Il compagno Anarchico Alfredo Cospito è ancora al 41-bis: la Cassazione respinge il ricorso

Alfredo Cospito resta al 41 bis, la Cassazione dichiara inammissibile  ricorso dell'anarchico - Il Fatto Quotidiano

Il 20 marzo i mass media scrivono che la Cassazione dice no alla revoca del 41 bis per Cospito. La corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai legali di Alfredo Cospito, volto alla revoca del carcere duro (tortura). L’anarchico protagonista di un lungo sciopero della fame contro il regime di massima sicurezza, ha rischiato la vita e attualmente è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Sassari.

L’avvocato Albertini aveva presentato una istanza contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che confermava i rigetti del ministro Nordio sulle richieste di revoca anticipata del carcere duro. In altre parole, ha stabilito che Cospito deve rimanere ancora al 41-bis.

Contro il 41-bis, e l’ergastolo ostativo, Cospito aveva iniziato uno sciopero della fame durato 6 mesi, interrotto il 19 aprile 2023 dopo che la Corte Costituzionale giudicò illegittimo non considerare eventuali attenuanti per uno dei casi che lo hanno incolpato: cioè l’esplosione di due petardi piazzati nel giugno del 2006 davanti alla caserma dei carabinieri di Fossano (Cuneo), che naturalmente non provocarono morti né feriti. Una pronuncia che avrebbe potuto fargli ottenere sconti di pena e evitargli l’ergastolo. Pochi mesi dopo infatti, la Corte d’assise d’appello di Torino ricalcolò la pena inflitta a Cospito in 23 anni di reclusione (che sforzo…). Lo sciopero della fame aveva fortemente debilitato il compagno Cospito, portandolo a perdere circa 50 chili. Cospito è stato condannato ingiustamente al regime di 41-bis per un attentato che non ha provocato né morti né feriti ma, per aggravare la condanna viene considerato dallo Stato un ‘reato stragista’, quindi una ‘strage politica’. Reato previsto dall’articolo 285, che però non è stato applicato né per le stragi di Stato di Capaci e via D’Amelio, né per quella della stazione di Bologna.

Alfredo Cospito è l’unica persona detenuta al 41-bis incarcerata per motivi politici, ha riportato al centro del dibattito pubblico l’uso del regime di carcere duro, al quale è stato condannato per una strage che non ha causato alcun morto o ferito. È una discussione che riguarda la proporzionalità della pena e la possibilità che la sua condanna si trasformi in ergastolo ostativo, con cui perderebbe ogni possibilità di accedere ai diritti penitenziari.

Ma facciamo un po’ di storia per capire meglio il problema:

Le vicende che portano Cospito in carcere hanno inizio nel 2012. Erano gli anni delle politiche di austerità del cattosinistroide Mario Monti, senatore a vita dal 9/11/2011, e dal 16/11/2011 fino al 28/4/2013 è stato Presidente del Consiglio dei ministri della Rep. italiana. Erano gli anni in cui ci  toglievano lo statuto dei lavoratori (conquiste e diritti ottenuti con le lotte di classe negli anni ‘70) e ci imponevano il libero mercato (sfruttamento legalizzato); ci fu anche allora un picco dei licenziamenti individuali e collettivi: dal 2011 al 2012 sono stati licenziati 2 milioni di lavoratori e lavoratrici.

Con le condanne inflitte ingiustamente ad Alfredo Cospito, lo Stato italiano stragista ha trasformato il carcere duro in pena di morte. Ma analizziamo le condanne:

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Cospito viene condannato il 7/5/2012 per una azione diretta contro Roberto Adinolfi (foto sopra), l’amministratore delegato di Ansaldo nucleare dal 2007 (azienda italiana che opera nel settore nucleare e che realizza centrali nucleari di terza generazione), sparandogli un colpo di pistola al polpaccio. Per quell’azione diretta il compagno anarchico individualista Cospito viene condannato a dieci anni e otto mesi di carcere nel 2013. L’azione diretta attuata da Cospito (sparo al polpaccio), serviva per rivendicare e ricordare ad Adinolfi che noi italiani avevamo detto NO al nucleare già nel 1987, quindi lui ricopriva un ruolo illegale. Ricordiamo che lo sfruttamento e l’inquinamento del nucleare in Italia ha avuto luogo tra il 1963 e il ‘90. Dopo tale anno, le centrali nucleari italiane sono state tutte chiuse, per decisione politica presa sull’onda del risultato del referendum del 1987.

