Budapest ha condannato ingiustamente la compagna antifascista Ilaria Salis a 16 anni di galera

Il caso Ilaria Salis apre i lavori della sessione plenaria del Parlamento  europeo

Il 1 febbraio i mass media hanno pubblicato la lettera della compagna antifascista Ilaria Salis dal carcere di Budapest dove è rinchiusa: “Oltre alle cimici, nelle celle e nei corridoi è pieno di scarafaggi. Nei corridoi esterni spesso si aggirano topi”. “Mi trovo tutto il tempo in una cella minuscola e senza aria, tra gli scarafaggi, il vitto scarso, senza possibilità di comunicare, trattata come una bestia al guinzaglio”, scrive nella lettera la 39enne. E racconta le circostanze del suo arresto e del fatto di essere stata lasciata in mutande, reggiseno e calzini. “Sono stata costretta a rivestirmi con abiti sporchi, malconci e puzzolenti che mi hanno fornito in questura (scrive) e a indossare un paio di stivali con i tacchi a spillo che non erano della mia taglia”. Ilaria rimane con questi vestiti per 5 settimane e per 7 giorni non le vengono dati carta igienica, sapone e assorbenti, che rimedia solo grazie a una detenuta ungherese. “Sono rimasta per cinque settimane senza ricevere il cambio lenzuola, non le cambieranno per altre tre o quattro” aggiunge, sottolineando che “per i primi tre mesi sono stata tormentata dalle punture delle cimici da letto. Il cibo viene distribuito con il contagocce. Il carrello passa per la colazione e per il pranzo ma non per la cena” continua Salis, evidenziando che “a colazione si riceve una fetta di salame spesso in cattivo stato, a pranzo danno zuppe acquose in cui c’è pochissimo cibo solido, ma dove spesso si trovano pezzi di carta e di plastica, capelli o peli. Si trascorrono 23 ore su 24 in cella completamente chiusa. C’è una sola ora d’aria al giorno e la socialità non esiste. Tutte le mattine ci svegliamo alle 5.30. Ogni volta che dobbiamo sostare in corridoio dobbiamo stare rivolte verso il muro”, spiega ancora Salis l’antifascista italiana, spiegando che non ha potuto iscriversi alle lezioni di scuola elementare ungherese, lingua in cui avvengono tutte le comunicazioni, con la motivazione che “non parla ungherese”. Per sei mesi non ha potuto comunicare con la famiglia. L’unico svago è un laboratorio di attività manuali: non viene pagata “in quanto detenuta straniera”.

Chi è Ilaria Salis, l'antifascista italiana detenuta da 10 mesi in Ungheria  - LifeGate

Racconta inoltre che deve tenere sotto controllo un nodulo: a marzo, un mese dopo l’arresto, avrebbe avuto un’ecografia programmata in Italia e riesce a farla solo a metà giugno, ma non le consegnano il referto: “La dottoressa mi ha detto a voce che andava tutto bene e che non dovevo svolgere altri controlli”. Salis spiega poi che le sue condizioni erano note da tempo alla nostra diplomazia, che ogni volta che deve uscire dal carcere viene portata ammanettata, al guinzaglio. Infine si rivolge ai suoi legali italiani: “Gli avvocati ungheresi dicono che non si può far niente perché per loro tutto ciò è assolutamente normale, ma so che in Italia non è per niente normale”. Il 30 gennaio il Garante di Milano dichiara ai mass media: “Le catene su detenuti sono proibite dal 1992“. In Italia non si sono mai visti detenuti con le catene ai piedi mentre fino al 1992 era una scena usuale quella di reclusi che venivano accompagnati dal carcere alle aule di tribunale in fila legati a una catena. Il cambiamento arriva durante tangentopoli, quando suscitarono un grande clamore le immagini del politico e giornalista Ezio Carra, trascinato per il Palazzo di Giustizia di Milano con gli schiavettoni. Dieci anni prima in molti si indignarono per l’immagine di Ezio Tortora mostrato in manette dopo l’arresto. La norma introdusse “il principio generale che, salvo particolari circostanze come la pericolosità del soggetto o il pericolo di fuga, non fosse ammesso l’uso delle manette nella traduzione del recluso”. Anche nelle carceri è vietato tenere in manette i detenuti”. Una catena come quelle a cui è stata legata Ilaria Salis non si è mai vista in Italia.

