il Pc e la Dc ), raggiunse il suo culmine quando si ebbe la certezza che lo statista democristiano stava rivelando i ‘segreti internazionali dell’Italia’ ai suoi carcerieri (Gladio – piano militare anticomunista Stay behind), mettendo a rischio la stabilità (imposizione militare, economica e politica) dell’intera area atlantica (Patto Atlantico).

L’esistenza di una Gladio o l’alleanza sotterranea, si cementò soprattutto negli anni ’60 al riparo dell’ombrello Nato, tra schegge di ex formazioni partigiane bianche, terroristi neri e apparati di forza militare anticomuniste …..

D’altra parte, non capiremo mai la storia di quegli anni se, ad esempio, non pensiamo che in una casa alto borghese, attorno a un desco familiare, si riunivano quotidianamente un ministro della repubblica, uno dei principali uomini della Dc, e il capo di una delle formazioni guerrigliere che attentava al cuore dello stato; Carlo Donat Cattin, leader di una corrente storica della Dc e suo figlio Marco, leader di Prima linea. Piperno disse, in Commissione stragi, che si rese conto della forza reale delle BR riflettendo sul livello alto borghese della casa romana vicino a Piazza conte di Cavour, in cui nel 1978 gli fu possibile incontrare Mario Moretti (braccio armato del cattolico di centrosinistra Corrado Simioni. Simioni (braccio destro del cattoliberal ‘rivoluzionario’ Toni Negri), autore confesso dell’uccisione di Moro…..

Il democristiano Aldo Moro (Dossetti, La Pira) si era accorto che nella DC, quasi tutti avevano la tessera della loggia P2 atlantica, anticomunista, golpista e di destra e nel ‘64 decise di fondare il primo partito democristiano di centrosinistra, anche se l’alleanza atlantica non era d’accordo …….

Dicevamo che, il Piano Solo fu un colpo di stato attuato nel ‘64, dalla brigata carabinieri per impedire che la sinistra ( centrosinistra) conquistasse il potere politico….

Moro, quando arrestarono il sovversivo aristocratico partigiano bianco Edgardo Sogno, mise il segreto di stato, intimorito dai diversi colpi di stato attuati in Italia (Piano Solo ‘64, Golpe Borghese ‘70, Golpe bianco ‘72 , Golpe rosa dei venti ‘73, per concludersi col suo rapimento 1978).

Quello fu il suo grande sbaglio che gli causò la morte: aver protetto gli autori dei colpi di stato.

Ma andiamo a capire meglio l’enigma del problema: Dopo la fine della II Guerra Mondiale e l’avvento della Guerra fredda, l’Italia era diventata parte della NATO, aderendo cosi al piano militare anticomunista stay behind. ….

Anche l’Unione Sovietica era interessata allo Stivale e difatti le maggiori formazioni politiche del periodo, dipendevano perlopiù da una o dall’altra parte in gioco: la DC e buona parte dell’élite della destra conservatrice era sostenuta e finanziata dall’anticomunismo della Nato, il PCI e buona parte dell’élite della sinistra progressista e radicale, dalla Russia …..

La “strategia della tensione” (stragi di stato) è stata considerata come il tentativo (riuscito) di mantenere l’Italia sotto l’orbita anticomunista della Nato rafforzandone la dipendenza e bloccando una possibile rivoluzione comunista.

Chi è Giovanni Senzani? Teorico delle BR, rapì Moro e fu anche consulente del ministero di Grazia e Giustizia contro il terrorismo durante il sequestro….

http://video.sky.it/news/cronaca/brigate_rosse_dopo_23_anni_torna_libero_giovanni_senzani/v73443.vid

Brigatista alto borghese e criminologo, collaborava coi servizi segreti di Yalta.

A Roma usufruiva in via della Vite di un appartamento che divideva a metà con un regista di film porno, che era però anche un informatore del Supersismi (doppio Sid), la tecnostruttura di stampo piduista. La tipografia utilizzata dai brigatisti per la stampa dei comunicati (da quasi un anno prima del rapimento), era gestita da un brigatista (Enrico Triaca) e finanziata da Mario Moretti, erano stati precedentemente di proprietà dello stato: si trattava di una stampatrice AB-DIK260T, che era di proprietà del Raggruppamento Unità Speciali dell’Esercito (facente parte del SISMI) e che, seppur con pochi anni di vita ed un elevato valore, era stata venduta come rottame ferroso, e di una fotocopiatrice AB-DIK 675, precedentemente di proprietà del Ministero dei trasporti, acquistata nel 1969 e che, dopo alcuni cambi di proprietario, era stata venduta a Enrico Triaca.

Anche l’appartamento di Via Gradoli 96 (diversi appartamenti erano intestati ad uomini del SISMI) fu affittato da Moretti (braccio destro del borghese intellettuale cattocomunista Corrado Simioni e del suo maestro Toni Negri) sotto lo pseudonimo di Mario Borghi nel 1975…

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Potere operaio serviva a Toni Negri come laboratorio, per creare le condizioni culturali e psicologiche in molti giovani per fare il “salto di qualità” necessario ed approdare a quel radicalismo borghese dove l’elemento terroristico è una variante prevista dell’agire, una versione aggiornata dell’arditismo dannunziano e del nichilismo… Toni Negri di questa organizzazione è il teorico e lo stratega. Il professore voleva un’organizzazione di tipo particolare, ma non comunista, come lui stesso dirà molti anni dopo in un articolo apparso su il Manifesto (20/5/1998, pag. 23) «una specie di massoneria mozartiana, questo era Potop». Il frutto di questo lavoro è la nascita di Autonomia operaia….

E ancora, parlando dei suoi progetti e del ruolo che avrebbe voluto assegnare a sé e alla classe operaia: «Un animale vivo, feroce coi suoi nemici, selvaggio nella considerazione di sé, delle sue passioni, così ci piace prevedere la costituzione della dittatura comunista. L’ordine delle funzioni e dei contenuti non può che instaurarsi sulla vitalità della bestia proletaria…». Questa concezione dell’ignoranza degli operai era stata giustificata anche dal postfascista Gabriele D’Annunzio principe di Montenevoso e da Filippo Tommaso Marinetti, era stata la base culturale del diciannovismo e dello squadrismo fascista. Questa tecnica comunicativa eccita gli animi di giovani non formati e con poco senso critico, abituati a essere comandati e a usare in politica le viscere della razionalità marxista, spingendoli a diventare inconsapevolmente strumenti dell’eversione anticomunista. E Padova, città politicamente clerico-fascista, dove si eclissarono i servizi segreti della Repubblica sociale di Mussolini, diventa la capitale dell’Autonomia cattosinistroide ……

Una ‘piccola’ puntualizzazione

Il centrosinistra nasce quando papa Paolo VI diede il permesso ai preti cattolici di entrare nel potere politico. Dossetti e La Pira entrano nella DC (già cattolica laica, ma di centrodestra) e per contraddistinguersi e accaparrarsi il potere, dividono il partito democristiano, fondano insieme a Moro il centrosinistra(1964), furono i primi soldatini mandati dal papa per riconquistare il potere politico economico e militare che stava crollando, dopo gli scandali scoperti e i vari colpi di stato avvenuti anche in Italia (guerre sotterranee per il potere). Alè se magna !!! Pure il Vaticano!!! Alla faccia della povera gente che sopravvive e tribula in questo mondo pieno di merda, e con tante disuguaglianze e ingiustizie sociali da affrontare (chi ha tanto e chi ha poco, chi ha fortuna e chi non l’avrà mai perché proviene da un contesto sociale svantaggiato).

Nella DC c’era, sia il cattolico di centrosinistra Moro, che il cattolico di centrodestra Andreotti!! Tutti e due hanno firmato la bastardata del Patto atlantico, con le nefaste conseguenze che seguirono, come i giochi sporchi che sono avvenuti dietro le quinte (strategia della tensione: colpi di stato, repressione dei movimenti di protesta, stragi di stato per incolpare gli Anarchici e il movimento extraparlamentare della sinistra rivoluzionaria…).

Ma allora perché prendere Moro? Non era meglio prendere Andreotti?

Forse, i teorici borghesi avevano capito che Andreotti era protetto dalla loggia militare massonica P2?

Quindi hanno preferito fare il gioco più facile?

Andreotti era quello che nel ‘66 firmò la nascita dei nuclei clandestini dello stato, infiltrati sia nei movimenti extraparlamentari di destra, che nei movimenti extraparlamentari di sinistra (controllo sociale). Andreotti è stato l’artefice di tutto questo!!! Moro per lui era diventato solo un nemico che voleva portargli via il potere….

Ma allora perché prendere Moro? Per poi allinearsi al piano anticomunista di stay behind? Che senso ha avuto? Che giochi hanno fatto questi teorici intellettuali borghesi? Hanno solo voluto mandare le avanguardie allo sbaraglio, per darli in pasto ai mass media? Oppure era già stato tutto previsto (marketing)? ……

Forse i teorici intellettuali borghesi non avevano capito che Moro, all’interno della DC di centrodestra era diventato scomodo? O forse lo avevano capito ma hanno mandato ugualmente l’avanguardia esaltata (con poca capacità di analisi come li definiva con disprezzo il teorico Toni Negri) a rapire Moro? Che gioco hanno voluto fare?

Il concetto cattolico di ‘movimento eterogeneo’, è servito solo per creare confusione e manovrare meglio le masse degli elettori…..

Noi Anarchici facciamo molta fatica ad adattarci ad un contesto sociale gerarchico e militare diviso in tre livelli non comunicanti tra di loro (come erano organizzate anche le BR), o convivere in un contesto sociale e culturale diviso in classi. Noi sicuramente non ci saremmo cascati in quella logica militare, anche se le parole erano bellissime……

Ricordiamo a chi viene dal basso: chi sa domina chi non sa, quindi è meglio evolverci culturalmente prima, per evitare di farci fregare …., per evitare che approfittino della nostra rabbia, usandoci come carne da macello, per evitare di essere schiavizzati sia mentalmente che fisicamente ….

Ne’ dio ne’ stato ne’ servi ne’ padroni, fuori le avanguardie borghesi dai coglioni!

Pinelli vive e lotta insieme a noi, le nostre idee non cambieranno mai ….

Antimilitarismo sempre!

 

Si può mai considerare libero quell’uomo che

può ricevere un comando da un altro uomo?

Dov’è mai la nostra libertà, quando noi siamo

costretti dalla legge a conformarci ad un ordine

prestabilito, il quale ci riesce già insopportabile

per il solo fatto che ci è imposto?

C. Cafiero

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

Esce con un permesso premio lo sbirro Alberto Savi

 Venerdì 24/2/2017 i mass media hanno annunciato che Alberto Savi, l’ex poliziotto condannato all’ergastolo per gli omicidi della Uno bianca, ha chiesto e ottenuto un permesso premio: dodici ore di libertà, dalle 8 alle 20, di cui ha già beneficiato trovando ospitalità in una comunità cattolica no profit…. Savi, 52 anni, è detenuto nel carcere di Padova.

Ma andiamo a vedere chi era la banda della Uno bianca …..  

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La banda nasce nelle questure del bolognese tra gli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90.

Si caratterizzavano per il fatto che uccidevano anche gli sbirri !!, scoprirono poi in un secondo tempo che erano loro stessi degli sbirri, che uccidevano altri sbirri come loro ….

Soprannominati la “Banda della Uno bianca”, han seminato lutto e terrore nella rossa Emilia Romagna

(terrorismo psicologico – piano militare anticomunista stay behind – strategia della tensione – stragi di stato).

