Analisi sull’ambiguo Dl ‘sicurezza’ istituito dalla Meloni che prevede anche il fermo preventivo   

La Meloni sta attuando il suo Decreto legge Sicurezza (o “Pacchetto Sicurezza”) proprio quando dobbiamo ancora discutere chi ha fatto e organizzato le stragi di stato!!

Il 31 marzo i mass media hanno parlato di basi Nato in Italia descrivendo l’Italia come uno dei Paesi con più alta concentrazione di basi Nato in tutta Europa. Dal 1951 ci furono accordi bilaterali tra Roma e Washington, con cui l’Italia ha concesso alle forze armate Usa Nato il suo territorio come potere militare. Con circa 120 installazioni l’Italia è, purtroppo e no per scelta referendaria, uno dei Paesi con la più alta concentrazione di strutture militari americane – Nato in tutta Europa. Le tipologie delle basi Nato sono gestite dall’alleanza, la NATO (Organizzazione del Trattato Atlantico): è stata fondata il 4 aprile 1949 a Washington con la firma del Trattato del Nord Atlantico. I paesi fondatori sono 12: Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti.

L’Italia, nonostante la sconfitta nella II Guerra Mondiale, è stata inclusa tra i membri fondatori grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo. La base Nato di Sigonella (foto sopra), è una base “mista”, cioè sotto il controllo italiano, ma usata dalla marina e dall’aeronautica americana. La base siciliana ospita i droni MQ-9 Reaper e velivoli di sorveglianza EP-3 e ospita anche infrastrutture del Naval Support Activity, le forze navali americane in Europa, divise tra il Lazio e la Campania, a Gaeta e Napoli. La base di Gaeta durante la guerra nei Balcani negli anni ’90, ospitò il comando della Theodore Roosevelt (26º presidente USA dal 1901 al 1909). Altra base di primo piano è quella di Aviano, in Friuli, utilizzata come rifornimento per i raid aerei in Iraq, Afghanistan, Kosovo e Libia. È una delle più grandi basi aeree USA in Europa, ospita il 31esimo Fighter Wing con caccia F-16 e testate nucleari all’idrogeno di tipo B61-4. Testate nucleari americane ci sono anche alla base Nato diGhedi, in provincia di Brescia. L’Italia ha altre strutture Nato sul territorio, quelle di Solbiate Olona (in provincia di Varese) di Poggio Renatico, nel Ferrarese, di La Spezia in Liguria, di quella nella tenuta di Tombolo in Toscana, della Cecchignola e Gaeta (Latina) nel Lazio, di Mondragone (Caserta) e Napoli in Campania, di Taranto in Puglia e di Trapani Birigi.

A Napoli c’è la sede che ospita due centri di comando della Nato (l’altro è nei Paesi Bassi), la base dei sommergibili statunitensi nel Mediterraneo, così come il comando delle forze aeree e dei marines statunitensi. Oltre alle basi direttamente operative ci sono un centinaio di strutture tra centri di ricerca, depositi, poligoni di addestramento, stazioni di telecomunicazione, e una ventina di basi segrete ancora. Niscemi in provincia di Caltanissetta ad esempio ospita il sistema Muos (Mobile user objective system), che monitora anche la situazione in Medioriente attraverso radar e satellite. Ma il problema più grosso è che tutte le basi Nato godono di extraterritorialità e non sono soggette all’ordinamento giuridico della nazione in cui si trovano e tutto ciò che accade al loro interno è coperto da ‘segreto militare’, quindi rimangono sempre impuniti nonostante oggi sappiamo dopo più di 50 anni di segreto militare (la ‘commissione stragi’ nata il 18/5/1988, ha potuto togliere il segreto militare imposto dalla Nato nel 1949), che le stragi di stato le hanno fatte e organizzate loro attraverso il piano militare della ‘strategia della tensione’, organizzato dai servizi segreti della Nato per imporci, col loro potere economico e militare, una vera e propria dittatura militare.  