L’11 gennaio scorso i giudici ungheresi respinsero la richiesta per far avere i domiciliari in Italia a Ilaria Salis. Stando a quanto riferito da fonti legali, le toghe respinsero la richiesta ma non la dichiararono inammissibile, il che fa ritenere che non escludessero in sé la possibilità dei domiciliari in Italia senza passare dai domiciliari in Ungheria. La difesa di Ilaria Salis farà ricorso alla Cedu lamentando il trattamento inumano e degradante subito dalla donna sia in carcere sia durante l’udienza.   Il 31 gennaio è stato affisso un manifesto nella notte davanti all’ambasciata dell’Ungheria a Roma che ritrae Salis con un vestito e la scritta: “Ila resisti”.

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E’ stato affisso un poster che ritrae Ilaria Salis mentre spezza le catene (foto sopra). La ‘street artist’ Laika ne ha rivendicato la paternità: “Sono fiera di sostenere Ilaria, da attivista e da antifascista. Questa onda nera che si abbatte sull’Europa va fermata. Ilaria va liberata. Subito”, ha scritto l’attacchina romana che non ha mai svelato la sua identità. “La Salis è detenuta in Ungheria da 11 mesi in condizioni disumane”, afferma Laika, “le immagini che abbiamo visto dell’aula di tribunale sembrano arrivare da Teheran, non da un Paese dell’Unione Europea”.

Il 22/12/2023 nasce il comitato Ilaria Salis. La 39enne di Monza, è da quasi un anno ingiustamente rinchiusa in un carcere di massima sicurezza, perché accusata di aver aggredito due militanti neonazisti in occasione del cosiddetto “giorno dell’onore”.

Il 22 dicembre 2023 nasce il comitato Ilaria Salis, la trentanovenne milanese ingiustamente incarcerata a Budapest dallo scorso febbraio. C’è una contraddizione che si ripete spesso anche in Italia: i fasci anticostituzionali che manifestano liberamente! Ma i poteri forti (quelli che Falcone definiva massomafia), chi condannano? Naturalmente è sempre la stessa storia: condannano gli antifascisti e non i fasci o i nazi, bastardi, autoritari, repressivi, classisti, razzisti, servi del padrone, che ancora oggi rimangono sempre il braccio armato pagato dallo stato, difesi dallo stato, per rimanere sempre impuniti!  A li mortacci loro e dei loro amici sbirri!

L’obiettivo del Comitato, costituito da un gruppo di parenti e amici della Salis, è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle attuali condizioni di Ilaria e di riportarla a casa nel più breve tempo possibile.

Budapest, processo a un'italiana: Ilaria Salis in catene in tribunale

La donna dichiara la sua innocenza e di aver solo manifestato contro una commemorazione proibita dal governo ungherese che ogni anno riunisce centinaia di sostenitori di quella merda secca di Hitler. Ilaria in occasione delle udienze viene tenuta al guinzaglio da un poliziotto e trascinata con mani e piedi legati da una catena. Le condizioni igieniche poi sono inaccettabili: Ilaria per più di un mese dopo l’arresto ha dovuto indossare gli stessi vestiti e la stessa biancheria. Non le è stato nemmeno permesso di assumere i farmaci per l’allergia scatenata dalle cimici presenti nella cella. La Salis rischia sedici anni di carcere a fronte dell’accusa di aver fatto parte di un gruppo di sconosciuti che lo scorso 11 febbraio ha provocato a due uomini lesioni guarite in 5/8 giorni. Per ben quattro volte i legali della Salis hanno presentato domanda per la concessione degli arresti domiciliari in Italia, sempre respinta per “rischio di fuga”. Funzionari della Ambasciata Italiana procedono con visite regolari ad Ilaria Salis, così da poterne continuamente riscontrare la concreta condizione psico-fisica. Anche i famigliari hanno ottenuto di poterle fare visita e di effettuare chiamate a mezzo Skype”.  

Se i fasci stragisti e braccio armato dello stato picchiano un antifascista rimangono impuniti se invece un antifascista si vendica e picchia un nazifascista, viene condannato a 16 anni: pazzesco!!