Ma non è finita qua:  Cospito mentre era in prigione, viene accusato anche di aver piazzato, nella notte tra il 2 e il 3 giugno 2006, due petardi considerati dai magistrati e dagli sbirri come bombe a basso potenziale in un cassonetto vicino alla scuola dei carabinieri P2 di Fossano, in provincia di Cuneo. La loro esplosione naturalmente non ha causato né morti né feriti. Per questa nuova accusa, Cospito è stato condannato ad altri 20 anni di carcere per strage, venendo inserito nel circuito penitenziario ad alta sicurezza previsto per reati associativi come la mafia, con una sorveglianza molto stretta e togliendogli ulteriori diritti, come la possibilità di scrivere pubblicazioni. Tuttavia, nel 2022, dopo 6 anni di detenzione, sotto richiesta del procuratore generale, la Corte di Cassazione ha deciso che Cospito doveva essere giudicato ingiustamente per il reato di “strage politica”.

Ma ora analizziamo bene che cos’è il regime penitenziario che istituisce il cosiddetto “carcere duro”:

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Gli ermellini (giudici) si sono attaccati ingiustamente all’articolo 285 del codice penale, che prevede l’ergastolo anche se l’attentato (azione diretta) non ha provocato nessun morto o ferito. Una scelta durissima e poco utilizzata, dato che l’articolo 285 non è stato applicato né per le stragi di Stato di Capaci e via d’Amelio e nemmeno per la strage di stato alla stazione di Bologna. Cospito è nato a Pescara, città che ha poi lasciato in favore di Torino, dove al momento dell’arresto viveva con la compagna Anna Beniamino. Anche lei si trova ancora oggi in carcere. Alfredo Cospito e Anna Beniamino vengono condannati rispettivamente a 20 e 16 anni di carcere. I magistrati emettendo la sentenza, hanno citato l’articolo 422 del codice penale, quello sulle stragi. Cospito, durante l’udienza aveva definito “assurda” l’accusa di aver  “commesso una strage politica per due attentati dimostrativi in piena notte, in luoghi deserti, che non dovevano e non potevano ferire o uccidere nessuno”.

A ottobre 2023, il tribunale della Sorveglianza di Roma aveva deciso (abuso di potere) che non ci sarebbe stata alcuna revoca anticipata del 41 bis. Il verdetto è arrivato nonostante anche la Direzione nazionale antimafia, a cui era stato chiesto un parere sul caso, si fosse detta favorevole alla revoca anticipata del carcere duro. E ora il compagno individualista Cospito è stato condannato ingiustamente di strage nonostante non avesse fatto nessun morto, lo Stato lo ha voluto condannare ingiustamente dandogli l’egastolo, dove non poteva accedere a nessun diritto, e rinchiuso in una piccola cella ammuffita 24 ore su 24, rinchiudendolo a vita: pena di morte!!

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Ma per capire meglio l’ingiustizia subita da Cospito bisogna andare indietro nella storia e partire dalle stragi di Stato fatte in Italia attraverso il piano militare Nato, chiamato Strategia della tensione, che si basava principalmente su una serie preordinata di atti terroristici, volti a creare in Italia uno stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, tali da far giustificare o addirittura auspicare svolte di tipo autoritario come le dittature militari e il 41 Bis. Nel 1969 vi furono in Italia 145 attentati dinamitardi (di cui 96 eseguiti dall’estrema destra): La parola strage di stato fu coniata nel 1969, dopo la strage di piazza Fontana,  anche se la strategia della tensione inizia però con la strage di Portella della Ginestra (1947), e con  il piano Solo: un colpo di stato eseguito dal generale dei carabinieri De Lorenzo nel 1964. La strage di Piazza Fontana fu eseguita da gruppi neofascisti (braccio armato dello stato come i nuclei clandestini dello stato, o il doppio Sid – doppio servizio segreto) e dai  settori deviati degli apparati di sicurezza dello Stato, con complicità e legami internazionali.  Ma l’arma stragista non finì i suoi eccidi, e fu usata ancora nel 1970 con la strage di stato di Gioia Tauro dove ci furono  6 morti 77 feriti, nel 1973 invece ci fu la strage di stato alla questura di Milano (foto sopra), dove ci furono 4 morti e 52 feriti, poi ci fu nel 1974 la strage dell’Italicus dove ci furono 12 morti e 48 feriti, poi la strage di stato di Piazza della Loggia sempre nel 1974 con 9 morti e 101 feriti, nel 1980 la strage di stato di Bologna invece fece 85 morti e oltre 200 feriti. Ma le stragi di Stato non furono eseguite solo dalla destra (braccio armato), ma anche da organizzazioni di strutture segrete, in alcuni casi paramilitari e comunque eversive (Rosa dei Venti, Nuclei di difesa dello Stato, loggia P2 ecc.) e i loro collegamenti internazionali come le strutture Gladio o Stay-behind, che servivano per la progettazione e la minaccia di colpi di Stato (il piano Solo del 1964, il tentato golpe Borghese del 1970), e infine la sistematica infiltrazione nei movimenti di massa e nelle organizzazioni extraparlamentari di sinistra, al fine di innalzare il livello dello scontro (le stragi di Stato sono state ideate dal Patto Atlantico, un patto militare firmato da Stati Uniti, Canada e vari paesi dell’Europa occidentale nel 1949, che ha dato origine alla NATO, rappresentando nel corso della guerra fredda il cosiddetto ‘blocco occidentale’.