I fratelli Savi eseguivano questi reati per creare la paura del terrorismo e intascare insieme ai loro graduati, i tantissimi soldi che girano dietro all’antiterrorismo (destabilizzare il potere politico per imporci il potere militare – dittatura).

Gli sbirri della uno bianca erano specializzati in rapine e omicidi, ma la loro specializzazione era quella di fare agguati razzisti ai campi nomadi ….

La gang di sbirri era composta principalmente dai tre fratelli Savi, di cui due poliziotti, e da altri tre agenti della polizia di stato: Savi, Roberto poliziotto alla Squadra Mobile di Bologna, Fabio, autotrasportatore, ed Alberto, detto Luca, poliziotto presso la Polaria di Rimini e da altri tre complici, tre agenti della PS in forza alla Squadra Mobile di Bologna: Marino Occhipinti , Pietro Gugliotta e Luca Vallicelli.

Roberto Savi da giovane milita come attivista nell’organizzazione di destra Fronte della gioventù….

Elenchiamo alcuni tra i reati più meschini compiuti dalla banda di sbirri:

Il 2 gennaio 1990 gli sbirri feriscono un cittadino marocchino Driss Akesbi.

Il 22 dicembre 1990 su una Golf scura nel parcheggio dell’Ipercoop di via De Gasperi, verso le 13.00, la Smith & Wesson di Roberto Savi spara su due lavavetri extracomunitari e vengono entrambi feriti.

Il 10 dicembre del 1990 gli psicopatici cocainomani fascisti fanno irruzione al campo nomadi di Santa Caterina di Quarto. Sparano con una carabina AR70 e un Revolver 357 e fanno 9 feriti, dentro e fuori le roulottes dove c’erano donne e bambini indifesi.

Riprendiamo un’affermazione della presidentessa dell’Associazione Vittime della Uno Bianca, Rosanna Zecchi, che ci sembra particolarmente significativa: “Non accettiamo la tesi che lo facevano solo per lucro, va al di là della nostra comprensione”….

Ma per capire meglio la degenerazione sbirresca, ritorniamo indietro nel tempo:

I servizi segreti nascono ufficialmente nel 1866, cinque anni dopo l’Unità risorgimentale.

La loro costituzione e la loro formazione, le logiche di comando, i compiti, le loro funzioni sono ancora oggi oscuri, occulti.

I servizi segreti italiani, nonostante i continui cambiamenti di nome, continuano comunque a rimanere uno strumento per i giochi (sporchi–occulti) politici della classe di volta in volta dominante. Il magistrato Giovanni Tamburino, che condusse le inchieste sull’eversione neofascista degli anni ‘70, dopo la strage di Piazza Fontana dichiarò ai mass media: “Le deviazioni delle polizie segrete non sono un fenomeno accidentale, ma nascono contemporaneamente alle polizie segrete. La potenza di una polizia segreta fa sì che, da strumento in mano al Principe per perseguire gli scopi di sicurezza del regime, essa si trasformi in potere separato che persegue i propri scopi di sicurezza o, quanto meno, interpreta a suo modo la ‘sicurezza necessaria’ al regime militare“.

I servizi segreti dell’Italia democratica nascono ufficialmente il 1 settembre 1949, mantenendo però uomini e strutture del vecchio SIM, il servizio d’informazione militare, nato durante il regime fascista: il suo nome è SIFAR (Servizio Informazioni Forze Armate).Già nella costituzione del SIFAR c’è qualcosa di anomalo: nessun dibattito parlamentare, ma solo una circolare interna, firmata dall’allora ministro della Difesa Randolfo Pacciardi, repubblicano liberale (partigiano bianco) cattofascista, fece parte anche del movimento della Giovine Italia fondata a Marsiglia nel luglio 1831 e di Giustizia e Libertà un movimento sempre politico liberal-socialista fondato però a Parigi nel 1929.

C’è voluto più di 3 anni di attesa per fondare la Repubblica militare democratica, il tempo necessario a “scaricare” le sinistre dal governo e ad aderire al Patto Atlantico (piano militare internazionale anticomunista, istituito nel 1949). Il primo direttore del SIFAR è il generale di brigata Giovanni Carlo Del Re che opera sotto l’esplicita supervisione dall’emissario della CIA in Italia, Carmel Offie. In carica per 3 anni, Del Re viene sostituito nel 1951 dal gen. Umberto Broccoli, l’uomo che darà l’avvio a Gladio, sostituito, neppure un anno e mezzo dopo, dal gen. Ettore Musco.

Anche Musco, nel 1947 aveva formato l’AIL (Armata Italiana per la Libertà, una formazione diretta da militari, sostenuta economicamente e militarmente dai servizi segreti americani, incaricata di vigilare su un’eventuale insurrezione comunista), fu uomo di stretta osservanza CIA e proprio sotto il controllo americano portò a termine l’acquisto dei terreni di Capo Marrargiu, in Sardegna, dove sarebbe sorta la base di Gladio.

E’ un vecchio vizio delle signorie, istituire delle organizzazioni militari segrete, al servizio dei loro sporchi affari, per difendere le loro ricchezze, le loro corti, i loro palazzi ….

Prima di gladio esisteva la Carboneria: una Società segreta della prima metà del 19° secolo. Sorse in Italia meridionale durante il regno di Gioacchino Murat (tra il 1807 e il 1812), nata come scisma interno alla massoneria, divenuta ormai di stretta osservanza del regno napoleonico…. Napoleone Bonaparte, imperatore dei Francesi e re d’Italia fece saccheggiare senza scrupoli i territori conquistati a vantaggio della Francia, inoltre li riorganizzò politicamente, sostenendo gli elementi moderati contro la sinistra…..

Dopo il 1815 la carboneria si diffuse anche in Sicilia e nello stato pontificio… e, attraverso la Romagna, venne a contatto con le sette democratiche dell’Italia settentrionale facenti capo a F. Buonarroti. Dall’Italia poi si diffuse in Francia (1821) e in Spagna.

Il moto insurrezionale napoletano del 1820 entra in crisi dopo una serie di fallimenti e la carboneria fu riorganizzata da Buonarroti (Carboneria riformata, Carboneria democratica universale), rimanendo sempre una potente organizzazione clandestina a largo raggio europeo fino al 1835. L’ultima prova di forza della Carboneria furono i moti dell’Italia centrale del 1831 e in Francia la rivolta di Lione del 1834. La morte di Buonarroti (1837) e la vittoriosa concorrenza della Giovine Italia di Mazzini finirono con lo spezzarne le file.

La radicalizzazione della Guerra fredda, un secolo dopo, crea il conflitto militare tra comunismo internazionale e anticomunismo atlantico

Teniamo presente che i due i movimenti extraparlamentari (comunismo internazionale e anticomunismo atlantico) erano organizzati gerarchicamente e militarmente come ai tempi dei partigiani, quando ognuno aveva i propri servizi segreti, che servivano per fare i loro giochi sporchi (giochi politici economici e militari, geopolitici)…

Dopo il 1949 con la firma del patto atlantico, la guerra fredda crea il conflitto anche tra i partigiani bianchi liberalcattofascisti e anticomunisti, contro i partigiani comunisti di Secchia, ucciso dai partigiani comunisti democratici di Togliatti (compromesso storico) ….

Questo conflitto militare politico creò la divisione dei socialisti (la ‘scissione di palazzo Barberini’, nel gennaio 1947), portando alla formazione, da parte di Giuseppe Saragat, del Partito socialista dei lavoratori italiani, che abbandonava la posizione di equidistanza tra i due blocchi, per uno schieramento politico anticomunista e occidentale, con De Gasperi, politico e statista di ispirazione cattolico-liberale che, a partire dal dicembre 1947, assume insieme a Saragat, la funzione di vicepresidente del Consiglio. Divenne uno dei più intransigenti italiani degli anni successivi, rigorosamente cattolico, antifascista e anticomunista…..

Ma ora ritorniamo ad analizzare il periodo importante e distorto della nascita della repubblica italiana e della rep. Francese, per capire il contesto sociale in cui si era instaurata la dittatura militare e politica:

La I repubblica Francese venne istituita nel 1792, quando i rivoluzionari francesi abolirono la monarchia e proclamarono la repubblica.

In dicembre, con la benedizione di Pio VII, Napoleone cinse la corona imperiale, alla quale seguì nel maggio 1805 quella del Regno d’Italia. La trasformazione della Francia da repubblica in impero, era dovuta alla sua convinzione che la rivoluzione avesse fatto il suo corso, che occorresse tornare alla normalità e che questa sarebbe stata servita al meglio da una nuova dinastia, che sancisse le conquiste sociali ed economiche della rivoluzione in un quadro politico conservatore.

Negli anni dell’Impero il potere di Napoleone assunse il carattere di una dittatura personale, alla quale erano soggetti gli altri poteri (legislativo e giudiziario) e il cui perno erano le autorità amministrative e in particolare i prefetti a capo dei dipartimenti…..

Questo sistema fu una forma di vero e proprio ‘cesarismo’. La stampa e la cultura erano asservite, l’istruzione improntata ai valori del regime, il sistema fiscale organizzato così da sostenere anzitutto le esigenze belliche.

L’imperatore cercò di dare al suo potere una salda base, fondata sul consenso attivo dei ceti alti e medi e su quello passivo delle classi inferiori…

La religione venne considerata uno strumento essenziale per ottenere l’obbedienza politica…

La formazione di una nuova nobiltà legata all’Impero ebbe il significato di un compromesso fra l’eredità della rivoluzione e il recupero del principio monarchico. La borghesia napoleonica si presentava come un ceto di massoni notabili, composto dalle alte gerarchie militari, dai proprietari terrieri, dagli industriali, dai professionisti e dagli intellettuali di spicco. Fondamento dell’economia francese restava l’agricoltura.

Ma cosa è stata la rivoluzione francese?

La Rivoluzione francese fu un complesso di eventi politici e compromessi sociali avvenuti in Francia tra il 1789 e il 1799, con la formazione della monarchia costituzionale e l’instaurazione della Repubblica, fino all’ascesa del potere di Napoleone Bonaparte.

Un po’ quello che successe in Italia nella rivoluzione degli anni ‘70 …..

Che delusione !!! che presa per il culo la rivoluzione!!! peccato per chi credeva davvero nella giustizia sociale e nella lotta di classe, si sono ritrovati poi in gaioffa con l’ergastolo, a riflettere sulle molte contraddizioni del movimento borghese antifascista degli anni ‘60/’70/’80) che sovvenzionava i movimenti nati dal basso ……

Gli infiltrati altoborghesi all’interno del nucleo delle Br, che anno giocato sporco nella lotta di classe sono: Corrado Corghi, Corrado Simioni, Giovanni Senzani …..

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Per approfondire gli argomenti vi consigliamo di rileggere le analisi qua sotto:

https://ricercatorisenzapadroni.noblogs.org/post/2016/08/19/dalla-uno-bianca-alla-volante-sassarese-ma-il-mezzo-preferito-dalla-ps-e-labuso-di-potere/

I servizi segreti e il loro “modus operandi” ….

https://ricercatorisenzapadroni.noblogs.org/page/2/

 

Il cuore nero dei servizi

Di Piero Messina

Sempre venerdì 24 febbraio i mass media annunciavano che erano stati sospesi dal servizio i tre carabinieri accusati della morte di Stefano Cucchi e per i quali la procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale. Altri due militari dell’arma sono stati imputati di calunnia e falso, reati che però non prevedono, in questa fase, la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio….

