
La strage di stato in piazza Loggia a Brescia nel 1974, sempre nel contesto della “strategia della tensione”, sarà organizzata ed eseguita dallo stato che istigò, sovvenzionò e protesse alcuni soggetti per fare attentati e seminare la paura, salvo poi scaricarli quando non servivano più. Sono stati l’intelligence deviata, le lobby, i gruppi di dominio economici e molti servitori dello stato ‘poco limpidi’. Per difendere lo stato dal nemico, nascono i primi gruppi extraparlamentari terroristici: a sinistra il gruppo “XXII ottobre”, a destra “Centro Studi Ordine Nuovo”. Al convegno all’Hotel “Parco dei Principi” del 3-5 maggio 1965: si pongono le basi del terrore fascista. L’Istituto militare “Alberto Pollio” organizzò uno strano convegno che ebbe come simbolo la “guerra rivoluzionaria fascista”. Per tre giorni un simposio di militari, esperti di settore e giornalisti si incontra e parla di comunismo e delle lotte per contrastarlo. Non a caso l’anno prima l’Italia si scoprì vulnerabile con la scoperta del “piano Solo” chiamato così perché eseguito solo dai carabinieri. Al convegno si parlò di una nuova guerra mondiale “nascosta”, che vedeva contrapposti il capitalismo internazionale e il comunismo. L’Italia era al centro di questa lotta e la “distensione” propugnata da Nikita Kruscev un decennio prima, avrebbe portato ad un rilassamento della situazione e i comunisti avrebbero potuto conquistare il potere, attraverso accordi tra poteri.

Al convegno parteciparono anche esponenti del neofascismo di quegli anni che saranno coinvolti negli atti di terrorismo: Pino Rauti (foto sopra), Guido Giannettini, Stefano delle Chiaie, Mario Merlino, Pio Filippani Ronconi. Del resto i fatti in Grecia coi colonnelli e la forza delle dittature fasciste ancora al potere in Spagna e Portogallo, non facevano fare sogni tranquilli agli italiani. Non a caso, questa paura si trasformò in errori giudiziari, come quello del compagno Anarchico Giuseppe Pinelli, ferroviere, esperantista, che morirà ucciso in maniera meschina e rocambolesca il 15 dicembre 1969 dopo essere stato umiliato e torturato dagli sbirri, precipitando dal 4° piano della questura di Milano perché non voleva firmare la sua colpevolezza sull’eccidio di Piazza Fontana, compiuto invece dallo stato militare, dittatoriale. Uno dei responsabili delle torture e dell’omicidio del compagno Anarchico Pinelli fu l’allora Commissario Luigi Calabresi insieme ai suoi uomini, che all’inizio avevano dichiarato ai mass media che Pinelli si era suicidato in quanto colpevole.

Pochi mesi dopo la strage bresciana, sarà un’altra bomba a far tremare l’Italia: nei pressi di San Benedetto Val di Sembro, nel bolognese, esplose un’altra bomba che distrusse il treno “Italicus” Roma-Monaco di Baviera (foto sopra), causando 12 vittime e 105 feriti. Era il 4 agosto 1974, il Paese sembrava inginocchiato ai piedi del terrore. Venne accusato della strage il “Fronte Nazionale Rivoluzionario”, una nuova sigla nel coacervo di sigle che gravitarono nello spazio della destra radicale e si scoprì che dietro queste bombe si celava un’élite ristretta di politici, militari, giornalisti ed imprenditori che muoveva le fila di nascosto. Negli anni ‘80 si scopre che questo gruppo era la loggia massonica “Propaganda 2” (P2), guidata dal Massone Licio Gelli, che sapeva tutto e che era al centro di tutto. Anche in questo caso, mandanti ed esecutori. Saranno i movimenti extraparlamentari manovrati dall’alto a dominare la scena. La destra era divisa al suo interno, già dall’inizio del suo “ingresso” nel panorama politico nazionale nei primi anni della storia della Repubblica italiana, in quanto esistevano tante sigle, tanti soggetti discussi, tanti intrecci, tanta distanza ideologica: ecco neofascisti di desta e di “sinistra”, corporativisti e socializzatori, attivisti e pensatori, pagani ed esoterici, monarchici e repubblicani, addirittura i “nazi-maoisti”.

