Morta la brigatista Barbara Balzerani. La storia gerarchica e ambigua delle Br (1° parte)

È morta l'ex Br Barbara Balzerani | LA NOTIZIA

Il 5 marzo 2024 i mass media pubblicano che Barbara Balzerani (foto sopra), che tra gli anni ’70 e ‘80 fu una delle principali componenti del gruppo terroristico extraparlamentare di estrema sinistra delle Brigate Rosse (BR), è morta a 75 anni. Era nata il 16/1/1949 a Colleferro, in provincia di Roma. Ultima di 5 figli, suo padre era un autista di pullman. La Balzerani non si è mai tecnicamente dissociata, perlomeno non secondo i percorsi seguiti da altri ex appartenenti all’organizzazione come Adriana Faranda, Valerio Morucci e Alberto Franceschini. Tuttavia, avendo più volte manifestato un atteggiamento critico verso la storia della lotta armata, non può nemmeno collocarsi tra gli “irriducibili” propriamente detti. Nel 1987, assieme agli altri leader storici delle BR Renato Curcio e Mario Moretti, partecipò ad un’intervista televisiva concessa al giornalista Rai Ennio Remondino, nella quale i 3 ex brigatisti concordarono nel considerare conclusa l’esperienza della lotta armata in Italia nell’ottica dei cambiamenti del tessuto sociale nel quale si erano mossi 10 anni prima, e sancirono formalmente la resa definitiva delle BR e l’abbandono della lotta armata.

Ma per capirci qualcosa, partiamo analizzando la figura ambigua del professore capo brigatista Corrado Simioni. 

HYPERION E I MISTERI ITALIANI DELLA STRATEGIA DELLA TENSIONE

Corrado Simioni (nella foto con l’Abbé Pierre e papa Giovanni Paolo II), iniziò la sua attività politica militando nelle file del Movimento giovanile socialista con Bettino Craxi. Collaborò coi servizi segreti dell’USIS (United States Information Service), era un infame che faceva il doppio gioco sia coi servizi segreti anticomunisti della Nato, sia coi servizi segreti Russi: da buon borghese opportunista, per lui era tutto normale… Leader di un collettivo operai-studenti, mentre lavorava alla Arnoldo Mondadori Editore, l’8/9/1969 fondò insieme a Renato Curcio il “collettivo politico metropolitano” milanese. Il gruppo, che teorizzava lo scontro aperto, viene considerato il progenitore delle Br. Insieme a circa 70 persone, tra cui componenti del collettivo (quali Renato Curcio, Margherita Cagol, Giorgio Semeria, e Vanni Mulinaris) ed elementi cattolici del dissenso, partecipò al convegno di Chiavari (1-5 novembre 1969) nella sala Marchesani, adiacente alla pensione “Stella Maris”, nel quale un gruppo di partecipanti guidati da Curcio dichiarò la propria adesione ad una visione di lotta armata ed il successivo passaggio alla clandestinità. Simioni fu anche il capo del Superclan, organizzazione nata parallelamente alle BR. È sospettato di aver organizzato, senza prendervi parte, l’attentato contro l’ambasciata americana ad Atene del 2/9/’70 durante la dittatura dei colonnelli. Quel fatto, in cui morirono i due attentatori per un loro errore (?), avrebbe segnato una forte rottura fra Simioni e Curcio quando quest’ultimo venne a sapere che era stato precedentemente proposto a sua moglie Margherita Cagol di mettere in atto quello stesso attentato. Simioni si trasferì in Francia nel 1976 e fondò a Parigi assieme a Duccio Berio e Vanni Mulinaris la scuola di lingue Hyperion, la quale ebbe la funzione di una vera centrale militare internazionale dei servizi segreti. A Parigi Simioni si inserì nella vita cittadina, ricominciando a frequentare gli ambigui ambienti cattolici formati da partigiani bianchi traditori che firmarono nel 1949 il Patto Atlantico anticomunista Nato Stay Behind. Ci furono alcuni episodi non chiari e strane coincidenze compiute da Simioni prima di trasferirsi a Parigi, che portano molti compagni a diffidare di lui. Simioni, dopo essere stato espulso dal Partito Socialista nel 1965 per una non meglio precisata accusa di “condotta immorale”, ed essersi trasferito a Monaco di Baviera e frequentato un corso di teologia, ritorna nel 1967 in Italia, a Milano. Qui lavora per la Mondadori, ma anche per l’USIS (United States Information Service), un ente informativo degli USA, in pratica una delle tante succursali della CIA. Una delle sedi romane dei servizi segreti dell’USIS si trova al numero 32 di via Caetani, quasi di fronte al punto in cui sarà parcheggiata la Renault rossa col corpo di Moro. Ma non è finita qua.