I tre militari sospesi, con stipendio dimezzato, sono i carabinieri scelti Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro e il vicebrigadiere Francesco Tedesco. I tre sono i militari che il 15/10/2009 arrestarono Stefano Cucchi. Secondo l’accusa sarebbero i responsabili del pestaggio che il giovane (che pesava 43 chili) avrebbe subito e che ne determinò la morte, una settimana dopo, nell’ospedale ‘Sandro Pertini’ di Roma. Per altri due carabinieri, Roberto Mandolini condannato anche per falso, e Vincenzo Nicolardi, è stato chiesto il rinvio a giudizio per calunnia.

Deduzione: la mafia è nello stato, nella massoneria militare (P2) e nel suo braccio armato: Ps e CC …..

 

Siamo anarchici perché vogliamo la giustizia;

rivoluzionari perché vediamo l’ingiustizia

regnare ovunque attorno a noi.

E. Reclus

 

Rsp (individualità Anarchiche)

 

Gli sbirri, anche all’estero si rivelano violenti, psicopatici, depravati, sleali, infidi e corrotti

La mafia è nello stato e negli apparati di polizia e carabinieri

Repressione e violenza sbirresca in Francia

Francia, giovane stuprato durante un'operazione di polizia. Le Pen: "Difendo agenti"

Nella testimonianza fatta dal letto d’ospedale, Théo ha rievocato la violenza e i colpi in testa coi manganelli, gli insulti e le vessazioni che ha subito il 2 febbraio 2017 da parte della polizia fascista, raccontando in particolare di un agente che l’avrebbe violentato col manganello, procurandogli una ferita nel retto. Il giovane si è soffermato soprattutto sull’agente che l’ha ferito “volontariamente”. Una ferita profonda, che l’ha costretto a una operazione d’urgenza. “Mi hanno messo dei gas lacrimogeni in testa, nella bocca, mi hanno preso la testa a manganellate – ha continuato il 22enne – Ma avevo talmente male alle natiche che quel dolore, in confronto, mi sembrava effimero (…) non riuscivo a camminare, credevo che sarei morto”.

Sotto accusa, per la vicenda, quattro poliziotti, che sono stati incriminati e sospesi dal servizio. Uno di loro è anche accusato di stupro.

Marine Le Pen condanna le “sommosse” nella banlieue di Aulnay-Sous-Bois seguite al fermo, violentissimo, del giovane Théo da parte di quattro agenti e afferma che il suo “principio di base” è “sostenere la polizia”. La leader del Front National è intervenuta in tv dopo aver visitato nel pomeriggio diversi commissariati dell’hinterland parigino.

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Il 7 febbraio circa 500 persone hanno partecipato alla marcia di Aulnay-sous-Bois, banlieue (i quartieri più poveri della Francia) a nord di Parigi, per manifestare la loro solidarietà a Théo.

 

Il vecchio vizietto degli sbirri…

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In Italia il 6 febbraio 2017 un poliziotto e due funzionari del ministero dell’Interno, tra cui il viceprefetto Andrea Santonastaso, sono stati arrestati a Savona con l’accusa di corruzione. Avrebbero accettato denaro e regali in cambio di agevolazioni per varie pratiche: rilascio di permessi di soggiorno, cambio di cognome, riduzione dei giorni di sospensione della patente. Santonastaso è l’attuale commissario prefettizio al Comune di Borghetto Santo Spirito. Santonastaso, 64 anni, viceprefetto, ha ricoperto varie volte l’incarico di commissario prefettizio nei Comuni: nel 1993 a Rosta (Torino), nel ‘94 a Celle Ligure, dal ‘97 al ‘99 ad Albenga, dal 2012 al 2013 a Carcare, nel 2016 a Spotorno, tutti Comuni del Savonese. Oltre al poliziotto e ai due funzionari, sono state arrestate altre tre persone: un marocchino, un albanese e una italiana. Il poliziotto, accusato anche di concorso in favoreggiamento della prostituzione, e il marocchino sono stati sottoposti a custodia cautelare in carcere, mentre i due funzionari del Ministero dell’Interno sono agli arresti domiciliari, come l’italiana, accusata di sfruttamento della prostituzione, e l’albanese. Secondo gli investigatori, “il poliziotto e i due funzionari del ministero avrebbero sistematicamente abusato delle loro funzioni agevolando pratiche in cambio di denaro, ma anche di regalie come vestiti, schede telefoniche, cene, assunzioni di amici, visite mediche, spese gratis nei negozi.

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Il giorno dopo invece, (7 febbraio) vengono arrestati altri sbirri (da secoli al soldo dei servizi segreti e della massomafia). 7 anni di carcere per Cosimo Tropeano e Donato Melella, due poliziotti arrestati nel dicembre 2015 per aver spartito con una banda di nomadi il bottino di una serie di furti ai danni di passeggeri alla stazione Centrale di Milano. I due, accusati di concussione e ricettazione, secondo l’accusa, avrebbero anche chiesto denaro a donne nomadi con la minaccia di togliere loro i figli.

Ma ricordiamoci anche che nel 2015 i mass media annunciano l’ arrestato di tre poliziotti tra le sedici persone finite in manette a Caserta per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, allo spaccio di droga, all’usura, alla truffa, al falso, alla corruzione, alla concussione e all’abuso d’ufficio. Tra le accuse contestate agli agenti, quella di peculato per aver utilizzato l’auto di servizio per attività non istituzionali avendo “scortato” la vettura del cantante Gigi D’Alessio per consentirgli di giungere in tempo ad una manifestazione artistica. I tre avrebbero fatto sesso con alcune prostitute nelle auto di pattuglia e nei locali del commissariato di Marcianise…

I poliziotti consegnavano le dosi di cocaina ad un ristretto gruppo di clienti prevalentemente imprenditori e professionisti, provvedendo al recupero dei crediti derivanti dall’acquisto delle dosi ed al riciclaggio dei proventi, in parte versati sul suo conto corrente. In altre circostanze i poliziotti infidi, glissavano sull’attività di spaccio per ottenere notizie confidenziali che permettevano loro di portare a termine operazioni di polizia giudiziaria per accreditarsi nei confronti dei superiori….

L’Italia ha da sempre una cultura mafiosa (la logica del furbetto), che specula anche sulle disgrazie della povera gente. Perfino la cultura dell’accoglienza, puzza lontano un miglio di speculazione….

Gli interessi dell’accoglienza…

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Gli interessi della milionaria torta sull’accoglienza, se li spartiscono soprattutto le organizzazioni cattoliche di destra e di sinistra definite no profit, tutte intente a speculare sulle rette, guadagnando ulteriori soldi anche sul lavoro e lo sfruttamento degli utenti svenduti come manodopera a basso costo….

Secondo gli ultimi dati forniti dal ministro dell’Interno, a giugno 2016 erano 78 mila i migranti “ospitati” (rinchiusi) nei centri italiani, tra strutture temporanee (48 mila), sistema di accoglienza per richiedenti asilo (20 mila) e centri governativi (10 mila). Per la loro carcerazione e “assistenza”, lo stato eroga ai centri convenzionati una somma media giornaliera di circa 35 euro al giorno a migrante e 45 euro per i minori. Stando alle cifre dichiarate dal ministero, dunque, la spesa massima quotidiana per l’accoglienza è di due milioni e 730mila euro, circa 82 milioni al mese, oltre 980 milioni l’anno.

In Italia si è usato per anni incarcerare la povera gente, fuggita da guerre, dove anche l’esercito italiano partecipa, sbarcata sul nostro territorio nei centri di accoglienza, veri e propri lager della disperazione. Gli unici a guadagnare una fetta consistente della torta sono gli apparati militari, pagati per il controllo sociale e la schedatura dei migranti. Agli apparati militari, lo stato ha riconosciuto un compenso extra pari a una percentuale dell’indennità di partecipazione ad attività belliche, e sulle varie organizzazioni umanitarie, le quali hanno speculato brutalmente sui finanziamenti statali, spendendo solo una parte modesta di quanto ricevevano per “soccorrere” i nuovi arrivati.

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Rinchiudere nei centri chi arriva sulle nostre coste, rende fino 980 milioni. Sono ancora tanti quelli che speculano sulla pelle dei profughi.

Purtroppo le verifiche, soprattutto nei casi dell’accoglienza straordinaria sono troppo poche. Ci sono centri riempiti all’inverosimile, dove gli standard sono totalmente inadeguati ma nessuno se ne preoccupa. C’è chi si mette in questo giro solo per speculare, perché in questo momento è un guadagno che fa gola a tanti.

Bisogna chiudere il rubinetto dal quale, da troppi anni, si attaccano senza ritegno sedicenti volontari, onlus, associazioni sociali e coop cattoliche no profit, tutte legate a doppio filo al centrosinistra e al centrodestra dipende da chi comanda in politica in quel periodo…

Organizzazioni impegnate a “mungere”, in nome dell’assistenzialismo sociale speculando, sfruttando e rinchiudo gli “utenti” in lager fatiscenti, senza dargli nessuna possibilità di riscattarsi, di costruirsi un futuro. Intanto la mafia e gli sbirri si nascondono e si ingrassano, facendosi proteggere dal sistema ormai collaudato della Mafia Capitale (massomafia come la chiamava il giudice Falcone).

Ma facciamo un esempio concreto come la cooperativa sociale no profit chiamata “29 giugno”. Nel primo decennio di vita i ricavi aumentano in modo abbastanza graduale. Nel 2007 c’è il primo salto di qualità, con una crescita superiore al 25%, ma è nel 2011 che la cooperativa, diventata ormai un imponente gruppo di imprese, spicca veramente il volo, passando da 26 a 36 milioni di euro e arrivando nel 2013 al raddoppio sul 2010. E l’insediamento a Roma della giunta di centrodestra guidata da Gianni Alemanno, nel 2008, ha spinto la corsa di Buzzi. “Mentre dal 1987 al 2003, risultano registrati appalti di modeste entità aggiudicati presso diversi comuni del Lazio, di cui solo alcuni assegnati dal comune di Roma o sue partecipate, dopo il 2005 si ha invece la crescita progressiva del fatturato proveniente dall’amministrazione capitolina, indipendentemente dal cambiamento della relativa guida politica. L’apice si tocca nel settembre 2008 con un appalto alla Cooperativa 29 giugno da oltre 1,2 milioni di euro”.

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Nel 1985 Buzzi fondò la cooperativa 29 giugno, iscritta alla Lega delle Cooperative. Nel 2000 fonda la coop. Formula Ambiente di Cesena (raccolta e trattamento rifiuti), dove è stato presidente per molti anni. Ad alcuni dipendenti, prima di lasciare l’incarico, ha rubato denaro riguardo retribuzioni, tfr, ferie, etc.

Il 3 dicembre 2014 viene arrestato nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale, insieme a Massimo Carminati, considerato il capo dell’organizzazione, a Pierina Chiaravalle e ad altri 35 presunti componenti del sodalizio criminale. Tra gli ulteriori 100 indagati figura anche l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. Secondo l’accusa Buzzi avrebbe usato la cooperativa 29 giugno per distrarre ingenti quantità di denaro a beneficio suo e dei suoi sodali. Successivamente viene trasferito in un carcere della Sardegna per incompatibilità ambientale. Il 12 gennaio 2015 i pm della Procura di Roma chiedono per lui e altri 10 indagati la sorveglianza speciale, obbligo di soggiorno e confisca dei beni.

Da una nuova ordinanza del 4 giugno seguente emerge che Buzzi avrebbe portato voti all’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno in vista delle Elezioni europee del 2014 con l’aiuto della ‘Ndrina Mancuso.

