Solidarietà alle compagne e ai compagni della manifestazione NOTAV alta felicità che sono stati denunciati per devastazione!

Il 27 luglio quella pagliaccia cattofascista (doppiogiochista) della Meloni (foto sopra), è andata ai cantieri dell’alta velocità Torino-Lione dichiarando ai mass media che i No Tav sono terroristi! Senza naturalmente chiedergli perché stavano manifestando, altrimenti sarebbero saltati fuori tanti altri altarini, sporchi e meschini, tipici della sua cultura borghese, egoista, arrivista, opportunista, ipocrita e repressiva.    

In quei tre giorni di protesta contro il capitalismo efferato e il militarismo (la tratta Torino Lione servirebbe proprio per scopi militari) della Tav internazionale, sono stati controllati dagli sbirri più di 800 persone, identificate dalla polizia a Venaus in Val di Susa, al termine del Festival Alta Felicità, organizzato dal movimento No Tav, condannandoli per devastazione! C’è stata qualche azione diretta messa in atto senza uccidere nessuno, al solo scopo di terminare un corteo molto vivace e partecipato, proprio dove la devastazione vera del territorio, quella delle ruspe e delle trivelle, ha inizio. La meloni non ha però citato, come vergogna dello stato, gli atti desegretati della ‘commissione stragi’ che, dopo 50 anni di segreto militare, definiscono lo stato: “stragista”; infatti, attraverso le forze militari e i loro servizi segreti, hanno attuato la ‘strategia della tensione’, col Patto atlantico anticomunista, con colpi e stragi di stato (domani cade l’anniversario della strage di Bologna del 2 agosto 1980), dove sono morti tanti cittadini inconsapevoli di cosa stava accadendo a livello sociale, politico e militare. Tutta questa ‘mattanza’ di stato, fu compiuta per evitare che il Partito comunista entrasse nel potere politico e militare, dove chi aveva il potere e dettava legge, allora era la Dc (cento destra insieme al centrosinistra).

Ma andiamo ad analizzare quali sono le ragioni della protesta del movimento No TAV contro le devastazione ambientali della linea ferroviaria Torino-Lione:  l’inutilità dell’opera, gli alti costi pubblici e i danni all’ambiente, I costi di costruzione sono troppo alti (ci speculano anche porci politici e cani da guardia, oltre alla mafia degli appalti), con pesanti bilanci e speculazioni statali. Soldi pubblici spesi per una ferrovia che già c’era. Potevano essere usati per la scuola, la sanità e i servizi locali che stanno pian piano degradando, lasciando ai cittadini solo sofferenza e sopravvivenza (altroché diritti uguali per tutti eliminando le classi sociali…).
Il problema più grande di queste speculazioni economiche – edilizie prodotte dal capitalismo mai sazio, è il rischio ambientale prodotto dagli scavi in montagna, che possono liberare nell’atmosfera materiali cancerogeni come amianto e uranio, devastando la valle, inquinando anche le risorse d’acqua e la qualità della vita in Val di Susa (cartina sotto), fino a Torino e oltre.                                  
Gli abitanti locali, è dagli anni ‘90 che contestano la mancanza di ascolto e la non condivisione delle scelte  fatte e imposte dal governo.    

La TAV Torino-Lione è stata voluta dai governi di Italia e Francia insieme all’Unione Europea (col sostegno dei governi nazionali), da Confindustria e da alcuni enti locali favorevoli inneggianti il miraggio dello sviluppo economico del territorio.                       
I primi studi di fattibilità partirono nel 1991 su impulso congiunto italiano e francese. Il progetto fu inserito nelle reti di trasporto transeuropee (TEN-T), durante il Consiglio europeo di Essen del 1994. L’Unione Europea, ha spinto e cofinanziato l’asse ferroviario come ipotetico ‘corridoio europeo’.            

La linea ferroviaria Tav Torino-Lione è stata  sostenuta nel tempo da schieramenti trasversali di centro-sinistra e centro-destra, inclusi i sindacati; nel mondo industriale e imprenditoriale (come Confindustria), l’hanno sempre indicata come “strategica” per il trasporto delle merci internazionali (logica capitalista: più veloce, più merci, più business).

