Proseguiamo la lotta del compagno Anarchico utopista Cospito contro il nucleare (parte 1)

Schiavone (Caserta – Napoli) nel 1993 diventa pentito e nel 2000 racconta la sua vita a Giovanna Montanaro e Francesco Silvestri nel libro “DALLA MAFIA ALLO STATO”. È stato il primo pentito a dichiarare il traffico e lo smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi nella zona della terra dei fuochi affermando nel 2013 ai mass media di avere parlato delle vicende alla commissione P2 nel 1997, parlando anche di importanti coperture politiche nell’apparato statale e del coinvolgimento e coperture di alcuni personaggi della massoneria come il P2ista Licio Gelli, faccendiere italiano, noto per essere stato il «maestro venerabile» della loggia massonica eversiva Propaganda 2, una loggia formata da alti livelli delle forze dell’ordine. Gelli è stato condannato per bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano e per depistaggio delle indagini della strage di Bologna, mandante e finanziatore della strage di stato. Licio Gelli, imprenditore toscano, in precedenza aveva aderito sia al fascismo, sia all’antifascismo dei partigiani bianchi (cattofascisti) dove organizzò la fuga dei partigiani bianchi dal carcere delle Ville Sbertoli.                             

I rifiuti che occultava – nascondeva Gelli provenivano in particolare dalla Liguria e dalla Toscana, diretti alle aree agricole che si trovano fra Napoli e Caserta. Nel 2012 Licio Gelli fu intervistato da Klaus Davi giornalista svizzero e dichiarò: «Con la P2 avevamo l’Italia in mano. Con noi c’era l’esercito, i servizi segreti, la guardia di finanza, carabinieri, imprenditori, avvocati, dirigenti di imprese, polizia e politici democristiani sia di destra che di sinistra, tutti nettamente comandati da noi piduisti!».

Tra i capi dei servizi segreti c’erano iscritti alla P2: Vito Miceli a capo del SIOS e successivamente direttore del SID, Giuseppe Santovito del SISMI, Walter Pelosi del CESIS e Giulio Grassini del SISDE, poi c’erano anche quelli al di sotto della P2  come il generale Giovanni Allavena (responsabile dei fascicoli SIFAR), il colonnello Giovanni Minerva, gestore dell’intricato caso dell’aereo militare Argo 16 e il generale Gianadelio Maletti (foto sopra), che col capitano Antonio Labruna (foto sotto), fu condannato per collusioni con le cellule eversive di Franco Freda e per questo processato per favoreggiamento.

Ma ritorniamo ad analizzare Schiavone che ha dichiarato alla commissione P2 di essere stato pagato e usato dallo stato massonico per la sua ignoranza e che lui (assetato di soldi), era inconsapevole dei danni che avrebbe creato ai civili e all’ambiente, lo scoprì quando sia  lui che i suoi parenti e amici compari si ammalarono di tumore. Poi dichiarò anche di aver fatto in modo, per fini elettorali e politici, che il deputato Carmine Mensorio (foto sotto col figlio Giovanni), si adoperasse per far conseguire la laurea in medicina e chirurgia a diverse persone pur non in possesso di adeguata preparazione (pagando senza fare neanche un giorno di scuola).

Poi nel 2005 un altro pentito, però della ’ndrangheta, dichiarò ai mass media e alla commissione P2: “In quel periodo in Somalia c’erano delle montagne di rifiuti urbani; quindi veniva giù l’ONU che organizzava e pagava 100 mila dollari a botta per prendere tutti questi rifiuti e pulire le città a livello internazionale; invece questi rifiuti venivano dati in mano alle organizzazioni mafiose  protette dai politici sia di destra che di sinistra”. L’interesse della Commissione P2 per tale vicenda, nasce nel mese di gennaio 2005 a seguito dell’uscita dei mass media dell’articolo intitolato “Intrigo Rosso” del 16/12/2004. In tale articolo si ripercorre la vicenda relativa allo spiaggiamento della motonave Rosso ed alle inchieste che ne sono seguite ad opera dei magistrati della Procura di Reggio Calabria.

I magistrati che indagavano sui lavori sporchi, ricostruirono un intrigo internazionale dove collaboravano politici, faccendieri, criminali, al centro del quale si pone la figura dell’ingegnere lombardo Giorgio Comerio (foto sopra), evidenziando poi collegamenti con l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Sono stati sentiti dalla Commissione anche i magistrati impegnati nelle varie inchieste sul caso, al fine di acquisire gli elementi di approfondimento sulla questione, in special modo per i collegamenti con la morte dei due giornalisti. Nelle indagini è emersa la figura di Giorgio Comerio, un ingegnere che aveva elaborato un progetto per lo smaltimento di rifiuti tossici denominato “ODM” ed indicato da più parti come persona dedita a traffici di rifiuti radioattivi.