Nel 2015 vengono indagati 11 consiglieri delle circoscrizioni di Roma Capitale o nelle amministrazioni di alcuni comuni limitrofi, che lavorano o lavoravano nella galassia del ras delle cooperative: tutti appartenenti al centrodestra: 7 militano tra le file azzurre, uno ne La Destra, poi un ex Pdl e due eletti in liste civiche della medesima area. Le assunzioni, scrivono gli inquirenti, erano “richieste da Luca Gramazio e Giovanni Quarzo“. Consiglieri nei municipi di Roma e dipendenti delle cooperative controllate da Salvatore Buzzi. Tutti ricoprono o ricoprivano un ruolo nelle istituzioni di Roma Capitale e al contempo lavorano o lavoravano nella galassia del ras delle cooperative, braccio operativo del sodalizio criminale che fa capo a Massimo Carminati e si è spartita fino a dicembre gli appalti in Campidoglio e in Regione. Una rete di consiglieri legati da un rapporto lavorativo al sodalizio. Nell’ordinanza di custodia cautelare alla base della seconda ondata di arresti a inizio giugno, si legge che Nicola Paride Alampi è stato assunto dal 01.12.2014 al 30.11.2015 presso la soc. coop. 29 Giugno Servizi. Però è anche consigliere del XII municipio, esponente de La destra di Francesco Storace, cui è approdato proveniente dalle file del Pdl (dopo 10 anni di militanza in Alleanza Nazionale“, rivendica orgoglioso nel proprio curriculum). Lo stesso municipio in cui si dedica alla politica attiva Antonio Aumenta, capogruppo di Forza Italia, anch’egli proveniente dalle file di AN, “assunto – scrivono gli inquirenti – dal 01.12.2014 al 30.11.2015 presso la soc. coop. 29 Giugno Servizi”. A Roma Sud c’è Paolo Rendina, presidente del circolo di Forza Italia della Magliana, “assunto dal 20/05/2014 al 30/09/2014 presso la 29 Giugno”….

 

I migranti schiacciati da ‘ndrangheta emiliana e interessi della curia

 

Chi dice “Stato” dice necessariamente “Guerra”.

La lotta per la preponderanza, che è la base

dell’organizzazione economica borghese,

è anche la base dell’organizzazione politica.

P. Kropotkin

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

QUANTI EURO VALE UN FIGLIO UCCISO IN UN TSO?

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Il 19 gennaio 2017 il Comune di Torino e l’Asl hanno proposto un risarcimento 400 mila euro alla famiglia di Andrea Soldi, il torinese di 45 anni affetto da schizofrenia morto nell’agosto del 2015 durante un ricovero forzato (Tso). La proposta (duecentomila euro per ciascun ente) è stata formalizzata 2 giorni fa, durante l’ udienza preliminare che vedeva tre agenti della polizia municipale e un medico accusati di omicidio colposo.

Secondo la procura, il tentativo di ricovero aveva causato la morte di Soldi. In udienza, anche l’Associazione per la lotta alle malattie mentali ha chiesto di costituirsi parte civile, ma i difensori dei quattro imputati si sono opposti, per motivi formali.

Le difese degli imputati potranno incominciare a fare le proprie richieste. Una su tutte: una perizia medico-legale per chiarire le cause della morte di Andrea Soldi. La procura aveva già ordinato un’autopsia, alla quale avevano partecipato anche consulenti della difesa. Ma gli avvocati non la ritengono soddisfacente.

Nonostante le condizioni disumane che troppo spesso si evidenziano nei manicomi e nei reparti psichiatrici, a Roma è stato inaugurata un’altra struttura – carcere, per “risolvere” le condizioni sociali e di miseria che la crisi economica ha peggiorato ulteriormente.

Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha inaugurato il 10/1/2017 il reparto di Psichiatria del Policlinico Tor Vergata di Roma. Questo, lager – carcere è costato un milione di euro! Alla faccia di noi disoccupati che non possiamo neanche permetterci di andare fuori di testa, altrimenti ci rinchiudono!!! Tutti soldi rubati alla cultura e sottratti alla crescita sociale, altroché psicofarmaci ….

 

Esistono nella nostra società forze potenti che temono il risveglio della gente. La psichiatria è un mezzo per farla riaddormentare. Quelli di noi che sono svegli o che stanno cominciando a svegliarsi devono guardare con molto sospetto gli psichiatri e criticare radicalmente la pratica psichiatrica. Dobbiamo esigere che si instauri una psichiatria autentica: non una psichiatria del conformismo sociale, ma una psicologia della liberazione personale e della libertà esistenziale.

A. Esterson

 

 

Cultura dal basso, contro i poteri forti e tutte le forme di repressione che ci vogliono imporre…

Rsp (individualità Anarchiche)

Stefano Cucchi: sbirri fascisti, sbirri assassini!

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17 gennaio 2017

La procura di Roma ha chiuso l’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano torturato e ucciso dalle forze del disordine nell’ottobre del 2009.

Stefano Cucchi fu picchiato dai tre carabinieri che lo avevano arrestato con “schiaffi, pugni e calci”…..

Lo scrivono il procuratore della repubblica Giuseppe Pignatone ed il sostituto Giovanni Musarò nell’avviso di chiusura indagine. Le botte, per l’accusa, provocarono “una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale” che “unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte”. L’attacco epilettico del quale è stato vittima Stefano Cucchi nei giorni di detenzione dopo il suo arresto, citato in una perizia fatta in incidente probatorio, non figura tra le cause che ne hanno causato il decesso.

L’accusa di omicidio preterintenzionale è contestata ad Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, carabinieri in servizio, all’epoca dei fatti, presso il Comando Stazione di Roma Appia, che procedettero all’arresto di Cucchi in flagranza di reato per detenzione di droga. Tedesco è accusato anche di falso. A Roberto Mandolini, comandante Interinale della stessa stazione di Roma Appia sono attribuiti i reati di calunnia e falso. Accusa di calunnia anche per lo stesso Tedesco, e per Vincenzo Nicolardi, anch’egli militare dell’Arma.

Ai tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale, viene contestata anche l’accusa di abuso di autorità: è quanto emerge nell’avviso di chiusura dell’indagine, che prelude al rinvio a giudizio, per aver sottoposto Stefano Cucchi “a misure di rigore non consentite dalla legge” con l’aggravante di “aver commesso il fatto per futili motivi“.

La sorella Ilaria Cucchi dopo lunghi 7 anni di iter burocratico, alla fine del processo dichiara: “Finalmente si parla della verità” – “Oggi penso a mio fratello, con gli occhi pieni di lacrime, penso a quanto glielo dovevo”. “Oggi viene ristabilita la verità su quanto accadde. Mi sento di dire a tutti che non bisogna mai smettere di crederci, bisogna avere fiducia nella giustizia e andare avanti fino in fondo”. Finalmente, ha aggiunto Ilaria Cucchi, “si parlerà della verità, non ci sarà un processo a Stefano: si parlerà di omicidio, di quello che è stato fatto a mio fratello e di tutto ciò che è successo da quel giorno in poi”.

Grazie all’attivismo della sorella Ilaria Cucchi, il caso di Stefano ha avuto una grande visibilità mediatica, risultata in un notevole impatto sull’opinione pubblica italiana, facendo tra l’altro emergere altri casi analoghi di persone morte in carcere a causa degli abusi di potere e della violenza fascista delle forze dell’ordine, senza che la causa del decesso sia stata ancora accertata (26 casi nel solo 2009).

 

Al minimo segno di ribellione, tutto il peso

del governo, della legge e dell’ordine ti cadrà

sulla testa, a cominciare dal manganello

del poliziotto, dal carcere, dalla prigione,

fino alla forca o alla sedia elettrica.

A. Berkman

 

Rsp (individualità Anarchiche)

Brasile, sanguinosa rivolta nel carcere di Manaus

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04 gennaio 2017

Cinquantasei morti squartati, mutilati e decapitati: è questo l’orribile bilancio della ribellione avvenuta nel Complesso Penitenciário Anísio Jobim in Brasile. Le notizie e le immagini che circolano in rete nei social, hanno colpito il mondo intero. Secondo il Segretario per la Sicurezza Pubblica non si è trattato di una ribellione vera e propria, ma di un problema legato alla guerra tra gang per il controllo del traffico di droga del territorio di Manaus

In ogni caso, il carcere si trovava già in una situazione di precarietà ben oltre i limiti del rispetto dei diritti dei prigionieri. La struttura, che al momento della ribellione ospitava 1.828 detenuti, ne dovrebbe ospitare non più di 592, dunque un tasso di sovraffollamento di oltre il 300%!!!

Molte organizzazioni internazionali e lo stesso Parlamento brasiliano riconoscono e denunciano che numerose prigioni brasiliane sono di fatto delle vere e proprie polveriere di miseria, che possono esplodere da un momento all’altro, luoghi disumani e sovraffollati, dove l’unica legge è quella del più forte…. Nel 2016 il relatore speciale delle Nazioni Unite, Juan E. Mendez, ha presentato un rapporto nel quale denunciava pratiche di torture come un problema cronico e ricorrente nelle prigioni brasiliane caratterizzate da situazioni “crudeli, disumane e degradanti” a causa del sovraffollamento….

 

06/01/2017

Brasile, rivolta in un carcere di Manaus: 50 morti

Ancora orrore e sangue nelle galere brasiliane: almeno 33 detenuti sono stati brutalmente assassinati la notte scorsa nel Penitenziario agricolo di Monte Cristo (Pamc), il maggior carcere dello stato di Roraima, nel nord del Paese, appena 5 giorni dopo la strage avvenuta nella prigione Anisio Jobim di Manaus, in Amazzonia, e costata la vita a 56 reclusi (altri quattro sono stati uccisi nella stessa occasione in una vicina struttura, totalizzando 60 vittime complessive).

Secondo le autorità locali, stavolta l’eccidio potrebbe essere stato provocato dalla gang Primeiro Comando da Capital (Pcc) per vendicarsi del massacro di suoi membri avvenuto tra domenica e lunedì scorsi proprio nel carcere della capitale amazzonica Manaus.

Come nella mattanza precedente, anche in questo caso la maggior parte delle vittime sono state decapitate, hanno avuto il cuore strappato dal petto o il corpo smembrato, secondo quanto hanno riferito gli agenti giunti sul posto.

In base alle prime informazioni non si tratterebbe dell’ennesima sommossa, ma di un blitz compiuto da alcuni reclusi nei confronti di altri, forse di fazioni rivali.

Non è del resto la prima volta negli ultimi mesi che il maggior carcere dello stato al confine col Venezuela registra violenti incidenti al suo interno: lo scorso ottobre una rivolta causata da una rissa tra il Pcc e un’altra feroce organizzazione criminale, il Comando Vermelho, si è conclusa con dieci morti. E tre dei cadaveri avevano la testa mozzata, mentre gli altri sette erano carbonizzati. Tutte le vittime appartenevano al Comando Vermelho, che domina sul 10% del penitenziario, controllato per il restante 90% dal Primeiro Comando da Capital. Fino allo scorso giugno le due gang erano alleate nel comando del narcotraffico alla frontiera col Paraguay.

 

Il massacro di Carandiru: strage del 2/10/1992 a San Paolo

https://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Carandiru

 

La prigione è una fabbrica che trasforma gli uomini in animali. Le probabilità che uno esca peggiore di quando ci è entrato sono altissime.
Edward Bunker

 

Rsp (individualità Anarchiche)

STEFANO CUCCHI: DIGOS INFAME E BOIA!!!