Il punto di incontro di tutte queste ideologie è la figura di un oscuro barone: Julius Evola (foto sopra), deus ex machina del pensatoio e dell’azione dei ‘neri’. Tradizionalista per definizione, pensava ad un stato elitario dove lo spirito vinceva su tutto ciò che era materiale e qualità sulla quantità, voleva un mondo gerarchico, autoritario e consacrato da forze superiori in un Mondo vicino alla tradizione, a diversi valori come il coraggio e l’aristocrazia che dovevano superare il materialismo e il capitalismo. Inoltre parlava un linguaggio che esaltava i giovani. A Milano è nato il fascismo di san Sepolcro, a Milano c’è stata la base dei repubblichini, c’è stata la Resistenza e c’è stato piazzale Loreto. A Milano c’erano i “sanbabilini”, i giovani neofascisti che si radunavano nella piazza di san Babila e che caratterizzarono le lotte di allora. Questi ragazzi erano imbevuti di ideologie rivoluzionarie, erano dei violenti e dei fanatici. Furono al centro della cronaca nera locale con pestaggi ed omicidi di nemici “rossi”. Legate ai “sanbabilini” furono le SAM, di cui fecero parte alcuni esponenti più esaltati e il giornale nazista “La fenice”, guidato da Giancarlo Rognoni.

Nella città meneghina ci fu anche la “maggioranza silenziosa”, un gruppo di destra che manifestava di sabato pomeriggio in silenzio e con le bandiere tricolori sulle spalle contro la violenza sistemica ed il decadimento dei costumi della società che portarono, indirettamente, tanti voti all’MSI nelle elezioni politiche del 1972, dove il partito di Almirante ottenne l’8,67% alla Camera e il 9,09% al Senato. Gli “anni di piombo”, come detto, hanno causato paura e tensioni. Una delle paure degli italiani, è stata quella di alzarsi la mattina e trovare i carri armati sotto casa ed un ritorno alla dittatura. I giovani neofascisti di allora subirono in maniera molto forte il fascino dei militari, anche perché “militari” erano tutte le dittature ancora vive in Europa e nel Mondo. Il primo tentativo venne chiamato “Piano Solo”, perché solo l’arma dei carabinieri lo doveva compiere, prendendo il potere senza spargimento di sangue, deportando i nemici politici e gli oppositori in Sardegna. A capo del “Piano Solo” nel 1964 vi erano anche trame eversive occulte come “Gladio”, la celebre organizzazione segreta stay behind atlantica, dove c’era il generale Giovanni de Lorenzo con un coinvolgimento dell’allora presidente della rep. Antonio Segni (foto sotto).

Poi ci fu il tentativo di colpo di stato attuato la notte dell’immacolata del 1970, quando un gruppo di congiurati guidato dall’ex eroe di guerra fascista, il comandante della Decima mas Junio Valerio Borghese, decise di impadronirsi del Paese, con un comunicato letto dallo stesso Borghese alla popolazione e coi centri nevralgici del Paese nelle mani dei militari (ministero Interni, Difesa e Rai) e la “solita” deportazione degli oppositori via dal Paese. Nonostante un massiccio arrivo di congiurati, la vulgata sostiene che Borghese ricevette una telefonata in cui una persona gli impose di fermare il tutto e lui, da buon militare, eseguì gli ordini. Naturalmente la popolazione non seppe nulla di chi organizzò il colpo di stato, ma lo scoprì dai giornali tre mesi dopo, quando fu fatta una retata in cui vennero arrestati oltre 30 individui, tra cui il costruttore Remo Orlandini e l’esponente missino Sandro Saccucci, mentre Borghese riparò in Spagna e non tornò più in Italia. Nel 1974 il militare morì e l’allora Ministro della Difesa, Giulio Andreotti, portò a Claudio Vitalone, titolare dell’inchiesta, un fascicolo SID redatto dal Generale Gianadelio Maletti, n° 2 del reparto, in cui parlava del golpe per filo e per segno, facendo nomi pesanti tra gli ideatori, come il capo dei Servizi segreti, Vito Miceli, e la partecipazione della mafia, che avrebbe dovuto uccidere il capo della polizia Angelo Vicari, ma non la CIA, accusata di essere nelle trame del tentato golpe. Più nascosto e difficile è stato invece il cosiddetto “golpe bianco”, pensato dal partigiano bianco – cattolico, filo-monarchico Edgardo Sogno (foto sotto), in collaborazione col gruppo neofascista “Rosa dei Venti”.