Ma non è finita qua: sempre in questi giorni quella autoritaria e megalomane fascistona della Meloni ha dichiarato ai mass media: “Il fermo preventivo è necessario, il Dl sicurezza funziona”. La sua dichiarazione meschina è stata rivolta alfermo preventivo disposto dalla Meloni per  91 Anarchici, che erano arrivati a Roma il 29 marzo per partecipare a una manifestazione in memoria dei due anarchici morti il 19 marzo nell’esplosione di un ordigno che (dichiarano i mass media), stavano confezionando con metodi rudimentali. Anche l’eurodeputata di AVS (alleanza politica e lista elettorale italiana di orientamento ambientalista e socialista democratico costituita da Europa Verde e Sinistra Italiana) Ilaria Salis, il 29  marzo a Roma è stata sottoposta a un controllo della polizia di stato. E’ stata raggiunta dagli agenti nella sua stanza d’albergo a poche ore dalla manifestazione “No kings” che scendeva in Piazza per protestare contro le politiche guerrafondaie di Donald Trump e del governo israeliano. L’europarlamentare ha fatto una critica diretta all’esecutivo: “Rendiamoci conto a che punto siamo arrivati: col governo Meloni al potere, viviamo in uno Stato di polizia. Ma non dobbiamo lasciarci intimidire”. Il gov. Meloni ha deciso di sottoporre a controlli i parlamentari di opposizione: da fascistona (anticostituzionale) che è, vuole trasformare l’Italia nell’Ungheria di Orban, dove c’è ancora la dittatura militare come potere politico. La protesta ‘No kings’, evidenziava lo strapotere e le tante ingiustizie sociali attuali, mentre i “tre re” (Meloni, Trump e Netanyahu), ci hanno tolto tutti i diritti primari, devastando e sterminando i popoli che si ribellano.

Ma cos’è il cosiddetto “decreto sicurezza” (e le sue successive modifiche), che prevede anche il fermo preventivo?

E’ stato promosso dal governo cattofascista guidato da Giorgia Meloni nel 2025-2026, ed è stato oggetto di forti dibattiti politici, con critiche focalizzate su presunte incoerenze tra gli obiettivi dichiarati e le norme introdotte. La Corte di Cassazione, nella relazione n. 33/2025, ha espresso dubbi sulla compatibilità costituzionale di alcune norme, definendo la riforma: “deludente”. Opposizioni e critici hanno definito il pacchetto un esempio di “populismo punitivo“, capace di comprimere le libertà fondamentali e il diritto di manifestazione. Allarmi internazionali: l’Onu ha espresso preoccupazione per il decreto, chiedendone l’abrogazione per i rischi connessi alla tutela dei diritti fondamentali della Costituzione italiana. I punti contestati dell’incoerenza del Decreto (2025-2026), sono le norme autoritarie sul dissenso. Uno scudo penale che serve solo agli agenti, per farli rimanere impuniti anche davanti all’evidenza del reato (es: le stragi di stato). Norme che tendono a tutelare maggiormente le forze dell’ordine durante le operazioni repressive rimanendo sempre nell’anonimato (ecco l’ingiustizia sociale!).         

Ma perché quella pagliaccia ipocrita della Meloni (foto sopra), vuole criminalizzare il dissenso? Sembra di essere piombati nello stesso clima sociale ed economico degli anni ‘60/’70, quando la politica democristiana di centro destra e di centro sinistra attuarono il piano militare della ‘strategia della tensione’, fatto di stragi di stato e colpi di stato per annientare le masse di giovani studenti che protestavano già allora contro lo sfruttamento, contro le guerre (es: la guerra in Vietnam), per avere un futuro a loro negato già allora!

