
La Banda Bonnot nasce nei primi anni del XX secolo in Francia, una nazione in cui le promesse rivoluzionarie borghesi ottocentesche stentavano a realizzarsi. La stessa Confédération générale du travail francese (la più rilevante confederazione sindacale dell’epoca) cominciò una sorta di deriva riformista, rendendo così difficile agli stessi anarchici la possibilità di mantenere un lavoro, a causa delle leggi sempre più repressive. È in questo clima che un gruppo di giovani anarchici francesi, scelse di intraprendere una lotta contro il capitale e la società gerarchica, piramidale, basata sulla logica della delega e su rapporti di supremazia e subordinazione.
La Banda Bonnot si formò attorno alla figura carismatica di Jules Joseph Bonnot (foto sopra), operaio anarchico nato a Pont-de-Roide, nella regione della Borgogna, il 14/10/1876. Nel 1910 andò a cercare fortuna in gran Bretagna e in Francia dove venne introdotto negli ambienti anarchici parigini da Eugène Dieudonnè (foto sotto).

Venne così in contatto con gli anarchici individualisti della rivista ‘L’anarchie‘. Le idee individualiste di Bonnot erano contro il capitalismo e la borghesia.
La Banda Bonnot si formò senza avere una struttura gerarchica interna. Lo scopo primario del gruppo era quello di assaltare banche con automobili di grossa cilindrata, le quali venivano rubate appositamente ogni volta prima del “colpo”. Bonnot era un abile meccanico e guidatore. Ciascun individuo era libero ogni singola volta di decidere se partecipare o meno. I soldi ricavati ogni volta servivano per provvedere al sostentamento di se stessi e degli ambienti anarchici parigini.
Il loro obiettivo primario era quello di svaligiare le banche e le case dei ricchi borghesi. Le azioni della banda avvenivano tutte in pieno giorno. La loro prima rapina fu il 21 Dicembre 1911 alle ore 9, quando assaltarono il portavalori della banca ‘Société générale’, in via Ordener a Parigi. Il totale del bottino ammontò a 5000 franchi e titoli, difficilmente smerciabili. Successivamente i titoli vennero portati al belga de Boe che tentò di smerciarli; poi cercarono di convertirli, portandoli ad un usuraio parigino. Quest’ultimo incastrò i due facendo una soffiata alla polizia.

Il 27/2/1912 a Saint-Madé, Raymond Callemin (foto sopra), Octave Garnier (foto sotto) e Jules Bonnot furono fermati da un poliziotto mentre erano intenti a rubare un’automobile. Il gruppo, per evitare l’arresto reagì, e Garnier uccise il poliziotto. Il giorno dopo assaltarono la casa di un notaio. Durante il successivo processo alla banda, Eugène Dieudonné verrà indicato da Ernest Caby come colui che sparò nella rapina del 21 Dicembre, quando invece egli non partecipò mai alle azioni della banda.

Il 25/3/1912, Renè Valet, Étienne Monier, André Soudy, Jules Bonnot, Octave Garnier e Raymond Callemin rubarono una Limousine De Dion-Bouton (foto sotto), mentre erano diretti a Chantilly. Lo stesso giorno rapinarono con la stessa auto la succursale della Société Générale di Parigi. Il bottino questa volta ammontò a 49000 franchi.

Con l’andare avanti dei colpi, le maglie della polizia si cominciarono ad infittire e lo stesso governo lanciò un appello al popolo implorando un aiuto patriottico per sconfiggere quello che volevano far passare come un cancro per l’intera nazione: il movimento anarchico. Gli esiti furono subito evidenti. Alcuni militanti dell’Idée Libre vennero arrestati e processati, accusandoli di qualsiasi crimine avvenuto negli ultimi tempi. Jules Bonnot, si rifugiò da Antoine Gauzy, amico di Elie Monnier. Il giorno seguente tuttavia, in casa arrivarono degli agenti dando vita così ad uno scontro a fuoco. Il commissario che comandò l’azione, il vice direttore della Sûreté, Louis Jouin, morì nello scontro. Bonnot riuscì a scappare e chiese ospitalità al meccanico anarchico Joseph Dubois.

