Chi erano i partigiani bianchi? Chi li ha incentivati e sovvenzionati?

Nascita ed evoluzione della Gladio bianca (1° parte)

Chi erano i partigiani bianchi ?

Chi li ha incentivati e sovvenzionati ?

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Nel 1944, a guerra quasi perduta per la Repubblica di Salò, con gli eserciti alleati che erano già arrivati a Roma, l’annuncio della nazionalizzazione e socializzazione delle imprese, come quelle per l’energia elettrica, portò alcuni settori dell’industria italiana, in particolare le famiglie imprenditoriali milanesi Pirelli, Falck e Crespi, a decidere di finanziare segretamente le attività del Comitato di Liberazione Nazionale attraverso l’ing. Giorgio Valerio, direttore amministrativo della Edison, rifugiatosi in Svizzera dopo l’8 settembre del 1943; il quale poi proseguì la sua battaglia “antitotalitaria” e liberale anche nel dopoguerra, fino agli anni ’60, opponendosi strenuamente al centrosinistra e all’ingresso dei socialisti nel governo.

Durante la Resistenza, la preoccupazione principale degli industriali era legata al rischio che, a guerra finita, non sarebbe più stato possibile rientrare in possesso delle proprietà perdute. A destare ulteriore allarme, inoltre, nelle zone che venivano liberate dai nazifascisti, i partigiani garibaldini stavano imponendo nelle fabbriche proprio quei consigli operai contro i quali vent’anni prima gli industriali si erano schierati coi fascisti, mentre la propaganda del CLN attaccava il provvedimento dei repubblichini come un’operazione demagogica.

In base ad un carteggio del luglio 1945, tra il responsabile della Psychological Warfare Branch di Genova, Lovering Hill, e l’ambasciatore americano a Roma, nel giugno 1945, a guerra terminata, si tenne una riunione, a Torino, presenti Pierluigi Roccatagliata (per la Nebiolo), Pietro Pirelli, Rocco Piaggio, Angelo Costa (poco dopo diventato presidente di Confindustria), l’ingegner Falck ed il commendator Vittorio Valletta (per la Fiat), durante la quale fu deciso lo stanziamento di 120 milioni di lire dell’epoca per l’attuazione di un piano anticomunista, comprendente una campagna stampa e la costituzione di squadre armate la cui organizzazione fu affidata al massone Tito Zaniboni. Il servizio segreto era noto a Milano come servizio I degli industriali ed era diretto dal tenente colonnello Boncinelli, il quale era tra gli organizzatori dell’AIL, l’Armata Italiana di Liberazione.

L’Armata Italiana di Liberazione fu costituita all’indomani del referendum sulla repubblica ed era composta da reduci della X Mas, delle Brigate Nere e da formazioni partigiane “bianche”, come la brigata Osoppo, la quale poi confluì in larga parte nella Stay Behind italiana. Tra gli aderenti si contavano alti ufficiali come i generali Caffaratti, Zame, Grosso, Assanti, Raffaele Cadorna, l’ex ministro del governo Badoglio Antonio Sorice, il sottosegretario Alfredo Guzzoni e il capo di Stato Maggiore Giovanni Messe, il capo del servizio segreto tra il 1945 ed il 1948 Ettore Musco e l’ammiraglio Stone (USA). L’organizzazione poteva contare su 20.000 aderenti a livello nazionale, ed un nucleo di 500 paramilitari altamente addestrati, oltre che su una rete estesa fino ai vertici dei comandi militari.

 

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