Sbirri corrotti accedono abusivamente ai sistemi informatici del min. dell’interno e vendono le informazioni a privati

In questi giorni, il 16 maggio i mass media scrivono che l’inchiesta della Procura di Napoli coordinata dal procuratore Nicola Gratteri è partita tra Napoli, Roma, Ferrara, Belluno e Bolzano. L’inchiesta è partita da 730 mila accessi illeciti alle banche dati, effettuati in due anni da due sbirri bastardi corrotti e doppiogiochisti perchè giocavano con la massomafia (come l’aveva coniata Falcone prima di essere ucciso; aveva capito che la mafia era usata per la sua ignoranza dalla massoneria). Sbirri infami che lavoravano in nero privi di giustificazione di servizio (vecchio vizio dei servizi segreti; chi controlla il controllore?). Secondo l’accusa, alcuni appartenenti alle forze dell’ordine disordine, in cambio di denaro e con un vero e proprio tariffario, avrebbero effettuato accessi abusivi con le proprie credenziali, per ottenere e commercializzare dati riservati. Decine gli indagati destinatari delle misure cautelari: 4 in carcere, 6 ai domiciliari e 19 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Una vasta operazione di polizia giudiziaria condotta dalla polizia postale e dalla squadra mobile di Napoli, contro un’organizzazione criminale dedita ad accessi abusivi ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Le tariffe degli sbirri corrotti (se facevano comprà anche da mammasantissima – mafia), variavano dai 6 ai 25 euro a seconda del tipo di dati estrapolati: dalle banche, alle forze dell’ordine – disordine, a quelle dell’Inps, dell’agenzia delle entrate o delle poste. Oltre agli agenti di ps, risultano coinvolti anche dipendenti dell’Inps, dell’agenzia delle entrate e due direttori di filiali di poste italiane. Tra gli elementi emersi nell’ordinanza di quasi 1900 pagine firmata dal gip Giovanni Vinciguerra, compare un contatto diretto tra il ferrarese Mattia Galavotti, arrestato con l’accusa di essere uno dei vertici dell’associazione a delinquere e Samuele Calamucci, hacker milanese considerato la mente del sistema Equalize, un inchiesta che ha svelato una rete di dossieraggio e spionaggio industriale su larga scala, gestita dall’omonima società di investigazione e risk management. I due, secondo gli atti, si scambiavano via mail informazioni e richieste di verifiche bancarie su quelli che erano pagati per controllarli, mentre società riconducibili all’universo Equalize, come Mercury Advisor, avrebbero effettuato pagamenti a Galavotti per ottenere dati “reputazionali” ricavati dalla banca dati interforze Sdi. Secondo il procuratore Gratteri, Galavotti avrebbe gestito insieme a Giuseppe Picariello, residente a Portici, la società ‘Sole Investigazioni e Sicurezza srl’. L’agenzia, operativa tra Ferrara e San Giorgio a Cremano, viene indicata dagli investigatori come una delle centrali del mercato illecito delle informazioni riservate.

Attraverso accessi abusivi a banche dati protette dalle forze dell’ordine, Inps, Poste, catasto e ispettorati del lavoro. Gli accessi occulti, eseguiti come sbirri corrotti, avrebbero riguardato persino Serpico, il sistema informatico dell’Agenzia delle entrate. Dall’inchiesta Equalize, si è saputo dai mass media solo nel 2024 che era indagato anche Enrico Pazzali (foto sopra), presidente di Fondazione Fiera Milano e proprietario di Equalize che era stato accusato di associazione a delinquere e accessi abusivi. E il suo compare Carmine Gallo (foto sotto), amministratore delegato di Equalize ed ex “super poliziotto”. Attraverso i loro contatti con le forze dell’ordine – disordine e con esperti di cyber security (tra cui l’hacker Samuele Calamucci), riuscivano a violare lo SDI (Sistema d’Indagine) e le banche dati fiscali e previdenziali. Il business consisteva nel vendere i dati illeciti a decine di grandi multinazionali, banche e studi legali, per ricatti, strategie di mercato o interessi personali (peggio della mafia…).

