
In questi giorni i mass media scrivono che le indagini ambigue sull’inchiesta dell’antiterrorismo Anarchico, hanno svelato il tentativo di infiltrare le proteste pro-Palestina. Gli sbirri col loro solito sporco giochetto, hanno arrestato 7 anarchici (5 in carcere e 2 ai domiciliari) incolpati di associazione con finalità di terrorismo. Il gruppo è ritenuto responsabile dei sabotaggi (non certo stragi di stato), che hanno temporaneamente interrotto le linee dell’alta velocità (tratta Roma-Firenze), avvenuti nel corso dei giochi olimpici invernali di Milano-Cortina (foto sopra). Il gruppo di Anarchici non ha mai ucciso nessuno durante le incriminate azioni dirette, attuate per evidenziare il problema speculativo aumm – aumm dello stato, emersa il 19 marzo scorso, quando due anarchici, Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, sono rimasti uccisi dall’esplosione dell’ordigno che stavano assemblando in un casale al Parco degli acquedotti a Roma: una trappola? Probabilmente non lo sapremo mai, ma è un vecchio vizio infame organizzato dai servizi segreti per incolpare gli Anarchici e non solo, dei giochi sporchi fatti dagli sbirri o per eliminare chi li contrasta. La convinzione che gli Anarchici sono sempre stati usati come capri espiatori è un tema ricorrente nella storia della “strategia della tensione anticomunista” in Italia. Come ad esempio la morte di Giuseppe Pinelli arrestato e accusato ingiustamente per la strage di stato di Piazza Fontana, torturato, ucciso e fatto precipitare già morto dalla questura di Milano nel 1969 tra il 15 e il 16 dicembre mentre era trattenuto illegalmente. Anche in quella fase storica, i vertici di apparati deviati dei servizi segreti (doppio Sid?) e gruppi neofascisti, hanno spesso cercato di sviare le indagini e incolpare gli Anarchici.

Il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi (nota come Commissione stragi), attiva dal 1988 al 2001, ha approfondito queste dinamiche: Dagli atti e dalle relazioni è emerso con chiarezza il tentativo di depistaggio istituzionale mirato a proteggere i veri esecutori e mandanti delle bombe, coprendo trame golpiste, usando gli Anarchici come comodi bersagli per alimentare la paura e giustificare svolte autoritarie. La documentazione completa prodotta dalla Commissione stragi è consultabile sul portale del senato della repubblica. Il segreto di stato serve solo per salvaguardare la logica sporca e ambigua – militare. Ma la legge dice: “In nessun caso possono essere oggetto di segreto di stato fatti eversivi dell’ordine costituzionale”. Eppure in passato è successo, come per piazza Fontana, piazza della loggia, per l’Italicus o per Ustica (foto sotto). Alcuni presidenti del Konsiglio hanno detto no a questa verità troppo ingombrante.

La Storia ci insegna che l’attività dei servizi segreti è sempre stata tanto illegale quanto impunita. “In nessun caso si può opporre il segreto di Stato a fatti eversivi o stragi”: come sappiamo tutti, questo in Italia è successo troppe volte!!
Fino al 1977 i servizi segreti erano diretti e organizzati dall’apparato militare e nessuno ne rispondeva di fronte al Parlamento. Nel ’77 cambia la legge e da allora l’alta direzione passa al presidente del consiglio. Nella pratica, finalmente sarà possibile conoscere la verità storica sul nostro passato, dopo più di 50 anni di segreto militare? Il presidente del Consiglio dal 1977 è l’autorità nazionale per il segreto di stato, questo perché i servizi segreti militari avevano abusato del segreto, infatti il generale De Lorenzo, a capo del SIFAR con l’appoggio americano, in nome della sicurezza statale, fece spiare 150000 persone tra politici e persone comuni; la sua attività culminò con un tentativo di colpo di stato nel 1964 (‘piano Solo’, fatto e organizzato dalle alte gerarchie dei carabinieri); poi nel 1970 con Miceli a capo del SID ci fu un altro tentativo di golpe. Il generale Vito Miceli (foto sotto), ha guidato il SID (Servizio Informazioni Difesa) dal 16/10/1970 a luglio del 1974. Il suo mandato è coinciso con gli anni più oscuri della strategia della tensione e dei vari tentativi di colpo di stato (come il Golpe Borghese). La sua direzione si inserisce in un quadro storico-giudiziario ben preciso: il 31/10/1974 venne arrestato dal giudice Giovanni Tamburino con l’accusa di cospirazione contro lo stato e falso ideologico. Durante le inchieste, oppose il segreto militare per proteggere le fonti del SID e subì forti polemiche politiche, come documentato dalla sua lettera al ministro della difesa Giulio Andreotti. Nonostante le accuse di aver preso parte al ‘golpe’ del principe Junio Valerio Borghese, venne assolto con formula piena. Miceli dopo aver constatato le sue bastardate fatte durante l’esperienza nei servizi segreti, ha intrapreso la carriera politica venendo eletto alla Camera dei deputati per ben tre legislature consecutive (1976, 1979, 1983) nelle file del Movimento Sociale Italiano.