Sogno creò un gruppo di intellettuali, politici e militari chiamato “Comitati di Resistenza Democratica”, di stampo anticomunista, che voleva instaurare una rep. presidenziale alla stregua della Quinta repubblica francese voluta dal Generale Charles de Gaulle. La “strategia” è stata soprattutto extraparlamentare, ovvero trainata da forze politiche che sono collocate al di fuori del parlamento e per la maggior parte sono illegali. Saranno le forze di estrema destra, di matrice neofascista, a fare la parte del leone in questo periodo. Spinte dal fatto che la destra eversiva comandava quasi ovunque in Sud America, ed in Europa era trainata dai Paesi mediterranei. Altri gruppi estremisti minori in questo spazio temporale sono stati “la Fenice” di Giancarlo Rognoni, il “Fronte Rivoluzionario Nazionale” di Mario Tuti, il “Movimento di Azione Rivoluzionaria” di Carlo Fumagalli (foto sotto). Gli studiosi e gli storici parlano di questa fase come quello che accadde nel biennio 1920-‘22 con le azioni violente delle squadre fasciste: tanta violenza di strada e diretta, ma niente stragi.

Come detto, il 1974 è l’anno caldo della “strategia”, anche se l’estrema destra stava cambiando pesantemente. Stavano entrando in campo i ragazzi nati negli anni ‘50 – ‘60, lontani dal concetto di fascismo come lo conoscevano i loro predecessori, ma era molto viva l’azione, il gesto. I pilastri della destra eversiva italiana, nel giro di due anni caddero, insieme ai regimi di Grecia, Portogallo e Spagna. Nasce lo “spontaneismo armato”, la via senza uscita per alcuni giovani, che fino ad allora frequentavano i movimenti giovanili del MSI (Fronte della Gioventù e FUAN). La prima azione fu l’omicidio del magistrato Vittorio Occorsio il 10 luglio 1976 a Roma per mano dell’ordinovista Pierluigi Concutelli: i “neri” colpiscono per la prima volta un simbolo dello stato, ora diventato nemico. Nascono anche nuovi miti per i giovani di destra: il Sud America, il Sud Africa, il Libano e i luoghi d’esilio dei leader, scappati per non essere arrestati. Sono due i movimenti che caratterizzeranno questa epoca degli “anni di piombo”, più tragica e luttuosa della precedente: i Nuclei Armati Rivoluzionari e Terza Posizione, capitanate dai fratelli Valerio e Cristiano Fioravanti, Francesca Mambro e Gilberto Cavallini (foto sotto), e da Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi e Giuseppe Dimitri.