Tra i clienti di equalize vi erano anche società energetiche strategiche come Eni o Erg. Aziende come Heineken, Barilla, l’ex Ilva o Gamenet del gruppo Lottomatica. Ma anche il Mossad, il Vaticano e pezzi dei servizi segreti italiani ancora senza un nome (storicamente impuniti – vecchio vizio). E poi soggetti famosi che si sono mossi probabilmente a titolo individuale, come la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli o Leonardo Del Vecchio. L’indagine Equalize sugli hacker spioni guidati dal presidente spione doppiogiochista Enrico Pazzali, sta scoperchiando un sistema fatto di centinaia di clienti che hanno beneficiato dei servizi offerti da Equalize e dalle altre società di investigazione privata (Mercury Advisor e Develope and Go), accusate di aver ottenuto e diffuso informazioni riservate. Servizi che solo nel 2023 hanno fruttato 1,9 milioni di euro e che spaziavano dalle attività lecite, a ricerche in banche dati segrete e dossieraggi, oltre che ai politici, chiesti da aziende sul conto di propri «nemici» e propri dipendenti: un vero e proprio business milionario.
Ma ritorniamo all’inchiesta diffusa dai mass media in questi giorni fatta dalla Procura di Napoli e coordinata dal procuratore Nicola Gratteri. L’indagine è partita da una segnalazione dell’Inps, che ha permesso di individuare due viceispettori del commissariato di Secondigliano, Alfonso Auletta e Piemassimo Caiazzo, anch’essi posti ai domiciliari. Tra il 2020 e il 2022 avrebbero effettuato oltre 800mila accessi alle banche dati in uso alla polizia, un numero ritenuto anomalo dagli investigatori. I due poliziotti corrotti per difendersi hanno raccontato la palla che le password venivano custodite in una cassettiera aperta e che quindi avrebbero potuto essere utilizzate anche da altri, ma i giudici non hanno ritenuto credibile la versione difensiva. In totale sono 10 gli arresti eseguiti tra carcere e domiciliari. Tra gli indagati a piede libero compare anche il finanziere leccese Giuliano Schiano, già sospeso dal servizio nell’ambito dell’inchiesta Equalize.

Gli investigatori, ricostruendo gli intrecci societari tra diverse agenzie investigative, hanno inoltre analizzato il verbale di scioglimento della ‘Sole Investigazioni e Sicurezza srl’, deciso nel 2023 poco dopo alcune perquisizioni. Da quella documentazione sarebbero emersi i rapporti tra Galavotti, Picariello e i fratelli Sole, attivi soprattutto in Veneto.

Ma per capire meglio il vecchio vizio degli sbirri corrotti e spioni, bisogna andare ad analizzare il periodo dello scandalo Sifar, la guerra tra servizi segreti militari e civili: Nel 2024 i mass media riportano la sentenza della CORTE D’ASSISE DI BOLOGNA che ci spiega che a metà degli anni ’60, il conflitto tra servizio segreto civile e militare in qualche modo è stato un antidoto alle trame stragiste dello stato anticomunista e alle propensioni golpiste di quegli anni (es: Piano Solo colpo di stato fatto solo dai carabinieri, il Golpe Borghese, ecc.). D’Amato il poliziotto (foto sotto), agente segreto e dirigente generale di pubblica sicurezza, era direttore dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’interno dal 1971 al ’74. Ha avuto una cordata anche di uomini d’affari, ha avuto una serie di rapporti privilegiati con la polizia, con la CIA, coi Servizi americani e coi Servizi francesi.

Questa analisi è un pezzo di solito poco considerato, invece è molto importante, perché è quello che porta alla vicenda dell’istituzione del club massonico di Berna. Puntualizziamo che D’Amato era il capo dell’Ufficio Affari Riservati sin dal 1966, data importante per ciò che riguarda i rapporti con Delle Chiaie (fascista pagato e manovrato dai servizi segreti). Il metodo di lavoro di D’Amato prevedeva la suddivisione dei suoi uomini in squadre separate sia per territorio che per ambiente di infiltrazione, la più famosa delle quali era la famigerata ‘squadra 54’ del maresciallo Alduzzi in azione dopo la strage di stato a piazza Fontana. E qui nasce una spaccatura diretta fra l’Ufficio Affari Riservati di D’Amato, e i Servizi Militari. I militari credevano nella teoria della ‘guerra rivoluzionaria’ in tutta Europa, organizzando colpi di stato, attraverso azioni destabilizzanti; il tutto per costoro era una “guerra rivoluzionaria diretta dai sovietici” da contrastare. Ed invece D’Amato capisce che la prospettiva deve essere diversa, e convince di questo il Club di Berna. Capisce che ci sono differenze, contrasti, rivalità autonome e logiche differenti che aprono spazi alla penetrazione dei servizi segreti. Un modo più acuto di servire il sistema Nato di cui faceva parte e, se in Italia avessero preso il potere i sovietici, per lui non sarebbe cambiato niente, avrebbe sempre fatto il capo della polizia, essendo come cultura doppiogiochista (stava sia col potere della destra che col potere della sinistra, dipende da dove soffiava il vento). Il governo antifascista Nato era anche anticomunista, e lui era anticomunista! Così come era stato fascista e poi al servizio degli americani e poi in conflitto con questi ma anche in relazioni cordiali con gli stessi nel 1969. Il momento clou dei rapporti di D’Amato con Avanguardia Nazionale erano in ascesa già nella prima metà degli anni ’60; ha influenza, potere, nell’apparato dell’UAR e in genere della ps, anche se non ne è il capo; è il “numero uno negli operativi”. L’aggancio di AN con Ordine Nuovo, risale ai primi anni ’60. Ordine Nuovo è fatto da avvocati e giornalisti, tendenzialmente da gente alto borghese massonica come quelli della P2 (formata da alti gradi delle forze dell’ordine – disordine). È legato organicamente al servizio militare che gli procura finanziamenti, rapporti politici, tutto. Avanguardia nazionale invece erano ancora i compari di Ordine nuovo ed erano formati da un gruppo di ceto medio (un gradino gerarchico inferiore). Lo stesso capo Pino Rauti era giornalista al Tempo, collaborava col servizio segreto militare, e Delle Chiaie soprannominato ‘er Caccola’, era il responsabile di zona di un ufficio assicurativo di scarsa affluenza, quindi non tenta di fare un gruppo suo, anche se c’era rivalità personale fra i due leader fascisti. I leader e i fondatori di Ordine Nuovo erano Pino Rauti (foto sotto) e Clemente Graziani che nel 1969, organizzarono la ‘lotta extraparlamentare clandestina’ e avevano un ruolo nell’elaborazione della cultura politica, nelle operazioni di tipo militare, addestravano e infiltravano i loro uomini anche ad operazioni in terreno di guerra politica sociale anticomunista.

