Strage di Piazza Fontana attuata dal Patto Atlantico della Nato anticomunista

La strage di Piazza Fontana fu il primo atto terroristico attuato dal Piano militare organizzato dal Patto Atlantico della Nato anticomunista, un piano militare chiamato “strategia della tensione”, fatto di colpi di stato e stragi di stato.

Quel pomeriggio in piazza Fontana c’erano molti contadini che affollavano la sede milanese della Banca nazionale dell’agricoltura. Alle 16:37 ci fu un’esplosione che devasta l’edificio: muoiono 17 persone e altre 88 rimangono ferite. L’ordigno è stato messo da alcuni militanti neofascisti del gruppo Ordine Nuovo (che facevano parte dei nuclei clandestini dello stato). I servizi segreti coprono gli esecutori dell’attentato, molti media e forze politiche moderate attribuiscono la responsabilità agli Anarchici!! Gli italiani non lo sanno perché è ancora segreto militare, ma la strategia della tensione è ufficialmente in atto.

Per capire meglio la strage di Piazza Fontana, bisogna tornare indietro nel tempo. Le origini della strategia della tensione si trovano infatti nell’Italia del boom economico.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Nel 1960 l’Italia è nel pieno del boom economico. La produzione industriale e il PIL crescono a ritmi sostenuti. Il democristiano Ferdinando Tambroni (foto sopra) ottiene l’incarico di formare un governo, ma il suo partito non dispone di una maggioranza parlamentare solida. La nascita dell’esecutivo è possibile soltanto con la non belligeranza o col sostegno del Movimento Sociale Italiano, il partito dei neofascisti e degli ex partigiani bianchi che tradirono la costituzione antifascista del 1948 che, stando coi fascisti, entrarorono  nel potere politico. Gli eredi diretti di Salò si trovano catapultati in un ruolo decisivo e votano la fiducia al Governo Tambroni per riconquistare il potere economico, politico e militare, poiché confidavano in una decisa e definitiva “svolta a destra” della Democrazia cristiana..

Il 14 maggio l’MSI annuncia che terrà il proprio congresso nella città di Genova, Medaglia d’Oro della Resistenza e simbolo delle insurrezioni antinaziste. Nelle città e nelle province che avevano dato maggiore slancio alla lotta partigiana si diffondono moti di sdegno e manifestazioni di protesta, che culminano nei “fatti di Genova” del 30 giugno. Gli scontri fra i dimostranti e le forze dell’ordine suscitano un’eco che convince i neofascisti ad annullare il congresso. I giovani studenti e gli operai nati negli anni del dopo guerra non sono condizionati dall’educazione del regime; quando si accorgono che la continuità dello Stato e i giochi di potere tolgono ai cittadini margini di libertà e opportunità di sviluppo individuale, molti ragazzi riscoprono l’esempio dei partigiani e scendono nelle strade per rivendicare i diritti conquistati con la Resistenza. La generazione delle “magliette a strisce” continua a riempire le piazze per provocare le dimissioni del governo cattofascista di Tambroni e indurre la classe dirigente italiana a fare definitivamente i conti col fascismo. Il 7 luglio, durante la manifestazione sindacale di Reggio Emilia, 5 operai iscritti al PCI vengono uccisi dalle forze dell’ordine. Le proteste degli antifascisti crescono ulteriormente, inducendo Tambroni a rassegnare le dimissioni. Nei mesi successivi la DC abbandona le trattative col Movimento sociale italiano e cerca di instaurare un dialogo coi socialisti. L’astensione del partito guidato da Pietro Nenni cattoliberalsinistroide, consente la formazione di un governo più incline a varare riforme di tipo progressista. È il primo passo verso la nascita del “centro-sinistra”, anche la sinistra entra come potere, dentro il potere economico, politico, militare dello stato cattoliberalsinistroide, è stata questa la più grande contraddizione politica e sociale: entrare dentro il potere. Aldo Moro ha incoraggiato l’apertura nei confronti dei socialisti in funzione progressista e anti-comunista, ma al tempo stesso spinge per avere il conservatore Antonio Segni alla presidenza della Repubblica.

