
In questi giorni i mass media scrivono che dagli appalti sulla A32 sono venuti fuori i rapporti con gli imprenditori massomafiosi, specificando che è stato assolto Roberto Fantini (foto sotto), ex amministratore delegato di Sitalfa (azienda privata italiana specializzata nella costruzione e manutenzione dei treni ad alta velocità, dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia e del tunnel del Frejus T4, di cui Sitaf è concessionaria), accusato di aver agevolato ditte in odore di legame con le ‘ndrine, poi si è comprato l’assoluzione, l’impunità – VECCHIO VIZIO.

Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda i lavori di manutenzione dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia, l’infrastruttura che collega Torino alla Val di Susa e conduce verso il traforo del Frejus. È qui che alcune imprese riconducibili alla famiglia Pasqua sarebbero riuscite a ottenere AL RIBASSO (patto STATO mafia: APROFITTARE DELL’IGNORANZA della mafia e della ‘ndrangheta), lavori e commesse, in particolare nel settore del trasporto e del movimento terra, anche attraverso società che delegavano a loro la manutenzione autostradale. Secondo gli investigatori, i Pasqua avrebbero protetto alcuni imprenditori dalle estorsioni provenienti da altri ambienti della ‘ndrangheta, ottenendo in cambio vantaggi economici e commesse lavorative. All’interno di questo quadro si inseriva anche la posizione di Roberto Fantini, amministratore delegato di Sitalfa dal 2006 al 2021, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e peculato, secondo la procura avrebbe favorito imprese riconducibili ai Pasqua nell’assegnazione di lavori, nonostante le interdittive antimafia, ottenendo anche vantaggi personali. Il tribunale ha condannato anche l’imprenditore Gian Carlo Bellavia. Secondo le indagini, Bellavia avrebbe avuto rapporti con la locale di ‘ndrangheta di Volpiano e ne avrebbe ricavato vantaggi economici. Il suo nome compare anche in relazione ad alcuni lavori sulla A32. Fra i condannati figurano anche Salvatore Gallo (foto sotto), ex manager di Sitaf e storico esponente politico del Pd, condannato a 4 anni e 4 mesi per peculato, corruzione elettorale e indebito utilizzo di strumenti di pagamento, e Salvatore Sergi, già dirigente di Sitaf, condannato a 3 anni, nell’ambito dell’inchiesta “Echidna” sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel Torinese.

In tutto, in questi giorni il tribunale di Ivrea ha emesso le condanne per un totale di 45 anni di carcere nel processo sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nei subappalti della A32 Torino-Bardonecchia in Val Susa. L’indagine ha svelato come le cosche legate a famiglie calabresi, abbiano messo le mani sulla manutenzione e sui subappalti (vecchio vizio del patto stato mafia: gare d’appalto al ribasso), dell’autostrada e di altre grandi opere (grandi costi economici e ambientali, per opere inutili).
Ma per capire meglio il problema Tav, da dove si ramifica, da dove nasce, ricordiamo che cos’è la trattativa Stato-mafia, e l’infiltrazione della ‘ndrangheta nei grandi cantieri, come la Tav Torino-Lione: rappresentano due capitoli distinti ma centrali del rapporto tra criminalità organizzata e il business delle grandi opere in Italia. La Trattativa Stato-mafia avvenne tra il 1992 (quando uccisero Falcone perché scoprì cosa era la massomafia) e il 1993, tra esponenti delle istituzioni italiane e rappresentanti di Cosa nostra. Dalle inchieste giudiziarie condotte tra il 2012 e gli anni seguenti, è emerso l’interesse della ‘ndrangheta nel gestire subappalti, movimento terra e forniture legate ai cantieri.

La trattativa Stato-mafia è avvenuta tra alcuni ufficiali del ROS, come il generale Mario Mori (foto sopra) e il capitano Giuseppe De Donno (appartenenti alla loggia massonica P2 formata da alte gerarchie delle forze dell’ordine – disordine), ed esponenti di Cosa nostra tramite l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, mentre la mafia avanzava richieste di attenuazione del carcere duro (41-bis) e revisione di norme giudiziarie. La vicenda giudiziaria si è conclusa in Cassazione nell’aprile del 2023 con l’assoluzione e l’impunità definitiva degli ufficiali P2isti dello Stato e dei loro compari politici. Dal punto di vista storico e investigativo, le pressioni e le stragi del 1993 (a Roma, Firenze e Milano), furono usate da parte di Cosa nostra (ala stragista di Totò Riina), come strumento di accordo con le istituzioni.
La movimentazione terra e la manutenzione dell’autostrada, sono alcuni dei business che da più tempo interessano gli esponenti della criminalità organizzata in Piemonte, a partire dalla costruzione della Torino-Bardonecchia dagli anni ‘80.