A differenza di Ordine Nuovo, “Avanguardia Nazionale è un gruppo di squadristi da usare per fare i bastardi in piazza contro il proletariato“. La prima occasione in cui si coglie un rapporto cordiale fra gli squadristi di AN e la polizia è nel 1962, quando ci sarà una manifestazione contro il presidente del Congo Moïse Ciombe, capo della controrivoluzione che era contro Patrice Lumumba (antisecessionista, anticolonialista, antimperialista, filocomunista) di protesta delle organizzazioni giovanili di sinistra, che verranno caricate dagli uomini di Avanguardia Nazionale. A partire dal 1963-’64, inizia uno stabile finanziamento di 300.000 lire, una cifra non modesta per il tempo, che darà disponibilità di una sede in pieno centro a Roma in via Arco della Ciambella, dove il finanziamento arriva dagli Affari Riservati, ma interessa anche il tramite, il giornalista di destra direttore del Borghese Mario Tedeschi (foto sotto con Almirante), uomo della P2 e senatore del MSI.

Avanguardia nazionale invece è sempre stata una banda di corsari (braccio armato), che facevano la loro personale guerra da corsa contro i nemici individuati dall’alto. Quindi, mentre Ordine nuovo aveva dei rapporti in qualche modo istituzionali, AN veniva invece usata secondo le contingenti necessità, per esempio sono 2 gli episodi sui quali si sofferma l’indagine: lo scioglimento di Avanguardia nazionale e la vicenda dei c.d. “manifesti Cinesi“. La storia dei manifesti cinesi è molto significativa: nella città di Roma appaiono manifesti di un movimento di ispirazione filocinese, che punta a una scissione nel partito comunista. L’inchiesta fascista fornisce dettagli su un tentativo di scissione stalinista e filocinese, da parte di una mente che appare ben a conoscenza delle dinamiche interne del partito e agisce con azioni di grande valenza simbolica per fomentare la scissione stessa (ad esempio, il luogo prescelto il teatro Goldoni di Livorno). Ma ciò che qui interessa è il fatto che le affissioni saranno effettuate da uomini di Avanguardia Nazionale: falsi manifesti commissionati dall’UAR e affissi da manovalanza di AN. Come si scoprì questa vicenda? In un modo singolare che merita di essere ripreso: La cosa si scoprì nel ’70 quando uno dei personaggi indagati per la strage, uno dei due fratelli Di Luia, in un ‘intervista al Corriere della sera dirà: “E no, chi ha mandato Merlino?”, Mario Merlino è uno degli indagati per la strage di Piazza fontana insieme a Pietro Valpreda, solo che Merlino era un fascista infiltrato fra gli anarchici. Chi ha mandato Merlino, uomo di AN, fra gli anarchici, è stato lo stesso uomo che diresse l’operazione dei Manifesti cinesi. Puntualizziamo che il figlio dell’infame doppiogiochista Mario Merlino, Emanuele Merlino (foto sotto), è stato nominato dal governo Meloni, capo della Segreteria tecnica del ministero della cultura dal 2022 fino a maggio 2026!