Domenica 28 aprile 1912 tuttavia, scoperto il nascondiglio, la casa fu assaltata dalla polizia, dalla guardia repubblicana e da alcuni volontari. Dubois (foto sopra), fu ucciso immediatamente. Jules morì poco dopo un vano tentativo di resistenza. Durante l’assalto tentò inoltre di scrivere un testamento in cui scagionava: la signora Thollon (la donna di cui si era innamorato e che era stata arrestata senza alcun preciso motivo), Antoine Gauzy e Eugène Dieudonné. Il testamento si conclude con la motivazione principale della sua scelta di vita.
«Era la felicità che avevo inseguito per tutta la vita, senza esser capace neppure di sognarla. L’avevo trovata e scoperto che cosa fosse. La felicità che mi era sempre stata negata, avevo il diritto di viverla quella felicità. Non me lo avete concesso. E allora, è stato peggio per me, peggio per voi, peggio per tutti. Dovrei rimpiangere ciò che ho fatto? Forse. Ma non ho rimorsi. Rimpianti sì, in ogni caso nessun rimorso…».

Il 15/5/1912, Octave Garnier e René Valet (foto sopra), rimasero uccisi durante l’assalto delle forze dell’ordine e dell’esercito alla casa dove si stavano nascondendo, a Nogent-sur-Marne. Tutti i restanti illegalisti furono arrestati, accusati senza distinzione di appartenere alla Banda Bonnot, in alcuni casi senza avere prova alcuna. I processi presero il via il 3 febbraio 1913.
Tra il 3 e il 27/2/1913, si tenne il processo ai vari elementi della banda e alle figure ritenute collegate ad essa. Presenti una ventina di imputati, alcuni solamente con l’accusa di avere in qualche modo sostenuto il gruppo. Altri invece vennero accusati di farne parte e quindi di aver attuato i vari colpi assegnatigli o di esserne addirittura gli ideatori. Tra i vari testimoni che vennero chiamati a deporre, Séverine, Pierre Martin e Sébastien Faure (foto sotto), lo fecero in favore degli imputati. La sentenza venne emessa il 27 febbraio.

Raymond Callemin, Eugène Dieudonné, Étienne Monier e André Soudy furono condannati a morte. Édouard Carouy e Marius Metge vennero condannati ai lavori forzati a vita. Victor Serge venne condannato a 4 anni di reclusione. Henriette Maitrejean invece venne assolta. Antoine Gauzy venne condannato a 18 mesi di reclusione. Judith Thollon (foto sotto con Bonnot), venne condannata a 4 anni di reclusione. Ad altri personaggi che ebbero un minor rilievo nella faccenda vennero comunque assegnati tra i 4 e i 6 anni di reclusione. Carouy e Thollon si suicidarono. A Dieudonné venne convertita la pena di morte nei lavori forzati a vita: nel 1926 evase dalla Caienna e poi fu in seguito graziato. Il 21/4/1913 vennero eseguite le condanne a morte di Callemin, Soudy e Monier.

L’anarchico fuorilegge francese Jules Joseph Bonnot, come ricordiamo nel suo 114° anniversario, morì il 28 aprile 1912. Bonnot ha un’infanzia dura, perde la madre a soli 5 anni ed il fratello non resse al trauma e si suicidò. Il padre lo cresce da solo. Non riuscì mai ad adattarsi a una scuola autoritaria, gerarchica e militaresca, quindi la sua carriera scolastica non fu di certo brillante e quindi a 14 anni iniziò a lavorare, facendo lavoretti di apprendistato in vari posti (comprese alcune officine), trovandosi spesso in conflitto coi suoi datori di lavoro troppo schiavisti. La prima condanna arriva a 16 anni per aver pescato di frodo e la seconda a 17 per aver scatenato una rissa in una balera. Nel 1901 si sposa e per un periodo abbandona scioperi e attività politica, per dedicarsi alla famiglia. Bonnot e consorte partono per Ginevra, dopo pochi mesi dalla coppia nacque una figlia, Emilie, che però morì dopo pochi giorni. Dopo la morte della figlia si dedica nuovamente alla propaganda anarchica, suscitando così le attenzioni del governo svizzero, che lo espelle insieme alla moglie. I coniugi si stabiliscono a Lione, dove Jules trova lavoro in un’officina specializzata, grazie alla sua buona manualità in campo di motori. A febbraio del 1904 dalla coppia nacque un secondo figlio, Louis Justin, fatto che comunque non distolse Bonnot dal suo attivismo politico. Anche a Lione si diffonde presto la sua fama di “agitatore”, ed è costretto ad un nuovo trasloco. A Saint-Étienne, dall’ottobre 1905 ad aprile 1906, è meccanico in una ditta importante della città. La moglie di Bonnot viene presa come segretaria presso la Confédération générale du travail, sindacato operaio cui Bonnot è molto legato. La moglie scappò poi insieme a un suo amico sindacalista. Dopo aver mandato alcune lettere disperate alla moglie per convincerla a tornare, Bonnot rimane disoccupato e, insieme ad altri disoccupati, simpatizzanti della rivista ‘L’Anarchie‘, tra cui Raymond Callemin, forma la “Banda Bonnot”, una banda di rapinatori che deruba le banche e i ricchi borghesi.