Fernando Tambroni Archivi - taglimagazine.it

Nel 1962 il governo nazionalizza la produzione dell’energia elettrica e istituisce la scuola media unica. Tuttavia la destra liberale, ostile agli interventi statali nell’economia e alle spese per la sfera sociale, toglie il sostegno all’esecutivo, provocando un ulteriore avvicinamento tra la DC e il PSI. Sul finire del 1963 nasce il Governo Moro I, il primo a ricevere il voto favorevole dei socialisti.

Dal partito di Nenni escono i militanti dell’ala sinistra, più incline al dialogo col potere del PCI che alle trattative con le forze cattoliberalsinistroidi (che hanno giocato sporco). Nasce così il Partito socialista italiano di unità proletaria (PSIUP), che per 8 anni organizza gli oppositori dell’alleanza governativa. Intanto i socialisti di Nenni si riavvicinano ai socialdemocratici (PSDI) di Giuseppe Saragat, che nel 1964 viene eletto presidente della Repubblica. Nel 1966 il PSI e il PSDI fanno nascere il Partito socialista unificato (PSU). Il centro-sinistra propone una politica di riforme per dare nuove prospettive allo sviluppo del Mezzogiorno, alle istituzioni scolastiche e alla sanità. Tuttavia nel 1964 una breve contrazione dell’economia complica i progetti del Governo. Alcune imprese perdono fiducia e licenziano parecchio personale, riaprendo scenari di crisi che il boom aveva fatto dimenticare. L’incisività delle riforme diminuisce e la conflittualità sociale si riaccende, ravvivata dal ritrovato attivismo dei sindacati.

Biografia - Generale Giovanni de Lorenzo

Sul fronte opposto le destre si mobilitano per contenere la portata dei cambiamenti. Nel 1964 il generale dei carabinieri Giovanni De Lorenzo (foto sopra), organizza un colpo di Stato chiamato Piano Solo (Piano Solo perché fatto solo dai carabinieri!), ma i suoi progetti vengono sventati. Tuttavia i reazionari cattoliberalsinistroidi non abbandonano l’idea di tramare nell’ombra per influire sulla vita politica della Repubblica.

Nel 1965 l’Istituto di studi militari Alberto Pollio organizza un convegno sulla guerra rivoluzionaria all’Hotel Parco dei Principi: in quell’occasione alcuni esponenti delle gerarchie militari e dei servizi segreti stabiliscono insieme a illustri giornalisti di orientamento conservatore, le linee-guida che dirigeranno la strategia della tensione. Si formano dunque intrecci tra l’eversione neofascista, diversi elementi deviati dei servizi segreti e i manipolatori dell’informazione: costoro mirano a spostare il baricentro politico italiano verso destra, attribuendo agli anarchici e alla sovversione di sinistra gli attentati terroristici realizzati dai neofascisti.

All’inizio del 1969 la strategia della tensione è ormai in rampa di lancio. Il 25 aprile i neofascisti fanno esplodere un ordigno alla Fiera Campionaria di Milano. Nell’estate successiva altre bombe esplodono su treni in circolazione lungo la rete ferroviaria italiana. In tutti questi casi i media e le forze politiche moderate attribuiscono la responsabilità degli attentati agli anarchici. Nei mesi successivi le proteste dei metalmeccanici per il rinnovo del contratto nazionale danno vita a un “autunno caldo”. Gli scioperi e le manifestazioni infiammano il clima politico. Il 19 novembre, in occasione dello sciopero generale, si accendono scontri di piazza, nei quali rimane ucciso lo sbirro Antonio Annarumma. Ai funerali i militanti dell’estrema destra neofascista aggrediscono e malmenano i rappresentanti del movimento studentesco.

