Rogoredo: ucciso un ragazzo indifeso – un vecchio vizio degli sbirri cocainomani

Il 20 febbraio la procura di Milano punta a far luce sulla morte di Abdherraim Mansouri, presunto pusher di 28 anni ucciso lo scorso 26 gennaio durante un controllo anti spaccio nel boschetto di Rogoredo. A sparare per uccidere il ragazzo è stato l’assistente capo della polizia Carmelo Cinturrino. Lo sbirro assassino, impunito e infame, consumatore di cocaina (la droga dei ricchi), secondo la procura di Milano ha negato di avere avuto qualunque tipo di rapporto con gli spacciatori della zona ma, da recenti riscontri, sembra che abbia chiesto più volte denaro e droga ad Abderrahim Mansouri. Ieri si sono svolti gli interrogatori dei 4 agenti coinvolti insieme a un quinto collega nelle indagini, per cercare di chiarire una serie di aspetti occulti, tra i quali, la presenza o meno di una replica di una pistola in mano alla vittima al momento dello sparo (trappola) e il ritardo nella chiamata dei soccorsi. I 4 sbirri al momento sono indagati per favoreggiamento nei confronti del collega che ha sparato (indagato per omicidio volontario) e omissione di soccorso.

Per la sparatoria di Rogoredo, si rafforza l’ipotesi di omicidio volontario. Gli agenti sono accusati di aver aiutato il collega che ha sparato e di aver raggirato le investigazioni,  non avrebbero detto la verità su chi, oltre a loro, si trovava sul luogo del delitto, sui loro “movimenti”, sulla “posizione e la condotta degli altri soggetti presenti”, soprattutto quando il 28enne era ferito e agonizzante a terra, non avrebbero chiamato l’autoambulanza, con un ritardo di oltre 20 minuti. Ieri alcuni sbirri che erano presenti durante l’omicidio, hanno raccontato alla procura di Milano una serie di riscontri all’ipotesi dell’omicidio volontario, irrobustendo i sospetti di una gestione poco limpida, da parte dell’agente che ha sparato, dell’attività che gli era stata affidata. Dai verbali  sarebbero emersi anche i rapporti e le tensioni tra lo sbirro 42enne cocainomane e il presunto pusher. Dall’inchiesta nei confronti dell’assistente capo si sta delineando uno scenario diverso dalla versione dei fatti da lui resa, e scaturisce un quadro di gestione opaca da parte del 42enne delle operazioni antidroga, e il fatto che la pistola a salve potrebbe essere stata aggiunta successivamente e mai impugnata dal 28enne assassinato. Secondo gli sbirri che hanno parlato, l’uomo sarebbe stato definito una sorta di fanatico nel gestire in modo opaco alcune situazioni. Stando alla ricostruzione della Procura, basata tra le altre cose sulle prove delle telecamere di quell’area, il collega che era più vicino allo sbirro che ha sparato al 28enne si sarebbe recato al commissariato di Mecenate e sarebbe poi tornato con una borsa. Gli altri colleghi dichiarano che non avrebbero saputo cosa ci fosse dentro. L’ipotesi è che quella pistola a salve sia stata messa successivamente sulla scena e che Mansouri (foto sotto), non l’abbia mai impugnata.          

Quella delle trappole e degli abusi di potere degli infami sbirri è un loro vecchio vizio! Ricordiamoci  ad esempio che, nei giorni del G8 di Genova (19 luglio – 22 luglio 2001) eravamo in 700 mila manifestanti, riuniti per protestare contro la globalizzazione del libero mercato capitalista e per criticare le iniquità economiche del potere delle multinazionali e i loro danni sociali e ambientali. In quei giorni ci fu una vera e propria dittatura militare che usò la violenza più estrema nell’intento di sconfiggere le nostre idee condivise, chiare e coerenti. Ma per i loro abusi di potere, quegli sbirri nel 2020 furono promossi di grado il 28 ottobre dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e dal capo della polizia Franco Gabrielli (foto sotto).

Le promozioni alla carica di vicequestore hanno riguardato gli sbirri Pietro Troiani e Salvatore Gava, che per i fatti di Genova furono condannati in via definitiva a soli tre anni e otto mesi più cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Il poliziotto Troiani (nel centro, foto sotto), fu addirittura premiato per aver introdotto le due bombe molotov all’interno della scuola Diaz, mentre Gava fu premiato per averne falsamente attestato il rinvenimento delle molotov, affinché tale scenario potesse fornire una giustificazione per la sanguinosa irruzione nell’edificio e fornire una falsa ricostruzione ai mezzi d’informazione.

