A Milano in Piazza Fontana il 12 dicembre 1969, esplose un potente ordigno nel salone centrale della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Gli effetti furono devastanti: il pavimento del salone fu squarciato e 17 persone restarono uccise, altre 90 ferite.
Con la strage di Piazza Fontana, gli apparati militari (servizi segreti, e politici) che erano gli organizzatori, collaudarono per la prima volta la Strategia della tensione, non più con colpi di stato, ma con stragi di civili innocenti.
Per chi non si ricordasse cosa è stata, o meglio, cos’è la Strategia della tensione – terrorismo psicologico, facciamo un breve ripasso: un piano militare anticomunista Atlantico, firmato anche dall’Italia nel 1949, che prevedeva colpi di stato e stragi di stato per detenere il potere cattoliberalfascista. La strage di Piazza Fontana infatti, fu un progetto eversivo preparato attraverso altri attentati, col fine di diffondere disordine e paura, per arrivare ad una svolta autoritaria (terrorismo psicologico). Questo progetto, secondo la Relazione della Commissione Stragi, è stato in parte sostenuto mediante «accordi collusivi con apparati istituzionali». Furono coinvolti nell’indagine anche esponenti di spicco dei servizi segreti.
Pino Pinelli (anarchico che fece da capro espiatorio), dopo la strage, venne convocato in questura e ci rimase per 3 giorni. Tre giorni di torture, per gli sbirri, un normale interrogatorio (prassi). Il 15 dicembre Pinelli morì, buttato giù dalla finestra dagli stessi sbirri fascisti torturatori, perchè non voleva ammettere quello che volevano fargli ammettere: che era lui lo stragista, nonostante sapessero, le merde piduiste, che Pinelli era innocente. Naturalmente Pinelli, col coraggio di un vero partigiano anarchico, non cedeva, quindi gli sbirri lo buttarono giù dalla finestra, ormai moribondo a causa delle torture subite, fingendo che fosse un suicidio.
Un interrogatorio trasformatosi in omicidio.
Il giorno dopo la morte di Pinelli, un ulteriore imputato fu Pietro Valpreda. Valpreda si riteneva anarchico anche se con qualche incongruenza: apparteneva al gruppo 22 Marzo insieme al suo compagno di lotta Mario Merlino (fascista che si spacciava per anarchico), appartenente anch’egli al gruppo romano ’22 marzo’.
Fino al 1972, ufficialmente fu Valpreda il colpevole materiale, e gli ambienti di sinistra furono accusati di aver organizzato l’attentato. La situazione mutò quando gli investigatori scoprirono che le borse per trasportare e contenere l’esplosivo, erano state acquistate a Padova e il timer dell’ordigno proveniva da Treviso. Da questi dettagli, si comprese che la pista da seguire, era quella del terrorismo di matrice neofascista. I primi due imputati, per quanto riguarda la pista nera, furono Franco Freda e Giovanni Ventura, dell’organizzazione Ordine Nuovo.
Nel 1972 il processo partì da Roma, venne poi trasferito a Milano per competenza territoriale ed infine approdò a Catanzaro (foto sopra) per motivi di ordine pubblico. Successivamente, anche Freda e Ventura furono arrestati. Il quadro che emerse di quel periodo storico fu inquietante: l’avanzata della sinistra e delle lotte sindacali, spaventò ed allarmò alcuni settori del mondo militare e dei servizi segreti Atlantici anticomunisti che, per contrastarli ed evitare un’ipotetica vittoria della sinistra, decisero di allearsi, per raggiungere i propri obiettivi, col mondo terrorista dell’estrema destra. La decisione che presero infatti, di far scoppiare le bombe all’altare della patria e nelle banche, servì proprio allo scopo di far ricadere i sospetti sulla sinistra extraparlamentare e sugli anarchici.
Il giudice Salvini che condusse l’ultima istruttoria su Piazza Fontana, che durò dal 1989 al 1997, spiegò che il movente delle bombe, fu quello di indurre l’allora presidente del consiglio, il democristiano Mariano Rumor (foto sopra), a decretare lo stato di emergenza nel paese, in modo da facilitare l’insediamento di un governo autoritario cattoliberalfascista. Come accertò successivamente la Commissione Parlamentare Stragi: in effetti, furono seriamente progettate in quegli anni, delle ipotesi «golpiste», in modo da frenare le conquiste sindacali e la crescita delle sinistre, che venivano viste come il “pericolo comunista”. In Italia abbiamo avuto 4 colpi di stato cattoliberalfascista, fatti per evitare che la sinistra entrasse nel potere politico: colpo di stato Piano Solo 1964, organizzato dal generale Giovanni de Lorenzo, Golpe Borghese 1970, Colpo di stato rosa dei venti 1973, Golpe bianco colpo di Stato di stampo liberale e presidenzialista in Italia, promosso da ex partigiani bianchi antifascisti e anticomunisti, e scoperto nel 1974.: colpi di stato progettati a livello geopolitico dal Patto atlantico anticomunista, 1949.