Secondo il magistrato, l’ing. Comerio aveva interessi economici in Somalia, come dimostravano i documenti acquisiti presso la sua abitazione a seguito di una perquisizione disposta dalla Procura di Reggio Calabria; dalla lettura di tale documentazione emergevano una serie di accordi tesi all’interramento di “siluri d’acciaio” da far conficcare nel fondale marino per smaltire le scorie radioattive. Lo stesso giorno è stato sentito dalla Commissione P2  il dr. Francesco Neri, in servizio a Reggio Calabria, che ha presentato Comerio come un abile e pericoloso faccendiere, operante a livelli istituzionali altissimi e responsabile dell’affondamento di più navi trasportanti materiale pericoloso.
Sempre nel 2005, sono apparsi sui mass media ulteriori articoli inerenti il traffico internazionale di rifiuti tossici tra l’Italia e la Somalia, riguardanti l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (foto sopra). 

L’articolo che maggiormente ha attirato l’attenzione della Commissione P2 è risultato quello del 2 giugno 2005, quando un boss e pentito della ’ndrangheta dichiarò : “così lo Stato pagava la ‘ndrangheta per smaltire i rifiuti tossici”. Il pentito della ’ndrangheta denuncia anche il traffico di rifiuti tossici dal Centro ENEA di Rotondella (foto sopra), verso la Somalia. Il luogo, da lui individuato come sito importante per lo stoccaggio illecito dei rifiuti radioattivi, proveniva dalla centrale ENEA di Rotondella in provincia di Matera – Basilicata.  Il pentito aveva indicato anche il porto di Livorno quale punto d’uscita dei rifiuti diretti in Africa. Tali rifiuti sarebbero stati trasportati dalla Basilicata al porto di Livorno a mezzo di trasporto su gomma e da qui alla Somalia via nave. Il Dr. Luigi Leghissa, sostituto procuratore presso la Procura di Udine, ha chiarito che il pentito della ’ndrangheta si è inserito in una indagine condotta dall’aprile 2002 all’aprile 2004, presso la direzione distrettuale antimafia di Trieste in riferimento ad un procedimento penale che riguardava flussi finanziari provenienti dalla Calabria verso delle famiglie mafiose del Friuli i quali avvenivano in violazione della normativa antiriciclaggio, con frammentazione di conti o in contanti o con importi inferiori a venti milioni di lire. L’origine dell’indagine consisteva nella trasmissione alla direzione distrettuale antimafia di Potenza di alcuni verbali rivenuti da altra indagine, già svolta dal Dr. Pace, sul centro nucleare della Trisaia di Rotondella, dalla quale vennero fuori alcuni elementi di notevole spessore ed interesse investigativo, relativi ad un presunto o possibile traffico di sostanze radioattive dal centro nucleare di Rotondella per paesi del Medio Oriente. Il pentito dell’ndrangheta inoltre, dichiara dell’interramento dei bidoni: questi bidoni verrebbero evasi dal centro nucleare di Rotondella e, in buona parte, spediti in Somalia per essere interrati sotto la famosa strada tra Garoe e Bosaso (foto sotto), mentre la rimanente parte verrebbe interrata in Basilicata.

Il pentito della ’ndrangheta dichiara alla Commissione di essere stato cercato dai mass media, a loro volta invitati a seguire tale strada dal magistrato calabrese Nicola Gratteri che agli stessi aveva rilasciato un’intervista. L’interesse iniziale degli intervistatori, era quello di approfondire il rapporto tra ‘ndrangheta e la Chiesa.
Ritornando al suo viaggio in Somalia, il pentito ha dichiarato di aver raggiunto Mogadiscio con un volo da Lugano utilizzando un documento d’identità contraffatto. L’illecita operazione consisteva nello smaltimento di mille fusti ed era stata commissionata dal responsabile dell’ENEA di Rotondella, l’ingegner Candelieri. Tali fusti (provenienti dalla centrale nucleare di Garigliano), contenenti fanghi di plutonio, erano stati trasportati mediante automezzi e containers della Merzario presso il porto di Livorno e lì imbarcati su due pescherecci, appartenenti appunto alla Shifco uno dei quali si chiamava Harbi. Al momento del caricamento dei fusti, a bordo di uno dei pescherecci sarebbero state notate anche delle casse di armi. Da La Spezia è andato a Livorno e si è riunito all’altro peschereccio e sono partiti per la Somalia. Infine il pentito dichiarò che il traffico di armi in Somalia era organizzato dai servizi di sicurezza italiani del Sismi, l’agente Alfredo Tedesco e il colonnello Fulvio Vezzalini capo dell’intelligence dell’UNOSOM, che cercavano di depistare le indagini fatte dai magistrati. Il pentito dichiarò anche che c’erano delle aree nel nord in cui scavavano delle grosse buche e ci buttavano dentro dei fusti di scorie radioattive.

