
Lo “smaltimento selvaggio delle scorie radioattive” si riferisce all’abbandono o all’interramento illegale e incontrollato di materiale radioattivo, pratica pericolosa che espone gravemente la salute di tutti gli esseri viventi e l’ambiente alla contaminazione. Questo comportamento illegale si riferisce a luoghi non idonei, come miniere, fiumi o laghi, creando rischi di contaminazione a lungo termine. Le radiazioni ionizzanti possono danneggiare le cellule viventi, alterandone il materiale genetico (DNA). Queste alterazioni del DNA possono causare mutazioni, e tali mutazioni possono provocare anche il cancro.

Il pentito della ’ndrangheta calabrese dichiarò alla commissione P2 che aveva affondato 3 navi (la Cunsky, la Voriais Sporiadais e la Yvonne A), partecipando personalmente alle operazioni. Una delle 3 navi sarebbe stata affondata proprio dinanzi alle coste di Cetraro, nel 1992. Nel procedimento a seguito di un esposto di Legambiente del 2 marzo 1994, si denunciava l’esistenza, in Aspromonte, di discariche abusive contenenti materiale tossico-nocivo e/o radioattivo, trasportato con navi presso porti della Calabria e successivamente, in montagna con automezzi pesanti. Nella denuncia si evidenziava come il territorio calabrese si prestasse particolarmente alla realizzazione di discariche abusive, sia perché i porti erano scarsamente controllati, sia perché l’Aspromonte, con le sue caverne naturali, appariva il luogo ideale in cui nascondere questo tipo di materiale.

Il tema investigativo ben presto si ampliò; contemporaneamente allo svolgimento degli accertamenti sulle caratteristiche del territorio calabrese, giunse alla procura di Reggio Calabria la notizia che la nave Koraby, battente bandiera albanese e salpata dal porto di Durazzo con destinazione Palermo, era stata perquisita nella rada antistante «Pentimele» perché sospettata di trasportare materiale radioattivo (scorie di rame di altoforno). La nave, giunta a Palermo, era stata respinta per radioattività del carico. Tuttavia, al successivo controllo presso il porto di Reggio Calabria, ove si era ormeggiata, detta radioattività non era stata riscontrata. Questo dato è stato rappresentato dal dottor Neri come particolarmente inquietante perché poteva far presumere che la nave si fosse disfatta del carico radioattivo nel percorso tra Palermo e Reggio Calabria. Il comandante del peschereccio dichiarò infatti alla commissione che si era potuto disfare del carico radioattivo nel tragitto tra Palermo e Reggio Calabria. Lo stesso, aveva dichiarato che il carico ritirato a Durazzo era stato scaricato a Rieka (Fiume), in Slovenia per essere poi caricato su vagoni ferroviari con destinazione ignota. Fu disposta una consulenza collegiale da parte di tutte le procure interessate al fine di ottenere una mappa aggiornata di tutti i possibili siti (discariche, cave, ecc.) di stoccaggio abusivo di rifiuti radioattivi e tossico/nocivi. Sempre nello stesso periodo venne acquisita dalla procura della Repubblica di Savona (pubblico ministero dottor Landolfi), documentazione circa il ritrovamento di 6.000 fusti contenenti materiale tossico in una cava di Borghetto Santo Spirito, gestita da personaggi legati alle cosche calabresi. Anche dalle procure di Vibo Valentia, Crotone e Palmi pervennero notizie in merito a presunti interramenti di rifiuti tossici.

Le indagini della commissione erano mirate su Giorgio Comerio, presunto trafficante di rifiuti tossici e, più in generale, mirate sul traffico di rifiuti radioattivi. Nel marzo 1995 l’indagine si arricchì di elementi importanti, riguardanti il traffico e la gestione delle scorie nucleari in Italia, lasciando intravedere anche il coinvolgimento dell’Enea. Un funzionario di questo ente, ingegner Carlo Giglio, chiese espressamente alla polizia giudiziaria di essere sentito, dopo aver appreso dalla stampa che la procura di Reggio Calabria si stava occupando di traffici illegali di rifiuti radioattivi in Calabria. Il teste venne sentito a Roma nel 1995, dal dottor Neri. Riferì di essere riuscito a scoprire, nell’ambito della sua attività istituzionale, che la registrazione degli scarti nucleari era truccata per rendere incontrollabile il movimento in entrata e in uscita di tutto il materiale radioattivo che doveva essere gestito presso tutti gli impianti nucleari. Parlò, poi, di una presunta attività clandestina dell’Enea finalizzata a fornire tecnologia e materiale nucleare all’Iraq (12.000 kg di uranio), della collaborazione del governo americano e dei servizi segreti israeliani. L’ingegner Giglio in quell’occasione, rese una serie di dichiarazioni attinenti ad una presunta attività di fornitura da parte dell’Italia all’Iraq di armi da guerra (comprese navi) e di tecnologie nucleari. La scelta di Palermo come punto di riferimento per il traffico clandestino di materiale nucleare non è occasionale, ma mirato, in quanto è logico ritenere che solo la mafia o le altre organizzazioni criminali operanti al sud potevano garantire quella attività di copertura necessaria per questi traffici. L’ingegner Giglio, precisò poi, che il processo avviato in merito a tali fatti si era concluso con una sentenza emessa dal tribunale di Matera in data 28/5/1984 con la quale furono assolti sia gli ispettori dell’Enea sia il direttore dell’impianto. In sintesi, le dichiarazioni di Giglio hanno fatto riferimento a presunti fatti di particolari gravità, quali: la non corretta tenuta della contabilità all’interno del centro Enea di Rotondella tale da consentire l’uscita di rifiuti radioattivi erroneamente definiti «scarti»; l’esistenza di un traffico illecito di rifiuti radioattivi (negli anni ’80/’90) destinati ai paesi del terzo mondo, in particolare Irak, Pakistan e Libia, ove sarebbero stati utilizzati per la produzione di ordigni atomici; l’insussistenza di un’effettiva ed efficace attività di controllo tra Enea ed Enel, nonchè la totale inefficienza della Nucleco, società costituita tra Enea ed Agip, per il trattamento dei rifiuti radioattivi. L’Enea sarebbe stata infiltrata dalla massoneria: «proprio per il tramite della massoneria ‘deviata’, i traffici illeciti del materiale nucleare e strategico o quelli relativi allo smaltimento in mare possono essere attuati nell’ambito dell’Ente ai massimi livelli e con la copertura più ferrea, compresa quella coi servizi segreti deviati (P2), da sempre e notoriamente coinvolti in detti traffici».