Questa volta sono i cantieri dell’A32, compresi quelli del raddoppio del tunnel del Frejus e quelli attorno al cantiere Tav di Chiomonte, gestiti da Sitaf e dalle società che questa controlla, ad attirare gli interessi delle mafie. Nell’ultima inchiesta della Direzione distrettuale antimafia, che ha portato all’arresto di 9 persone, emerge anche il coinvolgimento di storici amministratori della società Sitaf (indagati ma non per reati collegati all’associazione a delinquere di stampo mafioso), come Salvatore Gallo, a lungo politico del Psi, prima, e del Partito democratico, poi, e infine dirigente della società concessionaria dell’autostrada. Lui e l’attuale direttore operativo, Salvatore Sergi, sono accusati solo di aver utilizzato in maniera indebita rimborsi (cultura piccola – media borghese morta di fame) che, SECONDO LA LORO ARROGANZA CULTURALE, ne avevano diritto.

Ma per capire meglio il problema del business – aumm, aumm, partiamo dalla storia: la nascita della TAV (Treno ad Alta Velocità – Voracità), risale ai primi anni ’90, in seguito agli accordi politici tra Italia e Francia e alla riorganizzazione delle Ferrovie dello Stato. Nel 1991 viene costituita TAV S.p.A., con una società del gruppo Ferrovie dello Stato (poi controllata da RFI), creata appositamente per la progettazione e la realizzazione delle linee ferroviarie ad alta velocità in Italia. Nel 1994 il progetto della Torino-Lione entra per la prima volta in un testo legislativo italiano (la legge finanziaria) coi primi fondi stanziati per la progettazione. Nel 2001 viene firmato a Torino il primo accordo intergovernativo ufficiale tra Italia e Francia per la realizzazione dell’opera. Il progetto si inserisce nelle reti transeuropee di trasporto (TEN-T), nate per unire l’Unione Europea attraverso corridoi ferroviari e stradali strategici per: passeggeri, merci, ma soprattutto armi e soldati. Nello stesso periodo della nascita ufficiale del business Tav (primi anni ’90), in Val di Susa e in altre aree sono nati i primi movimenti di opposizione locali, noti come No TAV. La protesta contro la TAV, in particolare in Val di Susa contro la linea Torino-Lione, nasce dalla convinzione che l’opera sia inutile per i flussi reali di traffico, eccessivamente costosa per le casse pubbliche e dannosa per l’ambiente e la salute. I manifestanti sostengono che i volumi di merci e passeggeri previsti non giustifichino la spesa e che le linee già esistenti, siano sufficienti o migliorabili. Ma si teme la distruzione del territorio, il consumo di suolo e il rischio di scavi in montagne contenenti materiali nocivi (come amianto o uranio). Inoltre viene contestato l’uso di ingenti fondi statali sottratti, secondo il movimento, a servizi essenziali come sanità, scuola e trasporti locali, inoltre viene criticata l’assoluta mancanza di un reale coinvolgimento delle comunità locali nella pianificazione e nell’approvazione del progetto.
Nel 1995 IL MANIFESTO ha il coraggio di parlare per la prima volta di ‘NDRANGHETA e di dichiarare che la massomafia non era una fantasia, ma una triste realtà.

Ricordate la loggia massonica P2 di Licio Gelli, la massoneria e i loro servizi deviati? Fino agli inizi degli anni ’90, per un decennio, una parte di magistrati, dell’opinione pubblica, del parlamento, ha denunciato la presenza eversiva della massoneria deviata nella vita quotidiana nazionale. Poi, questo “teorema” è finito nel dimenticatoio dando ragione, apparentemente, ai vari Cossiga che da sempre hanno banalizzato e avversato questa tesi. Ma poi, con l’operazione antimafia “Olimpia” svolta tra la fine del 1994 e il gennaio del 1995, riaffiora con prepotenza la presenza della massoneria, per 4 imputati ai quali viene contestato il reato di violazione della legge Anselmi, la legge approvata nel 1992 in seguito allo scandalo della loggia massonica P2. La legge prende il nome dalla politica Tina Anselmi, che presiedette la commissione parlamentare d’inchiesta. L’articolo 1 vieta le associazioni che, occultando la loro esistenza o tenendo segrete finalità e attività, svolgono un’attività diretta a interferire sulle funzioni di organi costituzionali, amministrazioni pubbliche, enti pubblici o servizi pubblici essenziali e forze del disordine.
Il reato di violazione della legge Anselmi viene spesso ipotizzato anche nelle inchieste su lobby occulte o poteri paralleli della P3. Il reato è stato contestato in procedimenti legati alla cosiddetta “Propaganda 3”, con condanne e vicende giudiziarie che hanno coinvolto vari personaggi politici e faccendieri. I pentiti hanno svelato ai magistrati che i capi della ‘ndrangheta si ritrovavano insieme ai massoni, in ‘logge coperte’. Ecco, dunque, la “massomafia”. Il notaio pentito Pietro Marrapodi, morto in circostanze misteriose nonché depositario di fatti di rilievo strategico connessi all’elenco dei nominativi della “loggia dei 33”, Antonio D’Agostino (nella foto sotto con Berlusconi), l’imprenditore che aveva in tasca il nullaosta speciale del ministero degli interni per costruire caserme di carabinieri, carceri e prefetture, Mario Viola, fratello dell’ex presidente della Corte d’appello di Reggio, Giuseppe Poeta, ex vicesegretario provinciale della Dc, hanno dunque violato la legge Anselmi. Secondo l’accusa i 4 hanno promosso una loggia, emanazione deviata e occulta della loggia ufficiale della massoneria di Reggio (loggia “Logoteta”), per “ottenere la gestione o, comunque, il controllo delle grandi commesse pubbliche“.