In quei 3 giorni di proteste, alla manifestazione No Tav c’erano oltre 20mila persone e, secondo le forze del disordine (nuclei clandestini dello stato, Gladio, P2 ecc.), in Valle ci sarebbero stati danni per 1 milione di euro! In realtà dai loro video si vedono solo due furgoni bruciati. Teniamo presente che il costo del solo tunnel di base è stato calcolato di 14,7 miliardi di euro. Finora sono stati spesi circa 4,13 miliardi, di cui 1, 9 finanziati dall’Ue (PNRR). Teniamo presente che in Italia è stato constatato che per costruire un chilometro di ferrovia ci vogliono circa 30-60 milioni di euro per le linee tradizionali, ma può superare i 60-90 milioni di euro al chilometro per l’alta velocità e le metropolitane.

Il movimento No Tav, durante una conferenza stampa dichiara, in seguito ai recenti scontri e all’assalto al cantiere di Chiomonte: “siamo tutti black bloc” o “siamo tutti responsabili”. Anche il portavoce Guido Fissore ha dichiarato la frase “siamo tutti black bloc”, respingendo la distinzione tra manifestanti pacifici e “blocco nero” (che poi sono quelli che difendono i manifestanti dalla feroce violenza sbirresca), dichiarando che: “non esistono divisioni e che l’azione è stata condivisa da tutti i presenti”. La Procura di Torino naturalmente insiste con la solita falsità e arroganza aprendo ancora un’inchiesta, definendo sempre il movimento  ‘terrorista’ e denunciandolo per saccheggio. 

La Val Susa è sempre stata un laboratorio di resistenza e anche quest’anno (da dieci anni), il “Festival dell’Alta Felicita” si è svolto a Venaus, antico borgo situato in Val Cenischia, valle collaterale della Val di Susa, a circa 57 chilometri a ovest di Torino. Questo borgo è uno dei tanti luoghi simbolici della lotta del movimento NO TAV contro le costruzioni ecocide (distruzione estesa o irreversibile di un prezioso quanto fragile ecosistema naturale) e contro gli interessi politici e mafiosi della linea ferroviaria ad alta velocità Torino- Lione. Questa lunga lotta, è un esempio di Resistenza in Italia e nel Mondo. Una particolarità che caratterizza questo Movimento, è la rappresentanza di tutte le generazioni: ci sono molte associazioni e gruppi di attivisti, dalle associazioni ambientaliste alle associazioni residenti locali, ai gruppi Anarchici soprattutto dalla vicina Torino, ai centri sociali, fino a una marea di altri gruppi di attivisti italiani ed europei. Il loro obiettivo comune è impedire che i vari progetti di costruzione legati al TAV, distruggano irrimediabilmente la valle.                             
Fin dall’inizio del movimento NO TAV, le autorità hanno ripetutamente cercato di dividere i vari movimenti di protesta separando i “buoni” dai “cattivi”. Dopo le accuse contro chi usa le azioni dirette per fermare i cantieri (simbolo dello sperpero e danneggiamento del capitalismo), i portavoce del movimento (foto sotto), hanno espressamente dichiarato che “Siamo tutti Black bloc”, e che non ci sono i bravi cattolici ordinati e silenziosi da una parte, e i cattivi dall’altra: siamo tutti “ribelli”, ribadendo forte e chiaro questo slogan. In quei giorni di Lotta tra sbirri e manifestanti No Tav, c’è stato anche un incendio boschivo, dovuto al lancio di lacrimogeni (cancerogeni e inquinanti), che quei bastardi sbirri delle forze del disordine tiravano ai manifestanti mentre li manganellavano (10 contro 1).

Il movimento No Tav ha denunciato sui social la presenza in quei giorni di “un massiccio dispositivo di forze dell’ordine – disordine” durante la manifestazione, che “ha istituito 2 posti di blocco sulle strade di accesso a Venaus“. E ancora: “Il servizio di navette, che fino a quel momento stava consentendo alle persone di lasciare il Festival Alta Felicità, è stato temporaneamente sospeso”. Nel messaggio, i manifestanti hanno poi sottolineato che “le persone vengono identificate prima di poter proseguire, sia a bordo dei propri mezzi sia mentre si spostano a piedi”. Per il movimento, si tratta di “una chiara prova di arroganza della questura di Torino e del Governo”, chiamato militarmente terrorismo psicologico – controllo sociale, attuato anche negli anni ‘70 per riuscire ad omologare e a manovrare meglio la massa quando si rivolta.
Ma a proposito di sbirri bastardi, ricordiamo chi erano quelli della ‘Uno Bianca’, per capire meglio il problema sociale causato dalle forze del disordine, a pochi giorni dall’anniversario di Carlo Giuliani (foto sotto), ammazzato dagli sbirri il 20 luglio 2001 durante la manifestazione del G8, contro gli 8 politici più ricchi e potenti, ma soprattutto arroganti e senza scrupoli del mondo.