Molti anni dopo lo stesso Delle Chiaie, ascoltato dalla prima Commissione stragi, tenterà di dare una sua spiegazione, nella quale ammetterà che l’operazione militare ‘manifesti cinesi’, veniva dal Ministero dell’Interno e in particolare dal Dottor D’Amato, e dal Dottor Russomanno. Mario Tedeschi ne fu il tramite, un elemento indispensabile per permettere alla polizia di ridurre al minimo i rapporti diretti col gruppo di Delle Chiaie. Il rapporto Tedeschi-D’Amato e il grande maestro massone P2ista Gelli, è dunque strettissimo, da sempre, tutt’altro che casuale. In questo contesto, s’inserisce la vicenda dello scioglimento fittizio di AN che avverrà nella seconda metà degli anni ’60. A questo punto iniziò un’indagine per applicare la legge Scelba, che proibisce la ricostituzione del partito fascista ad AN, diventata nel frattempo occulta e specializzata a infiltrare i suoi uomini in varie direzioni: fra gli anarchici, ma anche nel PCI…

Quindi in realtà, sono le loro tecniche clandestine, che erano quelle che gli aveva insegnato, anche se formalmente erano sciolti, il ministro degli interni per la strategia della tensione, fatta di stragi e colpi di stato. Il gruppo però resta ufficialmente sciolto, paradossalmente fino al gennaio del ’70, cioè dopo la Strage di Piazza Fontana quando comincia a emergere il ruolo di questo strano personaggio, Mario Merlino (foto sopra), sedicente anarchico, frequentatore di Valpreda, ma che fino al giorno prima aveva incontrato Stefano Delle Chiaie (foto sotto). A quel punto si preferisce ricostituire ufficialmente AN, in un primo momento con la sigla di Avanguardia Rivoluzionaria per evitare che scatti un’ulteriore fattispecie di reato con ulteriori problemi. E Avanguardia Nazionale continuerà ad andare avanti fino allo scioglimento ufficiale che sarà nel ’75, però già allora era iniziata una confluenza in Ordine nero coi rimasugli di Ordine Nuovo, eccetera. Questo è stato possibile grazie al fatto che la polizia politica, informata perfettamente dell’esistenza del gruppo, aveva allontanato solo i personaggi più marginali e poco importanti, ma il gruppo in quanto tale era rimasto in piedi.

Le indagini di Gratteri pubblicate in questi giorni descrivono ancora un sistema in cui ex esponenti dei servizi segreti e agenti corrotti delle forze dell’ordine fasciste hanno collaborato per creare dossier illeciti venduti a privati, con intrecci che coinvolgono anche l’uso improprio di fondi riservati. I principali filoni d’inchiesta emersi tra il 2024 e il 2026 riguardano l’inchiesta “Squadra Fiore” e Giuseppe Del Deo. L’indagine della Procura di Roma ha svelato l’esistenza di un gruppo clandestino, soprannominato “Squadra Fiore” appunto, composto da ex appartenenti alle forze dell’ordine ed ex membri dell’intelligence. Giuseppe Del Deo (foto sotto), ex vicedirettore dei servizi segreti del DIS ed ex numero due del servizio segreto AISI, è indagato per peculato e accesso abusivo. È accusato di aver sottratto circa 5 milioni di euro dai fondi dei servizi segreti attraverso contratti gonfiati o fittizi con società amiche. Il gruppo utilizzava le proprie competenze e l’accesso abusivo alle banche dati per confezionare dossier su politici, imprenditori e privati.

Carmine Gallo (foto sotto), ex poliziotto di ‘alto profilo’, gestiva la società investigativa Equalize, che secondo l’accusa fungeva da copertura per un’attività sistematica di dossieraggio illegale. Il gruppo vantava legami con soggetti legati ai servizi segreti israeliani per ottenere tecnologie e informazioni riservate. Le informazioni provenienti dallo SDI (Sistema d’Indagine delle forze dell’ordine) e venivano vendute ad agenzie di investigazione privata. I fondi neri riservati dei servizi segreti, venivano usati per pagare consulenze a società private controllate da membri della rete. L’obiettivo era lo pionaggio industriale, il ricatto politico e il controllo di figure pubbliche per favorire interessi economici e di potere.

Nel 2025 l’antimafia scrive sui mass media, che è ormai evidente che le stragi di stato nel nostro paese sono legate da un unico ‘filo nero’ che intreccia mafia, servizi segreti americani (Cia), fascisti e servitori dello stato. Sentenze provenienti dai tribunali più importanti d’Italia, hanno certificato la presenza in tutte le stragi italiane dal dopoguerra a oggi, iniziando da Portella della Ginestra, di manovalanza criminale di basso rango (picciotti o camerati neofascisti) e di manovratori esterni (servizi segreti ed alti referenti politici). La più emblematica è certamente la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto del 1980: un dramma che ha spezzato la vita a 85 persone e provocato oltre 200 feriti. Dopo anni di depistaggi orditi dalla componente più sanguinaria del potere economico, politico e militare, si è riusciti ad arrivare a delle condanne che distruggono la favoletta dello ‘spontaneismo’ armato dei neofascisti. Nessuno di loro ha mai agito per conto proprio: la Cia ha deciso o dato grandi aiuti per realizzare questa e altre stragi. L’avvocato Li Gotti, nel suo libro, esprime il suo duro punto di vista: “In nome dell’anticomunismo e della fedeltà atlantica sono stati commessi nel nostro Paese crimini inconfessabili con cui è difficile fare i conti ancora oggi”. Anche perché l’attuale classe politica al governo filo fascista, ha più volte strizzato l’occhio agli stragisti. Il pantheon di Giorgia Meloni ospita “padri spirituali” come Giorgio Almirante, leader di quel Msi che è stato il partito che ha dato ospitalità e seggi in Parlamento a tanti protagonisti dei servizi segreti e della strategia della tensione (alcuni iscritti anche alla P2), da Junio Valerio Borghese a Sandro Saccucci (foto sotto), da Giovanni De Lorenzo a Vito Miceli, da Gino Birindelli a Mario Tedeschi.

