Morta la brigatista Barbara Balzerani. La storia gerarchica e ambigua delle Br (2° parte)

Per riportare l’Italia sulla rotta di Yalta, ma anche per mantenere gli altri stati europei sulla stessa strada, si utilizzano eserciti segreti (Gladio), infiltrati, minacce ai politici (lo stesso Moro fu più volte “avvertito” che il suo Compromesso storico non piaceva agli USA). In questo senso un manuale, il Field manual 30-31 (dove 30 indica che l’interesse sono i servizi segreti militari, mentre 31 sono le operazioni speciali) può definire meglio la nostra ipotesi (si ricorda che copia di questo manuale fu ritrovata nella villa di Arezzo del Gran Maestro della P2 Licio Gelli nel 1981). Infatti, tra le altre cose, il manuale prevede “delle infiltrazioni nei gruppi dell’estrema sinistra sino a prenderne la leadership”.

“Rimossi” Curcio e Franceschini facendoli arrestare, al loro posto subentrano Mario Moretti e, dopo il suo arresto, Giovanni Senzani. Il doppio cambio di leadership contribuisce a un cambio di regia sia a livello internazionale sia nazionale, diventando un’operazione utile per strumentalizzare le organizzazioni eversive.

Hyperion era un’entità sovranazionale dei servizi segreti Nato che aveva il compito di controllare la storia affinché non si uscisse fuori dai binari decisi a Yalta.

Nel libro intervista con Mario Scialoja “A viso aperto” Curcio dice: “Tutto cominciò da uno scontro di potere al convegno di Pecorile. Corrado Simioni (foto sopra con l’abbé Pierre), arrivò con l’intenzione di conquistarsi una posizione egemonica all’interno dell’agonizzante sinistra proletaria: pronunciò un intervento particolarmente duro, e sostenne che il servizio d’ordine andava ulteriormente militarizzato. La sua operazione non riuscì, ma una volta tornato a Milano non si diede per vinto: propose attentati inconcepibili per una organizzazione ancora inserita in un movimento molto vasto e, praticamente, aperta a tutti. Margherita, Franceschini e io ci trovammo d’accordo nel giudicare le sue idee avventate e pericolose. Simioni radunò un gruppetto di una decina di compagni, tra cui Prospero Gallinari e Francoise Tusher, nipote del celebre Abbé Pierre: si staccarono dal movimento sostenendo che ormai non erano altro che cani sciolti. C’erano però degli amici comuni che ci tenevano informati delle loro discussioni interne e conoscevamo il loro progetto di creare una struttura chiusa e sicura, super-clandestina, che potesse entrare in azione come gruppo armato in un secondo momento: quando noi, approssimativi e disorganizzati, secondo le loro previsioni saremmo stati tutti catturati”.

Giovanni Pellegrino per 7 anni alla guida della Commissione Stragi, dichiara che l’ Hyperion era un punto d’incrocio tra Servizi segreti dell’Ovest e dell’Est, assolutamente necessario nella logica del mantenimento degli equilibri di Yalta. Equilibri che Aldo Moro, con la sua politica di apertura al Pci, minava gravemente. Pellegrino rintraccia un riferimento all’Hyperion nella testimonianza del generale Nicolò Bozzo, fidato collaboratore di Dalla Chiesa. Bozzo ha raccontato in sede giudiziaria che Dalla Chiesa gli aveva chiesto di indagare su “una struttura segreta paramilitare con funzione organizzativa antinvasione, ma che aveva poi debordato in azioni illegali e con funzioni di stabilizzazione del quadro interno, struttura che poteva aver avuto origine sin dal periodo della Resistenza, attraverso infiltrazioni nelle organizzazioni di sinistra e attraverso un controllo di alcune organizzazioni”. Marco Pisetta, Silvano Girotto (foto sopra), Francesco Marra erano infiltrati dei servizi segreti. Alla Cascina Spiotta, dove era imprigionato l’industriale Vallarino Gancia, Mara Cagol cadde in un conflitto a fuoco o bisogna credere all’autopsia che parlò di colpo sparato per uccidere?

Mino Pecorelli | Playlist | Mangiafuoco sono io | Rai Radio 1 | RaiPlay  Sound

Cosa conosceva Mino Pecorelli (foto sopra), per fargli annunciare che il 15/3/1978 sarebbe accaduto qualcosa di gravissimo in Italia? Era entrato in possesso del memoriale di Moro? Fu ucciso per le verità che minacciava di portare allo scoperto?. Perché Andreotti aveva l’auto blindata e l’analoga richiesta fatta da Oreste Leonardi, capo della scorta di Moro fu rifiutata? Che fine hanno fatto le borse di Aldo Moro? Il leader democristiano le portava sempre con sé. Contenevano documenti compromettenti? Il memoriale scritto durante la prigionia era completo? Perché non fu mai trovata la copia originale?  Chi ha commissionato a Toni Chicchiarelli della Banda della Magliana il falso comunicato n°7 che annunciava la morte di Aldo Moro? Quale era il messaggio trasversale che voleva lanciare? È lecito credere che personaggi dello spessore di Romano Prodi, Mario Baldassarri e Alberto Clò, in una tranquilla domenica trascorsa in famiglia, decidano di fare una seduta spiritica e che proprio in quella circostanza esca il nome di Gradoli? Da dove proveniva realmente quell’informazione? Chi e perché ha voluto far scoprire il covo di Via Gradoli dove si nascondeva Mario Moretti?