Con questa analisi storica, sociale e militare, stiamo individuando servizi deviati intrecciati con la destra eversiva, fino alle logge massoniche organizzate dalle alte gerarchie militari, come ad esempio la P2.
Cosa significa tutto ciò? Che il parlamento non metterà mai sotto accusa il presidente del consiglio, e che ancora oggi, la possibilità di indagare o meno dipende dalla volontà della maggioranza parlamentare di turno.

Sul caso del Cermis è stato possibile capire cosa era successo perché Romano Prodi (unica cosa utile in tutta la sua carriera politica), tolse il segreto di stato. Le cose sono andate diversamente nel caso della strage dell’Italicus. Il fatto avvenne nell’agosto del 1974, la legge ricordiamolo, cambia tre anni dopo, ma nell’84, il magistrato che svolge le indagini si trova di fronte allo stop dell’allora presidente del consiglio Bettino Craxi. Sulle indagini per scoprire i colpevoli, il pubblico ministero chiede, 10 anni dopo, informazioni al direttore dei servizi segreti. Questa notizia aveva una rilevanza notevole nelle indagini perché si sarebbe accertato che un personaggio della P2 che garantiva ai terroristi neofascisti alibi falsi in occasioni di attentati, si sarebbe accertato chi fosse, come si trovasse al centro di questo sistema di coperture, che era un uomo di Licio Gelli, reclutatore di militari; invece tutto questo svanì perché venne opposto il segreto di stato! Inoltre i vertici dei servizi erano tutti appartenenti alla loggia P2. Allora, tutti i presidenti del Consiglio, almeno fino alla scoperta dell’archivio della P2, e fino alla scoperta della Gladio, avevano responsabilità politiche serie, avevano oscurato la verità nella storia per difendere il falso sistema democratico nazionale.

Ricordiamoci poi, l’incoerenza del presidente del consiglio Giuliano Amato (foto sopra) quando, il 2 agosto del 2000, alla commemorazione della strage alla stazione di Bologna, fece queste affermazioni gravissime: “In Italia quando si parla di verità nascoste ci riferiamo alle deviazioni dei servizi segreti. Il sevizio segreto esiste per agire in modo illecito, in modo legale… cioè secondo la legittimità costituzionale ma in maniera illecita, altrimenti non ci sarebbe bisogno dei servizi segreti”. Quando un Paese ritiene di aver bisogno dei servizi segreti sa che poi i servizi agiscono illecitamente. E’ questo il più grosso problema: l’incoerenza legittimata! Se pensiamo che un mafioso indicato come guardaspalle di Pippo Calò, cassiere di mafia viaggiava sugli aerei dei servizi segreti, sotto falso nome, ed era latitante, si capisce come siamo allo sfascio completo della legalità dentro questi organismi.
Episodi di depistaggio ad opera dei servizi segreti avvennero anche sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980, con ordigno ‘T4’ di provenienza Nato, dove l’allora Pubblico ministero ne ha contati a decine. C’è stato un altro fatto eclatante sulla tratta Lecce- Milano nel 1992, e cioè la collocazione in un vagone ferroviario, di una busta col T4 (noto anche come RDX, ciclonite o ciclotrimetilentrinitroammina), uno degli esplosivi militari ad alto potenziale più potenti e stabili, caratterizzato da un’elevata velocità di detonazione e da un forte potere di frantumazione, comunemente impiegato in miscele con altri composti, cere o plastificanti, ed è stato accertato che furono i servizi segreti militari a collocarlo per sviare le indagini dei giudici che procedevano con molte difficoltà e portarle verso fantomatiche responsabilità oltre i confini italiani. Felice Casson era allora il Procura di Venezia che dichiarò ai mass media: Ad esempio noi possiamo aprire tutti i cassetti di tutti i servizi segreti italiani e non trovare la verità sulla strage di Ustica, mentre basterebbe una volontà politica, la volontà di chi all’epoca governava l’Italia per avere qualche elemento di verità in più. E chi era all’epoca il presidente del Consiglio? Il ‘picconatore’ Francesco Cossiga (foto sotto con Andreotti).