 Il decreto sicurezza non renderà l’Italia più sicura, come vaneggia la maggioranza cattofascista. Non lo farà perché non gli conviene tagliare i tentacoli del potere malavitoso usato dalla massomafia (alte gerarchie che usa l’ignoranza della mafia per fargli fare il lavoro più meschino, più sporco), come industriali politici, banchieri alti gradi militari e delle forze dell’ordine (vedi loggia massonica segreta P2), che usano ancora oggi le mafie come bassa manovalanza. Il Dl sicurezza aumenta e consolida i reati per cui gli agenti dei servizi segreti non sono ancora punibili (mai puniti, come ci rappresenta la Storia), decreti che non servono certo a prevenire e a risolvere i troppi abusi di potere delle forze dell’ordine – disordine. I politici hanno sempre perseguitato e usato ingiustamente gli Anarchici definendoli ‘terroristi’, incolpandoli  ingiustamente come capro espiatorio per nascondere i loro sporchi giochi politici e militari, ma per capire meglio il problema partiamo da cos’è la ‘Strategia della tensione’.

Fino a che punto, le superpotenze come la Nato anticomunista e gli USA, hanno condizionato le scelte politiche italiane per imporre uno ‘Stato parallelo’, o ‘Doppio stato’? Il periodo storico della ‘strategia della tensione’ (anche se il potere dei servizi segreti è ancora tristemente attuale), va dalla fine degli anni ‘60 agli anni ’80; denominato ‘anni di piombo’, fu il più violento dalla nascita della repubblica italiana; caratterizzerà un fenomeno socio-culturale che sfocerà nelle lotte studentesche ed operaie, per dar vita al cosiddetto «autunno caldo» del 1969. Come affermerà Aldo Moro nel suo memoriale scritto durante la prigionia per opera delle Br, la Strategia della tensione, fu anche un’opera di insabbiamento, di depistaggio, di deviazione sistematica e di inquinamento, operata dai servizi segreti italiani, per arrestare e limitare determinati sviluppi politici che si erano fatti evidenti a partire dall’«autunno caldo». Verrà calcata la mano con le trame golpiste, come il golpe Borghese(tentato colpo di stato avvenuto in Italia tra il 7 e l’8 dicembre 1970 e organizzato da Junio Valerio Borghese, fondatore del Fronte Nazionale, in collaborazione con Avanguardia Nazionale) e sugli attentati dinamitardi, che appunto, rappresentano l’emblema di questa stagione: Piazza Fontana è stata considerata la «madre di tutte le stragi», Peteano, Piazza della Loggia e il treno Italicus, per arrivare infine, ad uno dei più grandi misteri della storia italiana, e sicuramente, il più violento attentato del «decennio» di piombo, ovvero la strage di stato di Bologna.

L’analisi dell’attentato alla stazione ferroviaria di Bologna, pone l’accento sulle varie incongruenze e sui molteplici dilemmi, come per esempio quello di Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, due uomini dei servizi segreti incolpati per aver addestrato la destra con lo scopo di fargli eseguire la strage di Bologna. Nella strage di Bologna, viene coinvolta la massoneria, in base a dei documenti sequestrati a Licio Gelli, al momento del suo arresto (gran maestro della loggia massonica Propaganda due, P2), con l’intestazione «Bologna». All’interno di questi documenti, era presente un numero di conto corrente svizzero; nel promemoria, fu riportato un finanziamento avvenuto prima e subito dopo la strage. Insomma, nonostante la magistratura abbia concluso il suo percorso individuando gli esecutori materiali dell’orribile mattanza (Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini), la strage di Bologna resterà per sempre uno degli episodi più oscuri e tristi della storia italiana. Solo il giudice Giovanni Falcone ebbe il coraggio di coniare la parola ‘massomafia’, un livello gerarchico molto più in alto della mafia e della destra, così la massoneria lo fece uccidere. Ora puntualizziamo l’influenza negativa subita dall’Italia da grandi potenze militari, come gli Stati Uniti d’America, che hanno indotto il nostro paese ad attuare determinati compiti come il ‘Piano Demagnetize’ (accordo segreto anticomunista organizzato dai servizi segreti della Nato, stipulato negli anni ’50 fra i servizi segreti degli USA, dell’Italia e della Francia.