Margherita Cagol | Storie di rivoluzionarie

Un’altra stranezza è un attentato organizzato da Simioni ad Atene, nel settembre 1970. In questa occasione Simioni si rivolge inizialmente a Mara Cagol (foto sopra), alla quale esige di non parlare del progetto con nessuno, neanche con Curcio, il suo compagno. Al rifiuto della Cagol, Simioni riesce a trovare altri 2 volontari: Maria Elena Angeloni e Giorgio Christou Tsikouris (di origini cipriote). L’attentato fallisce poiché l’ordigno esplode anzitempo nella Volkswagen mentre si dirige verso l’ambasciata statunitense di Atene. I due attentatori muoiono. L’esplosivo e il timer dell’attentato di Atene sono identici a quelli che nel 1972 uccideranno Giangiacomo Feltrinelli, mentre si accingerà a collocare un ordigno a un traliccio dell’Enel nelle campagne di Segrate. Sempre nel 1970, Simioni porta alcuni compagni a una riunione in Liguria, ospiti da una certa Savina Longhi. La particolarità non è la riunione tenuta in Liguria, ma la persona che ospita il gruppo: Savina Longhi è l’ex segretaria di Manlio Brosio, ambasciatore italiano e dal 1964 al ‘71 segretario generale della NATO. Non solo. Simioni presenta al gruppo la Longhi come sua segretaria. Ma segretaria di cosa? Sempre nel 1970 Simioni vuole organizzare, oltre l’assassinio di due ufficiali della NATO a Napoli, anche un attentato mortale a Trento al principe Junio Valerio Borghese (foto sotto). Simioni riferisce ai compagni del Superclan che ha organizzato tutto, compreso a chi dare la colpa dell’assassinio, ossia al nascente gruppo di estrema sinistra Lotta Continua. Con chi ha organizzato i 2 attentati Simioni? Perché proprio Borghese? Simioni sapeva già che il “principe nero” stava organizzando un golpe in Italia per la notte dell’Immacolata di quell’anno? Inoltre, l’amicizia con un ambiguo personaggio, tale Roberto Dotti, che allontana quasi subito Franceschini e Cagol dal Superclan. Roberto Dotti è intimo amico e sodale del partigiano bianco Edgardo Sogno, l’uomo che organizzò un progetto di colpo di stato militare chiamato Piano Solo 1964 (Solo perché fatto solo dai carabinieri). Poi organizzò anche il golpe bianco, un colpo di stato militare di stampo liberale e presidenzialista, promosso da ex partigiani antifascisti e anticomunisti, e scoperto nel 1974. Nelle memorie dell’ex brigatista rosso Alberto Franceschini c’è una confidenza ricevuta da Mara Cagol. All’epoca della militanza nelle “zie rosse”, Cagol era l’incaricata della raccolta delle schede che i militanti del CPM dovevano compilare per ordine di Simioni. Cagol riferisce a Franceschini che un giorno Simioni la portò presso la terrazza Martini di Milano, presentandogli proprio il doppio giochista Dotti. Simioni informò Cagol che proprio a lui avrebbe dovuto consegnare le schede biografiche dei compagni del collettivo. Non solo, gli disse anche che era a lui che avrebbe dovuto rivolgersi nel caso in cui avesse avuto bisogno di soldi o di altri aiuti. Ma perché schedare i compagni del collettivo? Perché consegnare le schede biografiche dei militanti proprio a Dotti, che tra l’altro non apparteneva neppure al CPM? Particolare è anche la biografia di Duccio Berio, il braccio destro di Simioni. Figlio di un medico milanese, è legato sentimentalmente a Silvia Malagugini, figlia di Alberto, importante dirigente nazionale del Pci che dirigeva la delicatissima sezione “problemi dello Stato” del partito. Dal 1972 è un agente o un informatore del Servizio Informazioni Difesa (il servizio segreto italiano dal 1966). Suo padre era un collaboratore dei servizi segreti israeliani.