L’avanzata della sinistra spaventò l’estrema destra istituzionale, che decise allora di allearsi con l’estrema destra eversiva, per dar vita ad una Strategia della tensione, che distruggesse l’immagine della sinistra e che sfociasse in un governo autoritario di destra, anche tramite un golpe o una strage. Resta il fatto che nessuno pagò per questi colpi di stato e queste stragi di Stato.
Il 22 aprile 2014, quel pagliaccio mediocre del presidente del consiglio Matteo Renzi, firmò la direttiva che “dispone la declassificazione degli atti relativi alle stragi di piazza Fontana (1969), Gioia Tauro (1970), Peteano (1972), Questura di Milano (1973), Brescia (1974), Italicus (1974), Ustica (1980), stazione di Bologna (1980), rapido 904 (1984)”.
La “Direttiva Renzi” riguardava tutte le amministrazioni dello stato: i ministeri, le polizie, i servizi segreti, che devono mettere a disposizione i documenti che riguardano i fatti eversivi avvenuti dagli anni ’60 alla metà degli ’80 del secolo scorso.
Quel partigiano bianco di Renzi, aveva promesso anche ai cittadini di aprire gli armadi (della vergogna), e divulgare su internet i documenti desecretati (Top Secret), alla fine degli anni ’90 da una commissione stragi, e rendere pubblici i documenti, per metterli a disposizione dei cittadini e degli studiosi storici. Siamo nel 2021 e quel pagliaccio partigiano bianco traditore, non ha fatto nulla, solo parole (da buon cattolico), e su internet non c’è ancora traccia di quei documenti desecretati dalla commissione stragi alla fine degli anni ’90. Questa è una enorme pecca, una ‘bastardata renziana’, una grande perdita, se la si guarda sotto l’aspetto di analisi sociale e politica.
L’ex magistrato Leonardo Grassi, nel 2018 fa delle dichiarazioni importanti ai mass media per quanto riguarda la declassificazione dei documenti Top Secret voluta da Renzi nel 2014, e ignorate dalla massa mediocre: per decidere che cosa tirare fuori dai cassetti, si sono messe al lavoro due commissioni. La prima, “di alto profilo”, formata da uomini degli apparati dello stato, dei ministeri e dal sovrintendente dell’Archivio centrale dello stato, Eugenio Lo Sardo. La seconda, consultiva, è composta da storici e da rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime. Solo la prima commissione ha il potere di scegliere che cosa rendere pubblico. “A decidere che cosa declassificare”, denuncia Grassi, “sono i rappresentanti degli stessi organismi che hanno classificato”. Chiediamo insomma stupidamente la verità a chi fino a oggi l’ha occultata, nascosta, insabbiata. Domandiamo di svelare i segreti dell’eversione a quelli che ieri hanno organizzato i depistaggi e nascosto documenti e prove alla magistratura che indagava.
Il “comitato di alto profilo” ha svolto il suo lavoro e ha stilato un lungo elenco di carte da versare negli archivi, provenienti dalla questure, dai ministeri, dalle polizie, dai servizi segreti interno ed estero (Aisi e Aise) e dalla struttura che li collega (Dis). Risultati? Mediocri, secondo Grassi. “Anzi, addirittura pericolosi: perché ora quello che è stato consegnato diventerà la verità, mentre quello che è stato tenuto nascosto non sarà più cercato”. Si scrive oggi la versione definitiva della storia sotterranea d’Italia. “E a scriverla sono gli stessi apparati che l’hanno prodotta, con le loro complicità con l’eversione, le coperture, i silenzi, gli inquinamenti, le esfiltrazioni, i depistaggi”.
Leonardo Grassi ha scritto una lettera molto critica al presidente e ai componenti del Comitato consultivo, affermando che “lo spirito della Direttiva è stato sostanzialmente ignorato in fase attuativa” e che “l’intera operazione appare del tutto inadeguata rispetto agli scopi prefissati”. Che cosa contesta all’operazione? “Sono stati versati documenti su una miriade di episodi d’eversione e terrorismo, anche minuti, ma non sono stati desecretati invece i fascicoli sulle strutture di guerra non ortodossa, che sono il cuore segreto della strategia stragista: da Gladio ai Nuclei per la difesa dello Stato, dalla Rosa dei venti all’Anello, dal Mar di Carlo Fumagalli a Pace e libertà di Luigi Cavallo. Tutte strutture degli apparati dello Stato con forti connessioni con i servizi segreti ”.