4 ottobre 2016

Depositate le conclusioni dei consulenti nominati dal gip nell’inchiesta bis che vede indagati i carabinieri. Quella di Stefano Cucchi fu una “morte improvvisa ed inaspettata per epilessia in un uomo con patologia epilettica di durata pluriennale, in trattamento con farmaci anti-epilettici”. E’ l’ipotesi “dotata di maggiore forza ed attendibilità” adottata dai periti incaricati dal gip di Roma dell’esame tecnico-scientifico per accertare la natura, l’entità e l’effettiva portata delle lesioni patite da Stefano Cucchi, morto a 32 anni il 22/10/2009 all’ospedale Pertini di Roma, una settimana dopo l’arresto per detenzione di droga. Questa nuova inchiesta coinvolge i 5 carabinieri che la sera dell’arresto ebbero in consegna Cucchi: sono indagati Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco per lesioni personali aggravate e abuso d’autorità, e Vincenzo Nicolardi e Roberto Mandolini per falsa testimonianza. Nicolardi risponde anche di false informazioni al pm. I consulenti del giudice aggiungono che le lesioni “non possono essere considerate correlabili causalmente o concausalmente, direttamente o indirettamente anche in modo non esclusivo, con l’evento morte“. L’atto istruttorio (che si compone di 250 pagine) è stato oggi depositato dal collegio nominato in sede d’incidente probatorio dal gip Elvira Tamburelli. E’ composto dai professori Francesco Introna (Istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari) e Franco Dammacco (Clinico medico emerito dell’Università di Bari), e dai dottori Cosma Andreula (neuroradiologo Anthea Hospital di Bari) e Vincenzo D’Angelo (neurochirurgo della Casa “Sollievo della sofferenza” di San Giovanni Rotondo).

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Ma a rispondere, anche nel merito, è la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi che dice che, secondo la relazione dei medici, non solo la perizia riconosce le fratture, ma che l’epilessia è “priva di riscontri oggettivi“. “Il perito Introna – aggiunge la Cucchi – tenta di scrivere la sentenza finale del processo per i responsabili del violentissimo pestaggio a mio fratello”. Eppure, secondo Ilaria, “dopo aver riconosciuto tutte le evidenze cliniche da sempre dai nostri medici legali evidenziate, riconosce il ruolo del globo vescicale come causa di morte in conseguenza delle fratture. A pagina 195 descrive compiutamente ‘un’intensa stimolazione vagale produce brachicardia giunzionale’, che ovviamente è conseguenza delle fratture, e poi della morte”. Seppure i periti indicano l’epilessia come possibile causa prevalente, sottolineano anche “di poter concludere che allo stato attuale non è possibile formulare alcuna causa di morte, stante la riscontrata carenza documentale”. “Tutte le cause prospettate in atti non trovano, a nostro avviso, pieno soddisfacimento per poter giustificare la morte del sig. Stefano Cucchi”, aggiungono i periti. Il 18 ottobre (2016) ci sarà l’udienza dell’incidente probatorio davanti al gip, nel corso della quale periti e consulenti si confronteranno in aula. Benché, in base alla ricostruzione dei fatti, i dati raccolti “non consentono di formulare certezze sulla(e) causa(e) di morte”, per i periti guidati dal professor Introna, due sarebbero le ipotesi prospettabili: una riconducibile all’epilessia e l’altra alla frattura alla vertebra sacrale. La prima, per i periti più attendibile, “è rappresentata da una morte improvvisa ed inaspettata per epilessia” per la quale “la tossicodipendenza di vecchia data può aver svolto un ruolo causale favorente per le interferenze con gli stessi farmaci antiepilettici, alterandone l’efficacia e abbassando la soglia epilettogena”. E, “analogamente, concausa favorente può essere considerata la condizione di severa inanizione” che avrebbe avuto Cucchi. La seconda ipotesi “è correlata con la recente frattura traumatica di S4 associata a lesione delle radici posteriori del nervo sacrale“. Queste due ipotesi, per i periti sarebbero “entrambe possibili“, ma “la prima, a nostro avviso, dotata di maggiore forza ed attendibilità nei confronti della seconda”.

Processo Cucchi; la sentenza di primo grado

Secondo Ilaria Cucchi “Il perito Introna dice in buona sostanza che coloro che lo hanno violentemente pestato rompendogli la schiena in più punti non sono responsabili della sua morte per il fatto che il terribile globo vescicale che ha fermato il suo cuore non si sarebbe formato se non ci fosse stata la responsabilità degli infermieri“. Invece, aggiunge la sorella di Stefano, “gli unici dati oggettivi scientifici che la perizia riconosce sono: il riconoscimento della duplice frattura della colonna e del globo vescicale che ha fermato il cuore. Con una perizia così ora sappiamo che finalmente abbiamo ottime possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale. Con buona pace dei medici e degli infermieri che vengono continuamente assolti”.

Ma la Cucchi insiste mettendo in contraddizione le due ipotesi proposte dal collegio dei periti. Da una parte l’epilessia “che se in un primo momento viene ritenuta forse più probabile, nelle conclusioni la definisce ‘priva di riscontri oggettivi”. Dall’altra parte “riconosce il ruolo del globo vescicale come causa di morte in conseguenza delle fratture. A pagina 195 descrive compiutamente ‘un’intensa stimolazione vagale produce brachicardia giunzionale‘, che ovviamente è conseguenza delle fratture, e poi della morte”.

Il legale: “Chiederemo l’archiviazione”. Eugenio Pini, avvocato di uno dei carabinieri indagati, ha annunciato che chiederà l’archiviazione. “Premesso l’estraneità del mio assistito e degli altri appartenenti all’arma alle lesioni che Stefano Cucchi aveva e delle quali s’ignorano le cause, quanto da noi sostenuto in sede d’incidente probatorio è stato confortato e confermato alla perizia disposta dal gip”. Secondo Franco Maccari, segretario generale del Coisp, un sindacato di polizia, tutto questo significa che “Cucchi non è morto per un presunto pestaggio” e questo conferma, dice Maccari, “la vergognosa montatura mediatico-giudiziaria che per anni è servita a gettare fango su tutte le forze dell’ordine”. Per questo “aspettiamo le scuse da parte di tutti coloro – familiari, giornalisti, politici e quant’altro – che hanno sposato ad occhi chiusi la tesi dell’uccisione dell’uomo”.

Una richiesta alla quale si unisce anche Donato Capece, il segretario del Sappe: “Noi riteniamo, una volta di più, che tutti coloro che formularono, mediaticamente e politicamente, accuse false e affrettate contro appartenenti al corpo di polizia penitenziaria, senza peraltro avere alcuna prova che pure non poteva esserci, debbano farsi un serio esame di coscienza e avere la dignità di domandare scusa”.

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E’ l’ennesimo capitolo giudiziario di una storia che – intrecciata al dibattito politico – ha innumerevoli e diversi rivoli. Uno ha vissuto un altro sviluppo proprio ieri, quando il procuratore generale della Corte di Cassazione aveva proposto ricorso contro l’assoluzione di Claudio Marchiandi, funzionario del Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria che nel maggio scorso era stato assolto in appello. In primo grado il funzionario aveva chiesto di essere giudicato col rito abbreviato per difendersi dalle accuse di falso, favoreggiamento e abuso d’ufficio. La Procura gli contesta di avere concorso alla falsa rappresentazione delle reali condizioni di Cucchi per consentire il suo ricovero in ospedale, di avere abusato del suo ufficio redigendo personalmente in ospedale in orario extra-lavorativo la richiesta di disponibilità del posto letto e di avere aiutato gli agenti della Penitenziaria a eludere le investigazioni.

In primo grado Marchiandi fu condannato a due anni di reclusione in primo grado, e poi assolto in appello; successivamente, però, la Cassazione ritenne esistenti vizi in alcuni passaggi della sentenza assolutoria e dispose un nuovo processo che si concluse con la conferma dell’assoluzione. Adesso, la procura generale di Roma ha deciso per una nuova impugnativa. Dieci pagine di ricorso per sostenere la richiesta di annullamento della sentenza impugnata con rinvio a un’altra sezione della Corte d’appello.

Poi c’è il processo principale, quello ai 5 medici che ebbero in cura Cucchi. Sono stati tutti assolti in appello nel luglio scorso. I giudici anche in quel caso erano stati chiamati a rivalutare il caso dopo che lo avevano già rinviato una prima volta alla Corte d’appello.

Inizialmente la storia processuale vide l’iniziale iscrizione nel registro degli indagati di 12 persone: sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria. Le accuse andavano a vario titolo dall’abbandono d’incapace all’abuso d’ufficio, dal favoreggiamento al falso, fino alle lesioni e all’abuso di autorità. La tesi accusatoria fu che Cucchi era stato “pestato” nelle celle del tribunale, in ospedale erano state ignorate le sue richieste e addirittura era stato abbandonato e lasciato morire di fame e sete. Da lì si arrivò a un processo lungo e impegnativo, con decine di consulenze, una maxi-perizia, l’audizione di quasi 150 testimoni. E dopo due anni la sentenza: condanna solo dei medici, ma per omicidio colposo; assoluzione di infermieri e agenti della penitenziaria. Il passaggio successivo fu il processo d’appello, con un’altra verità: medici tutti assolti “perché il fatto non sussiste” con la formula che richiama la vecchia insufficienza di prove. Ma la storia fu riaperta dalla Cassazione che decise di cancellare parzialmente quella sentenza, ritenendo non convincenti le motivazioni dell’assoluzione dei 5 medici. Da qui un nuovo processo d’appello, finito in estate appunto. E, come detto, anche in quel caso finì con tutti gli imputati mandati assolti.

 

 

Ci si dica pure che siamo dei “senza patria”:

può anche darsi che sia così. Ad ogni modo

se una patria noi dovessimo sceglierci,

sceglieremmo sempre la patria degli oppressi,

e non quella degli oppressori.

E. Malatesta

 

Rsp (individualità Anarchiche)

Trump, massone discepolo del conte di Cagliostro, del P2ista Licio Gelli e di Berluska (il pedofilo)

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E’ arrivato il 45º presidente degli Stati Uniti:

the scempio must go on….

Trump ha sfidato alle elezioni 2016 Hillary Clinton (altra guerrafondaia), per il potere geopolitico economico, militare degli Usa, e ha vinto.

10 novembre 2016

A gennaio sarà ufficialmente presidente degli Usa. Ma già 16 anni fa, i Simpson avevano predetto che Donald Trump si sarebbe insediato alla Casa Bianca. Nell’episodio dell’undicesima serie, ‘Bart to the future’, trasmessa nel 2000, a Bart viene data l’occasione di vedere cosa succederà a lui e alla sua famiglia da lì a 30 anni. E così scopre che la sorella Lisa è diventata presidente succedendo proprio al magnate. “Come sapete, abbiamo ereditato la crisi di bilancio dal presidente Trump”, dice Lisa al suo staff. Quando lo scorso mese, in piena campagna elettorale, venne chiesto al creatore della serie, Matt Groening, di commentare l’episodio, lui rispose: “Avevamo predetto che sarebbe stato presidente già nel 2000, ma era ovviamente la persona più assurda al quale potevamo pensare in quel periodo. Ed è ancora così. Va oltre la satira”. Ora però è una realtà.

Homer is dragged away by security guards from a Trump rally in a separate animation released in July.