Ilaria Salis: "Cimici nel letto e per 23 ore su 24 in una cella chiusa"

Ma ora facciamo un po’ di storia per capire meglio il contesto sociale politico economico e militare:

La Prima Guerra Mondiale ha prodotto effetti destabilizzanti non solo sul piano geopolitico, con ad esempio la fine dell’Impero Asburgico, la Rivoluzione Russa e la pace punitiva imposta alla Germania, ma profondi cambiamenti sociali. Nell’Italia del dopoguerra, economicamente provata, si assiste a un inasprimento delle tensioni sociali, come dimostrano lo sviluppo dei sindacati e la nascita di partiti di massa come il Partito Comunista d’Italia fondato da Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga (1921). Il partito fascista nasce nel 1919, guidato dall’ex socialista Benito Mussolini. Inizialmente tale movimento prende il nome di Fasci Italiani di combattimento e ha carattere borghese, non di massa. La sua fondazione è avvenuta in Piazza San Sepolcro, ed erano presenti principalmente nazionalisti, reduci della Grande Guerra, ex sindacalisti rivoluzionari, repubblicani, dannunziani e alcuni futuristi marinettiani. Nel 1920 ha inizio in Italia il Biennio Rosso, periodo caldo delle lotte operaie cattofasciste che, per farsi pubblicità (marketing) si erano messi a difendere gli operai, quindi questo fu un periodo caratterizzato dall’occupazione delle fabbriche, che arriva dopo mesi di scioperi dovuti al carovita e alle difficili condizioni lavorative; a queste proteste si aggiunsero anche le istanze dei contadini che reclamano la terra. Ma è in Val Padana e in Puglia che la lotta contadina è più accesa. Contro di essa proprietari terrieri ed esponenti dei ‘fasci di combattimento’ si alleano, ricorrendo sistematicamente alla violenza dello squadrismo, ovvero alle azioni punitive di gruppi di fascisti contro Camere del Lavoro, Case del popolo, sedi di partiti e di cooperative, singole persone. Tali azioni sono spesso ignorate in maniera complice dalle forze dell’ordine.

Giovanni Giolitti e l'età giolittiana, riassunto - Studia Rapido

Nel 1921 il capo del governo Giovanni Giolitti (1842-1928), accetta che alcuni suoi candidati partecipino alle elezioni nei blocchi d’ordine costituiti dai liberali, vedendo i fascisti come alleati nella lotta politica per il contenimento di socialisti e popolari. Cresce così l’influenza fascista e gli squadristi cominciano ad agire impuniti anche nei centri industriali; borghesia e ceto politico in generale considerano il movimento facilmente arginabile nel momento in cui cesserà la sua utilità sociale. Accanto all’azione propagandistica e politica di mussolini continuano le azioni squadriste tese a colpire i punti di riferimento e di aggregazione delle lotte popolari.

LUIGI FACTA FU DAVVERO L'ULTIMO COLPEVOLE DELL'AVVENTO DEL FASCISMO? Di  Edoardo Massimo Fiammotto - Pannunzio Magazine

Il 24/10/1922 Mussolini raduna a Napoli migliaia di camicie nere (simbolo del movimento) e ha luogo la marcia su Roma. Il Presidente del Consiglio Luigi Facta (foto sopra), presenta al re Vittorio Emanuele III il decreto per la proclamazione dello stato d’assedio, ma il re si rifiuta di firmarlo. Lascia così via libera ai fascisti, che entrano a Roma il 28 ottobre. Quel pagliaccio borghese di Mussolini temeva una reazione da parte del monarca, quindi non partecipò alla marcia, attendendo a Milano l’evolversi della situazione. Quando il re non firma, si unisce ai suoi. Infatti il re gli affida l’incarico di formare il nuovo governo, che si compone di fascisti, liberali, popolari e indipendenti. Mussolini presenta un programma che soddisfa i conservatori, abbandonando la linea giolittiana che colpiva i profitti di guerra; scioglie le amministrazioni comunali e provinciali guidate da socialisti e/o popolari; liquida le cooperative, limita le libertà sindacali. Il problema però rimane la normalizzazione dello squadrismo, dato che i conservatori si aspettano che, raggiunto il potere, il fascismo rientri nei canoni della legalità. Mussolini sa che è solo grazie all’appoggio della monarchia e delle classi conservatrici che è arrivato al governo e si impegna in tal senso ma, internamente al partito, la corrente facente capo a Roberto Farinacci (1892-1945) si oppone al tentativo di moderazione. Per mantenere la leadership, Mussolini usa uno stratagemma: trasforma le squadre borghesi in Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Successivamente istituisce il Gran Consiglio del Fascismo, che raduna i suoi maggiori esponenti e che diviene di fatto decisivo nella vita politica italiana, trasformandosi in breve tempo in organo costituzionale dello Stato. La legge elettorale viene modificata perché garantisca la maggioranza alla lista fascista; i popolari vengono estromessi dal governo per le loro posizioni pubblicamente antifasciste. Il 6 aprile 1924 si svolgono nuove elezioni politiche, caratterizzate da un clima di pesanti intimidazioni. Grazie alla legge elettorale maggioritaria vince il “listone”, che vede esponenti fascisti accanto a nomi della tradizione liberale.