Facciamo un altro esempio di applicazione del segreto di stato: il giudice Mastelloni nel 1988 stava indagando su traffici di armi, ovvero sul commercio statale di armi che dall’Italia andavano nei paesi in guerra attraverso le triangolazioni. Questo era vietato. Le armi andavano nei paesi caldi: dove non potevano andare. Le armi che andavano ad Israele si dicevano che erano destinate a paesi Nato come Turchia e Olanda, mentre le armi che andavano in paesi arabi si diceva che erano destinate a paesi amici. E il giudice Mastelloni stava indagando su questi traffici. Sì, aveva ampio materiale su questo sistema che coinvolgeva vari ministeri. In effetti poi, la licenza di esportazione era falsa. Il giudice Mastelloni chiese tali carte all’ammiraglio Martini, capo del Sismi, il quale oppose il segreto di stato; Mastelloni si rivolse dunque al presidente del Consiglio che confermò il segreto, perché turbava i rapporti internazionali. L’allora presidente del consiglio Ciriaco De Mita (foto sotto con Craxi), motivò la conferma del segreto di stato – militare, affermando che la rivelazione dei documenti richiesti dal magistrato avrebbe recato “danni certi alle relazioni internazionali dell’Italia”. Il risultato fu l’assoluzione per chi esportava armi nei paesi dove era vietato. Ma andiamo avanti: nel ’90 salta fuori il caso Gladio, definita dagli accordi Nato “Stay behind”. La struttura clandestina anticomunista legata alla Nato doveva intervenire solo in caso di aggressione della Russia.

Quello che è certo è che gli attentati del 12 dicembre 1969 furono il passaggio cruciale di un percorso eversivo che affonda le sue radici nell’origine stessa della Repubblica, nei conti mai fatti col passato, nel riciclaggio indolore, a pochi anni di distanza dalla Liberazione, di figure gravemente compromesse col regime fascista, poste nuovamente ai vertici degli apparati di sicurezza dello stato, in nome della dicotomia amico/nemico portata alle sue estreme conseguenze dalle logiche della guerra fredda.
La storia di Piazza Fontana e dello stragismo degli anni successivi è certamente la storia dei gruppi eversivi di estrema destra intenzionati a gettare nel caos il Paese e ad attentare alle nascenti istituzioni democratiche, ma è anche la storia delle connivenze, dei silenzi e degli insabbiamenti, maturati nelle pieghe di istituzioni alle quali era affidata la tutela dell’ordine democratico, e nelle quali hanno allignato per anni tendenze cattofasciste dichiaratamente eversive e nostalgiche, mosse dall’intento ultimo di ridimensionare e sopprimere le libertà conquistate con la Resistenza e sancite nella Costituzione.