Barbara Balzerani, morta a Roma l'ex Br: aveva 75 anni - La Stampa

Possibile che Barbara Balzerani (foto sopra), fosse distratta al punto da lasciare una scopa nella doccia causando un’infiltrazione (scusate il gioco di parole…) al piano inferiore? Perché si diede immediata evidenza della scoperta del covo consentendo a Moretti di svignarsela tranquillamente? A Via Fracchia ci fu uno scontro a fuoco come dichiarato ufficialmente dai carabinieri del gen. Dalla Chiesa o venne eseguita la condanna a morte di quattro brigatisti fra cui lo stesso Dura? Un’informativa redatta da un ufficiale dell’arma, nome in codice Ciondolo, descriveva come imminente un attentato a Walter Tobagi, indicando persino l’area in cui quel delitto stava maturando. Perché venne tralasciata, di fatti condannando a morte il giornalista? Perché fu revocata la scorta a Marco Biagi nonostante le continue minacce ricevute e una relazione dei servizi segreti, pubblicata da Panorama, che lo identificava come un chiaro obiettivo delle BR? Cosa si stava per scoprire riguardo la mail di rivendicazione dell’omicidio? L’infiltrato “Rocco”, vero nome Francesco Marra, era uno degli informatori del commissario Musocco ed amico del brigadiere dei cc Pietro Atzori, il più stretto collaboratore del generale Francesco Delfino. Prima di entrare a fare parte delle Br, vantava trascorsi da paracadutista e addestratore all’uso di armi e esplosivi. Il pentito Alfredo Bonavita, esecutore materiale del rapimento del giudice Sossi insieme a Marra, non ha mai citato il nome dell’infiltrato Rocco fra i brigatisti coinvolti nell’azione. Alberto Franceschini in Commissione stragi dichiarò: “Marra era un brigatista; con me ha fatto almeno 5 rapine; ha sequestrato Sossi ed era uno di quelli che voleva ammazzarlo”. Poi ci fu Silvano Girotto, un altro personaggio ambiguo dai trascorsi burrascosi e romanzeschi. Figlio di un maresciallo dei cc, non ancora maggiorenne venne condannato per rapina, in seguito riparò in Francia e si arruolò nella Legione Straniera col falso nome di Elio Garello, matricola 115353; rientrato in Italia venne arrestato nuovamente per rapina; in carcere maturò la scelta di abbracciare il sacerdozio; nel 1969 si recò come missionario in Bolivia; rimpatriò in Italia nel 1973 oramai noto come “frate Mitra“. Girotto entrò in contatto col capitano Pignero del nucleo speciale dei carabinieri di Torino e avviò i primi contatti coi capi brigatisti. Ma… in soli tre incontri tra Girotto e i brigatisti l’8/9/1974 si arrivò all’arresto di Franceschini e Curcio.

Addio al medico Levati il pacifista che amava il cibo - La Sentinella del  Canavese

Pochi giorni prima, il 3 settembre, il brigatista Enrico Levati (foto sopra), ricevette una telefonata anonima che l’avvertiva della trappola che si nascondeva dietro l’incontro. L’arresto dei due leader BR avvenne senza imprevisti nonostante Mario Moretti, informato della cosa, cercò senza successo di avvertire i compagni. Probabilmente la telefonata anonima proveniva da un informatore delle BR all’interno o dell’Ufficio affari riservati del ministero dell’interno o del palazzo di giustizia di Milano. Franceschini ha invece ipotizzato che dietro l’anonimo informatore si celassero i servizi segreti israeliani interessati all’opera di destabilizzazione che le BR portavano avanti.

Ma chi era quell’ambiguo di Mario Moretti? Nasce a Porto San Giorgio nelle Marche il 16/1/1946. A finanziare i suoi studi fu una famiglia aristocratica, vicina a posizioni fasciste, Casati Stampa di Soncino. Diplomatosi come perito industriale, all’inizio del 1968 Moretti (foto sotto) è a Milano in cerca di lavoro. Ha con sé due lettere di raccomandazione: una di Ottorino Prosperi, rettore del Convitto di Fermo, per un posto all’università Cattolica, l’altra proprio della marchesa Anna Casati, per un impiego alla Sit-Siemens. Lo assumono in fabbrica. Dai rapporti coi Casati Stampa nascono le prime illazioni sul conto di Moretti. Ma anche di Renato Curcio si sa che da ragazzo frequenta un collegio cattolico e che ad Albenga milita dapprima nel gruppo “Giovane nazione”, quindi in “Giovane Europa”, due organizzazioni fondate dal belga Jean Thiriat, vicine all’estrema destra. Fin dall’inizio, con Corrado Simioni, Moretti è per la scelta della lotta armata, una strategia che Curcio e Franceschini osteggiano fortemente, ritenendo non maturi i tempi. Ma gli ambigui Vanni Molinaris, Corrado Simioni e Duccio Berio lasciano l’organizzazione e fondano a Parigi la scuola di lingue Hyperion. Moretti e altri, come Prospero Gallinari, lo seguono.