Ma negli atti della inchiesta reggina, appaiono altri nomi “eccellenti” di magistrati, poliziotti, imprenditori, professionisti, prefetti che avrebbero fatto parte della massoneria. Ne parla approfonditamente il pentito Giacomo Lauro, che venne in possesso dell’agenda del capo della massoneria reggina, Zaccone. Si tratta di personaggi che all’epoca, alla fine degli anni ’70, coprivano cariche istituzionali: il procuratore capo Carlo Bellinvia, gli avvocati Alberto e Vincenzo Panuccio, i giudici Ielasi, Barbera, Barillaro, De Caridi, Cento, Marino. E ancora, del procuratore generale di Catanzaro Madera, dell’ex segretario della Dc reggina, Nello Vincelli, di Rocco Musolino, contro il quale i magistrati hanno chiesto il rinvio a giudizio per associazione mafiosa. In quell’elenco c’era pure il nome di Ludovico Ligato, l’ex presidente delle Ffss ammazzato a Bocale nel 1991, del questore della città ai tempi dei Moti, Santillo, dei questori Sabatini e Festini, dei prefetti Salazar e Mazzitelli, dell’ex senatore dc Murmura (foto sotto). La massoneria ne ha sempre approfittato dell’ignoranza della mafia e della ’ndrangheta, per fargli fare i lavori e i giochi più sporchi, in subappalto, al ribasso anche del 50% (è un vecchio vizio risalente ai tempi dei gabellotti). Nasce così la Santa, un livello superiore della ‘ndrangheta, nata a metà degli anni ‘70 in seno alla ‘Ndrangheta. Il santista può avere rapporti con massoni, carabinieri e poliziotti (tutti parenti…).

Nel 2020, la Corte dei conti europea ha dichiarato il progetto della Tav insostenibile a livello ambientale poiché si stima che la costruzione dell’opera provocherebbe emissioni di CO2 per 10 milioni di tonnellate, le cui compensazioni avverrebbero dopo il 2050, anno in cui dovremmo raggiungere lo zero netto di emissioni.
Ma l’aumm-aumm del business sulla Tav non finisce qua: ad esempio, nell’ultimo anno e mezzo per il cantiere di San Didero, si stima che siano stati utilizzati circa 50 mila euro al giorno, presidiando un’opera che ne costa 90 milioni, mentre per il cantiere di Chiomonte si è stimato un utilizzo di circa 90 mila euro al giorno. Va notato che gli ‘ampliamenti straordinari’ dei cantieri, hanno un impatto ambientale aggiuntivo che non viene preso in considerazione durante la valutazione generale. Questi ampliamenti non sono di per sé utili alla costruzione del tunnel ma alla «securitizzazione» della zona (Stato militare). Che lo Stato in questi trent’anni abbia fallito la gestione del progetto Tav, è un dato di fatto, ma soprattutto ha fallito nel suo sottrarsi al tribunale a cui deve sempre necessariamente rispondere: quello dei cittadini. I numeri di questa grande opera sono sicuramente impressionanti, lo sono anche quelli della risposta delle istituzioni all’opposizione: dall’inizio dei lavori più di 1.500 persone sono state indagate, ci sono stati 50 procedimenti penali, un maxi-processo con 53 imputati, carcerazioni preventive, accuse di terrorismo, di associazione sovversiva e a delinquere. Sono risposte istituzionali contro il movimento e le realtà che lo attraversano che sembrano voler solamente silenziare il dissenso, svuotandolo e provando a ridurlo a mera delinquenza. La criminalizzazione del movimento No Tav deve tenerci sempre in allerta.
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L’anarchia è per l’azione diretta, per una sfida aperta
e anche una resistenza a tutte le leggi e le restrizioni
economiche, sociali e morali. La sfida e la resistenza
sono illegali, ma è lì che risiede la salvezza
dell’uomo. Ogni cosa illegale richiede onestà,
fiducia in se stessi e coraggio. In breve richiede
spiriti liberi e indipendenti.
Emma Goldman
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Assalti Frontali – Guerra di Merda (Lyrics)https://www.youtube.com/watch?v=lIGTp6n2JKs&list=RDlIGTp6n2JKs&start_radio=1
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Solidarietà alle compagne e ai compagni arrestati ingiustamente dalle leggi stragiste dello stato
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Cultura dal basso contro i poteri forti
Rsp (individualità Anarchiche)