Almirante (scomparso a Roma nel 1988), è lo stesso che fa arrivare 34.650 dollari, attraverso l’avvocato missino Eno Pascoli, a Carlo Cicuttini, uno dei responsabili della strage di Peteano (tre cc uccisi), per finanziare e proteggere la sua latitanza in Spagna. Il presente non è meno ‘nero’ del passato: quella pagliaccia cattolica e doppiogiochista della Meloni, per declassare la commissione stragi e la commissione antimafia istituita a fine anni ’90 per togliere il segreto militare NATO dopo mezzo secolo di top secret, ha eletto alla presidenza della commissione antimafia la onorevole Chiara Colosimo di Fratelli d’Italia, fotografata con un busto di Mussolini in bella vista e amica dell’assassino del giudice Mario Amato e responsabile della strage del 2 agosto: lo stragista Luigi Ciavardini; affinità dimostrata con tanto di foto postata su Facebook (foto sotto). Ma d’altronde cosa ci si può aspettare da un governo che ha nominato come sottosegretario al ministero della difesa la figlia di Pino Rauti, cioè uno dei principali strateghi della strategia della tensione (Nato)?

Ad agosto 2023, il ministro della giustizia Carlo Nordio ha dato privilegi agli stragisti in Parlamento, dichiarando falsamente che esisteva una sentenza della Cassazione che avrebbe potuto dare il via libera all’annullamento della condanna per Ciavardini per la strage di Bologna. E poi, nella sala capitolare del Senato è stato commemorato il piduista, depistatore e latitante generale Maletti, condannato con sentenza definitiva per il depistaggio delle stragi di Piazza Fontana. Convegno che fu organizzato meno di un anno fa dall’onorevole Federico Mollicone, figlio dell’esponente di Ordine Nuovo Nazzareno Mollicone. Il deputato, tra le altre cose, è firmatario di una interpellanza al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e il guardasigilli Carlo Nordio, col quale si prefigge lo sfacciato tentativo di addossare altrove le responsabilità del massacro del 2 agosto 1980: la cosiddetta “pista palestinese”, l’ennesima grande balla sonoramente bocciata da diverse inchieste, come ha tenuto a ricordare anche il sostituto procuratore generale bolognese Nicola Proto nella sua requisitoria nel processo d’appello sull’attentato a carico dell’ex Nar Gilberto Cavallini. Si tratta, in altre parole, dell’ennesimo tentativo di deviare la responsabilità dai neofascisti e di mettere i bastoni tra le ruote a chi vorrebbe trovare la vera regia esterna.

In attesa della chiusura dei lavori, diamo uno sguardo ai nomi per comprendere gli esecutori materiali che sono stati condannati: i neofascisti Paolo Bellini (foto sotto), Gilberto Cavallini, Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. Per il reato di depistaggio le sentenze hanno toccato uomini ai vertici dei servizi segreti (il generale Pietro Musumeci e il colonnello Giuseppe Belmonte) che per questo motivo sono stati condannati con sentenze definitive unitamente a Francesco Pazienza, altro importane agente segreto collegato ai servizi americani. E poi l’ex capitano dei cc Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia, ex amministratore del ‘condominio dei misteri’ in via Gradoli, per false informazioni al pm al fine di sviare le indagini. Inoltre per essere stati gli organizzatori e finanziatori sono stati condannati l’ex capo della Loggia P2 Licio Gelli (a sinistra nella foto), Umberto Ortolani (a destra foto sotto), ex braccio destro di Gelli, Federico Umberto D’Amato, potente capo dell’Ufficio Affari Riservati al Ministero dell’Interno e uomo della Cia in Italia e Mario Tedeschi, ex piduista e senatore del MSI, individuati quali mandanti, finanziatori o organizzatori dell’attentato, foraggiato coi soldi del Banco Ambrosiano (banca vaticana).