L’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti (foto sopra), confessò nel 1990 dinanzi alla Commissione Parlamentare sulle stragi, che dal 1956 i servizi segreti, nell’ambito di un’intesa: «Stay behind», un’organizzazione paramilitare NATO che uno stato mette in piedi nei propri territori per condurre operazioni di spionaggio sul suolo occupato dietro le linee nemiche. Per esempio l’organizzazione Gladio era un’organizzazione paramilitare, frutto di una intesa tra la CIA e i servizi segreti italiani, nell’ambito dell’operazione Gladio, organizzata per contrastare una possibile invasione nell’Europa occidentale da parte dell’Unione Sovietica e degli stati aderenti al Patto di Varsavia, ma in particolare della non-allineata Jugoslavia titina, attraverso atti di sabotaggio, guerra psicologica e guerriglia dietro le linee nemiche, con la collaborazione dei servizi segreti e di altre strutture occulte. Per esempio è stata provata dalla Commissione stragi, l’esistenza di strutture di volontari nate in chiave anticomunista nelle ultime fasi della guerra (come quelle che sarebbero derivate dalle disciolte Brigate Osoppo (formazioni partigiane autonome fondate presso la sede del Seminario Arcivescovile di Udine nel 1943 su iniziativa di volontari laici, socialisti e cattolici, e presero il nome di Organizzazione «O», un’organizzazione militare segreta, formata su base volontaria, che operò, con nomi anche diversi dal gennaio 1946 al 4 ottobre 1956. Il conte Edgardo Sogno (foto sotto), è stato un diplomatico, partigiano bianco cattofascista, politico, militare e agente segreto italiano che diresse l’Organizzazione Franchi, una formazione militare di partigiani badogliani, di fede politica monarchica, liberale e anticomunista.

Organizzò e pianificò il colpo di stato chiamato golpe Bianco, assieme al repubblicano Randolfo Pacciardi, che si affiliò alla massoneria del Grande Oriente d’Italia, associandosi alla loggia massonica P2. un golpe di stampo cattolico liberale e presidenzialista in Italia, promosso da ex partigiani cattolici antifascisti e anticomunisti, e scoperto nel 1974. Un Golpe bianco per fondare un governo autoritario anticomunista che avrebbe dovuto nascere da generali che aderirono al progetto del golpe, come Giuseppe Santovito, allora a capo della Divisione meccanizzata “Folgore” e poi del SISMI; aderirono anche: il giornalista di destra Giano Accame (foto sotto), socialisti ostili al PCI, elementi della DC.  Un colpo di stato svolto senza ricorso alla forza, da parte di un governo che esercitò il suo potere in modo del tutto anticostituzionale. Dal momento della costituzione di Pace e Libertà fino a quello dei Comitati, i proclami anticomunisti erano assai simili a quelli del cattolico Luigi Gedda. Edgardo Sogno chiarirà più tardi anche i rapporti che aveva e le sporche tresche con l’ex comunista Roberto Dotti, capo dell’ufficio quadri del Pci torinese, accusato di essere stato membro attivo delle Brigate Rosse. Sogno morì di vecchiaia nel 2000.  

Ma per capire meglio il problema della ‘trattativa Stato-mafia’ andiamo ad analizzare la sua nascita: è un accordo tra esponenti istituzionali – politici e Cosa Nostra nei primi anni ’90. Nel 2023, la Cassazione ha assolto definitivamente i carabinieri e i politici coinvolti (“per non aver commesso il fatto”) e dichiarato prescritti i reati per i boss, sancendo che il dialogo ci fu ma non costituì reato per gli uomini dello Stato. Secondo le inchieste, alti ufficiali del ROS (come Mario Mori, Antonio Subranni eGiuseppe De Donno), avrebbero dialogato con Vito Ciancimino, tramite il quale sarebbero giunte le richieste di Totò Riina allo stato col cosiddetto “papello” che richiedeva l’annullamento del decreto legge che inaspriva le misure detentive previste dall’articolo 41 bis per i detenuti condannati per reati di mafia (il cosiddetto carcere duro), a la revisione dell’associazione di tipo mafioso (reato introdotto con la legge 13 settembre 1982 n. 646, detta “Rognoni-La Torre“).