 

Le opinioni dei Paesi membri della Nato sulle elezioni di Trump:

Russia. Il governo russo è pronto a “un dialogo costruttivo per la cooperazione” col futuro presidente americano Donald Trump ma non sente “nessuna euforia”: lo ha dichiarato il vice ministro degli Esteri russo Serghiei Riabkov. “Non vorrei – ha detto Riabkov – che il nostro pubblico avesse l’impressione che siamo pieni di rosee speranze. Bisogna dire che le posizioni dichiarate dai rappresentanti della campagna di Trump e dalle persone che lo circondano nei confronti della Russia, sono state abbastanza dure, negli Usa durante la campagna elettorale, si è formato difatti un consenso dei due partiti su base antirussa”. Riferendosi alle relazioni tra Usa e Russia coi vari presidenti americani, il vice ministro ha sottolineato che “ci sono stati dei periodi in cui si partiva bene, con buona comprensione, e poi la situazione si trasformava in crisi”.

Durante la campagna elettorale per le presidenziali americane, “ci sono stati dei contatti” tra la Russia e i membri del team di Donald Trump, ha aggiunto il vice ministro russo, secondo quanto riferisce Interfax. Rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se questi contatti si intensificheranno dopo la vittoria di Trump, Riabkov ha risposto: “Si tratta di questioni di lavoro, e la successione delle azioni dipenderà dai temi che affronteremo. Naturalmente continuiamo questo lavoro anche dopo le elezioni”.

BRUXELLES: “Ci aspettiamo da Trump che faccia chiarezza sulle sue intenzioni” su questioni come ad esempio la politica commerciale globale e quella sul clima. Così il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker stamani ad un’iniziativa a Berlino. “Tutto questo deve essere chiarito nei prossimi mesi, senza dover inviare agli Usa una lista di richieste. Dobbiamo avere chiarezza sulle intenzioni del partner strategico più importante al mondo”.

MESSICO. “Ovviamente il Messico non pagherà per il suo maledetto muro“: molto dura la prima reazione dell’ex presidente messicano Vicente Fox dopo l’elezione alla Casa Bianca di Donald Trump, che ha fatto della costruzione di un muro sulla frontiera fra gli Usa e il suo vicino meridionale un leitmotiv della sua campagna elettorale. Fox, uno dei leader del Partito di Azione Nazionale (Pan, opposizione di destra), ha detto che Trump è “un uomo d’affari mediocre” che “non capisce la differenza fra condurre un’impresa e governare un paese come gli Stati Uniti”. “Se gli venisse veramente in mente di costruire il suo muro, scoprirà che noi messicani siamo come i nostri peperoncini: piccoli, ma piccanti”, ha sottolineato l’ex presidente.

EUROPA. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e quello della Commissione Jean Claude Juncker si sono congratulati con Donald Trump in una lettera congiunta. “Oggi – scrivono – è più importante che mai rafforzare le relazioni transatlantiche. Non dovremmo risparmiare alcuno sforzo per assicurare che i legami tra noi restino forti e duraturi”. Nella missiva, Tusk e Juncker hanno anche invitato Trump a visitare l’Europa per un summit Ue-Usa appena possibile.

FRANCIA. “Dopo il Brexit, dopo l’elezione di Trump, l’Europa non si deve piegare. L’Europa deve essere più solidale e più attiva e più offensiva. Non dobbiamo abbassare la testa, serve un’Europa più solidale, non dobbiamo chiuderci su noi stessi. In questo mondo di incertezze la Francia e l’Europa hanno oggi il compito di rassicurare”: lo ha detto il ministro degli Esteri francese, Jean Marc Ayrault, intervistato in diretta su France 2. “Gli Usa -ha aggiunto- sono i nostri alleati. Vogliamo continuare a lavorare con loro. Se i risultati saranno confermati ci congratuleremo con Donald Trump”. “Questa elezione americana apre un periodo di incertezza. Va affrontata con lucidità e chiarezza”: lo ha detto il presidente francese, Francois Hollande, commentando la vittoria di Donald Trump alla Casa Bianca. Bisogna essere “vigili e sinceri” col partner Usa, ha precisato Hollande, congratulandosi “com’è naturale che sia” col candidato repubblicano. “Quello che è successo questa notte non è la fine del mondo, è la fine di un mondo”: lo ha detto la leader Marine Le Pen del Front National (fondato nel 1974 da ex membri di estrema destra ON / ordine nuovo), dopo la vittoria di Donald Trump in Usa. “La sua elezione è una buona notizia per il nostro Paese. I suoi impegni saranno benefici per la Francia”, ha continuato.

GERMANIA. Germania e gli Usa sono legati da “valori” comuni e la Germania offre a Donald Trump una “stretta collaborazione“: lo ha detto a Berlino la cancelliera Angela Merkel congratulandosi per la sua elezione. Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier ha detto che sebbene le elezioni americane sono andate “diversamente” da quanto molti avrebbero desiderato “dobbiamo accettare” l’elezione di Donald Trump.

ISRAELE. Donald Trump “è un amico sincero dello stato di Israele. Agiremo insieme per portare avanti la sicurezza, la stabilità e la pace nella nostra regione”. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu che si è felicitato col presidente eletto. “Il forte legame tra Usa e Israele -ha aggiunto- si basa su interessi geopolitici militari ed economici. Sono sicuro che Trump ed io -ha concluso- continueremo a rafforzare l’alleanza speciale tra i due paesi e la eleveremo a nuove vette”.

EGITTO. Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi si è congratulato con Donald Trump per la vittoria. Lo rende noto la presidenza del Cairo. Sisi ha “augurato a Trump successo nel suo lavoro e ha auspicato una nuova era nei rapporti tra i due Paesi con un rafforzamento delle relazioni di cooperazione a tutti i livelli tra l’Egitto e gli Stati Uniti” ma anche della “pace e della stabilità nella regione mediorientale alla luce delle grandi sfide che sta affrontando”.

TURCHIA. “Il popolo americano ha fatto la sua scelta e con questa scelta negli Stati Uniti inizia una nuova stagione. Auguro un futuro felice agli Stati Uniti, interpretando favorevolmente la scelta del popolo

americano”. Così il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sull’elezione di Donald Trump.

COREA DEL SUD. La presidente sudcoreana Park Geun-hye ha sollecitato un rapido avvio della cooperazione con la nuova amministrazione Usa rimarcando la necessità di lavorare a stretto contatto di fronte alla crescente minaccia nucleare e sui missili della Corea del Nord. Nella riunione del Consiglio sulla sicurezza nazionale, Park ha sollecitato tutto il governo a “fare il massimo” per assicurare che sotto l’amministrazione Trump Seul e Washington lavorino insieme in modo “deciso” perché Pyongyang rinunci ai suoi piani attraverso “pesanti sanzioni”.

GRAN BRETAGNA. Gran Bretagna e Stati Uniti rimarranno “partner stretti e vicini”. Lo ha detto la premier britannica Theresa May congratulandosi con Donald Trump per l’elezione. May si augura di parlare della “relazione speciale” fra i due Paesi “nella prima occasione possibile”.

IRAN. “Il risultato delle elezioni negli Stati Uniti non ha alcun effetto sulle politiche della Repubblica islamica dell’Iran”. Lo ha detto il presidente iraniano, Hassan Rohani, nel corso di una riunione di gabinetto riportata nel sito ufficiale della presidenza. Per Rohani, “il risultato dell’elezione indica instabilità all’interno degli Usa e sarà necessario un lungo tempo per la rimozione di questi problemi e differenze interni”.

SERBIA.Che magnifica notizia. La democrazia è ancora viva“. Così il premier conservatore ungherese Viktor Orban ha commentato la vittoria di Donald Trump nelle presidenziali Usa, con un messaggio su Facebook riferito dai media serbi.

CINA. Il presidente cinese Xi Jinping ha inviato un messaggio di congratulazioni al neo presidente Usa Donald Trump affermando di voler lavorare con lui nel rispetto del “win-win principle“, vale a dire di una collaborazione vantaggiosa per entrambe le parti. E’ quanto riportano i media ufficiali, in merito alla prima reazione della massima leadership di Pechino alla vittoria di Trump alle presidenziali americane.

 

Ma chi è questo Trump con la faccia da pappone?

Donald Trump (razzista, sessista, depravato e senza scrupoli) è un imprenditore, politico e personaggio televisivo statunitense, nasce a New York nel 1946.

Figlio di immigrati tedeschi, il padre era un imprenditore immobiliare sposato con Mary Anne Macleod, arrivata negli Stati Uniti dalla Scozia. È il quarto di cinque figli: a 13 anni viene trasferito dalla The Kew-Forest School all’Accademia militare di New York, 7 anni dopo, lascia la prestigiosa Fordham University per finire gli studi alla Wharton School of the University of Pennsylvania, dove nel 1968 si laurea in real estate immobiliare. La parabola della sua famiglia è quella del sogno americano. Il padre, Fred, cerca fortuna nei supermercati poi l’immobiliare. Riuscirà a farla costruendo, affittando e vendendo abitazioni. I metodi sono quelli dello spregiudicato imprenditore che opera in un mercato, a New York e sulla East Coast, dove vigono pochi scrupoli. Sarà soggetto a varie indagini per corruzione e per discriminazione razziale. Donald, il figlio, negli anni dell’università inizia a lavorare col padre nell’azienda immobiliare di famiglia, la Elizabeth Trump & Son, della quale prende il controllo nel 1971 cambiandone il nome in The Trump Organization. Due anni dopo ne diventa presidente ritrovandosi a gestire più di 14mila appartamenti sparsi in tutta New York. Nel 1978 Trump conclude il primo grande affare acquistando una quota del Grand Hyatt Hotel di Manhattan e 5 anni dopo anche la Trump Tower, con i suoi 58 piani, è uno dei suoi successi. L’edificio però è travolto dall’accusa di aver ingaggiato per i lavori circa 200 operai polacchi che lavoravano in nero con paghe da fame e antiinfortunistica zero….

Trump diventa il simbolo dell’America degli yuppies, idolatrato dagli aspiranti milionari impiegati a Wall Street e corteggiato da riviste, cinema e televisione, che spesso lo vedono in copertina, o ospite per brevi apparizioni. Il libro del 1987 The Art of the Deal, in cui offre i suoi consigli per il successo, diventa un bestseller e ne conferma lo status di massima personalità tra i nuovi ricchi statunitensi. Nel 1984 Trump decide di competere con la mafia imprenditoriale, investe nel business dei casinò e apre il primo ad Atlantic City, nel New Jersey ….

Nel 1996 inizia a collaborare con la tv nazionale NBC, acquistando la Miss Universe Organization, che si occupa dei concorsi di bellezza Miss America, Miss USA e Miss Teen USA. Gli anni Duemila vedono Trump toccare un nuovo picco di popolarità quando, a partire dal 2004, il magnate diventa protagonista del reality show della NBC The Apprentice, programma che vede un gruppo di concorrenti impegnati in una serie di prove imprenditoriali per ottenere un posto di lavoro presso la Trump Organization.

La sua affiliazione ai due maggiori partiti sembra piuttosto ondivaga: negli anni ‘80 si dichiara sostenitore dei Repubblicani di Ronald Reagan (arrivato alla politica dopo una carriera da attore), per poi stringere rapporti d’amicizia personale con Bill Clinton (marito di Hillary) e infine schierarsi apertamente contro Barack Obama, di cui mette in dubbio addirittura l’effettiva nascita nel territorio degli Stati Uniti.

Nel giugno 2015 invece Donald Trump, dopo i suoi precedenti exploit come magnate dell’edilizia e celebrità televisiva, decide di annunciare ufficialmente, dalla sua Trump Tower, l’intenzione di candidarsi per la carica più ambita del paese, quella di presidente degli Stati Uniti. Nei suoi comizi Tramp fa proselitismo e trascina le folle parlando di divieto di immigrazione per i musulmani negli Stati Uniti, isolazionismo politico ed economico, sostegno al possesso di armi per i comuni cittadini, supporto al presidente russo Putin, contrasto all’avanzata cinese, maggiore potere alle forze dell’ordine, stop all’arrivo dei rifugiati e addirittura la proposta di costruire un muro che divida il paese dal Messico per evitare l’immigrazione irregolare….