I NAR erano un gruppo senza ideologia a differenza di TP, erano violenti e usavano la violenza come sfogo, compirono raid e omicidi mirati (il giudice Mario Amato il 23/6/1980, che aveva ereditato il “lavoro” di Occorsio contro i neofascisti), compiendo assalti ad hoc (l’assalto a Radio Città Futura nel gennaio 1979 e a diverse armerie romane), alleandosi con altre forze “antisistema” (la “banda della Magliana”, una spregiudicata banda criminale al centro degli scandali e delle stragi dell’ultima fase della “strategia). Terza Posizione era gerarchica al suo interno, ebbe anch’essa un’ala armata, ma dietro c’era molta politica che sosteneva ideali come la difesa del diritto alla casa, l’attenzione sull’ecologia e all’occupazione giovanile, senza contare una buona dose di Evola come background culturale, nonché il porsi come “terza via” tra liberismo e comunismo, strizzando l’occhio verso alcuni movimenti di rivolta “di sinistra”, soprattutto sudamericani (montoneros e i tercieristi argentini). I NAR furono attivi tra il 1977 ed il 1981, Terza posizione dal 1976 (come “Lotta studentesca”) al settembre 1980, quando tutti i suoi adepti furono arrestati a seguito delle indagini sulla strage di Bologna. Gli studiosi sono concordi nell’affermare che i NAR non ci sarebbero stati se non ci fosse stato il Movimento del 1977, che caratterizzò la seconda fase della “strategia della tensione, tanto da spingere i giovani di sinistra contro i neri.

Negli anni ‘80 – ’90, l’Italia conobbe una nuova stagione terroristica, solo che la matrice non era più politica liberale cattofascista che giocava sporco (es Edgardo Sogno – partigiano bianco ed agente dei servizi segreti italiani), ma sono le stragi di Mafia a prendere il sopravvento, anche se saranno continui i legami con gli ultimi fuochi del terrorismo. Non a caso una bomba esplose sul treno rapido 904 Napoli – Milano del 23 dicembre (foto sopra), ancora nei pressi di San Benedetto Val di Sembro, già teatro della strage di stato dell’”Italicus” che fu un attentato terroristico neofascista di tipo dinamitardo compiuto nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974 sul treno Italicus. Nell’attentato morirono 12 persone. I magistrati capirono subito che la mano non era “fascista” ma di qualcosa di più grande, anche perché esplose dentro la “Grande galleria” e non all’esterno come quella del 1974. In quell’occasione morirono 17 persone e oltre 200 furono ferite. La bomba fu collocata nel centro del treno e fu una strage perché il treno era carico di persone che partivano per le festività natalizie. Sarà la ‘criminalità organizzata’ a volere la strage e non l’estrema destra, o di quello che ne rimaneva. Il vento stava cambiando e con esso cadevano anche tutte le ideologie che avevano governato la parte malsana del Paese. Il terrorismo di destra e le sue infiltrazioni nei movimenti di sinistra furono supportati e sovvenzionati da uomini collegati alla Nato e alla CIA. Le stragi di Capaci e via d’Amelio (1992) sono considerate da molti storici e magistrati come l’evoluzione in chiave mafiosa e terroristica della storica “strategia della tensione” che si costituì il 12 dicembre 1969, giorno della strage di stato in Piazza Fontana a Milano (foto sotto).

Il termine definisce una serie di attentati eversivi e stragi organizzate da gruppi neofascisti con la complicità di apparati deviati dello stato e dei servizi segreti. Lo scopo era seminare il panico nella popolazione per giustificare svolte autoritarie, bloccare l’avanzata elettorale della sinistra e destabilizzare il governo. Gli attentati di Falcone e Borsellino furono Il risultato del cosiddetto “patto” o “trattativa stato-mafia“, sviluppato tra l’autunno del 1991 e la primavera del 1992; un processo fatto di accordi e negoziazione tra esponenti delle istituzioni (stato) e ‘cosa nostra’. Le indagini (come il processo sulla Trattativa stato-Mafia), hanno evidenziato che la mafia agì, in quella fase, in convergenza con ambienti esterni e apparati istituzionali deviati per destabilizzare le istituzioni democratiche e favorire un nuovo assetto di potere politico e imporci il potere anticostituzionale di quella pagliaccia autoritaria telecomandata cattofascista della Meloni.
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Noi crediamo che la più gran parte
dei mali che affliggono gli uomini
dipende dalla cattiva organizzazione sociale;
e che gli uomini, volendo e sapendo,
possono distruggerli.
Dal “Programma” dell’Unione Anarchica Italiana (1899)
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Anarchia: l’unica coerente nella Storia, l’unica via, perché senza potere e senza gerarchie.
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Cultura dal basso contro i poteri forti
Rsp (individualità Anarchiche)