
Il 24 marzo 2026 i mass media scrivono che gli italiani con più di 15,084 milioni di voti (53,23%) fanno prevalere il NO alla riforma costituzionale della giustizia. In Italia il NO vince dappertutto tranne in Veneto, in Friuli Venezia Giulia e in Lombardia. Il NO vince anche in Danimarca con il 78,96%, in Svezia con il 74,9%, in Norvegia con il 73,7% , in Olanda con il 73,11% . Il NO vince sopra al 60% in Regno Unito e Belgio. In Turchia invece la parità è perfetta: 520 italiani hanno scelto il No, 520 il Si.
La vittoria del NO al referendum costituzionale sulla giustizia è l’inizio di “una nuova primavera – rivoluzione”, a difesa della Costituzione, per i diritti dei poveri e dei lavoratori, contro tutte le guerre e le ingiustizie sociali provocati dal capitalismo e dai loro poteri (politici) forti e dalle loro guerre (business). Il risultato del referendum “non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza [osservano i vertici del sindacato delle toghe] abbiamo contribuito a preservare l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione, proteggendo la Costituzione. I cittadini hanno confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre indicazioni sui problemi reali della giustizia”.

E’ stata una vittoria come quella della lotta antifascista partigiana! Questa battaglia è stata per la difesa dell’autonomia e l’indipendenza della magistratura, ma anche per onorare il magistrato Giovanni Falcone (sopra con la moglie Francesca Morvillo), ucciso dallo stato perché stava indagando al di sopra della mafia analfabeta, tra quelli che invece, avevano potuto accedere alla cultura (politica massomafiosa, quelli che lui stesso definiva “menti raffinatissime”, tipo: Calvi, Cossiga, Andreotti.

Roberto Calvi (foto sopra), è stato banchiere dal 1975 al 1982. E’ stato presidente del Banco Ambrosiano, una delle principali banche private cattoliche, al centro di una bancarotta fraudolenta, considerata uno dei più gravi scandali finanziari italiani che coinvolse la criminalità organizzata, la loggia massonica P2, parti del sistema politico e del Vaticano. È stato soprannominato il “banchiere di Dio” per i suoi stretti legami con la banca (corrotta) mondiale per le Opere di Religione (IOR), la banca maggiore azionista dell’Ambrosiano.

Nel 1968 Calvi conobbe Michele Sindona (foto sopra, faccendiere, banchiere massomafioso); nel 1975, tramite Sindona, conobbe Licio Gelli (faccendiere e ‘maestro venerabile’ della loggia massonica P2 e mandante e finanziatore della strage di Bologna) che, sempre nel 1975 fece entrare Calvi nella P2 (loggia massonica formata dalle alte gerarchie delle forze dell’ordine – disordine), e registrandolo col numero di serie 519. Poi conobbe anche Umberto Ortolani (avvocato, imprenditore, dirigente pubblico, dirigente d’azienda e banchiere italiano), anch’egli massone, amico di Giacomo Lercaro (cardinale e arcivescovo di Bologna dal 1952 al 1968). Dal ’63 e dal ’69 fu ambasciatore dell’Ordine dei Cavalieri di Malta a Montevideo (organizzazione benefica e ospitaliera che promuove il business del pellegrinaggio a Lourdes e attività di assistenza ai bisognosi che diventano occultamente ‘utenti’). L’Ordine mantiene relazioni diplomatiche ufficiali con l’Uruguay e gestisce varie opere (affari economico finanziari) anche in Sud America. Giacomo Lercaro viene considerato come l’eminenza finanziaria della loggia P2, avendo favorito lo sviluppo degli affari di Licio Gelli in Sud America e col Vaticano, tramite l’Istituto per le Opere di Religione (IOR) di mons. Paul Marcinkus.

Ma col referendum del 22-23 marzo, la maggioranza di questo Paese chiede quindi più diritti e uguaglianza nel mondo del lavoro: applicate lo statuto dei lavoratori e ridateci l’articolo 18: conquista degli anni ’70, tutela i dipendenti contro i licenziamenti illegittimi, prevedendo la reintegrazione nel posto di lavoro o indennizzi economici; profondamente modificato dalle riforme Fornero (2012) e Jobs Act (2015), che poi Berluska e la Meloni (foto sotto), hanno completamente seppellito! I sindacati nel frattempo, non hanno difeso i lavoratori!