Ma la cosa assurda è che Cospito, che non ha fatto morti ne’ eccidi, viene condannato a morte – carcere a vita, mentre i galoppini: Franco Freda, Giovanni Ventura e Guido Giannettini (ex agente del SID), rimasero impuniti per la strage di Piazza Fontana, vennero assolti dallo Stato (i loro mandanti), mentre i loro compari, gli ex ufficiali del SID Gianadelio Maletti e Antonio Labruna vennero condannati per falso ideologico in atto pubblico e favoreggiamento personale nei confronti di Guido Giannettini: tale sentenza venne confermata nel 1987, dalla Corte di Cassazione. Rimasero impuniti per la strage di stato di piazza fontana anche Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni (esponenti cattofascisti e dirigenti della cellula veneziana-mestrina di Ordine Nuovo), fu riconosciuto il coinvolgimento di Carlo Digilio (anch’egli ex militante di Ordine Nuovo e sedicente ex agente segreto), reo confesso di aver partecipato al confezionamento della bomba, ma la sua imputazione fu prescritta, grazie ai benefici della collaborazione di giustizia e la pena estinta prima che la sentenza fosse definitiva.

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Ma non è finita qua: per la strage di Gioia Tauro (foto sopra), i neofascisti Vito Silverini, Vincenzo Caracciolo e Giuseppe Scarcella furono riconosciuti esecutori materiali, ma tutti deceduti prima della sentenza definitiva; per la strage di Peteano vennero condannati Vincenzo Vinciguerra (reo confesso), Ivano Boccaccio (riconosciuto colpevole post mortem) e Carlo Cicuttini. I carabinieri Antonio Chirico, Dino Mingarelli e Giuseppe Napoli sono stati condannati per aver depistato le indagini. Nel 1993 il perito balistico Marco Morin (un tempo consulente di fiducia della Procura della Rep. di Venezia), è stato condannato per peculato e favoreggiamento, insieme ad altri Ufficiali accusati di falsa testimonianza; per la strage dell’Italicus si accertò una responsabilità del movimento Ordine Nero, ma gli imputati (i neofascisti Mario Tuti, Piero Malentacchi e Luciano Franci) furono tutti assolti dallo stato; per la strage di piazza della Loggia venne riconosciuta la colpevolezza di Carlo Digilio (reo confesso), e post-mortem di Ermanno Buzzi e Marcello Soffiati, mentre furono assolti gli altri imputati, tra cui Delfo Zorzi. Nel 2015, dopo un lungo iter ancora in corso, furono condannati in appello Carlo Maria Maggi come mandante e Maurizio Tramonte (ex informatore del SID con lo pseudonimo di «Tritone») come uno degli esecutori; per la strage di Bologna vennero condannati come esecutori Luigi Ciavardini, Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro (membri dei NAR) mentre l’ex capo della loggia massonica P2 Licio Gelli, gli ufficiali del SISMI Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, e il faccendiere Francesco Pazienza (collaboratore del SISMI) sono stati condannati per depistaggio. Per la strage del Rapido 904 vennero condannati il boss mafioso Giuseppe Calò e altri personaggi a lui legati (Guido Cercola, Franco Di Agostino e l’esperto tedesco di esplosivi Friedrich Schaudinn). Secondo la sentenza del processo, Cosa Nostra organizzò la strage al fine di distogliere l’attenzione delle autorità dalle indagini del pool antimafia e dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno. Il boss Salvatore Riina, processato come mandante, venne invece assolto nel 2015 (si è pagato i giudici…). Licio Gelli quando fu condannato per le stragi di stato dichiarò ai mass media: «Giulio Andreotti [foto sotto] sarebbe stato il vero “padrone” della Loggia P2? Per carità… io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti l’Anello».