Secondo la rivista statunitense di economia e finanza Forbes, Trump possiede un patrimonio di circa quattro miliardi di dollari, cifra che lo rende la 405esima persona più ricca del mondo.

Nel luglio del 2016 Tramp diventa il candidato ufficiale del partito repubblicano per la corsa alla Casa Bianca contro la democratica Hillary Clinton.

Il suo insediamento alla Casa Bianca come 45º presidente è previsto per il 20/1/2017, alla scadenza del secondo mandato di Barack Obama.

11 Novembre 2016

Ku Klux Klan donald trump

Il Ku Klux Klan organizzerà il 3 dicembre in North Carolina una ‘parata per la vittoria’ di Donald Trump. Lo ha annunciato il gruppo razzista suprematista sul suo sito internet senza precisare la città in cui si svolgerà la manifestazione. Subito dopo la vittoria di Trump, un ex leader dei cavalieri del Ku Klux Klan, David Duke, aveva rivendicato su Twitter il contributo del gruppo nell’elezione del tycoon. “Non sbagliate, la nostra gente ha svolto un ruolo ENORME!”, aveva twittato: “Il suo non è un piano di marketing elettorale, ma un consiglio politico” per gente come lui. “Questo Paese ha bisogno di sorvegliare le frontiere per difendere il retaggio, garantire la sopravvivenza degli americani bianchi e proteggere il patrimonio”, ha scritto Duke. Ma chi è David Duke e perché è considerato così pericoloso? Duke è il massimo leader del Ku Klux Klan, un’organizzazione estremista statunitense che considera la razza bianca superiore alle altre.

 

Ma quali sono le origini del Ku Klux Klan?

Il Ku Klux Klan è il nome di diverse organizzazioni segrete esistenti negli Stati Uniti d’America a partire dall’Ottocento, con finalità politiche e terroristiche, con contenuti razzisti che propugnano la superiorità della razza bianca….

Nasce nel 1865 come confraternita di ex militari dell’esercito degli Stati Confederati d’America…

Il KKK controllava i governi dell’Indiana, Oklahoma e Oregon oltre ai parlamentari democratici del Sud. Inoltre, rivendicava di aver reso possibile l’elezione del presidente Warren Harding alla Casa Bianca. Al massimo della sua espansione, negli anni venti, il Ku Klux Klan, superava il numero di 4.000.000 di membri e contava molti politici nelle sue file.

 

http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2016/09/23/afroamericano-ucciso-video-moglie-urla-disarmato.html

 

L’ordine ottenuto tramite la sottomissione

e conservato con il terrore non è certo

una garanzia di sicurezza.

E. Goldman

 

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

 

Tina Anselmi desegretò documenti riguardanti la Resistenza e la P2

1 novembre 2016: i mass media annunciano la morte di Tina Anselmi, prima donna ad aver ricoperto la carica di ministro della repubblica. Tina Anselmi, eletta più volte parlamentare della Democrazia Cristiana, aveva 89 anni. Ma chi era Tina Anselmi?

Nasce nel 1927 nel Veneto in una famiglia cattolica: il padre è un aiuto farmacista di idee socialiste, fu per questo perseguitato dai fascisti.

Il 26/9/’44 decide di prender parte alla Resistenza e diventa staffetta della brigata Cesare Battisti al comando di Gino Sartor, quindi passa al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà e s’iscrive alla DC. Il Corpo volontari della libertà (in acronimo CVL) è stato fondato nel 1944 ed era una struttura di coordinamento generale della Resistenza italiana durante la II guerra mondiale, ufficialmente riconosciuta sia dagli alleati Nato che dal governo Badoglio II.

Nei Corpi volontari della libertà i gruppi partigiani erano eterogenei, c’erano i partigiani bianchi di estrazione cattolica, i partigiani azzurri di tendenze liberali e di sentimenti monarchici ed infine i partigiani rossi di fede comunista (Togliatti – Stalin). Tutti volevano abbattere il regime fascista.

Mentre i partigiani bianchi/azzurri avevano come obiettivo quello di un’Italia atlantica e filo americana i partigiani rossi avevano come finalità quella di instaurare, a guerra conclusa, la dittatura del proletariato e di fare dell’Italia uno Stato satellite della Russia sovietica da cui il Partito comunista prendeva ordini (e denari) tramite Togliatti, stretto collaboratore di Stalin.

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Nel primo dopoguerra, appena ebbe inizio la Guerra fredda e divenne concreto il pericolo di un attacco degli eserciti del Patto di Varsavia, la brigata Osoppo fu inserita legalmente nelle Forze armate italiane. Fu dotata di vertici militari e fatta confluire nelle strutture segrete della Nato.

La Stay Behind – Gladio italiana, era costituita da 5 unità di pronto impiego in regioni di particolare interesse strategico, denominate: “Stella Alpina” nel Friuli, “Stella Marina” nella zona di Trieste, “Rododendro” nel Trentino Alto Adige, “Azalea” nel Veneto e “Ginestra” nella zona dei laghi lombardi.

La struttura, alle dipendenze dell’Ufficio R del Sifar, era articolata in 40 nuclei, dei quali 6 informativi, 10 di sabotaggio, 6 di propaganda, 6 di evasione e fuga, 12 di guerriglia. Inoltre erano state costituite 5 unità di guerriglia di pronto impiego in regioni di particolare interesse. A seguito degli accordi Italia-Usa, nel corso del 1959 la Cia provvide anche a inviare i materiali di carattere operativo da interrare nelle zone sensibili (i cosiddetti depositi Nasco). A partire dal 1963 ebbe inizio la posa dei contenitori. In totale, i depositi Nasco sono stati 139. Gli americani dotarono la struttura anche di un aereo Dakota C47, nome in codice “Argo-16“, fornito per le operazioni di trasporto….

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Centro e quartier generale dell’esercito clandestino di Gladio, fu la base militare sarda di Capo Marrargiu, che divenne il Centro Addestramento Guastatori (Gag). La costruzione della “base” iniziò attorno al 1954. Furono innanzitutto acquisiti i permessi necessari, poi si procedette alla costituzione di una società a responsabilità limitata, la “Torre Marina“, costituita pubblicamente presso il notaio De Martino, che ebbe come soci il generale Musco, allora direttore dei Servizi, il colonnello Santini, capo del Sios-Aeronautica, e il colonnello Fettarappa, dirigente dell’Ufficio R del Sifar. Per consentire di derogare alle norme di legge, che vietavano agli ufficiali di possedere quote azionarie e di costituire società, fu necessaria un’autorizzazione speciale del ministro della Difesa Paolo Emilio Taviani (partigiano bianco).

Per la realizzazione del Centro, la Cia destinò trecento milioni di lire. Il colonnello Renzo Rocca ebbe il compito di sovrintendere alla costruzione della nuova base stay behind italiana. Il Centro fu dotato, oltre delle strutture per l’ospitalità, anche di bunker sotterranei, apparati di radiotrasmissione a lunga distanza, poligoni di tiro, zone per i corsi sull’uso degli esplosivi, aule per le lezioni di carattere ideologico (destra bianca e sinistra cristiana), attrezzature subacquee per l’addestramento di uomini-rana, un piccolo porto, due piste d’atterraggio per aeroplani e una per gli elicotteri. Presso la scuola sarda si tennero corsi di preparazione alle tecniche della “guerra non ortodossa“, su temi quali sabotaggio, guerriglia, infiltrazione (nuclei clandestini dello stato infiltrati nei movimenti di lotta), esfiltrazione e occultamento e riesumazione di depositi Nasco. In pratica si trattava di imparare tecniche di sabotaggio, di guerra a bassa intensità, di favorire l’introduzione clandestina di gruppi di reparti speciali alleati sul territorio occupato, di favorire l’uscita senza rischi dal territorio occupato di persone di rilevanza: politici, scienziati, spie, oltre agli elementi dei gruppi entrati clandestinamente.

Controllavano le reti Stay behind italiane (Gladio), contattarono e protessero giovani neofascisti che furono poi coinvolti in una serie di operazioni terroristiche (stragi di stato), di cui furono falsamente accusati anarchici per screditare la sinistra.

Risultati immagini per Piano Solo” fatto solo dai carabinieri

Gladio entra indirettamente anche nella vicenda del cosiddetto “Piano Solo” fatto solo dai carabinieri. Questo fu un piano predisposto dal generale massone De Lorenzo, capo del Sifar, che elaborò un progetto di golpe nel 1964, da attuarsi nel caso in cui il Governo di centro sinistra (presieduto da Aldo Moro) non ridimensionasse le sue istanze riformiste. Il Piano Solo prevedeva, oltre l’occupazione di obiettivi strategici nelle principali città italiane, anche l’arresto di oltre 700 dirigenti comunisti e socialisti, sindacalisti, intellettuali di sinistra ed esponenti della sinistra Dc da deportare poi in Sardegna, proprio nella base di Capo Marrangiu. Sulla vicenda il governo pose il segreto di stato. La Gladio organizzò anche la “strage alla questura di Milano“. L’ esecutore della strage fu Gianfranco Bertoli che risultava però stipendiato dal Sifar e legato al gruppo di destra Pace e Libertà, organizzazione fondata dal partigiano bianco Edgardo Sogno…..

Nel ‘45 Tina Anselmi si laurea in Lettere all’Università cattolica di Milano e trova lavoro alla CISL come dirigente del sindacato dei tessili (dal 1945 al ‘48) e del sindacato degli insegnanti elementari (dal 1948 al ‘55). Nel 1950 aiutò a fondare la CGIL ….

Nel 1959 entra nel consiglio nazionale dello Scudo crociato, ed è deputata dal 1968 al ‘92.

Ha fatto parte del partito democristiano di centrodestra nei governo di Andreotti: IV e V (dal ‘47 al ‘50), e del governo di Andreotti III (26/7/1960 – 21/2/’62, 23/2/’66 – 24/6/’68, 29/7/’76 – 11/3/’78). Nel 1981, nel corso della VIII legislatura, è nominata presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia massonica P2, col compito di de secretare i documenti militari (segreto di stato – Top secret) che riguardava il periodo storico della resistenza partigiana; il lavoro terminò nel 1985.

Ma chi era Licio Gelli?

Era il solito borghese, arrivista, ambiguo e senza scrupoli che faceva l’imprenditore e il faccendiere, maestro venerabile della loggia massonica segreta P2 (una costola del Grande Oriente d’Italia) formata da alte gerarchie militari. Nel corso degli anni, Gelli è stato indagato in numerose inchieste che riguardavano la “strategia della tensione”: inchieste sulla P2, sul crac del Banco ambrosiano di Roberto Calvi, sull’assassinio del giudice Vittorio Occorsio, sull’omicidio del giornalista di «Op» Mino Pecorelli, sugli attentati di destra ai treni in Toscana, sulla strage di Bologna, su quella dell’Italicus. …

Durante l’ultimo conflitto mondiale, Gelli aveva avuto contatti, fin dal 1942, coi servizi segreti inglesi, poi, a partire dagli ultimi mesi del 1944, con il Cic (Counter Intelligence Corps) della V armata americana. Forte di tali rapporti, aveva fatto il doppio gioco: vicino ai giovani fascisti repubblichini toscani (tra i quali il futuro senatore missino Giorgio Pisanò), in stretto collegamento col comando tedesco, ma al tempo stesso collaborava con la Resistenza antifascista ….