La “banda della Uno bianca” è stata un’organizzazione criminale formata da appartenenti alle forze del disordine – polizia, attivi tra il 1987 e il ‘94 in Emilia-Romagna e nelle Marche. Gli sbirri durante le loro bastardate, commisero 103 rapine a mano armata, uccisero 24 persone e ne ferirono 115. Nel 1994, Leonardo Grassi (titolare dell’inchiesta bis sulla strage di stato dell’Italicus (BO), che causò 12 morti e 48 feriti), già allora avanzava l’ipotesi che la Falange Armata fosse la diretta continuazione di Gladio poiché l’organizzazione stay-behind dipendeva dalla settima divisione del SISMI (la stessa dove, secondo le denunce dell’ambasciatore Fulci, si nascondevano i falangisti). Roberto Savi, uno dei fratelli sbirri, il capo della Uno bianca, racconta di un suo tentativo di arruolamento nel Sisde (Servizio segreto militare), un servizio di natura civile che insieme a forze del disordine in borghese, è stato attivo  dal 1977 al 2007, anno in cui è stato sostituito dall’AISI.                                                                                     

 Ma non è finita qua: la prima comparsa di telefonate di rivendicazione effettuate dalla sigla della Falange Armata (ottobre 1990) coincideva con l’avvio dell’indagine del giudice Felice Casson su Gladio e i 507 depositi segreti d’armi NASCO (esplosivi ed armi usati in Italia nell’ambito dell’organizzazione segreta Gladio, della rete “Stay Behind“, promossa dalla NATO anticomunista e dalla CIA durante la Guerra fredda), da cui provenivano gli esplosivi utilizzati in tutte le stragi, da piazza Fontana a Bologna ecc.. Il 25 giugno 2015 l’ambasciatore e diplomatico italiano Francesco Paolo Fulci, ex presidente del CESIS, l’ex comitato dei servizi segreti italiani, è tornato a ribadire, durante il processo sulla trattativa Stato-mafia, che le telefonate rivolte all’ANSA in cui la Falange Armata rivendicava omicidi e stragi durante gli anni ’90, provenivano da cabine telefoniche, spesso adiacenti alle sedi del servizio segreto del SISMI.

Nella strage di Bologna (foto sopra), viene presa in causa anche la massoneria, in base a dei documenti sequestrati a Licio Gelli (gran maestro della loggia massonica Propaganda2, P2), al momento del suo arresto. Insomma, nonostante la magistratura abbia concluso il suo percorso individuando gli esecutori, il braccio destro materiale della mattanza (Giuseppe Valerio Fioravanti con Francesca Mambro e Luigi Ciavardini), la strage di Bologna, resterà per sempre uno degli episodi più oscuri e occulti (è sempre così quando si vanno ad analizzare i poteri forti (la “massomafia”), che hanno addestrato e sovvenzionato gli esecutori materiali delle stragi di stato nella storia italiana). Giulio Andreotti (foto sotto), confessò nel 1990 dinanzi alla Commissione Parlamentare sulle stragi, che dal 1956 i servizi segreti, nell’ambito di un’intesa «Stay-Behind», avevano reclutato civili per addestrarli proprio in Sardegna a Capo Marrargiu (base militare Nato). L’ammissione di Giulio Andreotti (cattocentrosinistroide che forse alla fine si vergognò delle sue bugie, dei suoi tradimenti e delle sue malefatte), anche nella sua incompletezza, «confermò» a fine anni ‘80 alla commissione stragi, la presenza di determinati servizi segreti «paralleli», e di conseguenza, avvalorò l’esistenza di uno “Stato parallelo”, di un “Doppio Stato” (doppio Sid). Oltre agli attentati dinamitardi, ci furono le trame golpiste, tessute da varie organizzazioni paramilitari.  