Ma la cosa più preoccupante è che questi funzionari di polizia condannati per violazioni dei diritti umani contro i “No Global”, sono restati impuniti e sono ancora in servizio,  e come premio per le loro bastardate sono stati promossi di grado con ulteriori incarichi!Nel 2011 Amnesty International Italia propose, per evitare questi gravi abusi di potere da parte delle forze dell’ordine  – disordine  (senza essere mai stati ascoltati), l’introduzione del codice identificativo per le forze del ordine – disordine (sbirri). Le promozioni degli sbirri impuniti (Troiani e Gava) e dei loro reati infami, suonano come un’offesa alle centinaia di persone che vennero arrestate, detenute arbitrariamente e torturate in quella pagina nera della storia italiana. Quella notte del 21/7/2001, nella scuola Diaz c’erano soprattutto manifestanti legati al Genoa Social Forum. L’operazione militare (dittatura militare), portò all’arresto di 93 persone. Di queste 63 finirono in ospedale. Tra loro c’era anche il giornalista inglese Mark Covell, che ci arrivò in coma. La trappola delle molotov messe dagli sbirri serviva per motivare l’intervento di una vera e propria mattanza alla scuola Diaz. Solo nel gennaio del 2014 il tribunale di sorveglianza ha imposto gli arresti domiciliari (non il carcere, dove i detenuti gliela facevano pagare), per 3 poliziotti condannati per le torture della scuola Diaz. Stiamo parlando di Francesco Gratteri (a destra, foto sopra), Spartaco Mortola e Giovanni Luperi: Gratteri era il funzionario di grado più alto tra i processati, era il capo dello Sco (Servizio centrale operativo), una struttura della polizia di stato istituzionalmente nata nel 1989 per controllare lo svolgimento delle attività investigative(!!!). Gratteri che, dopo la mattanza e le torture al G8 di Genova, fu promosso a capo dell’antiterrorismo italiano, poi come questore a Bari. Il  secondo  sbirro condannato fu Mortola, capo della Digos di Genova, che era tra i 28 poliziotti rinviati a giudizio nel processo per l’irruzione alla scuola Diaz, era stato lui a scortare i reparti speciali alla scuola per fargli fare quell’azione infame e sleale. Nel frattempo Mortola (a destra nella foto sotto), come premio per le sue bastardate era stato promosso questore ad Alessandria.

Il terzo sbirro indagato fu Giovanni Luperi che nel 2001 era capo dell’Ucigos , un ufficio centrale della polizia, attivo dagli anni ’70 (strategia della tensione) e sostituito nel 1981 dalla Direzione centrale della polizia DCPP, nota oggi per le sue attività legate alla DIGOS (reparto specializzato della polizia, presente in ogni questura). L’UCIGOS, non era un vero “servizio segreto” (come il SISDE o l’AISE), ma un organismo investigativo di alto livello del Ministero dell’Interno. Luperi, come premio per le sue bastardate fu promosso capo del Dipartimento dell’Aise, uno dei principali servizi segreti italiani. L’AISE è l’ex servizio segreto del Sisde, coinvolti nelle trappole della ‘strategia della tensione’ (piano militare fatto di stragi e colpi di stato –  ancora oggi attivi). Con la riforma del 2007, l’AISE opera all’estero e l’AISI all’interno del territorio italiano. Durante l’operazione alla Diaz, Luperi avrebbe poi affidato le molotov (trappola) alla dottoressa Mengoni, funzionaria della Digos fiorentina. La Mengoni (in sede processuale), ha ricordato che era fuori dal cancello e ha visto il dottor Luperi che aveva un sacchetto in mano con due bottiglie. Luperi ha continuato la sua carriera nelle forze dell’ordine dopo i fatti della scuola Diaz, ricevendo promozioni e incarichi di rilievo, tra cui quello di questore vicario a Torino: ecco il collegamento dei massacri e le trappole inferte agli attivisti ‘no Tav’ ancora oggi (vedi la morte di Sole e Baleno, due amanti Anarchici, torturati e uccisi dallo stato nel 1990.

Ricordiamo ancora che al G8 di Genova 2001, sul caso delle molotov poi scomparse, è stato indagato anche Gianni De Gennaro (a sinistra foto sopra), nato a Reggio Calabria il 14/8/1948, capo della polizia dal 2000 al 2007. Il 2 luglio 2007 De Gennaro viene premiato per le sue bastardate e diventa capo di gabinetto del Ministero dell’interno. Nel 2008 è stato nominato direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, e nel 2012 sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Monti. Dall’11 gennaio al 26/5/2008 riveste anche l’incarico di commissario straordinario per la crisi dei rifiuti in Campania! Dal 2013 al 2020 è stato anche presidente dell’azienda Leonardo (ex Finmeccanica), una delle principali aziende che produce, oggi più che mai: armamenti, sistemi militari e tecnologie belliche.