Niente sui due principali gruppi dell’eversione italiana di quegli anni, “Ordine nuovo di Pino Rauti [nella foto con Giorgio Almirante] e Avanguardia nazionale di Stefano Delle Chiaie, entrambi con consolidati rapporti con servizi e apparati”. Sono stati versati i documenti sulle stragi, “ma non i fascicoli personali sui personaggi che delle stragi e dell’eversione sono stati i protagonisti, neppure quelli già condannati per depistaggio o per strage”: dal Gran Maestro della loggia massonica P2 di Licio Gelli all’uomo del “supersismi” Francesco Pazienza, dal comandante Junio Valerio Borghese del tentato golpe del 1970 al colonnello Amos Spiazzi della Rosa dei Venti, dal colonnello dei carabinieri Giuseppe Belmonte al generale del Sismi Pietro Musumeci, dall’armiere di piazza Fontana Carlo Digilio al capitano dei carabinieri Antonio La Bruna e ai generali del Sid Vito Miceli e Gianadelio Maletti.
Niente fascicoli di Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, già condannati per la strage di Bologna, né dei più volte indagati Delfo Zorzi, Massimiliano Fachini, Stefano Delle Chiaie, Marcello Soffiati. Niente sul Piano Solo (1964) del generale Giovanni de Lorenzo. Niente sul banchiere Michele Sindona, coinvolto nel golpe Borghese e in rapporti con Cosa nostra. Sulla strage di Ustica, Grassi fa notare che neppure un documento è stato versato dal ministero dei Trasporti: “Possibile che non abbia neppure una carta sulla notte del 27/6/1980 in cui è caduto in mare il Dc-9 dell’Itavia?”. Quanto alle stragi del 1992-93 sono state fin dall’inizio escluse. Ci sono poi alcuni archivi che sono rimasti completamente fuori dalla pesca miracolosa: sono l’inaccessibile archivio del Quirinale e quelli degli Uffici sicurezza del Patto Atlantico.
Intanto i servizi segreti italiani per prenderci in giro ulteriormente, avevano organizzato nel dicembre 2017, un convegno all’Università di Pavia dal titolo “La storia possibile”, in seguito al quale sono state finanziate due borse di studio da 20 mila euro ciascuna per lo studio delle carte versate negli archivi. “I servizi”, conclude Grassi, “oggi stanno cercando di scrivere la storia che hanno costruito negli anni ’60, ’70 e ’80”….
Quindi possiamo benissimo dedurre oggi, che il problema principale in quei periodi (ma ancora oggi), è da ricercare nelle trame occulte dei servizi segreti che giocavano sporco, non solo in Italia ma anche a livello geopolitico internazionale.
Pinelli non si è piegato a questo mondo egoista e senza sentimenti, lui ha lottato come noi contro l’ingiustizia sociale, l’uguaglianza delle classi sociali, i diritti e la libertà di essere felici per tutti, che non deve essere più un’ optional per pochi privilegiati borghesi.
Contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo che oggi è ritornato attuale, perchè ci han tolto lo Statuto dei lavoratori, una conquista degli anni ’60. Questi politici buffoni, che prendono 15000 euro al mese come minimo, vogliono togliere anche il Reddito di cittadinanza ai più poveri, ma cosa vogliono creare con questa mossa: una nuova guerra civile come negli anni ’60-’70, con la Strategia della tensione per bloccare l’insurrezione? Questi politici non si vergognano neanche di quello che hanno fatto per arrivare al potere. Ogni tanto i giornalisti tirano fuori il problema di questi politici senza scrupoli che, nonostante oggi ci sia una Commissione stragi che li incolpa come stragisti, loro fanno finta di niente e sono ancora lì a ingrassarsi e a governare il potere politico, economico e militare.
Atlantide Storie di Uomini e di Mondi – Piazza Fontana, La Strage 11/12/2019
www.la7.it/atlantide/rivedila7/atlantide-storie-di-uomini-e-di-mondi-piazza-fontana-la-strage-12-12-2019-298172
Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi
https://www.parlamento.it/parlam/bicam/terror/stenografici/steno9.htm
Basta apparati militari, basta guerre, basta sbirri, basta politici massomafiosi!
Anarchia: l’unica via.
Solidarietà a tutti i compagni Anarchici incarcerati per aver creduto nel sogno utopistico dell’Anarchia..
Pinelli vive e lotta sempre insieme a Noi!
Che si dica pure che siamo dei ‘senza patria’;
può anche darsi che sia così. Ad ogni modo,
se una patria noi dovessimo sceglierci,
sceglieremmo sempre la patria degli oppressi,
e non quella degli oppressori.
Errico Malatesta
Cultura dal basso contro i poteri forti
Rsp (individualità Anarchiche)