Omicidio di Giuseppe Pinelli, così la polizia buttò l'anarchico fuori dalla  finestra

Ma il primo dramma di massa riconducibile alla strategia della tensione avviene il 12 dicembre 1969 in piazza Fontana. Fin dall’inizio i media e i rappresentanti delle istituzioni contribuiscono ad attribuire la responsabilità dell’attentato agli ambienti anarchici, favorendo i depistaggi dei servizi segreti. Il ferroviere Anarchico Giuseppe Pinelli (foto sopra), muore dopo essere stato torturato, facendolo poi cadere da una finestra della questura milanese, mentre Pietro Valpreda viene incarcerato come presunto esecutore materiale dell’attacco. Col passare dei mesi, tuttavia, l’impegno dal basso delle Sinistre (dalle forze pienamente costituzionali a quelle extra-parlamentari, come gli autori del giornale Lotta continua), fa emergere l’innocenza dell’accusato. Si fa dunque strada l’ipotesi dell’eversione neofascista. I depistaggi dei servizi segreti complicano però l’accertamento della verità. Ulteriori indagini fanno poi ricadere la responsabilità dell’attentato sui neofascisti del Movimento Politico Ordine Nuovo. La magistratura accerta le responsabilità dei terroristi Franco Freda e Giovanni Ventura (foto sotto), condannandoli per la strage di Piazza Fontana. I colpevoli appartengono dunque all’area dell’estrema destra neofascista e godono di ampie coperture da parte dei servizi segreti. Alle elezioni politiche del 1972 la ‘strategia della tensione’ raggiunge dunque l’obiettivo di spostare a destra il baricentro della politica italiana. Mentre la DC e il PCI rimangono pressoché stabili, il Movimento sociale italiano ottiene il miglior risultato della propria storia (8,67%). I neofascisti avvicinano sensibilmente il Partito socialista italiano (PSI, 9,61%), reduce dal fallimento dell’esperienza unitaria coi socialdemocratici. L’esperienza del centro-sinistra viene così archiviata.

Freda e Ventura non più processabili - La Provincia Pavese

Nel corso degli anni ‘70 la strategia della tensione genera altre stragi. Il 28 maggio 1974 a Brescia un ordigno esplode nel corso di una manifestazione sindacale in Piazza della Loggia. I morti sono 8 e i feriti un centinaio. Il 4 agosto dello stesso anno, all’uscita della Grande galleria dell’Appennino, una bomba scoppia in una carrozza del treno Italicus, provocando 12 morti e 105 feriti. Tra il 1973 e il ‘74 la reazione della società civile è tuttavia radicalmente diversa da quella di fine 1969. I tentativi di nascondere l’eversione dell’estrema destra neofascista vengono sventati dal basso. L’opinione pubblica non cade più nel meccanismo di distorsione propagandistica su cui si basa il piano militare della strategia della tensione. La maggioranza dei cittadini testimonia di riconoscersi in un’unità antifascista, condizionando i partiti moderati. Non sembra infatti più possibile tollerare le violenze neofasciste nel nome dell’anticomunismo.  Ma anche dopo il 74 ci fu ancora una strage di stato di matrice neofascista che si verificò il 2 agosto 1980 presso la Stazione ferroviaria centrale di Bologna. Alcuni militanti dei Nuclei armati rivoluzionari (NAR – nuclei clandestini dello stato) abbandonano una valigia piena di esplosivo nella sala d’attesa. L’ordigno esplode alle 10:25, uccidendo 85 persone e ne feriscono più di 200.

Solidarietà al compagno Anarchico Cospito incarcerato ingiustamente nel 41 bis!!

Sbirri assassini: i terroristi siete voi!! 

.

Lo Stato è nato dalla forza militare;

si è sviluppato servendosi della forza militare;

ed è ancora sulla forza militare che

logicamente deve appoggiarsi per mantenere

la sua onnipotenza.

Dal “Manifesto internazionale anarchico contro la guerra” (1915)

.

FINE PRIMA PARTE

Domani vi mandiamo la seconda parte.

.

Cultura dal basso contro i poteri forti

Rsp (individualità Anarchiche)