La scoperta di alcuni verbali di interrogatori e altri documenti riservati conservati presso l’Archivio centrale dello stato, ha consentito di delineare un quadro dettagliato delle vicende politiche e giudiziarie che seguirono la morte di Pinelli. Le stesse ambiguità e le stesse incertezze vengono ravvisate nella conclusione delle indagini condotte da Gerardo D’Ambrosio (foto sopra con Antonio Di Pietro), che esclude la tesi del suicidio, per sostenere invece quella della caduta accidentale riconducibile a un malore provocato dalle torture sia fisiche che psicologiche, con la conseguente assoluzione dei 5 sbirri infami presenti, che attuarono le torture. L’attività giudiziaria è stata utile per confutare in radice la tesi del suicidio e per provare l’innocenza di Pinelli, ma si è fermata a mezza strada, non ha avuto il coraggio di andare oltre e di perseguire i possibili autori di un reato e i loro complici; resta però aperta la questione dell’origine della pista anarchica e del gigantesco depistaggio che ha consentito di occultare per anni la matrice fascista delle stragi, il coinvolgimento di settori dei servizi di sicurezza, e i nomi degli esecutori materiali. Dai numerosi interrogatori emerge con chiarezza il ruolo determinante svolto dai funzionari dell’Ufficio affari riservati nell’indirizzare in senso univoco le indagini verso la pista anarchica.

L’ambiguità degli uomini del Viminale, dall’istruttoria condotta da D’Ambrosio, risultano tuttavia essere “i veri padroni” dell’inchiesta milanese: così si esprimerà, interloquendo con il giudice Carlo Mastelloni (foto sopra, spesso citato come Mastellone), Guglielmo Carlucci, il funzionario posto a capo della task force romana. Ci sono tuttavia occorsi molti anni perché l’innocenza dell’anarchico milanese venisse affermata senza ombra di dubbi, anche nelle sedi istituzionali: si deve giungere fino al 40° anniversario dell’eccidio, quando, in occasione della Giornata del ricordo delle vittime del terrorismo, il presidente della rep. Giorgio Napolitano, alla presenza di Licia Pinelli e delle figlie Claudia e Silvia (foto sotto poco tempo prima dell’omicidio), pronuncia parole importanti sull’argomento: “Rispetto e omaggio dunque per la figura di un innocente, Giuseppe Pinelli, che fu vittima due volte, prima di pesantissimi infondati sospetti e poi di un’improvvisa, assurda fine”.