La conservazione di materiali pericolosi all’interno di contenitori inidonei era una regola avallata, attraverso proroghe continue, da parte di due ingegneri i quali, dopo un incidente verificatosi il 14/4/1994, furono costretti a redigere un documento di estremo allarme in merito alla situazione della centrale; nel proseguo delle indagini, il dottor Pace aveva acquisito documenti da cui risultava che l’Italia, nel 1978 aveva ceduto all’Iraq 2 reattori plutonigeni Cirene; aveva poi accertato che presso la centrale Enea di Rotondella (foto sotto), vi era la presenza continuativa di personale iracheno. Tale ultima circostanza è stata riferita dalla Commissione nell’audizione del 21/10/2009 che, nel corso delle indagini era emerso che tecnici iracheni e pachistani «andavano e venivano» dall’Enea. Il dottor Pace indagò anche sui cosiddetti siroi (cavità, risalenti al IV secolo a.C., scavate nella roccia) che risultavano impiegati per il deposito di scorie radioattive.

Nel 2010 il giudice Pace disse alla commissione P2 che Matera viveva una situazione molto pericolosa, perché nella centrale nucleare della città, dentro una piscina, vi erano 64 barre di uranio, acquistate prima della moratoria dalle centrali Elk River degli Stati Uniti. La piscina era stata realizzata nel 1960, quando ancora la normativa antisismica non esisteva. Se pensiamo ai danni civili e ambientali causati dallo scoppio della centrale nucleare di Chernobyl (centrale nucleare in Ucraina avvenuto il 26/4/1986) è nato da mezza barra di uranio, figuriamoci gli enormi danni che ha causato a Matera, dove le barre di uranio erano 64!!!

Il dottor Cordova avviò le indagini iniziate a Reggio Calabria sugli interramenti di rifiuti in Aspromonte, che poi si estesero rapidamente ai traffici di rifiuti radioattivi e agli smaltimenti illeciti degli stessi, effettuati in mare o destinati verso paesi esteri. Nella primavera del 1995 gli accertamenti svolti a Brescia, avevano consentito di acquisire notizie di estrema rilevanza in relazione ad un imponente traffico di rifiuti radioattivi destinati ad essere smaltiti in mare. Il dottor Neri constatò l’esistenza di una holding, la ODM (Oceanic Disposal Management inc.), che si occupava dell’inabissamento in mare di rifiuti radioattivi. A capo dell’organizzazione vi era Manfred Convalexius, titolare della Convalexius Trading con sede a Vienna (personaggio definito nella nota come conosciuto in Austria ed in altri Paesi nord-europei per il traffico di rifiuti e di rottami ferrosi), mentre il referente italiano era Giorgio Comerio (foto sotto), nato il 03/2/1945 a Busto Arsizio (VA), titolare della Comerio Industry ltd, con sede legale a La Valletta (Malta).