L'ex Br Moretti e l'anno passato in città tra incontri e volontariato:  «Nulla da dire» | Giornale di Brescia

Fatti arrestare i capi delle Br Franceschini e Curcio, Moretti adotta immediatamente una linea più dura nella lotta armata contro lo stato. Nel 1975 Mara Cagol viene uccisa e Giorgio Semeria rimane gravemente ferito: Moretti è il leader indiscusso delle BR. Si trasferisce a Roma, dove progetta la “campagna di primavera”: sarà lui, l’ambiguo Moretti, a gestire il sequestro, la prigionia e la morte di Aldo Moro. Intanto Renato Curcio evade dal carcere di Casale Monferrato. Nel gennaio 1976 i vertici delle BR si incontrano. Moretti, sovvertendo le regole della rigida compartimentazione che le BR si erano date, insiste per trascorrere la notte nell’abitazione di Curcio, di cui non conosceva il recapito. Due giorni dopo la polizia fa irruzione nell’appartamento e arresta per la seconda volta Curcio. Alle Carceri Nuove di Torino, al VI braccio, 2° piano, Curcio e Franceschini si ritrovano. Curcio dice a Franceschini: “Mi sono convinto che Moretti è una spia, è lui che mi ha fatto arrestare”.

Il senatore Sergio Flamigni ha dedicato una fetta dei suoi importanti studi alla figura di Moretti, da lui definito come “la sfinge”. Nella palazzina di via Gradoli 96, dove Moretti abitava durante il sequestro Moro, c’erano 24 appartamenti intestati a società immobiliari, tra i cui amministratori figuravano personaggi appartenenti ai servizi segreti. Nella stessa palazzina al 2° piano vi è un’informatrice della polizia, al n° 89 di via Gradoli abita un ex ufficiale dei cc, agente segreto militare e compaesano di Moretti. Sono questi solo una piccola parte dei dati raccolti da Flamigni. Ma che fine hanno fatto le borse che Moro portava sempre con sé? Contenevano documenti compromettenti? Il memoriale scritto durante la prigionia era completo? Perché non fu mai trovata la copia originale?

Secondo la vedova Moro, il marito usciva abitualmente di casa portando con sé 5 borse: una contenente documenti riservati, una di medicinali ed oggetti personali; nelle altre tre vi erano ritagli di giornale e tesi di laurea dei suoi studenti. Subito dopo l’agguato sull’auto di Moro (nella foto con Henry Kissinger, segretario di stato Usa durante la presidenza Nixon), vennero però rinvenute solamente 3 borse. Nonostante l’enorme quantità di materiale brigatista sequestrato negli anni successivi all’interno delle numerose basi scoperte, delle altre due borse di Moro non è mai stata rinvenuta traccia. Eleonora Moro, moglie dello statista, si disse convinta che: “I terroristi dovevano sapere come e dove cercare, perché in macchina c’era una bella costellazione di borse.”

Aldo Moro e Henry Kissinger, segretario di Stato Usa durante la presidenza Nixon

Ora vi consigliamo questo concerto riflessivo Anarchico!! W i sognatori!! W gli utopisti!! BASTA GUERRE BASTA ARMI!! W l’Anarchia !!!! W I COMPAGNI ANARCHICI DE ROMA!! BUONA LOTTA A TUTTI!!

Montelupo dal vivo a Roma 09/09/2023 (concerto integrale)https://www.youtube.com/watch?v=yvQV0VPnNHI&t=1100s

CANZONE PER ALFREDO COSPITO – MARCO CHIAVISTRELLI SOLIDARIETA’ AD ALFREDO CONTRO L’ORRORE DEL 41 BIShttps://www.youtube.com/watch?v=_X33J74_ALE

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Questi assassini, questi ladri, si fanno un nome.

Raggiungono i gradi più alti, diventano senatori,

vengono coperti di decorazioni,

e qualcuno arriva perfino ad avere un

monumento. Sono eroi della guerra.

Senza la guerra non salirebbero. Senza la guerra

rimarrebbero ignoti. Se uccidessero e rubassero

fuori dal mondo guerresco sarebbero ritenuti

assassini feroci e ladri volgari.

C. Berneri

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Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)