Il risultato di questo referendum (ci auguriamo), porterà un cambiamento politico economico e sociale. In questo referendum c’era, oltre alla difesa dell’autonomia della magistratura, anche la richiesta di una diversa politica economica e sociale che rimetta al centro il valore dei diritti, del lavoro e della pace. Votare NO comporterà il mantenimento dell’assetto costituzionale vigente (purtroppo la Meloni cattofascista anticostituzionale, rimarrà ancora presidente del Consiglio dei ministri (anticostituzionale), dal 22 ottobre 2022 per 5 anni, governando un parlamento italiano che dovrebbe essere antifascista…). La Costituzione del 1948 è il risultato diretto della Resistenza partigiana e del rifiuto della dittatura fascista, ponendo la libertà e il “ripudio della guerra” come fondamenti dello stato. L’Italia è (o doveva essere) una repubblica antifascista, poiché la sua Costituzione nasce dalla lotta di liberazione contro il nazifascismo. Il primo Parlamento antifascista della Repubblica Italiana nato nel 1948, aveva combattuto il fascismo di Mussolini (foto sotto) e del suo seguito (le sue feci cattoliche – partigiani bianchi, quelli che hanno tradito la Resistenza e la lotta di classe!).

Tornando al NO del referendum, è importante chiarire che la riforma resta garantita dalla Costituzione. Giudici e pubblici ministeri continuano a essere soggetti soltanto alla legge e non vengono posti in alcun rapporto di dipendenza dall’esecutivo o da altri poteri capitalistici e politici statali. Il voto del 22 e 23 marzo riguarda quindi anche il modo in cui lo stato intende organizzare il controllo disciplinare sulla magistratura, mantenendo le garanzie di indipendenza previste dalla Costituzione.

L’Unione Universitari ha dichiarato ai mass media: “Il No ha vinto nonostante gli ostacoli: dalla negazione del voto fuori sede, alla mancanza di attenzione verso i giovani!”. Così dichiara Alessandro Bruscella, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari. Angela Verdecchia (foto sopra), coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi, dichiara ai mass media che è stata “Una giornata storica quella di oggi: il “NO” ha vinto. Dopo mesi di mobilitazione, partecipazione e confronto, il risultato referendario segna una chiara presa di posizione da parte della cittadinanza in difesa dell’assetto costituzionale del Paese. Questa vittoria dimostra che le giovani generazioni non sono indifferenti e non restano a guardare: abbiamo difeso con determinazione l’indipendenza della magistratura, respingendo un tentativo di stravolgimento dell’equilibrio “.

In Piemonte, è stata Torino a trascinare la regione verso la vittoria del No. Anche L’Aquila, in piazza Regina Margherita, i comitati del No e le forze di opposizione hanno festeggiato l’esito del referendum. Tra gli interventi quello di Maura Manzi, giudice civile del tribunale aquilano, tra i più attivi per il No all’interno del comitato dei magistrati: “È un successo enorme, un successo di comunità e di società civile. I cittadini hanno scelto di difendere i diritti”. Il Comitato No festeggia anche in piazza a Perugia: Circa 200 sostenitori del NO si sono riuniti in piazza IV Novembre per festeggiare la vittoria alla consultazione. In provincia di Reggio Calabria, a Gerace (paese natale del magistrato Nicola Gratteri, attuale capo della Direzione distrettuale antimafia di Napoli), ha vinto il No col 67,38% dei voti. Il No vince anche in Europa: dal 55,62% al 44,38%.
Dai primi dati che emergono, come si evidenzia già nel mondo della politica, le fasce d’età più giovani sembrano avere risposto bene alla chiamata alle urne, in un contesto di affluenza comunque più alto del previsto (59%). Gli italiani hanno dunque bocciato la riforma che prevedeva più poteri, con la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, lo sdoppiamento del CSM in due consigli distinti e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare autonoma. Si tratta di una sconfitta per il governo Meloni, che aveva fortemente voluto cambiare i diritti previsti dalla costituzione antifascista. Giorgia Meloni ha ammesso la sconfitta nel referendum sulla riforma giudiziaria, ma ha dichiarato senza vergogna (perché è stata votata in un contesto politico anticostituzionale) che non si dimetterà!!

Nicola Fratoianni (foto sopra), cofondatore dell’Alleanza Verdi-Sinistra, ha detto che la destra voleva rovesciare il sistema di garanzia: “è andata male per loro”, ha detto, “chi si è schierato con il sì ha commesso un errore clamoroso, nel merito dei diritti e dal punto di vista politico”. “Le cittadine e i cittadini hanno scelto di esercitare un diritto fondamentale, riaffermando con il No il valore della Costituzione come bene comune. È un segnale chiaro: la nostra Carta non può essere oggetto di interventi divisivi o calati dall’alto”. “Va applicata pienamente, nei suoi principi di eliminazione delle classi sociali, di equilibrio, di autonomia e indipendenza della magistratura, di tutela dei diritti e senza discriminazioni sociali”.