Gelli e D’Amato, secondo l’ultima sentenza, utilizzavano come killer anche Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini ed altri esponenti della destra eversiva, garantendo loro denaro e impunità. Il vero nervo scoperto quindi è il rapporto che c’è tra la componente Cia in Italia e le strutture che dettano gli ordini ai bombaroli, quale la già citata loggia massonica P2. Del resto è un fatto storico che funzionari dei servizi segreti Usa portarono via dagli uffici di Gelli a Montevideo, in Uruguay, l’archivio uruguaiano della P2 mentre pochi giorni prima i magistrati Giuliano Turone e Gherardo Colombo scoprivano e sequestravano a Castiglion Fibocchi gli elenchi degli iscritti alla P2. Inoltre Paolo Bellini, esponente di Avanguardia Nazionale, collegato da decenni ai servizi segreti e protetto dagli stessi, si recò in Sicilia 30 volte nel periodo cruciale delle stragi, interloquendo direttamente con Antonino Gioè (foto sotto), mafioso a sua volta legato ai servizi ed esecutore della strage di Capaci (l’uccisione di Falcone, che aveva scoperto la massomafia che usava ed era al di sopra della mafia). È inquietante, come è stato accertato nei processi, che gli ex vertici dei carabinieri appoggiati dall’attuale maggioranza (tra cui Mario Mori), venuti a conoscenza che Bellini stava interloquendo con gli esecutori della strage di Capaci (quando morì il giudice Falcone il 23 maggio 1992), non solo rimasero assolutamente inerti ma per di più non scrissero alcuna relazione di servizio e distrussero documenti importanti che costituivano corpi di reato.

Da anni autorevoli inquirenti, storici e diverse sentenze hanno indicato come le grandi stragi italiane, da Portella della Ginestra fino alla stagione del terrore di Roma, Firenze e Milano, si siano consumate in un quadro internazionale opaco, in cui hanno agito forze esterne e i loro apparati dell’intelligence americana appartenenti alla Cia, vale a dire agenti sotto il comando del governo USA. II 18/1/2025 i mass media scrivono che è arrivata la condanna in appello a Paolo Bellini e la conferma in Cassazione della condanna a Gilberto Cavallini: due sentenze che riguardano la strage di Bologna e che, dopo le condanne già definitive a Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini (foto sotto), blindano la lettura del più grave attentato terroristico mai compiuto in Italia. È stato un attacco politico-eversivo che fa parte di una lunga catena iniziata il 12/12/1969 in piazza Fontana a Milano. È stata una strage realizzata dai neofascisti entrati in azione a Bologna con due gruppi di fuoco. È stata un’operazione finanziata dalla Nato anticomunista, coperta e depistata da apparati statali nel quadro geopolitico del mondo diviso in due blocchi, con la partecipazione attiva della P2 di Licio Gelli che era la custode, dentro e fuori le istituzioni, degli inscalfibili equilibri atlantici anticomunisti. Le due sentenze confermano dunque l’esistenza, nel sottosuolo della storia italiana, di una invisibile linea nera che interviene a minacciare e condizionare la politica con operazioni coperte, azioni illegali (e criminali), legittimate dai rapporti internazionali e realizzate da “agenzie” di volta in volta tollerate, nutrite, utilizzate da apparati statuali: gruppi neofascisti (specialmente ON e AN), supergruppi criminali (come la banda della Magliana), organizzazioni mafiose (come Cosa nostra, ma anche la ’Ndrangheta, attive dal progettato golpe Borghese del 1970, alla strage di Natale del 1984, fino alla nuova strategia della tensione del 1992-’94).

Per comprendere la Storia italiana è necessario allora scendere sotto le onde della politica e calarsi negli abissi delle vicende segrete della Repubblica. È questo il cuore nero con cui bisogna fare i conti. È questo il nervo scoperto dell’attuale maggioranza di governo Meloni, non tanto il rapporto col fascismo storico, che sopravvive per lo più come nostalgia di chi tiene in salotto la paccottiglia dei busti di Mussolini o va a rendere omaggio ai caduti di Salò al servizio degli occupanti nazisti; ma il rapporto con la storia nera del dopoguerra. Le stragi del 1992-’94 hanno rappresentato un attacco contro lo stato, e restano aperti interrogativi sui cosiddetti “mandanti a volto coperto”, sulle presenze esterne a Cosa nostra e sulle connessioni tra mafia, eversione nera e apparati deviati dello stato. Allo stesso tempo le mafie che hanno usato piombo e tritolo contro lo stato 30 anni fa, oggi applicano una strategia diversa: atti di violenza più sottile, infiltrazione nell’economia e nelle istituzioni politiche e nelle forze dell’ordine -disordine.