matteotti

L’esponente socialista Giacomo Matteotti (1885-1924) denuncia alla Camera i brogli elettorali e il clima di violenza nel quale si sono svolte la campagna politica e le stesse elezioni. Il deputato antifascista, nel suo discorso, fa anche il nome di un candidato emiliano (Antonio Piccinini, 1884-1924) assassinato dagli squadristi prima delle elezioni. Lo scopo di Matteotti è che la Camera accetti di indagare sui metodi usati nelle elezioni e che, una volta scoperti, questi vengano condannati. A lungo si è ritenuto che l’unico movente dell’assassinio di Matteotti sia stato questo discorso, ma una recente storiografia (M. Canali, Il delitto Matteotti, Il Mulino, Bologna, 1997, n.e. 2015) ha potuto fornire documenti che sottolineano la presenza di una motivazione affaristica. Sembra, infatti, che il deputato stesse preparando, per la seduta del 10 giugno (giorno in cui sarebbe stato rapito) un dossier sulla cosiddetta “convenzione Sinclair”, stipulata nel marzo precedente. La convenzione concedeva alla società americana Sinclair Oil il monopolio della ricerca petrolifera in Italia, a condizioni svantaggiose per il pubblico interesse. In cambio, la società aveva versato notevoli finanziamenti al partito fascista. Nel frattempo i gruppi dell’opposizione finalmente si fanno sentire, dopo che il re ha dichiarato di rimettersi alla maggioranza parlamentare (fascista), abbandonano il Parlamento chiedendo l’abolizione della milizia e il ripristino della legalità. Questo evento è conosciuto come “secessione dell’Aventino” e, pur avendo suscitato una eco enorme, va lentamente alla deriva per la mancanza di un programma e di direttive unitarie. Avvantaggiato dalla crisi dell’opposizione, Mussolini riprende in mano la situazione, forte anche dell’appoggio dei conservatori, dei clerico-moderati, della milizia, degli ambienti militari e di quelli monarchici, che temono un ritorno alla situazione del primo dopoguerra, coi partiti di massa protagonisti. Il governo riprende così coraggio, riapre il Parlamento e, col famoso discorso del 3 gennaio 1925, in cui si assume la responsabilità morale del delitto Matteotti, Mussolini attua il colpo di Stato.