Con un’affluenza record il NO ha trionfato al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026, respingendo la riforma che modificava sette articoli della Costituzione italiana (87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110). In questo modo la legge approvata dal Parlamento il 30/10/2025 decade definitivamente. La magistratura resta un “ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, come sancito dall’articolo 104 vigente, senza separazione rigida tra carriere giudicante e requirente. Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), continua come unico organo di autogoverno, con elezioni dirette dai magistrati e senza sorteggio di membri laici da elenchi parlamentari.

Il 24 marzo i mass media dichiarano che il day after della sconfitta al referendum costituzionale inizia con la smentita di possibili crisi di governo e finisce con le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi e l’invito alla ministra Santanchè di fare altrettanto. Il sottosegretario al Ministero della Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d’Italia) e la capa di gabinetto dello stesso ministero Giusi Bartolozzi, si sono dimessi dal loro incarico; la decisione è arrivata dopo le polemiche che negli ultimi giorni hanno riguardato sia Delmastro che Bartolozzi (foto sopra).

L’invito alla ministra Santanchè (foto sopra), di seguire la stessa linea di dimissioni è arriva proprio dalla premier Meloni (sputtana i suoi soci pur di rimanere lei a comandare il potere politico). Con una riunione a via Arenula, sede del ministero della Giustizia, nelle stanze del Guardasigilli Carlo Nordio, vengono convocati il sottosegretario Andrea Delmastro, di FdI, e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, entrambi finiti nelle ultime settimane nell’occhio del ciclone. Il primo per la società creata con Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, condannato come prestanome del clan Senese. La seconda per la gestione della campagna referendaria e per le frasi sul “plotone di esecuzione” contro la magistratura.

Ma su Bartolozzi pesava anche la ‘vicenda Almasri’: l’arresto e la successiva scarcerazione del comandante libico Njeem Osama Almasri (foto sopra), capo della polizia giudiziaria e accusato di gravi crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale, hanno causato forti fibrillazioni politiche e hanno confermato i dubbi sull’efficacia di un sistema penale internazionale che possa perseguire efficacemente reati così gravi e fortemente lesivi della dignità umana. Tale vicenda ha avuto dei risvolti giudiziari anche nel nostro ordinamento. Infatti, taluni comportamenti da parte delle autorità interessate dal procedimento avviato dalla Corte, hanno indotto il Procuratore della Rep. di Roma a segnalare al Tribunale dei Ministri il Presidente del Consiglio Meloni, il Ministro della Giustizia Nordio, il Ministro dell’Interno Piantedosi e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti Mantovano. Il citato Tribunale, a conclusione dell’istruttoria, ha chiesto l’archiviazione della posizione della premier, mentre ha richiesto alle Camere l’autorizzazione a procedere nei confronti degli altri esponenti di governo per il reato di favoreggiamento, mentre a Piantedosi e Mantovano si contesta anche il peculato e a Nordio l’omissione di atti d’ufficio. Il 25 marzo i mass media scrivono che il sottosegretario Andrea Delmastro e la capa di gabinetto del Guardasilli Carlo Nordio (foto sotto), Giusi Bartolozzi, si sono dimessi.

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Assalti Frontali – Il Rap della costituzionehttps://www.youtube.com/watch?v=BEYOlpddOC4&list=RDSqc5gFf-35Y&index=15
Assalti Fontali – Guerra di Merdahttps://www.youtube.com/watch?v=ytm3TNv4gGI&list=RDytm3TNv4gGI&start_radio=1
FINO ALL’ULTIMO RESPIRO (OFFICIAL VIDEO) – Assalti Frontali, Il Muro Del Canto, 99Possehttps://www.youtube.com/watch?v=sAkeoWObKI0&list=RDsAkeoWObKI0&start_radio=1
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La democrazia è menzogna, è oppressione,
è in realtà oligarchia, cioè governo di pochi
a beneficio di una classe privilegiata,
ma possiamo combatterla noi in nome
della libertà e dell’uguaglianza, e non già
coloro che vi han sostituito o vogliono
sostituirvi qualcosa di peggio.
Errico Malatesta
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Solidarietà al compagno Anarchico Alfredo Cospito: fuori subito dal 41 bis! Metteteci quella pagliaccia cattolica fascista anticostituzionale della Meloni al 41 bis!
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Cultura dal basso contro i poteri forti
Rsp (individualità Anarchiche)