Ancora oggi ci domandiamo: ma perché i servizi segreti e lo stato, decisero di manovrare, anche molto brutalmente la sorte del paese? La motivazione fu la seguente: la paura che dopo il Sessantotto, il paese «slittasse» politicamente e militarmente verso sinistra. Questa decisione di manovrare in modo costante la società, venne enfatizzata dall’Alleanza Atlantica, dalla NATO e dai patti internazionali presi con gli USA dopo la II Guerra Mondiale, come per esempio il progetto «Stay Behind» o il Piano Demagnetize, che fu un accordo segreto tra servizi segreti, stipulato negli anni ’50 fra Stati Uniti, Italia e Francia, che si proponeva di destabilizzare l’influenza sulla società italiana e francese delle forze comuniste, all’epoca vicine al blocco sovietico, attraverso una stretta collaborazione tra i rispettivi servizi segreti (in Italia il SIFAR). Gli attentati ed i disordini, servirono proprio a destabilizzare il paese, servirono per addossare le colpe alla sinistra, in modo tale da rendere praticamente impossibile, un’ascesa di quest’ultima nel potere politico. Quindi sono stati i servizi segreti le menti, gli «strateghi» di queste trame militari (Cia sismi e sid) stragi e colpi di stato eseguiti dal loro braccio armato, guardie e gruppi di estrema destra, che ebbero il compito di eseguire e piazzare materialmente gli ordigni. Tutto questo fu eseguito (secondo logica perversa militare) per salvare, secondo loro, la “democrazia” e il governo che la rappresentava (Dc: formata dal  centro destra  e centro sinistra, ambedue di origine cattolica), dalle spinte eversive dell’estrema sinistra, era la struttura dorsale della Strategia della tensione, per contenere le lotte operaie e garantire l’allineamento del governo italiano all’alleato americano, in chiave anti comunista e anti Unione sovietica. Sovvertire l’Italia per salvarla, questo fu il compito perverso dei servizi segreti italiani.

Ma a proposito di Bologna, ricordiamoci che in questo periodo, il 20 luglio 2026, un uomo che chiedeva aiuto ai passanti, muore durante un ‘controllo di polizia’. I fatti sono avvenuti al quartiere Pilastro (dove la Uno bianca commise una strage). L’uomo, Abderrahim Fakir è morto mentre veniva immobilizzato e ammanettato a terra da 3 poliziotti che gli si erano seduti addosso col loro peso, dandogli pugni dappertutto, anche in testa per poi spruzzargli lo spray al peperoncino in bocca. L’autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino, ha evidenziato sangue nei polmoni e vari segni di schiacciamento.

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Solidarietà ai compagni No Tav che hanno avuto anche il coraggio di bruciare i blindati delle forze del disordine, simbolo della repressione e dell’inquadramento militare (in caserma sono abituati ad obbedire senza pensare), quindi addestrati ad essere violenti e bastardi coi poveri e i deboli e, al contrario, a leccare il culo alla mafia, ai più ricchi e ai loro graduati.
Solidarietà anche ai compagni Anarchici antifascisti di Lecco, denunciati dalle forze del disordine per aver partecipato il 27 aprile 2026 a una contromanifestazione in risposta ad una manifestazione fascista anticostituzionale autorizzata dalla questura lecchese.
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5 marzo 1998 i P2isti stragisti dei ros e la digos torinese arrestano gli Anarchici Sole e Baleno

https://ricercatorisenzapadroni.noblogs.org/post/2025/03/04/5-marzo-1998-i-p2isti-stragisti-dei-ros-e-la-digos-torinese-arrestano-gli-anarchici-sole-e-baleno/

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Caparezza – Non siete STATO voi
https://www.youtube.com/watch?v=YsulfOYs_ic
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Lo stato è nato dalla forza militare;
si è sviluppato servendosi della forza militare;
ed è ancora sulla forza militare che
logicamente deve appoggiarsi per mantenere la sua onnipotenza.
Dal “Manifesto Internazionale Anarchico contro la guerra” (1915)

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Cultura dal basso contro i poteri forti
Rsp (individualità Anarchiche)

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