8 dicembre 1970 | Meer

Il 21/10/1976 il trio Simioni-Berio-Mulinaris fonda in rue Lucienne 10 una scuola di lingue che si chiama Agorà. Ufficialmente, la fondatrice e presidente è Giulia Archer, convivente di Corrado Simioni. In realtà i veri promotori sono, oltre Simioni, Mulinaris e Berio, anche Innocente Salvoni e sua moglie Francoise Marie Tuscher, quest’ultima nipote del famoso Abbé Pierre. Meno di 2 mesi dopo, il 15 dicembre, Giulia Archer si dimette da presidente e al suo posto subentra la Tuscher. Il 24/8/1977 l’associazione cambia nome in Hyperion. La scuola Hyperion (in realtà stanza di compensazione dei servizi segreti), attraverso i suoi maggiori referenti (il trio Simioni-Berio-Mulinaris) entra prepotentemente in molte vicende oscure italiane e internazionali. Infatti, Hyperion si intreccia in molte convergenze di destabilizzazione dell’Italia, compreso il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro. Ai magistrati che hanno condotto, infruttuosamente, indagini su Hyperion, ha colpito la facilità con cui il trio Simioni-Berio-Mulinaris, apparentemente privo di risorse finanziarie, riesce a reperire fondi per la loro scuola. Oltre a una strana fidejussione da parte dell’ingegner Cesare Rancilio, italiano residente a Parigi e fratello di Augusto Rancílio, sequestrato dalla ‘ndrangheta calabrese a Cesano Boscone il 2/10/1978 e successivamente liberato (è stato sospettato che il credito fosse stato concesso come “premio” per la trattativa per il rilascio del sequestrato), colpisce la grande capacità di reperire facilmente fondi. Di sicuro Hyperion ha un potente “protettore”, il famoso Abbé Pierre, presbitero cattolico francese, partigiano bianco, politico e fondatore dei Compagnons d’Emmaüs (organizzazione cattolica assistenziale dei poveri e dei rifugiati). Quando Corrado Simioni, Duccio Berio e Vanni Mulinaris, dopo le rivelazioni di due pentiti (Michele Galati e Antonio Savasta), furono inquisiti per un traffico di armi, l’Abbé Pierre si precipitò in Italia per perorare la causa dei suoi protetti, a suo dire perseguitati da “una centrale di Destra”. Fatto sta che il trio fu prosciolto dall’accusa di terrorismo e traffico d’armi. Oltre alla benedizione dello zio della Tuscher, Hyperion poteva vantare la “protezione” del padre domenicano Félix Andrew Morlion, fondatore del servizio segreto vaticano Pro Deo e persona molto vicina alla CIA. A queste “strane” protezioni”, nella storia di Hyperion si vanno ad accumulare anche ambiguità e particolarità collegate alle vicende italiane del periodo della cosiddetta “strategia della tensione”. Hyperion ha 3 sedi: a Parigi, Londra e Bruxelles. Ognuna di queste poteva essere sia un buon osservatorio politico sia un occulto collegamento con qualche servizio segreto. Quello che più attira l’attenzione degli inquirenti italiani, è invece una villa a Rouen, nel Nord della Francia. Si scopre che la struttura è protetta da un triplice anello di sensori, che di fatto rende difficile qualsiasi avvicinamento in incognito e qualunque intercettazione ambientale. Ora, a parte il fatto che un simile dispositivo di sicurezza poteva essere nella disponibilità di poche potenze straniere, perché dare una iperprotezione a una villa che ufficialmente serviva solo come luogo di riposo? Ma quello che più spaventa sono le troppe coincidenze che legano l’Hyperion al sequestro e all’uccisione di Aldo Moro. Innanzitutto è verificata la frequentazione dei leader delle BR, Mario Moretti prima e Giovanni Senzani poi, con l’Hypérion.