I “MISTERI” DEL PAESE: ANDREOTTI, IL SIGNORE DEGLI ANELLI? | Triskel182

Dietro alle stragi di stato c’erano settori statali che eseguivano azioni terroristiche ai danni dei civili. Un piano militare che portava avanti una teoria che sarebbe consistita nella divisione, manipolazione e controllo dell’opinione pubblica mediante l’uso di paura, propaganda, disinformazione, manovre psicologiche, agenti provocatori e attentati terroristici compiuti mediante l’utilizzo della tecnica detta False flag, o falsa bandiera, congegnati in modo tale da farli apparire ideati ed eseguiti da membri di organizzazioni dell’estrema sinistra o gruppi anarchici, nei quali era coinvolto un coacervo di forze e soggetti tra loro differenti (gruppi terroristici della destra neofascista, logge coperte della massoneria, parti deviate dei servizi segreti, nonché strutture e organizzazioni segrete). Andreotti, Fanfani, Rumor (foto sotto) e almeno una dozzina di altri potenti democristiani (sia di destra che di sinistra), dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati e messi a regime di 41 Bis, invece sono rimasti impuniti, nonostante vennero accusati di una quantità sterminata di reati: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzi coi petrolieri, con gli industriali, coi banchieri, collaborazione con la Cia, uso illegale di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna, distruzione paesaggistica e urbanistica dell’Italia come il Ponte sullo Stretto di Messina ideato già allora, nel 1840 come magna magna da Ferdinando II di Borbone, re del Regno delle Due Sicilie dal 1830 al 1859, e ancora oggi lo Stato ci magna sopra attraverso i sovvenzionamenti statali (1948 – Piano Marshall,  2021 – piano economico di 250 miliardi di Euro della Comunità europea a fondo perduto).

rumor

Il giornalista Roberto Scardova, assieme a Paolo Bolognesi (presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna), ipotizza un’unica strategia anticomunista internazionale, attuata in Grecia con la dittatura dei colonnelli, in Italia con la strategia della tensione, che comprendeva falsi golpe di avvertimento e reali stragi, di cui Bologna fu il culmine, e in America Latina coi colpi di Stato dell’operazione Condor (Cile, Argentina), con mandanti originari uomini dei servizi segreti anglo-americani, importanti politici italiani e stranieri. La strategia della tensione sarebbe partita da prima della fine della II guerra mondiale con la costituzione, in ambito fascista, della struttura parastatale denominata Noto servizio o «Anello», il cui capo durante la Repubblica, secondo quanto detto anche da Licio Gelli, sarebbe stato Giulio Andreotti. Lo stragismo avrebbe quindi da sempre usato manovalanza neofascista, neonazista, criminali comuni e mafiosi e avrebbe goduto di finanziamenti esterni provenienti dall’estero (sia dalla NATO, sia dal petrolio della Libia di Gheddafi, in affari segreti coi governi di Andreotti e con l’ENI di Eugenio Cefis) e da faccendieri italiani.

Avete fatto colpi di stato e stragi di stato, facendo eccidi e uccidendo migliaia di civili e siete rimasti impuniti! Vi siete comperati i magistrati, come fa la mafia,ma siete peggio della mafia, che è analfabeta, invece voi avete in mano anche la cultura e quindi eravate ben coscienti di quello che stavate facendo: vergogna! Adesso controllate noi Anarchici che vogliamo cambiare questo mondo di merda ingiusto e crudele, volete condannnare noi Anarchici, sognatori e utopisti!

Vergognatevi: i terroristi siete Voi!! – Terroristi dello stato!!

Fuori il compagno Anarchico Cospito dal 41 Bis!!

Dentro la Meloni anticostituzionale nel carcere del 41 Bis e fuori dal carcere il compagno individualista Cospito condannato ingiustamente dallo Stato stragista!!

Basta con la musica banale dei Rave Party, vogliamo musica sensata che ci aiuti a pensare e a riflettere, che non ci renda mediocri e banali come vorrebbe lo stato con tutti i suoi piani militari.

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Bisogna pure che la verità venga su

dai tuguri poiché dall’alto non vengono

altro che menzogne

Louise Michel

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Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)