Licio Gelli fu arruolato nel dopoguerra (come tanti altri fascisti e nazisti) nell’esercito invisibile che gli “alleati” avevano approntato, dopo la vittoria contro Hitler e Mussolini, per combattere la nuova guerra, la «guerra non ortodossa» contro il comunismo….

Entrato nella massoneria aveva contribuito a selezionare, dentro l’esercito, gli ufficiali anticomunisti disposti ad avventure golpiste. Nel colpo di stato del dicembre 1970, aveva il compito di entrare al Quirinale e trarre in arresto il presidente della rep. Giuseppe Saragat.

Dopo il 1974, la strategia della guerra segreta contro il comunismo cambia: basta con la contrapposizione diretta, coi progetti stragisti o apertamente golpisti, sostituiti da un più flessibile programma di occupazione, attraverso uomini fidati, di tutti gli ambiti della società, di tutti i centri di potere. La massoneria gli fornisce le strutture e le coperture necessarie a organizzare questo club del doppio Stato. Decolla così la loggia massonica P2 di Licio Gelli, circolo dell’autoritarismo atlantico. Il capo occulto della Loggia P2 sarebbe stato l’onorevole democristiano cattofascista Giulio Andreotti, meglio conosciuto come “il gobbo malefico”…

[Nella foto: Gelli (al centro) con Andreotti (a destra) all’inaugurazione dello stabilimento Permaflex di Frosinone]

Fu avanzata dalla Commissione Anselmi l’ipotesi che la lista trovata a Villa Wanda non fosse l’elenco completo degli aderenti, e che molti altri importanti personaggi iscritti alla P2 siano riusciti a non restare coinvolti nelle indagini successive alla scoperta della lista. I documenti trovati, testimoniavano dell’esistenza di un’organizzazione che mirava a prendere il possesso delle leve del potere in Italia. Il “piano di rinascita democratica” (un elaborato studio di fattibilità) sequestrato qualche mese dopo alla figlia di Gelli, conteneva un piano geopolitico economico militare che prevedeva la penetrazione di esponenti della loggia P2 nei settori chiave dello stato italiano, indicazioni per l’avvio di opere di selezionato proselitismo e, opportunamente, anche un preventivo dei costi per l’acquisizione delle funzioni vitali del potere: «La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini ambiziosi, senza scrupoli e ben selezionati, di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo». A chiare lettere si indicavano come fini primari il riordino dello stato in senso istituzionalistico, il ripristino di un’impostazione selettiva (classista) dei percorsi sociali, insomma una svolta autoritaria. La scalata della P2 ai media italiani, iniziò dall’obiettivo più ambito: il Corriere della Sera, il quotidiano nazionale più diffuso. Per questa operazione Licio Gelli fu coadiuvato dal suo braccio destro Umberto Ortolani, dal banchiere Roberto Calvi, dall’imprenditore Eugenio Cefis e dalle casse dello IOR, l’Istituto opere religiose del vaticano.

Il 17/10/1981 a villa Vanda, vennero trovate le famose liste degli affiliati alla loggia massonica P2: parlamentari, generali dei carabinieri, generali della guardia di finanza, generali dell’esercito italiano, generali dell’aeronautica militare, ammiragli, vari magistrati e funzionari pubblici, i direttori e molti funzionari dei vari servizi segreti, diversi giornalisti ed imprenditori, militari e forze dell’ordine, uomini politici, dirigenti ministeriali, 49 banche, industriali, medici, docenti universitari, commercialisti, avvocati, dirigenti industriali, imprenditori, magistrati, liberi professionisti, i presidenti di Società private, Società pubbliche (dirigenti), segretari politici, associazioni varie, dirigenti RAI, Enti assistenziali e ospedalieri, diplomatici, Compagnie aeree, dirigenti comunali, società pubbliche (presidenti), architetti, funzionari regionali , antiquari, compagnie di assicurazione, dirigenti editoriali, alberghi (direttori), consulenti finanziari, editori, notai, scrittori, provveditori agli studi, sindacalisti, commercianti. La loggia massonica P2 si era radicata in 16 delle 20 regioni italiane: Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna, Umbria.

Anche nel caso Moro, la presenza di Gladio sembra impressionante. La mattina della strage, il colonnello del Sismi Camillo Guglielmi, istruttore presso la base Gladio di Capo Marrargiu, si trovò a passare proprio nel momento in cui il presidente Moro stava per essere rapito dai brigatisti. Anche la stampante modello Ab Dick 360 T (matricola n° 938508) utilizzata dalle Br per i loro comunicati durante il sequestro Moro, sembra provenisse dall’ufficio del Raggruppamento Unità Speciali (Rus), ovvero l’ufficio che provvedeva all’addestramento dei gladiatori. Moro parlò di Gladio ai suoi carcerieri, (durante il suo “processo” da parte delle Br) e lo scrisse anche nel memorandum…

Per questo la vicenda legata al memoriale che racchiude le rivelazioni dello statista è molto contorta, con smarrimenti di carte e ritrovamenti casuali, sino alla morte del generale Dalla Chiesa (ufficialmente ucciso dalla mafia), che entrò in possesso di quelle carte….

Anche la morte della giornalista Graziella De Palo e del redattore Italo Toni sembra essere un omicidio eseguito da Gladio. I due reporter, rapiti il 2/9/1980 in Libano e poi uccisi, stavano svolgendo un’inchiesta giornalistica su un presunto traffico internazionale di armi tra l’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e l’Italia e sui campi di addestramento palestinesi situati nel sud del Libano. Le inchieste condotte sulla morte dei due giornalisti, furono depistate da parte dei servizi segreti italiani. Il generale piduista Giuseppe Santovito, direttore del Sismi, e il piduista colonnello Stefano Giovannone, capocentro dei Servizi a Beirut dal 1972 al 1981, risulteranno entrambi legati a Gladio. Precisiamo che i direttori del Sid erano: il generale P2 Vito Miceli, filo arabo, mentre il generale Piduista Maletti era legato invece ai servizi israeliani e americani…

La struttura Gladio fu ufficialmente sciolta nel novembre del 1990.

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Dunque in Italia si fronteggiavano due “Gladio”: la Gladio bianca, sovvenzionata dalla Nato, e la Gladio rossa, braccio armato del Pc, sovvenzionata dalla Russia . Entrambe queste strutture, erano costituite solo dai vertici di coordinamento militare e da un livello superiore (ed estero) di “regia”. La loro base poggiava sulle varie strutture paramilitari di centrodestra (Gladio bianca) e di sinistra (Gladio rossa). Facevano quindi capo a Gladio strutture come la “Brigata Osoppo“, “MAR“, ma anche “Ordine Nuovo” e “Avanguardia Nazionale“.

Pian piano, le strutture “bianche” si sciolsero e confluirono nelle strutture più radicali e militariste di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. Queste erano in stretto legame col SID che garantiva, da un lato la copertura del legame fra queste strutture di estrema destra e Gladio, dall’altro lato, col segreto militare, il fatto che queste stesse strutture fossero parte integrante della struttura militare della NATO.

Già dagli anni ‘60 la P2 di Gelli era molto attiva. Con la sua rete di iscritti soprattutto nelle forze armate e nei servizi segreti, era nelle condizioni di garantire già tutta la copertura necessaria. La P2 costituiva il raccordo fra le istituzioni e le bande armate. Le stragi fino al 1969, dovevano servire affinché, nel dicembre del 1969, Mariano Rumor dichiarasse lo ‘stato di emergenza’ (stato di polizia – dittatura militare), che ne consentisse l’instaurazione anche in Italia.

Il depistaggio compiuto dai Servizi segreti e più in generale dagli apparati di sicurezza nei confronti della magistratura riguardano soprattutto i fatti che si sono verificati dal 1969 al ‘74. I Servizi volevano impedire che i giudici scoprissero l’esistenza di Gladio, coperta dal segreto atlantico, e di quella vasta rete di organizzazioni paramilitari clandestine legate agli apparati politici.

Il capo del SID, il piduista Miceli, nel 1974 viene interrogato dal giudice tamburino e dichiara, con una inquietante lungimiranza: “Ora non sentirete più parlare di terrorismo nero, ora sentirete parlare soltanto di terrorismo rosso”. La prima talpa infiltrata all’interno delle Br fu Marco Pisetta; poi ci fu Francesco Marra paracadutista addestratosi in Toscana e in Sardegna all’uso delle armi e specializzato nella pratica delle “gambizzazioni”. Per sua stessa ammissione, Marra si era infiltrato nelle Br per conto del brigadiere Atzori, braccio destro del generale dei carabinieri Francesco Delfino. I carabinieri fecero infiltrare all’interno delle Br Silvano Girotto “Frate Mitra”, un ex francescano con dei trascorsi di guerrigliero in Bolivia ma che tra le forze extraparlamentari (Lotta Continua in primis) godeva di una fama di tutto rispetto, e che riuscì a far catturare l’8/9/’74 i due capi storici delle Brigate Rosse: Alberto Franceschini e Renato Curcio.

L’8 giugno 1974 prima dell’arresto, Franceschini e Curcio erano entrati negli uffici milanesi del P2ista Edgardo Sogno impadronendosi di centinaia di lettere e elenchi di nomi di politici, diplomatici, militari, magistrati, ufficiali di polizia e dei carabinieri (tutta la rete delle adesioni al cosiddetto “Golpe bianco” preparato dall’ex partigiano liberale con l’appoggio della Nato)…..

Ma non finisce qua: Andreotti, presidente del Consiglio, e Cossiga, ministro dell’Interno, avevano istituito, la mattina del 16/3/1978, un “comitato di crisi” per la gestione del sequestro Moro. Esso era composto da uomini della P2, ostili a Moro e al ‘Compromesso storico’ e controllati da Licio Gelli. Del comitato di crisi facevano parte: Federico Umberto D’Amato (tessera P2 n 554), capo dell’Ufficio affari riservati del Viminale, il generale Giuseppe Santovito, (tessera P2 1630), capo del Sismi, vertice di Gladio controllato da Andreotti e da Cossiga, il generale Giulio Grassini, (tessera P2 1620), capo del Sisde, il generale Raffaele Giudice, (tessera P2 n 535) comandante della Guardia di Finanza, il prefetto Walter Pelosi, capo del Cesis, tessera n 754), Giovanni Torrisi, capo di stato maggiore della marina militare (tessera P2 n 631), Franco Ferracuti (tessera 2137), agente della CIA; Pietro Musumeci, vice capo del Sismi (tessera 487); tutti affiliati alla Loggia di Licio Gelli. La scelta di questi personaggi, coinvolti in trame parallele, venne decisa da Andreotti di concerto con Cossiga.

Risultati immagini per arresto Alberto Franceschini

Alziamo il livello culturale per evitare che “chi sa domina chi non sa”. 

Alberto Franceschini ce l’ha confermato facendosi 20 anni di galera per niente, trasmettendoci però, soprattutto alle nuove generazioni, un messaggio: a 20 anni è facile essere impulsivi e utopisti, più difficile è non essere manovrati, perché si conosce solo “la metà della mela”……

 

L’individuo scevro di pregiudizi,

l’essere umano che ragiona e opera secondo

la mente ed il cuore gli suggeriscono,

non sente il bisogno di avere

dei pastori, dei capitani, dei direttori.

(P. Gori)

 

Cultura dal basso contro i poteri forti e le loro guerre segrete

Rsp (individualità Anarchiche)

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