Ricordiamo che le stragi di stato furono organizzate in provincia di Catanzaro, nella proprietà di Valerio Borghese (foto sopra, esecutore del Golpe Borghese nel 1970), militare, politico e nobile italiano, fu presidente del Movimento Sociale Italiano dal 1951 al ’53, nella sua tenuta nobiliare si tennero in quel periodo storico le riunioni golpiste e insurrezionali. In una di queste parteciparono i vari responsabili delle organizzazioni terroristiche e mafiose: Maestro Lino Salvini, Birindelli, “Alto Ufficiale della Marina Militare Italiana”, Edgardo Sogno, Stefano Delle Chiaie, Claudio Orsi, Maletti o Miceli, Natale Manaò, Felice Genovese Zerbi, Ciccio Franco e altri loro consociati, oltre a industriali nazifascisti. Stabilirono l’unificazione di tutte le squadre terroristiche che dovevano operare e compiere scontri in piazza, tumulti, attentati, stragi di persone inermi e innocenti indiscriminatamente, per far sì che il popolo italiano si rivoltasse contro le leggi, per imporre la dittatura militare, ricorrendo a ogni tipo di violenza e al caos nelle città. Il contesto è la rivolta di Reggio Calabria, esplosa il 14/7/1970, che rappresentò uno dei momenti più drammatici della storia. Scoppiata in seguito alla decisione del sindaco Pietro Battaglia di trasferire il capoluogo di regione a Catanzaro, la protesta si trasformò rapidamente in una stagione di violenze e tensioni che vide convergere istanze popolari, militanza missina e interessi della criminalità organizzata.

Pochi giorni dopo l’inizio dei moti nacque il Comitato d’azione per Reggio capoluogo, guidato tra gli altri dal sindacalista missino Ciccio Franco (foto sopra), futuro senatore. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, vari soggetti, tra cui i fratelli Paolo e Giovanni De Stefano, Paolo Romeo e Felice Genoese Zerbi, furono i protagonisti dell’intreccio tra ‘Ndrangheta e destra eversiva. Zerbi, esponente della nobiltà terriera e rappresentante in città di Junio Valerio Borghese, si occupava per conto di AN anche del reclutamento di militanti, come nel caso di Carmine Dominici pentito di ‘Ndrangheta ed ex militante di Avanguardia Nazionale. Il reo confesso e testimone di giustizia Vincenzo Vinciguerra (foto sotto), in un documento presentato alla Corte d’Assise di Venezia nell’estate del 1987 dichiara:“Si cercavano uomini-arma selezionandoli tra i simpatizzanti, gli aderenti e i militanti di Ordine Nuovo. Uomini da inserire, nel più assoluto segreto, in organismi NATO a difesa di quel mondo occidentale nella cui vittoria militare sull’Europa si individuavano le origini della decadenza occidentale e della finis Europae”.

Un primo passo, in tal senso, è stato compiuto nel 1951 con l’operazione “Stay-Behind” (nota in Italia, col nome di Gladio), la struttura paramilitare segreta della Nato sorta per continuare a combattere il nemico in caso di invasione degli eserciti del patto di Varsavia, ma adattata anche per contrastare il nemico interno, il Pci. Tra i vari compiti di Gladio vi era quello di attuare il “Piano Demagnetize”, un progetto elaborato sempre nel 1951 dal Psychological Strategy Board (l’organismo creato nello stesso anno dal Dipartimento di stato americano per condurre operazioni psicologiche all’estero), e reso operativo con un accordo tra i servizi segreti americani e italiani, al fine di depotenziare l’influenza sulla società italiana e esercitata dalle forze di orientamento comunista attraverso l’impiego di gruppi anticomunisti. Un fine per il quale la denominazione del piano esprimeva l’intento di ridurre quella sorta di “attrazione magnetica” che le idee comuniste andavano esercitando sulle popolazioni di alcuni paesi, in particolare Italia, e che andava ‘smagnetizzata’. Punto di collegamento tra Gladio e i gruppi neofascisti era l’”Aginter Presse”, ufficialmente un’agenzia stampa, in realtà una centrale dell’intelligence al servizio della Cia e della Nato fondata dall’ex ufficiale delle forze armate francesi e membro fondatore dell’organizzazione terroristica di estrema destra Oas (Organisation de l’Armée Secrète) Yves Guérin-Sérac (foto sotto), per conto dei quali insegnava a praticare la strategia della tensione attraverso l’infiltrazione e l’intossicazione dei movimenti e le tecniche con cui attribuire la responsabilità degli attentati a persone o a organizzazioni estranee.