Ora invece facciamo un po’ di analisi storica sull’Ungheria

Mento Asburgico, il risultato della politica matrimoniale degli Asburgo

Sottomessa per diversi secoli al dominio degli Asburgo (Austria), l’Ungheria divenne uno Stato pienamente sovrano e indipendente dopo il primo conflitto mondiale. Nel secondo dopoguerra entrò nell’area di influenza sovietica e fu governata dai comunisti sino alla fine degli anni ‘80 del 20° secolo. Fu drammatica, in questo contesto, l’insurrezione ungherese del 1956, duramente repressa da Mosca. Nel 1918 in Ungheria venne proclamata la repubblica. L’anno successivo, nel contesto delle gravi tensioni del dopoguerra e dell’effetto suscitato in Europa dalla Rivoluzione russa del 1917, fu creata una repubblica di tipo sovietico sotto la guida di Béla Kun. Questo esperimento rivoluzionario, tuttavia, fu duramente represso dopo pochi mesi dalle forze controrivoluzionarie guidate dall’ammiraglio Miklós Horthy, che rimase al potere sino alla Seconda guerra mondiale, avvicinando gradualmente il paese all’Italia fascista e alla Germania nazista. Entrata in guerra a fianco di questi paesi nel 1941, l’Ungheria fu occupata dai nazisti dopo che si era arresa agli Alleati (1944); fu quindi invasa dai Sovietici, che la posero sotto il proprio controllo all’indomani del conflitto. In questo quadro (e nel contesto più generale della guerra fredda) in Ungheria si affermò tra il 1947 e il ‘49 un regime dittatoriale non più fascista ma comunista, strettamente legato all’Unione Sovietica. Dopo la morte di Stalin (1953) e l’avvio del processo di destalinizzazione, ossia la denuncia dell’operato e dei crimini da lui commessi (Nikita Chruščëv, foto sotto), l’Ungheria conobbe uno dei momenti più drammatici della sua storia recente nel 1956, quando, sotto la guida di Imre Nagy, tentò di sottrarsi al controllo sovietico e di portare alle estreme conseguenze il processo di destalinizzazione. La reazione dell’Urss fu immediata e il paese, invaso militarmente, dopo una sanguinosa repressione fu riportato all’osservanza sovietica sotto la guida di János Kádár (foto sotto a destra). Nonostante questa svolta drammatica, negli anni successivi il governo promosse una cauta liberalizzazione della vita politica ed economica. Tra il 1987 e il 1989, nel contesto della dissoluzione dell’impero sovietico, l’Ungheria avviò una piena e definitiva transizione verso la democrazia e l’economia di mercato. Membro della Nato dal 1999, essa è entrata a far parte dell’Unione europea nel 2004.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Dalla riforma della Corte costituzionale ai continui attacchi contro la libertà e il pluralismo dell’informazione, passando per l’indebolimento dell’indipendenza complessiva del sistema giudiziario, la minimizzazione della crisi climatica col sostegno alle fonti fossili, la legge che vieta i contenuti Lgbtq+ ai minori, l’equiparazione dell’omosessualità alla pedofilia e la chiusura nei confronti dei migranti. Viktor Orbán (foto sotto), dal 2010 è primo ministro dell’Ungheria e da 12 anni sta plasmando l’architettura istituzionale del suo Paese sulla propria immagine. Fondando le proprie scelte su un populismo di matrice ultraconservatrice e su una “via ungherese”. Uno ‘stile’ proprio: un approccio politico che punta a contrapporre la popolazione a presunti poteri forti politici, economici e dei mezzi d’informazione. In questo modo Orbán, per entrare nel potere statale ha fatto proprio come Mussolini: si è fatto pubblicità riusciendo ad ergersi a paladino dei diritti di un popolo “incompreso” e contrapposto a tutti. Compresi i corpi intermedi che dovrebbero costituire il collante del contratto sociale di una nazione: i sindacati, le associazioni di categoria, gli stessi partiti politici. Un tentativo che di fatto, non è riuscito a Donald Trump negli Stati Uniti, e solo in parte a Jair Bolsonaro in Brasile. E che sognano di poter replicare Marine Le Pen in Francia, il Partito della libertà in Olanda, l’AfD in Germania, Vox in Spagna, l’Fpö in Austria, la Lega in Italia.

Alarm grows as Orban prepares to take 'pure Nazi' rhetoric to US | Viktor  Orbán | The Guardian

Situata in pieno sulla “rotta dei Balcani”, l’Ungheria ha da subito chiuso le frontiere e imposto ai richiedenti asilo condizioni che le Nazioni Unite hanno denunciato come deplorevoli. Orbán, in fin dei conti, è questo: populismo contingente, erosione inesorabile delle libertà. La sua risposta, più che “di pancia”, è di uno con pochi neuroni e quindi più pericoloso! Perciò ha portato il susseguirsi delle crisi finanziarie, economiche, geopolitiche, climatica e sanitaria degli ultimi quindici anni in Ungheria.

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In politica è solo la quantità che conta.

In proporzione al suo aumento, tuttavia,

i principi, gli ideali, la giustizia e la dignità

sono completamente annegati

nella massa dei numeri.

Emma Goldman

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Solidarietà a Ilaria e a tutti i compagni ingiustamente incarcerati.

Fuori i compagni dalle galere e dentro i politici stragisti, i nazisti e le camicie nere.

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Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)