A Nairobi nell’estate del 1992, il pentito prende contatto con alcuni gruppi di rappresentanti somali lì presenti: “Uno di questi gruppi, che faceva capo al generale Aidid, politico, militare e signore della guerra somala, mi documenta, ad un certo punto, la presenza di un accordo esistente col governo di Ali Mahdi (imprenditore e politico somalo, presidente della Somalia dal 26/1/1991 al 27/8/2000, foto sopra). in particolare firmato anche dal ministro della sanità del governo provvisorio di Ali Mahdi, per un traffico di rifiuti tossici e nocivi con una società che aveva sede in Svizzera. Era un accordo che prevedeva un compenso di vari milioni di dollari, e che si sarebbe concluso nel 2011, come durata, questo perché, appunto, avrebbero dovuto trasportare rifiuti tossici e nocivi scaricandoli in Somalia”.  In una intervista rilasciata al giornalista egiziano Mohamed Said che aveva affermato di avere consapevolezze di prima mano circa i rifiuti nocivi in Somalia: “c’è pure la questione del mare e dei numerosi rifiuti industriali gettati in diverse località lungo le coste della Somalia di cui sono responsabili gli italiani per loro ammissione. Hanno scaricato dei fusti in fondo al mare legandoli con catene. Le catene li terranno sul fondale per una trentina o una quarantina di anni. Dal 1991 agli ultimi anni di regime di Siad Barre (foto sotto), a tutti i somali era fatto presente che la Somalia era diventata una pattumiera di rifiuti tossici. Si lucrava molto su questo, per cui la Somalia era diventata questo. Sia per questo sia per quello che riguarda importazione di armi. Alla fine si spezzeranno alcune di queste catene e i fusti torneranno a galla e verranno trascinati fino alla costa dove saranno attaccati dagli agenti atmosferici come i raggi solari, la pioggia, e l’umidità oltre che dalle onde.

Questo renderà attivi questi rifiuti industriali ma anche i rifiuti nucleari che si infiltreranno nell’ambiente in 4 o 5 anni, e le radiazioni tossiche avranno effetti negativi su tutta la Somalia, ma pure sull’Oceano Indiano, il Golfo Arabico (Persico) e il Mar Rosso. L’’Italia ha sfruttato l’assenza di un governo o di un’autorità pubblica in Somalia per negoziare un accordo con alcuni politici. Degli effetti collaterali dei rifiuti tossici e delle malattie che hanno provocato ne ha parlato anche un altro dei testimoni sentiti dalla Commissione P2: il veterinario Mohamed Ali Gadid: “A Mogadiscio c’è una malattia strana, che è nuova, che blocca le mani e i piedi delle persone, con febbre molto alta: questa malattia ha colpito anche i giornalisti. Un pescatore che si occupa di pescare le aragoste in immersione ha parlato di aver trovato dei bidoni ancorati con delle catene, dietro la barriera corallina. Ce ne ha descritti due o tre: uno aperto, squarciato e gli altri ancorati sul fondo, simili a quello spiaggiato che abbiamo trovato sulla spiaggia”.

Al porto, in Somalia (nonostante l’inquinamento cancerogeno ormai constatato), è ricominciata l’esportazione dei capi di bestiame ad un prezzo molto basso. Alcuni pescherecci ne approfittano e sfruttano il fatto che non hanno un ‘amministrazione,  anche se questo è un atto illegale. Questi argomenti interessavano molto la giornalista italiana Ilaria Alpi (foto sopra), che stava analizzando le ripercussioni a causa della sparizione di miliardi di aiuti umanitari, dati dallo stato alla criminalità organizzata per la realizzazione di  progetti per far sparire invece di smaltire (e quindi risparmiando molto) i rifiuti tossici. Soldi che invece potevano servire alla popolazione civile (poverissima), alla quale la Alpi era sempre molto attenta. La giornalista si era interessata alla situazione degli aiuti in generale, alle modalità di distribuzione degli stessi e alla possibilità che essi fossero stati utilizzati per arricchimenti illeciti anziché per il loro scopo prefissato.

La fase più rilevante della politica di cooperazione in Somalia (Onu), su cui si sono concentrate molte polemiche e anche le attenzioni della magistratura, coincide col decennio 1981-1990, durante il quale, anche a seguito dell’istituzione, con la legge 73/85, di un secondo canale per la cooperazione rappresentato dal F.A.I., il volume degli interventi in Somalia (e più in generale nel Corno d’Africa), è aumentato in modo quasi esponenziale. Nella seconda metà degli anni ’80 il finanziamento erogò moltissimo denaro, di cui 1141 miliardi a dono e il resto a credito.

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Terra dei fuochi, l’imprenditore dei rifiuti: “Così ho ucciso la mia terra. I veleni? Ancora là”.https://www.youtube.com/watch?v=kOR2TR0bDsM
MONTELUPO – IL CANZONIERE ANARCHICOhttps://www.youtube.com/watch?v=PBsjoJnDoCw

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Ora, noi gente comune, ci domandiamo: ma dove sono andati a finire i 250 miliardi di euro del fondo europeo PNRR?

Chi se li è mangiati?

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Nè col potere dello stato

nè col potere degli sbirri

nè col potere della NATO

nè col potere della Russia.

Anarchia: l’unica coerente, l’unica via!

Fuori il compagno Alfredo Cospito dal 41bis

Ci vada Adinolfi al 41bis, insieme ai suoi compari che hanno fatto il patto STATO-MAFIA.

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Utopia: sogno non realizzato,

ma non irrealizzabile.

P. J. Proudhon

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Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

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