Sempre in quella notte del 21 luglio 2001, nel complesso scolastico Diaz-Pertini e Pascoli, in quell’occasione adibito, oltre che a dormitorio, a centro stampa del coordinamento del Genoa Social Forum rappresentato da Vittorio Agnoletto, hanno fatto irruzione i Reparti mobili della polizia di stato e i battaglioni dei carabinieri (P2). Tra gli indagati per la mattanza alla scuola Diaz, c’era anche Ansoino Andreassi (foto sopra), all’epoca vicecapo vicario della polizia, poi vicedirettore del Sisde (“servizio segreto” il loro motto è sempre stato quello di ‘destabilizzare per destabilizzare’) . Lo sbirro Andreassi, fino alla morte ha dispensato consigli sul terrorismo internazionale. Poi è stato indagato anche Gilberto Caldarozzi,  che nel 2001 era vicequestore e vice capo dello Sco (struttura che collabora anche a livello internazionale) e nel 2011 fu promosso (per le torture alla Diaz) a capo dello Sco. Vincenzo Canterini ex comandante del reparto mobile di Roma e del nucleo antisommossa, è stato uno dei responsabili dell’irruzione alla Diaz, indagato anche lui per le torture e condannato a 5 anni. Vincenzo Canterini e Alessandro Perugini (ex numero due della Digos di Genova) sono stati nominati nel 2005 , rispettivamente dirigente superiore (questore) e primo dirigente (vicequestore). Perugini è stato accusato di essere stato uno dei principali responsabili della gestione della caserma genovese di Bolzaneto, nota per come gli arrestati venissero sistematicamente sottoposti ad abusi e torture di ogni tipo. Anche Filippo Ferri fu indagato per la mattanza del G8, nel 2001 era capo della Mobile della Spezia e come premio venne trasferito a Firenze come primo dirigente, per guidare la squadra mobile.

Ma non è finita qua: per il G8 di Genova fu indagato anche Oscar Fioriolli (foto sopra), questore di Genova, diventato poi questore di Napoli. Dirige oggi le “Specialità” della polizia (polfer, polstrada, polizia postale). In quei giorni di abusi di potere degli sbirri, fu indagato anche Pietro Troiani, vicequestore addetto alla logistica della Mobile di Roma, è stato condannato a 3 anni e 9 mesi, per detenzione di armi da guerra (molotov) e calunnia. A Lorenzo Sabotino, alto ufficiale, viene contestato dal pm Musarò il reato di favoreggiamento per l’attività di occultamento e manipolazione delle prove, cioè le relazioni dei piantoni di guardia della caserma di Tor Sapienza occultate e deviate nei contenuti durante il G8 di Genova.

Il colonnello dei cc Lorenzo Sabatino è stato indagato anche nell’inchiesta sull’omicidio Cucchi e la poderosa macchina di depistaggi che si mise in moto durante la sua morte, sei giorni dopo l’arresto del giovane geometra romano, il 22 ottobre del 2009. Sabatino oggi è comandante provinciale dei cc a Messina. Quel novembre del 2015, Sabatino aveva ricevuto l’incarico di raccogliere e trasmettere alla Procura tutti gli atti interni all’Arma su Cucchi ma per il magistrato Musarò non avrebbe segnalato che erano state «manomesse» due delle evidenze chiave in grado di ricostruire cosa fosse accaduto la notte del 16 ottobre 2009, quella dell’arresto e del pestaggio di Stefano Cucchi: le ormai famose relazioni di servizio “addomesticate” scritte dai carabinieri Colicchio e Di Sano, piantoni di guardia nella caserma di Tor Sapienza a Roma, dove Stefano trascorse la notte dell’arresto. La Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2015 e 2017 condannò  l’Italia perché violò l’articolo 3 della Convenzione sui diritti dell’uomo, che vieta la tortura e per non avere prevenuto e punito la tortura da parte delle forze dell’ordine.

Stiamo sempre attenti alle trappole degli sbirri assassini, terroristi e corrotti!

A proposito di carabinieri e spacciatori, per capire meglio cosa intendiamo per ‘abusi di potere’ commessi dalle forze dell’ordine – disordine, ricordiamoci chi era il generale Gianpaolo Ganzer (foto sotto):       

Ganzer era stato comandante del ROS dei carabinieri dal 2002 al 2012 e, nel 2010 il generale, insieme ad altri 13 cc, sono stati condannati in primo grado a pene varie fino a 18 anni di reclusione. Ganzer è stato condannato a 14 anni “per aver costituito un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad altri reati, al fine di fare una carriera rapida”. Le condanne si riferiscono a singoli episodi commessi nel corso di alcune importanti operazioni antidroga compiute «sotto copertura» dal Ros tra il 1991 e il 1997. In secondo grado, nel 2013 la prima sezione della Corte di Appello di Milano ha confermato la condanna al generale, ormai in pensione, riducendo però la pena a 4 anni e 11 mesi di reclusione. Nel gennaio 2016 la terza sezione penale della Cassazione rese impunito Ganzer, la Corte aveva  dichiarato non doversi procedere contro di lui per essere il reato estinto per prescrizione (a proposito di ingiustizie sociali…).               