Non si tratta soltanto di rivendicare il diritto, peraltro fondamentale, di conoscere fino in fondo la verità sulle trame occulte dei servizi segreti che per anni hanno insanguinato il nostro Paese, ma anche di ricordare, a molti anni di distanza, che la sconfitta della strategia della tensione e del terrorismo nero e rosso fu dovuta alla loro gerarchia militare e capitalista fatta di omologati partiti, sindacati, associazioni che non scivolarono nell’indifferenza e nella rassegnazione, e che seppero vedere in eventi come la morte di Giuseppe Pinelli insieme all’atroce dramma di un uomo e della sua famiglia, il sintomo di una malattia che, se non affrontata subito e con determinazione, avrebbe potuto soffocare in una spirale di violenza le libertà conquistate dalla lotta di Liberazione dal nazifascismo e sancite dalla Costituzione repubblicana.
La Commissione Stragi parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, è stata istituita ufficialmente dalla Legge n. 172, il 17/5/1988. Il 22/3/2001, la Commissione decise invece di pubblicare tutti gli atti declassificati e i 19 elaborati presentati dalle varie componenti. Il materiale documentale accumulato è immenso e si articola attorno ad alcune figure chiave e partiti.
Le posizioni principali emerse alla fine dell’inchiesta si dividono in: Relazione di maggioranza (Presidente Giovanni Pellegrino), evidenziò come i tragici eventi eversivi del Paese potessero essere inseriti in un contesto di “strategia della tensione”; sottolineò l’esistenza di protezioni internazionali e l’influenza di strutture parallele e anticomuniste, come Gladio (organizzazione ‘stay-behind’ italiana), i cui fascicoli vennero declassificati proprio sotto la sua presidenza. Relazione di minoranza (es. Democratici di Sinistra – L’Ulivo): Documenti incentrati sull’evoluzione storica del terrorismo dal dopoguerra al 1974. Questa fazione ha spinto per un’analisi approfondita delle coperture istituzionali che hanno ostacolato la ricerca della verità giudiziaria. Molti degli scritti prodotti in seno alla commissione, come le relazioni specifiche di fazione (es. Relazione Democratici di Sinistra Commissione Stragi del 2000), sono oggi conservati e digitalizzati all’interno dell’Archivio Flamigni. Le inchieste giudiziarie e parlamentari hanno ampiamente dimostrato che “settori deviati” dei Servizi segreti italiani e delle istituzioni coprirono i veri responsabili di estrema destra, orchestrando depistaggi e tentando inizialmente di attribuire le stragi al movimento anarchico. Tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70, l’Italia fu colpita da sanguinosi attentati eversivi. L’obiettivo di questa strategia era seminare il panico nella popolazione per giustificare una svolta politica autoritaria. La strage di Piazza Fontana (1969): una bomba esplose nella Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano. Le successive indagini della magistratura rivelarono che le stragi erano state pianificate da gruppi terroristi di estrema destra (come Ordine Nuovo). I depistaggi: Membri del Servizio Informazioni Difesa (SID), definiti poi “servizi deviati”, attuarono sistematici depistaggi per proteggere i terroristi neri, occultare prove e fabbricare false piste volte a incriminare la sinistra e gli anarchici. Le sentenze: I processi per Piazza Fontana e altre stragi (come Piazza della Loggia a Brescia), hanno confermato le gravissime responsabilità di apparati dell’intelligence e dello stato nella protezione dei reali esecutori neofascisti. La ricostruzione storica della Strategia della tensione sull’enciclopedia Treccani conferma come l’uso strumentale degli anarchici sia stato un preciso espediente politico e investigativo per deviare l’attenzione dai reali centri di potere eversivo. Membri del Servizio Informazioni Difesa (SID), definiti poi “servizi deviati”, attuarono sistematici depistaggi per proteggere i terroristi neri, occultare prove e fabbricare false piste volte a incriminare la sinistra e gli anarchici. I processi per Piazza Fontana e altre stragi (come Piazza della Loggia a Brescia) hanno confermato le gravissime responsabilità di apparati dell’intelligence e dello Stato nella protezione dei reali esecutori neofascisti.
Oggi siamo in presenza di un fenomeno sempre più in espansione, che non riguarda solo l’Italia, ma anche l’Europa, quello delle nuove destre che manifestano la tendenza a ricercare riferimenti non solo nel fascismo come lo abbiamo conosciuto, ma nello stesso nazismo. In Italia le premesse di questo passaggio risalgono al gennaio del 1995 quando il neofascismo italiano subì un profondo rivolgimento con la trasformazione dell’Msi in Alleanza nazionale. L’eversione nera, in conclusione, non si muove più rincorrendo le ipotesi di sovvertimento istituzionale come negli anni ‘70, ma su un crinale di erosione della coesione sociale, vedi il massacro nel luglio 2001 dei numerosissimi manifestanti (foto sotto) al G8 di Genova (dittatura militare).

Facciamo una piccola precisazione in questa analisi storica sociale e militare
I servizi segreti italiani, riformati dalla Legge 124 del 2007, si dividono in due agenzie principali coordinate dal DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza). AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna): opera esclusivamente sul territorio nazionale per proteggere la repubblica da minacce come terrorismo, eversione e criminalità organizzata. AISE (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna): opera al di fuori dei confini italiani per tutelare gli interessi politici, militari, economici e scientifici del Paese e per condurre attività di controspionaggio. Il 23/11/2024 i mass media scrivono che l ‘articolo inserito all’interno del Ddl Sicurezza era un rischio per la democrazia. L’approvazione da parte della Camera del disegno di legge sulla sicurezza introduce l’articolo 31, che attribuisce ai servizi di intelligence poteri particolarmente estesi. Basta leggere gli elementi proposti nell’intervento normativo apparentemente volto a potenziare le attività sotto copertura di infiltrazione in organizzazioni criminali o terroristiche. Gli sbirri dell’Aisi e dell’Aise potranno partecipare non solo con un ruolo defilato a organizzazioni illegali ma perfino dirigerle e guidarle.
Solidarietà alle compagne e ai compagni Anarchici arrestati ingiustamente da questo stato ipocrita, massomafioso e assassino.
Fuori Cospito dal 41bis: basta stato, basta mafia, basta polizia!
La mafia è nello stato e nella polizia.
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L’ordine ottenuto tramite la sottomissione
e conservato col terrore, non è certo
una garanzia di sicurezza.
Emma Goldman
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Cultura dal basso contro i poteri forti
Rsp (individualità Anarchiche)