Tra il 1906 ed il 1907 si esercita nello scassinamento delle casseforti. Diventa abilissimo e, dopo pochi anni, nel 1910, si reca a Londra dove lavora in qualità d’autista al servizio di Arthur Conan Doyle. Parla spesso con Conan Doyle e a volte fa trasparire la sua ammirazione per Marius Jacob (foto sotto), noto anarchico francese ed espertissimo ladro. Jules Bonnot (foto sopra), è stato il primo ladro ad usare l’automobile per i suoi furti, ritenendola di importanza fondamentale, al punto da considerarla una vera e propria arma.

Per i membri della banda, rubare ai ricchi e alle banche era un atto di ‘reintegrazione’. Affermavano con convinzione che “la proprietà privata è un furto originario compiuto dai capitalisti e riprendersela è un diritto“. Ancora oggi, a distanza di un secolo, noi anarchiche e anarchici la pensiamo esattamente come loro.
I proventi delle rapine venivano utilizzati per finanziare il proprio stile di vita libero dai vincoli del lavoro salariato e per sostenere la propaganda anarchica (come il giornale ‘L’Anarchie‘). Gli anarchici della banda Bonnot sono stati tra i primi a non essere accondiscendenti e asserviti al capitale, perciò rapinarono le banche e rubarono ai più ricchi, per un ideale anarchico.
Il gruppo di Jules Bonnot, fu smantellato dopo una violenta caccia all’uomo che si concluse con la morte di quasi tutti i membri in scontri a fuoco con la polizia. In sintesi quindi, la loro è stata una “guerra totale” contro la società borghese.
La Banda Bonnot, attiva in Francia tra il 1911 e il 1912, era composta principalmente da individui provenienti dalla classe operaia o dal sottoproletariato urbano, animati da ideologie anarco-individualiste. I membri della banda condividevano una vita segnata dalla miseria e dallo sfruttamento lavorativo. Molti di loro erano specializzati in mestieri operai, tra cui meccanici, autisti (come lo stesso Jules Bonnot) e artisti. Il contesto sociale in cui operavano era in una Francia della ‘Belle Époque’, caratterizzata da un profondo divario tra le classi altolocate/borghesi e un malessere proletario diffuso.

La Belle Époque fu un periodo storico, culturale e artistico europeo che nasce tra la fine dell’Ottocento e la I guerra mondiale. Caratterizzato da ottimismo, pace apparente e notevole sviluppo tecnologico, il termine (“epoca bella”) fu coniato per sottolineare il clima di benessere, spensieratezza e fiducia nel progresso che ha segnato la società borghese di quel tempo.
La banda vedeva l’illegalismo (rapine ed espropri), come una forma di lotta privata e violenta contro la nobiltà, l’aristocrazia e la borghesia che li relegava ai margini della società. Puntualizziamo che la borghesia è la classe sociale che possiede i mezzi di produzione (capitalisti), in contrapposizione al proletariato che impiega la propria forza lavoro. I componenti della banda Bonnot, erano descritti come anime ribelli, schiacciate dal “tacco del padrone” che li schiavizzava senza dargli nessun diritto e nessun futuro, quindi trovarono nell’Anarchia una via, spesso definita utopista, di resistenza alle tante ingiustizie e prepotenze che, come classe sociale, dovevano subire quotidianamente.

L’anarco-individualismo invece, ha radici nel XIX secolo e pone l’autonomia e la volontà dell’individuo al di sopra della società. Gli anarco-individualisti non ripudiano la collaborazione volontaria tra singoli individui, ritenendo che sia auspicabile al fine di preservare la collettività. I principali esponenti di questa corrente dell’anarchismo sono Josiah Warren, Benjamin Tucker (foto sopra), Henry David Thoreau (foto sotto) e Max Stirner. Il rifiuto di stato, chiesa, religioni, istituzioni o società gerarchiche, non è dovuto al fatto che tali entità limitano la libertà, quanto al fatto che la limitano per fini che non appartengono all’Unico (se egli è in disaccordo con essi).

Siamo anarchici perché vogliamo la giustizia;
rivoluzionari perché vediamo l’ingiustizia
regnare ovunque intorno a noi.
E. Reclus
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Solidarietà alle compagne e ai compagni colpiti dalla feroce repressione dello stato stragista
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Cultura dal basso contro i poteri forti
Rsp (individualità Anarchiche)