La scoperta della società ODM era scaturita dal controllo (effettuato il 23/5/1994 dal Corpo forestale di Brescia) nei confronti di tale Ripamonti Elio alla frontiera di Chiasso, all’esito del quale erano stati sequestrati una serie di documenti che il Ripamonti portava con sé, riguardanti il progetto della ODM di smaltimento in mare di rifiuti radioattivi (cosiddetto progetto «DODOS»), corredato dalle relazioni tecniche e da documentazione dalla quale si ricavava che il progetto interessava nazioni come l’Italia, l’Austria, la Cecoslovacchia, la Germania e la Lettonia (doc. 362/3). In realtà risulta che, già nell’anno 1993, Ripamonti era stato controllato al confine dalla Guardia di finanza di Vigevano e trovato in possesso di documentazione relativa a traffici illeciti riguardanti lo smaltimento di rifiuti radioattivi. Da ciò era scaturita una perquisizione, ordinata dalla procura della repubblica di Lecco, che aveva aperto un procedimento nei confronti del Ripamonti e di Comerio. DODOS è l’acronimo di Deep Ocean Data Operative. Si trattava di un progetto studiato ad Ispra sul lago Maggiore, presso il centro di ricerca della Comunità Europea (foto sotto), al quale avevano lavorato soggetti appartenenti a diversi stati, compreso Giorgio Comerio nella sua qualità di ingegnere e di responsabile di una società che originariamente avrebbe dovuto partecipare al progetto.

Il progetto riguardava le modalità di smaltimento dei rifiuti radioattivi attraverso il loro inabissamento in mare. In sostanza, i rifiuti radioattivi avrebbero dovuto essere inseriti in contenitori di acciaio e carbonio chiamati canisters (foto sotto), a loro volta inseriti in un cilindro di 25 metri a forma di siluro (cosiddetto penetratore). Infine, il siluro avrebbe dovuto essere buttato in mare su un fondale marino adeguato, alla profondità di qualche migliaio di metri, piantandosi in tal modo nel fondale stesso.

Dalla documentazione sequestrata al Ripamonti emerse che questi avrebbe dovuto individuare clienti svizzeri per lo smaltimento in mare di rifiuti radioattivi per il tramite dell’avvocato Forni di Lugano. Emerse altresì, che un primo ordine da parte di qualche governo estero era stato già emesso (verosimilmente l’Austria per il tramite del Convalexius). Ripamonti Elio venne sentito dal dottor Neri 11/5/1995. In tale occasione confermò le circostanze emerse dalla documentazione sequestratagli, precisando: di essere stato incaricato da Giorgio Comerio di portare la documentazione relativa al progetto DODOS all’avvocato Forni per siglare un contratto in esclusiva con la Svizzera; che nel caso fosse stato concluso il contratto, sarebbe stata versata la somma di 200.000 franchi svizzeri su un conto corrente intestato a Giunta Giuliana (legata sentimentalmente a Comerio); che i rifiuti radioattivi svizzeri avrebbero dovuto essere depositati su fondali marini del nord Europa; che Comerio gli aveva confidato di avere conoscenze all’interno dell’Enea e che s’era riservato l’esclusiva per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi italiani; che il progetto di smaltimento in mare adottato dal Comerio (penetratori) era stato elaborato anche dall’Enea in collaborazione con altri stati esteri. A Garlasco, nella casa di Comerio, erano stati sequestrati un progetto relativo alla costruzione ed alla vendita di telemine, strumento bellico subacqueo, nonché documenti dai quali emergevano contatti con paesi arabi e indiani e transazioni bancarie in dollari su banche svizzere che rendevano concretamente ipotizzabile l’avvenuta vendita delle telemine; da alcuni disegni di navi sequestrati, era evidente che il Comerio avesse intenzione di modificare una nave Ro-Ro per la costruzione delle telemine.

I disegni si riferivano alla Jolly Rosso (spiaggiatasi il 14/12/1990 ad Amantea, foto sopra) ed alla nave Acrux, poi denominata Queen Sea (all’epoca sotto sequestro presso il porto di Ravenna); conseguentemente, era stato effettuato un accertamento presso i Lloyd’s di Londra (sede di Genova) ed erano state acquisite le copie dei sinistri marittimi intervenuti dall’anno 1987 al ‘93, al fine di verificare quelli di natura eventualmente dolosa avvenuti nelle acque territoriali calabresi; da tale attività era emerso che ben 23 navi erano affondate nel mare antistante le coste calabresi. Tra 1988 e il ‘94 Greenpeace ha reso pubblici 94 casi di trasporto di rifiuti nocivi verso l’Africa: più di 10 milioni di tonnellate di residui. Alcuni piani prevedevano la costruzione di strutture in loco per lo smaltimento dei rifiuti, inceneritori e discariche.
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Parla il pentito: “Così riempivo l’Italia di rifiuti tossici”https://www.youtube.com/watch?v=180Wa0ALCAY
La Massoneria è un’associazione su base iniziatica, esoterica e di fratellanza (fra di loro). Diffusa in molti stati del mondo, le sue origini sono da rintracciarsi in epoca moderna in Europa, nel Regno Unito, precisamente a Londra il 24 giugno 1717, chiamate “logge”.
Massoneria, politica e mafia. L’ex-Gran Maestro: “Ecco i segreti che non ho mai rivelato a nessuno”https://www.youtube.com/watch?v=YA-ryJ-2kPU
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Non sono i delitti punibili dalla legge quelli a cui
bisogna imputare i peggiori mali del mondo.
sono i torti legalizzati, i crimini che godono
di impunità, giustificati e protetti dalle leggi e dal governo.
A. Berkman
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Basta nucleare!
Basta armi!
Basta guerre!
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Cultura dal basso contro i poteri forti
Rsp (individualità Anarchiche)