Nel 2018, in primo grado, furono condannati alti ufficiali dei carabinieri, politici (Marcello Dell’Utri) e boss mafiosi. Nel 2021, in appello, gli esponenti istituzionali (i mandanti) furono assolti, mentre vennero condannati i mafiosi. Nella sentenza definitiva (2023) la Cassazione ha confermato l’assoluzione degli ufficiali del ROS e di Marcello Dell’Utri (foto sopra col Berluska), “per non aver commesso il fatto” (modificando la formula del II grado) e ha dichiarato prescritto il reato per i boss mafiosi (patto stato mafia). Il magistrato Nino Di Matteo, uno dei principali pubblici ministeri del processo e sostituto procuratore della procura nazionale Antimafia, ha definito la sentenza un “colpo di spugna” che cancella verità scomode per il Paese. In occasione del Festival Internazionale dell’Antimafia a Milano, ha affermato: “Si dovevano cancellare quelle verità che erano state acquisite in primo e secondo grado e che erano troppo scabrose per questo Paese”. Le dichiarazioni di Di Matteo hanno suscitato reazioni nel mondo politico. Quel venduto del senatore Maurizio Gasparri ha richiesto al ministro della giustizia Carlo Nordio di avviare un’azione disciplinare nei confronti del magistrato, accusandolo di aver messo in discussione l’autorità della sentenza definitiva. Anche il giornalista e direttore di Antimafia Duemila, Giorgio Bongiovanni, ha espresso forti riserve sulla decisione della Cassazione, parlando di “errori clamorosi” da essa commessi e sottolineando l’importanza di mantenere viva la memoria e l’attenzione su questi eventi per comprendere appieno le gerarchie e la storia dello stato italiano. Nel 2024, nuove inchieste della procura di Napoli hanno riaperto le indagini sulla pista dell’alleanza tra mafia, servizi segreti e politica, cercando di chiarire il ruolo dei mandanti occulti e dei legami con la strategia eversiva. La strage del Rapido 904 si inserisce nell’ultimo atto di quella serie di attentati (Piazza Fontana 1969, Brescia 1974, Italicus 1974, Bologna 1980), finalizzati a creare paura nella popolazione per giustificare svolte autoritarie o conservatrici, contrastando l’avanzata delle forze di sinistra.

Il materiale esplosivo T4 (foto sopra), utilizzato in numerose stragi italiane tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’80, è stato al centro di inchieste che hanno evidenziato la sua provenienza da arsenali militari, riconducibili a strutture NATO, a organizzazioni militari collegate alla Strategia della tensione come Gladio e i nuclei clandestini dello stato. Questo esplosivo (T4), è stato utilizzato per creare un clima di paura e terrore, volto a destabilizzare l’ordine democratico, spostare l’asse politico a destra e impedire l’avanzata del PCI, col coinvolgimento di nuclei neofascisti (come Ordine Nuovo) e la copertura di apparati deviati, collegati alla loggia massonica P2. Le indagini hanno spesso collegato queste trame eversive a un contesto di “sovranità limitata”, dove apparati di intelligence internazionale e atlantista guardavano con favore, o tolleravano, azioni volte a prevenire una svolta a sinistra in Italia.  Questi fatti sono ampiamente documentati negli atti parlamentari e nelle sentenze che hanno ricostruito la trama stragista italiana, indicando una precisa regia massonica (P2) che andava oltre i soli esecutori materiali come i mafiosi e i fascisti.

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Il popolo è sempre il mostro a cui mettere

la museruola, da curare mediante la

colonizzazione e la guerra, da ricacciare

il più possibile fuori dal diritto e dalla politica.

P. J. Proudhon

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Solidarietà per tutte le compagne e i compagni Anarchici arrestati o uccisi dallo stato.

Pinelli vive e lotta insieme a noi.

Fuori Cospito dal 41bis!

Basta potere militare.

Nè dio, nè stato, nè servi, nè padroni!

Anarchia, l’unica coerente perchè non insegue il potere, l’unica via.|

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Cultura dal basso contro tutti i poteri

Rsp (individualità Anarchiche)

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