Chi è Giovanni Senzani, la doppia vita dell'ex brigatista/ Il ruolo  nell'omicidio Peci

Poi c’è l’apertura di tre sedi in Italia, tra il giugno 1977 e il giugno ‘78, proprio nel lasso di tempo che comprende la fase conclusiva della preparazione del rapimento di Moro e tutti i 55 giorni in cui lo statista è tenuto in ostaggio. Gli uffici saranno chiusi appena dopo la conclusione del sequestro del leader della DC. Hyperion apre due succursali anche a Roma: una in viale Angelico e l’altra in via Nicotera. La sede di via Nicotera, che ha come referente Carlo Fortunato, in contatto con la CIA, si trova nello stesso edificio dove sono domiciliate alcune società di copertura del Sismi. Nell’ufficio di viale Angelico collabora Luigi Perini, militante del PCI, che afferma la presenza di Berio e Simioni durante i giorni del rapimento Moro nella sede romana (presenza ovviamente smentita dai due). Quando Perini lascia l’Hyperion romana, prende in affitto un locale in via Pio Foà per condurre un’attività in proprio. La stranezza è che in questo locale era stata allestita la tipografia delle Br che stampò i comunicati del sequestro Moro. Durante il caso Moro, Hyperion è collegata a un altro istituto di lingue francese che ha sede in piazza Campitelli, ossia a 150 metri da via Caetani, strada dove è ritrovato il cadavere di Moro.

Quando il 4/4/1981 viene arrestato il leader brigatista Moretti, il suo posto è preso da Giovanni Senzani (foto sopra), un’altra figura ambigua nel panorama eversivo italiano di quegli anni. Senzani è strettamente in contatto con Luciano Bellucci, agente del Sismi, e con Francesco Pazienza, anche lui agente del Sismi (Pazienza è il mediatore con le BR nel sequestro dell’assessore campano Ciro Cirillo). La storia di Hyperion è dunque disseminata di ambigui personaggi e strane coincidenze che riportano alla strategia della tensione realizzata in Italia.

Ma rivediamo la storia d’Italia, che in quegli anni ha il più forte Partito Comunista d’Occidente:

Uno “spregiudicato” gruppo di politici guidati da Aldo Moro, attraverso un compromesso, vuole portare il PCI al governo. Questo per gli USA e per l’URSS è inconcepibile: gli statunitensi non possono permettere ai comunisti di occupare posti al governo, neppure con sottosegretari; i sovietici non possono tollerare che un “suo” partito si socialdemocratizzi, minando la base del comunismo internazionale. Anche Israele è preoccupata, poiché l’ingresso dei comunisti in un governo italiano avrebbe significato un avvicinamento dell’Italia alla causa palestinese.

L'uomo finisce dove comincia il soldato - cartoliste

A differenza della generazione degli anni ’70, oggi non è più obbligatorio il servizio militare, i giovani non hanno subito il ‘lavaggio del cervello’ del soldato, e l’oratorio non è più in auge, quindi non si è abituati a farsi comandare o ad eseguire ordini dati dall’alto senza pensare. Noi Anarchici poi, non saremmo mai entrati in un’organizzazione gerarchica come le Br, perché siamo allergici alle gerarchie, siamo abituati a usare il nostro di cervello. Non siamo né servi, né capi e nemmeno padroni!

Ma per capire meglio il problema guardatevi questa intervista di Alberto Franceschini:

Franceschini (BR): «Ci sentivamo controllati»https://www.youtube.com/watch?v=5gwKPXe1_WU&t=1157s

Emsi Caserio: Rap Anarchico Popolare (VIDEOCLIP 2014)https://www.youtube.com/watch?v=qg4N2z7g_5k

La ballata di Alfredo Cospitohttps://www.youtube.com/watch?v=LQsTdr2vGNs

W l’Anarchia, viva la Libertà!

Questi sbirri infami hanno fatto e organizzato le stragi e i colpi di stato (la destra insieme ai servizi segreti) attraverso il Patto Atlantico, un piano militare anticomunista, e non hanno pagato niente! Sono rimasti impuniti, mentre il compagno Cospito, che non ha ucciso nessuno, è ancora in galera, nonostante avesse fatto solo un’azione diretta per puntualizzare e far capire il problema del nucleare (volevano rifilarcelo di nascosto di nuovo!). Alfredo ricorda che l’Italia aveva deciso per il NO al Nucleare!!

Lo sfruttamento dell’energia nucleare in Italia ha avuto luogo tra il 1963 e il ‘90. Dopo tale anno, le centrali nucleari italiane risultavano tutte chiuse, o per raggiunti limiti d’età o alla luce del risultato del referendum del 1987.

Solidarietà al compagno Anarchico Cospito!! Fuori Alfredo dalla galera e dentro i nostri politici fascisti stragisti e anticostituzionali!!

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Voi avete paura dell’insurrezione.

La si farà quando il popolo vorrà

e non quando la polizia ne avrà bisogno.

L. Michel

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Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)