Ma le vicende degli sbirri cocainomani e spacciatori, non finiscono mai. Con l’inchiesta “Odysseus” del luglio 2020, fu coinvolta la Caserma Levante dei carabinieri di Piacenza (foto sopra). La procura di Piacenza ha posto sotto sequestro la caserma (caso unico in Italia), a seguito dell’arresto di diversi cc accusati di una serie gravissima di reati. Le indagini hanno rivelato che la caserma era diventata un centro di attività criminali e di spaccio all’interno e fuori della caserma. Solo 6 carabinieri furono inizialmente arrestati. Dalle ordinanze di custodia cautelare sono emersi dettagli riguardo a festini a luci rosse, che avrebbero coinvolto escort, organizzati all’interno della caserma stessa. Nel luglio 2021, sono arrivate condanne significative, tra cui 12 anni di reclusione per l’appuntato Giuseppe Montella, considerato il leader del gruppo. Il 22 luglio 2020 dopo il sequestro per spaccio della caserma Levante, è stata dissequestrata  il 16 novembre 2020 ed è  tornata operativa. L’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria invece, è scattato per 3 militari appartenenti all’arma e per un appartenente alla gdf. Infine l’obbligo di dimora nella provincia di Piacenza è per un ufficiale dell’arma (il comandante della compagnia di Piacenza).  Sempre nel 2020 sono stati sequestrati a un graduato dei carabinieri una villa con annessa piscina, un’auto, una moto e 24 conti correnti. La pena più severa, 12 anni di reclusione, è stata inflitta a Giuseppe Montella, considerato il leader del gruppo. Le pene sono state poi parzialmente ridotte in appello e confermate dalla Cassazione nell’ottobre 2023 (ennesima ingiustizia sociale).

Ricordiamoci anche che lo spaccio delle droghe pesanti (foto sopra) da parte degli sbirri cocainomani è partito col piano militare Blue Moon, un’operazione segreta condotta dalla CIA tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70, volta a destabilizzare i movimenti di contestazione giovanile attraverso la diffusione di droghe pesanti, in particolare l’eroina usando la mafia e l’ndrangheta.

A Milano il 23/2/1986, Luca e Dario, giovani militanti e studenti universitari non ancora ventenni, stanno correndo per prendere la filovia in Piazzale Lugano. Poco distante, in un altro punto della stessa piazza, alcune persone discutono animatamente e scoppia una rissa, un agente in forza alla Digos fuori servizio, Pellegrino Policino, interviene, estrae la sua pistola di ordinanza si mette in posa e spara, due colpi lacerano l’aria. Un proiettile colpisce Luca Rossi (foto sopra), morirà durante la notte, in ospedale. I famigliari, gli amici da quel giorno non hanno smesso di interrogarsi sul perché sia stato possibile quel dramma e come molti altri lo abbiano preceduto e seguito e continuino ad accadere. Si ripercorrono così molte storie di chi in questi ultimi anni ha visto la propria vita spezzarsi in una prigione, per strada, in una caserma: “vittime di stato” spesso dimenticate.

Ricordiamo che domani, lunedì 23 Febbraio, per il 40° anniversario dell’omicidio impunito di Luca Rossi, a Milano alle ore 16.00, cerimonia di intitolazione del Giardino “Luca Rossi e Amici” tra le via Besozzi e Caianello; alle ore 17.30, presidio in Piazzale Lugano e corteo con la Banda degli Ottoni a Scoppio fino al Giardino “Luca Rossi e Amici”.

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Chi controlla il controllore? !! Meditate mediocri meditate…

Contro le droghe pesanti: marijuana libera!!

Pinelli, torturato e assassinato nei locali della questura di Milano, dove fu inscenato un suicidio, vive e lotta sempre insieme a Noi!!

Basta armi basta guerre!! Ne’ col potere della Nato, ne’ col potere della Russia!

W l’Anarchia, l’unica coerente, l’unica via, perché rifiuta il potere!

Solidarietà alle compagne e ai compagni anarchici ingiustamente arrestati.

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Cultura dal basso contro i poteri forti e i suoi sgherri sanguinari

Rsp (individualità Anarchiche)

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