Nel novembre del 1969, l’Aginter Presse ha redatto un documento: “occorreva fare sì che i comunisti venissero incolpati di attentati compiuti da estremisti di destra, e che tracce e indizi dovessero essere predisposti a questo fine. Si trattava delle cosiddette operazioni “false flag” (falsa bandiera), ovvero azioni condotte sotto mentite spoglie per coprirne le reali matrici, il cui prodromo, come abbiamo visto, può essere considerata la strage di Portella della Ginestra, del 1° maggio 1947“. I primi passi verso l’attuazione di questi progetti sono stati intrapresi nel 1963, con l’inaugurazione della prima stagione dei governi di centro-sinistra. La strategia statunitense, va inserita nel quadro storico della ‘guerra fredda‘, che vede l’Italia nei panni del paese cardine della contrapposizione dei due blocchi (Russia Nato), tanto per la sua posizione geopolitica (paese affacciato sul Mediterraneo e terra di confine coi paesi oltre la cortina di ferro), quanto per il suo contesto politico interno (il paese col più forte partito comunista occidentale, con un bacino elettorale del 25-30% che ne fa stabilmente la seconda forza politica italiana). Le politiche del centrosinistra in questo periodo erano caratterizzate da nuove linee sia a livello interno, la cosiddetta “strategia dell’attenzione” ideata da Aldo Moro, sostenuta dal PSI di Francesco De Martino e indirizzata al PCI di Enrico Berlinguer. Per contrastare il primo governo formato da Aldo Moro, percepito come un possibile cavallo di troia del comunismo, il capostazione della Cia in Italia, William Horney, ha cominciato ad attivarsi sia formando squadre d’azione formate da estremisti di destra (arruolati dal membro del servizio segreto militare Sifar colonnello Renzo Rocca, per compiere attentati contro sedi della Democrazia Cristiana da attribuire alle sinistre), sia creando gruppi di pressione che chiedessero misure d’emergenza per fronteggiare la violenza dei comunisti.

Il salto di qualità della strategia della tensione, che ha visto i neofascisti nei panni di agenti provocatori travestiti da militanti di sinistra, si è avuto negli anni ’60, a partire dal convegno organizzato a Roma dall’Istituto Antonio Pollio dal 3 al 5 maggio 1965 sulla guerra rivoluzionaria. Organizzato per iniziativa di 3 giornalisti appartenenti agli ambienti della destra, Enrico de Boccard (foto sopra), Gianfranco Finaldi ed Edgardo Beltrametti (quest’ultimo inserito come informatore nei servizi segreti da Giuseppe Aloia, mente occulta del Pollio e capo di stato maggiore della difesa), coi finanziamenti del Sifar e con la partecipazione di personaggi legati all’anticomunismo militante, tra i quali un gruppo di 20 studenti neofascisti guidati dal capo di AN Stefano Delle Chiaie, il convegno ebbe come tema principale “La guerra rivoluzionaria”, una dottrina che in quegli anni circolava soprattutto negli ambienti militari e mirata a coordinare e dare maggior vigore alla lotta contro la possibile avanzata del comunismo in Italia. In un contesto storico in cui il Partito Comunista Italiano sembrava riscuotere sempre più consensi, e nel quale la Democrazia Cristiana (pur mantenendo saldamente posti e posizioni di potere), sembrava progressivamente cedere terreno alla sinistra, i relatori del convegno hanno sostenuto la tesi secondo cui occorreva che una parte della destra si facesse carico di una reazione alla crescita del pericolo comunista affiancandosi, in questa attività, ad apparati dello stato particolarmente ‘sensibili’: uomini dei Servizi segreti, dei carabinieri e militari di fede neofascista insofferenti alle leggi della repubblica italiana. La creazione dei “Nuclei per la Difesa dello Stato” è stata uno degli obiettivi del convegno. Il generale Giuseppe Aloia, capo di stato maggiore dell’esercito, ha dato l’avvio alla loro costituzione e un suo fedele, il colonnello Adriano Magi Braschi, ne ha curato l’attuazione.

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Lo Stato è nato dalla forza militare;

si è sviluppato servendosi della forza militare;

ed è ancora sulla forza militare che

logicamente deve appoggiarsi per mantenere

la sua onnipotenza.

dal “Manifesto Internazionale Anarchico contro la guerra” (1915)

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Gli Anarchici (Versione Italiana di: Les Anarchistes) – Léo Ferré
https://www.youtube.com/watch?v=GzpzBOkXvpI&list=RDGzpzBOkXvpI&start_radio=1

FINO ALL’ULTIMO RESPIRO (OFFICIAL VIDEO) – Assalti Frontali, Il Muro Del Canto, 99Posse
https://www.youtube.com/watch?v=sAkeoWObKI0&list=RDsAkeoWObKI0&start_radio=1
Assalti Frontali – Guerra di Merda (Lyrics)
https://www.youtube.com/watch?v=lIGTp6n2JKs&list=RDlIGTp6n2JKs&start_radio=1

DEFINISCI BAMBINO – Canzone di denuncia civile su Gaza e i diritti umani
https://www.youtube.com/watch?v=yxtVdHTCLOU&list=RDyxtVdHTCLOU&start_radio=1

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Solidarietà a tutte le compagne e i compagni Anarchici ingiustamente incarcerati dallo stato repressivo e assassino.

Liberi tutti!

Viva l’Anarchia: l’unica coerente nella Storia, l’unica via!

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Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)

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